C'è una parola, a mio parere, che descrive meglio di tutte le altre il mondo in cui stiamo vivendo. L'era in cui stiamo vivendo è una parola complicata. Adesso poi la metterò sulla copertina di questo, di questo video. La parola è unheim. È una parola tedesca, spesso usata e direi abusata dalla dalla psicoanalisi. Ed è una parola che non è effettivamente semplice da tradurre in italiano. Sai, spesso si dice, Ah, questo non esiste in italiano. Poi sono parole in realtà banali.
Insomma si fa per dare un'autorevolezza esterofila e esotica, no ad alcune ad alcune lingue, in realtà un amlik. È realmente non così semplice da tradurre in italiano, perlomeno nel suo spirito originale, un heimlik spesso viene tradotto come perturbante, ma in realtà ha dei significati anche più sottili, non familiare, sinistro. Addirittura gli inglesi, gli anglosassoni, alle volte la
traducono con ankenny. Per farvi un esempio, accade in quei film gialli no in cui c'è una situazione ad esempio domestica, è sufficiente mettere in una situazione domestica una musica, chiamiamola sinistra, per creare subito una dissonanza cognitiva. Una famiglia che sta mangiando con un suono di basso di contrabbasso, una nota fissa di contrabbasso, oppure qualche dissonanza di violini. Beh, ce l'ha fatto vedere Hitchcock.
Ce l'ha fatto vedere Dario Argento, anche con non so quadretti familiari natalizi, ma con canzoni vagamente demoniache. OK, vede quella sensazione lì? È. Quello Stato d'animo riassume quello Stato d'animo in cui tutto sembra quasi a posto, quasi a posto, ma c'è una sfumatura di non naturale, c'è qualche sbavatura nella realtà che rende tutto un iinlik, quindi un po' sinistro, un po' non naturale, un po' perturbante. C'è qualcosa che ti lascia perplesso? Alle volte angoscia, magari non
fa dormire di notte. Noi viviamo in un'era in cui i cambiamenti sono stati così veloci, così intensi, così drastici anche, ma ad un passo tutto sommato sufficiente per farceli accettare, OK. Il mondo ha quelli che gli inglesi nuovamente chiamano glitch delle discontinuità. Avete presente dei videogiochi? Quando tocchi un muro che non era stato previsto che tu toccassi e semplicemente il videogioco si incasina succede che si intersecano gli oggetti.
Non so se avete presente se siete dei gamer io lo sono. Quindi ecco questi glitch nella realtà. Lavorano sottotraccia un filo sotto il livello della coscienza, ma sufficientemente, diciamo, notabili dal nostro preconscio per lasciarci un senso di un iinlik di non familiare, di non naturale. Ecco, non naturale. Questo è una. Una sensazione che io riscontro in molte persone. Me ne parlano i miei pazienti in
ambulatorio. Ieri me ne ha parlato una persona che effettivamente non stava bene da un punto di vista affettivo, ma era molto lucida, lucidissima rispetto all'analisi che mi ha portato di questa era che io ho ascoltato molto volentieri, molto volentieri. Sono quelle volte in cui io ringrazio di fare lo psichiatra e ringrazio le persone che si affidano a me, per quanto siano utili per la mia crescita, per quanto mi facciano notare cose molto interessanti di questa
esistenza. Ebbene, quindi ho iniziato a riflettere. Stanotte ho riflettuto su questa parola che mi è tornata. Molto forte alla mente. E credo che gran parte della sensazione di disagio che noi proviamo in quest'era sia legata a quanto questi cambiamenti stiano suscitando in noi un senso di un heimlic sto pensando cambiamento climatico, cambiamenti nelle relazioni, sensazione di essere scalzati. Come?
I campioni della logica, della consapevolezza e del pensiero creativo dalle intelligenze artificiali, dai modelli linguistici, dal dal fatto che sempre più ci sentiamo spaesati perché la nostra umanità in qualche maniera è presente in altre vite tecnologiche. Stiamo perdendo il primato della coscienza. Addirittura forse qualcuno dice che le macchine diventeranno consapevoli fra non troppi anni. Tutto questo è un'altro calcio che l'ambiente sta dando al
nostro ego. È una grossissima ferita narcisistica per noi esseri umani. Ci ritroviamo a essere stati scalzati inizialmente. Dal centro dell'universo pensavamo di essere al centro dell'universo, poi abbiamo capito che siamo in realtà in una periferia della galassia. Poi pensavamo di essere degli esseri superiori creati direttamente da Dio.
Invece poi abbiamo capito che siamo esseri come tutti gli altri, che discendiamo dalle scimmie, quali a loro volta discendevano da esseri chiamiamole ancora inferiori sul piano evolutivo. Poi Sigmund Freud ci ha detto sostanzialmente che non siamo padroni in casa nostra, nel nostro. Corpo nella nostra sfera psichica, nel nostro spazio interno.
E adesso scopriamo che forse potremmo non essere proprio più padroni nella nostra casa che la terra, in quanto stiamo riuscendo AA disintegrarla e di fatto stiamo autorizzando probabilmente altre entità senzienti a poi prenderne il possesso. Forse è un processo sensato. Ci rendiamo conto di non meritarcela, la stiamo distruggendo, magari un'intelligenza artificiale fare
un lavoro migliore di noi. Bene, tutte queste sensazioni qua però è normale che rappresentino una sorta di trauma esistenziale, il trauma di specie per la nostra specie. E di conseguenza non è così strano se, nonostante viviamo sicuramente. Nel periodo storico migliore di tutti, certamente. Se io. Mal di denti non muoio se mi viene un'infezione non muoio, controlliamo il dolore fisico, dolore fisico che è stato il punto di angoscia più elevato nella storia dell'uomo, e
nessuno ci pensa. Il vero, un amlik in realtà non era un amlik che era proprio la vera angoscia degli esseri umani del passato era che si manifestasse il dolore. Perché non si poteva fare niente. Noi diamo per scontato che se hai mal di denti ti passa, che se hai mal di testa ti passa, che se ti rompi una gamba ti danno un antidolorifico e poi ti mettono a posto, che se ti devono operare ti fanno l'anestesia. Ma il dolore è stato il vero punto di angoscia dell'umanità
da sempre. Era il dolore la questione che disconnetteva le persone dagli altri e dal mondo e che faceva implorare gli esseri umani di essere uccisi. OK. Noi non abbiamo più idea di cosa sia il vero dolore fisico, non solo quello mentale. Quello fisico bene, il nostro dolore adesso è questa sensazione ben più sottile, meno disruttive, meno destrutturante soverchiante, ma che comunque sta lasciando un segnale dentro di noi. E la parola unymlik è quella che
a mio parere. Veramente riassume, riassume, sintetizza tutte le nostre angosce moderne, l'allontanamento dallo stato naturale e l'idea che a breve potremmo non essere più padroni su questo pianeta, in casa nostra, che qualche cosa sta procedendo con una volontà propria che non controlliamo. E il capitalismo ci ha preso la mano. E il capitalismo è il motivo per cui il mondo sta subendo un cambiamento climatico.
È allo stesso modo il capitalismo, è il motivo per cui nessuno si problematizza più di tanto per avanzare dell'intelligenza artificiale. E nessuno si preoccuperà più di tanto perché siamo convinti che questo ci farà fare i soldi OKI soldi. Ma non ci rendiamo conto che anche l'intelligenza artificiale ha un impatto ambientale non solo di tipo climatico, perché ha anche quello di impatto, ma anche sul nostro ecosistema personale di specie.
È vero che è una risorsa incredibile, ma nessuno ha fatto bene i conti. Il problema di noi esseri umani che non facciamo bene ai conti è un problema, il più antico della terra. Fare bene i conti Eh, adesso non so. Vi faccio un esempio, in Italia non ci sono sufficienti medici e infermieri. Perché? Perché non hanno fatto bene i conti è inutile che vanno a raccontare.
Ci suggestionano con questioni connesse a immigrazione sì, immigrazione no, aborto sì, aborto no, droga sì, droga no. Il problema è che dovrebbero fare i conti coloro che hanno in mano, diciamo le decisioni e nessuno fa bene i conti. Credo che anche l'intelligenza artificiale per questa trasformazione digitale del nostro mondo non stiamo facendo bene i conti e credo che qualcuno poi. Non farà i conti al posto nostro un mlik parola molto
interessante. Vi chiedo cosa ne pensate e vi saluto mentre passa un bellissimo trenino. Ci vediamo presto.
