Ep. #815 - ⚛️ Breve Storia dell'AUTISMO ❤️ - podcast episode cover

Ep. #815 - ⚛️ Breve Storia dell'AUTISMO ❤️

Jun 01, 202521 min
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🔍 In questo video ripercorriamo, in modo chiaro e accessibile, la storia dell’autismo: dalle prime definizioni del termine nei primi del ’900 fino all’attuale concetto di spettro. Un viaggio che attraversa quasi cento anni di cambiamenti nei modelli diagnostici, nei paradigmi clinici e nella cultura generale.🧠 Vedremo come l’autismo sia stato inizialmente confuso con la schizofrenia, per poi affermarsi come condizione distinta grazie a figure come Leo Kanner e Hans Asperger. Scopriremo come i manuali diagnostici, da DSM-I fino al DSM-5, abbiano progressivamente raffinato la comprensione di questa condizione, aprendosi a una visione più ampia e inclusiva.🌍 Oggi parliamo di neurodiversità, non solo di diagnosi. Comprendere il passato è fondamentale per evitare vecchi errori e abbracciare un nuovo modello: quello bio-psico-sociale, centrato sulla valorizzazione delle differenze e sulla costruzione di una società realmente inclusiva.📽️ Un video fondamentale per chi vuole davvero capire cosa significa parlare di autismo oggi.⭐️ LIFESTYLE MEDICINE, entra nel nuovo progetto: @LifestyleMedicineOfficial ⭐️⭐️ "ADHD Consapevole", psicoeducazione, Lifestyle Medicine e Mindfulness per persone ADHD: https://lifeology.it/adhd-consapevole/?utm_source=yt_organico&utm_medium=go&utm_campaign=sp ⭐️⭐️ TRAPPOLE MENTALI, Test Gratuito: https://lifeology.typeform.com/test-trappole/?utm_source=yt_organico&utm_medium=go&utm_campaign=testtrappole ⭐️⭐️ CHANGE - Scienza e Arte del CAMBIAMENTO: https://lifeology.it/change/?utm_source=yt_organico&utm_medium=go&utm_campaign=sp ⭐️

Transcript

Allora c'è un concetto oggi di cui si parla molto e di cui molte persone credono di conoscere il significato. Eh, una parola che sentiamo ogni giorno, autismo. Autismo è una parola sempre più presente sui social media, sui giornali, in televisione, nei dibattiti.

Ma se ci fermiamo un attimo, se ci guardiamo un pochino dentro con un minimo di onestà, direi anche noi operatori sanitari, beh, forse ci accorgiamo che quel che sappiamo dell'autismo spesso è poco più di una manciata di concetti vagamente stereotipati ed informazioni pescate qua e là da sorgenti non sempre affidabili. Oppure anche possediamo informazioni che provengono da cliché ritrovate in alcuni film? No, il genio matematico, il talento fuori scala, l'asperger

brillante. Certo, ci sono delle serie televisive come Big Bang Theory che indubbiamente insomma portano un'immagine dell'autismo interessante. Mi riferisco ovviamente al grandissimo sheldon Cooper, ma. L'autismo ovviamente è qualcosa di più complesso, è qualcosa che merita un avvicinamento prudente e soprattutto la possibilità di ottenere informazioni da persone che con l'autismo magari ci lavorano, ci lavorano tutti i giorni. No? L'autismo, diciamo.

Vero, l'autismo che si vede nel mondo reale è qualcosa di più, molto di più. Non mi piace dire più complesso, ma sicuramente più sfaccettato di quello che appare nel

contesto mainstream. Quella dell'autismo è una storia lunga, in realtà molto lunga lunga più di un secolo, eh, e comincia curiosamente, come spesso accade in psichiatria, in psicologia, in generale, nelle neuroscienze, da un'altro disturbo, Eh. Infatti nel 1911 lo psichiatra svizzero Eugene Boiler Conia il termine autismo, ma lo USA per descrivere qualcosa di particolare, non qualcosa che ha a che vedere con la nostra definizione attuale.

Eh. Bleuler lo USA per descrivere alcuni sintomi della schizofrenia, i cosiddetti sintomi negativi. Parte di quelli che sono i sintomi negativi della schizofrenia? No, come ad esempio il ritiro sociale. L'isolamento, la fuga dalla realtà. Insomma, l'autismo di fatto nasce come un sintomo, non come 1 1, non come una diagnosi, né tantomeno come una neuro divergenza che abbia una sua autonomia.

Quindi la storia inizia il 1911 e come capite è una storia lunga Eh. Quindi partiamo da una sorta di dettaglio, un sintomo, un comportamento non ancora. Una condizione che poi passerà faticosamente da patologica a condizione di funzionamento mentale. Beh, siamo ancora molto lontano eh, molto lontani da questo che avverrà poi diversi decenni dopo.

Cosa succede poi dopo? Poi arriva Leo Canner negli anni 40, quindi alcuni decenni in cui l'autismo gironzola in psichiatria e nelle neuroscienze, appunto come sintomo della schizofrenia. Poi arriva Leo Canner negli anni 40 e la storia indubbiamente cambia. Lui osserva alcuni bambini, parte dal concetto sicuramente già molto ancorato a quella che è la nostra dimensione del presente delle disturbi del neurosviluppo.

Quindi osserva già dall'infanzia che quello che vede quando sono presenti questi sintomi, chiamiamoli negativi, è di ritiro sociale, in particolar modo di di isolamento. Bene, non è schizofrenia. O per meglio dire, non è sempre schizofrenia. E col senno di poi, vedremo che nella maggior parte dei casi non è schizofrenia. Che cosa? Che cos'è?

Di cosa si tratta? Si si tratta di bambini che non riescono a entrare in relazione e che ripetono movimenti che sembrano chiusi in un mondo a parte, però senza deliri, senza allucinazioni, senza quegli altri sintomi che poi definiscono, ovviamente in età più avanzata, la schizofrenia. Nasce così il concetto primordiale di autismo infantile precoce. Contemporaneamente Cir, quasi contemporaneamente un'altro medico, Hans Asperger, medico

molto controverso. Indubbiamente ha ragione, è controverso perché oggettivamente ha lavorato per i nazisti. Eh, comunque, al di là di queste cose che sono tutt'altro che irrilevanti, comunque Asperger lavora su qualcosa di simile, ma non identico. Bambini che parlano in questo caso, quindi che non hanno il

mutacismo che osservava canner. E bambini che parlano, che ragionano a volte con intelligenza fuori dal comune Eh, ma che faticano comunque a decifrare le emozioni degli altri, a entrare nei giochi dei coetanei no che si incatenano e si ossessibilizzano su interessi iper specifici. E quindi quelli che poi in seguito verrà definito no si chiameranno gli Asperger, il disturbo d'asperger, la sindrome

di Asperger, Eh? Per decenni questi due filoni restano, diciamo per così dire, un po' appesi in questa maniera, eh. L'autismo non trova? Sicuramente un posto chiaro. Sì, ci sono delle intuizioni, ritiro sociale, incapacità a comunicare, alle volte difficoltà nel linguaggio parlato, incapacità a cogliere le emozioni altrui, stereotipie, movimenti stereotipati, comportamenti ripetuti, rigidità comportamentale, ideazione e

interessi super specifici. Cose di questo genere si iniziano già a notare e che comunque. Definiranno poi in futuro le caratteristiche della mente autistica. Che cosa accade in ambito psichiatrico? Invece iniziamo anche qua, dai primordi, dal DSM1E, il DSM due, Eh, il DSM. Sapete che è il manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali, un po' la Bibbia della psichiatria, della psichiatria, chiamiamola categoriale. Non critichiamolo troppo perché ha degli aspetti per cui è molto

utile. Sicuramente ha preso delle belle cantonate Eh? In particolar modo nel DSM uno poverini e nel DSM2I primi manuali diagnostici americani della psichiatria categoriale, l'autismo viene infilato ancora dentro la schizofrenia e lo troviamo nei primi nelle prime due edizioni del DSM nella schizofrenia. Un errore sicuramente pesante, ma comprensibile in un'epoca in cui il cervello era. Ancora più mistero di adesso.

E lo sviluppo infantile lo era incredibilmente ancora di più, Eh. A fatica ci si concentrava sulle neurodiversità, sulle sulle modifiche del cervello delle persone adulte, sui diversi funzionamenti mentali figuriamo, su quello dei bambini che erano considerati irrilevanti da un certo punto di vista. Eh, c'era ancora una forte discriminazione per quello che riguarda la medicina, la

psicologia dei bambini. Le cose cambiarono negli anni 70 e negli anni 70 qualcosa si muove, lorna Wing e scheppler iniziano a intravedere il quadro dell'autismo un po' nel suo insieme e a portare degli ottimi contributi e finalmente il 1980 col DSM tre Eh quindi la terza edizione. L'autismo viene riconosciuto come disturbo a sé, ancora come un disturbo in quel momento. Di conseguenza venivano osservati i casi più gravi, non era osservato l'autismo, era

osservato l'autismo. Diciamo a più basso funzionamento o per dirla modernamente, a più alta necessità di supporto, quindi nasce di fatto la categoria dei disturbi pervasivi dello sviluppo e qui è proprio inizia una nuova fase. No, quella del riconoscimento, ma anche, ovviamente quello delle etichette, e ripeto,

etichette perché connesse. A forme di autismo molto gravi, forme di autismo che di fatto configuravano quasi sempre un funzionamento talmente basso che di conseguenza corrispondeva a un disturbo. Poi nel 1994, quindi nuovamente decenni di persone che sono usciti tanti libri, se volete poi ve li metto in tutti questi anni, ma libri che comunque erano avanti per lei poca ma ormai sono diciamo antichi per

il presente comunque. Dobbiamo saltare dagli anni 80 al 94, quando arriva il DSM quattro Eh è all'interno del DSM quarto della quarta edizione del Manuale Categoriale della psichiatria troviamo il disturbo autistico, la sindrome di Asperger è ancora chiamata così il disturbo Disintegrativo dell'infanzia, La sindrome di Rett e il cosiddetto Pd di.

Non altrimenti specificato e il disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato, una sorta di serbatoio in cui ci entravano dentro tutti i casi più strani Eh, che probabilmente avevano a che vedere con diagnosi non fatte bene, con comprensioni parziali del funzionamento della persona che veniva esaminata. Comunque un tentativo primordiale di classificare l'inclassificabile quello che per il momento era ancora inclassificabile.

Ma nella realtà clinica, diciamo in quello che accadeva nei centri di salute mentale, negli ambulatori degli ospedali del mondo, dovunque persone autistiche chiedevano aiuto per il disadattamento. Eh. Ricordiamoci questo che la persona autistica chiede aiuto quasi sempre, non per l'autismo, ma per il disadattamento che l'autismo configura e di conseguenza per il disadattamento in rapporto all'ambiente e in rapporto alle altre persone. Chiaro, questo è un punto molto

importante. L'autismo di per sé a meno che non sia di una gravità estrema, quindi ci siano dei dei deficit estremi, magari in concomitanza anche con deficit cognitivi o altre cose. Bene, l'autismo spesso genera disagio mentale per disadattamento, Eh? Disadattamento è la parola magica della psichiatria che nessuno USA ma che tutti dovremmo usare perché il disadattamento che è il corrispondente di sofferenza del funzionamento mentale diverso. In questo caso neurodivergente.

Quindi quando queste persone vanno dallo psichiatra, non vanno per l'autismo, vanno per il disadattamento che l'autismo genera con l'ambiente o che le relazioni. Spero di essere stato chiaro perché è un punto molto importante. Eh e ripeto, negli anni 90 la realtà clinica era ancora un gran casino eh. Molti bambini ricevono diagnosi diverse da accenti diversi. Non parliamo degli adulti Eh, molti adulti restano invisibili.

E iniziano a essere classificati come borderline, strani, schizofrenici, BIPOLARI, eccetera eccetera eccetera. Molti clinici si arrangiano, fanno quello che riescono, volavano psicofarmaci come se non ci fosse un domani perché la gente di fatto non capiva ancora nulla. E ricordiamocelo una psichiatria che non tenga profondamente di conto. Le neurodivergenze è una psichiatria che è destinata a fallire.

A fallire c'è poco da fare. Nel frattempo però qualcosa di buono esce, eh, ovviamente fuori dalla psichiatria, ma qualcosa di buono salta fuori, Eh, c'è un'altra rivoluzione che nasce, la rivoluzione delle neuro diversità, delle neuro divergenze è un termine che viene non da uno psichiatra, guarda un po', ma da una sociologa. Judy zinger è una sociologa che cambia tutto, cambia il campo da

gioco e cambia la prospettiva. L'autismo non è più da considerare come un deficit di per sé da correggere. Ma una variante del funzionamento neurologico umano quindi inizia a introdursi, pensate un po', partendo dalle idee di una sociologa, il concetto di disturbo del Neurosviluppo, Eh. Quindi cambia il linguaggio, cambia il significato, la semantica, compare la parola.

Di conseguenza, oltre al neurodivergente è la parola neurotipico che indica ovviamente chi ha avuto uno sviluppo neurologico, chiamiamolo standard, ovvero più all'interno della gaussiana vuol dire solo questo è neurodivergente vuol dire che ha è stato divergente rispetto alla media del funzionamento neurotipico significa che all'interno di questa Gaussiana Eh e ovviamente per contrasto, neuro atipico, neuro divergente eccetera eccetera. Non comprenderà poi solo l'autismo, Eh.

La cosa bella è che in verranno introdotti in questa categoria anche LADHD, che inizia nuovamente a manifestarsi nella mente di noi psichiatri come eventualità possibile di disagio mentale, nuovamente per disadattamento la dislessia e altre, insomma la tourette, altri DSA eccetera.

Condizioni del neurosviluppo, cioè disturbi che sono presenti ad inizio nelle persone, OK. Quindi negli anni 90, benché non cambi la nomenclatura psichiatrica, cambia un concetto importante, neuro tipico, neuro divergente. Julie Singer, Grande Sociologa, abbiamo diversi decenni per digerire tutta questa mazzata in cui noi psichiatrici ci rendiamo conto di non capire. Alle volte una e merita cippa.

Ma arriviamo al 2013. 2013 con il DSM 5 Eh il DSM 5 avviene un'operazione radicale, Eh, il DSM 5 riunisce tutto sotto un unico cappello per quello che riguarda tutte le varie dimensioni autistiche, Eh ovviamente diventa disturbo dello spettro autistico. Resta ancora la parola disturbo, però tanta cosa è stata fatta. Ha senso? In realtà ha senso alla luce di quello che vediamo noi psichiatri. Comunque vi è le distinzioni, vi è la sindrome di Asperger come diagnosi separata, eccetera

eccetera. Si parla in particolar modo di spettro, perché ogni persona è unica e l'autismo può manifestarsi in 1000 modi diversi, più o meno evidenti, più o meno invalidanti, più o meno comprensibili agli altri. E di conseguenza, probabilmente il futuro cosa sarà? Che si passerà a disturbi dello spettro autistico? A, mi viene da pensare disadattamento dello spettro autistico, qualcosa del genere. Oppure beh, diciamo che potrebbero anche essere distinzioni di lana caprina.

Però avete capito qual è il concetto? Il disadattamento è la sorgente reale di sofferenza nei disturbi del neurosviluppo, nelle neurodivergenze, che sia autismo, che sia DHD, che sia sindrome tourette eccetera eccetera. Comunque i criteri dell'autismo

nel DSM 5 oggi parlano chiaro. Ci sono punti piuttosto chiari, difficoltà persistenti nella comunicazione e nell'interazione sociale, comportamenti ripetitivi, interessi ristretti, rigidi, stereotipati, esordio precoce, anzi precocissimo, quindi assolutamente nell'infanzia e deve esserci per essere considerato disturbo, giustamente il DSM 5. E introduce la postilla finale, fondamentale, che tutto questo deve impattare sul funzionamento quotidiano, deve cioè generare

disagio clinico. Significativo, chiaro. Ma la domanda vera adesso è, che cosa intendiamo per autismo? Modernamente, alla fine di tutta questa carrellata, è una malattia, un'identità, un modo di essere? Bene, oggi sappiamo che che l'autismo può coesistere. E con altre condizioni, con la disabilità intellettiva, con la DHD, con il disadattamento? Eh. Può presentarsi in persone con funzionamento intellettivo

elevato. E sappiamo che non è affatto una questione di mancanza di empatia, semmai si tratta di un'empatia che si esprime in modo diverso.

Entriamo sempre di più nel concetto di funzionamento mentale diverso Eh, quindi un'empatia più interiore, più faticosa da codificare nel linguaggio sociale e da trasmettere nelle relazioni standard, ovviamente parallelamente a questa consapevolezza che è molto chiara, molto netta nella Comunità autistica e in molte persone che si occupano, diciamo per scelta, per vocazione.

Per senso di responsabilità, mi viene a dire, se fai lo psichiatra a l'autismo, bene, tutte queste cose sono chiare, ma non c'è una corrispondente consapevolezza nella medicina mainstream, lo ripeto non solo negli psichiatri, ma in molti operatori sanitari, nei medici in generale. Per cui bisogna come dire, c'è ancora tanto lavoro da fare in questa direzione. Che punto siamo?

Siamo a un bivio, praticamente da una parte c'è ancora chi parla di autismo solo in termini di deficit, è diagnosi, compromissione, c'è chi ancora spesso i medici devono ancora. La persona autistica come la persona che ha autismo e deficit cognitivo. Insomma, è una storia vecchia, vecchissima, questa qua, e non possiamo più permetterci di

considerarlo così. La maggior parte delle persone sono normodotati sul piano cognitivo, le persone autistiche intendo, e una grossa parte, una certa parte abbastanza grande, sono addirittura plusdotate. Quindi non si parla più di diagnosi di deficit. Eh, e questo?

Questa visione vecchia genera problemi, genera problemi di diagnosi sbagliate, di approcci sbagliati anche in altre aree della medicina, di non comprensione e di sofferenza, banalmente ragazzi di sofferenza, perché dall'altra parte, infatti, c'è un movimento sempre più forte e sempre più consapevole. Ripeto, il movimento delle delle persone autistiche che si sta. Conglomerando attorno dei concetti moderni è un movimento che chiede rispetto, rappresentazione, adattamento del contesto.

Anche il mondo deve essere fatto a misura di tutti, non solo dei neurotipici. Quindi non basta più curare l'autismo. Perché curare l'autismo? Dobbiamo essere chiari, significa accusare, curare il disadattamento che l'ambiente, le relazioni con le persone autistiche generano nelle persone autistiche. Bisogna capire quindi l'autismo, bisogna ascoltare chi vive questa condizione, bisogna avvicinarsi con prudenza, con onestà, con mente aperta al mondo dell'autismo.

E bisogna un po' ripensare alla società per accoglierlo, perché oltre all'autismo ci sono 1000 divergenze neurologiche, sociali, di stile. Di di comportamenti di colore della pelle, di preferenze sessuali che devono essere normalizzate in questa società. Eh. Questa società deve diventare in generale più inclusiva e più accogliente, non solo con l'autismo, in generale, con ogni essere vivente, ogni essere vivente, neanche gli esseri

umani, con ogni essere vivente. Eh, è questo che è importante. Bisogna proprio ripensare un po' la società, non solo per i neurodivergenti, ma per chiunque esca dalle regole. Diciamo della normalità, dalla media, dalla moda.

OK, l'autismo non è un enigma da risolvere, è una realtà da imparare a conoscere con rispetto, con umiltà e lasciatemelo dire a me stesso e agli altri psichiatri, con un pochino meno fretta di etichettare e soprattutto, se proprio vogliamo etichettare, diamo delle etichette giuste, perché l'autismo nella maggior parte dei casi è sofferenza, perché genera. Disadattamento genera, genera quello che si chiama Minority stress, che riguarda tantissime

altre minoranze. Lo ripeto, tantissime altre divergenze. Una società più accogliente, più inclusiva probabilmente risolverà il problema e non dovremmo neanche usare delle medicine. Bene, spero di avervi interessato. L'autismo è un mondo interessantissimo. Se vi interessano questi temi delle neuroscienze date un like al video e iscrivetevi subito al canale e accendete la campanellina in modo da essere sempre aggiornati sui nuovi

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