¶ Intro / Opening
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¶ Missioni Militari Italiane in Medio Oriente
L'Italia è ancora impegnata attivamente in diverse missioni militari in Medio Oriente. ceriamo subito un punto però Però militari non significa che i soldati italiani partecipino a combattimenti o ad azioni offensive. Nulla di tutto ciò. Si tratta di persone che, come nel caso del Libano, con la missione UNIFIL,
Promossa e sostenuta dall'ONU, attualmente sotto il Comando italiano, svolge compiti di mantenimento della pace e di monitoraggio anche della sicurezza sul territorio e raccolta di informazioni. In altri contesti, come Air Bill, Il Kurdistan iracheno e i militari italiani sono invece impegnati soprattutto nell'addestramento delle forze locali. Parliamo quindi di missioni che comportano costi significativi e che ogni anno devono essere rifinanziati per garantire la presenza dei contingenti.
¶ Escalation di Conflitti e Nuovi Rischi
Dal duemilaventitré però sono avvenuti eventi noti a tutti l'attacco di Hamas, la risposta di Israele, le operazioni statunitensi e israeliane contro l'Iran e poi l'attuale escalation che vede nuovamente Stati Uniti e Israele coinvolti. Nel tentativo. Dichiarato questa volta di smantellare il regime degli Ayatollah. come abbiamo già sottolineato più e più volte, secondo molti analisti internazionali, rischia di protrarsi a lungo.
Da allora, dal duemilitré quindi, la situazione è cambiata rapidamente e il personale militare italiano, così come quello di altri paesi, ha visto mutare in modo significativo. Le condizioni di sicurezza in questi teatri. È accaduto, per esempio, durante la fase più intensa del conflitto tra Israele e Zbollah, quando Più o meno intenzionali hanno colpito anche postazioni delle missioni internazionali dove erano presenti i militari italiani. In queste ore,
Il Medio Oriente sta rientrando in Italia. Alcune missioni, come quella Baghdad in Iraq, sono Sta avvenendo anche in altri contesti. La missione in Libano invece. Non deve in alcun modo cessare di esistere. anche il ministro Crosetto, i militari italiani devono rimanere lì. Ma perché? Marco Maesano e ogni giorno, assieme a chi ne sa più di me, provo a ripartire dalle. per rispondere alla domanda più semplice del mondo.
Un conto è un'operazione di peacekeeping, come si definisce in gergo, cioè il mantenimento di una. Condizione di pace raggiunta dopo un conflitto, un altro conto è una missione di combattimento, come Come per esempio fu quella in Afghanistan, dove i soldati italiani avevano regole di ingaggio completamente diverse. È inevitabile, però, chiedersi quale sia l'effettiva.
utilità, ecco, delle missioni di peacekeeping, considerando che i conflitti continuano comunque a scoppiare. Anzi, non di rado, i militari si ritrovano improvvisamente in aree diventate pericolose, senza la possibilità di reagire attivamente, nemmeno per difendersi, a eventuali attuali. Domande a cui devono rispondere il governo, i vertici militari e non ultimo l'ONU. In queste ore, in particolare, una missione è al centro di.
Dbattito ai massimi livelli. Si riduce il personale quasi ovunque ma non in Libano. Il governo italiano vuole mantenere i propri soldati dove sono. Ma perché? A rispondere alla domanda di oggi è Federica Olivo, giornalista di Afinton Post Italia. Questa è la risposta che mi ha mandato.
¶ La Missione UNIFIL in Libano
Perché il governo non ritira i militari dal Libano? La réponse plus simple serait « Pourquoi ne peut pas ? » Mais nous savons un moment de ce qu'on parle. Dans ces derniers jours, dans ces derniers semaines, nous avons assisté à une escalation. sempre più forte di instabilità, di guerra in Medio Oriente, e adesso negli ultimi giorni.
Il teatro si è allargato anche al Libano. Ora noi sappiamo benissimo che in Libano c'è una sede, una base molto grande dell'Unifil, cioè di quella forza militare dell'ONU che in questo caso però è. Sta lì per garantire la pace. Pace che appunto adesso è molto più complicata da garantire perché.
Israele ha deciso di attaccare il Libano per provare a sconvincere gli estremisti di sbollare. In questa base ci sono circa dieci. Paesi membri dell'ONU e il contingente più grosso, composto da un migliaio di. E proprio quello italiano. Naturalmente, essendo una missione ONU, un paese singolo non può decidere di abbandonare tutto, di lasciare il campo. e lasciare che siano gli altri paesi membri ad occuparsi della cosa.
La decisione va presa in ambito appunto ONU. Ora, cos'è successo? Sono già almeno due anni che il ministro della difesa, Guido Coscrosetto, invita l'ONU a cambiare le regole di ingaggio della missione. E perché? Perché essendo una missione prettamente di pace Diciamo una missione in cui i militari non sono.
Titolati sicuramente a rispondere ad attacchi militari, ma questo accade più o meno sempre, ma hanno anche un po' meno strumenti per difendersi, perché appunto sono lì in teoria per presidiare. a una pace esistente. Quindi una delle soluzioni in questo momento storico potrebbe essere quella di, in qualche modo, robustire la missione. Non per farla diventare ovviamente una missione di guerra, non si potrebbe neanche, ma semplicemente per dare gli strumenti.
Ai militari di essere effettivamente efficaci sul territorio e di non correre rischi. Allo stato attuale delle cose, il ministro Crosetto. Ha detto anche un'altra cosa, e cioè, l'ONU avrebbe deciso di ritirare tutti i militari dal Libano nel 2027. Questa prospettiva, però, è evidente, sarebbe piuttosto problematica in un momento di instabilità.
instabilità che potrebbe non diminuire neanche in caso di fine della guerra, allora l'Italia sta spingendo per modificare un po' la missione, però per non chiuderla. Perché, come ha detto Crosetto nella giornata di ieri, i primi a chiedere ai militari di restare sono i libanesi.
Signorvostvorevolvicovolvano. Grazie a Federica Olivo. Aggiungiamo questo dato il governo libanese ha chiesto ai soldati di rimanere, ai militari impegnati nella missione Unifield di rimanere, questo è un dato importante perché appunto i militari sono sul territorio libanese.
Ormai è una questione di regole di ingaggio, come diceva giustamente Federica Olivo. È impensabile che in questo contesto le regole rimangano le stesse, dato che stiamo parlando della vita di questi soldati, oltre che della loro capacità eventualmente di rispondere.
Attualmente pari praticamente a zero, ecco come era già accaduto durante la fase più acuta della guerra tra Hezbollah e Israele. Si è visto in più occasioni: no? I soldati che erano stati più o meno volontariamente insomma senza entrare nel merito attaccati in quelle occasioni non avevano potuto. Rispondere in alcun modo, e quindi ci si chiede quale possa essere l'efficacia, ecco, dei soldati stessi. Si dirà peacekeeping. Certo, ma adesso la pace non c'è, quindi, forse bisognerebbe.
Proprio rimettere mano alle regole di ingaggio, oltre al fatto che, appunto, l'Italia non si può disimpegnare unilateralmente da questa missione. Io vi ringrazio per essere rimasti con me anche oggi e, come sempre, vi do appuntamento a domani. Ciao! Ma Supervisione tecnica Gabriele Rosi. Responsabile di produzione Denny Stucchi. Una produzione: One podcast. Avvocati archit- Farmacisti. Forz, ma cos'è sta roba? Sentite qua. Siamo tutto orecchi. Il bonipasto ti credi.
Eden Red, deducibile per partite IVA. 한글자막 by 한효정 Ristoranti, supermerciali. Scusi, dove l'avrebbe sentita? Su... chiamando l'800-600-100
