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57. Tu non sei il tuo lavoro

Feb 16, 202325 minSeason 2Ep. 57
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Oggi parliamo di lavoro e di quando facciamo l'errore di legarlo fortemente alla nostra identità, al nostro valore e alla nostra autostima.

In questo episodio ti racconto di quel perché è pericoloso farlo e ti propongo di fare due liste di cose che spero ti aiuteranno a cominciare a costruire la tua identità al di fuori del tuo lavoro.

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Transcript

Ciao e benvenuta in questo nuovo episodio di crescere e fa paura il Podcast italiano che parla di crescita personale, gentile e di vulnerabilità. Io sono Sean e sono felicissima di essere qui per un nuovo episodio in cui ci aiutiamo a vicenda a scoprirci meglio, a capirci meglio e ad essere la migliore versione di noi stesse. Spero che tu stia bene, io sto benone, fuori il tempo è stupendo.

E ti viene voglia di uscire di casa invece di stare rinchiuso tra quattro mura a lavorare comunque oggi in questo episodio parliamo proprio di lavoro, del proprio valore e della propria identità, soprattutto quando questa è legata solamente e fortemente al tuo lavoro. Alla fine dell'episodio ti propongo due esercizi piccoli, semplici di journaling, per rifletterci su e uno dei due è proprio divertente da fare. Insomma, è una lista e ti piacerà farla.

Secondo me, quindi dicevamo. Legare il proprio valore al proprio lavoro, che poi da un lato è normale, tra virgolette, che abbiamo da sempre questa tendenza a legare alla nostra identità, al nostro lavoro, a legare chi siamo, con quello che facciamo, perché se ci pensi la prima cosa che chiedi a qualcuno che hai appena conosciuto dopo beh suo nome e che cosa fai nella vita? Che lavoro fai?

Quindi grazie sistema capitalista per averci tutti resi degli status legati alla nostra professioni. Rido ma in realtà c'è poco da ridere che. Poi se approfondiamo comunque la cosa, ci rendiamo conto che questo attaccamento tossico tra la nostra identità e il nostro lavoro comincia molto, ma molto prima di arrivare all'età adulta. Quando incontri dei coetanei e le domandi come ti chiami? Che lavoro fai nella vita?

C'è ancorato nel cervello sin da bambini, quando gli adulti si abbassano per guardarci negli occhi e ci chiedono, e allora cosa vuoi fare da grande? Ecco poi, vabbè, grazie a Dio siamo tutti diversi e cresciamo in ambienti diversi. E crescendo, grazie comunque anche alle esperienze di vita che facciamo. Cominciamo a dare importanza alle cose che per noi sono davvero importanti, appunto, e per qualcuno di noi il lavoro diventa la cosa più importante

che esista. Di solito generalizzo, ma in realtà. Sai benissimo che in questo podcast generalizziamo mai. Si tratta di persone in generale che hanno lavorato sodo per ottenere quello che volevano di persone che vedono nel loro lavoro una specie di rivincita sulla vita di persone, per cui gli studi erano importanti perché era l'unico modo per sentirsi liberi ed indipendenti.

Insomma, esistono varie ragioni per cui per una persona il suo lavoro diventa una parte importante della sua vita, se non comunque la cosa la più importante della sua identità. Io posso parlare per me perché mi ritengo far parte di questa categoria di persone e posso dire che il lavoro era diventato la mia vita perché ho basato la mia intera esistenza. Sul suo ottenimento, in quanto Italo marocchina, figlia di genitori immigrati di prima generazione.

Per me gli studi e il lavoro che avrei ottenuto dopo esattamente come volevo, erano diventati tutto per me. Il modo di ringraziare e di dare quello che i miei genitori hanno sacrificato per me. I miei fratelli, l'unico mezzo per essere libera e indipendente. L'unico modo per farmi valere in quanto donna forte in una cultura misogina, l'unico modo per dire al mondo che valgo, anche se sono una straniera immigrata nel paese, in un paese come l'Italia che valgo esattamente come una Alice, per

esempio italiana di sangue. Nonostante il punto di partenza, comunque, tra me e Alice non fosse lo stesso e quindi so di cosa parlo quando dico che ad un certo punto ti ritrovi.

A legare fortemente la tua identità al tuo lavoro come lo sanno tutti quelli che magari se ne sono resi conto durante gli anni della pandemia globale e hanno perso il loro lavoro, si sono resi conto che comunque i limiti tra vita privata e lavoro e non erano ben definiti o, per esempio, quelli per cui le cose non sono andate come dovevano andare o come volevano che andassero. E quando lo si fa, quando fai l'errore di dare così tanta importanza al tuo lavoro?

Succede una delle cose peggiori possibili che possono distruggere la tua autostima, io infatti tu non leghi solo la tua identità al tuo lavoro. Come abbiamo detto fino a qui. Leggi il tuo valore al tuo lavoro, quello che in inglese chiamiamo self worth. Trovo che la parola abbia significato in inglese, a dir la verità, però noi chiamiamo valore durante la durata di questo episodio, che poi mi sembra ovvio, un po tra virgolette. Comunque quando la tua ragione di vita è una cosa sola.

Quando fai una cosa sola nella tua vita, che tutto il tuo tempo, i tuoi sforzi, i tuoi impegni e pensieri sono tutti concentrati su una cosa, è ovvio che alla fine non hai null'altro al di fuori di quella cosa lì, che in questo caso è il tuo lavoro. È normale quindi, tra virgolette, che quell'unica cosa diventi la tua identità. E quali sono allora le conseguenze? Beh, c'è, ne sono diverse, c'è ne sono diverse.

Io te ne parlo. Per esperienza personale, secondo quello che io ho vissuto come sempre durante tutti gli episodi di questo podcast non generalizzo. Ovviamente siamo tutti, fortunatamente persone diverse, abbiamo diversi metodi e modi di reagire alla stessa situazione, quindi quali sono queste conseguenze? Secondo la mia esperienza personale?

Quando leghi tutta la tua autostima e il tuo valore al tuo lavoro, definisce anche la percezione che hai di te stessa, cioè come tu ti vedi attraverso i tuoi occhi e quelli degli altri, quindi finché il tuo lavoro va bene, raggiungi tutti gli obiettivi che ti erano stati prefissati. Che tu ti eri prefissata e ricevi i complimenti, i lo status lavorativo che vuoi in azienda, la tua autostima è alle

stelle. Ti senti potente, ti senti capace, ti senti seducente, semmai ti sei sentita così, sai di cosa parlo, ti senti competente, ti senti forte e anche gli altri ti vedono così o comunque tu hai questa percezione che le altri ti vedono così. Una donna di successo che fa faville al lavoro. Solo che la carriera è qualcosa che non è lineare e gli ostacoli al lavoro possono essere diversi di diversi gradi di difficoltà.

Quando inizi a riscontrarli e hai un po più di difficoltà ad affrontarli rispetto alle volte scorse inizi a dubitare di te stessa e della tua identità. Prima di tutto hai difficoltà ad accettare la cosa e ha difficoltà ad accettare il fallimento. Ti rendi conto di averne sempre avuto paura, una paura inconscia che viene a galla solo quando ti rendi conto di uno star che non c'è.

La stai facendo. Quando dubiti di te stessa, la luce che ti avvolgeva e che gridava l'autostima, la potenza, la competenza e la fiducia in te si spende. Magari inizi a vederti come un impostora, una fallita, una che non sa fare, che non è capace. E hai l'impressione che tutti quelli che incontri pensino la stessa cosa di te? Ho fatto un episodio che si intitola Eh, sono disoccupata?

L'episodio è il numero 27, se ti va di ascoltarlo in cui ti parlo di uno dei periodi più brutti della mia vita vissuto qualche anno fa, in cui ho realizzato che avevo basato la mia esistenza sull'immagine di me, di donna in carriera, che una volta che le aspettative sono state deluse, sono caduta in un buco nero. In questo episodio ti racconto di come io abbia smesso di uscire e conoscere gente. Perché dire alle persone che ho disoccupata?

Rispondendo alla domanda che cosa fai nella vita? Era per me di un dolore indescrivibile. Una cosa che però non ti ho detto è che quando si presentava l'occasione di uscire sentimentalmente con qualcuno di di fare dating, in poche parole io ero reticente e avrei voluto morire piuttosto che farlo, perché ti stai chiedendo? Aggrappati forte brica, la risposta è irrazionale, ma quando stiamo male in realtà tutto è irrazionale. Siri, che facciamo, sono tutti irrazionali?

Perché? Perché sempre per quella risposta che avrei dovuto dare alla. Alla domanda cosa fai nella vita? Io mi vedevo una totale fallita, chiamava nulla da dare a un potenziale partner, una reietta della società, qualcuno da lasciare in un angolo come se fossi difettosa. E l'idea che si potesse pensare di me, questo mi ha spinta ad isolarmi, a rifiutare di incontrare qualcuno e dirmi che avrei fatto dating quando avrei ripreso la mia vita lavorativa.

C'è rendi conto, lo vedi, lo vedi fino a quanto può spingerti legare tutta la tua identità e il tuo valore, qualcosa di esterno come il tuo lavoro. Allargare il tuo valore al tuo lavoro o qualsiasi cosa di esterno ti porta a pensare di te che sei difettosa, che sei rotta, che non vale una cena fuori, che i meriti di isolamento, che tutto il resto va dopo il tuo lavoro, anche se quel lavoro non esiste più, ma anche semplicemente perché a parte lavoro non avevi

nient'altro. Ed è questa la cosa più importante che cerco di di dirti, è il messaggio che vuole trasmetterti è che quando base la tua intera autostima e identità sul tuo lavoro o qualsiasi altra cosa di esterno, perché in questo episodio parliamo del lavoro. E ti dico che tu non sei il tuo lavoro, ma potrebbe essere qualunque altra cosa. Come gli studi universitari con un'altra persona o qualunque altra cosa.

Insomma, quando basi la tua intera autostima, identità sul tuo lavoro o qualsiasi altra cosa, qualcosa su cui non hai il controllo è quella cosa prima o poi va via, la perdi. Tu non sai più chi 6, 6 persa. Quando la tua intera vita e il tuo lavoro e quel lavoro non esiste più, ti rendi conto che

non hai più una vita. Che non hai mai avuto una vita e credimi che un vero trauma quando ti guardi attorno e ti rendi conto che ti sembrava di essere occupata tutto il tempo a costruire qualcosa di enorme per te, qualcosa per cui avresti dato la vita, quando invece eri occupata a fare qualcosa per cui ha trascurato la tua vita sociale, i tuoi amici, il tuo tempo e la tua salute mentale, ti guardi intorno e ti dici, ma cazzo, cosa ho fatto tutto questo tempo?

Perché io tipo adesso non ho niente. Ti rendi conto che non hai un hobby che non hai nulla di veramente tuo? Nulla qui aggrapparti perché tutto quello che credevi di avere, e a cui ti aggrappi, è sparito nel momento esatto in cui hai perso il tuo lavoro. La cosa su cui basava interamente la tua identità, il tuo valore e la tua autostima. E attenzione, io qui non sto dicendo che amare il tuo lavoro è un male.

Io sono alla prima che se non amassi il mio lavoro, le persone con cui lo faccio non potrei mai farlo neanche mezza giornata. Quel che sto cercando di dire è che il tuo lavoro non può essere tutto quello che ami, non può essere l'unica cosa che ami. Ma alla fine della storia che tu lo ami oppure no, ti devi mettere in testa che tu non sei il tuo lavoro, che tu fai il tuo lavoro, non sei il tuo lavoro. Che tu vali di più del tuo lavoro, che la tua identità ha 1000 sfaccettature.

Quindi, per quanto questo sia difficile e se tu ti trovi in questa situazione, in questo momento vorrei dirti quello che io avrei voluto sentirmi dire prima di rendermi conto dell'errore che avevo fatto. Quindi nel weekend, la sera, quando rientri a casa smettila di rimuginare le cose che ti sono state dette o fatte al lavoro, devi trovare quella

cosa. Quella attività che il tuo cervello assocerà alla fine del lavoro, quella cosa che appena la fai il tuo cervello si dice Oh, siamo a casa. È giunto il momento di dedicarci del tempo a noi stesse. Ora niente lavoro. Per me.

Personalmente era. Tornare a casa, fare la mia skincare routine e passare in cucina a preparare la cena o il pasto della giornata dopo del pranzo della giornata della giornata dopo con della musica calma senza parole, era per me il momento in cui basta, non si pensa più a nulla. Si lascia riposare il cervello e il lavoro, lo hai lasciato fuori

varcando la soglia di casa tua. Per te potrebbe essere la cucina come per me, ma magari passare direttamente in palestra o in piscina, andare a correre appena rientrata a casa, passare a vedere qualcuno che ami andare a fare una passeggiata? Non lo so, non lo so. Trova quella cosa che ti permette di staccare tra il lavoro e la vita privata quella cosa che chiude e quindi la prima e comincia la seconda.

Un'altra cosa che vorrei dirti è di dedicare il poco tempo che hai dopo il lavoro e il weekend, a fare qualcosa che ami, qualcosa in cui sei brava, in cui magari potresti esserlo ancora di più, oppure potrebbe essere imparare qualcosa di nuovo, provare qualcosa di nuovo non deve essere la cosa più complicata del mondo. Poi imparare a suonare culé, puoi imparare a giocare a scacchi, imparare a non far morire tutte le piante che compri e migliorare le tue

abilità culinarie e disegnare. Insomma, in fondo solo tu sai quali sono quelle cose che vorresti fare, se solo avessi il tempo ecco, ed è qui che entra in gioco uno dei due esercizietti di giorno in che vorrei proporti di fare, spero tu sia pronta, quindi questo lo si fa in poco tempo ed è divertente, quindi anche l'altro divertente. In realtà però vabbè, prendi un pezzo di carta o il tuo quaderno. Dobbiamo fatto gli altri esercizi di journaling e fai una lista di tutte tutte.

Tutte quelle cose che avresti voluto fare se solo avessi avuto il tempo. Non c'è alcun limite sul numero di cose da Listare, Senti libera di metterne quante ne vuoi, OK, una volta che finisci di fare la tua lista, scegli una o più cose che vuoi fare e cominci a programmarle nella tua agenda e a farle. Il meglio è sceglierne una sola.

In realtà per cominciare a dolcemente, altrimenti ti sentirai un po sopraffatta e non riuscirai a portarla a termine e, anzi potrebbe, come potresti cominciare anche a disprezzarle? Questo è un Consiglio che io ti do personalmente è, ma tu fai come te, la Senti che dipende un po anche dalla natura delle cose che ci sono nella tua lista, quindi.

Ma mettiamo che tu non abbia niente che ti venga in mente, che ti senti un po persa, che non sai più cosa vorresti fare, cosa ti piace fare, quali sono quelle cose che ti fa piacere fare e che ti rendono felice che ti riposano la testa.

Ebbene, Ebbene, ci sono passata anche io durante quel periodo in cui ho toccato il fondo di cui ti ho parlato all'inizio, il giorno in cui ho voluto guarire e mi sono detta di fare qualcosa per staccare, non sapevo cosa fare perché io non sapevo cosa mi piacesse fare e mi sono resa conto di non avere un vero hobby. Capito? Quindi cosa ho fatto? Beh, cosa ho fatto qualche mese dopo ho trovato un nuovo lavoro e non volevo più fare lo stesso

errore quindi. E se anche tu ci stai passando, ti capisco, e mo facciamo il secondo ed ultimo esercizio di journaling breve facile, semplice, per rifletterci su. Riprendi il tuo Quaderno, il tuo foglio che hai utilizzato per l'esercizio precedente, se lo hai fatto e fai una lista di tutte quelle cose nuove che avresti voluto provare a fare,

che non hai mai fatto. Quindi qua questa lista diversa dall'altra, perché qui ci sono veramente cose nuove che avresti voluto sperimentare che avresti voluto fare, che non hai mai fatto, mentre con l'altro ci sono attività che magari hai già fatto, cosa che hai già fatto e che non trovavi più il tempo di fare, come per esempio cucinare un bel pasto o disegnare. Avevi già fatto, se invece non hai mai disegnato in vita in

vita tua. Se non ha mai fatto da pittura, se non hai mai veramente cucinato un piatto da AZ, questa è una lista diversa. Quindi, e se per esempio ha sempre voluto provare a fare la pittura, come dicevo tu la metti nella lista un corso di ceramica di cucina, mettilo nella lista qui non ci limitiamo d'accordo. Qui butta giù una dopo l'altra tutte quelle cose che sempre voluto provare e a fare per la prima volta macchina è mai fatto. Lo scopo di questo esercizio è che alla fine Tunisi.

A ordinarle per facilità di accesso e voglia di farle e che cominci a farle, per esempio un corso di ceramica, qualcosa di fattibile dipende anche da dai prezzi dei costi che sono proposti nella città. Ma è qualcosa di fattibile, è un qualcosa che ti può che puoi fare?

Eh? Dentro uno studio di ceramica tranquillamente, poco importa se piove o nevica, un corso di sci, per esempio, di cooperante, una banalità, ma un corso di sci, per esempio, è molto più difficile da fare e molto meno accessibile, perché ho bisogno del materiale perché ha bisogno di spostarti e quindi qui diventa un po più difficile, quindi tu fai la lista e ordina le cose in base alla facilità di accesso alla loro accessibilità ai tuoi mezzi e alla tua voglia

di farle. Il corso di ceramica, come ti dicevo prima, per esempio, fai un corso solo e vedi se ti piace oppure no. Io ero sicura di essere fatta per fare cose di questo tipo. Ho fatto il corso realizzato che mi è piaciuto ma che non sarà mai una vera passione, qualcosa che volevo fare tutto il tempo per la mia salute mentale.

Lo yoga, invece pensavo che non mi sarebbe mai piaciuto da fare per sempre tutto il tempo, tutti i giorni e invece sono 5 mesi che lo faccio perché mi fa stare bene, mai dire mai e cerca di trovare. Delle nuove cose da fare che potrebbero essere delle nuove passioni da provare che non si

sa mai. Ok, quindi ti ho proposto questi due esercizi, tu magari ti stai chiedendo perché, qual è il loro scopo in generale e quindi lo scopo è che tu cominci a costruire una tua identità che va al di là di quella legata al tuo lavoro. O meglio che tu costruisca e dia alla luce nuove sfaccettature della tua identità.

Laddove prima ne esisteva solo una, quella legata al tuo lavoro, quindi fai cose sicuri, iosa prova cose nuove, mettiti dei Challenge costanti per per cercare di tenerti sveglia e quando dico sveglia io intendo sveglia in modo figurativo, in confronto alla vita, fai le cose per il piacere di farle, non per fare, per performare, per fare bene. Quando inizierai a depennare le cose che hai sempre. Tutto fare la prima volta le cose della seconda lista che ti

ho proposto di fare? Incontrerai persone nuove, vivrai nuove esperienze, creerai dei nuovi ricordi. E soprattutto quando inizierai a programmarle nella tua agenda, ti ritroverai a vivere un'impazienza sana e bellissima. Non vedrei l'ora che arrivi quel giorno, ti troverai finalmente a pensare ad altro che non sia il tuo lavoro e non vedere l'ora di vivere quelle esperienze, di parlarne con la tua famiglia e i tuoi amici ti renderai conto che pian pianino.

Il lavoro monopolizza sempre di meno la tua vita. Le tue conversazioni con le persone che ami, e i tuoi pensieri e soprattutto ti renderai conto che hai iniziato a vivere davvero. E poi anche si gentile con te stessa. Si OK con il fatto che per te il lavoro è importante, nessuno ti dice di cambiarti o di diventare l'opposto, ma sia anche consapevole che il tuo lavoro non è tutto e soprattutto non sei tu.

E ricorda che se hai bisogno di aiuto non c'è la fai da sola di rivolgerti ad un professionista che potrebbe aiutarti a uscirne. e a trovare un senso alle cose che stai vivendo ricorda anche che si. 6, 1 professionista, un'avvocatessa, una market e una prof, un'imprenditrice, una studentessa. Non dimentichiamoci neanche questo, soprattutto per il sistema universitario malato italiano. Quindi sia una cassiera, una contabile, hai un lavoro, fai un

lavoro, non sei il tuo lavoro. Che magari sei anche una madre. Una sorella, sei sicuramente una figlia, forse una partner, una formidabile amica. Se fai yoga 6, 1 yoghi. Se fai jogging, 6, 1 runner. Se fai ARTE 6, 1 artista. Se ti piace fare delle foto 6, 1 fotografa 6 1 persona curiosa, 6 1 ex, magari 6, 1 cuoca, una pasticcera. Ti piace viaggiare? 6 1 Viaggiatrice, ti piace leggere 6, 1 lettrice. 6, 1 membro attivo di una comunità.

Se hai tante cose, se ti guardi bene lo specchio guardi al di là dell'unica sfaccettatura su cui sei stata concentrata fino ad oggi, la tua identità è fatta di una moltitudine di sfaccettature che sta a te definire come e quando vuoi, costruisca in modo che le sue fondamenta siano ben salde e uncrate dentro di te qualcosa che niente e nessuno può toglierti via. Qualcosa di interno che fa parte di te, non qualcosa di esterno

che. Se non esiste più, se viene portata via, se sparisce si porta via anche la tua autostima e la percezione del valore che hai di te stessa. Quindi eccoci qui. Alla fine di questo nuovo episodio di questa settimana. Ti ringrazio per essere arrivata

fino a qui e per il tuo ascolto. Spero che l'episodio ti sia piaciuto, se fai due esercizietti di Journaling ti va di dirmi Cosa ne pensi, vieni che ne parliamo su Instagram, ti lascio il mio nickname nella descrizione del Podcast, se l'episodio ti è piaciuto pensi che magari potrebbe essere utile a qualcuno che sta vivendo la stessa cosa, condividilo con lui

o con lei. Non si sa mai se ti va di supportare il podcast, sentiti libera di lasciarmi 5 stelline per farlo arrivare al maggior numero di reiki, è possibile, se lo farai grazie 1000 e infine, se ti va di fare altri esercizi di journaling di leggere delle pillole di crescita personale gentile, puoi iscriverti alla mia newsletter. Crescere fa paura, una newsletter gratuita che invio ogni lunedì con una piccola riflessione delle risorse per

tenenti argomento trattato. E delle domandine dei giornali ING per poter riflettere sulla tematica. Questa settimana ho proposto agli iscritti, per esempio, un esercizio di journaling sul come trovare quella cosa che ti fa star bene e che hanno trascurato da qualche tempo. Tra l'altro, ne approfitto per ringraziare tutte quelle fantastiche donne che hanno risposto alla Newsletter in cui raccontano la loro storia e lasciano i loro feedback. Non posso esserne più felice e più fiera.

Grazie 1000. Quindi io ti lascio tutta una descrizione nel podcast, poi fai quello che vuoi e grazie di essere rimasta fino a qui ti abbraccio fortissimo, Siam.

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