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61. Il sistema universitario italiano è malato

Mar 23, 202323 minSeason 2Ep. 61
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In questo episodio ti parlo della mia esperienza personale universitaria in Italia, faccio alcuni confronti con il sistema universitario francese e ti racconto di come quello italiano mi ha portata all'esaurimento.

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Transcript

Ciao e benvenuta in questo nuovo episodio di crescere fa paura il Podcast italiano che parla di crescita personale, gentile e di vulnerabilità. Io sono Sean e sono contenta di essere qui per un nuovo episodio in cui ci aiutiamo a vicenda a scoprirci meglio, a capirci meglio e a essere la migliore versione di noi stesse. Come stai? Spero che tu stia bene. Io sto bene, oggi è il primo giorno di Ramadan, il mese sacro dedicato alla spiritualità. Che vivono tutti i musulmani di tutto il mondo.

Un mese che è bellissimo, ma anche molto sfidante. È duro a livello mentale e fisico. Devo dirti però che sono anche un pochino nervosa di registrare questo episodio perché è tosto, è un po personale e richiede un sacco di vulnerabilità, ma è da un sacco di tempo che voglio farlo e mi sento finalmente pronta per parlarne. Quindi oggi parliamo di università e del sistema universitario italiano che trovo essere.

Malato, ti parlo di come io ho trovato questo sistema, di come io ho trovato l'università, di come l'ho vissuta nel confronto che ho fatto poi tra l'Università italiana e quella francese, avendo fatto la triennale in Italia e la magistrale in Francia e infine del mio doloroso racconto di come lo stress mentale universitario mi ha portata in ospedale e comunque, se 6, 1 delle poche persone che non sono convinte di questo del fatto che l'università italiana sia

ammalata. Ti basta leggere i giornali quotidiani, dove spesso di quello che dovrebbe essere, cioè zero, cioè nulla, cioè niente, ci sono nozioni scioccanti di giovani adulti di 252627 anni che si tolgono la vita per lo stress o perché non riescono a laurearsi nei tempi che avevano previsto chiaramente togliersi la vita per l'università non è normale un sistema universitario che ti spinge a quest'ultimo

gesto. Non dovrebbe esistere un sistema che dovrebbe essere il tuo trampolino di lancio. La vita che hai sempre sognato, voluto o semplicemente una migliore vita non dovrebbe spingerti a togliertela, ma dovrebbe esserti di supporto per elevarti e aiutarti ad elevarti, non a lanciarti sotto a un treno in corsa.

In questo episodio non voglio farmi portavoce ovviamente di tutte quelle storie le cui persone che le hanno vissute e non sono più qui per parlarne, ma posso raccontarti della mia esperienza personale e dei segni indelebili.

Questo sistema mi ha lasciato e a cui ripenso spesso oggi, 5 anni dopo, 4, 5 anni dopo, in un'altro paese, il trauma di rimettere piede in Italia dopo aver vissuto il sistema universitario francese, sono ancora più convinta che quello italiano dovrebbe essere interamente smantellato e reinventato. Ma prima di fare la magistrale in Francia ho fatto una triennale in Italia, a Genova.

Ho studiato economia aziendale e sia mi avessero detto che sarebbero stati gli anni peggiori della mia vita. Non le avrei mai fatte in Italia, cioè sarei partita molto prima in un'altro paese per farli, ripeto qui si tratta della mia esperienza personale, c'è gente che ha amato l'università e per loro sono stati i migliori anni della loro vita. Ma io personalmente perché l'ho odiata? L'odiata perché ha distrutto la

mia salute mentale. Sono entrata il primo giorno del primo anno con una gioia di vivere, di imparare e di cambiare il mondo, come tutti sono usciti dall'ultimo giorno, che quasi non me ne fregava più nulla perché ero finita in ospedale per esaurimento e attacchi d'ansia. L'Università italiana è statica ed è rimasta ad un modello sistema tradizionale che si adattava alle condizioni esterne di tempo fa, ma è rimasta bloccata nel tempo.

Il sistema non è più cambiato, tenendo in conto il fatto che il mondo nel frattempo sta cambiando, è cambiato ad una velocità inimmaginabile. E come se il sistema si fosse rifugiato in una bolla di cristallo, ignorando il progresso in ogni senso, ignorando il cambiamento e l'innovazione che lo sta circondando. E invece di abbracciarli, fa finta di non vederli, continuando a sfornare studenti vecchi con poche prospettive di carriera, capaci solo di pensare ma non di fare dipendenti.

Economicamente dai genitori fino a trent'anni e soprattutto esauriti. Stiamo su questo, sull esauriti ormai lo sanno anche i sassi che l'università italiana sta uccidendo dei giorni adulti, ma nessun sistema è stato integrato e implementato per venire in aiuto a delle persone che ne

hanno bisogno. Ti dico che io sono rimasta scioccata nello scoprire che all'università in Francia c'è uno studio di psicologi dove puoi recarti per parlare dei tuoi problemi legati allo studio ma anche di potenziali problemi familiari o personali che ti appesantiscono, che ti preoccupano, che ti distraggono perché la priorità è il tuo successo accademico. Qualsiasi ostacolo che lo impedisce o lo rallenta deve essere affrontato di petto con

tutto l'aiuto possibile. Questo aiuto ti ha offerto. Cioè ci rendiamo conto di questo? Un abisso tra il sistema italiano e quello francese e altri sistemi europei che io. Non conosco o perché non li ho vissuti, me li conosco di fama o perché si sa, basta fare delle

ricerche. in Italia invece, vivi con il terrore di non farcela, di essere etichettato come fuori corso e mi ricordo che per noi, cioè quando io in Italia 5 anni fa o comunque essere etichettati come fuori corso era la peste, essere fuori corso significava essere condannato al fallimento. Dirlo era una vergogna di quelle che. Il disagio si poteva tagliare con un coltello in mezzo a una conversazione, alla fine.

Lo scopo dell'università per la persona era non di laurearsi e cominciare la vita attiva da adulti, ma non finire fuori corso. Credimi, ci sono passata anch'io, io ci sono caduta in questo tunnel orribile, so di cosa parlo quando ne parlo per me sarebbe stata la fine del mondo finire fuori corso, una vergogna, una lettera scarlatta sul petto nei sono diventata ossessionata come tantissimi

altri. E al di là del finire fuori corso, un'altra ragione che ti porta ad esaurirsi e il carico di studio e al di là del finire fuori corso, un'altra ragione che ti porta ad esaurirsi. Il carico di studio, ci vantiamo, ci siamo vantati tutti e con tutti intendo persone normali come me e te, ma anche come istituzione, organizzazioni anche accademiche. Beh, del della qualità degli studi in Italia e del suo approfondimento, di come ci specializziamo di lo posso confermare.

Perché se paragono il carico di studio francese a quello italiano, mi viene da ridere perché il carico di studio francese è talmente superficiale, ma anche, diciamo la qualità dello studio, talmente superficiale che veramente mi viene da ridere, cioè praticamente ti sfiori la materia, la sfiori in superficie e basta. Io ero venuta da un sistema italiano dove studiavi anche i minimi articoli per quanto riguarda per esempio i diritti,

li devi sapere a memoria. Mi sembrava, ehm, mi faceva ridere, mi faceva ridere e. Allo stesso tempo mi chiedo se è davvero un fattore di orgoglio, qualcosa di cui vantarsi, perché è vero che in Francia lo studio è più superficiale, il carico di studio è molto ma molto più leggero, ma è vero anche quello studio teorico superficiale è compensato da uno studio pratico

per ogni materia. Hai degli atelier, dei progetti di gruppo oppure no, in cui metti in pratica le cose teoriche che hai studiato, non hai bisogno di comprare quintali di libri teorici. Si, guarda caso, sono iscritte dal tuo professore che ti dice chiede esattamente le cose che sono scritte nel suo libro per se non le virgole e che se non

lo hai non passi l'esame. Mamma mia, non ne hai bisogno, cioè perché la priorità della tua università è che tu sia capace di mettere in pratica le nozioni di base teoriche e di approfondirle. Poi sul terreno. Lo scopo della tua università e di prepararti per il tuo lavoro.

Io ricordo benissimo le volte che ho dovuto passare, per esempio alla ragioneria, ma che non ho mai visto in tre anni di triennale dove fai, economia aziendale, ragioneria e la materia cuore del tuo percorso di laurea. Non ho mai visto un software di contabilità in tre anni di triennale e dubito che i miei professori li abbiano visti. Ricordo anche gli orali di diritti da 9 crediti in cui ti studiavi tutta a memoria. Per cosa?

Poi quella roba? Non mi è mai servita, non si verrà mai a nessuno che ha fatto economia aziendale. Ricordo anche un orale di inglese in cui dovevamo studiarci a memoria articoli scientifici e ripeterli che parlavano comunque di attualità e ripeterli come dei Dementi

all'Orale. E tutti dicevano che era iper difficile e la prof aveva la fama di fare di far passare pochissime persone, cosa vera tra l'altro inglese, ragazzi, c'è la gente che ti ripeteva, quelle articoli a pappagallo prendeva 30 lode e usciva felice dall'Aula.

Che non sa tenere una conversazione basica in inglese ed esattamente questa gente qui che una volta che sono uscite dal sistema dei 30 lode e affrontano la vita vera che il loro mondo crolla in tre secondi invece di prepararci per la vita vera. Il lavoro vero, quello che andremo a fare, affrontiamo una realtà che è molto più pratica rispetto a quello che abbiamo fatto per tre o 5 anni. Si gli studi in Francia e in altri paesi europei sono più superficiali rispetto a quelli italiani.

Ma quando esci dall'università sai costruirmi una strategia di marketing da AZ sei pronto per il tuo primo lavoro da junior? Non sai solo darmi la definizione delle quattro P che non gliene frega niente a nessuno. Nell'azienda OK, qui parliamo di competenze versus conoscenze e a proposito di competenze, uno potrebbe dirsi che siccome l'università non incentiva la loro acquisizione con i suoi corsi ci pensa lui e magari si trova uno stage o altro da fare.

Allo stesso tempo e in parallelo ai suoi studi, io personalmente ci ho provato e non ho potuto neanche fare un passo in avanti in questa mia decisione, perché l'Italia non è pronta per questo in pratica, o comunque non era pronta a quel tempo, magari le cose sono cambiate, in pratica devi scegliere tra i tuoi studi e lo stage non remunerato. Sicuramente, cosa che in Francia comunque non è possibile, anche uno stage deve essere remunerato. Cosa comunque che dicevo?

Non è possibile perché in pratica devi scegliere tra i tuoi studi e lo stage, devi scegliere tra essere fuori corso o imparare sul terreno, sapendo che se dici ai prof che lavori loro ti diranno che se ne fregano. Storia vera tanto perché l'ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie ed ero senza parole. Allora il confronto comunque con i miei studi in Francia è

inevitabile. Ti ho detto che una delle priorità dell'università è che tu trovi lavoro nei primi sei mesi dopo la tua laurea e che tu sia pronto. Per lavorare nel tuo primo posto da giunior che le competenze valgono più delle conoscenze che tu sappia fare le cose non solo che tu le conosca. Ecco, ed è per questa ragione che per quasi tutti i corsi universitari tu finisci il tuo anno con uno stage, è obbligatorio e si tiene conto di questo per essere promossi oppure no e passare all'anno

successivo. Talmente è importante saper fare non solo. Sapere in Italia questo non è possibile, non è possibile perché le aziende non sono pronte per questo sistema di apprendimento. Per gli studenti che magari fanno l'alternanza tra corsi e lavoro, non hanno le risorse economiche e umane e mezzi delle volte anche materiali stupido, ma è così per accogliere e formare i futuri lavoratori. La cosa del fare?

Lo stage, un'alternanza per formarti, non è possibile nel sistema attuale, ma è fondamentale se trovi uno stage con lo stage e full time durante i periodi dei corsi e di nuovo devi scegliere tra corsi e stage. E ammazzarti ancor di più di studio se non vai ai corsi perché scegli lo stage col rischio di finire fuori corso e poi comunque uno si dice che magari tra tutte queste cose dure da affrontare in questo sistema.

Almeno può contare sui suoi colleghi di corso sulla compassione e l'aiuto reciproco tra gli studenti che tanto siamo tutti sulla stessa barca e bisogna aiutarsi. Ebbene no, no, perché questo sistema, almeno per come l'ho vissuto io, ha creato una competizione malsana e tossica che quando io ci ripenso ho i brividi. Sono gli Hunger Games dell'Università. Una gara a chi c'è, la fa e chi sopravvive come se ci fosse un bregno da vincere come se fosse un vincitore unico.

Alla fine dei tuoi anni di università e se hai bisogno di aiuto raramente puoi contare sugli altri. Quindi se facciamo un riassunto di tutto questo e ci aggiungiamo la frustrazione, la stanchezza e se hai la borsa di studio, la paura di perderla, se non hai meriti, se non porti a casa gli esami e i crediti per poterla per continuare a ad averla, il dover dire ai tuoi genitori che non passi gli esami. Il confronto con gli altri ti diventa chiaro che l'esaurimento

è inevitabile. Insomma, questa è la mia idea personale di università per come io l'ho vissuta e detestata, come ti dicevo. E ti dirò di più, io sono sempre stata incline all'ansia, ma quest'ambiente, questa esperienza qui di questo sistema malato. L'ha fatta scattare in maniera incontrollabile e da allora non mi ha più abbandonata. Ho quindi cominciato la triennale con tanto entusiasmo, ma mi sono ritrovata presso da sola per quanto fossi estroversa, amichevole.

Questo ambiente competitivo e stressante mi ha influenzata a livello psicologico ed emotivo. L'esame erano difficili da passare, niente di impossibile, ma erano difficili da da passare e spesso sono scioccata di come malgrado spingessi oltre. I miei limiti per farcela non era abbastanza.

I libri da studiare, le aspettative dei professori, la paura di non farcela, le sessioni dove passavi un solo esame su quattro e il dover dirlo ai miei più spingevo, più ero stanca, più le cose non cambiavano. Ormai ero talmente completamente isolata e la mia vita si deduceva all'università. Non avevo niente al di fuori dell'università perché non avevo tempo per fare altro. Ne avevo più energie per niente e semmai ne avesse avute. Erano divorate dall'ansia quotidiana.

Mi ricordo un momento specifico in cui, con il senno di poi, ricordo di essermi quasi dissociata. Ero in una sala enorme, una sala di corso e troppo rumore, troppe voci, troppe persone. Ed è stato come se io mi fossi allontanata dal mio corpo e mi fossi guardata dall'alto e mi fossi resa conto di quanto cavolo stessi M di quanto cavolo

fossi infelice. E un pensiero mi ha sfiorata ed e sono tutti felici tranne te. Quindi siamo al secondo anno qui e avevo delle crisi di pianto frequenti in cui mi chiedevo se ne valeva la pena, se tutto quel che volevo si riducesse a questo e che non era come lo immaginavo. Arriva al terzo anno, ormai sono un robot, non mi riconosco più, non c'era più traccia della mescolare Estroversa, empatica. Ero accecata da un solo obiettivo come tanti, non finire

fuori corso. Spingevo oltre i miei limiti ancora e che quel punto, cioè a quel punto non so neanche se ci fossero stati limiti perché talmente ero andata oltre. Poi in inverno di quel terzo anno comincio a stare male fisicamente. Avere dei sintomi strani è uno dei sintomi flagranti, era la testa che mi gira anche quando sono sdraiata. Anche quando dormo mi sveglio a un certo punto, mi rendo conto che la testa mi gira da

sdraiata. Penso sia una carenza di qualcosa, vitamine quel che vuoi, ma non passa, peggiora sempre di più, nonostante cercassi di colmare quelle presunte carenze che avevo, perché comunque non ho avuto tempo per occuparmi della mia salute, dovevo studiare, dovevo passare gli esami bene e non finire fuori corso. Non avevo tempo fino al giorno in cui cioè seduta letteralmente per terra, l'obiettivo per quello stupido esame di inglese

ed è seduta. Crollo per terra, per le vertigini talmente forti ed è stato un panico totale per me e per il resto della mia famiglia. Uno dei momenti più spaventosi della mia vita. Mi hanno portata di corsa al pronto soccorso, sono stata circondata dai medici che pensavano che io. Avessi un problema al cuore,

talmente batteva forte. In pratica è seduta immobile, avevo un battuto di 120 e quindi mi hanno fatto fare varie analisi e poi sono tornati dicendomi che non avevo niente, che ero solo stressata, che ho un'ansia chiedevo rilassarmi io, una persona gentile e pacifica che sono, ricordo che ho perso la testa e ti dicevo loro di rifare le analisi perché si erano sbagliati, che avevo un problema fisico, non era la mia.

Questo è il problema, non ci credevo che lo stress potesse fare questo, che l'università potesse farti questo. E allora non era ancora così consapevole a livello di salute mentale e tutto quello tutta la urne che c'ho i adesso è tutta la l'attenzione che ho per la mia salute mentale di adesso. Dov'è la mia totale priorità? Poco importa quello che c'è in

gioco sul tavolo. Quindi è quel giorno torno a casa con con una ricetta per una specie di calmante, mi dicono di prenderlo la sera per andare a dormire, poi vado dal mio medico generalista e anche lei mi dice che è ansia. Io dico no, non è vero, non è l'ansia che devo fare altre analisi, io ero talmente ripetuto talmente di quelle volte che lei a un certo punto mi ha semplicemente sbottato in faccia e così deve accettarlo, quindi?

Scioccata, mi manda a casa con un ansiolitico da prendere ogni giorno per un periodo di tempo limitato e mi dice di tornare tra qualche settimana per vedere se continuare con quel con quel prodotto, con quella con quel prodotto si o con un dosaggio più forte. Diverso. Torno a casa, lo prendo per 2 3 giorni e poi un giorno mi siedo per terra, là dove ero caduta e qualche tempo prima guardo il flacone e mi dico che non è possibile. Che quella. Non era la vita che volevo.

E lo dico anche a te, se lo stai vivendo o lo hai vissuto, non ne vale la pena, non vale la pena perdere la tua salute fisica e mentale per un pezzo di carta che nessuno ti chiederà per un voto di merda con nessuno non porterà, non ne vale la pena di ridurti così per realizzare i tuoi obiettivi. Perché che senso ha raggiungerli quando non hai la forza mentale fisica, di goderteli di festeggiarli, di Celebrarti? E questo è un pensiero che ho fatto perché mi sono detta.

Con la situazione attuale e con tutto il lavoro che ci ho messo io, non finirò fuori corso. I mi laureerò con un bel voto, ma se continuo così, cioè io questa laurea la festeggerò in un letto di ospedale o drogata o di ansiolitici. Non ne vale la pena, non ne vale la pena perché qualsiasi sia il tuo obiettivo, se ti chiede in cambio il prezzo da pagare, la tua salute fisica e mentale. Non è fatto per te e non in quel

modo. Sì, per festeggiarlo sarai sotto ansiolitici o in un letto d'ospedale. Non ne vale la pena. Non vale la pena distruggerti. Per un sistema malato che spinge alcune persone, le più vulnerabili, ai suicidio. Ti prego se non stai bene ti senti sopraffatta. Per queste ragioni parlane a qualcuno. Comincia la tua famiglia che ti giuro che ti preferisce sana e in salute, mentalmente e

fisicamente. Che esaurita per un pezzo di carta 1 kr di alloro in testa, credimi, loro ti ameranno anche se non hai la lode, anche se finisci fuori corso anche se ti prendi una pausa. Loro ti vogliono semplicemente

felice e in salute. Parla neanche di un professionista che sarà in grado di aiutarti a relativizzare le cose e a vederla da un'altra prospettiva e ricordati che tu non sei i tuoi voti, né la tua laurea in tempo non permettere all'università di mangiarti viva però vivi perché nessuno ti ridarà indietro questi anni della tua vita e non possono ruotare solamente attorno all'università che prima o poi lei finisce, ma vorrei che avessi in mano più di una laurea

ottenuta dando via la tua salute mentale. Fisica una volta che è finita. Queste sono alcune delle parole che avrei voluto sentirmi dire e che oggi ti dico e a te, e a, chiunque altro la fuori che sente il bisogno di sentirle. Noi siamo arrivati alla fine di questo episodio, spero che ti abbia aiutata e se conosci qualcuno che potrebbe aver voglia di sentire queste parole, condividono con lui o con lei.

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