Live Live qui Youtube live live live tribe cosa succede oggi? La solita live che sto iniziando a proporre, ovvero una parte su Youtube. E poi quando iniziamo a entrare nelle domande e risposte passiamo al Life Tribe. Se qualcuno di voi poi è interessato, può entrare in Life tribe guardando giù in descrizione il link. Stiamo parlando, parleremo di solitudine.
Vi guardo, vi percepisco amici su Youtube, ma ovviamente io cercherò anche di parlare verso il Live Tribe perché poi fra un pochino ragazzi e ragazzi che vedo che state entrando. Wow, stiate già entrando e fra un pochino saremo. Saremo solo su Live drive, però il concetto di base di cui parleremo stamattina, cioè solitudine, lo condivideremo anche con le persone su Youtube. Bene, da che parte iniziare? È sicuro che c'è qualcosa che sta cambiando?
Profondamente. Nel modo in cui viviamo assieme, nel tessuto della società. Nelle relazioni umane, e non è solo tecnologia, ci sono tante altre variabili, c'è l'economia, c'è la cultura. C'è proprio una trasformazione radicale della società. È qualcosa di più sottile, anche misterioso, ma sicuramente pervasivo, che sta riguardando tutti, sta riguardando tutto il mondo, non solo il mondo occidentale, quello orientale, il terzo mondo. Insomma, ippoli è una trasformazione mondiale, sta
cambiando il modo in cui. Noi esseri umani percepiamo tutti coloro che sono altro da noi, gli altri esseri umani. Viviamo nell'epoca, ovviamente viviamo nell'epoca della massima densità umana della storia. Siamo miliardi. Sempre più spesso siamo ammassati nelle città. Nei mezzi pubblici, nei palazzi, negli spazi digitali. Ma nei condomini, i condomini che stanno diventando una sorta di luogo sperimentale delle relazioni umane, avvengono grandissime liti all'interno dei condomini.
I condomini sono una sorta di piastra di Petri di noi esseri umani in cui veramente a osservare bene si assistono a cose molto belle, connessioni belle, ma anche a nefandezze e attività. Aggressività reciproca incredibile. Il condominio e comunque non solo nei condomini, ma ovunque siamo costantemente esposti alla presenza degli altri. E tutto questo cosa sta creando? Paradossalmente ci sentiamo sempre più soli. Questo è un sentimento assolutamente condiviso delle
persone. Questa è una delle grandi contraddizioni del nostro tempo. E dentro questa contraddizione sta crescendo una vera e propria epidemia silenziosa, la solitudine cronica. C'è un'epidemia di solitudine per millenni. L'essere umano ha vissuto in piccole dimensioni, in piccoli gruppi, tribù, villaggi, piccoli agglomerati, piccole reti sociali ristrette, dove la maggior parte delle relazioni aveva sempre un volto noto, una storia, un contesto costruito in maniera condivisa nel corso di
molti anni. Noi avremmo potuto, che ne so, tranquillamente. Affidare nostro figlio al a uno qualunque della comunità? E ci saremmo fidati. Non è così facile pensare di fare la stessa cosa al giorno d'oggi, no? Il nostro cervello sociale. Si è evoluto? Proprio in questo contesto? No, in un contesto in cui l'ambiente gli altri erano perlopiù conosciuti. Oggi sta cambiando tutto. Siamo circondati da moltitudini anonime, potremmo dire.
Ogni giorno incontriamo decine e centinaia di persone on-line, offline, che magari non rivedremo mai più. È il cervello che è ancora quello. Di un'epoca no. Di un primate, di una scimmia sociale, abituato a piccoli gruppi, vive questa situazione in modo molto ambigua, forse addirittura paranoica. Gli altri non sono più solo potenzialmente alleati. Le persone vicino a noi non sempre, anzi quasi mai sono potenziali alleati, diventano più facilmente potenziali
minacce. Alcune minacce sono reali. Certo, c'è la competizione economica sul lavoro, l'instabilità sociale, la crisi ambientale, il diverso, la criminalità, incertezze politiche. Abbiamo delle buone ragioni per essere diffidenti, ma molte sono anche percepite amplificate da un flusso continuo di notizie allarmanti. La narrazioni che tendono a polarizzare da. Algoritmi sui social che pregnano quello che ci fa davvero arrabbiare o spaventare.
Lo capite? Basta guardare i titoli, basta guardare i titoli dei video virali. Sono sempre notizie che portano forte diffidenza fra noi esseri umani. E così si crea un sottofondo costante di allerta, di di di allarme. Quando l'altro non è più percepito come simile, ma come sconosciuto o potenzialmente ostile, più spesso potenzialmente ostile, il sistema nervoso, poi il nostro,
si irrigidisce. Ovviamente tenete conto che questa probabilmente è la società più tranquilla e meno criminale e addirittura, nonostante tutto, meno guerra fondaia rispetto a quello che è accaduto nel passato. Però d'altra parte la nostra percezione è questa, è una società fatta di corpi vicini ma molto vicini, appiccicati alle
volte, ma di menti diffidenti. E infatti diventa una società molto frammentata sul piano relazionale, abbiamo sia grandi comunioni di intenti, grandi unioni con alcune persone, con poche, molte poche persone in realtà, ma anche grandissime relazioni. Relazioni considerate vissute come pericolose. Scenario in questo scenario già complicato, è arrivata in più la tecnologia digitale con una promessa molto chiara, no, connetteremo tutti.
Sembrava che grazie al digitale saremmo diventati un'enorme grande famiglia. Il famoso villaggio globale. Vi ricordate il concetto di villaggio globale adesso ci fa quasi ridere, alla luce di come si stanno evolvendo le cose. No, punto. Da un punto di vista tecnico è successo davvero, c'è stata una connessione globale, parliamo con persone dall'altra parte del mondo, possiamo scrivere a chiunque in qualsiasi momento, vediamo le vite di tutti in
tempo reale. In questo momento siamo indubbiamente connessi in questa maniera, proprio adesso ovviamente anche chi ci vedrà fra un po avrà la sensazione di essere qua con noi in questo momento e questo è interessante. Però connessione. Connessione non significa automaticamente relazione. Questo è un implicito molto sbagliato. Le piattaforme digitali, così come sono state progettate, alla fine favoriscono interazioni rapide, brevi, superficiali, spesso superficiali.
Spesso sono piattaforme che non favoriscono proprio la comunicazione di tutti, favoriscono la comunicazione di alcuni. Anche se io chiederò a tanta gente di commentare, di parlare con me o di entrare in Life tribe, quello che quando guardo avanti sto parlando alle persone in Life. Perché non sono su Youtube? Sono nella nostra community privata che è appunto Life Tribe. In descrizione trovate il
collegamento per entrarci bene. Molte persone non vorranno entrare in Life Triber non hanno voglia di parlare, alcune persone diventano semplicemente riceventi. Riceventi e spesso distratte, spesso polemiche. Qualcuno di voi mi dirà ma che cazzo fa sto qua? Ma cos'è sto pelato che parla di solitudine, Ma chi è? Ma là dove arriva no. Insomma, se non mi conoscete e per carità è pertinente tutto questo, spesso c'è anche questo
aspetto. Quindi ripeto, piattaforme che non favoriscono automaticamente la connessione, ma relazioni più spesso superficiali. Hating. Favoriscono il confronto continuo con gli altri? No. La comparazione sociale. Ho fatto recentemente un video sulla comparazione sociale, questo è un grandissimo problema. Quindi confronto costante con la vita degli altri. E sostituiscono appunto una parte, il contatto diretto del. Mondo reale mediato da degli schermi.
Il risultato è che molte persone hanno più contatti che mai, ma meno relazioni in cui sentirsi viste davvero, sentirsi ascoltate davvero, comprese realmente. Questo è tutt'altro che scontato. Bastasse la tecnologia per far sì che qualcuno mi ascolti per davvero, non io, perché magari qualcuno di voi adesso mi sta ascoltando realmente, ma sto parlando di tante persone che magari sono dall'altra parte. Schermo o di quello schermo?
Il tempo che una volta veniva investito in legami profondi si è frammentato in micronarrazioni che non stanno nutrendo più di tanto il bisogno umano di appartenenza e di reale connessione. Così il digitale è nato per avvicinare. Sta di fatto che in molti casi finisce per aumentare la distanza emotiva. Spero non in questo caso, né Youtube e né Life tribe, però può succedere e. Quindi si parla di solitudine
cronica crescente. Giustificata motivata anche dalla diffusione del digitale con questi limiti che presenta. Solitudine cronica, cosa significa? Non è semplicemente stare da soli, ma è la percezione persistente di non appartenere davvero a nessun gruppo significativo, di non condividere valori e obiettivi con nessun altro, di sentirsi fuori anche quando magari si è dentro a una folla, dentro a una a un gruppo di lavoro, magari anche dentro una rete sociale digitale.
No, dal punto di vista biologico questa. Condizione non è neutra, il cervello interpreta l'isolamento sociale o quello che ci risulta essere l'isolamento sociale. Ripeto, anche essere in mezzo ad un gruppo, ma se noi non percepiamo, non percepiamo una reale connessione, una condivisione autentica, è come se fossimo isolati, no? Bene, tutto questo attiva circuiti di stress, aumenta la vigilanza, si altera il sonno, aumenta l'infiammazione, il sistema immunitario va in tilt. Questo.
È reale, sapete che la Lifel medicine ha un pilastro proprio connesso alle relazioni? Il sesto pilastro, secondo quella che è la mia personale suddivisione e quella che trovate anche nel mio libro lifetel medicine, che adesso è proprio in questi giorni sta iniziando a diffondersi nelle librerie d'Italia e su Amazon. Quindi c'è un pilastro dello stile di vita che influenza la nostra salute.
Addirittura abbiamo degli studi che ci dicono che questo pilastro, le relazioni, potrebbe essere uno dei più rilevanti, soprattutto per ragioni. Rete ma anche dirette della nostra longevità, del nostro livello di salute, della nostra energia, della nostra efficacia all'interno del mondo in cui
viviamo. La solitudine cronica si associa a un sacco di problemi di salute, a un maggior rischio cardiovascolare, a peggiore salute mentale, ovviamente, ripeto, a disturbi del sonno, declino cognitivo, più rapido con l'età e persino un aumento della mortalità complessiva. Si è visto che è veramente connesso a un aumento della mortalità complessiva. Quindi non è solo dolore emotivo, è una condizione che entra fisicamente all'interno
del nostro corpo. E il paradosso allora, insomma, è abbastanza chiaro, si inizia a delineare. In questo mio discorso non siamo sempre più numerosi, sempre più vicini fisicamente e anche digitalmente, ma sempre meno inseriti in reti relazionali stabili, significative. Ripeto, cosa vuol dire significative? Reti in cui ci sia una condivisione di valori, di obiettivi, di passioni, di desideri con le altre persone, insomma. Reti che siano nutrienti per la nostra mente e per il nostro corpo.
La famiglia si è ristretta, non si è allargata ai quartieri, sono più anonimi. Ripeto, nessuno si sognerebbe di affidare a una persona a caso del quartiere proprio figlio. Ci sarà una ragione? Un tempo invece era più sensato, io ho vissuto 7 anni in Val Varaita, lì era abbastanza normale, nel paese in cui vivo io a rore affidare. 1 1 bambino a una famiglia no rore era un posto piccolo vicino a sampeyre, in Val Varaita, e mi ricordo che era davvero molto comune.
Dare i bambini al vicino di casa? Ci si conosceva tutti, no? E quindi invece famiglie ristrette, quartieri decisamente più pericolosi, specialmente nelle grandi città, ovviamente. Ma il lavoro è cambiato. Il tempo libero è spesso solitario e spesso mediato da schermi. Diciamolo chiaramente, anche quando siamo in vacanza, anche quando siamo in posti che in cui dovremmo veramente staccarci dallo schermo, le strutture sociali tradizionali si sono decisamente indebolite.
Non abbiamo ancora costruito in modo diffuso nuove forme di appartenenza. Il risultato non è solo una generica malinconia, è proprio un impatto concreto sulla salute pubblica, un problema che peggiorerà amiche e amici peggiorerà. Il vero problema dei prossimi anni sarà un problema di salute mentale. E in questo contesto della salute mentale c'è il concetto di solitudine, di epidemia e di solitudine.
Che cosa si può fare? Si possono provare a fare tante cose, bisogna comunque organizzarsi. In primo luogo bisogna essere consapevoli di quello che sta accadendo, cioè iniziare a contemplare il fatto. Ci possa davvero riguardare prima, prima o poi tutti, che ognuno di noi possa essere vittima della solitudine. Poi l'idea è quella di provare a costruire community che soddisfino i bisogni di alcune persone.
Non ci vogliono grandi Community, non ci vogliono Community Generaliste. Bisogna unirsi assieme a persone che davvero condividano valori e obiettivi. Noi ci abbiamo provato con lifetribe e adesso? Adesso stiamo per entrare in Life Tribe, per cui questo discorso. Discorso introduttivo è generale sul concetto di solitudine, che riprenderemo anche su Youtube, ora lo continueremo solo coi membri di Life Tribe, per cui se volete entrare in Life tribe anche subito giù in descrizione
trovate il link. È una community che il primo mese costa 1 €. Il costo di un caffè serve anche a scremare persone che hanno veramente voglia di portare valore e non semplicemente di curiosare che cosa succede? E quindi ci vuole un po di motivazioni, ma giustamente noi non vogliamo creare una community di milioni di persone, adesso siamo circa 400, ripeto. Ripeto va bene così Eh?
In questo momento che assistono la la la Live c'è 1 12 persone quindi è un numero che adesso potrà tranquillamente quando chiuderò qua su Youtube farmi tutte le domande che vuole e anzi più che domande parleremo assieme. Insomma, se volete capire cos'è Life tribe e iniziare andare contro questa retorica della solitudine ad ogni costo, giù in descrizione avete il il link. In ogni caso ci si rivede presto. Se è la prima volta che mi guardavate qua su Youtube fatevi un like.
Se sono stato utile, iscrivetevi al canale. E ci si rivede presto per parlare di un nuovo argomento, mentre invece io mi sposto su Live drive. Ciao, Ciao Youtube. E VIA.
