Ma Ciao e benvenuto in questo nuovo episodio di crescere e fa paura il Podcast italiano che parla di crescita personale e di vulnerabilità. Io sono siame e oggi non posso essere più vulnerabile di così con te perché ti parlo.
Un argomento che mi sta a cuore, un argomento sensibilissimo su cui sto lavorando e la registrazione di questo episodio è un modo per me di volermi bene e condividere con te tanta vulnerabilità, cosa che questo podcast celebra a 360 °. Come hai letto dal titolo del Podcast, sono disoccupata da due settimane, io non ho più un lavoro, avevo un contratto di un anno nel posto dei miei sogni, nell'azienda dei miei sogni.
Esperienza bellissima che ho amato, ma col contratto avevo una fine e quella fine è arrivata nell'ultimo periodo di lavoro mi ero già organizzata e attivata per rimbalzare da un da un lavoro all'altro, quindi da quello che stavo lasciando a uno nuovo. Lo scopo era di non vivere. E anche un giorno di disoccupazione.
Non volevo vivere neanche un'ora di disoccupazione, per me la disoccupazione è qualcosa di enorme che due anni fa ho vissuto e mi ha talmente fatto soffrire che l'idea di di doverla rivivere mi stava triggerato tantissimo. Mi stava salendo l'ansia, avevo paura, ho iniziato a non dormire, a fare piani su piani per non viverla di un uovo. Volevo veramente evitarla a tutti i costi per non vivere
l'inferno che avevo vissuto. Due anni fa ed è lì che, guardando come stavo reggendo, cioè questo quest'ansia, questa paura è tutto che io, quando noto che ho una paura, cioè io non posso avere paura, mi dico sempre che devo affrontarla, quindi quando ho visto che avevo paura eccetera mi son detta che il mio modo di reagire ancora prima di essere disoccupata diceva tantissimo su quello che portavo dentro, su, sul trauma che ho visto due anni fa e mi son detta, ma aspetta un attimo,
Siam. Se invece di scappare saltare da un lavoro all'altro, ti costringesse a vivere questo periodo perché ti farebbe bene, ascoltami bene, ti farebbe bene, ma prima di spiegarti come mi farebbe bene questa cosa qui è perché vorrei darti un po più di contesto su qualche caduto. Due anni fa, due anni fa mi sono laureata con la mia magistrale. Seconda, quarantena OK gennaio comincio a lavorare. Un'esperienza orribile, orribile, che finisce dopo poco
tempo. Dopo pochi mesi con me in lacrime ogni giorno per avvenenza psicologica e la tossicita di quell'ambiente ehm, io rientravo ogni giorno piangendo a un certo punto la mia famiglia mi mi ha detto, Senti, siamo non ne vale la pena. Se tu rientri in un giorno così, cioè noi stiamo male per te non ne vale la pena. Questo non è un lavoro, sì, un lavoro ti fa piangere tutti i giorni, rientra in casa così.
Mi smetti di aver voglia di vivere, non è un lavoro mollalo e quindi le circostanze fanno in modo che quel lavoro fini che quel lavoro. E finisca sono felicissima di andarmene via contentissima, talmente contenta che io non ero. Non mi sono resa conto che stavo per mettere i piedi nella disoccupazione e su quello che mi avrebbe provocata. È stato devastante, è stato devastante. Allora perché devi sapere che io sono Italo marocchina, figlia di immigranti arrivati in Italia 8
anni quando io ho 8 anni. Affinché i miei possano darmi quindi un futuro migliore a me e mio fratello, cioè i miei hanno sacrificato come la storia di tanti, tanti altri immigrati nella storia dell'umanità, hanno sacrificato le loro vite e le loro famiglie e sentirsi appartenere ad una patria. Quindi affinché io e mio fratello potessimo avere un futuro e quel futuro, avrei potuto averlo semplicemente grazie allo studio. Io penso che di questo non se ne
parli. Abbastanza, perché è vero che l'immigrazione è qualcosa che c'è dai tempi dell'umanità, ma. Cos'è l'immigrazione oggi, nel senso, cos'è l'immigrazione? Oggi cos'è l'immigrazione? Come la vivono gli immigrati in
Italia? oggi in Italia io dico in Italia, ma potrebbe essere altrove, ma qui parliamo dell'Italia, della pressione che questi figli di immigrati, soprattutto la prima generazione e dello stress che vivono, dei sentirsi sempre in dovere di essere migliore nello studio per ripagare i sacrifici dei propri genitori, dell'essere sempre concentrati sull'essere migliori studenti per avere le migliori
borse di studio. Per poter beneficiare di certi programmi per entrare all'università per poter dimostrare agli italiani che loro valgono quanto loro, che partono già svantaggiati, ma ci ce la fanno la promessa questo è un discorso veramente, la cioè importante enormi, che non è il momento nell'episodio giusto per parlarne. Ma torniamo al fatto che la promessa che ci facciamo di laurearci in tempo è bene cominciare a lavorare per
rendere fieri i nostri genitori. E Ripagarli per i sacrifici che hanno fatto per noi è importante, è importantissima. Diciamo che anche il tuo è il tuo, perché in realtà il tuo studio è il tuo, perché cioè pensi a tuo papà, tua mamma che vanno a lavorare alle sei del mattino, lavori che sono umili e ti dici cioè io devo ripagarli per quello che stanno facendo.
Viene automatico, viene automatico Ad ogni modo quello che io ho vissuto potrebbe essere che non è, cioè non sto generalizzando, però è quello che io. Veramente ho vissuto, quindi quando io mi sono trovata
disoccupata. Una disoccupazione che comunque è durata quattro mesi, che non e niente rispetto ad altre situazioni che che altre persone vivono attualmente o che hanno vissuto, ma è stato abbastanza per distruggermi perché io mi sono sentita un fallimento totale, un fallimento totale e non riguardava solo il fatto della mia famiglia, il fatto di deluderli e che io mi ero delusa, cioè io penso che non ci
sia 111 cuore. Spezzato di quel una persona che si rende conto di essersi delusa ed ero così arrabbiata con me stessa. È triste perché mi guardavo indietro, Alessia che passava ore sui libri che diceva di no alle uscite e al divertimento per poter studiare, ripensavo al fatto che durante la triennale in Italia io non avevo avuto una vita sociale perché volevo lavorarmi in tempo e bene, tanto da finire in ospedale. Ma questa è un'altra storia.
Vi racconterò un'altra volta. Quindi a un certo punto mi sono posta anche la domanda e i miei di sacrifici. Perché sono tutti andati nella spazzatura perché alla fine avevo fallito. Ho deluso le aspettative che avevo per me stessa, avevo smesso di vivere per anni. Basta prendere la triennale per ottenere un risultato che non
stavo ottenendo. In questo periodo il periodo della disoccupazione, mi sono anche isolata, non parlavo più a nessuno perche non volevo dire che ero disoccupata perché non non volevo neanche in realtà contrarre incontrare delle persone nuove. Perché quando Conte persone nuove, la prima cosa che ti chiedono dopo il tuo nome e che
cosa fai nella vita? E tu cosa vuoi fare nella vita non fai niente perché sei disoccupata, perché per me essere disoccupata era una vergogna enorme, qualcosa da nascondere, dire che ero disoccupata. Vuol dire che ho una fallita, cioè io sapevo di essere una fallita, ma proprio dirlo, cioè dire che ero disoccupata, era
come metterlo davanti a tutti. Era come se io fossi nuda davanti a tutti e dire sono una fallita, quindi ero, mi sentivo come essere ai margini della società perché questo ci hanno fatto credere. Io mi sentivo inutile quando uscivo di casa e cercavo di farlo il minimo possibile. A un certo punto adesso mi rendo conto della violenza che qui che questa. Situazione questo periodo ha mi ha fatto vivere, cioè andavo il meno possibile.
A un certo punto uscivo il meno possibile solo per buttare la spazzatura e andavo per esempio al centro commerciale. Mi sentivo malissimo perché mi dicevo che solo io potevo permettermi di andare un mercoledì mattina al centro commerciale perché ero disoccupata. Mentre gli altri stavano lavorando ed erano utili alla
società, ti rendi conto? Pensavo di essere sbagliata perché non stavo contribuendo alla società, perché è questo che ci hanno fatto credere, perché c'è quest'idea generalizzata secondo la quale deve avere un lavoro per essere utile. Altrimenti, se un reietto della società un escluso, un qualcosa e qualcuno di inutile perché ci hanno fatto credere che oltre ad essere e ad avere un lavoro? Questo lavoro deve avere un senso e contribuire
positivamente alla società. Cioè ha fatto credere a quella cosa nell'alzarsi essere felici quando vai a lavorare, avere un senso. Ed è così che ci sentiamo addosso una pressione della Madonna, come se le cose non fossero già di per sé difficili. Credo che la cosa che mi ha
fatto il più male. Chi mi ha veramente spezzato il cuore, oltre al fatto di essermi delusa e rendermene conto e accettare una versione di me stessa diversa da quello che mi ero immaginata perché nella mia testa, dopo la laurea, avrei lavorato direttamente a luci all'uscita, cosa che poi è caduta, mi sarei trasferita altrove, avrei cominciato a decollare la mia carriera, ma le cose non sono andate così. Non nelle tempistiche e nel modo che volevo, Ad ogni modo non
stava ancora accadendo, punto. E dover accettare, cioè io in realtà io non avevo neanche pensato. Non sta ancora accadendo. Mi sento, non è caduto 6 1 fallimento. Non ho mai pensato l'idea che magari poteva accadere dopo. Il dover accettare questo disallineamento tra la versione che avevi di te stessa che a quell'età, con quelle con quei risultati, con quegli obiettivi
raggiunti, è la realtà. Realtà, cioè quello che sei, il fatto che non ci sei proprio, non sei neanche vicina a quegli obiettivi raggiunti è stata la cosa più dura. Per me è stato come un lutto, cioè è stato come un lutto, perché ho dovuto seppellire quella vecchia versione di me stessa? Ed è stata la cosa più difficile e lo è sempre in realtà, ogni volta che viviamo un periodo difficile, una difficoltà, un ostacolo che che che ci sta.
Fer portando tanto Challenge. Lui sempre, cioè bisogna sempre seppellire una vecchia versione di se stessi per accettare qualcosa di nuovo. Ed è questo, ed è questo il freno più grande al cambiamento nella tua vita, perché a un certo punto capisci che devi smetterla di opporti a questo lutto AE devi viverlo e vivere tutte le emozioni che gli sono legate per poter guarire ed andare avanti, costruendo una nuova versione di te stessa con quello che hai in quel momento.
Quindi sentirsi un fallimento di per sé, come dicevo, è difficile da gestire. Io stavo così male che ho iniziato a vedere una psicologa per aiutarmi a gestire le mie emozioni. Tra l'altro una cosa che Consiglio sempre sempre. Quando la.
Quando vedi che non ce la stai piu facendo da sola, di rivolgersi a un professionista, ehm, io lo so che delle volte l'ostacolo è quello economico e lo lo capisco perfettamente, perché per anni è stato il mio stesso ostacolo per motivo per cui non vedevo una psicologa, un psicologo. Io come ti dicevo, ero disoccupata, tra l'altro ero
disoccupata mhm. Senza beneficiare nessuna remunerazione perché non avevo lavorato abbastanza per averlo e quindi non avevo nessuna entrata economica da nessuna parte da
nessuna parte. Io ho dovuto andare a toccare i miei risparmi personali per vedere una psicologa, perché a un certo punto stavo così male, ma così male che mi son detta qua o vedi qualcuno o è finita, in cui a un certo punto non me ne fregava più niente di quanto costasse una psicologa, di quanto avrei dovuto tirar fuori dai miei risparmi personali.
Per poter pagare qualcuno che potesse aiutarmi, perché io non ce la stavo più facendo da sola e quindi ho questa psicologa, ho iniziato a vederla, cioè io la ho, l'ho l'ho adorata. Penso che penso che mi abbia aiutata tantissimo. Le dicevo che avevo fallito in tutto, che non sapevo neanche dove avevo sbagliato, che avevo fatto tutto bene. Secondo quello che ci si aspettava da me e che ci vendevano il successo così. Cioè studia ai buoni voti, ti laurei. Benin, tempo comincia a lavorare
duro. Il successo è garantito, solo che non è così, solo che c'è la vita di mezzo e la vita c'era un puoi prevederla e non puoi anticiparla. Le dicevo quindi cose orribili su me stessa. Chi sono dicendole ad alta voce mi rendevo conto della loro violenza e di quanto male mi stessi facendo. Le dicevo che avevo passato tutto il mio valore e la mia autostima sul mio successo accademico e lavorativo e che ora che ho fatto un buco nell'acqua.
Io non sapevo più chi ero. Oggi, due anni dopo, quindi, decido di rivivere quel periodo nella disoccupazione, in maniera consapevole e intenzionale. Ma mi son detta che questa volta sarà diverso, che questa volta io mi sto sforzando a viverlo di nuovo per provarmi che io valgo più del mio lavoro, qualunque esso sia. Si tratta in realtà di qualcosa su sulla quale lavoro da mesi per costruirmi un'identità che va al di là del mio lavoro, perché quanto tu basi la tua
intera identità sul tuo lavoro. L'università, insomma. Appena manca un pezzo del puzzle, non sai più chi sei. Perché quindi quando basi la tua vita su qualcosa su cui non hai il controllo, qualcosa di esterno come lavoro. Il tuo fidanzato, una persona qualunque, una cosa il giorno che quella cosa sparisce e la perdi. Tu sei persa. Tu sei persa, quindi devi costruire una tua identità che che si basa su di te, perché tutto il resto va e viene, ma tu resti, devi cominciare a basare
il tuo valore. Non si risultati che ottieni, ma su chi sei, su un'identità che ti appartiene, in modo che quando quella persona, quella cosa, quel lavoro vanno via, tu rimani solida aggrappata alle cose che ti sei costruita dentro
e attorno. Per questa ragione il mio 2022 è stato focalizzato sul conoscermi meglio, facendo nuove cose, vivendo nuove esperienze, per trovare delle passioni che mi aiutino a definire un'identità che va al di là del mio lavoro, che quando penso a me o gli altri pensano a me e associamo. Quindi siamo io a cose come lo yoga, la corsa, la cucina per esempio. Sono disoccupata oggi? E non è una vergogna, non voglio più dovermi vergognare perché ho lavorato e ora non sto lavorando.
Perché ho lavorato e adesso non sono più produttiva. In tutti i sensi. Mi dico anche che io non sono più la stessa persona di due anni fa che ho dell'esperienza e le spalle belle solide per prendere il controllo e non lasciarmi vivere dalla situazione, ma viverla secondo
le mie regole. Quindi ora non mi vergogno di dire che sono disoccupata, non penso anche che sia un'opportunità, quando incontri qualcuno di nuovo o qualcuno che conosce, gli dici che sei alla ricerca di un lavoro, non una vergogna. Potrebbe aprirti un'opportunità? Vedi che switchare il pensiero e il mindset, il modo in cui pensi, cambia tutto e ti dirò di più.
Mi sono lanciata una sfida di 100 giorni in cui non mi lascio disperare, dalla ricerca di un nuovo lavoro come ho fatto due anni fa, ma approfitto di ogni giorno. Fare qualcosa di nuovo, qualcosa per prendermi cura di me e staccare dai pensieri negativi che possono venire bussare alla mia testa. Cose del tipo Ah, non sei produttiva. Ah, sono passata tre settimane, ho ancora trovato un lavoro. Ah, vedi se è inutile.
No, non c'è più spazio per questi pensieri nella mia testa, quindi questi 100 giorni servono per trovare qualcosa, per apprezzare il mio quotidiano, trovare il bello nella vita che non sia collegato alla mia identità lavorativa. Riuscire quindi a trovare dei successi piccoli quotidiani che non hanno niente a che vedere con la mia carriera, come dipingere un quadro, prendere un caffè con un'amica o provare una nuova ricetta e ti dico di più di più che questa Challenge che
mi sono lanciata dei 100 giorni. Ho creato un profilo tik tok francese, in cui racconto la mia Journey giorno dopo giorno. Perché perché io non voglio vergognarmi di chi sono temporaneamente, perché questa situazione qui della disoccupazione per me, ma potrebbe essere qualunque cosa per te è temporanea, cioè non definisce qualunque situazione tu stia vivendo, non definisce chi sei, è temporanea, non è permanente. E dire.
A chi era fuori e a che sta vivendo la stessa cosa, che sia la disoccupazione o altro, è che io ho vissuto due anni fa che non che non è e che lavoro è una parte della tua vita, ma che non è la tua vita. Che tu sei, chi vuoi essere al di là del tuo lavoro, non sei il tuo lavoro.
Quindi questa Challenge ho lanciato sui tag sta sta funzionando e anche il fatto di registrare questo podcast per me è come uscire fuori ma non sentirmi più nuda quando dico che sono disoccupata, perché dirlo tra me e me serve a niente. Io voglio provarmi le cose. E voglio tirare il meglio da questa esperienza e superare il trauma vissuto due anni fa, perché io non l'avrei mai chiamato. Trama, all'inizio tutto quello che mi avete triggerato è stata la mia psicologa, cominciare a
chiamarlo così. E ha ragione, per ora la sto vivendo bene e faro di tutto per godermi questa nuova parentesi temporanea della mia vita nel modo più chill e sereno possibile, senza distogliere lo sguardo dall'attimo presente. Quindi eccoci alla fine di questo episodio iper vulnerabile. Spero che condividere con te
questo periodo. Quello che è stato un periodo triste della mia vita possa aiutarti e condividere con te questa parentesi che è la stessa situazione, ma vissuta in maniera diversa, possa aiutarti se stai vivendo una situazione simile, se credi di essere un fallimento e non lo sei, te lo giuro, non lo sei se hai voglia di chiacchierare, vieni su Instagram, ti lascio il link nella descrizione del Podcast.
Se conosci qualcuno che potrebbe avere bisogno di sentire queste parole, condividili questi episodio. Con lui o con lei? Parlatene, non lo so se voi sopportarmi e sopportare il podcast, sentiti libera di dargli 5 stelline per farla arrivare al maggior numero possibile di orecchie. Grazie di avermi ascoltata anche oggi, noi ci sentiamo domani per un nuovo episodio sulle lezioni che devi imparare quest'anno per dare un boost alla tua crescita
personale. Io ti abbraccio fortissimo, ti dico a domani siamo.
