Sono sono. Sono sempre stato strano, sono sempre stato strano, è così. Io mi sono costantemente sentito diverso e strano direi per i primi quarant'anni della mia vita. E quando dico strano. Non intendo quella, non so leggera sensazione di timidezza, di inadeguatezza che molti hanno, magari da bambino, da adolescenti, oppure di essere un pochino fuori posto, sai, ma solo in qualche occasione no, parlo, parlo di qualcosa di più profondo, di più radicato. Non saprei come descriverla, se
non. Sentirmi sempre davvero fuori sync, no, fuori desincronizzato con il resto del mondo, come se tutti avessero praticamente ricevuto un manuale di istruzione su come fare a vivere. Tranne me. Sono sempre stato molto agitato, molto irrequieto da piccolo che detto? La mia mamma e io ero un terremoto di bambino. Non sono mai stato a mio agio. Con le altre persone sin da piccolo, anche se facevo del mio meglio per per farlo.
Poi crescendo ho imparato a stare con gli altri, a stare un po' meglio con gli altri, ma non era a mio agio. Se avessi potuto sarei sempre sarei sempre stato da solo, sempre attaccato al mio computer. Io ricordo quando mi hanno regalato il mio primo computer. Ed è stata un'esplosione. Mi sono innamorato. No, a quel punto il computer era molto più interessante di ogni altra cosa che accadeva attorno a me, incluse le relazioni. Ma questo per molti anni è. Ah, tra parentesi, sono sempre
stato super imbranato con. Con le ragazze non sono mai stato spontaneamente bravo a farmi una fidanzata, spontaneamente non lo sono mai stato. Poi dopo un po' ho imparato e sapete una cosa? Anche se lo tenevo ben nascosto dentro di me, non mi interessavano per niente le ragazze. Poi col tempo mi sono interessate le persone. Ma è una cosa un po' diversa. Tutto molto strano, io molto strano e facevo del mio meglio per sembrare normale.
Chiaramente cercavo di impararlo un po' dai libri, oppure imitavo le persone che vedevo in alcuni film, oppure le cose che dicevano. I personaggi che mi interessavano del computer, della fantascienza, della scienza, poi dopo della musica. E poi crescendo direi che ho imparato, anche fra virgolette, a nascondere tutta sta roba molto bene a mascherarla, come si dice a mimetizzarmi.
In realtà ho anche imparato. Pian pianino ad allenare alcune cose che per gli altri erano spontanee e naturali. No parlare con gli altri, scherzare. Da uncerto.in avanti mi è venuto pure bene scherzare e ho sempre fatto abbastanza ridere tutti. E poi imparare a non essere
assorbito. Completamente da interessi super specifici OO per meglio dire, sono riuscito anche a buttare i miei interessi monotematici dai computer, che erano un disastro da un punto di vista di relazioni sociali o di possibilità di entrare in contatto con il mondo alle chitarre che erano decisamente meglio accettate. E allora ho iniziato a passare centinaia, direi migliaia. Di ore a fare scale, a studiare lo strumento.
E ho capito che fare scale, studiare lo strumento per me era una specie di forma di chiamiamola piccola meditazione. Io quando studiavo la Chitarra mi rilassavo e facevo le stesse cose 200 volte, 200.000 volte e questo per me era bello, mi faceva bene. Ecco, pian piano sono. Sembrato sempre un po' più normale e anche da un punto di vista della mia performance diciamo scolastica, sono poi
sempre riuscito a barcamenarmi. Studiavo pochissimo, tutto alla fine, tutto all'ultimo momento e ovviamente studiavo pochissimo le cose che non mi piacevano. Poi mi fissavo per giorni e settimane su temi che mi appassionavano, non pensavo ad
altro per giorni. E potevo stare dalle 07:00 am alle 07:00 pm ininterrottamente, senza mangiare, senza fare niente pensando e studiando una cosa no. Ad esempio ho scoperto che facevo molto male i calcoli matematici, ma ero molto bravo in fisica e mi interessava tantissimo la fisica. Strano, no? Non sapevo fare le divisioni, ma programmavo in diversi linguaggi inclusi, ad esempio lassenberg conoscevo bene. Le strutture dei processori, lo Z 80650260 8000.
Poi col tempo no EE facevo queste cose in apparenza noiose, anzi molto noiose per alcune persone con una certa facilità restavo distratto, ero distratto, pazzescamente distratto, non mi ricordavo quello che mi dicevano le persone, mi perdevo nelle nelle lezioni in classe. Facevo 3 70 cose in uno, perdevo tutto. Io dormivo con TV accesa, chitarra al collo, computer acceso, un videogame in mano, un libro e le cuffie in testa per ascoltare la musica. Ero molto, sono sempre stato
molto irrequieto. Poi ho trovato dei trucchetti per per tranquillizzarmi, anche quelli. A sfondo background musicale? No, facevo ritmi, ero costantemente in giro a battere sulle cose. Ritmi con le mani, facevo con le mani, coi piedi, non si vedeva neanche muovevo i piedi, le dita all'interno delle scarpe, Eh. E tutto questo per stare quasi fermo. Alcune persone pensavano fossi un batterista.
Passavo tutto il giorno a picchiettare su tavoli e mobili dicendo che era per studiare il ritmo, ma in realtà era il mio modo. Diciamo di scaricare a terra la tensione che era forte. Ripeto, con gli anni sono migliorato. Piuttosto direi dai, ogni tanto faccio ancora dei gesti un po' stranini, quando sono da solo io mi vergogno, non vorrei che mi vedeste cosa faccio quando sono da solo? Ma le cose sono migliorate, no?
Però all'epoca, diciamo ancora passati vent'anni, dentro di me quel senso di estraneità, di di di di stranezza non mi lasciava. Ogni interazione sociale è sempre stata per me una partita a scacchi in cui cercavo di indovinare un po' la prossima mossa. Non saprei come dirla in altro modo, no? Ogni imprevisto che mi capitava era una specie di piccolo terremoto interiore. Io non adoravo per niente, non adoro per niente.
Adesso le cose che cambiano a me piace fare, piacerebbe fare sempre le stesse cose e alle volte era una sfida con me stessa. Ancora adesso è una sfida con me stesso. Una parte di me è rigida e inflessibile. Chiusa? No in delle specie di loop, mentre un'altra parte genera comportamenti caotici a ripetizione e questo è oggettivamente un cazzo di problema. E comunque a chi mi guarda dall'esterno, forse ancora adesso, a parte che se mi guardi bene capisci che resto un po'
stranino. Comunque chi mi guardava dall'esterno sembrava sembrava avere tutto abbastanza sotto controllo. Purtroppo ogni tanto scoppiavo, specialmente in famiglia, mi arrabbiavo, ma poi mi calmavo molto rapidamente e tornavo nei ranghi, lasciando tutti allibiti, familiari stretti, amici stretti, eccetera. Non rimettevo sulla mia maschera, non so, alle feste sembravo contento, sembravo di sentirmi poi sparivo all'improvviso per farmi rivedere magari i giorni dopo di
nuovo con la mia maschera, Eh? Ero un gostatore di me stesso in ogni situazione sociale. Ma sapete una cosa? A un certo punto la maschera diventa veramente pesante, ti stanca, mi stancava, mi logorava e mi chiedevo, mi facevo tante domande, no, e se non fossi io il problema? Io mi sentivo un problema ambulante. Mah. Poi ti viene chiedere se fosse il mondo a non essere fatto per tutti allo stesso modo oppure.
Oppure a un certo punto ho iniziato a chiedermi, e se fosse semplicemente diverso dalle altre persone? Se le relazioni fra esseri umani, per come sono la costruzione del mondo, non fossero fatte a mia misura? Ho provato a leggere libri, AA informarmi mentre facevo medicina, a studiare. Fortunatamente ho fatto medicina e non mi so, mi so fare. Ingegneria o fisica, cosa che probabilmente mi avrebbe distrutto psicologicamente.
O forse neanche, che ne so, forse hanno fatto bene i miei genitori a non mandarmi neanche al Conservatorio. Probabilmente mi sarei tumulato in casa, sarei stato non sarei più uscito di casa. Invece a medicina andavano bene le cose. Ho iniziato a dedicarmi tanto, a capire le neuroscienze. E queste domande che mi sono fatto, cioè come effettivamente funzionava la mia testa e se ci fosse qualcosa di sbagliato dentro di me, non trovavano risposte. Non trovavano risposte nelle
psicopatologie classiche. Negli anni 90 non si parlava di neurodivergenza, ma questa domanda comunque per me ha cambiato tutto. Ed è una domanda quella su come funziona la tua mente. Che potrebbe cambiare qualcosa anche per te, per voi che mi ascoltate. Anche se io devo dire, ci ho messo davvero molti anni e molta fatica prima di arrivare a capo di questa domanda, come funziona la mia mente? E infatti ci sono voluti tanti
anni, no? In un periodo poi di forti cambiamenti della mia vita, per caso, totalmente per caso, negli Stati Uniti a un convegno. Un'API, American Psychiatric Association eccetera. Credo fosse nel 2008, 2009. Ho parlato fuori dal dal convegno. C'erano due banchetti, da una parte quello dei familiari neurodivergenti e dall'altra quello di Scientology. Questi due banchetti che si guerreggiavano un pochino e poi ho parlato. Quindi coi banchetti.
Fuori da questo palazzo del convegno no, in cui c'erano familiari caregiver che diffondevano dei volantini appunto sulle Neurodivergenze, parlavano di ADHD, parlavano di autismo. Pensate che la parola ADHD l'avevo appena sentita accennare in un contesto neuropsichiatrico infantile, qualche anno prima ed ero psichiatra. Già sto parlando delle possibilità nel corso della
specializzazione, no? Allo stesso modo il concetto di autismo era completamente sbagliato nella mia testa, in scuola di specialità se ne parlava ancora, come si faceva nell'Ottocento, no di gente che dondola con un po' di bavetta associandolo, no al ritardo mentale o cose di questo genere, qualcosa di molto stigmatizzante, di molto sbagliato peraltro, qualcosa che peraltro sembrava non c'entrare
con la psichiatria. Cosa che in realtà ambedue queste condizioni ADHD, autismo c'entrano moltissimo con la psichiatria. Bene comunque quel giorno a San Francisco, fuori dal convegno di psichiatria, fuori da un convegno di psichiatria, non dentro. Questo è strano. Ho iniziato a pensare a me stesso, a pensare alla fatica che avevo fatto sin da bambino.
No, sia nella per la mia irrequietezza, la distraibilità l'Impulsibilità, ma anche per il mio lato B. Un lato B di rigidità di oggettive difficoltà sociali EE avevo dovuto cambiare l'idea che gli altri mi avevano di me, dicendomi che io ero un super euforico, ero un maniacale e che prima o poi mi sarei depresso perché ero troppo su di giri, troppo energico, troppo agitato, troppo, troppo, troppo eccetera,
troppo fissato. Ho fissato col computer io in psichiatria ero arrivato fissatissimo col computer EE all'epoca mi avevano addirittura dissuaso da fare una tesi sui computer, dicendo che i computer con la psichiatria non c'entrano niente niente. Poi dopo abbiamo scoperto che invece c'entra. E comunque, rientrato in Italia da San Francisco alla soglia dei quarant'anni, ho deciso di sottopormi a tutte le batterie di test che c'erano a disposizione. Sia per ADHD che per autismo.
Sono andato a Milano e sono andato in un luogo interessante, bello EE sorpresa. Ho scoperto una cosa che mai avrei immaginato qualche anno prima. Ho scoperto di essere positivo per ambedue questi funzionamenti mentali che nel mio caso non avevano mai configurato. Ha fatto una grandissima sofferenza.
Un vero e proprio disturbo, forse, ma in ogni caso mi avevano complicato davvero molto la vita di studente, come minimo, ma anche di persona che tentava di socializzare, di essere accolto dagli altri, di creare una relazione, di di connettermi con le altre persone. E poi, piano piano, ho iniziato a mettere a posto molti tasselli. No, molti tasselli. Fra cui un tassello che mi ha fatto stare male è l'abuso di
droghe. Che aveva avuto qualche anno prima droghe che per me erano state, mi rendo conto, me ne rendevo conto sul momento, per un periodo quasi dei farmaci, ovviamente non erano stati dei farmaci, me ne sono accorto fortunatamente molto veloce. Ma questo è probabilmente il tropismo che ha avuto per la droga, è stato per alcune droghe, è stato connesso. Al funzionamento della mia
mente. E probabilmente questa consapevolezza poi mi ha anche allontanato altrettanto velocemente da alcol, droga, eccetera, smettendo anche di fumare, insomma facendo niente, facendo diventando quello che sono adesso, cioè una persona che non ha voglia minimamente di introdurre sostanze psicotrope nel suo corpo. Intendo sostanze che possano dare dipendenza. Non avrei problemi a usare psicofarmaci se servisse, cioè sostanze che hanno prove, evidenze di buon livello di
poter funzionare come farmaci. Ma la droga e la alcool e tu and company non fanno per me, Eh? Ho anche capito in quel periodo che alcuni dei miei errori che ho fatto nelle mie relazioni con gli altri. Sono stati errori importanti. Ho cercato di capire in che modo si sono sviluppati quegli errori. Ho cercato per quanto possibile
anche di fare ammenda. Non sempre ce l'ho fatta, ma alla fine la scoperta della mia diversità e del mio funzionamento, quello che si può chiamare Audi HD, mi ha reso più felice. E forse, forse, forse. Questo devono dirlo agli altri, anche una persona migliore. E ho pensato varie volte come sarebbe stato se qualcuno mi avesse spiegato tutto questo prima, se qualcuno avesse avuto la competenza, le competenze per capire, per spiegarmi bene.
Queste domande mi hanno spinto poi, nel corso del tempo ad approfondire, ad approfondire, diciamo, tutti questi argomenti. E pian piano a parlarne anche con i miei pazienti, a sentirmi pronto ad aiutare le altre persone. No e a divulgare queste prospettive sul web, perché capire in casi come questi significa stare meglio. Io so che parlando di psichiatria in generale, ma soprattutto anche di neuro divergenze, la comprensione è il primo pezzo della. Serenità eh, capire è già
terapia. Ecco perché oggi quando incontro qualcuno che mi dice mi sento strano dottore, non so spiegarmi bene come se fossi fuori sync. No no, non mi dicono così, ma io leggo qualcosa del genere perché quello che avevo pensato io no, mi sento asincrono con il mondo bene, io cerco con tutto il cuore di ascoltarlo, meglio che riesco.
Oggettivamente identificandomi anche un po' con la persona che sta davanti a me e me. Cerco di stare in silenzio più che posso e di ricordare, perché quella sensazione io la conosco davvero a memoria, ripeto, nel mio caso si chiamava si chiama audih.de. Nel mio caso non è stata troppo grave, ma per qualche persona là fuori è devastante, porta depressione, ha forte ansia farsi male. A farsi proprio male fisicamente?
No. Quella strana combinazione tra irrequietezza, rigidità, fra intensità emotiva, emozionale e bisogno di solitudine. No, tra entusiasmo bruciante e esaurimento dell'energia, quindi fatica cronica che può durare anche settimane per poi ripartire. Oggi è possibile iniziare a darle un nome. E soprattutto non averne più paura e soprattutto a non confonderla con altre cose, con altre condizioni.
Perché ogni tanto mi chiedo, se in quel periodo avessi incontrato uno psichiatra e negli anni 90 o negli anni 80, da adolescente o da prima età adulta, che cosa avrebbe fatto con me? Che cosa avrebbe fatto con me? In alcuni momenti potevo essere una persona da aiutare. Potrebbe essere. È stato possibile che avessi chiesto che qualcuno o qualcuno per me avesse chiesto aiuto a uno psichiatra? Cosa avrebbero fatto di me? Avrebbero capito che diagnosi avrebbero fatto?
No, c'ho messo anni a capirlo e credo che come psichiatra posso aver anche sbagliato con molte persone. Ma oggi, lo dico con chiarezza, le neurodivergenze sono una parte importante della psichiatria. Essere neurodivergenti non significa essere sbagliati, significa come minimo funzionare diversamente. Alle volte non sempre può essere un problema che necessita di supporto. Può essere che la neurodivergenza si disadatti e generi problematiche anche molto
complesse di depressione, ansia. Autolesionismo, in alcuni casi anche ideazioni suicidarie voglia di finirla di farla finita proprio perché non ci si sente nel nostro posto, a nostro agio nel mondo. Ecco, il punto è che se non lo sai, se nessuno ti spiega nulla, finisci per vivere tutta la vita come se ci fosse qualcosa di rotto dentro di te. E invece no, non sei rotto, sei. Diverso, non so come dire, non ho ancora trovato le parole giuste.
Ci vorrebbe qualcun altro? No, ci vorrebbe uno scrittore, ma noi psichiatri alle volte mancano le parole, mancano le storie. È come se fossi sintonizzato sull'altra frequenza fuori sincrono. Se. E se gli altri, se gli altri lo capissero meglio? Se tu riuscissi a farlo capire meglio, oppure noi psichiatri riuscissimo a spiegare questo alla alla grande popolazione, tutto sarebbe più semplice e ci sarebbe meno sofferenza attorno alle neuro divergenze.
Alcune non sarebbero neanche disturbi con l'adeguato supporto e con l'adeguata comprensione e inclusione nella nostra società. Bene, quando ho iniziato a raccontare questa storia? La mia storia. Non avevo ben idea dell'impatto che avrebbe avuto, ma ogni giorno da allora, ogni volta che ne parlo in generale o parlo anche di me, ricevo messaggi, testimonianze, abbracci digitali, alle volte anche reali Eh nella nella quando incontro persone per strada?
No. Persone che per la prima volta si sono sentite, viste e riconosciute. Rese nominabili? Non so. Come dire, forse è solo il potere della consapevolezza. Il potere della giusta sincerità al momento giusto, del fatto che si matura in primo luogo come persone e poi come professionisti. No? E la possibilità concreta che un'altro modo di essere, appunto, non sempre sia una patologia, sia non solo legittimo. Che necessiti di accoglienza, no? E che vada accettato una volta
compreso. No. Accettarlo una volta compreso, sia da noi che dagli altri. Non sto dicendo che la strada sia facile, non lo è mai nel campo della salute mentale, non lo è stato per me, nel mio campo esistenziale specifico. Ma quando smetti di combattere contro te stesso. Quando inizi ad allearti con il tuo modo unico di pensare, di sentire, di vivere, quando inizi a essere gentile e e in contatto con te stesso, allora tutto cambia per me. Per me è stato così.
