C'è vento in Liguria. In questo clima strano di questi giorni ritornano un sacco di quesiti nella mente delle persone, anche in ragione del fatto che ci sono episodi di cronaca, come sempre, che non voglio neanche nominare, che riportano in auge la grande discussione sul.
Tema della malvagità sul tema della perversione, della violenza, della Psicopatia, ed è un tema di pertinenza indubbiamente psicologico, psichiatrica, psichiatrico, forense, si innescano i soliti quesiti, nella mente delle persone esiste la malvagità? E che cosa rende? Una persona malvagia. È ovvio che esistono persone che agiscono il male nel mondo. La malvagità è è chiaramente una caratteristica dell'umanità, ed è piuttosto la domanda se sia
una dimensione ontologica. O di altra natura, cioè se è connaturata con la nostra struttura di essere umani o se pure derivi da qualcosa? E nel caso, qual è l'esperienza che genera la malvagità? Ci sono tante persone che si sono messe alla prova sul piano filosofico, psicologico, scientifico e. Ad affrontare il tema della malvagità, della cattiveria, poeti l'hanno l'hanno provata a
sviscerare. A me piace sempre 1, 1, verso di Auden, che è un poeta che io adoro, che dice più o meno così, anzi dice questo, i and the public now what Old School Children Learn. Woods to whom Evil Les done do Evil in return. E che significa, se non conoscete l'inglese, io e the public sarebbe l'opinione
pubblica. Sappiamo tutti, in fin dei conti, quello che imparano anche i bambini a scuola, ovvero che coloro i quali a cui è stato fatto del male, coloro i quali hanno subito il male, faranno del male a loro volta. Questo è un testo che piace poco ad alcune persone, perché sembra inevitabile che il trauma generi alla fine malvagità nelle persone, ovviamente a tutta questa, a tutto questo testo di auden, va aggiunto un pezzetto. A patto che le persone non siano
consapevoli. A patto che le persone non facciano un percorso di consapevolezza e si rendano conto di quello che accade. E indubbio che nella storia dei grandi malvagi, dei grandi criminali, delle persone che hanno fatto grandi gesti efferati a livello sociale, a livello personale, ci sia sempre una dimensione traumatica. Come minimo una dimensione traumatica e spesso alla dimensione del trauma, cioè la dimensione della sofferenza
precoce. C'è anche quello che in psicoanalisi si chiama super io perverso, ovvero l'esposizione a un sistema di regole morali di tipo psicopatico sociopatico. No, quello che può accadere all'interno di una famiglia mafiosa, di una famiglia criminale in cui i figli sono costantemente. Al di là della loro volontà, esposti a delle regole che sono senza dubbio all'opposto di quelle che potrebbero essere delle regole basate sull'empatia, sulla comunione di valori, sul bene e quindi è
difficile come? Persona che si occupa di psicologia e di psichiatria, non identificare la cattiveria con la dimensione del trauma, con il fatto che una persona per diventare cattiva debba aver subito a sua volta cattiverie, o potremmo addirittura tradurla con relazioni precoci, relazioni oggettuali, precoci, distorte, fortemente distorte. E questo. Da un certo punto di vista potrebbe essere rincurante, perché propone anche delle soluzioni altre al tema della cattiveria.
E che sia la cattiveria personale, quella sociale o quella che vediamo in questi giorni nel disastro che è, che è sotto gli occhi di tutti, della Palestina, di Gaza, eccetera, quello che accade lì è qualcosa che. Possiamo decidere che sia connaturato alla natura umana, semplicemente, cioè che l'uomo in sé sia cattivo, che certi uomini in sé siano cattivi. E questa di fatto, peraltro, è la tesi percorsa dalla Chiesa cattolica. La Chiesa cattolica stabilisce che esiste il male
ontologicamente impostato. Ci sono persone cattive? Finita lì? E la cattiveria merita punizione. E poi invece c'è la possibilità di immaginare che la cattiveria possa essere affrontata e addirittura prevenuta, facendo sì che le persone riescano a crescere. e a evolversi in un contesto non traumatico. Perché secondo voi cosa succederà in un contesto in cui si sta attuando un genocidio? Mi riferisco a quello di cui parlavo prima, Palestina gazza. Cosa succederà quando avviene un
genocidio? Che le persone sopravvissute, fortemente traumatizzate, vorranno e sentiranno il bisogno impellente, quasi salvifico, di del della vendetta? Perché ogni atto criminale, anche se non è ogni atto efferato, anche se non sembra una vendetta, in realtà è sempre una vendetta, ha una forma di abuso di trauma avvenuto anticamente. La vendetta diventa vendetta per noi. Quando ha a che vedere con 1 1, evento recente, no, tu mi fai male, io mi vendico.
In realtà si può stabilire che la vendetta venga anche a un livello molto più profondo e molto più antico. E risalga, ad esempio, a relazioni molto all'inizio della nostra storia, no? I bambini di Gaza cosa potranno fare? Potranno o elaborare dolorosamente faticosamente elaborare, oppure faranno del male a loro volta. Questa è la. E l'inevitabilità di questa serie di concatenazioni di di eventi dolorosi. E l'abbiamo visto in 1000 altre situazioni, 1000 altre situazioni.
Afghanistan, la famiglia accanto, la nostra storia personale o si elabora o si è destinati a fare del male. Come diceva Auden, questo è un tema molto controverso, molto difficile da affrontare. In cui ognuno, giustamente, ha il suo parere ed è per questo che vi chiedo di scrivere il
vostro parere. Sono davvero interessato a sentire il vostro parere è un tema che probabilmente ingaggerà gli esseri umani in discussioni infinite per ancora molto tempo, ma in queste discussioni merita di essere fatta anche una domanda finale, tutte queste discussioni ci porteranno a. Immaginare uno scenario in cui si possa far crescere persone che abbiano un potenziale di cattiveria molto inferiore,
molto più attenuato. Perché poi questa è la domanda, ogni nostro discorso, ogni nostro filosofeggiare, ogni nostro lavoro di ricerca dovrebbe essere rivolto al miglioramento della condizione umana, che di per sé è, ahimè, abbastanza precaria. Che ne dite? Fatemelo sapere? Buona giornata da ecco.
