È incredibile, è incredibile. Ma devo riparlare di depressione, mi sa che devo ripartire proprio dall'a Bce. Ed è pazzesco perché uno pensa che negli anni 2000, Beh, dovremmo aver archiviato e messo da parte tutte le informazioni sbagliate. Le. Fake news, lo stigma EE le difficoltà nella diagnosi, nella comprensione, nella terapia della depressione.
Invece no, no, sembra che la depressione sia ancora e ancora un'area poco chiara non solo nella mente della persona comune è questo che mi fa impazzire, ma anche nella mente di alcuni professionisti che si dovrebbero occupare di salute mentale che godono. Oltretutto di un di una certa visibilità, di una certa popolarità a livello mediatico.
Ci tengo a dire una cosa, una cosa importante, sebbene negli ultimi mesi abbia sentito alcuni psichiatri e psicologi, chiamiamoli quelli da TV Eh, quelli da radio dire delle sciocchezze, dal mio punto di vista, delle sciocchezze incredibili sul tema della salute mentale. Vorrei ribadire che moltissimi medici e psicologi che lavorano, che lavorano davvero sul campo, mantengono oggettivamente la la barra dritta EE restano sul pezzo, aiutando in questo modo
moltissime persone. OK, moltissimi pazienti in un servizio sanitario nazionale che sempre di più fatica. OK, questo vale davvero la pena ricordarlo, d'accordo? E poi dall'altra parte ci sono, ci sono loro II soliti arcinoti, psichiatri e psicologi da palcoscenico che ne stanno sparando di tutti i colori. Ho sentito dire che oggigiorno, ad esempio, ci si rivolgerebbe troppo a psicologi e psichiatri dopo decenni. Provato a far superare alla
gente questo stigma? Oppure che la depressione è un'opportunità o addirittura un dono? Che la DHD non esiste, che IDSA non esistono, che non bisogna usare gli psicofarmaci. Psichiatri che dicono che non si usano gli antidepressivi. Se uno ha la depressione, qualunque cosa bisogna. Usare diversamente la depressione è un segnale eccetera? No, chi è depresso non è malato, ma riceve dei segnali da
interpretare. Non si capisce bene chi debba interpretare questi segnali in un contesto così drammatico come è la depressione e altre cose di questo tipo. Punto primo, è ovvio e. Ovvio che ci sono condizioni di sofferenza che sono realmente opportunità chiamiamole di crescita e che possono rappresentare dei segnali da cogliere. È ovvio, certamente sì.
Però quando si parla esplicitamente di depressione, quando come psichiatra ti viene chiesto di parlare di depressione, sicuramente bisognerebbe mostrare un atteggiamento. Un filino più prudente e professionale rispetto a quello che ho visto mantenere da li. Chiamiamoli colleghi televisivi. Resto sinceramente perplesso quando sento alcuni medici, soprattutto se sono specialisti in psichiatria, se sono psicoterapeuti, medici, a esprimere opinioni che minimizzano.
La gravità della depressione che la fanno diventare qualcos'altro, Eh? Dopo decenni di progressi faticosi, complessi e basati poi su evidenze, su lunghi lavori di ricerca, no. Nel comprendere e trattare in modo efficace tutte le forme in cui si manifesta la sofferenza repressiva, trovo davvero preoccupante che proprio oggi, in un momento in cui la salute mentale richiederebbe.
Rigore e responsabilità si sceglie invece di proporre narrazioni semplificate, a volte volutamente, mi pare provocatorie, per captare la benevolenza di una certa fascia di popolazione e una fascia di popolazione molto sensibile alle visioni, come dire, anti anche un filo complottistica dal mio
punto di vista. EE mi riferisco comunque in particolare a chi parla pubblicamente della depressione come se fosse solo un problema esistenziale e passeggero no, ignorando del tutto l'impatto devastante che può avere nella vita delle persone. Parlo del disturbo repressivo maggiore, parlo della depressione bipolare, della depressione associata al trauma, al post partum.
Al dolore cronico, alle condizioni mediche, alle neurodivergenze che presentano forme repressive molto specifiche, molto precipue e particolari e oltretutto non possiamo poi dimenticare il fenomeno, sempre troppo taciuto, ancora fortemente stigmatizzato del suicidio. Non solo, non condivido assolutamente queste semplificazioni, queste queste persone che parlano con frasi
tipo baci perugina. Secondo punto, narrazioni semplicistiche no, ma ritengo che chi ha una certa visibilità nei media e soprattutto se 6, 1 medico o uno psicologo. Dovresti assumerti la responsabilità di parlare di psicopatologia con il rispetto e la profondità che il tema merita, specialmente parlando di depressione in generale. Ma nel caso della depressione in particolare, per non fare passi indietro? No. Siamo in un'epoca in cui la disinformazione può diventare
virale in pochissime ore. È indispensabile che chi si espone lo faccia sulla base di dati epidemiologici solidi di conoscenze. Specifiche consolidate su studi clinici rigorosi, non su impressioni personali su intuizioni su su su qualità magiche. No. O semplicemente, lasciatemi dire, il desiderio di stupire, non di informare, ma di stupire.
Come medici dobbiamo scegliere se la nostra, il nostro lavoro è. Informare correttamente oppure stupire per diventare personaggi da palcoscenico che può può andare bene in altri contesti professionali o, per meglio dire, può addirittura andare bene anche per un medico, basta che si mantenga la barra dritta e si forniscano informazioni di elevata qualità, informazioni di valore che siano utili alle
persone. E che non le allontanino dalle migliori cure possibili, dalle migliori opportunità di essere diagnosticati e curati. E quando si parla di depressione non stiamo discutendo di idee astratte, di filosofia o di frasi da baci perugina. O, per meglio dire, c'è anche la dimensione filosofica, epistemologica, sociale, soprattutto sociale. Mi viene da dire tante cose, ma.
Comunque stiamo parlando di fatto di vite concrete, reali, di dolore autentico, di persone che meritano di essere comprese e aiutate, non confuse perché sennò nuovamente ci ritroviamo in quel periodo in cui le persone avevano una doppia sofferenza, sofferenza legata alla depressione, sofferenza legata alla sostanziale incapacità a capire in che direzione andare senza supporto, magari dei familiari, perché queste. Sparate che si sentono là fuori.
Poi vengono percepite da tutta la popolazione, sia dai pazienti che dai loro familiari e anche magari dai medici, anche magari dagli insegnanti, anche magari dagli assistenti sociali, da chi ha una responsabilità e ha un lavoro a contatto con la gente. Eh, ripeto, quando si parla di depressione dovremmo innanzitutto parlarne al plurale. Non esiste la depressione, dovremmo spiegare alle persone
che esistono le depressioni. Ripeto, disturbo depressivo maggiore, depressione bipolare, sicuramente ancora adesso poco diagnosticata, non diagnosticata bene, depressione del PTSD, disturbo dell'adattamento. Un punto fondamentale di cui nessuno parla. Lì sì che entra la dimensione sociale, lì sì che entra lo stress, lo stress cronico, lo stress nascosto, il micro stress all'interno della famiglia, nella società, eccetera. OK.
Depressione nel post partum depressione correlata al dolore cronico, un problema enorme a livello mondiale che sempre di più sarà da affrontare anche da noi psichiatri. Eh. Depressione da cause mediche generali. Tumori, alterazione degli assi ormonali ricordiamoci che se tu non sai identificare bene la depressione, rischi di. Nuovamente di da dire che si parla di un'opportunità, magari questo ci ha un tumore non è fatto manco una risonanza magnetica.
OK, perché qua poi entriamo nell'ambito delle cose concrete vere Eh? Depressione iatrogena a certi farmaci, depressione iatrogena ai trattamenti, depressione nei casi specifici e molto delicati delle neurodivergenze, campo in cui moltissimi psichiatri e psicologi ancora faticano nel 2025. Insomma, un vero campo della salute è molto complesso, non è un campo da banalizzare, come ho sentito fare. E parliamo anche del suicidio, molto spesso quasi sempre connesso ai fenomeni depressivi.
E ce lo dice l'epidemiologia, non ce lo dicono le intuizioni magiche. in Italia si registrano circa 4000 suicidi ogni anno, è un tasso che oscilla fra sei e 7 casi ogni 100.000 abitanti no. Che poi, in linea con la media europea dell'Europa occidentale, perlomeno no. A livello europeo contiamo 50.000 morti circa per suicidio all'anno Eh rappresentano una delle principali cause di morte tra i giovani adulti.
Ecco, giovani adulti in particolare è la fascia che mi pare sia fra i 15 e i 29 anni, OK? Il suicidio è spesso l'esito estremo di una sofferenza psichica non riconosciuta o non adeguatamente trattate. Le psicopatologie più frequentemente associate nuovamente al suicidio sono, lo ripeto, il disturbo repressivo maggiore, soprattutto il disturbo bipolare, se non viene riconosciuto e le oscillazioni che implicano i disturbi di personalità, spesso le dipendenze, le dipendenze,
disturbi psicotici. Ma anche il trauma non riconosciuto e non trattato, l'isolamento sociale, anche certo, le malattie croniche, le malattie, il dolore cronico può contribuire in maniera determinante. OK, questi sono fatti, anche questi sono opportunità o doni per le persone, per i giovani? Non credo proprio, siate
precisi. Vi invito, non voglio neanche fare i nomi, invito cari colleghi televisivi e radio radiofonici, vi invito a. Specificare anche questo per non allontanare le persone dai migliori trattamenti, dalle migliori cure da identificare e tipizzare cosa sta accadendo? OK, non si può parlare di salute mentale così alla cazzo. Non si può parlare così alla cazzo, Eh?
Non credo proprio. Anche in questi casi, come ho detto, i farmaci non servono, i farmaci non servono, i ricoveri la medicalizzazione inutili è inutile, ma fatemi il piacere, cercate di ritornare sulla terra. Da quanto tempo è che non state in un centro di salute mentale? Siete mai stati a lavorare in un centro di salute mentale con la psicopatologia, quella hard, quella dove ci sono persone disperate? OK, poi è vero, è vero Eh tu.
Quello che ho detto anche prima, ci sono delle dimensioni di sofferenza che possono essere utili per la crescita, ma certo fallire il fallimento tutte le cose che sappiamo è la è l'a BC della crescita personale. Ma col psichiatri non si può parlare nei termini in cui ho sentito parlare in questi ultimi mesi, ad esempio di depressione o di neuro divergenze o di giovani Eh. Ma torniamo al suicidio.
No, ricordiamoci che il suicidio in molti casi è prevenibile, è evitabile attraverso interventi tempestivi, conoscenza, consapevolezza, supporto psicologico, accesso alle cure psichiatriche efficaci e assenza di stigma e conoscenza. Le persone devono avere sapere quali sono i fattori di rischio del suicidio. No, io insegnerei nelle aziende, non solo il BLS, cioè se io cado a terra. Come fare a iniziare la procedura di rianimazione?
Come muovere io insegnerei? Quali sono i fattori di rischio del suicidio nelle scuole, nelle aziende, nelle aziende pubbliche, nelle aziende private? Perché salvi vite, eh, e non certo le salvi dicendo che la depressione che sostiene il suicidio è un'opportunità o un dono, un segnale d'accogliere dirlo in questa maniera così semplicistica come lo sentite dire?
Ecco che quindi fornire informazioni semplicistiche, romanzate romantiche, no. A scopo poi di affabulare il pubblico può essere davvero molto pericoloso, molto pericoloso. E può allontanare la gente dal chiedere aiuto rapidamente, paziente e caregiver. Lo ripeto, se instilliamo nella mente della gente che. E che che la sofferenza repressiva sia un ottimo modo per evolvere come esseri umani. Avremmo fatto un'azione pericolosa. Un'azione pericolosa. Specifichiamo di cosa stiamo parlando.
Se usiamo la parola depressione, cerchiamo di essere precisi, almeno noi psichiatri psicologi, Eh, lasciatemi anche fare. Perché io vedo già le scritte, chi scriverà qua sotto, lasciatemi fare una dovuta specifica.
Probabilmente ci vuole, Eh, per dare anche acqua in parte al al al mulino di chi fa, di chi parla in questa maniera della depressione, no. Ad esempio si cita spesso il libro classico la società senza dolore Biunciu LAN che propone una riflessione che è filosofica e sociologica, interessante, molto interessante, sul modo in cui il mondo contemporaneo. Tende a rimuovere, certamente a medicalizzare, alle volte anche troppo. Negare la sofferenza?
No? Secondo han, viviamo in un'epoca che può essere un po' anestetizzata, no? In cui ogni forma di dolore fisico, psico esistenziale viene in qualche maniera visto come un'anomalia da da eliminare e. Anche a costo magari di perdere, no? La profondità, il senso di esperienza umana, qualcosa del genere. Teniamo conto che io sinceramente non ho più voglia di soffrire fisicamente o
psichicamente, ma è normale. Ci siamo battuti per l'ospedale senza dolore, adesso ci vengono a dire che invece dobbiamo soffrir? Sì perché è lì che la come se lo soffrissimo già abbastanza, ma ma a chi state parlando, Eh? La critica di di di di Anne è una critica culturale? No. Sostiene che l'uomo moderno, ossessionato dalla performance e dalla positività, non tollera più né la fragilità né il disagio. Si rifugia spesso in pratiche di auto ottimizzazione.
Questo dice no, in uso eccessivo di di categorie mediche no, per silenziare qualsiasi forma di sofferenza. E questo in parte è vero, certo. Non concordo completamente sulla tesi di Anne, ma in parte è vero Eh. Il problema nasce quando queste analisi filosofiche no chiamiamole simboliche, culturali poi vengono confuse e vengono sovrapposte alla. Questi messaggi così forti e affabulanti vengono poi sovrapposti alla sofferenza psichica clinicamente rilevante? No, come nel caso il disturbo
depressivo maggiore delle. Forme gravi di depressione patologica di cui vi ho parlato. Eh, vi sto parlando in questo
momento qui. Non si tratta più di disagio esistenziale o di una normale esperienza di tristezza legata alla condizione umana, ma. È un vero e proprio quadro clinico invalidante, con alterazioni misurabili dell'umore, somatovegetative del sonno, della cognizione, dell'appetito, della motivazione, del della Motricità, della memoria, fino a arrivare, in molti casi, troppi casi, a ideazione suicidaria o al suicidio stesso.
Una patologia della mente io parlo di una patologia della mente, chiaro, una malattia mentale, OK. Il discorso filosofico interessante è quello che riguarda poi dolore fisico e mentale Eh, ma che peraltro a me trova critico, perché uno dei veri vantaggi di di vivere nel 900, sinceramente, è non dover più, non so se ti viene mal di dente morire per il male perché la gente non ha non capisce più neanche questo. Che il dolore.
Tutti ne parliamo bene adesso, perché nessuno lo prova più cazzo, nessuno prova più il dolore. Si moriva per una pulpite nell'Ottocento, ti venivo mal. Noi non sappiamo cosa vuol dire stare tre mesi con un mare che non riesci neanche a ragionare, non riesci più a parlare con i tuoi familiari, non riesci più a mangiare e muori, ti defedi e magari muori OK per una cosa che adesso ha una banalità ricordiamocelo quando leggete la società senza dolore.
Eh, perché poi quando alcuni filosofi improvvisati per me, Eh, spesso senza, sicuramente senza competenze mediche, utilizzano concetti come quelli di via giuan per affermare che la depressione non esiste, che è una reazione al mondo, che curarla significa reprimere l'individuo, beh, ragazzi, state commettendo un errore, un errore madornale.
Eh, non solo. Viene confuso il piano simbolico con quello clinico, ma si contribuisce a una pericolosissima delegittimazione della sofferenza mentale, alimentando nuovamente stigma, senso di colpa, disinformazione, allontanando le persone dalle più corrette diagnosi alle più corretti trattamenti e spingendoli poi in aree limacciose, in aree sdrucciolevoli, dove tutti poi hanno diritto di parlare di tutto, con qualunque genere di. Di arroganza che che poi si trova sui social media, in TVE
ovunque. In pratica stiamo riparlando di far tornare la situazione a quel periodo in cui c'erano pazienti che avevano una sofferenza doppia. Quello che diceva all'inizio no, la sofferenza depressiva con l'aggiunta dello stigma e il senso di colpa. Davvero una cosa tremenda. OK, direi tremenda. Dire che la società tende a rimuovere il dolore non significa che tutto il dolore debba essere lasciato lì a marcire o peggio, che vada celebrata come una forma di
autenticità. E l'unico modo di crescere. Io conosco tantissime persone che sono cresciute senza provare dolore, esponendosi al bello, esponendosi attività di di crescita, di formazione. OK, esistono dolori, traumi e disfunzioni che devono essere trattati. Trattati affrontati in senso medico, clinico, psicologico, per restituire dignità e funzionalità alle persone.
E questo vale ancora di più nel caso della depressione, che oggi è una delle principali cause di disabilità e morte, precoce morte precoce, assenza di funzionamento nel mondo nel mondo, Eh? Ovviamente questi discorsi non li si fa, per fortuna almeno no, in campo fisico li si fa un po' meno eh, avete presente la sofferenza di un malato oncologico oppure di chi subisce traumi fisici invalidanti? No, commestioni gravi. Pensate anche in questo caso che
non serve trattare quel dolore. Eh, ma sapete di che cosa state parlando mentre scaldate le mostre, mani da leoni da tastiera per commentare Eh, idem per la depressione. La depressione in senso clinico del termine, quella che diagnostichiamo noi psichiatri, realmente recente della salute mentale tutti i giorni. OK, perché gli psichiatri in primo luogo si occupano non di crescita personale, in primo luogo dovrebbero occuparsi prima di tutto di patologia, di malattia. Chiaro.
E quindi parlare in questo senso poi possono essere anche degli ottimi filosofi, degli ottimi sociologi. Però ricordiamoci che siamo in primo luogo dei medici.
Insomma, mi pareva davvero indispensabile sottolineare come alcuni psichiatri e psicologi che hanno avuto la fortuna, beh, anche l'abilità, per carità, di essere molto popolari, dovrebbero cercare di restare con i piedi per terra e provare a ricordarsi del mandato professionale che hanno e della deontologia che hanno deciso di sposare, la deontologia medica e soprattutto, soprattutto, direi, essere consapevoli.
Che la gente fornisce loro autorevolezza e ascolto e che dovrebbero essere in questo senso tanto intelligenti da sfruttare. Tutto questo vantaggio, tutta questa fortuna, per fare autentica divulgazione e non per affabulare, per stupire con frasi da baci perugina. Insomma, se hai molto potere informativo sulla gente, sulla popolazione laica, dovresti cercare di avere molta responsabilità. Una quota doppia di responsabilità. Che ne dite, cosa ne pensate?
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