Ciao a tutti, un contenuto lungo, una chiacchierata. Assieme assieme a voi sulla DHD me l'avete chiesto in tantissime persone. E credo che valga sempre la pena di ritornare su questo tema, sia per quello che dicono le statistiche, l'epidemiologia, sia per quello che vedo in ambulatorio, quello che incontro nella pratica clinica. Ci sono persone, davvero tante, che non sanno nulla di ADHD. E non sono pochi sanitari che sanno molto poco. Come iniziare un discorso di questo genere?
Attirare l'attenzione di chi vuole approfondire un tema come la DHD. Vimmaginate. Queste scene? Una bimba non sta ferma a scuola, dimentica i compiti. Un bambino super agitato si arrampica. Genera problemi in casa e irrefrenabile. Un adulto che dispera concentrarsi sul suo lavoro. Che perde l'attenzione in cose che lui giudica importanti. Che fa spese impulsive che non
può permettersi. È chiaro che l'idea non è quella di medicalizzare l'esperienza umana, ma ci sono situazioni che diventano clinicamente significative e che ha vissuto queste esperienze chi ha contatto con persone. Che presentano questa diagnosi o con bimbi, persone, giovani che presentano questa diagnosi. Sa a cosa mi riferisco? La nostra società e molti di noi partono sempre con la lancia in resta. Quando si parla di questi temi è pigrizia, è procrastinazione, è indolenza.
Un pochino come un tempo. La dipendenza, le dipendenze erano viste come colpe, debolezze, erano stigmatizzate. Ricordiamoci che c'è stato un momento in cui l'omosessualità. Era giudicata patologica. Spesso tutte queste situazioni inerenti alla sfera della DHD che vengono liquidate alle volte anche come errori di educazione. In realtà veri e propri segnali
della DHD. Appunto della sindrome da deficit di attenzione e iperattività, una condizione del neurosviluppo i cui principali sintomi sono appunto la difficoltà nel mantenere l'attenzione, la concentrazione, l'iperattività motoria l'impulsività non è rara.
La DHD non è una condizione medica rara, è una delle principali neurodivergenze ed è una delle più comuni condizioni psichiatriche dell'infanzia in Italia, nella fascia d'età tra i 5 e i 17 anni ha una prevalenza stimata del 2,9% probabilmente di più, comunque in linea con la media europea. In molti casi permane o viene diagnosticato anche nell'età adulta, anche in persone che magari sono passate sotto i
radar durante la l'infanzia. E nell'età adulta hanno una prevalenza comunque più o meno analoga, probabilmente, ripeto, sottostimata. Da queste percentuali, comunque, si stima che da uno a due milioni almeno di italiani siano
affetti da ADHD. Spesso senza saperlo, intendo adulti, ma se si considerano appunto i casi sotto soglia, le problematiche epidemiologiche, la scarsa sensibilità di noi psichiatri nel prendere atto di questo problema e quindi di non diagnosticarlo, la prevalenza potrebbe essere molto più alta, molto più alta. Si ipotizza anche 1 8 10% della
popolazione possa avere. Delle il quadri sintomatologici sotto soglia ma impattanti sulla loro vita, quindi abbiamo la DHD come diagnosi nei bambini, ma anche come diagnosi orfana in molti adulti è un fenomeno davvero molto, molto frequente. Ne ho parlato tanto su questo canale, ho fatto una playlist apposta e magari questo video lo lo inserirò in questa playlist però andate a cercarla se volete approfondire, se volete approfondire. Perché?
Frequentemente è una condizione medica di grande impatto personale e sociale, fonte di moltissime sofferenze. Infatti la diaccarie si accompagna a disturbi d'ansia, disturbi del sonno, disturbi dell'apprendimento negli adulti anche depressione, abuso di sostanze. Ci sono tantissime persone che frequentano i Sert che sono affette o da disturbo bipolare poco diagnosticato, la ciclotemia, o da DHDO da altre neurodivergenze disadattate. Che spesso portano all'abuso di sostanze.
Questo ormai bisogna avercelo molto chiaro in mente, divisione fra Sert e centri di salute mentale e anacronistica è una follia, è una pura follia. Al di là delle scarse risorse, delle inadempienze, di tutti i problemi che hanno il sistema sanitario nazionale, la DHD è correlato alla performance, accade. Diciamo. Che si hanno performance lavorative inferiori alla media, con effetti poi sulle condizioni economiche a cascata. E la sua incidenza e maggiore tra le persone condannate per
reati, questo è importante. Saperlo. Molte persone che finiscono in una deriva sociale o criminale sono affette da DHDE. Questo ovviamente apre tutto uno scenario di discussione che spero poi non diventi di polemica, ma insomma di discussione anche filosofica sulle origini del male, sulle origini della criminalità. Sta di fatto che questo punto la DHD soffre ancora di un'enorme stigma culturale, più addirittura di altre parti della psichiatria che forse sono state un po sdoganate.
Comunque lo portano a generare discriminazione sul lavoro, incomprensioni sul lavoro. Vai a spiegare che un medico soffre di ADHD1 avvocato, posso soffrire un magistrato, posso soffrire di ADHD1 prete, posso soffrire via DHD, quindi stigma di. Che portano a rifiutare la condizione, a rendere davvero un calvario la possibilità di
ricevere questa diagnosi. Benché le consapevolezze siano in aumento, in Italia ci sono ancora grosse difficoltà a tutti i livelli, per i pazienti affetti da ADHD come disturbo. Sono dei tratti di ADHD che possono non disarattarsi e non generare più di tanto? Sofferenza di cui comunque, credo, varrebbe comunque la pena esserne consapevoli, Eh. Ricordiamoci che spessissimo ci sono diagnosi considerate di psichiatriche resistenti che in realtà sono ADHD.
E questo è un punto. Molta depressione resistente è a prevalente origine OA concausa di ADHD. Ci sono sovrapposizioni fra DHD sul bipolare, fra DHDE molte altre condizioni, molti disturbi di personalità in ultima analisi, specie con dipendenze, sono ADHD? Per chi ha occhio, per chi sviluppa occhio clinico, sono addirittura banali, vedi a 100 m, che una persona soffre di ADHD, oltre a essere dipendente avere magari un funzionamento
borderline. Però probabilmente non hanno molte persone disturbi borderline di personalità, ma hanno funzionamenti borderline, bisogna avere un occhio abbastanza lucido. E consapevole, prudente. Non bisogna essere poco ego riferiti, confrontarsi con un'equipe. Io nel corso degli ultimi anni ho diagnosticato molti più funzionamenti borderline, connessi a altre problematiche psichiatriche maggiori che a disturbo borderline vero e proprio.
Non che non esista Eh, per carità, esiste il disturbo di personalità borderline, però per la mia esperienza ad esempio ho visto più frequentemente funzionamenti borderline, in ciclo dimia e disturbi polari. E che di conseguenza si sono giovati i trattamenti, anche farmacologici. A questo punto, come anticipato insieme a voi, visto che in molti mi chiedete di parlare di questo tema, vorrei farvi una disamina un po più lunga, no? Senza dubbio non troppo
strutturata. Sto andando un po a braccio, ma credo che potrebbe interessare molte persone. Se non vi piace ascoltare uno psichiatra, parlare e straparlare, questo video probabilmente non farà per voi, se invece vi interessa. Discutere assieme a me il problema della DHD restate perché potrebbe interessarvi, infatti adesso vi parlerò un pochino della storia di questo disturbo che sono in pochi a sapere.
La DHD non è una scoperta moderna, è piuttosto il culmine di un lungo viaggio di comprensione e classificazione nel vasto mondo delle neuroscienze e delle neurodivergenze. Mi viene da dire, il percorso per arrivare alla definizione attuale di ADHD è stato tortuoso. Questo è chiaro, è stato segnato da cambiamenti nella percezione da parte dei medici di questa condizione e poi nella sua diagnosi che hanno riflettuto comunque l'evoluzione della psichiatria è di tutta la
medicina. Mi viene da dire evoluzione grossa, importante, che c'è stata negli ultimi 100 anni. Le prime descrizioni che potrebbero essere collegate alla DHD risalgono a oltre un secolo fa, infatti già nel 1902 credo il pediatra britannico Sir George. George Frederick Steel, SER George Frederick Steel.
Descrisse un gruppo di di bambini che mostravano 1 ° significativo di mancanza di controllo, chiamiamolo del comportamento generale accompagnato da un deficit di attenzione e, appunto, di iperattività.
Tuttavia questa interpretazione. Quest'intuizione iniziale di di un possibile disturbo era ancora molto intrisa delle concezioni mediche sociali dell'epoca che erano focalizzate più sul comportamento morale EE meno su basi biologiche o neurobiologiche, che di fatto è quello che è accaduto nella DHD fino a pochi decenni fa e ahimè anche fino a pochi anni fa, posto che non stia ancora cadendo adesso poi, durante la prima metà del ventesimo secolo, l'interpretazione del
comportamento iperattivo. Subì diverse evoluzioni, inizialmente concetti come lesione cerebrale minima. Abbastanza popolari che suggerivano che poteva esserci dei lievi danni al cervello che potessero esserne la causa. Quindi eravamo prima del concetto di neurosviluppo. C'era questo concetto mitologico di lesione cerebrale minima, proprio perché non riscontrabile all'esame autoptico e poi in
seguito agli esami strumentali. Tuttavia questa spiegazione era appunto vaga, spesso non supportata da evidenze cliniche solide. Col passare del tempo l'attenzione poi si spostò dalle lesioni cerebrali a fattori genetici ambientali. E neurologici, funzionali, ma. Adesso non possiamo non parlare. Di come la DHD abbia un rapporto effettivamente con un alterato neurosviluppo, documentato ormai da analisi strumentali molto raffinate.
Questo era un pezzo. Che poi c'è il difficile rapporto fra ADHDEDSM, il famigerato manuale dei disturbi psichiatrici che ci influenza un po tutti a noi professionisti della salute mentale, qualunque sia il nostro ruolo, dallo psichiatra, dallo psicologo, all'infermiere al terp eccetera. Nel bene e nel male per carità. Perché comunque una strada generale su cui ci si può poi costruire un ragionamento clinico, magari in equipe, su un dato paziente in effetti.
Il disturbo da deficit di attenzione iperattività ha attraversato un significato. Diverso, nelle varie edizioni del DSM, un percorso evolutivo, chiamiamolo nel manuale diagnostico statistico disturbi mentali. Se vogliamo esaminare il il suo sviluppo attraverso le varie edizioni del DSM, possiamo osservare come il concetto di ADHD sia proprio trasformato. Raffinato nel tempo.
E in effetti siamo stati poi molto spesso noi psichiatri a non cogliere la portata di questo concetto e soprattutto la sofferenza che ha generato in molte persone che spesso hanno ricevuto diagnosi sbagliate e di conseguenza trattamenti
sbagliate. Questa, questo l'elemento su cui noi psichiatri dovremmo ragionare maggiormente e essere maggiormente consapevoli ancora oggi, ancora adesso in Europa, nel 2024. Eh lo dico molto chiaramente, comunque tanto per fare velocemente questo percorso nel DSM uno quindi intorno agli anni 50. Non esisteva una categoria specifica che corrispondesse
all'odiano concetto di ADHD. In ogni caso c'erano alcune condizioni descritte come reazione di disordine del comportamento infantile, reazione di disordine del carattere infantile, progetti molto vaghi che potrebbero essere però considerati oggi dei precursori. In termine di sintomi di quello che oggi noi associamo alla DHD. Poi abbiamo il DSM due intorno alla fine degli anni 60 in cui c'erano. Approssimazioni un po più precise si introduceva il termine di reazione ipercinetica
dell'infanzia. Fosse ancora lontana dalla moderna comprensione della DHD, questa categoria iniziava un pochino a riflettere la consapevolezza ed i problemi comportamentali legati all'ipertività e alla disattenzione all'impulsività in alcuni bambini. Ovviamente la questione della DHD nell'adulto era completamente remota e molto lontana dalla mente degli psichiatri. Arrivava il DSM. Tre anni 80 Eh. Qui c'è stata una svolta
significativa. La terza edizione del DSM ha dato alcuni cambiamenti fondamentali e qui per la prima volta emergere il termine emerge il termine disturbo da deficit di attenzione. Con o senza iperattività. Questa edizione del DSM è introdotta appunto dei criteri diagnostici più specifici e ha distinto distinto tra comportamenti legati all'iperattività quelli legati al deficit di attenzione, gettando sicuramente le basi per la moderna comprensione il moderno scenario della DHDHD.
La versione tre R è rivisitata. Revisionata. Scusate, dell'ottantasette mi pare. È stato sostituito il termine proprio con disturber deficit di attenzione iperattività, quindi la DHD entra praticamente nel DSM3R nell'ottantasette pensate un pochino quanto tempo anche. Perché questa ha insegnato proprio un riconoscimento più esplicito del ruolo dell'iperattività, insieme al deficit di attenzione. E c'è stato un affidamento di
criteri diagnostici. Ecco, diciamo che dal 87 sino ad oggi, purtroppo l'attenzione di noi psichiatri della maggior parte di noi psichiatri non è stata per nulla focalizzata su questo disturbo, anche in ragione dell'assenza di di farmaci, quindi di prodotti che ovviamente sono stati più più rivolti alla depressione, c'è stata la grande nascita dei SSRI eccetera eccetera eccetera. Quindi tutto questo aspetto di
marketing della. Della degli psicofarmaci ci ha allontanato in maniera implicita dal concetto di ADHD. Arriviamo nel 90 4DSM4. Un'ulteriore evoluzione ha portato il DSM quattro ha portato una maggiore precisione nella classificazione della DHDE, ha introdotto tre sottotipi, ADHD, predominantemente, inatentivo, iperattivo, impulsivo, EADHD, combinato.
Questa ha riconosciuto proprio la varietà di manifestazioni della DHD, la sua dinamicità e la possibilità che cambiasse nel tempo, e ha alzato ancora più le antenne per una diagnosi di trattamenti più mirati. Perché stiamo parlando quindi dell'inizio dell'utilizzo delle anfetamine, del metilferidato,
eccetera eccetera eccetera. Il DSM 5 2013, l'edizione più recente, ha mantenuto i tre sottotipi della DHD ha portato altri importanti cambiamenti, è sempre stata innalzata l'età in cui devono apparire i sintomi da 7 a 12 anni, riconoscendo ad esempio che la diagradi può essere sempre evidente in età precoce, però può essere anche osticcato più avanti.
Inoltre poi ha permesso la diagnosi della DHD in concorrenza con altri disturbi come ad esempio l'autismo che è molto frequente, i disturbi del comportamento alimentare, nuovamente frequente con la bulimia, ad esempio. Introducendo la complessità dell'esperienza umana di psicopatologia, la sovrapposizione, in alcuni casi col disturbo bipolare. Elemento caotico presente nella DHD quindi ha introdotto finalmente potremmo dire la complessità della DHDE speriamo che questo stimoli noi noi
psichiatri a essere più attenti. Il viaggio nella DHD attraverso le varie edizioni del DSMA mio parere, riflette proprio l'evoluzione della comprensione in generale dei disturbi mentali nella pratica psichiatrica. Da un'insieme chiamiamola di sintomi da cluster sintomatologici generali, alle volte anche poco definiti, ha una condizione con criteri diagnostici un po più specifici dei sottotipi. Un'affermazione di complessità. La DHD è diventata ormai un
campo di studio fondamentale. Neuroscienze nella psichiatria, ripeto, ha allontanato alcuni concetti di disturbo resistente, alcune depressioni resistenti, alcune psicosi resistenti. Questo percorso storico, a mio parere, evidenzia davvero l'importanza di continuare la ricerca e l'aggiornamento. Nel nel campo della DHD, per garantire sempre di più diagnosi accurate, interventi efficaci ma soprattutto precoci.
Per le persone, perché ricordiamoci che la DHD in alcuni adulti è stato veramente un calvario per arrivare alla diagnosi Eh, tanti anni, alcune persone che hanno avuto diagnosi molto ritardate dopo percorsi. Incredibile sofferenza, farmaci che non andavano bene, decenni di psicoanalisi. Interventi di incredibile inefficacia, ecco. E passiamo un po adesso alla questione della DHD come
Neurodiversità Eh? È un concetto interessante e controverso perché spesso si sente parlare della DHD come non automaticamente come una patologia in alcuni casi come un super potere, come un'opportunità. Ecco, è un tema complesso e controverso, il concetto di neurodiversità che di fatto sottolinea la varietà naturale e biologica nelle configurazioni neurologiche umane, di
conseguenza della mente umana. Ha contribuito sicuramente a ridefinire e a, rendere più di più ampio respiro il concetto della DHD meno. Claustrofobicamente chiuso. Nelle entità psicopatologica, ecco, questa prospettiva ha permesso di vedere la DHD non solo, appunto, come un disordine, ma come una differenza, anzi in prima o come una differenza di funzionamento cerebrale, così come accade
nell'autismo. La DHD poi, infatti, negli anni è stato progressivamente inteso come una manifestazione della diversità umana e quindi con i suoi punti di forza, le sue sfide e questo proprio. Far sì che la parola d'ordine di questi anni sia inclusione. Inclusione non solo nella psicopatologia, ma inclusione sociale, diversità di genere di di S. Insomma. Di di di razze, di di di di, di attitudini culturali, ecco, inclusione, inclusività. Tornando all'aspetto della di HD
in alcuni contesti. Concetto di ADHD come forma di neuro diversità è stato anche frainteso, no? Portando alcuni operatori della salute mentale anche a enfatizzare eccessivamente gli aspetti positivi, appunto come dicevo prima, fino a considerarlo quasi un super potere sempre e comunque, sebbene l'a DHD possa effettivamente conferire certe abilità uniche, come alcune abilità di produzioni. Artistiche, la creatività, la capacità di pensare in modo non convenzionale.
Out of the box, come si dice, è importante riconoscere però che per la maggior parte delle persone che presentano questo funzionamento, la DHD rappresenta una sfida significativa importante, o quantomeno la necessità di essere riconosciuto per essere regolarizzato e per essere inserito in maniera armonica nel contesto di una esistenza soddisfacente. Quindi non idealizziamo troppo, no, come se accadeva prima. Genio è follia, ecco.
Cerchiamo di restare un pochino pratici, evitiamo anche delle narrazioni semplicistiche sui social. No, troppo semplici. Poco prudenti, troppo aggressive, restiamo coi piedi per terra. Questa idealizzazione può rischiare di minimizzare le reali difficoltà EE la necessità di intervento a supporto no che molti individui con ADHD sperimentano nella loro vita
quotidiana. Possiamo dire che comprendere la DHD richiede un approccio bilanciato, che riconosca tanti suoi aspetti potenzialmente positivi quanto le sue concrete. Sfide, le sue concrete fragilità. L'incapacità di alle volte, di adattarsi a contesti ambientali. Difficile, ecco. E in effetti la DHD ha davvero molte sfaccettature, lo rendono complesso. Da da da avvicinare per qualunque medico.
E nonostante la cessazione crescente della DHD come forma di neurodiversità, non si può ignorare che per alcuni individui possa rappresentare una significativa difficoltà, una vera e propria patologia, una disabilità. In casi gravi la DHD può portare a problemi di salute mentale, grossi relazionali, educativi, occupazionali, esistenziali, mi
viene da dire. Fino a trasformare le vite in vite paracriminali essere molto facilitati nell'utilizzo di sostanze facilitatissimi, al, alla disregolazione emotiva, allo spreco del denaro, all'impulsività del denaro. Il riconoscimento di tutte queste difficoltà è davvero fondamentale per fornire un supporto adeguato a interventi mirati. Ripeto, bisogna stare molto attenti a stigmatizzare con termini come. Pessima educazione. Indolenza?
E cose di questo genere, ecco. Ma entriamo un po ancora più nel pratico, ovvero parliamo di diagnosi e terapia. Stiamo effettivamente ancora in molti casi parlando di una drammatica attraversata nel deserto, la diagnosi in Italia perlomeno, ma in realtà un po in tutto il mondo. La diagnosi di ADHD richiede psichiatri e psicologi specializzati. Equipe di lavoro specializzate, quindi, non solo test o questionari, deve essere colloqui. In presenza, costruire
relazioni. Costituite da persone che conoscano realmente bene il paziente. E così come i suoi familiari, così come i caregiver, è bene ricordare che in genere. Femminile soffre ancora di più di una sottodiagnosi Eh? Nel ragazzo i sintomi sono più legati alla mancanza di attenzione. Che all'iperattività Eh più all'impulsività che a chissà a quali disequilibri emotivi, e quindi sono meno ovvi da riconoscere addirittura rispetto che ai maschi.
E esiste ancora in questo senso un vero e proprio bias di genere tra i medici, per non parlare poi di tutta l'area LGBTQ Plus eccetera, perché questa è un'area ancora più stigmatizzata in cui molto frequentemente sono presenti in neurodivergenza,
incluso la DHD. In Italia, dove si fa la diagnosi, l'Italia è la diagnosi RHD viene dovrebbe essere svolta prevalentemente a livello pubblico, nelle neuropsichiatrie infantili, nelle strutture ospedaliere, nei centri di salute mentale, per quello che riguarda gli adulti. Il rapporto dell'Istituto superiore della sanità nel 2016 già denunciava la carenza cronica di personale e la frammentazione dei centri di riferimento sulla DHD in Italia.
C'è stato, ci sono state 1000 spiegazioni documentate, c'è stata una conferenza unificata nel 2019. In cui si diceva di quali gravi criticità? Soffra la diagnosi di HD in tutti i contesti pubblici. Insomma sono abbiamo tante manifestazioni e posizioni portate avanti a livello accademico, a livello ospedaliero, però poi purtroppo non sono state fatte grandi. Non sono state difese queste queste queste posizioni, non ha
avuto dei risvolti pratici? La DHD resta è comunque una patologia orfana della psichiatria. Qualità e efficienza il percorso diagnostico e terapeuto terapeutico differiscono davvero tanto fra le varie regioni, se al se al Nord è difficile, al sud spesso è impossibile. Vi sono qualche eccezioni positive come non so. Mi viene in mente il Trentino Alto Adige, Bolzano. Il il. Il la Lombardia, il Piemonte.
Purtroppo le strutture specializzate sono poche, sottodimensionate e non sono assolutamente. Ben sostenute dalle Asl. Territoriali e quindi la diagnosi non è facile da ricevere e con la diagnosi poi comunque inizia anche un cammino difficile, solitario eh quindi? Perché non è facile poi ricevere. Le cure adeguate? Ripeto, non c'è preparazione ottimale fra i medici e in tutti tutto il personale sanitario, abbiamo una revisione del 2016 che ha preso in esame diversi
paesi. E in generale è apparso che i medici sono comunque insicuri su come riconoscere e trattare pazienti con ADHD. 1/5 di questi pazienti. Considerano comunque inutili e pericolosi fare un scusate 1/5 di questi medici che sono stati presi sott'occhio da questa revisione, considerano inutili o pericolosi i farmaci.
E una percentuale analoga, addirittura dubbi sull'esistenza stessa della DHD, ma non ripeto, cardiologi proprio anche psichiatri, anche psicologi, su quelli che dicono, Ah, adesso è tutto ADHD, come dicevano, Ah, adesso è tutto risorre no, è che in realtà molte diagnosi non sono state fatte e bisogna come dire, recuperare il terreno, eh. Hanno dubbi sull'origine, sulla necessità di curarlo. Posto che esista timori, falsi miti ostacolano una diagnosi corretta e una terapia adeguata
di questo disturbo. Ancora adesso in Italia e in Europa in. Questi anni 2000. Passiamo adesso velocemente alla questione dei farmaci. Pochi farmaci poco prescritti. Infatti i farmaci per la DHD sono tutto sommato sicuri, di frequente indispensabili, ma sono molto pochi. Di recente hanno sofferto anche di occasionali carenze dovute a problemi di produzione e
distribuzione. in Italia è approvato il metilferidato da poco anche per l'adulto no. Questo è nuovamente un problema perché i poi i farmaci sono prescritti. Alla fine credo che i dati ci dicano solo a un 18% dei pazienti. E questo è veramente un dato
terribile. Terribile. in Italia le prescrizioni farmaci ADHD sono tra le più basse d'Europa, nel 2019, se non sbaglio erano di 0,54 dosi giornaliere, mentre non so ogni 1000 bambini adolescenti contro 21 in Germania, 34 in Svizzera, 99 in Svezia. Quindi il metilferidatto deve ancora essere prescritto su, forse anche giustamente per carità, sul ricettario ministeriale, Ricalco in triplice coppia. La DHD in Italia resta, ripeto, una patologia che ha tantissime
aree di frizione. E ovviamente i farmaci non sono la l'unica cosa importante in Italia andrebbe i farmaci andrebbero sempre abbinati a un ventaglio di trattamenti non farmacologici Eh? Interventi sul comportamento? Parent training. Teacher training per gli insegnanti, terapia psicologica, continuo comportamentale, attività fisica, psiche, educazione, tutti i provvedimenti di Life, gestione dello stress.
Anche su questo fronte le. in Italia le famiglie sono quasi sempre lasciate a se stesse dopo la diagnosi, a parte qualche Asl, qualche centro di servizio sanitario privato che si occupa dell'atto neuropsicomotorio, poi non viene offerto quasi niente, eh? Ripeto, arretratezza culturale ci sono tanti. Tante cose che non vanno, la dhd non è affrontato adeguatamente. Negli, neppure nell'insegnamento
universitari. Io non non mi ricordo che nessuno mi abbia mai parlato di ADHDA inizio anni 2000 nella mia scuola di specializzazione, ecco, quindi serve un approccio scientifico, clinico e di insegnamento per andare a valutare tutte queste aree. E in ogni caso, come dico sempre, uno non deve andare nella biancheria a cercare il il genio, lo specialista lo. Lo scienziato, ma sembra unéquipe di lavoro multidisciplinare, questo.
Questo è difficile da trovare in Italia, l'equipe di lavoro multidisciplinare, concreta, vera davanti a noi, che lavori in un centro di salute mentale, di facile accessibilità, che prescrivano con la dovuta appropriatezza ai farmaci, che possano garantire le cure psicologiche, di supporto, di riabilitazione, di lifestyle, eccetera eccetera eccetera. Concluderei dicendo qualcosa sulla DHD dell'adulto, perché questo è veramente un punto di cui si parla ancora troppo poco.
Gli Ada, gli adulti ADHD soffrono di invisibilità, anche se la consapevolezza sulla DHD nell'adulto è in netto aumento tra i medici e anche tra il pubblico. Esiste però ancora un problema di sotto diagnosi e soprattutto di Miss diagnosi con disturbi di personalità, disturbi dell'umore, bipolarità, diagnosi sbagliate, tutte diagnosi sbagliate che possono ritardare la diagnosi corretta di oltre.
Un decennio almeno, lo ripeto, ne ho parlato in tanti video di Srui polare, dipendenze, disturbi di personalità, ciclotimia sono tutte diagnosi sbagliate se applicate la DHD che ovviamente comportano come dicevo prima terapie sbagliate, quindi lunghi calvari purtroppo anche per chi è stato diagnosticato già nell'infanzia. Allo stesso modo la transizione dell'età adulta è un passaggio comunque trascurato, per cui in Italia. È preparata questo passaggio?
Secondo un sondaggio mi sembra il 2021 solo l'undici per 100 dei centri di salute mentale Eh? Quindi nonostante sia stata fatta la diagnosi dalla neuropsichiatria infantile, poi comunque questa diagnosi passa poco, passa in maniera diffidente in maniera non ottimale, all'età adulta. Ripeto, il metilferidato sino a poco tempo fa non era prescritto nell'adulto. Bisogna mandare in Svizzera a cambiare paese, fare cose strane. Vaticano fortunatamente da ottobre 2023 è on Labour il
metinferito dell'adulto. Quindi sappiate che adesso è regolare. Si può scrivere all'indicazione. In questo contesto hanno un ruolo, ad esempio, anche i medici di base, i medici di base dovrebbero essere molto. Informati su questo punto perché potrebbero indirizzare i pazienti verso un percorso di diagnosi. Collaborare con le prescrizioni? Poche semplici domande, avere un'idea di un approccio anche testale di minima, se proprio non si considerano super esperti.
Non devono essere super esperti, però, almeno inquadrare la persona in qualche maniera. Ci sono poi altri problemi importanti, tantissime. Ad esempio il paziente con ADHD, essendo disorganizzato e distratto, può aderire in maniera meno precisa alle indicazioni diagnostiche, si dimenticano di fissare i controlli, non vanno all'appuntamento, arrivano in ritardo, non vengono visti, vengono quindi espulsi, non è venuto, si è sbagliato.
Insomma, tante cose che vanno capite bene e inquadrate sul piano medico e non giudicate o valutate, ripeto, come pigrizia, indolenza, stessa cosa, lo ripeto. Per i Sert, dove è un crogiuolo di ADHD. Ancora una domanda. La pena curare bene la DHD perché molte persone hanno dei dubbi su questo? Certamente sì. Vale la pena diagnosticarlo bene
e curarlo bene. Riassumendo, ricevere una diagnosi precoce, un trattamento adeguato, una diagnosi precoce è un trattamento efficace anche per anche per i disturbi concomitanti. Ricordiamoci che può essere non da solo la DHD, sono fondamentali e possono controllare bene la DHD, ma ricordiamoci che anche una diagnosi tardiva, un trattamento tardivo, va bene, meglio di nulla, quindi non è mai troppo tardi. Quindi molte persone mi dicono, ma vale la pena che mi faccio
fare diagnosi a cinquant'anni? A sessant'anni sì, vale la pena. Terapia psicofarmacologica. Altro punto, con il metilfenidato spesso le cose migliorano e migliorano anche molto, per cui vale la pena immaginare una prescrizione, un aumento delle prescrizioni. l'Italia è un fanalino di coda in Europa. Attuare psiche, educazione fondamentale la psiche, educazione è fondamentale in
psichiatria. Spiegare, spiegare alle persone le caratteristiche del disturbo, i segnali, come comportarsi, come gestire lo stress, come dormire, come fare attività fisica, cosa mangiare, come relazionarsi con gli altri, fare attenzione a tutto l'aspetto è enorme delle dipendenze, psiche, educazione fondamentale. Ricordatevi che in Italia ci saranno presto per tutti, ci sono già adesso, ovviamente, ma
si svilupperanno. Si diffonderanno sempre più delle figure professionali, chiamate terapeuti della riabilitazione psichiatrica, che avranno che dovrebbero avere a mio parere, lo scopo di fare psiche, educazione a tappeto non solo nella DHD, ma in ogni psicopatologia, specialmente. Disturbo bipolare. Ricevere supporto familiare e sociale fondamentale fondamentale riconoscimento della DHD dovrebbe avere come conseguenza anche questo relazione di supporto sia familiari sia sociali.
Sono cruciali, aiutano a gestire frustrazione, evitare problemi aggiuntivi e anche a sviluppare punti di forza. Quindi. Essere consapevoli che la DHD può disaratarsi anche in campo sociale. È fondamentale, molto banalmente, trovare il lavoro
giusto dopo la scuola. Alcuni pazienti con la DHD trovano carriere che corrispondono bene ai loro interessi e alle capacità e quindi riescono a superare meglio le sfide di questa patologia e in poi si indirizzano automaticamente a una migliore regolazione emotiva. Trovare un partner complementare, giusto, complementare. Diciamo adulti, appunto con la DHD possono beneficiare di relazioni sia lavorative che sentimentali.
Cui ci sia un partner, ad esempio, che gestisca le aree più problematiche creando un equilibrio, una sinergia, no, di reciprocità e di collaborazione, dividendosi i compiti in casa, trovando una persona, quantomeno si è istruita su cosa sia la DHDE, che quindi possa dare supporto. Amore, empatia, eh, è fondamentale avere un partner che sappia che cosa sia la DHD. Ovviamente una cosa davvero importante è curare tutte le comorbilità.
Questo è fondamentale. La gestione dei disturbi concomitanti, come l'abuso di sostanze, i disturbi del comportamento alimentare frequentissimi nella DHDHD possono migliorare significativamente la gestione stessa della DHD. Ok, quello, questo qua voleva essere un discorso contenuto lungo discorsivo, ho fatto a braccio, diciamo in maniera poco. Poco programmata. Ma perché? Ricevo davvero tantissime richieste in questo senso. Stamattina mi sono arrivate 3, 4 mail.
Io non riesco a leggerle tutte, tutti i messaggi che mi arrivano. Non riesco a leggere però mi pareva il caso di parlarne ancora un po, di suscitare un po il discorso qua sotto sul podcast, su questo video. Questo vuole essere un video di supporto, anche un po ispirativo ad approfondire. Come sempre aspetto ripeto tante domande, commenti, fatemeli giù nella sezione. Io risponderò a tutte quelle che riesco. Eh sia che siete su Youtube o sul podcast, lo psiconaut.
Vi ringrazio davvero se avrete ascoltato fino a qua questo video e vi ringrazio. Se lo diffonderete, se soprattutto diffonderete la playlist in cui questo video, chiamiamolo chiacchierata un video da da salotto. Non sono nel mio salotto, ecco. Serve più a ispirare un approfondimento, ad avere, come dire, un medico in maniera amicale che ci avvicini a questo tema, sia che sospettiate di essere voi affetti da questo disturbo, sia che sospettiate che ne sia affetto qualche vostro familiare.
E niente. Ah, ecco una cosa importante, mi raccomando se vi interessano. In questo caso sto parlando di lifestyle medicine, ma che può essere molto utile anche della DHD scaricatevi. Vi voglio fare un regalo. Esiste un ebook che si chiama lifestyle principles, è un ebook gratuito per iniziare un viaggio nella lifestyle medicine, che è fondamentale anche per nella gestione della DHD.
Trovate giù il link in descrizione scaricatevelo, leggetelo e eventualmente approfondite anche gli aspetti di lifestyle sul mio canale Youtube, sul mio blog valeriorosso.com. Che altro dire se sono stato utile? Come sempre sostieni il canale con un like, se ti interessano. Lifestyle Maris in neuroscienze, psichiatria, salute mentale. Iscriviti alla piattaforma digitale dove mi stai ascoltando.
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