¶ la vittoria del NO al referendum sulla magistratura e i possibili risvolti politici per Meloni;
Where's your playlist taking you? is a great trip. Make the most of it. Il No ha vinto il referendum sulla magistratura, con un distacco più ampio di quello che si pensava e con una partecipazione, un'affluenza alle urne più alta di quello che era stato previsto dai sondaggi. Un voto che quindi il governo non può ignorare, ma quali saranno concretamente le conseguenze, cerchiamo di capirlo insieme. Oggi partiamo da qui e poi.
Parleremo molto anche dell'accordo che sembra sia in via di definizione tra Stati Uniti e Iran per un cessa del fuoco o una fine addirittura del conflitto in Medio Oriente. Su questo però le versioni di Donald Trump e delle autorità iraniane non coincidono. Oggi è martedì 24 marzo, io sono Chiara Piotto e questo è The Essential, il video podcast di Will con cui ogni giorno vi raccontiamo le notizie essenziali dall'Italia e dal mondo in meno di 10 minuti.
Il no ha vinto con il cinquantaté, settantaquattro per cento, il sì si è fermato al quarantisei,26 per cento. È il dato definitivo del referendum sulla magistratura, per cui abbiamo votato domenica lunedì. che manda un messaggio al governo, e questo è inevitabile, dato che la riforma della magistratura è stata spinta dal governo Meloni e in particolare dal suo ministro della giustizia Carlo Nordio.
Cosa fare di questo voto? Però dipenderà molto dalle dinamiche che il no al referendum muoverà all'interno della stessa coalizione di governo. Intanto Meloni, nel primo messaggio che ha pubblicato per commentare il voto. Ha mantenuto un tono molto istituzionale, ha detto rispettiamo la decisione che sa stata.
legittima da parte dei cittadini italiani e ha risposto implicitamente a chi si stava chiedendo se questo avrebbe anticipato la fine della sua legislatura, dicendo Meloni andremo avanti con il nostro mandato. Le elezioni anticipate non sono nel programma, perlomeno immediato, del governo Meloni e tantomeno delle dimissioni in stile Matteo Renzi come. Fu dieci anni fa dopo un referendum che appunto Matteo Renzi convocò per la fine del bicameralismo.
In questo caso Meloni ha comunque 12-13 milioni di voti a favore della riforma che di fatto collimano bene o male con i voti che sostengono il governo. Allo stesso tempo dalla parte del nostro si è visto un movimento. Più disomogeneo, persone che sì votano per i partiti di opposizione, ma anche gli indecisi, anche alcuni elettori di destra che però hanno votato no contro questa riforma.
Una cosa interessante che è emersa dall'analisi del voto è infatti proprio questa: per quanto per lo più gli elettori di destra abbiano votato a favore della riforma e gli elettori di sinistra abbiotato contro la riforma, le eccezioni da entrambe le parti.
ci sono state e sono state più numerose tra gli elettori di destra che si sono mobilitati per il no che tra gli elettori di sinistra. Vai però a definirlo: questo sinistra, perché ovviamente sembra facile ed è stato fatto nelle dichiarazioni dei leader. Del centro-sinistra, subito dopo i risultati del voto, sovrapporre il voto per questo referendum con il voto per delle future elezioni politiche. Non è così semplice perché.
Se a festeggiare la vittoria del No erano in tanti, e ieri l'immagine forse più significativa è stata quella dell'abbraccio dei festeggiamenti insieme. Tra la segretaria del PD Schlein, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e poi i leader di Alleanza Verdi e Sinistra. Insomma, erano tutti insieme sulla stessa barca.
Del vincitore, a livello, però, di elezioni politiche, quello non è un voto unito, sono voti disgiunti. E quindi c'è da capire quanto di questa vittoria riusciranno a mantenere e a conservare come eredità. E come se la spartiranno eventualmente per le prossime politiche. Litigare su chi abbia politicizzato o meno questo referendum sembra ormai inutile. Di fatto è stata una campagna referendaria. Che si è cercato da più parti di concentrare sull'aspetto tecnico nel merito cosiddetto.
Di questa riforma proposta del CSM e delle carriere dei magistrati, ma poi è stato un voto anche, e questo ce lo dicono i vari analisti politici, a favore o contro rispetto al governo. Per esempio, una cosa. Che è emersa con chiarezza è la divisione tra nord e sud del paese. Al nord e al centro si è andato a votare molto più che al sud, qualcuno dice.
Che il voto fuori sede in questo non ha aiutato perché tanti cittadini del sud vivono al nord, ma magari hanno mantenuto la residenza al sud e non sono potuti rientrare a casa per votare. Conta però anche una minore campagna elettorale che è stata fatta. Nel sud Italia rispetto al nord, e però al sud c'è stata una grande mobilitazione per il no. In questo non a caso le uniche poche regioni in cui ha vinto prevalentemente il Si si trovano tutte nella cintura nord dell'area padana.
La Valle d'Aosta, ma anche la Lombardia, il Veneto, l'Alto Adige, il Trentino, il Friuli Venezia Giulia. E le più alte percentuali di no si sono viste al sud, in particolare nella città di Napoli. Sud, che si è sentito probabilmente abbandonato in questi anni di governo, comunque non abbastanza. Seguito e che quindi ha espresso, secondo gli analisti, un voto di sfavore al governo. E poi al sud il partito che ha fatto più campagna elettorale è stato il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.
fortemente mobilitato per il no, portando appunto a casa. Si può dire un risultato dalla prospettiva del movimento. Altro dato interessante: il distacco nel voto tra le grandi città e le città medie o piccole. Nelle grandi città, praticamente in tutti i capoluoghi di regione, Il no ha vinto. Le grandi città dove vivono la maggior parte dei più giovani, e infatti anche il voto per età, si divide con una maggioranza di giovani che hanno votato a favore del no, mentre il sì. A prevaldo
Tra le persone più anziane. Grandi città che sono anche sedi di una cultura politica differente e che hanno priorità politiche differenti rispetto. Al resto del Paese. La notizia di questo voto è stata molto seguita anche dai media internazionali, forse perché. A quattro anni dall'inizio del governo Meloni c'era grande attenzione su questo voto che, anche dall'estero, veniva percepito come un voto.
Sull'operato della Presidente del Consiglio. E tutti i media internazionali nel dare la notizia della vittoria del No sottolineano che potrebbe essere un inciampo, un primo passo falso di una leader che fino ad ora sembrava.
¶ il negoziato con l'Iran annunciato da Trump per la fine della guerra in Medio Oriente.
L'unica tra tutti i leader europei ad essere. Non diciamo infallibile, ma comunque in forte ascesa. È una lettura da guardare con attenzione e con nuance, perché in questo momento ancora poco sappiamo di quello che succederà già nei prossimi giorni, e in ogni caso chissà cosa succederà da qui. Chissà allora quale sarà la situazione in Medio Oriente. La notizia di ieri principale è che gli Stati Uniti hanno detto di essere in trattativa con l'Iran per un cessate il fuoco, una fine del conflitto.
in Medio Oriente e gli Stati Uniti hanno anche annunciato che daranno una tregua di cinque giorni all'Iran per quanto riguarda i bombardamenti delle infrastrutture strategiche legate all'energia. L'Iran ieri sera faceva invece trapelare che nessun accordo sarebbe stato in via di definizione con gli Stati Uniti, negava addirittura il leader del Parlamento iraniano che ci fossero dei negoziati in corso.
Tra la Casa Bianca e l'Iran potrebbe far parte di una strategia di propaganda interna iraniana. Difficile che la Casa Bianca. Si esponga sul livello tale, semplicemente per alterare i mercati del petrolio, come invece sostiene l'Iran. Pare che ci siano stati diversi scambi anche tra la Casa Bianca e Netanyahu, il premier israeliano per essere sicuri di allinearsi sulle intenzioni, dato che mentre Trump diceva.
Sospenderemo i bombardamenti sulle infrastrutture iraniane. Dall'altra parte, Netanyahu rilasciava dichiarazioni molto più ambigue e difficilmente interpretabili su quello che. Israele intende fare nel frattempo. Che alla quarta settimana di conflitto gli Stati Uniti abbiano deciso di cambiare strategia può sembrarci una buona notizia.
Si era entrato in una fase che sembrava di logoramento reciproco, in qualche modo, e abbiamo visto come le guerre di logoramento possono prolungarsi nel tempo, pensando all'Ucraina. Il punto di domanda che resta, tra gli altri, è anche chi? Stia guidando l'Iran in questo momento e chi stia portando avanti questi negoziati per il paese, dato che lo stesso successore di Kamenei, come guida suprema, il figlio Moitaba.
Camenei ancora non si è fatto vedere né sentire da quando è stato nominato nuova guida suprema e si sospetta. Pur senza certezze, che sia ben più malato di quanto le autorità iraniane vogliano riconoscere. Di certo, un primo effetto positivo che queste dichiarazioni di Trump hanno avuto è stato. E sui mercati globali che sono risaliti lievemente, hanno dato un sospiro di sollievo anche per quanto riguarda i prezzi del barile e del petrolio. Ma se questo può essere considerato un obiettivo?
Di breve termine dagli USA, la domanda? Pri tutto, resta sempre in questi nuovi negoziati. Qual è l'obiettivo a cui puntano gli Stati Uniti e quando potranno dirsi vittoriosi? E così mi fermo. Io vi ringrazio per l'attenzione. Vi ricordo che, se volete approfondire il tema dell'analisi del voto, degli scenari politici.
Potete riascoltare la puntata di Nessuno escluso di ieri sera che con il presidente degli Utrend Giovanni Diamanti è stata veramente interessante. La trovate sul canale YouTube di Will Media. o sullo Spotify di nessuno escluso. Io così mi fermo, vi auguro uno splendido martedì e ci sentiamo domani.
