Gianvito Fanelli: tra content design e Vita Lenta - podcast episode cover

Gianvito Fanelli: tra content design e Vita Lenta

Mar 15, 202442 minSeason 6Ep. 7
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Episode description

Gianvito Fanelli è un content designer e il creatore di Vita Lenta, una pagina Instagram di grande successo che oggi è anche una community di persone che condividono gli stessi valori. 
In questo episodio live da Roma, approfondiamo il ruolo del service design e del content design, tra strategia e autenticità.


I link dell'episodio:
- Vita Lenta https://www.instagram.com/vita________lenta/
- La newsletter di Gianvito, La Colazione dei Campioni https://lacolazionedeicampioni.substack.com
- Il libro "L’atto creativo: un modo di essere" di Rick Rubin https://www.mondadori.it/libri/latto-creativo-rick-rubin/

Transcript

Sono Paolo Ferrarini e questo è Parola Progetto. Parola Progetto è un podcast di dialoghi con persone che vivono di progetti, dove si racconta il design in tutte le sue forme, senza oggetti e immagini, solo attraverso la parola. Ed eccoci qua. Oggi siamo a Roma con Gianvito Fanelli, designer e fondatore di Vita Lenta. Nato in Puglia, Gianvito si trasferisce a Milano per studiare design al Politecnico.

La sua carriera prende il via tra project management nella musica, con Elita e Linecheck, e negli eventi, con Milano Design Award. Dopo queste esperienze, per diversi anni si occupa di content design in grandi aziende come NTT Data e Tangity. Nel 2018 lancia il suo primo progetto personale, la newsletter "La collazione dei campioni", che ogni settimana ancora oggi racconta di innovazione, comunicazione e impresa e ha raggiunto i 300 numeri.

Nel 2020 arrivano due svolte, una personale e una professionale. Torna a vivere in Puglia e apre Vita Lenta, un account Instagram che, nonostante il nome, è cresciuto rapidamente fino a raggiungere gli attuali 613.000 follower. Ciao Gianvito, benvenuto a Parola Progetto. Ciao Paolo, grazie di avermi invitato, è un onore essere qua visto che, insomma, ci lega anche un'amicizia.

Assolutamente, quindi benvenuto Gianvito, benvenuto anche al pubblico perché siamo live da Roma, per cui facciamoci un applauso, scaldiamo un po' la sabbia. È bello. È bello, è bello avere il pubblico, da una dimensione totalmente diversa rispetto allo studio. Gianvito, è la puntata numero 50. Tu mi stai dando un sacco di responsabilità oggi, questa cosa non so se mi metterà ansia o mi entusiasmerà. Ti deve entusiasmare perché, insomma, abbiamo tante tante cose belle di cui parlare.

Partiamo dalla firma della tua mail. La firma della tua mail dice, in calce, "sono un designer", ma come abbiamo visto dall'introduzione, non ti occupi di sedie, tavoli, mobili. Come descriveresti il tuo lavoro a chi non ti conosce? Eh, questa è una domandona che faccio a me stesso spesso. Infatti, ultimamente ho anche chiesto a CiaGPT di aiutarmi a spiegare il mio lavoro perché non è facile.

Io credo che tutti siamo designer, a mio parere, perché tutti facciamo qualcosa che deve lasciare un qualcosa nel mondo. Io lo interpreto come un lavoro che mi permette di avere una determinata attitudine, che è quella di essere una persona estremamente curiosa. Io credo che tutti i designer siano persone estremamente curiose. I designer sono quelle persone che uniscono i puntini. Quindi io poi in realtà potrei descrivermi come quello che fa cose e vede gente, da un certo punto di vista.

E se pensiamo anche un po' alla storia del design, i grandi maestri, ora senza paragonarsi, in realtà partivano da quell'attitudine di fare tante cose diverse, perché ai tempi non si era arrivati alla iper specializzazione in cui si è arrivati oggi. Oggi davanti alla parola designer c'è sempre qualcos'altro. Io ci metto content designer in ambito professionale, perché ho dovuto inquadrarmi, anche per trovare un lavoro, quando cercavo un lavoro.

Oggi, diciamo che sono freelance, quindi sono più libero. Quindi ho cercato di riassumerlo. Sono un designer perché faccio cose e vedo gente, suonava male, quindi penso che sia la migliore definizione. Però è chiaro che è difficile poi in realtà spiegarlo in una parola, secondo me. Quando ci siamo incontrati per la prima volta, io non avevo idea che tu fossi un designer. Ci siamo conosciuti a Milano, ho fatto un po' di conti, era attorno al 2010, poco dopo.

In quegli anni eri un project manager, che occupava di musica con Elita e anche di gestione di eventi come il Milano Design Award, al quale abbiamo lavorato assieme per due o tre anni. Qual è la lezione più importante che hai imparato in quegli anni e che porti con te ancora oggi?

Queste domande mi mandano sempre in crisi, però la verità è che la lezione che io traggo è proprio quella di aver fatto delle esperienze diverse, che non prevedevo e che magari mi stavano anche portando fuori strada rispetto a quello che io volevo fare. Io ho studiato Communication Design al Politecnico di Milano, quindi il mio ruolo sarebbe stato oggi molto vicino al graphic design, in generale alla comunicazione, e poi ci sono tornato.

E se vogliamo è una delle mie competenze, qualcosa che poi nel mio lavoro, quando ho fatto il project manager, c'è sempre stato. Alcune volte mettendo anche proprio le mani in pasta, quindi quando c'era la necessità, mettendomi anche a fare le grafiche di un evento. Poi ho fatto service design. Service design è una disciplina che ti porta ad avere uno sguardo molto olistico, io la paragono al teatro.

Il service designer è colui che in qualche modo progetta quella che è una pista teatrale da tutti i punti di vista. In questo caso parliamo di un servizio, tanto che spesso si parla di orchestrare. La cosa che ho imparato è che ho fatto bene a posteriori ad andare fuori strada, perché tutte queste cose oggi ritornano in qualche modo. L'avere avuto un'esperienza nel mondo della musica mi ha permesso di conoscere delle dinamiche che io riesco a portare magari nei mondi in cui sono oggi.

Per unire puntini, questi puntini devi averli, ti devi creare quella che io chiamo una costellazione, dove ci sono tante stelle e possono essere molto distanti. Secondo me è un po' questo l'insegnamento che io traggo dalla mia esperienza, che non è stata sempre pianificata e che molto spesso mi ha anche dato l'impressione che stesse andando fuori strada. Mi ha portato anche a riflettere e a dire "ma dove sto andando? Ma è la strada giusta?

Ma è quello che voglio fare nella vita?" E da un certo punto di vista questo è un grosso problema, perché vedi altre persone che invece hanno puntato dritte su una carriera, si sono messi a testa bassa e stanno raggiungendo dei risultati. Tu magari invece con questo tuo ondivagare credi di non essere mai sulla strada giusta e che non arriverai mai da nessuna parte. Sì è vero, è verissima questa cosa qua.

Le 49 persone che ti hanno preceduto hanno un tratto che le accomuna quasi tutte, che è proprio questa capacità di unire i puntini ma senza seguire i numeri. Anche loro raccontano spesso di essersi persi, di essersi sentiti magari inadeguati, ma questa cosa è diventata poi una leva per il successo, comunque per la creazione di quella cosa che noi chiamiamo design e come dicevi tu ha forme diverse.

Hai parlato di content design, cosa fa un senior content designer come tu eri in aziende come NTT Data e Tangity? Qual è il suo ruolo? Allora partiamo dal presupposto che è un lavoro nuovo, ed è nuovo perché se ci pensiamo oggi viviamo nell'epoca del contenuto, per citare una frase ormai strabusata "content is king". Perché tutto ciò che noi fruiamo, soprattutto attraverso gli schermi, ora stiamo arrivando a degli schermi molto vicini ai nostri occhi, sempre di più, è un contenuto.

Ovviamente il contenuto di trattenimento capiamo tutti a cosa serve e come viene fatto. Ce ne sono vari, ci sono i film, ci sono i podcast, ce ne sono vari. Ma ci sono una serie di contenuti nuovi, che sono quelli legati per esempio ai servizi appunto. Ecco perché poi si uniscono i puntini, io faccio il content designer perché mi piace scrivere ma in realtà sono un service designer, quindi so progettare un servizio e capisco come funziona.

Posso dire che nel team in cui ero, ero l'unico designer. C'erano tante persone che avevano background legati alla semiotica, alla scrittura e che avevano dovuto imparare gli strumenti del mio mestiere, mentre io ero l'unico che aveva fatto il processo inverso se vogliamo. Un content designer progetta contenuti, per lo più scritti.

Quindi tutto ciò che leggiamo nelle interfacce dei servizi digitali, quindi attraverso gli schermi, sulle app, sui siti, su quelli che chiamiamo touch point, punti di contatto, quindi possono essere anche dispositivi che non sono né un tablet, può essere un totem in una fiera, il bancomat. Le interfacce sono sì, devono essere usabili perché il bottone è nel posto giusto, ma soprattutto poi alla fine se ci pensiamo, se togliamo le parole, non capiamo niente.

Raramente riusciremo a completare un obiettivo, a raggiungere un obiettivo. Pensiamo al banco, a ritirare i soldi, se non ci sono scritte le cose non sai manco che bottone premere. Quei bottoni devono essere comprensibili, quei bottoni, quei testi. E molto spesso ci rendiamo conto che non sono comprensibili. Quando non sono comprensibili è perché molto probabilmente non ci ha lavorato un content designer.

Vi è mai capitato di essere su un'app, su un sito, arriva un errore con una cifra e delle parole tipo "errore"? E uno dice "e mo che faccio? Non so come uscirne". Il content designer è quella persona che si è fatto lo sbattimento di andare a parlare con lo sviluppatore e magari dirgli "ma scusa, ma 537 errori indefiniti, mi spieghi che errore è". E magari mi spieghi anche "ma come può la persona risolvere quel problema? Perché c'è qualcosa che è andato storto, deve chiamare il call center".

Io raccolgo quelle informazioni e scrivo il messaggio d'errore. Faccio in modo che chiunque capisca che è successo. Poi ovviamente si può parlare anche di progettazione strategica. Quindi che contenuti devo creare per veicolare, per raggiungere determinati obiettivi. Quindi si va, diciamo, anche qua dal cucchiaino alla città, quindi dalla strategia fino a quello che chiamiamo micro testo, quindi il testo che c'è dentro al bottone.

E quindi mentre tu stavi cercando di trovare soluzione a questi problemi, stavi unendo i puntini per le aziende in queste grandi realtà internazionali, arriva la pandemia. Quindi come molti di noi ti trovi a dover lavorare da remoto e prendi una decisione piuttosto radicale. Inizi a fare quello che viene chiamato "south working". In pratica lasci Milano dove vivevi e ti trasferisci in Puglia. Sei scappato o è stata una scelta? No, non sono assolutamente scappato.

Dopo dieci anni a Milano io cominciavo a immaginare la mia vita lì. Io ero intenzionato a rimanere a Milano perché comunque il mio lavoro era in ufficio prima di tutto. Quindi la mia prospettiva di lavorare da casa era una cosa lontana, eppure aveva perfettamente senso. Abbiamo scoperto che ha tuttora perfettamente senso. Quindi la Puglia rimaneva un po' quel luogo dove tornavo. Tornavo spesso, sognavo di avere qualcosa da fare, ma non era minimamente nella mia prospettiva.

In realtà non sono scappato e non ho nemmeno scelto di tornare in Puglia. Non è successo perché sono sceso dopo il lockdown, tre mesi passati bene ai tempi. Non dico fortunato, però non ho avuto strascichi di nessun tipo, anzi ho pure iniziato a fare sport attivamente, in casa ovviamente ai tempi. Dopo qualche mese in Puglia mi accingevo a tornare a Milano e c'è stata la seconda ondata a Milano. Mentre in Puglia sembrava tutto regolare, perché forse si stava più all'aperto, non si è mai capito.

Stati fatto che io ho cominciato a rinviare la ripartenza, perché poi al lavoro ovviamente non si poteva minimamente pensare di tornare, quindi io sono ritornato a Milano per stare in casa essenzialmente. A dicembre ho detto "ma sai che c'è? Io qua sto bene". E quindi ho lasciato casa a Milano. Ho salito sperando di non trovare sorprese, di esservi dimenticato qualcosa nel frigorifero e per fortuna non era successo niente, la casa stava bene, però l'ho svuotata.

Ho ripreso casa a Conversano, che è la mia città dove sono nato, dove ho studiato, però dove ero andato via a 19 anni. L'ho presa temporaneamente, finché però poi ho detto "comunque io qua rimango". Ora non posso dire che è una scelta definitiva in assoluto, ma non perché non lo voglio, ma perché ho capito dalla vita appunto che arriva una pandemia e ti stravolge la vita. Ora sperando che non arrivi un'altra pandemia, sto bene, comincio a progettare la mia vita lì.

La Puglia in questo momento è un luogo, a mio parere, con tutti i difetti che può avere, bello inquistare, e cominciano a tornare altre persone come me, quindi si sta creando veramente una bella vibe, come si definirebbe. Tante persone non pugliesi cominciano ad arrivare, questa è un'altra cosa fantastica. Quindi non mi sento scollegato dal mondo, mi sento collegato. Poi oggi appunto lavoriamo tanto in remoto, quindi veramente le distanze si sono ridotte tanto secondo me. Quindi sto lì.

E in questo pendolarismo all'inizio, poi sedentarietà dopo, è nata Vita Lenta. Quindi siamo sempre nel 2020, poi ci racconterai se sei nato a Milano o sei nato in Puglia, però insomma è nata in quel periodo lì. Il successo non è stato immediato, il successo di questo account Instagram. Ci sono state accelerazioni, ma nel complesso una crescita piuttosto organica che ti ha portato a superare di un bel po' anche ormai 500.000 follower, che sono numeri abbastanza notevoli.

Sei arrivato a collaborare con aziende, con personaggi noti, tra i più recenti penso il Negramaro a Sanremo, che era una cosa che immagino non ti saresti aspettato quando sei partito con Vita Lenta. Raccontaci un po' la storia di questo esperimento che poi è diventato quasi un lavoro forse. Ovviamente Vita Lenta è nato per caso, come gran parte dei progetti che poi magari hanno successo. Adesso però sei sempre una vincitrice di Miss Italia.

No, non mi è. Quello che mi dicono Miss Italia è iniziato per caso. Io di cui parlo, un concetto che mi piace, che si lega poi all'essere designer, è questo orizzonte della fortuna. Più cose fai, più lo rendi largo, questa area di opportunità in cui possono succedere cose belle. Questa cosa non l'ho inventata, io l'ho letta, ma in realtà era un pensiero che cercavo di definire e secondo me lo definisce molto bene. Più cose fai, più ti crei con lo spazio per la fortuna.

Quindi sicuramente ho dei meriti, però chiaramente la pandemia mi ha aiutato. A me in realtà la pandemia mi ha aiutato perché l'idea del 2018, le prime storie che ho scritto Vita Lenta, che è stata un'intuizione del momento, sono nate sul mio profilo personale. La cosa che racconto sempre che fa ridere è che cominciate a fare le storie a conversano, riprendendo i balconi e i panni stesi, per intenderci. Niente di incredibile.

E la cosa bella è che i commenti entusiastici arrivavano dai conversanesi che ce li avevano sempre sotto gli occhi. Questa cosa mi fa sempre riflettere da un certo punto di vista. Però spiega tanto del successo della pagina perché quello che è successo è che ho dato un punto di vista su qualcosa che già esisteva, quindi tutti ci ritroviamo in qualche modo. Non sono cose irraggiungibili, sono cose raggiungibili che però non guardavamo, non vedevamo, ignoravamo, non gli davamo valore, non lo so.

La pandemia appunto ha avuto un ruolo perché io, non sapendo che fare, ho detto "ma sto archivione che ho sul telefono, pubblichiamolo, che cosa può succedere di brutto?" E ovviamente però a tutti noi la pandemia ci ha fatto riflettere sulle priorità della nostra vita e ci ha fatto capire che stavamo andando troppo veloci. Io stesso a Milano ero ingrassato, tornavo dall'ufficio devastato fisicamente.

Il primo che facevo era andare a fare la spesa, non era riposarmi e quindi ero sfinito da questa vita. Quindi 2018 comincio a fare le storie. Poi faccio un viaggio ad Alicudi, casuale anche quello. Lì vedo la vita a lenta vera perché ci vogliono 45 minuti per scendere al mare, perché sono delle strade dove sono solo i muli e le persone.

Quindi la vivo in prima persona e lì rinforzo questa mia passione per la vita lenta e faccio fra l'altro anche un sacco di contenuti, fra cui la foto che pubblico come primo post di vita lenta di una casa eoliana. E poi appunto continuo a gasarmi di questo mood, continuo a ricercarlo nelle mie vacanze, me ne vado nei paesini sperduti, dove veramente non gira un'anima. Quindi comincio a cambiare anche la mia attitudine verso il viaggio. E poi nel 2020 appunto pubblico.

Come dici tu, la crescita è lenta, sì in alcuni momenti magari ho fatto delle operazioni strategiche perché appunto ho poi il mio mestiere, quindi capisco dei meccanismi, li riconosco, magari provo e so quello che devo fare. Però in realtà anche lì grande fortuna perché vita lenta come vedrete poi è una community di persone, quindi i contenuti arrivano dalle persone.

Quindi ho la fortuna di intercettare delle persone che mi mandano dei contenuti incredibili di vita reale, che anche lì fa riflettere, la vita vera è veramente bella. Vedi delle scene da film, cioè dei commenti, io ricevo i video, sono veramente tipo sembra la scena di un film di Sorrentino a volte ed è vero. Ricevo questi video che la fanno esplodere, fanno superare quella che ai tempi era la solia psicologica dei 1000 like perché ancora non c'erano i reel.

I reel per esempio sono stati poi una delle chiavi del successo perché i reel sono nati quasi in contemporanea alla pagina e mi hanno fatto allargare tantissimo il pubblico raggiungendo milioni di persone. Quindi poi lì si crea un effetto palla di neve incredibile che non riesci manco a controllare. Cioè tu vedi sto numero che cresce e non capisci perché non le vedi queste persone. Ti rendi conto poi a un certo punto della responsabilità a volte che hai.

Io alla fine non pubblico contenuti in cui spiego alle persone quello che devono pensare, devo fare, non solo quel tipo di pagina. Però mi rendo conto che quando pubblico un contenuto hai anche una responsabilità e per quello poi la prendo molto seriamente, la prendo come anche un lavoro. Molto spesso mi arrabbio quando le persone sottovalutano il lavoro in generale dei creator perché c'è un lavoro di moderazione importante che non si vede ma c'è.

E quindi in quel senso è difficile anche farlo in questo momento, devo dire, confesso, farlo coesistere con tutte le altre cose che faccio. Certo. Ecco, vita lenta poi è qualcosa che cerco di incarnare anche nel modo di lavorare su vita lenta. Non cerco di forzare i progetti. Se non riesco a fare una cosa, se non riesco a leggere tutti i 500 DM che ho ricevuto in un giorno, anche se magari in uno di quelli c'è una perla incredibile, lo accetto.

È l'unico modo perché altrimenti dovrei passare 25 ore al telefono e non è sostenibile questa cosa. Qual è stato il momento in cui si è sbloccato qualcosa e hai visto che vita lenta stava diventando qualcosa di più che un divertimento o comunque un'occasione di svago tuo ma che stava diventando qualcosa invece di più ampio, una community come dicevi tu? Ce ne sono vari di momenti.

Potrei essere banale nel dire che quando noti che alcuni personaggi importanti pubblicano la tua pagina e tu queste persone non le hai mai ricercate. Sono persone che comunque io credo abbiano anche una certa attenzione a ciò che spingono sui social. Quindi quando Damiano David ha pubblicato una storia io non me l'aspettavo. Quello mi ha fatto capire che questo concetto era universale, piaceva, che veramente aveva un valore come io credevo. Però fin quando non lo vedi non te ne rendi conto.

Lì capisci, poi ovviamente si genera quella dinamica, la palla di neve, perché lo pubblica lui poi lo pubblica e lo di. E questo è successo nel 2021, nell'estate del 2021. Se vogliamo vita lenta viene riconosciuto come una pagina italiana e lo è sicuramente. In realtà cerco di spingerla come una pagina internazionale. Però ecco nel 2020 io percepivo, sarà che c'erano i Maneskin che vincevano premi internazionali, l'Italia che vinceva gli europei.

C'era una sorta di ottimismo che spingeva pagine come la mia ma anche come altre pagine. L'Italy Segreta, per cui ho scritto un'altra pagina che in maniera diversa, infatti a me non piace quando vengono confuse, ha avuto anche lei una bella esplosione. Poi questa cosa è diventata un trend, ci sono stati tanti altri creator che io stimo e ci sono stati brand della moda. Mi viene in mente Jacques Mius che oggi comunica molto con quel linguaggio, che non è che l'abbiamo inventato noi.

Però ecco, secondo me il trend è partito da pagine un po' simili a questo. Io lo definito a volte, lo definisco neo-neo-realismo, perché se ci pensate, sui social eravamo abituati a contenuti perfetti, ora non ce lo siamo inventati noi. Le influencer hanno iniziato a fare i dump.

Noi siamo una faccia di quella medaglia, secondo me, perché rappresentiamo qualcosa che è vero, lo facciamo con dei mezzi che sono il telefono, quindi con una capacità… diciamo non abbiamo strumenti tecnici incredibili per farlo, ci basta un telefono. Però quello che ci distingue, che distingue tutti i creator che poi mi mandano i video è la capacità di osservazione, di cogliere quella sensibilità, secondo me.

La prima collaborazione fatta con un brand, con un'azienda, con qualcuno che ti ha detto "vorrei fare qualcosa con te", qual è stata? Ma allora, la prima collaborazione con un brand che tutti conosciamo per uno spot televisivo famosissimo che è Limoncè, ma in realtà ecco ora non se la prende nessuno, non è certo quello il brand che io credo sia più compatibile, però io nella vita ho capito che bisogna sperimentare, cioè tu devi fare le cose per capire anche cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Se non fosse stato per quella collaborazione io probabilmente non sarei arrivato poi alle collaborazioni di cui vado più orgoglioso, mi vengo a pensare per esempio all'Europiana, che è un brand con il quale insomma abbiamo fatto dei bellissimi contenuti. Poi c'è stata la collaborazione con Gucci che mi ha portato anche a delle critiche, anche feroci se vogliamo, troppo secondo me, però anche lì mi è stata un'occasione di riflessione.

Devo dire che poi in realtà il brand è successo recentemente con il lancio di Gucci ancora, quindi sono stati contenuti che si dovevano fare, li ho fatti a Brera dove si sarebbe dovuto tenere la sfilata, poi non si è tenuta. È stato difficilissimo perché sono arrivato che stavano allestendo, il giorno dopo che doveva esserci la sfilata stavano disallestendo, quindi fare i contenuti era impossibile perché c'erano solo cavi e operai in mezzo.

Però ecco anche quella è stata una bella occasione per sperimentare, il brand mi ha lasciato molto libero. Questa è la cosa bella di Vitalent è che viene capita dai brand. I brand hanno capito che così come con altri creator devono rispettare il linguaggio della pagina, se vogliono poi che si crei quella magia che loro stessi ricercano. Quindi sono stati molto intelligenti questi brand che ho citato perché veramente non hanno mai messo becco in quello che io proponevo che poi facevo.

A qualcuno hai detto di no, questo lo so per certo. Sì, recentemente questo perché sono ben consigliato devo dire su questo, io mi confronto molto perché chiaramente è difficile quando sei testa a china sulla tua cosa vedere la big picture, come si chiama, quindi capire se la direzione in cui stai andando è quella giusta. Per farlo io mi sono dato dei valori, i valori di Vitalent ecco cerco davvero di incarnarli perché sono dell'idea che poi se li tradisco io ne perderò nel lungo termine.

Quindi al di là dell'aspetto commerciale che ora sta diventando sicuramente un aspetto che per me è importante ma non sarà mai spero e lo dichiaro pubblicamente così devo per forza essere coerente con me stesso la cosa principale. Però ecco io credo che poi se voglio veramente mantenere vivo questo progetto devo essere fedele a quei valori.

Quando mi chiedono come si fa ad avere 600.000 follower io dico punto primo non partire dal numero di follower come obiettivo, punto due hai delle idee, hai dei valori seguili, non avere paura, si disposto a metterli in discussione e a provare quindi non diventare troppo radicale però allo stesso tempo se ti sei dato quei valori utilizzali per prendere delle decisioni chiare e quindi anche dire dei no a dei brand che non sono in linea con… cioè io non

potrei mai lavorare col fast fashion è chiaro che devo dire di no Fast e lenta non vanno tanto d'accordo però so che ti hanno contattato sì mi hanno contattato perché chiaramente apprezzano la pagina e magari sono brand anche che poi in realtà cercano di fare anche qualcosa di coerente con il mondo diciamo slow però sono magari è troppo presto magari non si sono ancora trasformati io sono a favore delle collaborazioni quelle che possono essere un po' pericolose borderline perché se tu

non aiuti il brand a fare questa transizione è chiaro che questi brand vanno in difficoltà cioè se il brand vuole genuinamente passare e cambiare posizionamento il mio ruolo è capire quanto sono onesti questo mi è capitato in un progetto dove il brand era come si dice in inglese tricky era era complicato poteva diciamo essere complicato sia per me che per quella che era la percezione dall'esterno quello che ho cercato di fare nei miei limiti

è stato indagare il più possibile se il loro obiettivo i valori che volevano promuovere erano genuini e non mi sono posto perché siccome ho percepito che lo erano qualcuno li deve aiutare a cambiare e la comunicazione è molto importante secondo me oggi quindi io mi sono messo a disposizione chiaramente con non sarei stato disposto a fare determinati compromessi è chiaro che se mi avessero chiesto di dire o fare qualcosa che andava contro

i miei valori avrei alzato la mano avrei detto guardate questa cosa non va bene e la conferma che questo approccio non è totalmente sbagliato e che poi quando ho realizzato questi progetti loro non hanno anche questo caso ho messo becco quindi mi hanno lasciato fare e alla fine il prodotto che è uscito è soddisfacente secondo me sia dal mio punto di vista che da loro mi sembra che in questi ultimi minuti tu

abbia dato una definizione di quello che cercano la maggior parte delle aziende di comunicazione e dei brand che è l'autenticità la genuinità questa sorta di mito che sembra irraggiungibile quasi un'utopia però tu la stai in un certo modo mettendo in pratica ovvio che le tue logiche sono molto diverse dalle logiche commerciali che magari le aziende vogliono per cui ti chiedo la genuinità l'autenticità è un po come la sostenibilità è qualcosa che come

diceva Matteo Ward qualche puntata fa un'utopia necessaria o è qualcosa invece che si può raggiungere veramente allora su questo non voglio essere pessimista nichilista è chiaro che è difficile essere coerenti pensiamo a una grandissima azienda da migliaia di dipendenti magari c'è un nucleo di persone che vuole incarnare quei valori e quella che magari approccia a me e quelle stesse persone magari non sanno che un altro team della stessa

azienda magari anche a chilometri di distanza sta facendo qualcosa che è antitetico quindi è difficile essere coerenti al 100 per cento secondo me e quindi io per quello cerco di giudicare sempre le intenzioni quando sono stato criticato per Gucci mi hanno fatto critiche legate al brand io non pensavo che Gucci avesse quel tipo di percepito in realtà poi la cosa che la grande cosa che ho imparato è che ovviamente chi è contrario fa molto più

rumore di chi ha favore quindi ti sembra che siano tutti contro di te in realtà c'è una maggioranza molto silenziosa che approva quello che fai quindi essenzialmente ecco è difficile essere coerente al 100 per cento quindi io penso che l'autenticità sia una cosa che va giudicata di volta in volta così come la sostenibilità la dobbiamo ambire a raggiungerla però ecco non dobbiamo ricercare quella cosa illibata pulita al 100 per cento

perché non la troveremo mai secondo me quindi ci dobbiamo dare degli standard che sono un po più raggiungibili sarò diventato democristiano perché sto invecchiando però però ecco ho imparato questo ci sono dei limiti che non vanno sorpassati secondo me ovviamente

quindi se l'azienda mi fa una richiesta che è proprio no stoppare. Gianvito quello che stai dicendo è un sanissimo bagno di realtà è qualcosa che va oltre lato azienda vision e mission ed è qualcosa che invece va molto più in direzione di quella che è la vita vera lenta o veloce che sia ma comunque vera a proposito di cose vere lente e veloci allora ho chiesto a chat gpt di scrivere l'introduzione di questa puntata ho detto Gianvito lavora

tanto col digitale eccetera io non tendo a usare molto chat gpt per scrivere però proviamo vi leggo che cosa mi ha detto chat gpt oggi ci immergeremo nella vita lenta e nel lavoro di Gianvito Fanelli un luminare nell'ambito del movimento vita lenta nato e crescuto... già qua scusami ma... luminare... non fidatevi dell'intelligenza artificiale... fammi finire perché qua il bello deve ancora arrivare... nato e cresciuto nelle pittoresche terre dell'Italia

meridionale Gianvito Fanelli si è distinto come un fervente sostenitore dello stile di vita lento un movimento che promuove il ritorno alla calma alla consapevolezza alla semplicità nella società moderna per cui sei un luminare che ha fondato un movimento secondo chat gpt

mi viene da dire ma non è che chat gpt predice il futuro? ma allora sul movimento al di là del fatto che può essere interpretabile in mille modi non è la prima volta che mi viene in realtà c'è stata una persona che mi aveva detto "ma tu dovresti secondo me..." io appunto siccome cerco di fare le cose in maniera incrementale lentamente non mi pongo questo tipo di obiettivi è chiaro che c'è una cosa che mi fa impressione lo dichiaro questa cosa è entrata nell'immaginario

questa cosa mi fa molta paura oggi c'è gente che mi confessa che dice "ma questo è vita lenta" cioè questa cosa è diventata un topos quasi una cosa riconoscibile quindi in un certo senso il movimento potrebbe essere qualcosa una prospettiva io però non voglio prendermi questa responsabilità sinceramente ma perché penso quello che credo di poter fare è dare uno spunto di riflessione mi piacerebbe ora siccome una domanda che mi fanno spesso che

cosa vedi nel futuro di vita lenta ampliare il racconto dare più mezzi analizzarlo anche criticamente perché vita lenta anche degli aspetti degli angoli bui negativi che vanno analizzati io dico sempre c'è lentezza lentezza perché l'italia anche il paese della lentezza della burocrazia di tante cose che non sono lentezza positiva quindi va analizzato dico sempre poi vivo in una zona della puglia che è particolarmente diversa da altre zone della

puglia del meridione quindi non può essere paragonato alla mia esperienza a quella degli altri quindi mi rendo conto che la lentezza di una persona che vive in un paese sperduto di una regione x del meridione che per esempio per andare a fare sport deve farsi 100 chilometri con mezzi lenti quella non è una vita lenta positiva per quanto magari in quei tragitti nascono delle idee incredibili perché non sai che altro fare e diventi magari un grande

cantante o un grande artista però ecco mi piacerebbe analizzarlo da lì a movimento ne passa anche perché poi movimento implica tutta una serie di di responsabilità che ecco non penso di volermi prendere come la settimana linguistica vita lenta vanta innumerevoli tentativi di imitazione alcuni anche proprio ma spudorati veramente sfacciati ti fanno piacere o ti danno fastidio ma allora fastidio devo dire mai in realtà da un lato mi fanno

piacere perché ovviamente testimoniano che questo concetto ha fatto breccia dall'altro mi mettono sul chi va là perché è un attimo che questa cosa diventa uno stereotipo e già lo è diventato e infatti una cosa che cerco di fare sempre quando leggo degli articoli che la interpreto in una maniera che secondo me non è quella che io cerco di restituire molto spesso alcune volte in maniera superficiale lo dico io cerco di interagire col giornalista

quello che l'ha scritto dicendogli ma perché non ne parliamo perché a volte viene confuso con altri concetti quindi da un lato mi metto sul chi va là perché chiaramente quando una cosa diventa un trend si svuota di significato molto spesso quindi il rischio che si perde il buono che c'è e rimanga solo qualcosa di vuoto dall'altro lato ripeto senza giudicare mi fa sorridere riflettere perché dico cavolo ma quelle energie non potrebbero essere utilizzate

per fare qualcosa di originale oppure mi fanno riflettere sul fatto che forse tutti ma me compreso cerchiamo una sorta di validazione dall'esterno e quindi andiamo su un concetto che siamo sicuri abbia successo cerchiamo di replicarlo perché cerchiamo quel tipo di validazione da parte del pubblico la cosa che ho capito però che l'originale è sempre originale non solo su vita lenta su qualsiasi progetto l'originale è sempre originale per

vari motivi uno perché quei valori sono davvero incarnati due perché comunque un vantaggio se vogliamo anche competitivo di essere stato il primo per cui è quello che in qualche modo è più amato dalle persone però credo che copiare faccia bene ecco se dobbiamo parlare poi di questo tema da designer i designer devono copiare devono copiare per imparare per capire poi il design è una tornando proprio all'inizio del di questo podcast il design

per me è come un dj mixa oggi l'ha detto anche il vergi lablo deve mixare quindi non si inventa niente prende cose le rimescole crea qualcosa di nuovo vita lenta non è nuovo solo food è una cosa degli anni 80 totalmente diverso però quali valori la in qualche modo io l'avevo come dire incorporati anche in maniera inconsapevole se vogliamo un discorso la copia un discorso e plagio per cui assolutamente diventa diventa più pesante il commento più

bello che tu hai letto su vita lenta o quello che ti ha fatto più piacere beh delle persone che mi hanno confessato di aver preso delle decisioni forti nella loro vita tipo mollare il lavoro cambiare vita anche grazie alla pagina c'è la pagina che ha dato quella spinta che gli serviva o con l'ispirazione che gli serviva a volte anche invece dei commenti che mi hanno di sofferenza che mi fanno piacere però mi hanno

fatto piacere da un certo punto di vista perché ho capito che la pagina appunto non era una pagina di video ma le persone percepivano davvero cioè riuscivano a percepire quei valori tanto che si confessavano e confidavano con me con queste persone poi ho anche parlato è stato bello loro non sapevano magari che ci fosse dietro a molto spesso infatti mi danno uso nel plurale per rivolgersi alla pagina ragazzi però ecco si sono innessate

anche delle delle conversazioni con alcuni anche delle amicizie vedi che c'ha ragione c'ha gpg che si alluminare alluminare lo lascio fare solo agli scienziati e quelli che si inventano i vaccini queste cose qua se non facessi questo lavoro cosa faresti quello che vorrei fare fra qualche mese barra anno aprire un bar un listening bar possibilmente quindi qualcosa che si torna alla musica quindi rovinarmi la vita con un bar per non avere più weekend liberi

gianvito è arrivato il momento della raffica paurissima sono già le regole posso passare una volta e posso no aspetta posso passare una volta sicuramente una volta puoi passare e una volta puoi argomentare tutte le altre devono essere risposte che spiego al pubblico che non conosce la raffica sono dieci domande a sorpresa quindi queste cattivissime se io già qualcuna la posso immaginare sono simpatiche diciamo ti devono mettere un po in disequilibrio non è che ti devono mettere in difficoltà

però insomma però io sono una persona buona per cui hai una possibilità di passare una possibilità di argomentare ok sono dieci secche vamos cinema o teatro cinema musica classica o elettronica elettronica romanzi lunghi o romanzi corti romanzi corti perché ho difficoltà no no non voglio argomentare su questo scusa non ho argomentato non ho figlio ho detto solo perché romanzi corti doccia o vasca da bagno doccia edicola o libreria edicola 518 che sia libreria che edicola

t'ho fregato però hai argomentato la so giocato vabbè spero che non mi chiedi niente di cibo perché è un problema design vintage o contemporaneo contemporaneo lo dico ad altissima voce perché c'è una faida su chi invece mi spinge al design vintage instagram o threads instagram instagram a cena quante ne mancano scusa così capisco quando devo argomentare ancora tre ok a cena con kate moss o con king kardashian kate moss adriatico o jonio

allora qua non è non è nella argomentazione vi do un tipo ma è facile se c'è maestrale jonio se c'è scirocco adriatico e in puglia diciamo che siamo abbastanza fortunati perché in un'oretta arrivi sullo jonio infatti chi sta proprio al centro tipo salento centrale è fantastico perché vede i venti e decida che parte andare comunque questa non è una argomentazione questa è un pamfle è un sasso e ve l'ho detto vi do un tip

vabbè facile però da pugliesi diciamo che queste cose si sanno l'ultima della raffica panzerotto o pizza vedi che mi dovevo lasciare la cosa per argomentare ancora saltare il panzerotto quindi non posso più argomentare no allora il panzerotto è una mezza pizza se vogliamo da un certo punto di vista però dico panzerotto perché il panzerotto il panzerotto pugliese perché se andata a napoli il panzerotto un'altra cosa andata a lecce il calzone

e il panzerotto il panzerotto che si mangia a bari alla mezzaluna fritta al forno vada e retro a posto finita la raffica finì ok sono stato ma è stata abbastanza in dolore poi va bene le regole sono andate un po ramingo ma va bene lo stesso tanto ma tanto è live non è in diretta ma quasi non abbiamo il notaio che ci detta le regole gianvito la domanda finale del podcast consiglia ci un libro per te importante che tutti noi dovremmo leggere questa è la domanda

che mi mette sempre in crisi tipo meno male non mi hai chiesto qual è il film preferito non me lo chiedere per favore non ce lo chiedo però ti citerò uno dei libri che ho letto ultimamente e che mi è piaciuto molto che l'atto creativo di rick rubin il producer famoso producer che ha dichiarato fra l'altro di non saper suonare nessuno strumento musicale e un libro molto bello che spiega un po il processo creativo ci sono tanti consigli

pratici mi piace molto perché è pratico e poi è diviso in capitoletti quindi lo potete leggere anche a pezzi non c'è quel parà quel capitolone che dobbiamo leggere tutti in un fiato se no non ce la fai a capirlo c'ha delle parti un po esoteriche che non mi sono piaciute particolarmente non che non mi sono piaciute però che lasciatele un po perdere delle parti sulla salute sui medici che non condivido pienamente per realtà è pieno

di cose molto interessanti sono veramente del mi ha fatto mi ha fatto riflettere e secondo me poi è molto universale cioè lui fa musica però è una creatività veramente a tutto campo quindi chiunque secondo me impara qualcosa da questo libro poi anche molto bello da avere poggiato su un coffee table bene gianvito grazie davvero per essere stato con noi grazie al pubblico romano grazie grazie grazie è stato molto bello dal mio punto di

vista se vi siete annoiati comunque va bene perché la noia fa bene grazie

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