Buongiorno a tutti e per me è un vero piacere essere qui oggi a parlare ancora di psichiatria digitale e in particolare ad illustrarvi alcuni aggiornamenti sull'utilizzo delle terapie
digitali in psichiatria. La psichiatria digitale ma diciamo pure in generale la medicina digitale, è da diversi anni un'area di forte interesse per tutta la comunità medico scientifica mondiale e personalmente, come medico e psichiatra, ho preso parte, nella veste di consulente scientifico, a diversi progetti di ricerca e imprenditoriali in quest'area di sviluppo digitale della salute mentale, il termine terapie digitali digital therapeutics, in inglese spesso
indicato anche con l'acronimo DTX. Si riferisce all'ultima incarnazione, nel contesto di una cultura scientifica ormai sempre più rivolta al digitale, del classico concetto di medicina. Ma che cos'è una medicina? A partire dalle culture antiche, sicuramente anche prima della tradizione ippocratica della Grecia antica, nel corso dei secoli dei millenni, il concetto di medicina è stato declinato in varie forme.
Medicina è stato all'inizio, sorprendentemente, il tentativo di modificare gli stili di vita, in particolare la cura del sonno, era un momento altamente terapeutico. Ricordiamo le narrazioni del Dio asclepio che appariva insonno a quei malati che, quando la medicina degli uomini aveva fallito, si fermavano a dormire nel tempio. Allo stesso modo i medici ippocratici e secoli dopo lo stesso Galeno parlavano di regole di vita per mantenere e
riconquistare la salute. Quanta modernità, come vedremo dopo in queste iniziali intuizioni ricordiamoci anche degli uomini medicina delle società arcaiche, ovvero sciamani e Santoni che parlavano consigliavano e suggestionavano i loro pazienti per farli cambiare.
Ma poi ancora in seguito vediamo i concetti di medicina come scelta di erbe medicamenti presenti in natura, poi di estrazione, di trasformazione dei principi attivi presenti naturalmente nelle piante e in parte di animali, in seguito alla ricerca di medicine biochimiche basate sui principi attivi prodotti dall'uomo e la nascita della moderna farmacologia si sono presentati nella cultura scientifica.
E ancora l'applicazione nella cura dell'uomo delle tecnologie provenienti dall'era industriale pre digitale. Medicina è stata anche nel nostro campo, come tutti sappiamo, la terapia elettroconvulsivante, poi, più recentemente, le terapie geniche e i cellulari hanno nuovamente trasformato ed arricchito il concetto di medicina tramite l'utilizzo di tecnologie biologiche di ultima
generazione. Infine, negli ultimi anni ritroviamo il concetto affascinante e dirompente di terapia digitale, ovvero, come vedremo tra breve, dell'utilizzo di un algoritmo come principio attivo di una nuova generazione di medicine basate sul software. Ma che cosa sono quindi le terapie digitali? Come si definiscono? Vi voglio portare subito la definizione che abbiamo prodotto nel contesto di diversi gruppi di lavoro.
Vediamo che in generale le terapie digitali sono degli interventi terapeutici progettati per correggere comportamenti e pensieri disfunzionali. I pazienti afferenti a varie aree della medicina, psichiatria inclusa. Questi interventi immediati dalla tecnologia, con l'utilizzo di software che sono in grado di influenzare positivamente la psicologia degli esseri umani, non solo sono in grado di modificare i pensieri e i comportamenti, ma possono mirare anche a facilitare la gestione
di alcuni sintomi di malattia. E vedremo tra pochissimo come questo avvenga mediante l'utilizzo di algoritmi terapeutici come principi attivi.
La cosa degna di nota che vale la pena sottolineare, dopo il discorso iniziale che vi ho fatto, è che nella definizione di terapia digitale il passato, il concetto di medicina, ovvero dell'importanza della modifica delle nostre abitudini disfunzionali, quali esse siano, si ripresenta con forza nel presente e nel futuro, nel momento in cui ci rendiamo conto che la modifica del nostro comportamento, il nostro stile
di vita, dei nostri pensieri. Un intervento che tutti ci rendiamo conto, essere estremamente potente è una risorsa che non è mai stata sfruttata sino in fondo, perché non è facile da raggiungere e da misurare nelle sue conseguenze di salute e malattia. Ma prima di proseguire ad approfondire questo mio discorso sulle terapie digitali, vorrei soffermarvi con voi che mi state ascoltando su questo oggetto.
Lo smartphone è la periferica digitale personale che ha permesso di rendere il web, la rete e le tecnologie digitali. Accessibili a chiunque, rendendole qualche cosa di quotidiano, di personale, di intimo direi. Quello che ormai dico sempre a tutti è che lo smartphone, che ci piaccia o meno, rappresenta una via di accesso privilegiata al nostro comportamento ed alla nostra mente.
Dicendo questo sto parafrasando quello che gli psicanalisti di inizio secolo dicevano dei sogni e della loro analisi. E potrebbe sembrare un'iperbole, ma se pensate ad alcuni fatti verso cui voglio portare alla vostra attenzione, il paragone
non vi sembrerà più esorbitante. Infatti tutti noi teniamo attaccati alla nostra persona queste periferiche, questi potentissimi computer, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 e tramite lo smartphone comunichiamo in maniera verbale e simbolica molto di più di quello che non facciamo nella nostra vita offline, ogni nostro pensiero, desiderio, scelte d'acquisto, gusti artistici, preferenze sessuali, opinioni politiche, tutti i nostri spostamenti e le nostre relazioni.
Le nostre reazioni a notizie ed informazioni sono registrate da plurime applicazioni in modalità machine readable, come si dice tramite linguaggio naturale e infinite sfumature semantiche e di prosodia. E tutte queste informazioni caotiche e disorganizzate hanno il potenziale per essere analizzate secondo flussi big data personali che non aspettano altro che essere clusterizzati a dovere per generare report psicologici e comportamentali. Ma non solo.
Tutta la potente sensoristica presente negli smartphone può generare ulteriori flussi di dati relativi alla nostra motricità emotività con precisione assolutamente millimetrica. E questi sono gli aspetti che concorderete adesso con me, rendono lo smartphone una via di accesso alla nostra mente continua e molto potente. Ma c'è di più, direi molto di più. Un'altra cosa estremamente importante abbiamo ormai compreso, dopo l'introduzione massiva nella nostra società
degli smartphone, il digitale. Quando è così pervasivo, quando è sempre in rete, quando diventa così intimo e quando finiamo a lui ogni aspetto della nostra esistenza. Bene, allora questo genere di tecnologia digitale è in grado di cambiarci. Questo fatto, questa affermazione che un tempo poteva generare dubbi o riserve, negli ultimi anni è diventata un assioma, quasi banale, direi, e poche persone mettere. È indubbio che il digitale trasforma il modo in cui pensiamo e ci comportiamo no?
Bene. Gli aspetti negativi di questa capacità di analizzarci e di trasformarci sono addirittura uscite dalle ipotesi scientifiche e dalle pubblicazioni accademiche ed hanno raggiunto il grande pubblico con documentari come social dilemma. Molti altri video piuttosto preoccupanti e suggestivi allo stesso tempo. Ma d'altra parte se uno strumento è potente può fare sia molto male ma anche, come
vedremo, molto bene, OK? Infatti, come ogni strumento poderoso, anche il digitale è un potenziale positivo. Ed uno negativo come i farmaci, d'altra parte, come i libri o addirittura la psicoterapia come sappiamo. E 1000 altre cose. No. Per farvi un esempio, ho pensato ad una lama filata, possiamo usarla per aprire la pancia ad una persona, per rubargli il portafoglio oppure per operarlo e salvargli la vita, OK?
Allo stesso modo, il digitale, con tutta la sua potenza di analisi e di influenzamento, ha senz'altro la possibilità di essere usato per cambiare in meglio i nostri comportamenti, il nostro stile di vita ed il nostro modo di pensare e sentire
le cose. OK, posto che con degli algoritmi terapeutici sia effettivamente possibile cambiare il nostro comportamento e i nostri pensieri disfunzionali, vedremo dopo in che modo possiamo affermare che tutto questo abbia una grossa importanza in psichiatria.
Infatti sono decenni che non solo nel campo della salute mentale, ma anche in quello della salute in generale, sappiamo che cambiare il nostro stile di vita è fondamentale per prevenire, per curare e per non ricadere in moltissime forme di patologia psichica e fisica. Tutto questo chiaramente insieme alla psicofarmacologia, agli interventi psicoterapeutici individuali di gruppo e alle varie forme di riabilitazione,
chiaramente. Ma guardate adesso questo antico, per così dire grafico sul determinante di salute tratto dallo storico lavoro di dever del 1976. Addirittura le cose non sono cambiate più di tanto e vale la
pena ricordarlo. Il nostro stile di vita influenza gli esiti di patologie di salute per un buon 43%, ma riceve davvero poca attenzione rispetto agli investimenti economici, al contrario che vengono fatti nel che in realtà influenza molto meno gli esiti di benessere della popolazione, dati alla mano, ma che invece riceve finanziamenti più
ingenti. Questo accade per una ragione semplice, non era facile e non è ancora facile oggi influenzare in maniera positiva lo stile di vita delle persone su larga scala, in maniera massiva e senza utilizzare ovviamente risorse economiche enormi, almeno sino all'arrivo della
medicina digitale. Ma per scendere in campo psichiatrico vi invito a dare un'occhiata a questo grafico in cui sono riportate in termini appunto solo qualitativi, per carità, gli interventi terapeutici necessari per alcune
psicopatologie. Facendo un esempio pratico, che so quello della depressione, ad esempio, vediamo che gli interventi di un ipotetico Gold standard non so dalle vostre parti, non so cosa accada precisamente nel mondo intorno a noi, ma sono quantomeno difficili da garantire ad ogni cittadino, dato che includerebbero quasi sempre interventi psicoeducativi, cognitivo, comportamentali e di
modifica dello stile di vita. Questi interventi sono da integrare a quello classicamente psicofarmacologico, ma se si miscelano gli approcci. Classici a quelli digitali. Si fa fare una parte di questo lavoro al digitale, ad una piattaforma digitale, o meglio ad un'eco sistema di interventi digitali in remoto, cioè a dei processi coordinati tra loro in cui esseri umani di algoritmi, terapie digitali appunto
collaborano, dicevo. In questo modo si potrebbe ipotizzare un avvicinamento ad un nuovo standard di cura virtualmente per il 100% dei pazienti. E badate bene che non sto parlando di tecnologie che arriveranno tra 10 anni, tra vent'anni stiamo parlando di adesso. Del messo del presente, non del futuro. Ma adesso approfondiremo ancora
meglio. Ecco come vedete in questa rappresentazione, le terapie digitali sono solo un tassello del più esteso concetto di psichiatria digitale, che include diversi altri interventi in remoto. Telepsichiatria, ad esempio, ovvero interventi in remoto mediati da umani, appunto le terapia digitale, ovvero interventi in remoto mediati da algoritmi.
Noi abbiamo molto importante la comunicazione digitale della salute, ovvero sempre interventi in remoto informativi mediati da umani, poi abbiamo quello che dicevamo prima, ovvero il digital biomarkers che rappresentano l'acquisizione automatica di dati medici in remoto mediante sia software creato ad hoc oppure di una funzione aggiuntiva di una terapia digitale che mentre cura acquisisce anche dati sul paziente e sulla sua efficacia terapeutica.
Tutti questi strumenti andranno ovviamente ad alimentare una cartella elettronica vera, lasciatemi dire, autentica e non come quelle di adesso, che significano soltanto scrivere sul computer quello che scrivevamo un tempo sulla carta, perdendo per altro tutto il valore dei dati. Ok, ma al contrario pensate ad una cartella clinica che si basi sulla raccolta di dati strutturati e di facile consultazione che provengono da plurime fonti umane e digitali.
Che dire? Si potrebbe immaginare avanzamenti incredibili in psichiatria, addirittura più che in altre specialità mediche. Tutti lo pensano ad oggi. OK, ma veniamo al punto. Come funzionano quindi le terapie digitali? Come agiscono sui nostri comportamenti e sui nostri pensieri? Vediamo qui due esempi, due tra i diversi che ci sono in questo momento nel mondo, somnist e reset, ambedue della peer
therapeutics. Come vedete sono due terapie digitali incarnate in due APP per lo smartphone che sono già state approvate dalla FDA statunitense dopo un trial clinico randomizzato, multicentrico, allo stesso modo in cui sarebbe fatto con un farmaco d'accordo.
E allo stesso modo di un farmaco, sono prescritte dal medico, in associazione o meno con altri interventi terapeutici, farmaci inclusi, per rinnovare ancora l'analogia con il mondo dei farmaci classici in cui una molecola viene introdotta nel nostro organismo. E anche in questo caso abbiamo infatti un eccipiente, un eccipiente digitale che avrà l'obiettivo di veicolare l'algoritmo al paziente, fornendole una forma ed una via
di somministrazione. Nel caso delle terapie digitali potremmo avere delle APP Classicamente dei chatbot dei videogiochi, come viene fatto per alcune DTX rivolte ai bambini affetti da autismo o da DHD, oppure da percorsi multimediali audio, video OA breve tramite ambienti immersivi di realtà virtuale o aumentata, che sarà un argomento molto
caldo. Nei prossimi anni tutti questi eccipienti digitali, queste forme in cui l'algoritmo terapeutico può declinarsi, avranno l'obiettivo di stimolare il paziente, di fornire cioè delle sollecitazioni multimediali o aptiche, come vibrazioni o impulsi, per dirigere l'attenzione verso un percorso cognitivo comportamentale veicolato da una periferica come lo smartphone. Lo smartphone OO una console di videogame.
Per carità, possono essere diverse le periferiche che potranno essere utilizzate per veicolare le terapie digitali.
Nel caso di una terapia digitale che prenda la forma di un'APP per smartphone, ad esempio, si sfrutterà quindi la nostra continua interazione con la periferica mediante un adeguato algoritmo terapeutico, ed i giusti eccipienti digitali per inviare al paziente notifiche, vibrazioni, feedback, erogare contenuti audio, video testuali, insomma tutti con il fine di produrre un percorso cognitivo, comportamentale e psicoeducativo che avrà il fine di modificare un comportamento o delle forme
di pensiero disfunzionali. La teoria che sta sotto il cofano? Non per così dire, è spesso quella cognitivo comportamentale, ma non solo, si possono utilizzare anche le basi teoriche del colloquio motivazionale, la psico educazione, il training autogeno, la mindfulness, alcuni interventi basati sul suono o addirittura LASMR. Se non sapete che cosa, andate
ad informarvi. Spero che queste mie osservazioni ci possano aver chiarito almeno un pochino il modo in cui un algoritmo terapeutico veicolato da un eccipiente digitale possa essere utile nella terapia di una certa patologia. Non solo mentale, come potete bene immaginare, ma anche fisica. Il discorso infatti è generale e può applicarsi alla psichiatria, come all'oncologia o all'anestesiologia o alla cardiologia. Il discorso è chiaramente lungo,
ma molto, molto interessante. Bene, per andare verso la conclusione voglio ancora ricordare che cosa differenzia le terapie digitali dalle migliaia di altre APP per la salute presenti normalmente sui vari store digitali, come Google Play Store, l'Apple store o altro. Innanzitutto si tratta di software sviluppati, come dicevamo prima, con sperimentazione clinica randomizzata e controllata. Inoltre devono essere autorizzati dagli enti regolatori.
Poi bisogna ricordare anche che devono essere prescritti dal medico e che potranno essere rimborsati o meno dal sistema sanitario nazionale o dalle assicurazioni rispetto a questi punti importanti. Con questa slide vi voglio ricordare come il presente di alcune nazioni.
In realtà il futuro è di altre. Infatti in Germania è stata attuata la legge di rimborso delle terapie digitali e degli interventi digitali in remoto già a novembre 2019 mesi prima del COVID e dell'accelerazione digitale in medicina che ne è
poi conseguita. Ma non abbiamo solamente la Germania, ad esempio, anche l'Australia ha avuto nello scorso anno un'accelerazione digitale in medicina notevole, soprattutto in psichiatria, sempre al di là del problema del Covid. Quindi ribadisco che la psichiatria è, a sorpresa per molti, il vero campo di applicazione privilegiato delle nuove tecnologie e delle terapie digitali, proprio perché basata abbondantemente su interventi di tipo comunicativo, interpersonale e
comportamentale. Per finire, nel caso voleste approfondire questo argomento davvero esteso, di cui oggi vi ho dato solo un'introduzione generale, vi invito a scrivermi o consultare i miei canali digitali che vedete qui in sovraimpressione. Inoltre, ricordate queste due pubblicazioni, prodotte da due gruppi di lavoro di esperti davvero molto competenti nel campo della medicina digitale, con cui ho avuto il privilegio di lavorare varie volte nel
corso degli ultimi anni. La prima pubblicazione è l'ebook Digital therapeutics dalla a alla Z, Edito da farmastar. La seconda. Pubblicazione e il numero speciale monografico della rivista Tendenze nuove di gennaio 2021. Ambedue le pubblicazioni le trovate liberamente scaricabili e consultabili on line.
Bene, con questo ho finito e spero di aver fornito il materiale iniziale generale per forza di cose, vista la vastità dell'argomento, per proseguire poi per approfondire il discorso andando avanti a partire dagli spunti che vi ho fornito. Siamo in molti a ritenere che la digitalizzazione della psichiatria, la collaborazione, è stretta tra esseri umani e
strumenti digitali. Renderà il nostro bellissimo lavoro ancora più interessante e gratificante, permettendoci soprattutto di aiutare sempre più persone e con risultati sempre più soddisfacenti. Per adesso è tutto. Grazie davvero per la vostra attenzione e un caro saluto virtuale.
