Morale della favola, fiave per grandi e piccini. La cicala e la formica Durante l'estate una cicala cantava posata su un filo d'erba, mentre sotto di lei una formica faticava per trasportare al sicuro nel suo formicaio i chicchi di grano. Ogni tanto la cicala chiedeva alla formica, perché mai lavorate tutto il giorno? Venite qui con me, all'ombra dell'erba, starete al fresco e potremo cantare insieme. Ma la formica continuava a lavorare, devo preparare le provviste per l'inverno.
Quando la neve avrà ricoperto la terra, non resterà più nulla da mangiare. La cicala non riusciva proprio a capire la formica. Del resto l'estate era ancora lunga, e di tempo per mettere da parte le provviste ce ne sarebbe stato fin troppo. Così continuò a cantare, e l'estate finì. Venne l'autunno. Non c'erano più frutti in giro, e la cicala vagava di qua e di là, sgranocchiando gli steli ingelliti dell'erba, e qualche foglia ormai essicata. Ma anche l'autunno finì.
Arrivò l'inverno e la neve coprì la terra. Non era rimasto più nulla da mettere sotto i denti. La cicala batteva i denti dal freddo e aveva una gran fame. Un giorno, sotto la neve, raggiunse una casetta piccina. Guardo dentro, passando accanto alla finestra, e vede la formica, che stava al calduccio riparata dalla neve, sgranocchiando i chicchi di grano che aveva messo da parte. In freddo l'ita, la cicala bussò la porta. Chi bussa?
Sono la cicala, sto muorendo di freddo e non ho più niente da mangiare. Mi ricordo di te. Quest'estate, mentre io lavoravo duramente per prepararmi all'inverno, tu cosa facevi? Ho cantato. Hai cantato? rispose la formica, e allora adesso balla. Poi chiuse la porta e lasciò al freddo la cicala. Ti è piaciuta? Se ti ascolti da Apple Podcast, puoi supportarci abbonandoti al nostro show. Accederai a contenuti esclusivi e in anteprima Early Access.
