Esiste una dimensione della sofferenza mentale umana che è stata spesso negata dai medici, dagli psicologi, dalle persone più in generale, probabilmente una specie di grande bugia sulla salute mentale che è stata insegnata a tutti noi, anche a tutti noi, professionisti della psichiatria e della psicologia sino a qualche decennio fa. Non sempre in maniera palese, alle volte in maniera sotto soglia, ma comunque c'era un implicito connesso a questa bugia.
I medicina e psicologia le cose spesso cambiano e alla fine la scienza è questa cosa. Qui non bisogna affezionarsi troppo alle cose che sembrano spiegare tutto. Ma essere pronti di tanto in tanto, quando i fatti, i dati, le ricerche concordano no sulla necessità di cambiare prospettiva. Insomma, bisogna essere pronti a pallottolare tutte le nostre certezze, e a buttarle via per far posto a nuove certezze temporanee, a nuove consapevolezze che sappiamo che prima o poi verranno anche
quelle revisionate. A cosa mi riferisco in tutto questo discorso? Qual è la bugia? Mi sto riferendo al fatto che per tutto il 900 si è dato molto, moltissimo risalto alla Genesi intrapsichica della malattia mentale, cioè al concetto che la malattia mentale scaturisse dall'interno. Di un meccanismo malato? No. Dall'interno della persona.
Un pochino come se il principio della sofferenza dimorasse dentro la psiche umana no, senza alcun rapporto con l'esterno, se non magari di osservazione comportamentale, ma sempre molto poco considerato nella sua dimensione causale. No, sì, certamente anche. Agli albori delle neuroscienze moderne si è riconosciuto il ruolo dei grandi traumi esterni?
No, però alla fine il focus principale della psicopatologia del 900 è rimasto radicato nell'idea che la sofferenza mentale emergesse prevalentemente da meccanismi rotti, distorti da conflitti interni, dinamiche inconsce, meccanismi di difesa, in pratica da disfunzionamenti. Interni della persona, biologici, costituzionali, per così dire. Una prova di questo approccio è ad esempio la scarsa o assente attenzione verso i disturbi dell'adattamento al più generale concetto di disadattamento.
Sì, si è parlato molto di stress e di trauma, ma poi? Quando si tiravano le somme no, si arrivava sempre a tirare in ballo la resilienza, che sarebbe nuovamente una caratteristica interna che dovrebbe permettere in qualche maniera di tollerare un mondo che genera sofferenza non inclusivo. È fatto a misura dei neurotipici. Eh, è un po' questo il punto. La resilienza era nuovamente responsabilità della persona, quindi?
Diciamo poi sì, si è iniziato ad avere un approccio lentamente più rivolto alle dimensioni biopsicosociali, ma c'è voluto molto tempo e a mio parere c'è ancora molta strada da fare in questo senso e questo non ha avuto conseguenze da poco. Badate bene, ad esempio è stato responsabile no dell'abominio di avere l'omosessualità inclusa tra i disturbi mentali in un'edizione del DSM, quando in realtà la sofferenza che. Crea purtroppo qualsiasi condizione LGBT.
Non deriva certo dalla differenza in sé, no, chiamiamola dallo scostamento dalla media con le altre persone, ma piuttosto dallo stress che si genera con l'incontro con un mondo giudicante, non inclusivo e molto poco rispettoso delle differenze. Quindi a far soffrire era la diversità di fondo, OK? Che non era certamente poi quello il problema da giudicare
psicopatologicamente rilevante. E certamente questo, questo approccio qui ha portato, a mio avviso, ad una sorta di scissione concettuale tra l'individuo, l'ambiente circostante. No, come se la mente fosse un'entità per lo più isolata, no al riparo dall'influenza del contesto sociale o solo parzialmente aggredibile dal contesto sociale, culturale e relazionale.
E inoltre anche al grande equivoco, appunto, che fosse la stranezza, ovvero lo scostamento dalla media di alcuni funzionamenti psichici, a generare la sofferenza e non, appunto il rifiuto della differenza da parte della società. Ovviamente, sempre parlando entro certi limiti di funzionamento generale, ecco. Senza arrivare all'estremo di giudicare alcune forme di malattia mentale, un dono, purtroppo non è così.
Ci sono condizioni di alterazione di scostamento della media che sono oggettivamente un problema in qualunque società, anche nel mondo più perfetto. Però bisogna essere consapevoli che gran parte delle differenze generano sofferenza, anche alle volte, soprattutto proprio per un mondo che è molto, molto poco inclusivo, è fatto a misura dei neurotipici.
Credo che, con il senno di poi, che insomma tutta questa visione rivolta al soggetto piuttosto che all'interazione tra soggetto e mondo, abbia trascurato l'importanza fondamentale di fattori esterni quotidiani, dei microtraumi relazionali microtraumi spesso poco visibili, no microtraumi relazionali cronici e in generale dalle condizioni di vita che spesso sono determinanti.
Nel plasmare la forma e l'entità della sofferenza psichica in particolare, per l'appunto, mi riferisco al concetto di minarty stress e di disturbo dell'adattamento, due temi della psichiatria e della psicologia, di cui si parla sempre e comunque molto poco, perché tirano in ballo la necessità di cambiare il mondo e non la persona, e questo è un cambiamento di prospettiva epocale. Bisogna, entro certi limiti, cambiare il mondo, non la persona. OK?
In un mondo in cui le difformità, le alterazioni dalla media, dalla gaussiana non generano rifiuti e scarsa inclusione? No. Da qui, ovviamente. Come dicevo prima, la maggiore sofferenza delle persone LGBT Autistiche o anche entro certi limiti psicotiche ADHDE altre cose, questa grande bugia.
A questo quindi mi riferisco, dunque ha insegnato da generazioni di professionisti della salute mentale di pazienti a cercare la radice del dolore esclusivamente dentro di loro, dentro di sé, aumentando la frattura e il dolore, ignorando o minimizzando il ruolo degli stress ambientali, delle dinamiche di potere sociale, della scarsa inclusività della società, delle ingiustizie economiche.
Delle diseguaglianze sistemiche che influiscono profondamente sul benessere psicologico e forniscono loro la forma del disagio psichico solo negli ultimi decenni, con l'avvento di nuove con reti di pensiero, con la psicologia sociale, la psicologia ambientale, l'antipsichiatria la una psichiatria più critica? Sicuramente delle neuroscienze più attente alla triade bio psicosociale che non mi
stancherò mai di ripetere bene. Grazie a tutto questo si è iniziato a comprendere l'importanza di una visione olistica integrata, che consideri l'individuo proprio come 1.1, nodo importante della sua rete e del suo ambiente, riconoscendo che la sofferenza mentale non può essere pienamente compresa e neppure trattata bene, senza un'analisi molto approfondita delle interazioni tra l'interno e l'esterno, tra il soggetto e il mondo che lo circonda.
E quante volte? Forme non complete di guarigione, sintomi residui derivano proprio da questo anche in patologie che hanno magari una fortissima base organica, come alcune forme depressive maggiori gravi melanconiche che però poi alla fine non guariscono e vengono giudicate in qualche maniera non completamente risolte, proprio perché non si considera l'elemento di disadattamento di mainorrity, stress o cose di questo genere interno ed
esterno. E questo ormai è la chiave, è, diciamo, il fulcro in cui nasce, sappiamo nascere il disadattamento che poi è il vero motivo per cui le persone chiedono aiuto. Una persona non viene a chiedere aiuto allo psichiatra per descrivendo dei sintomi, la maggior parte delle volte viene aiuto, viene a chiedere aiuto descrivendo il disadattamento che questi sintomi hanno generato. E in questo senso?
La psichiatria e la psicologia contemporanea stanno lentamente superando il paradigma chiamiamolo intrapsichico dominante del 900, no, per abbracciare una comprensione più complessa e sfumata della sofferenza mentale, che appunto deve includere la dimensione sociale, deve includere il rapporto relazionale ambientale, il rapporto fra interno ed esterno. e a quell'interfaccia che le cose possono fare
veramente complicate. E poi certamente il grande bisogno di inclusività come principio lenitivo, principe di gran parte della sofferenza dell'umanità e di chi è diverso dalla media. Bene, questo era un discorso che volevo realmente farvi da un po' di tempo e con grande onestà vi chiedo che cosa ne pensate? Io ritengo che sia un tema molto importante, anche perché ogni tanto percepisco delle sacche di resistenza rispetto all'adottare una visione più moderna e
inclusiva della salute mentale. Non so se lo avete notato anche voi ditemelo, scrivetelo, fate domande, commentate, portate il vostro contributo perché questo è un tema a cui io tengo davvero molto. Bene, se vi sono state utile datemi un like, iscrivetevi al canale. Per finire, e anche per ringraziarvi della vostra attenzione, vi voglio fare un regalo molto molto interessante, mindfitness un mini corso gratuito che troverete davvero utile. Fidatevi.
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