Alle volte nella vita le cose possono prendere davvero una brutta piega. Tutti noi potenzialmente stiamo camminando in prossimità di un abisso esistenziale. Cerchiamo certamente di non pensarci, ma in realtà è è abbastanza così? C'è poco da dire. Tutti possiamo percepire. Il risucchio di un gorgo esistenziale che ci può improvvisamente risucchiare nel buio. Che cosa può farci finire in un abisso senza fondo, in un vuoto oscuro di questo genere? Che cos'è che favorisce tutto questo?
E che cosa ci protegge da tutto questo? Beh, a favorirlo possono essere tante cose. Una perdita. Una malattia, un qualche cambiamento di una condizione di benessere a cui siamo abituati, che diamo per scontato, magari per cause che non dipendono da noi, tante cose che conosciamo e forse ancora di più ci spaventano quelle che non riusciamo neanche ad immaginare. Ma forse c'è qualcosa di ancora peggio di un evento di questo
genere che tutto sommato. Ahimè, facciamocene una ragione, fanno o faranno parte della nostra vita in qualche momento, a un certo punto della nostra esistenza, ma probabilmente il più grande abisso che si può raggiungere nella nostra vita è quello che si raggiunge tramite l'assenza di una vera passione. E di un vero desiderio, almeno di una vera passione. Almeno di un vero desiderio. Perché poi alcune persone fortunate hanno più di una passione, di un vero desiderio.
Ma lasciatemi spiegare bene perché quello di oggi è uno dei video forse più intimi e più importanti che spero di potervi dare e che vi potranno fornire delle. Direzioni delle coordinate pratiche da usare anche per la vostra vita. Passione e desiderio sono, credo che siano le uniche due cose che ci possono davvero tenere a galla in alcuni momenti della nostra vita. Sono due cose molto potenti che lavorano dentro di noi, ma sono anche un'enorme problema per alcuni.
Eh sì, perché alla fine. Non è possibile. E anche per il più bravo del dello, dei psichiatri, dei terapeuti, degli psicologi, non è possibile suscitare passione e desiderio autentici in qualcuno che non ce li ha, qualcuno che non ha fatto esperienza fino al punto da farli emergere realmente spontaneamente dentro di lui. Sono due caratteristiche della mente che si creano, indubbiamente. Nei primi anni di vita.
E hanno molto a che fare con un'altro stato d'animo interno molto importante, che è la sensazione della meraviglia, il meravigliarsi. Quello che gli autori di fantascienza chiamano sens of Wonder, che poi è l'obiettivo finale della letteratura fantastica fantascientifica, è fantasy. Che cosa mi piace davvero? Che cosa ti piace davvero? È questa la domanda che alla fine ognuno di noi dovrebbe farsi.
E provando a rispondere in maniera autentica, spietatamente autentica anche, ad esempio, in questo momento nulla. Ecco, il lavoro da fare è lì. Allora per quale ragione ti alzi alla mattina? Domanda altrettanto semplice e micidiale, alla quale poche persone sanno rispondere con, diciamo, tranquillità EE precisione. Vi voglio parlare oggi di nuovo di alcuni elementi della mia storia personale che credo mi abbiano aiutato molto il mio difficile percorso di vita, posto che ce ne sia uno.
Che non sia difficile, nel mio caso lo è stato abbastanza e vi volevo parlare appunto di quello che secondo me mi ha aiutato a uscire da una difficilissima relazione con il mondo che ho sempre avuto e che mi ha sempre fatto molto faticare e soffrire. Vi vorrei parlare di quella che è stata la mia formazione.
La formazione come essere umano, la mia educazione diciamo, non saprei neppure bene come chiamarla, in realtà del motivo vi voglio parlare, per cui alla fine sono riuscito a sfuggire all'abisso al mio abisso personale. Ecco e sperando che quello che vi racconterò possa essere ispirativo possa funzionare da drive e che possa esservi utile, insomma utile anche a voi che mi ascoltate.
Inizio dicendovi che secondo me. In tutta sincerità, il problema della formazione dell'essere umano rappresenta una sfida incredibile, affascinante, uno dei più grandi temi del nostro tempo, forse il più importante di tutti, solamente dedicandoci seriamente alla formazione dei giovani, anzi dei giovanissimi, dei bambini, dei bambini. Possiamo immaginare di sperare in un futuro migliore? Penso che tutto il resto sia secondario, dovrebbe passare in secondo piano.
Questo è il punto più importante. Una nazione che si occupa della formazione dei suoi bambini può cambiare il mondo in un paio di generazioni, probabilmente. Anche perché una volta che si diventa grandi, spesso, come si dice elege son feet, i giochi sono fatti, non sempre chiaramente, ma tutto è più difficile. Tutto è più difficile, come si dice, in senso metaforico.
Mi raccomando, se non hai giocato con le biglie da piccolo, non potrai recuperare questa, chiamiamola questa esperienza così intima, così importante. Giocandoci da grande no, allo stesso modo. Non è facile, e lo sappiamo noi terapeuti, riscrivere le prime relazioni oggettuali, interpretare le prime relazioni oggettuali che non sono andate così bene o che sono andate addirittura male, anche se ovviamente tutte le dovute
eccezioni ci sono. Diciamo che è solo più complesso e devi rompere diversi schemi sociali, diversi paradigmi, lavorare tanto sulla tua mente, sulle tue trappole, eccetera. Comunque. Comunque la la mia osservazione da psichiatra rispetto alla sfida che la pedagogia e la formazione dell'essere umano rappresenta per la società contemporanea non può che essere intrisa anche di dimensioni fortemente emotive, quasi sentimentali.
Certamente la formazione è anche e forse e soprattutto una formazione emotiva che poi è intimamente connessa, è. Ingranata fortemente a doppia mandata a quella scientifica e filosofica, in realtà, cioè la nostra emotività. Alla fine, e vi dirò perché, secondo me è il motore della nostra competenza scientifica e filosofica indispensabile per
noi esseri umani. Infatti credo fermamente che le uniche cose in grado di restare davvero come patrimonio inestimabile e indelebile di un percorso educativo. Siano, ritornando al primo punto di cui vi parlavo, proprio il senso del meraviglioso e il desiderio che a loro volta poi innescano passione, passione nella gente. Meraviglia e desiderio sono stati interni davvero difficili da descrivere, appena percepibili in maniera
intuitiva. Difficili da tradurre in prosa semplici e immensamente complessi. Difficile per uno psichiatrucolo come me, descriverli con efficacia, con potenza, no. E piuttosto il lavoro di un poeta, viene da dire. Eppure sono a mio avviso, l'unico vero motore che ci spinge verso il mondo, che ci trascina da fuori, che definisce in profondità il nostro modo personale di stare dentro. Al mondo meraviglia e desiderio sono i veri salvagenti della nostra vita.
Senza di loro siamo in balia dell'incertezza e realmente pronti a sprofondare nell'abisso nel gorgo che ho messo nella copertina di questo video, quel mulinello molto inquietante. Meraviglia e desiderio sono per gli esseri umani gli strumenti più efficaci di cura e di resilienza, probabilmente capaci di lenire, di collaborare nella possibilità di lenire con grande efficacia il dolore insito nella transitorietà dell'esistere è così, nella durissima consapevolezza.
Che siamo essere limitati nel tempo e nello spazio. Che dobbiamo morire e diventare niente, niente per sempre non è facile. Come psichiatra, ogni giorno nel mio lavoro mi ritrovo a contatto con la disperazione, l'inadeguatezza, la perdita di senso. Perché è questo che alla fine rende la vita. Interessante è la sensazione che le cose abbiano un senso. Spesso mi domando cosa differenzi alla radice chi ha trovato una modalità di convivenza con questo mondo.
Convivenza difficile? Certamente la chi invece ancora non ce l'ha fatta non ci sta riuscendo. E non ho dubbi, ve lo dico subito, che alla base vi siano dinamiche biochimiche, dinamiche neurali neuroanatomiche che stiamo faticosamente cercando di comprendere. In maniera più scientifica, migliore, più credibile, più convincente? No. Guadagnando nuove conoscenze con una certa costanza, ma a un costo sempre piualtomanmanocheciavviciniamoall'asintotoalal.in
cui capiremo davvero tutto. No, è un processo che si fa esponenzialmente più complicato man mano che ci si avvicina al nucleo. All'anima del problema. Quindi confermo a tutti che il mio pensiero è e resta fortemente biologico e riduzionista in questo senso. Ma dentro le cose sono diverse, dentro di me, come dentro di te, credo esistano altre realtà oltre alla scienza in cui credo e che quella che voglio proporre alle persone quando le aiuto. Ma esistono altre consapevolezze.
Esiste 1 1 punto di penombra, una Twilight zone per richiamare una serie di telefilm che io adoravo quando ero piccolo. Qua le zone. Ve le ricordate? Bene, c'è qualcosa del genere dentro di me, come dico sempre quando sono in un bosco. Io ve lo giuro, non ho paura dei cinghiali o di di cadere o di farmi male, ma io ho paura degli
UFO, OK? Quando di notte mi sveglio angosciato ho ancora la sensazione che sotto il letto ci possa essere qualche mostro, quindi dentro di me la sfera emotiva è irrazionale, è potentissima, è potentissima e si sposa a fatica con una razionalità di cui non posso oltretutto fare a meno e non fosse altro per il mio funzionamento cerebrale, piuttosto autistico anziché no. Ed è qui che volevo raccontarvi un mio ricordo molto antico e,
vi confesso, molto privato, ma che si inserisce bene in questo mio discorso che credo possa essere esemplificativo. Allora io ricordo benissimo, ma davvero benissimo. Con dovizia di particolari potrei descrivervi la scena e se avessi le capacità di un grande pittore, ve la potrei dipingere la prima volta in cui mi sono immerso con tutto me stesso nel mistero. Nella meraviglia in cui mi sono realmente meravigliato e ho avuto un innesco nella mente incredibile. La scena è questa, io, mio
padre, è un cielo stellato. È stato probabilmente il momento formativo più potente della mia vita, quella condizione dell'animo che, vi giuro, non mi ha mai abbandonato.
Prima che il nostro rapporto tra me e mio padre si incrinasse per ragioni, quelle sì, talmente intime EE dolorose che non ho intenzione di raccontarvi qui, adesso, era prima di tutto quello, era prima che cambiassero le cose nel sistema della mia famiglia e che io entrassi in quella zona pericolosa all'interno dell'abisso. E iniziassi a guardarci dentro. Comunque, per ritornare alla scena, eravamo in una campagna ligure.
Vi dico esattamente dove eravamo, alla Madonna delle vigne, vicino a Cesino, vicino a Pontedecimo, vicino a Genova. Ed era un momento in cui eravamo a una cena con amici in una
specie di trattoria. Era una situazione molto fricchettona, i miei genitori erano un po' fricchettoni all'epoca, forse un po' tanto e a un certo punto però mi ricordo che il mio papà mi prende per mano e mi ha fatto un attimo alzare, altrimenti faccio vedere una cosa e ci siamo allontanati verso un Prato che era dietro la struttura. La la casa no di questa trattoria e quando siamo arrivati lì mi ha fatto guardare in alto. In un contesto di buio siamo entrati nel buio.
Io mi sono reso conto e però ero con mio papà, ero molto tranquilla e mi ha detto, guarda un po' su. E io ricordo un cielo stellato pazzesco. Mi sono sentito proiettare una specie di ascensore interdimensionale, mi ha sparato nel cosmo e mi sono sprofondato in un abisso positivo e gioioso quella volta. E la mia mente ha iniziato a turbinare di domande e di sensazioni che mi hanno lasciato zittito e immobile, credo per 10 minuti, 10 minuti buoni. E quella sì che era
fantascienza. Ed è stato stupendo. Credo mio papà che era abituato a un bambino decisamente problematico e irrequieto, in una specie di ventola che non si fermava mai. Un ventolino continuò, una ventola vera. Facevo aria io quando ero piccolo. In ogni caso è è tutto qui quello che che volevo raccontarvi.
No, niente altro in realtà, ma vi giuro, amiche e amici, che in tutta la mia vita nulla e nessuno ha mai fatto qualcosa di meglio per me. Mio papà non credo l'abbia capito sino all'ultimo dei suoi giorni. Fino a quando una volta ho provato a parlargliene e non so, ripeto, io non sono un poeta. Non so neanche se l'abbia capito allora. Ma nessuno, niente e nessuno ha mai fatto qualcosa di meglio per me. Nessun insegnamento è stato più potente e trasformativo.
La cosa incredibile è che poco dopo vidi. Incontri ravvicinati del terzo tipo? Era quello il periodo, quindi non lo so. 77 78 non ero piccolo, ero ero molto piccolo. Eee uscì quel film Cloze and Counterals OKO meglio, inizialmente vidi il manifesto, no, una strada deserta che puntava sotto delle montagne oscure, sotto un cielo trapuntato di stelle che si perde no verso. Una linea, una skyline di montagne lontane da cui emergeva una luce.
Quelle locandine erano ovunque a Genova, me le ricordo, incollate ai muri e lampioni in viale Brigate. Anche quel film lo vidi con mio papà. E fu un'altro innesco, perché l'aggancio iniziale era partito, io ero entrato in una modalità di meraviglia, la mia testa era triggerata, pazzescamente, io sognavo cose di quel genere e mi iniziai a appassionare alla fantascienza, al fantasy, astronavi, eccetera. Viaggi interstellari?
No. Da quel momento iniziai a desiderare costantemente, ma anche da adulto, di trovarmi in un luogo in cui in realtà non sono mai stato. O forse. Ci sono stato un'unica volta quella sera con mio papà e che so che in qualche maniera esiste. Quindi no, un luogo che è a metà fra la terra e il cielo oscuro, ma illuminato da miliardi di luci, miliardi di mondi e quindi miliardi di civiltà, miliardi di persone, miliardi di chissà cosa.
Comunque sento che tutto è nato lì per me e immagino che qualcosa di simile sia accaduto, possa accadere o accadrà. AA tantissimi altri esseri umani. Avevo voglia però di sottolinearlo e di raccontarvelo. Meglio che posso Eh? Poi cosa è successo? Mia madre qualche tempo dopo mi
abbono a omni. Io a un certo punto ho visto una rivista in un'edicola in cui c'erano nuovamente stelle, roba anni 70 di di fantascienza, scienza e fantascienza, rivista che non capivo, anche perché era in inglese, ma ma che sfogliavo? Totalmente rapito. E poi a seguire mi regalò il mio primo Apple, un Apple. Mi ricordo che andammo a Milano,
la gb.ca, ordinarlo a comprarlo. Un'esperienza pazzesca, una macchina dei sogni per un bambino come ero io, una macchina che mi inserì in un mondo parallelo di figate pazzesche. Era perfetto. Mia mamma. Mi ha visto passare da super irrequieto a un bambino che stava 12 ore al giorno a programmare. Mi ricordo il mio libro sul basic, poi sull'assembler avanti no? EE questo è stato l'inizio per me di tutto ciò che nella mia vita mi ha permesso di stare meglio, di salvarmi.
E infatti dopo tutto questo, mentre mi sviluppavo il corpo e nella mente poi è arrivato il desiderio, Eh, non solo quello sessuale, ovviamente. Un desiderio più generale, un desiderio che una spinta forte, una proiezione no, conseguenza logica, o forse potremmo dire. Ecco, in questo senso potremmo dire conseguenza emotiva della meraviglia, ma un drive pazzesco e il desiderare qualcosa con tutta la forza che mi ha fornito un nord, una stella polare a cui ho.
Spesso guardato no con determinazione, che anche nei momenti più bui mi ha fornito l'aggancio per non finire nell'abisso. Che dire? Che dire di altro? Credo profondamente che la felicità di una persona alla fine risieda nella sua capacità di desiderare davvero qualcosa. Su questo non ho molti dubbi. Lo sapevo prima di fare lo psichiatra, lo sentivo prima di fare lo psichiatra, lo sento in realtà con ogni fibra del mio essere è una. Consapevolezza grossa, assoluta,
ontologica, mi verrebbe da dire. La domanda più intima, la richiesta più autentica che giungere a chi si è perso nella propria esistenza è proprio questa, alla fine è una richiesta che alle volte non è neanche nominata, non è neanche a parole, ma è presente insegnami a desiderare, insegnami a farlo davvero con passione, perché saper desiderare è l'unica via alla felicità. Il desiderio indica la strada soddisfarlo.
Badate bene, non è necessario. Non è neppure necessario, anzi, lasciatemi dire che alle volte è profondamente sconsigliabile. Io ho desiderato cose che non ho mai neanche minimamente raggiunto, ma sono quelle che hanno mosso la mia vita autenticamente. E quindi saper rispondere alla domanda, che cosa ti piace davvero? Saper rispondere a questa domanda è più che sufficiente per stare a galla al di sopra dell'abisso, questo sì che è
protettivo. Ci tengo a dirvi che oltre i miei genitori ho avuto un unico altro grande educatore, il mio primo maestro delle elementari si chiamava, anzi si chiama Mario Gennari. Adesso è un professore universitario, insegna a Genova. Lui fece la sua tesi sulla nostra classe. È tanti anni che non ci vediamo più. Il suo vero merito? Beh, qualcosa di altrettanto mirabolante, avermi lasciato fare, aver creduto in me quasi ciecamente.
O meglio, la sensazione che io ho avuto è che qualcuno credesse in me ciecamente. Con lui ricordo nuovamente Cieli Stellati, stelle, astronavi, ma anche prati. Ci portavano i prati no, andavamo a vedere i prati, cose che. Cioè, ma cosa fanno STI bambini? Cosa fa sto pazzoide coi bambini?
No? Mi ricordo tantissime domande questa, ecco questo mi ricordo tantissime domande che mi faceva e pochissime risposte che mi dava e mi irritava alle volte no, ma ricevere domande da un adulto è stato fantastico per me, è stato meraviglioso, mi ha dato un'enorme senso di fiducia, mi ha fatto sentire concretamente parte del gioco, mi ha reso in realtà. Tranquillo. Ha reso tranquillo un bambino che non lo era, ha accresciuto
responsabilità, consistenza. Ecco, qui, dopo quel tempo, tutto è stato importante per me. Tantissime cose importanti, tante relazioni, tante acquisizioni culturali, ma niente è stato più essenziale. Ne ho passate tante di belle, di brutte. In realtà anche di molto brutte, ma alla fine è come accendere un fuoco, una volta disposta bene la legna e accesa la fiamma, il più è fatto.
