Grande Matteo, direi che dopo tanti anni che non ci vediamo, iniziamo col botto, iniziamo col botto, anzi, facciamoci vedere subito insieme, soprattutto facciamo vedere questo libro. Assolutamente. Allora ti garantisco che. Un libro che mi ha veramente interessato e mi chiedo come mai di queste cose qua non se ne parli di più in università, perché questo a mio parere dovrebbe essere l'a BC di un medico? Intanto come è fatto a venirti
in mente di fare un libro così? Allora il il libro nasce dalla malattia di mio padre, fondamentalmente quando mio padre si è ammalato e si è ammalato giovane, perché si è ammalato che aveva 63 anni, si è ammalato di un tumore alla Plaza. Mio padre è un medico come me, anzi è un professore universitario e mi resi conto.
Capito che c'era qualcosa che non funzionava nella comunicazione medico paziente, cioè primo, come comunicare una diagnosi di un tumore e lui di un tumore metastatico di un medico, raccontandogli un sacco di balle, come abbiamo fatto noi, ma sapendo bene che dall'altra parte c'era uno che era un. Medicente, ovviamente. Che sapeva che lo stavamo prendendo per i fondelli, dicendogli che non aveva le metastasi, che nella realtà
aveva un tumore trattabile. Oppure con la visione anglosassone, ti metto davanti a tutto e poi tu. Radicale. Io ho detto, c'è qualcosa che non funziona anche nella nostra formazione, perché lo racconto anche questo nel libro noi ci danno un sacco di informazioni tecniche, ma poi dal punto di vista pratico, pochissime pratico vuol dire non solo del rapporto col paziente, ma anche di una serie di altre cose fondamentali.
Compilare un modulo per non so. Inserire un malato in una RSA, compilare un modulo per un massimo uno. Studente di medicina, immagina che siano RSA neanche. Cos'è una RSA? Niente, tutte queste cose qua arrivi a un certo punto t'accendono e ti dicono vabbè, da domani devi fare tutte queste cose. E quindi mi è venuta voglia di raccontare un po' quella che è la mia è stata la mia esperienza di figlio di due genitori che purtroppo sono morti tutti e due di tumore.
Metastatici di paziente, perché ci sono stato anch'io. Poi dall'altra parte della barricata e di medico che a un certo punto ammette di aver sbagliato. Cioè io sono cresciuto in un sistema in cui il Figo, il medico Figo, probabilmente anche te come me, era quello freddo, glaciale, quello che da telefilm un po' no. Il medico compassionevole fa la piaga purulenta, Eh, c'era questo. Dicevano, Ah, se ti emozioni se. E chiedi troppo al paziente della sua vita, poi entri troppo
nel paziente. Poi al burnout, no, questo ci dicevano, me lo dicevano all'inizio. E invece io ho capito che non è. Così è quasi il contrario, probabilmente. Il paziente con cui tu ti emozioni con lui, con cui entri in sintonia, con cui parli anche di qualcosa d'altro che non della malattia, Eh, quello è il paziente che va meglio, perché lui alla fine. Il paziente che che tu sai ascoltare, quello che ti restituisce la diagnosi, tu non devi fare altro che dargli il
farmaco. Una cosa è certa, hai detto una cosa che è capitata anche a me. Non è da augurare a nessuno, ma quando una persona sperimenta in prima figura il fatto di diventare un paziente, tu sai mia sorella cosa è successo. Quindi io mi ricordo benissimo la frustrazione di trovarmi io come medico a parlare con altri medici, a dire ha dolore. Forse aumentare queste cose no, era è stata una roba che per me diciamo tirando le fila di quella episodio disastroso della
nostra vita familiare. L'unica cosa positiva è che a me ha cambiato la vita, no, da un punto di vista professionale forse sono esperienze alla fine trasformative. Io credo che l'esperienza tua di Raffaella, che comunque ho vissuto anch'io in maniera veramente diversa di quella di un fratello, però insomma la Raffaella. No, tu ci sei stato molto vicino Eh, su questo è. Anche un'amica, un'amica fraterna, possiamo dire sore. Ma come? No, sono quelle esperienze che
disegnavano. A me ha segnato, è chiaro che la situazione è molto diversa. Però. Insomma, mio padre è morto veramente giovane, a 65 anni lavoravamo insieme, quindi per me è stato veramente un trauma. Ma è stato un trauma proprio per quello che dicevi tu. Cioè? Ma quando chiedevo all'oncologo, ma quanto gli rimane da vivere? Questo mi guardava e dire, io non te lo posso dire. Cioè con quel modo un po quasi che non dico da prenderti in giro.
Però voglio dire, ragazzi, bisogna e bisogna assumersi le proprie responsabilità nel nostro mestiere. Bisogna assumerci delle responsabilità anche di parlare coi parenti. Anche di dire cose che loro si vogliono sentir dire e anche cattive, anche brutte, ma bisogna dirle. Si sintonizzarsi sulla persona e riuscire anche a iniziare un registro comunicativo che si è appropriato. La cosa che io mi chiedo è che
sono sicuro che questo libro. Avendolo letto a fronta e invito in realtà gli studenti di medicina a prenderlo, e a leggerselo è la questione che nessuno a noi ci insegna dal primo anno fino all'ultimo anno di specialità, a comunicare. Assolutamente. Guarda, io ne parlo. A un certo punto dico una cosa, se tu pensi che tutto quello che riguarda la l'empatia, la psicologia del rapporto medico paziente ce l'abbiamo nel corso di psichiatria.
Che forse sono 1 1 paio d'ore di di diciamo di psicanalisi, di quella psicoterapia non esiste, ma questa parte non è per niente coltivata. Eppure io ho citato ci sono almeno migliaia di lavori scientifici che dimostrano che un medico empatico. È un medico che ottiene maggiori risultati coi propri pazienti, cioè anche nella cura del diabete, dell'ipertensione, del cancro. Ci sono gli studi che dimostrano che se tu sei più empatico, il malato guarisce prima e sta meglio.
Eh. Quindi, voglio dire, dovrebbero far parte di quelle paradossalmente delle technical skill, perché noi siamo fantastici a prescrivere un'antibiotica per scrivere un farmaco, diciamo per la psiche, per per utilizzare il bisturi al modo migliore. Però poi dal punto di vista della della, dell'empatia. Andiamo. Ti faccio una domanda, in questo momento storico abbiamo la crescita esponenziale
dell'intelligenza artificiale? OK, tutti ne parlano e in medicina a mio parere è un cazzo di casino, nel senso che noi ci ritroveremo fra un pochino a avere algoritmi che riescono a fare diagnosi e terapia forse meglio di noi. Io mi chiedo, ma non sarà che alla fine l'unica cosa che resterà precipua agganciata al lavoro del medico sarà proprio questa questione dell'empatia e della relazione? È esattamente quello che scrivo nel libro, a un certo punto ho detto l'empatia, ci la la, la, le.
L'intelligenza artificiale ci batterà perché già oggi ci batte. Noi non possiamo combattere con le technical skills che può avere l'intelligenza artificiale. Immagina nella radiologia, immagina nella Radiologia, ma immagina anche, tutto sommato, nella diagnosi differenziale del mio mestiere. Cioè io mi metto dentro 5 5 sintomi, un dato di laboratorio. Lui mi dice, Guarda la differenziale, sono queste, fai questi esami boom. Quindi ci batterà per forza.
Se non ci ho già battuto? Se non ci ho già battuto l'unica cosa. Che non ci batterà è l'empatia, perché 1, 1 robot, una macchina per quanto straordinario possono essere, non avranno mai quella capacità di emozionarsi, quel la chimica che abbiamo noi internamente che la macchina non. Avrà il riconoscimento. Anche noi abbiamo delle strutture neurali che ci permettono di riconoscere. Io riconosco in te la morfologia
dell'essere umano. È qualcosa che non al momento, perlomeno forse per molti anni, non esiste. Non ci sarà. Ecco. Io quello che ho fatto, per esempio nel mio percorso di come dire? Dire di medico è stato anche un cambio dell'approccio al paziente, io mi ricordo quando io ho avuto la fortuna di diventare primario presto, sono da quarant'anni ero già primario. Mi ricordo quando entravo nelle stanze dei pazienti facendo il da direttore no codazzo dietro. Sai, quelle cose un po'
baronali. Allora entravo e quasi l'idea era quasi complicò la materia. Ancora di più di quanto già è complicata per gente che se tu entri nella stanza e gli racconti, ha avuto cefalea, ha avuto disuria, cioè stermini che per noi sono i labici, per loro sono lontani. Allora mi ricordo all'inizio un disastro, cioè il rapporto era impossibile, era anche molto difficile, c'era proprio una barriera. Poi dopo ho detto, ma se io
continuo così? Vado e ho iniziato progressivamente a cambiare anche il modo di parlare coi pazienti, allora parlare più semplice, evitando il medichese. Entrando in sintonia, anche fisica, col paziente, per esempio, entri in una stanza, gli metti una mano sulla testa, gli metti una mano su sulla sua mano, parli Eee. Divaghi rispetto a. Quello che magari è l'argomento sanitario per cui lui. È lì connettersi con le persone.
Cioè parli di calcio, puoi parlare di vino, puoi parlare di altre cose che vanno fuori, che lo mettono a suo agio. Ecco, questo è una cosa che secondo me una macchina non farà mai e che noi dobbiamo imparare a fare.
Ho la sensazione che non siamo per il momento ancora in molti a pensarla così, è qualcosa che probabilmente necessiterà un'ulteriore livello di consapevolezza, perché, ripeto, il passaggio successivo non è che sia tu a scriverlo in questo libro, per almeno dire anche tu, ma poi dovrebbe essere insegnato all'universo. Dovrebbe essere insegnato e dovrebbe. Io penso che questo libro piacerà di più ai pazienti che ai medici. Sai perché? Perché i pazienti si rivedono?
Perché io alla fine ho scritto un libro con una con una denuncia quasi no, di un di un mondo che non ascolta questa parte qua. Questo è un po' come quando guardano quelli che come me, come te. E vanno sui social a fare divulgazione.
No, Io credo che un medico oggi oltre alla capacità di di diagnosi e cura deve avere altre due cose fondamentali, una è quella di insegnare e io lo faccio da professore universitario ai giovani, ma tre è quella di divulgare, perché se noi non sappiamo divulgare non potremmo mai essere fino in fondo medici. E il medico è 1 1 figura che ha bisogno di divulgare se non divulga Eh, gli manca qualcosa, però quelli come noi. Ci divulghiamo, sai cosa ci
pensano i nostri colleghi? Che perdiamo un sacco di tempo? Che siamo dei perdigiorno, che lo facciamo per adescare qualche ragazzina, per poter capito perché questa è la verità di molti nostri colleghi. Sai che cioè? È incredibile, noi non ci vediamo da molti anni. Effettivamente sono esattamente le cose che dico io. Nel senso che quindi curare diagnosi e cura, insegnare, imparare certamente, perché anche noi siamo in formazione continua, ma veramente divulgare, cioè la divulgazione.
È il basamento della Life Time Medicine, cioè l'idea della prevenzione vera, prevenzione primaria e secondaria, facendo conoscere alle persone quello che succede. E questa è una roba che può cambiare il paese. Perché è vero il sistema sanitario del paese, perché io ho visto ultimamente che tu ti stai dedicando allo stile di vita, cioè come stare meglio, come non ammalarsi.
Ovviamente il taglio deve essere sempre quello vicino alle cose di cui mi occupo di più, che poi sono le malattie infettive, però mi piace anche la guerra. Agli 6 1 medico Eh ragazzi, cioè ma infatti la gente diceva. Fa il tuttologo, no, io non è che faccio. Faccio i medici. Fanno questo? Ragazzi fanno questo è il compito è di fare. Medicina, cioè scherziamo noi? Certo, non faccio anche. Perché se non ne parliamo noi ne
parla qualche altro no? Perché qua il problema è che io di calcio non ne parlo, anche se, voglio dire, sono tifoso. Ma sei anche esperto, mi ricordo. No, no beh però di calcio non ne parlo, però di medicina credo di poterne parlare del danno che fanno gli zuccheri piuttosto che al ma cosa? Ecco, quella lì è un'altra roba incredibile che se vogliono attaccare i medici gli danno appunto del i medici che usano dei dei.
I tuttologi, in realtà, ragazzi, sappiate che un medico ha fatto tantissimi esami nella sua formazione, quindi ha assolutamente modo di parlare di nutrizione, di attività fisica, di sonno, di stress, di tutto. Io credo che noi possiamo parlare di tutto, poi come è? Chiaro che un'area specifica la
tua. È comunque la divulgazione, per tornare a quel tema debba buttare giù qualcuno dei Baroni da quei piedistalli, perché io quando vedo alcuni miei colleghi io sai io, io, io ho avuto anche la fortuna. Di fare la carriera nell'università per cui sono professore ordinario, cioè sono arrivato al massimo della carriera università. Quando vedi questi puzzoni che mi guardano un po come dire Guarda vassetti che va sui social, che perde tempo perché la loro idea perde tempo.
Cioè abbiamo ancora questa concezione del perdere tempo quando uno oggi si si parla qua? È qua che si fa. Durerà poco sta cosa, perché vedrai che fra un pochino. Quando arriveranno, saranno saranno. Saranno in ritardo, saranno in ritardo? E andranno a ruota, certamente. Perché come quelli che hanno deciso di utilizzare l'iphone, il cellulare, diciamo lo smartphone dopo rispetto agli altri. Eh no, voglio. E questa roba qua è sta sta
prendendo sempre più piede. Infatti devo dire che Io credo che una persona che comunica sui social poi diventi anche. È più bravo a comunicare in generale, perché devi semplificare, far sì che le persone che arrivi trasversalmente il messaggio. Quindi è veramente una palestra, no? È fondamentale, guarda poi io. Consiglierei addirittura agli studenti, invece di ripetere al muro, cavolo, Accendetevi. Una Camera, una Camera ripeteteli lì. Perché allora hai 2?
2 cose ti danno i social secondo me fondamentali, una è la semplicità e l'altra è la velocità. Di quello che devi dire, cioè se puoi dire una cosa in 30 secondi è meglio che se non la dici in tre minuti. Assolutamente. Guarda, il mio mantra è sempre stato con i miei studenti, con i miei specializzandi. Quando vanno ai congressi, se ti danno 20 minuti di tempo finisci in 18, perché se ci metti 22 Eh, vuol dire che è qualcosa che non
va, no? Quante volte andiamo ai congressi che c'è gente che sbrodola per 30, 35 minuti per dire non dire un. Cazzo, cazzo, ecco, voglio dire. Diciamolo così e oltretutto questo allenamento qua è un allenamento che ti porterà davvero tanto valore anche nella
tua futura professione. Io conosco una ragazza che si chiama Medmack, una giovane studentessa che adesso si è laureata in medicina, esce fuori laureata in medicina dopo aver fatto, diciamo, tutta una serie di divulgazione basandosi sul suo percorso, quindi senza. Come dire, uscire no dalle sue
competenze. È bravissima, esce fuori con due o 300.000 su Instagram. Ma hai presente quella che vantaggio che avrà in termini di competenza comunicativa, di arrivare ai pazienti ma anche banalmente, giustamente, di poter accedere a, voglio dire, a tante persone che vorranno andare da lei a farsi vedere? No? Quindi è qualcosa che è veramente imprescindibile. Ma torniamo un attimo al libro, un'altra cosa che.
Ti volevo chiedere, come come ti è venuto in mente l'idea di questo libro, cioè qual è stata la. Spinta iniziale, allora adesso ti fa te lo Spoilero Eh beh vabbè. L'idea di fare un libro su. È un po' diverso dagli altri. Allora diciamo che dopo i tre libri che ho fatto, che erano tra i libri molto del mio, fondamentalmente una reazione nel dimenticare il Covid, il mondo dei microbi. Ma diciamo il mio mondo,
batteri, virus e protozoi. Poi Pinocchio in camice che è stato mettere un po' il dito in qualcuno che conta balle, ne ha raccontate tante però. Ecco perché questo poi te lo chiedo dopo, perché noi abbiamo anche una certo numero di colleghi che usano i social in maniera non corretta, ma ne parliamo. Dopo e quindi fondamentalmente questa parte qua e ho detto beh, ci vuole. E però ovviamente libri anche un po' divisivi naturalmente, perché erano o stai con Bassetti o stai contro Bassetti.
E allora ho detto io però non sono quello. Beh, io, nonostante la gente quando poi arriva nel mio studio o mi conosce dice, ma professore, lei è molto più simpatico di quello che ha l'impressione che dà in televisione, ci l'impressione di un duro.
E allora ho detto, ma devo far conoscere questa parte di di di Matteo, di Matteo Bassetti, del professore Bassetti, del dottor Bassetti, del medico, dell'uomo che non era stata che in qualche modo non era arrivata con i libri precedenti, non era arrivata neanche con la comunicazione. E allora ho detto, proviamo a vedere, di raccontarmi, mi sono. Messo a nudo e nella realtà è un'autobiografia, fondamentalmente. E per me è fatto molto bene, perché è un punto di forza notevolissimo, tuo,
notevolissimo tuo. Tu sei sempre molto autentico e in questo senso sei divisivo. Puoi generare insomma divisione. Però il tuo punto di forza è il fatto che ogni tanto traspare. Come dire, il gesto anche. Un po' più aggressivo alle volte, ma che è giusto perché quello che cioè tu ti infervori ogni tanto, perché, come dire, credi in quello che stai facendo naturalmente. Quindi io devo dire che sono
passare. Passare all'umanità è. Troppo trasparente per un mondo dove probabilmente piacciono più le persone, magari un po' meno trasparenti. Ecco, un pochino alla. Gente, non so cosa piaccia di più, Eh? Perché al mondo diciamo della comunicazione così piacciono forse più altri e quindi io devo dire che sono stato una questo Libro racconta.
Ma anche perché alla fine, probabilmente oggi c'ho questo gradimento da parte di di di molte persone, no, voglio dire, al di là. Ma perché sei autentico? Semplicemente. L'autenticità è che si traspare anche, insomma, nel libro. Poi insomma, credo che si possano vedere anche alcune cose. Molti mi hanno rinfacciato che io sono un raccomandato, che io sono un predestinato. In realtà si capisce come mio padre sia morto vent'anni fa. Quindi? Mi ha solo aiutato con i suoi geni.
Devo dire così? Assolutamente sì, ma poi il resto l'ho fatto da solo. Quindi credo che oggi sono molto orgoglioso di questo Libro, non perché sta vendendo molto, ma perché quando l'ho riletto ho pianto. E quando tu rileggendo un libro che hai scritto Piangi, vuol dire che hai saputo. Emozionarti e quindi avere, è evidente che anche il lettore si emozionerà, si è. Quello che quello che traspare, quello devo dire che anche a me è emozionato perché è è scritto veramente col cuore.
Ecco che è una cosa che non mi aspettavo, perché gli altri sono più a fuoco, più scientifici eccetera. Quindi ripeto, è qualcosa di diverso quello che hai fatto prima. Invece la questione dei pinocchi in camice, perché questa è una roba che mi sta veramente facendo uscire di testa. Allora c'è tutta una nuova. E ondata di persone che parlano di longevità biohacking no, cioè quindi stanno facendo allontanare la gente, a mio parere, da quelli che sono i principi di uno sano stile di
vita. No. Il trucco, la macchina segreta. Milano è un pullulare di cliniche in cui spendi un sacco di soldi per farti fare barcate di esami in cui dei guru vanno a intravedere a cercare di capire, chissà cosa possono pensare più degli altri medici, cosa chissà cosa vedranno per poi darti integratori, cose del genere. Ecco. Questo è un fenomeno che probabilmente genera un po' inquietudine e rischia di farci trovare un po' tutti nella stessa barca quando non dovremmo
esserci. Perché un conto è appoggiarci alle migliori evidenze possibili che abbiamo quindi alla scienza, un conto è invece è forzare queste evidenze per entrare nella pseudoscienza per una questione di soldi. Questo forse. In questo senso le persone devono essere un po' avvisate. Ma allora io ho sentito questa necessità, naturalmente nata col Covid, perché tu sai che il Covid è stato addirittura definito il periodo della più grossa infodemia, che è proprio un'epidemia di di informazioni.
Tutte. False, quindi le fake news del Covid lì sono esplose. Quindi però poi da lì sono andato a vedere e l'ho fatto. Nel Libro Pinocchio in camice una serie di di ciarlatani che continuano a operare pensa, insomma, noi in Italia abbiamo propagandato il metodo Stamina che era un laureato in scienze della comunicazionecioecheauncerto.in un sottoscala di San Marino trattava la gente con con con delle cellule prelevate da altre
persone. Cioè lasciamo perdere, voglio dire, per arrivare a di bella, per arrivare agli omeopatisti, cioè? Questo è un paese che spende ogni anno miliardi di euro di farmaci omeopatici, sono placebo
EE pensa di curare. Poi, e vedrai cosa succede qua sotto appena diciamo questa roba, che ovviamente sono parole Sante, ma non ti dirò di più, in questo momento la spesa degli integratori, cioè di robe che così integratori, cioè sostanzialmente alimenti o estratti alimentari eccetera eccetera eccetera, stanno superando la spesa farmaceutica, capisci? Cioè voglio dire, dopodiché io dico che gli integratori tutti dobbiamo mangiare, ma tutti.
Devono vivere male, non fanno. Ma poiché però ecco che non si è è come un'omeopatia male non fa. Però non mi si dica che l'omeopatia serve a curare un'infezione. Non mi si dica che l'omeopatia serve a curare la cefalea.
Cioè se fai sport prendi la Creatina, ti posso dire che può avere un senso, ma se tu mi stai dicendo come io vedo certe volte, dottore sono giù di morale, son depresso, allora vado a prendere la vitamina le cose perché ho sentito l'influencer, quello probabilmente bisogna rimettere a posto un po' le cose. È come gli influencer per la parte estetica, cioè voglio dire, ragazzi, Attenzi. Perché? Ecco, una cosa che possiamo dire alla gente è, non scegliete i medici, scegliete i medici su
quello che pubblicano. Ecco i medici, scegliete le sulla base di altre cose. Soprattutto credo che noi entrambi facciamo una divulgazione, non perché vogliamo far venire la gente nei nostri studi. Ma neanche per, anzi. Venite se volete veramente, io lavoro in ospedale. Venite ovviamente in ospedale pubblico, per altro. Ma dovete seguirci per quello che vi diciamo relativamente alla vostra salute in generale. Ecco e. Poi lo sai cos'è la differenza?
Che se tu decidi di seguire un medico o un influencer, io non. Chiunque tu decida di seguire cerca anche di sentire l'altra campana, ne non ti fidare. Cioè non siamo dei guru, non siamo delle persone particolari, siamo persone che portano dei messaggi. Non fidarti neanche di noi, vai a vedere un attimino se quello che dice Matteo è quello che dice Valerio. Alla fine hanno anche una controparte rappresentata da altri colleghi, quindi vai un po' alla ricerca del raffronto, no?
Perché qua sennò finiamo sempre nella polarizzazione, vaccino si vaccino no integratori, cioè tutte queste cose qua. Ecco quindi credo che questo sia un Consiglio da dare perché è ovvio che ci sono dei medici che hanno molti follower e noi lo diciamo contro il nostro interesse. Non fidatevi dei Follower, ma Fidatevi. Ad esempio nel caso di. Matteo, andate a vedere le pubblicazioni banalmente. Io, io a me spiace dirlo perché poi qualcuno dice anche. Forse dice come stanno.
Perché qualcuno dice, Ah Bassetti se la tira? No. Io ho detto, io dico che per i medici e per i ricercatori, come il sottoscritto, è un po' come per i calciatori che fanno gli attaccanti, cioè conta quanti gol hai fatto. Quindi nello Score dici l'anno scorso ho fatto 10 gol, 15 gol, 20 gol, 30 gol in serie A piuttosto che in serie B bene, per noi c'è un indica.
Gli attori che si chiama H Index, che è un il numero di di lavori di scientifici pubblicati, cioè il numero di articoli scientifici per n citazioni, cioè più è alto questo numero più tu hai il numero di articoli citati Anne volte allora io su questo indicatore avendo 54 anni come ne ho ho 115 di H Index che è il più alto in assoluto nel campo delle malattie infettive in Italia e uno dei tre più alti d'Europa. E che quindi voglio dire, come dire, non. Parla da solo, cioè?
Parla da solo, quindi voglio dire, non è che non è che c'è bisogno di dimostrare. Diciamo poi ci sono anche molti colleghi che non fanno ricerca, magari sono ottimi clinici, però anche in questo senso qua ripeto, basatevi su qualcosa che ha a che vedere con la pratica. Per un professore universitario l'indicatore è quello per un medico che fa altro a livello ospedaliero a livello e contano quanti pazienti ha visto, se li ha visti, come li ha curati, sia quella di bene o quella di male,
certamente. Però che poi ci sono là fuori tante persone che parlano di medicina e non ha mai visto un paziente eh, cioè sì, ce n'è una marea Eh. Beh, durante il Covid noi abbiamo avuto modo di vedere di. Allora, senza fare nomi, però, gente che non ha mai visto un essere umano. È anche qualcuno che voglio dire che si spacciava per infettivologo virologo, senza avere un background di quello, insomma, esatto. Senti un pochino? Quindi ecco lì sostanzialmente
il nostro. Il nostro, come si dice, il nostro Consiglio è quello di al di là di quello che potete sentire. Da me e da Matteo andate sempre a controllare, raffrontate con altre fonti, cercate di non basarvi sui vostri guru, sui vostri beniamini online, perché
tutti possiamo sbagliare. Diciamo che certamente se poi c'è un infettivologo a parlare e probabilmente un infettivologo ne sa più, non so di il vari i vari influencer che magari dicono anche cose positive di medicina, che però voglio dire, magari non sono così bravi nel campo specifico dell'infettivologia. Senti un pochino a chi consigli questo libro? Io credo che questo sia un libro per tutti, perché veramente è scritto. Io penso di avere raggiunto la più alta semplicità da quando ho
evitato termini difficili. Ho evitato ogni tipo di cose, quindi lo Consiglio certamente ai miei colleghi. Ai giovani che decidono di fare il medico prima di iscriversi o durante il corso. Utente di medicina, io trovo un target. Studenti di medicina, ma anche in infermieristica, ma che di tutto quello che sono le
professioni sanitarie diciamo. Ai pazienti tutti, quindi è un non è un libro diciamo per medici, è un libro per tutti, perché Io credo che ci si ritrovino tanto i medici da una parte o gli infermieri, chi diciamo chi fa l'operatore sanitario quanto i pazienti. Quindi Io credo che sia un libro. Mi mi piacerebbe ora che lo leggessero più persone possibili, perché è un modo, ma non per conoscere Matteo basetti che può anche la gente
fregargliene. Ma per conoscere quello che è il punto di uno che vive nel sistema e che ha capito che ci sono alcune cose che non funzionano. E prova a dare una ricetta su come queste cose possono, possono migliorare, possono cambiare anche per quello che gli è capitato, come medico, come paziente, come figlio di genitori malati? Certo.
Bene essere medico. E l'ultimo libro di Matteo Bassetti. Oltretutto, forse bisognerà che le persone ci facciano sapere, se volete che io e Matteo iniziamo a fare qualcosa assieme, perché ne stiamo un po parlando. Qualcosa di un po' più strutturato? Qualche format? Fatecelo sapere giù nei commenti e soprattutto seguite Matteo, vabbè su Instagram sta andando molto forte, ma seguitelo su Instagram e soprattutto confronti. Anche tu hai. Fortissimo voglio.
Dire però insomma, ragazzi qua voglio che una parte della mia audience venga in tua direzione anche. Nella mia, che venga nella tua. Grazie ragazzi, grazie a tutti Matteo, direi che adesso andiamo a farci una mangiatina. Assieme assolutamente top Ciao.
