Autismo in questo lungo contenuto cercherò di darvi tutte le informazioni necessarie per capire al meglio questo concetto e in particolar modo per quello che riguarda l'adolescenza e l'età adulta e per avvicinarvi a un campo delle neuroscienze che è ancora estraneo, bisogna dirlo chiaramente, a molte persone, ovvero quello più generale delle neurodivergenze, un compito molto difficile. Che mi metterà alla prova e che forse potrà fallire o essere
poco efficace. Insomma, cerco di fare qualche cosa a braccio, non certo improvvisata, rappresenta la mia preparazione. Chiamiamola di base come psichiatra, ma insomma l'efficacia di questo mio contenuto, soprattutto nel rendervi consapevoli di che cosa sia l'autismo in particolar modo nell'età adulta. Beh, insomma, me lo direte voi, alla fine di questo mio discorso è che, perlomeno nelle premesse. Si dovrebbe preannunciare come lungo e dettagliato. OK, bene.
In ogni caso, per fare tutto questo al meglio cercherò di miscelare aspetti diversi. Intendo dire che vorrei miscelare scienza, quindi evidenze, lo stato dell'arte delle conoscenze rispetto a questo. Neurodivergenza, ma anche l'esperienza clinica diretta Eh. E anche vorrei anche utilizzare la mia personale storia, la mia personale storia, nella speranza di essere il più efficace possibile, il più in contatto e connesso con voi possibile.
E sì, sì, vi racconterò anche di me e di come un neurosviluppo diverso. Riguardi direttamente sia me che la mia famiglia. OK, ma a parte questo soprattutto cercherò di unire due attitudini opposte, ma entrambe diciamo necessarie quando si parla di neurosviluppo, neurodevalenze e problematiche di salute mentale ad essi associate. Ovvero proverò a unire. Rigore? E prudenza. Perché dico questo? Perché il rigore è necessario se si vuole essere realmente d'aiuto alle persone, sia sul
piano informativo che clinico. Posto che diciamo di esperienze, no nella nel campo della clinica quotidiana una persona ce l'abbia. Ecco, questo è. E è indubbio eh. E comunque rigore EE prudenza vanno utilizzate, sia che si parli appunto di disturbi dello spettro autistico che anche di ADHD. Eh allora rigore e complessità sono variabili che vanno sbrogliate, affrontate e se possibile rese anche digeribili se si vuole realmente arrivare a segno nella comunicazione.
Ma. Poi viene anche certamente richiesta prudenza. Eh, perché prudenza? Dico questo perché quando si parla dell'universo, del neurosviluppo e delle neurodivergenze, ogni persona rappresenta un elemento unico, con sfumature cliniche e personali uniche. E se desideriamo che le nostre parole abbiano come conseguenza un reale gesto d'aiuto, viene richiesta un'estrema. Direi sensibilità e cautela.
Eh sì, la prudenza è fondamentale anche perché in questo ambito, ma in generale in tutte le aree della salute umana, un'ipotesi diagnostica, un intervento di aiuto o anche semplicemente la divulgazione di informazioni non sono mai e non possono essere mai semplici atti tecnici e meccanici. In realtà sono azioni che in qualche maniera toccano la vita, la percezione di sé e il futuro di persone reali nel mondo, reali inserite nel mondo reale. Quindi senza prudenza unità.
Ogni medico, psicologo e in generale direi ogni operatore sanitario, rischia di applicare nozioni meccaniche e spersonalizzate e alle volte diciamo anche ideologiche. Il che è molto male, insomma. E che comunque non rispettino la complessità di chi abbiamo di fronte a noi, se parliamo di clinica e di chi in questo momento mi sta ascoltando.
Se parliamo di divulgazione, OK. Inoltre, la prudenza ci ricorda anche che le conoscenze sul NEUROSVILUPPO, per quanto basate su evidenze scientifiche, sono in continua evoluzione, continua evoluzione e evolveranno probabilmente molto nei prossimi
anni. Ogni affermazione e intervento devono quindi essere calibrati con un'apertura mentale, una disponibilità al confronto e alla revisione notevole, in particolare confronto direi con le comunità che sono attivamente coinvolte in questi campi e anche con i familiari di coloro che soffrono di disadattamento in relazione ad un disturbo del neurosviluppo, proprio perché stiamo parlando. Non di teoria, ma di pratica OKEE.
Anche perché la prudenza, al pari del rigore, è un segno di rispetto verso la persona, verso chi vive con quella persona, lasciatemi dire, anche verso la comunità scientifica, quindi insomma, cercherò di essere così in questo modo, OK?
Infine c'è anche la questione del mettersi in gioco direttamente e questo spero che possa essere utile per quelle persone che magari non seguono con una certa, diciamo certa, regolarità il mio lavoro di comunicazione e che quindi mi permettano di comunicare onestà, autenticità e sensibilità nei confronti di questo specifico lavoro di informazione e negli altri che faccio sui sui miei canali. OK, qualche premessa era d'obbligo credo, ma adesso
iniziamo. Spero di non avervi annoiato, ma credo che anche queste premesse facciano parte del discorso in qualche maniera. Io partirei dalla parola autismo. Il termine autismo deriva senza dubbio dal greco autos, che significa se stesso. Questo prefisso auto viene solitamente usato per indicare qualcosa. Di riferito a noi stessi o di concentrato in qualche maniera sull'individualità?
Aggiungo che in psicanalisi il concetto il concetto di autismo ha lambito anche altre aree della teoria della mente umana appunto, come quella freudiana che rendeva questa parola quasi affine al concetto di autoerotismo, inteso nel senso di narcisismo primario, ovvero di un'attenzione intensa, ego riferita ed un investimento. Come diceva Freud, Libidico, cioè energetico rivolto essenzialmente a noi stessi, Eh, una deflessione dell'attenzione a noi stessi.
In realtà il termine autismo fu coniato ufficialmente nel 1911 dallo psichiatra svizzero Luigi Bloiler, che lo utilizzava per descrivere un aspetto specifico della schizofrenia, addirittura in cui il paziente sembrava. Ritirarsi in un mondo interiore è nuovamente un po' come aveva notato Freud, con quella idea di auto riferimento di narcisismo per dire in psicanalese no che lo separava dalla realtà esterna qualche cosa che ancora oggi attiene effettivamente ai sintomi negativi della
schizofrenia. In origine, quindi, autismo si riferiva? Ha un distacco o isolamento dal mondo esterno, caratteristica che bloher, appunto, riscontrava nei pazienti schizofrenici. Nonostante questo, il termine autismo possedeva sin dall'inizio già una forte componente descrittiva, legata a molte altre aree della diversità umana e della sofferenza umana. Infatti, a partire dagli anni 40, i ricercatori Leo Canner e Hans.
Asperger iniziarono ad utilizzare il termine per descrivere comportamenti osservati in alcuni bambini, che includevano difficoltà nella comunicazione sociale, interessi ristretti e ripetitivi e una forte tendenza all'isolamento. So già che avrete notato qualcuno di voi la questione del nome ANSA Asperger, ma ne parleremo dopo perché questo è un punto importante sul ruolo di questo di questo medico. Comunque questi studi portarono a un'evoluzione.
Del significato del termine, che nei Nanni poi è stato gradualmente distaccato, anche notevolmente, dal concetto di schizofrenia. Infatti credo che molti di voi non la associno a questa questione storica, chiamiamola.
Per diventare poi invece associato a una categoria a sé stante, ovvero quella dell'autismo, autismo vero e proprio no, come diverso funzionamento mentale e di conseguenza ai disturbi dello spettro autistico, quando il disadattamento e il funzionamento generano sofferenza clinicamente significativa nella persona che
manifesta questi tratti. Nel contesto attuale l'autismo è inteso come parte di un ampio spettro di condizioni del neurosviluppo che può riguardare, ad esempio vari gradi di difficoltà nella comunicazione sociale, sicuramente vari gradi anche e vari modelli diversi di comportamenti ripetitivi e ristretti. Questo spettro, perché di spettro. Si tratta quindi di una continuità di manifestazioni cangianti, molto diverse fra di loro.
E questo spettro include manifestazioni appunto molto diverse dal cosiddetto alto funzionamento, quindi autismo ad alto funzionamento, che non è esattamente l'espressione giusta, ma. Poi ci ritorniamo che spesso è legato a competenze cognitive avanzate no?
O magari addirittura a specifici talenti, fino a forme più problematiche, potremmo dire più gravi, che possono richiedere invece un'assistenza continua, specialmente se sono in associazione al ritardo mentale, a quello che si definisce attualmente disabilità cognitiva.
La classificazione attuale del DSM per l'autismo è basata su un sistema a livelli che valuta l'intensità, sostanzialmente valuta l'intensità del supporto necessario in tre aree principali, la comunicazione sociale, i comportamenti ripetitive stereotipati e le difficoltà sensoriali. Piuttosto che focalizzarsi come accadeva solo sui sintomi, questo approccio potremmo dire che è è di molto diverso da quello del passato e identifica di fatto il grado di
appartenenza. Il grado di assistenza, diciamo, di cui ogni persona ha bisogno per affrontare adeguatamente la vita quotidiana? No, praticamente distinguendo tra chi richiede un supporto minimo. E in eccesso invece di un'assistenza chiamiamola più continua, più intensa e anche più strutturata.
Quindi, nel DSM 5 l'autismo è classificabile sostanzialmente in tre livelli basati sull'intensità di questo supporto necessario per affrontare, diciamo, la quotidianità e insomma, le sfide che la quotidianità ci propone ogni giorno, eh? Appunto il livello uno richiede un supporto, ma minimo eh. Le persone a questo livello possono comunicare e gestire situazioni sociali, ma presentano alcune chiamiamole difficoltà di base nell'interazione nella gestione della flessibilità.
Chiamiamola del loro comportamento Eh, quindi di solito con un supporto minimo davvero minimo riescono o insomma comunque non è non elevato, riescono a funzionare in maniera anche molto indipendente. O estremamente indipendente, Eh. Il livello due richiede un supporto più sostanziale nelle persone.
A questo livello hanno difficoltà più rilevanti nella comunicazione sociale, nei comportamenti rigidi, ripetitivi, in comportamenti che possono interferire con la loro vita quotidiana e peggiorare il funzionamento. In pratica necessitano quindi di un supporto regolare per affrontare le interazioni sociali. E chiamiamoli tutti i compiti della quotidiana.
Unità un pochino più elevato abbiamo poi il livello tre che quindi è quel livello che si riferisce a dei pazienti che richiedono un supporto sostanziale EO addirittura molto sostanziale, si tratta di un livello di funzionamento.
Che è caratterizzato da difficoltà gravi nella comunicazione verbale Eee anche non verbale, magari comportamenti molto rigidi che limitano notevolmente l'autonomia e quindi tutte le persone nello spettro autistico a questo livello necessitano di un'assistenza intensiva, chiamiamola costante, per gestire le attività di base, addirittura per la loro sicurezza e alle volte anche per quella degli altri. Su questa.
Suddivisione voglio subito tirare fuori il vecchio e annoso punto di quello che prima veniva chiamato il disturbo da Asperger e che in realtà è oggi un termine scomparso.
Anche se io lo utilizzo ogni tanto, diciamo per capirmi meglio con chi ha. Ancora in mente questo concetto ed è per questo che ho fatto in passato dei video riferendomi a questo termine molto molto controverso Eh attirando veramente l'ira di molte persone autistiche, ira attirata anche giustamente se non veniva visto poi il contenuto.
Ecco, certamente chi fa divulgazione deve anche preoccuparsi che i contenuti arrivino all'obiettivo, perché sennò non si riesce a cambiare le modalità con cui una persona mentalizza o elabora alcuni concetti, incluso quello.
Un autismo chiaro allora? Comunque, in ogni caso, per usare ancora questa parola, il disturbo di Asperger, che una volta era considerata una diagnosi separata, oggi, diciamolo pure chiaramente, non esiste più ed è inclusa all'interno dello l'ampio spettro autistico e nella classificazione del DSM 5. Quindi si è diluito, si è disciolto ed è scomparso. Ma in realtà.
Ci sono restano diverse controversie, che in larga parte peraltro io condivido, e in primo luogo, molte persone con diagnosi chiamiamole diasperger non vogliono appartenere a un chiamiamolo, a una dimensione di patologia Eh si identificano con l'etichetta di persone nello spettro autistico, ma non. Con quella di diagnosi di Asperger, insomma. Quindi l'autismo come parte integrante dell'identità piuttosto che parte di un disturbo.
In realtà molte persone con queste caratteristiche però, perché ricordiamolo, non hanno un reale disturbo. Mediamente non hanno un reale disturbo, ma sono semplicemente strane diverse weird direbbero gli inglesi, eh? Ecco. Sono queste caratteristiche. In pratica il disturbo emerge quando l'ambiente respinge le loro diversità. Eh, ma di questo poi ne riparleremo meglio a breve. A breve.
D'altra parte è inequivocabile che le caratteristiche diciamo di Asperger riferiamolo quindi di un autismo di livello uno o addirittura, potremmo dire alle volte, di livello zero eh rappresentino comunque spesso degli elementi di vulnerabilità
in una società rigida. Poco inclusiva e molto valorizzante l'omologazione degli individui e che quindi si se si sta male, se si ha, se si manifesta disagio mentale, si possa ricevere in un contesto di questo genere un supporto sbagliato o addirittura diagnosi sbagliata quando ci si ritrovasse a chiedere aiuto per i fenomeni di disadattamento che spesso riguardano queste persone, quindi con forme di autismo chiamiamole poco evidenti o addirittura non diagnosticate anche in età adulta.
Ok, giusto per essere precisi e nel caso non lo sapeste, ci tengo anche a precisare che il termine Asperger, oltretutto, porta con sé una pesante controversia storica legata alla figura di Hans Asperger, come vi dicevo prima, il medico austriaco che per primo descrisse questa sindrome, chiamiamolo di autismo, a bassissimo livello di supporto. E alle volte è connesso a caratteristiche di chiamiamolo di plusdotazione mentale, Eh? Perché tutto questo?
Questa controversia è perché Asperger collaborò direttamente con il regime nazista, partecipando anche a politiche eugenetiche che prevedevano la selezione e la soppressione. Soppressione di bambini con disabilità intellettive. E tutto questo? Dà indubbiamente ragione a chi si oppone fermamente all'utilizzo di questo termine.
No, me incluso, naturalmente, ma d'altra parte in molte persone questo concetto è ancora presente a livello mediatico e spesso usato, per cui, pur rendendosi necessario un suo lento smantellamento, Eh sarebbe meglio fosse più veloce, ma inevitabilmente sarà lento, perché è un concetto molto forte, radicato nella cultura occidentale. Eh comunque. Ripeto, mentre si smantellerà alle volte si potrà rendere necessario utilizzarlo. Eh, con queste premesse almeno OK.
Ma andiamo avanti, sottolineando come questo mio discorso di oggi si rivolge forse l'avrete capito? Forse l'ho già detto in particolare alle forme di autismo, dell'adolescenza e dell'adulto e in particolare a quelle forme di non semplice diagnosi e identificazione che
ancora oggi. Rappresentano un fattore confondente per molti operatori sanitari che non conoscono, non conoscono il tema a sufficienza, oppure che lo conoscono con modalità antiche chiamiamole, desuete, portando poi spesso ad errori diagnostici e ancora peggiori errori terapeutici. D'accordo, d'altra parte credo che e anche lasciatemi dire, a errori di supporto e di aiuto alle famiglie.
Ripeto, d'altra parte credo che anche chi abbia interesse prevalente poi all'autismo nei bambini debba comunque portare attenzione a questo contenuto, a questo specifico mio discorso, in quanto alcuni temi che voglio discutere oggi sono assolutamente generali. OK, ma iniziamo subito da un punto importante, autismo. Come lo definiamo?
Troviamo in questa impresa epica perché non è facile dare una risposta sensata, concisa, chiara a questa domanda, l'autismo è un aspetto della neurodiversità umana, OK, perché in realtà la neurodiversità riguarda una grossa parte degli
esseri umani, Eh? Ed è 1 1, aspetto che rappresenta una variazione unica del neurosviluppo, una variante del neurosviluppo quindi proprio della formazione del nostro sistema nervoso centrale, che è caratterizzata poi, sul piano pratico, da modalità differenti di percezione, di connessione,
di adattamento all'ambiente. Possiamo vederlo molto semplicemente come un modo alternativo di funzionamento nel mondo, modo alternativo che può portare con sé anche dei punti di fragilità, come vedremo a breve. Non è scontato, non è una costante, ma può accadere EE in realtà accade sufficientemente spesso, diciamo da un punto di
vista medico. Scientifico, l'autismo si può definire come appunto una variazione del neurosviluppo normale, quindi, ovvero che riguarda la maggior parte delle persone che nascono, che deve emergere per per essere tale per definizione nei primi anni di vita e le sue manifestazioni spaziano sostanzialmente da difficoltà nella comunicazione
sociale, nel comportamento. Nella connessione con l'ambiente e anche con la presenza di interessi e attività che spesso sono ristretti, molto ristretti, intensi e focalizzati. Chiaro in relazione al discorso che sto facendo qui e oggi, bisogna anche dire che alcuni individui dello spettro autistico possono anche mostrare talenti straordinari e abilità che che emergono proprio dalla loro.
Alle volte dalla loro visione del mondo dà le caratteristiche della del loro rigore, eh, dal loro modo di concentrarsi e dai loro schemi di pensiero che sono spesso diversi dalla norma. Ovviamente non mi sogno neppure per un secondo di affermare che l'autismo, così come l'a DHD, siano un dono, un dono o cose simili. Eh? Alle volte in casi piuttosto rari lo possono essere, ma più frequentemente. Come vedremo, possono essere origine di fragilità, di fragilità e di sofferenze anche
profonde. Questo va sottolineato. OK, perché poi si ritrova a dare dietro una narrativa che ci fa pensare che ho il dono, per fortuna che sono autistico. No, non è non è una fortuna, Eh OK, non è né una fortuna. E alle volte però è più frequentemente una sfortuna. E vedremo perché può essere interessante. R per fissare questi concetti, magari fare anche riferimento ad alcuni casi cinematografici di autismo e. Per memorizzare magari meglio alcune caratteristiche di queste
neuro emergenze. Casi che poi non sono mai estremamente aderenti alla realtà o super realistici però che sono interessanti, no? In particolare per quello che riguarda le forme di alto funzionamento o se volete a bassa necessità di supporto eh, tanto per metterci d'accordo sui termini. Ad esempio il fantastico sheldon Cooper di Big Bang Theory, oppure il protagonista della serie di good Doctor. Io sono molto affezionato a sheldon, in realtà. Insomma, mi riconosco molto in
sheldon. Ecco, se invece poi vogliamo entrare in ambiti di maggiore necessità di supporto per stare in ambito clinico, potremmo ricordare anche il fantastico. Dustin Hoffman in in Rainman Eh film degli anni 80. In realtà poi abbiamo anche lunghe serie di film con serial killer, tra i quali, ahimè, erano presenti diverse forme di
autismo Eh damer a molti altri. In ogni caso la lista potrebbe essere lunga, ma comunque interessante e utile per visivamente soffermarsi su alcuni aspetti specifici. Ad esempio me alcune figure. Chiamiamole di di queste narrazioni aiutano a memorizzare e a tenere bene a mente alcuni tratti, alcune conseguenze di tratti psicologici sul comportamento. Ma adesso veniamo al vero punto caldo e alla domanda fatale, allora, autismo quando diventa una patologia? Quando può generare realmente
disagio mentale? Per affrontare il tema dell'autismo come disturbo è realmente fondamentale distinguere fra chiamiamolo spettro autistico, inteso come un'insieme di variazioni naturali del neurosviluppo e disturbi dello spettro autistico, che invece si riferiscono a condizioni più complesse e più specifiche e spesso associate a difficoltà significative di allattamento e
funzionamento sociale. Allora l'autismo non è un'entità uniforme, ha un'ampia gamma di manifestazioni che possono andare appunto da lievi differenze della modalità di percezione e interazione con il mondo, fino a difficoltà che in determinati contesti possono richiedere interventi davvero specifici. La linea che separa una variante autistica non patologica da un disturbo dello spettro autistico in realtà dipende da una serie di fattori.
Tra cui l'ambiente in cui la persona vive, il livello di inclusività della società in cui la persona vive, l'atteggiamento culturale verso la neurodiversità, la presenza o meno di plusdotazione o di deficit cognitivo e le caratteristiche della famiglia di origine e anche sicuramente la possibilità o meno di accedere a identificazioni precoci di questi disturbi e supporto adeguato supporto
adeguato Eh? In un ambiente sociale che offra sostegno, compressione e accomodamento, diciamo, molte persone con caratteristiche autistiche potrebbero in realtà vivere pienamente e senza disagi significativi. OK, entro certi limiti di manifestazioni.
Tuttavia, allo stesso modo, in un contesto poco disponibile a considerare le necessità specifiche delle persone neurodivergenti, anche caratteristiche autistiche meno marcate possono trasformarsi in reali elementi in fattori di vulnerabilità e di conseguenza causare sofferenze e isolamento anche gravi, alle volte anche gravi. Vi voglio ricordare che ho visto personalmente molte forme di
autismo. Magari non neanche così gravi, ma gravemente disadattate diventare qualche cosa di altro in contesti molto specifici, molto stressanti, respingenti Eh, ossessioni, psicosi, gravi disturbi del comportamento, depressione, gravi disturbi d'ansia, anche violenza, anche violenza, ma al di là dell'ambiente. Certamente anche la gravità delle caratteristiche autistiche può giocare un ruolo molto, molto importante, addirittura
chiave. Chiamiamolo alcune persone che sono nello spettro autistico possono presentare difficoltà estese, ad esempio profonde nel linguaggio delle funzioni, esecutive, nella connessione, nella comprensione sociale. E tutte cose che possono compromettere la capacità di vivere in autonomia e di avere una relazione adeguata con il mondo, con le persone, con il mondo specialmente.
Specialmente sono presenti deficit cognitivi più o meno importanti e che potenziano questo carico di fragilità, che che aumentano questo carico di fragilità. Al contrario, chi si trova sul versante opposto, ovvero nell'ambito della plusdotazione, quella che si chiama plusdotazione, quindi un quoziente intellettivo elevato e magari con buone capacità di consapevolezza e una forte rete di supporto, insomma tante cose positive presenti allo stesso
tempo. Bene, tutto questo può invece favorire lo sviluppo di modalità di funzionamento adattative che riducono anche di molto le difficoltà. Eh, magari anche di un autismo più grave. Una famiglia informata e sensibile può fare davvero la differenza, fare davvero la differenza, offrendo in questa maniera degli strumenti emotivi e di supporto che possono essere super efficaci per affrontare tutte queste sfide che chiaramente possono essere intrinseche a un autismo di
corposo di alto livello. Ancora una cosa importante, questo approccio inclusivo, umile, prudente e rispettoso, ovviamente non nega la natura di disturbo del neurosviluppo che l'autismo può assumere e che spesso assume, ma in realtà serve a mettere in evidenza certamente come l'esperienza di ciascun individuo nello spettro. Sia frutto dell'interazione tra le sue caratteristiche e il contesto che lo circonda.
Ma parlo, voglio parlarvi molto esplicitamente di un tema che a me sta molto caro, il concetto di disadattamento. Un tema che per me è fondamentale, che riguarda larga parte del disagio mentale presente là fuori. OK, non solo di quello connesso all'autismo, ma ad ogni neuro divergenza. Sicuramente in realtà quasi ogni psicopatologia o disturbo di personalità.
Ed ecco che qui vi voglio parlare chiaramente del mio caso di Valerio rosso, ovvero della mia personale quota di neurodivergenza che probabilmente è connessa e in relazione ad una qualche forma di sovrapposizione tra tratti
autistici e tratti ADHD. In realtà ho avuto modo all'età di circa quarant'anni, quindi molto tardi, di farmi valutare in maniera approfondita per avere conferma di quello che sapevo già da tempo sono una persona evidentemente posizionata in qualche punto dello spettro autistico e i miei risultati testali erano addirittura elevati, ma certamente ci sono alcuni punti da considerare bene.
A parte che io oggettivamente non ho mai sofferto soggettivamente più di tanto, forse ho fatto soffrire qualcuno, ma non ho sofferto io più di tanto. Partire dal fatto che nella mia famiglia è presente un genitore, anche lui nello spettro autistico. Questo ha riprova e conferma di quello che sappiamo sul piano scientifico. L'autismo ha una forte genetic Power, una forte componente genetica, così come la DHDOK.
Io sono stato un bambino difficile, molto irrequieto, iperattivo, diremmo oggi, assolutamente iperattivo dall'asilo in avanti. E sono stata un'adolescente difficile sotto vari punti di vista. Io ero un bambino che stava tutto il giorno. Io ho avuto la possibilità di essere esposto ai computer precocemente. Ho avuto una famiglia che mi ha comprato nel 79. Il primo computer e da lì non ho mai mollato, ma io dai 9 10 tutte le medie e avanti ho avuto 1 1 approccio fusionale col computer.
Se qualcuno veniva, se mi aveste visto a quell'età lì, pensa potevate pensare che fosse autenticamente strano. Si sarebbe visto molto il mio autismo. Poi sono stato un'adolescente difficile perché ho superato tutta questa. Fase per crisi in maniera detonante Eh? E poi con il tempo ho migliorato tantissimo la mia capacità di mascheramento, di Masking Eh. Adesso sono probabilmente anche maturato, sono evoluto in
qualche maniera. Spero si possa parlare di evoluzione, anche se questi tratti ci sono ancora. Si potrebbero vedere benissimo quando sono da solo, prima che faccio un video o dopo che ho finito un video. In realtà sono una persona molto allenata in questi, in queste dimensioni. In realtà io sono una persona in
generale molto allenata. Io non ho avuto alcun tipo di dotazione, cioè in realtà vabbè, questo è un discorso che non voglio affrontare, però in realtà sono una persona che si è dedicata tanto alle cose che l'hanno appassionato e chi mi
conosce bene potrebbe. Capire bene che nonostante il mio allenamento nei confronti ad esempio del masking, si può capire bene che dentro di me è presente sia l'autismo che la DHD che scorrono forte dentro di me sebbene non mi abbiano oggettivamente mai dato problemi, chiamiamoli sostanziali, in realtà il punto importante io posso dire appunto di non aver mai avuto un vero e proprio disturbo dello spettro
autistico, per fortuna. OK, ci tenevo ad essere onesto e ho ribadito questa questione di cui ho già parlato in altri video e in altre interviste, e in ogni caso spero che capiate che comprendere l'autismo in questi termini ci permette di andare oltre una visione puramente deficit centrica, insomma legata al deficit, tanto per capirci.
E piuttosto aprendo la strada a interventi che possano valorizzare le risorse e promuovere delle modifiche anche ambientali e magari auspicabilmente culturali, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla correzione delle difficoltà o sugli elementi di divergenza di differenza della singola persona nello spettro. OK, questo è molto importante perché in una società inclusiva e accogliente potrebbe scomparire il minority stress.
Che è una forma di sofferenza mentale che riguarda le persone neurodivergenti, le persone LGBT, le persone diverse, strane, Wired, strane queer, chiamatele come volete OKE spesso tutta questa gente soffre di qualcosa che non è depressione ma sono sintomi depressivi in disadattamento sintomi esistenziali potremmo quasi chiamarli OK. Il che non mette minimamente in discussione altre forme di psicopatologia, chiamiamola diversa, più biologica, più organica. Ma questo in realtà è un punto
molto importante. OK, per terminare, vorrei esplicitare chiaramente un ultimo problema. Non solo moltissimi operatori sanitari sono all'oscuro delle caratteristiche salienti dell'autismo.
Ma pure, ahimè, anche molti psichiatri o comunque personale, che si dedica alla salute mentale, che in alcuni casi rifiutano le caratteristiche, il modello teorico delle neurodivergenze o che semplicemente che non lo giudicano un tema rilevante, così come accade anche per vladi HD, soprattutto adesso tutto una moda non è un vero niente, eccetera. Questo è un grosso problema.
In realtà questo è la difesa che noi psichiatri abbiamo da tantissimi decenni di stronzate che abbiamo fatto sul piano diagnostico e di terapia. Ma bisogna fare ammenda e avere la voglia, la passione al cambiamento.
Se decidiamo di essere all'interno dell'ambito medico scientifico, OK. Ripeto, voi non avete idea di quante diagnosi sbagliate ancora adesso si possono trovare là fuori di quante terapie sbagliate, di quanti danni possano essere stati fatti in un mondo in cui la salute non sia il il grande esercito degli operatori della salute non sia a conoscenza diretta dei disturbi del neurosviluppo.
Vi basti pensare, che ne so un esempio tipico che ho visto 1000 volte, vi basti pensare a quando una persona autistica giunge in pronto soccorso in momento di crisi, eh? Alle volte viene veramente, lasciatemi banalizzare, trattata male Eh, questo bisogna dirlo, non compresa e potremmo dire meglio, viene trattate con modalità dilettantistiche perché noi medici e tutti voi operatori sanitari, a qualunque livello, psicologi, infermieri, ossa, educatori, terp chiunque.
Dovremmo avere come primo obiettivo professionale un buon livello di comunicazione e di connessione con le persone che abbiamo davanti a noi. Questo passa necessariamente dalla comprensione di tutto lo spettro di diversità della specie umana e di conseguenza includere anche i disturbi del neurosviluppo, che possono avere caratteristiche molto specifiche e alle volte. Irritanti, diverse spaesanti, un
heimlik. Questa è la parola che ogni tanto no utilizzo ultimamente la utilizzo molto non familiari, diverse Eh, per alcune persone, addirittura disturbanti. Insomma, ci sarebbero ancora molte cose da dire e magari riaffronteremo il problema anche dell'interesse EH, sulla base dell'interesse che mi mostrerete rispetto a questo tema, OK.
Bene, per finire, e cos'altro posso dirvi se non ecco, nel caso fosse interessati a tutti questi temi di neuroscienza e salute mentale, vi invito a dare un'occhiata al mio libro su questo tema, salute mentale, istruzioni per l'uso che trovate solo su Amazon. Trovate il link qui da qualche parte oppure giù in descrizione. Sono a disposizione per domande e per commenti. Siate Clementi e grazie davvero come sempre per la vostra attenzione.
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