Ep. #710 - 😃 La Ricerca della FELICITÀ | Dott. Valerio Rosso | LIVE 063 - podcast episode cover

Ep. #710 - 😃 La Ricerca della FELICITÀ | Dott. Valerio Rosso | LIVE 063

Nov 22, 202425 min
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Zygmunt Bauman e Byung-Chul Han, due importanti pensatori contemporanei, offrono prospettive complementari sulla ricerca della felicità e sul ruolo della sofferenza nella società moderna. Per Bauman, la felicità autentica deriva dalla sensazione di poter affrontare e superare le sfide della vita. La società moderna, però, spinge verso una felicità consumistica e immediata, cercando di evitare il dolore e i disagi. Questa “felicità liquida” si traduce in un’illusione effimera: il piacere si esaurisce rapidamente, lasciando l’individuo insoddisfatto e in continua ricerca di nuove gratificazioni. Byung-Chul Han approfondisce questo tema in La società senza dolore, descrivendo una cultura che rifugge il disagio e idealizza la positività a tutti i costi. Secondo Han, l’eliminazione del dolore porta a una società anestetizzata, priva di significato e profondità. La sofferenza, nella sua visione, è parte integrante della vita e fonte di vera crescita. Senza sfide e momenti di crisi, la felicità diventa un’aspirazione superficiale, svuotata del senso di conquista che conferisce significato all’esistenza. In sintesi, Bauman e Han vedono nella sofferenza e nelle sfide una componente essenziale per una felicità autentica e duratura. ⭐️ Scopri il VideoCorso "PREVENZIONE PRATICA": https://lifeology.it/prevenzione-pratica/ ⭐️ ⭐️ Vai alla VideoLezione Gratutia "PREVENZIONE EFFICACE": https://lifeology.it/prevenzione-sq/ ⭐️ ⭐️ Scopri il progetto MIDNIGHT MELODY, in collaborazione con il Dott. Valerio Rosso e il Dott. Gennaro Romagnoli: https://nutritonic.shop/ ⭐️ ⭐️ Scopri “BODY BRAIN ROUTINE”, il nuovo libro di Valerio Rosso, Gennaro Romagnoli e Marco Zamboni: https://lifeology.it/bodybrain-routine/ ⭐️ ⭐️ Scopri MoveMotivation, un'esperienza trasformativa per far emergere e consolidare la motivazione all'attività fisica: https://lifeology.it/move-motivation/?utm_source=yt_ads_ret&utm_medium=mm_vale_1⭐️ ⭐️ Scarica GRATIS la tua copia di “psiq: Lifestyle Principles” ⭐️ È un eBook che ti permetterà di scoprire i principi della Lifestyle Medicine e migliorare drasticamente la tua vita: https://psiq.it/lifestyle-principles/ ⭐️ ⭐️Iscriviti subito a MINDFITNESS, un mini corso GRATUITO in cui imparerai delle strategie pratiche per ottimizzare il tuo cervello: https://psinel.com/br-iscrizione-mini-corso-mindfitness/ ⭐️ ⭐️ Scopri “psiq: Salute Mentale: Istruzioni per l’uso”, il nuovo libro del Dr. Valerio Rosso: https://bit.ly/psiqVR oppure anche https://www.psiq.it ⭐️ ⭐️ Accedi adesso GRATUITAMENTE alla VideoLezione "La Verità Scientifica sugli Integratori": https://lifeology.it/integratori-sq/ ⭐️ Il Dott. Valerio Rosso è un medico specialista in neuroscienze e un pioniere italiano nella divulgazione della medicina dello stile di vita, riconosciuto per il suo impegno nella diffusione on line di informazioni basate su evidenze scientifiche. Il Dott. Rosso è autore di numerosi articoli scientifici e divulgativi, e partecipa regolarmente a conferenze e meeting come relatore, condividendo le sue conoscenze sui benefici di una vita sana e attiva. La sua dedizione alla medicina preventiva e al miglioramento delle performance cognitive e fisiche lo ha reso un punto di riferimento nel campo. Con una visione olistica della salute, il Dott. Rosso promuove un approccio che combina dieta, esercizio fisico, gestione dello stress, relazioni, controllo dell'ambiente e lotta alle DIPENDENZE per ottimizzare la qualità della vita delle persone che lo seguono sul suo ecosistema digitale.

Transcript

Lo so benissimo, quando si prova a parlare del concetto di felicità si sembra immediatamente un pochino matti. E quello è quello che accade spesso tra parentesi. Spesso è quello che penso anche io di.

Situazioni di questo genere, quando vedo persone che vengono da me in studio e fanno grandi teorie sulla felicità, la felicità e la ricerca della felicità è indubbiamente un concetto innominabile in questa società e nonostante questo molte persone, molti pensatori che per qualche ragione hanno. Hanno ritenuto di avere il diritto di parlare di felicità. Hanno affrontato questo tema. Ieri sera mi sono addormentato. Rileggendo bauman e rileggendo bauman ho pensato a zygmunt

bauman. Ho pensato anche a un'altro autore che in qualche maniera è correlato al concetto di felicità, bjunchu lan. Con l'autore che ha scritto, la società senza dolore Bauman, Zygmunt bauman, in più punti del suo lavoro, definisce la felicità in una maniera che a me piace molto, ovvero non tanto l'assenza della sofferenza, l'assenza del dolore, la presenza.

Diciamo di un serafico Stato di perfezione della nostra vita, ma quanto piuttosto la capacità di di un essere umano di sentirsi efficace nel superare le sfide che la vita pone. Quindi una definizione dinamica, interessante, chiamiamola moderna, di felicità che non. Che non si ferma la al concetto dell'assenza di dolore e di sofferenza, anzi, anzi è proprio il contrario, è una felicità che è in rapporto profondo con con il dolore, forse, più correttamente, con la

sofferenza. È un concetto simile. È affrontato anche da biunchulan nella società senza dolore, in cui parla di come noi stiamo facendo coincidere la nostra felicità con una lotta strenua nei confronti della sofferenza, nell'idea che dobbiamo essere protetti. Dalla sofferenza, quasi aprioristicamente, quindi una sorta di anestesia o meglio di antidolorifico esistenziale

globale. E poi è quello che insomma gli esseri umani hanno provato a cercare, non l'oppio era è ancora in realtà una sorta di anestetico che rende la vita interessante proprio perché. Annulla esorcizza l'essere umano dalla possibilità di provare dolore, dolore mentale e fisico. In realtà ogni forma di dolore in questo discorso si rischia di passare come diciamo glorificatori del dolore e della sofferenza. Non è così.

Nessuno si sognerebbe. Di lasciare le persone semplicemente a soffrire, specialmente in rapporto a grandi forme di sofferenza. Quindi il grande dolore fisico. Ho ho iniziato a un podcast, un amli che che che ho pensato di iniziare proprio col concetto di dolore, quindi con l'idea che le persone non debbano essere sottoposte a un dolore. Esorbitante, infinito, indefinito, senza fine eccetera. Quindi incluso il concetto dell'eutanasia.

Insomma, io avevo fatto un contenuto che magari vi interessa ascoltare e lo trovate in questo nuovo podcast. Cos'è il punto però che la felicità è indissolubilmente legata al concetto. Del superamento della delle sfide, è vero, ha ragione zygoubaman, non si può essere felici se non attraverso la sensazione di autoefficacia. Quindi il passaggio vincente attraverso la sofferenza e il dolore. Certo, bell'alba questa mattina, Eh? Sarà sarà una bella Alba, certo.

Il punto di equilibrio non è semplice da da trovare, quando dico che in questa società è altamente improbabile trovare per molte persone la serenità, probabilmente la collego a ad un concetto che è stato forgiato. In questa in questa società per comunque non parlare di dolore. Mi spiego meglio, tutti conoscerete la famosa zona di comfort, no?

E altrettanto bene magari conoscerete la fantomatica uscita dalla zona di comfort, ovvero quell'idea che per stare bene, per migliorare, per essere felici, bisogna. Attraversare in qualche maniera il dolore, il fatto stesso che abbiamo dovuto creare un concetto che non nominasse il dolore, per parlare del fatto che noi esseri umani, naturalmente, nella nostra esperienza esistenziale, passiamo attraverso il dolore chiunque, chiunque, e abbiamo

deciso che. Potessimo permetterci prima volta nella storia di dire che per essere felici bisogna uscire da una zona di comfort che abbiamo ricercato di fatto per millenni, per millenni abbiamo cercato di crearci delle zone di comfort come esseri umani. Forse adesso è troppo, forse adesso come? È l'epoca storica in cui la gente non muore più di fame, ma muore di ipernutrizione.

Forse questa società ci ha generato delle zone di comfort eccessivamente anestetizzanti, eccessivamente confortevoli, che di fatto ci stanno ingabbiando forse è realmente un'anestesia di massa quella in cui stiamo vivendo, in cui il dolore non si può neanche più nominare. L'idea che. Passare attraverso la sofferenza non vada bene. Guardate che fare attività fisica al mattino è qualcosa che è ritornato a essere considerato ragionevole da molto poco.

Io quando correvo, diciamo negli anni 80, per gran parte degli anni 90, ma in realtà ancora adesso. Oh, la gente dice ma chi te lo fa fare? Ma chi te lo fa fare la mattina di alzarti, di metterti le scarpe, di camminare, correre. Questa mattina avevo voglia di ragionare, quindi non ho corso perché quando corro ovviamente non non non riprendo, non non mi metto a fare grandi grandi

discussioni. Però questa mattina avevo pensato di di. Registrare qualcosa, quindi ho fatto una bella camminata bene e le persone si domandano probabilmente specialmente se mi vedono con in mano un telefono, registrare, ma chi glielo fa fare a questo? Ma perché si muove di mattina? Ma perché non stai a dormire? Vabbè, in primo luogo perché ho già abbondantemente dormito ieri sera io alle 9 ero a letto e. Quindi ho abbondantemente

dormito. Mi sono insomma potuto permettere di uscire di casa alle 5, di camminare in riva al mare lungamente su un bellissimo litorale e farmi una mia attività fisica del giovedì. E quindi ecco che la sofferenza che. Diciamo, ormai non è neanche più sofferenza per me. Non mi sto infliggendo sofferenza, ma certamente mi rendo conto che sto facendo qualcosa che è assimilabile a una sorta di uscita dalla zona

di comfort. In realtà c'è un po' di sofferenza perché sto faticando, sto facendo qualcosa che mi dà fatica, ma che dentro la mia mente ha dei risvolti molto chiari, molto evidenti. Non sono da solo tra parentesi. Insomma, attorno a me ci sono persone che che camminano, no? Incontro qualcheduna ormai ci conosciamo anche anche abbastanza. Tutto questo ha molto senso, a mio parere. Io credo che il concetto di zygmunt baumant, ovvero che noi esseri umani siamo fatti per

attraversare la sofferenza. Sempre che non sia soverchiante, sempre che non sia super traumatica. E cose di questo genere siamo fatti per attraversare la sofferenza e per sperimentare la nostra felicità con un senso di autoefficacia. Certo, ci deve essere anche la tregua, ci deve essere anche la zona di comfort, ma mi pare che le zone di comfort che adesso sono state costruite siano più

delle gabbie. E ha ragione anche han nella sua società senza dolore, dicendo che ormai stiamo diventando totalmente terrorizzati dalla possibilità di soffrire, terrorizzati dalla possibilità di provare una qualsiasi forma di dolore. Ha senso che gli esseri umani non vogliano sentire il dolore oncologico?

Il dolore di alcune patologie sofferenze psichiche inenarrabili, come può accadere in certe forme di depressione, questo è chiaro, ma non possiamo arrivare a negare all'idea che il dolore sia in qualche maniera utile e che faccia parte dell'esperienza umana. Certo, se andiamo a vedere una mattina come questa è interessante. Bello una bella Alba, Eh? E qualcosa di bello, nessuno lo può negare, però probabilmente è ancora più bello se ho in qualche maniera guadagnato questa esperienza.

Se non è qualche cosa che do per scontato o che ritengo di averne un diritto, perché me la merito sempre e comunque se io voglio sperimentare. Se voglio vedere un'alba di mattina presto, beh, bisogna che mi alzo, bisogna che faccio uno sforzo che entro in una zona di blanda sofferenza di cui non devo avere paura ovviamente. E invece probabilmente il timore della sofferenza sta diventando quasi. Endemico ci sta allontanando da esperienze naturali.

Spesso io dico che il mondo è diventato stressante per la sua innaturalità, per quella sensazione di un iinlik che genera dentro di noi. No, un iinlik è un ripeto, è una parola che mi piace tantissimo. Che significa? Perturbante, non familiare. E quella sensazione che abbiamo quando qualche cosa di familiare assume un connotato sinistro e si trasforma nella nostra mente, per qualche ragione, per piccoli particolari, diventa qualche cos'altro.

Il mondo è un I'm Life per questa ragione, proprio perché in qualche modo. Abbiamo perso il contatto con l'esperienza anche anche perché abbiamo perso il contatto con l'esperienza della sofferenza. E che cosa dire? Se vogliamo veramente essere felici, probabilmente dobbiamo ritornare un po' più in relazione con la fragilità umana. Con la nostra fragilità, che è qualcosa che ormai stiamo negando apertamente. Stiamo negando di essere fragili.

Stiamo fingendo in maniera grandiosa di essere semidei un po' come dei bambini. Da un certo punto di vista no, i bambini hanno questa idea grandiosa di onnipotenza. Sono principi del loro Regno nella loro relazione con la casa, con la famiglia, con la loro esistenza. È una sensazione grandiosa, che poi deve anche subire un doloroso contrasto con il mondo. Ma è lì che poi si forma l'essere umano, no? Durante l'adolescenza che cosa

accade? Accade esattamente questo, la grandiosa onnipotenza del bambino. Che può essere un supereroe che può dominare il suo mondo fantastico, che quello che dice avviene, che in qualche maniera delira, no, i bambini delirano, ma è un delirio fisiologico, no, io sono un cowboy, ma basta che la mamma mi chiami per dire vieni che c'è da mangiare, insomma tolgo i panni del cowboy, no? E ritorno quello diciamo Valerio che torna che deve andare a mangiare perché gliel'ha detto

la mamma, no? Ecco, noi esseri umani siamo in una situazione di questo genere, stiamo un po' delirando e stiamo negando la nostra fragilità, che è qualche cosa che ci porta a perdere senso. E la perdita di senso è, tra parentesi, una delle forme di stress più forti che stiamo subendo. Noi esseri umani siamo convinti di vivere in eterno. Abbiamo seguiamo persone che ci

supportano in questi. Deliri sulla salute no, sull'idea che la salute si costruisca tramite meccanismi super tecnologici, cose che di fatto non esistono. Sono deliri, sono deliri. Secondo voi Brian Johnson è il famoso biohacker? Vivrà un singolo giorno di più per tutto il cinema che sta facendo? No, neanche 12:00 di più. Se vivrà eliminando, se se sta eliminando degli elementi di rischio, se facendo dei provvedimenti di Life style medicine sicuramente sì, ma non

certo per macchinari. Teorie bislacche su trapianti di. Sangue di plasma, cose del genere? No, questi sono veri e propri deliri tecnologici di questa era che sono tutti rivolti alla negazione della nostra fragilità e quindi al mantenimento di una zona di comfort, di connotati realmente deliranti. L'essere umano vivrà 300 anni, o forse per sempre? Si, può darsi, ma non ci riguarda in questo momento storico. Ve lo comunico, morirete, moriremo tutti. Moriremo tutti e chissà quanto.

Se veramente volete vivere di più e se veramente volete fare vite più pregnanti, vite che abbiano senso, vite felici, Beh, dovete iniziare a pensarvi fragili, pensatevi, doloranti, anche sofferenti. Ripeto, nessuno vuol glorificare il dolore, ma bisogna certamente.

Che ritorniamo a una dimensione umana più autentica, che io ripeto, sostituirei l'uscita della zona di comfort, che nuovamente un tentativo un po' imbarazzante, no nuovamente di non nominare la sofferenza, il dolore della condizione umana con il fatto che noi esseri umani siamo portati naturalmente a entrare e a uscire. Dalla sofferenza.

E la nostra felicità risiede in quanto riusciamo a essere auto efficaci, a essere bravi nel recuperare, nel ritornare dentro il comfort nell'attesa di riuscire e poi di rientrarci, quindi un'oscillazione la felicità come ce la stanno descrivendo, come ce l'hanno descritta dagli anni 80 in

avanti. Mah, a me sembra +1 condizione sube euforica, c'è chi diceva, c'era uno psichiatra che diceva che forse la felicità umana, la vera felicità umana, è una costante sensazione di subeeuforia che, per carità, non non non travalichi mai nella vera mania, ma che ci tenga un filino sopra le righe ci permetta di di non dover affrontare la. Tragedia umana?

Io non credo, Io credo che alla fine della storia abbia ragione zygmunt e che la felicità per tutti noi esseri umani risiede proprio nella capacità di riconoscerci fragili, di riconoscerci costantemente esposti, più o meno frequentemente, alla sofferenza e. Nella nostra capacità di far fronte alle sfide che la vita ci pone. Probabilmente questa è la definizione più bella di felicità che ho mai che ho mai trovato. E quindi bauman e Anne questa notte hanno lavorato nella mia mente.

E voi cosa ne pensate? Qual è secondo voi? La vostra personale definizione di felicità. Non ditemi che la felicità non esiste. Tutti sappiamo che esiste. Non ditemi che sono brevi i momenti. Tutti sappiamo che può non essere così. Ogni tanto la gente vuole diventare ligure nel pessimismo. Noi ligure siamo specializzati, Eh? Nella saudige c'è la saudige ligure, quella malinconia, quella sottile depressione che pervade. L'aspetto della vita del vero

genovese. Probabilmente io non sono un genovese reale, in realtà sono molto, molto genovese, diciamo tre quarti di me è genovese, c'ho un quartino piemontese, ma insomma sono parecchio genovese. Dovrei essere più pessimista forse. Ecco, non è così, la felicità esiste e. Spesso è diversa da una narrazione che che viene fatta. Ecco, molte persone vogliono addirittura far credere che la felicità coincida con una completa adeguatezza ad alcuni canoni.

No, la felicità deve essere la famiglia. Non è vero, non è vero, sì, c'è anche la felicità che che deriva dalla famiglia, certamente, ma io conosco molte persone single

felici, conosco coppie felici. Conosco famiglie felici e dovessi dirvi in tutte queste persone l'elemento la variabile che ho ritrovato più frequentemente è proprio quella che sostengono sia bauman che che che han quindi il fatto di non farsi preoccupare troppo dalla sofferenza, di non negarla, di stare in contatto con la nostra umanità. E di superare le sfide che la vita pone. E questa è una variabile che trovo nelle persone felici.

Quindi, anzi l'omologazione, questa parola che ormai non usiamo più, ma che era diventata molto di moda negli anni 80 e a mio parere aveva senso, perché omologazione è un'altro elemento che rende infelici. Tu devi essere felice perché fai questa cosa. Tu sei felice perché sei come tutti gli altri, no? E anche alla base, se andiamo a ben vedere, dello stigma connesso alle diversità mentali. No, il non essere omologati è una delle caratteristiche di chi diciamo soffre di malattia mentale.

E per inciso, io ho visto persone. Abbastanza disturbate sul piano psichiatrico, ma essere comunque felici, poter dire di aver raggiunto un certo livello di felicità, quindi l'omologazione è nuovamente un'altro elemento che rema contro la felicità autentica. Quindi, insisto, ritornare, rientrare in contatto con la fragilità, non negare la sofferenza. Non glorificare il dolore estremo, totale, traumatico, ma neanche sostenere che la felicità è assenza di sofferenza

o assenza di dolore. Non è così. Si entra in una condizione di abulia, di sostanziale indifferenza nei confronti del mondo. Si diventa anestetizzati e nuovamente non si è felici. Certamente per me la felicità è anche non sentire rumori forti. E per questo probabilmente io amo così tanto al mattino presto in Liguria, prima che si parta con macchine, motorini, con cose, treni. Bene, che cos'è per voi la

felicità? Scrivetelo, parliamone, buona giornata e buon continuamento di settimana a tutti e a tutte Ciao.

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