Ep. #577 - La Psichiatria e la Salute Mentale: Panorama Attuale e Prospettive Future | insieme a Marco Vaggi - podcast episode cover

Ep. #577 - La Psichiatria e la Salute Mentale: Panorama Attuale e Prospettive Future | insieme a Marco Vaggi

Dec 20, 20231 hr 22 min
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Nel dinamico e sempre evolutivo campo della psichiatria, ci troviamo oggi ad affrontare sfide e opportunità senza precedenti. L'intersezione tra la salute mentale e i recenti progressi scientifici e tecnologici ha aperto nuove frontiere nella comprensione e nel trattamento dei disturbi psichiatrici.

In quest'ottica, ho il privilegio di conversare con il Dott. Marco Vaggi, un eminente collega psichiatra, la cui esperienza e autorevolezza nel settore sono un faro di saggezza e competenza.

Per saperne di più, su questo e su molti altri argomenti, resta in contatto con il Dr. Valerio Rosso:

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Transcript

Bene, Ciao Marco, come Stai? Ciao, tutto bene, Ciao vale. Grazie davvero di essere venuto qua, a Chiavari dell'invito son contento perché adesso sto cercando di portare sempre più persone nella in questa mia piccola grotta perché sono convinto che il dialogo sia un po più spontaneo. No, è più divertente. Certo condivido infatti sono qua. Ecco, grande, Senti, vuoi dire

due cose su di te? Molte persone che ci guarderanno probabilmente sapranno già chi sei, se sono di Genova, ma visto che ci guarderà molta gente in tutta Italia. Insomma, ci terrei a che sapessero bene qual è stato il tuo ruolo, chi sei, qual è il tuo ruolo? Attuale, eccetera. Mi chiamo Marco Vaggi, sono un medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta, ho lavorato per quarant'anni, direi quasi nel servizio pubblico.

Fondamentalmente facendo lo psichiatra per molti anni lo psichiatra clinico, lavoro che non ho mai smesso, però poi ho fatto anche ho avuto compiti organizzativi, sono stato direttore di. Si chiamano strutture complesse di un servizio, gli ultimi 8 anni di lavoro fatto al direttore di un grosso dipartimento.

Tra l'altro, è genovese. E circa tre anni fa invece ho smesso questa attività, faccio il libero professionista, quindi vedo pazienti nel mio studio, faccio il consulente per strutture residenziali, sempre sui trattamenti, faccio supervisione. Insomma faccio un po di cose. Continuo a vedere pazienti a fare lo psichiatra. Fondamentalmente, quando le persone mi chiedono quasi sempre, insomma, ho tanta gente che chiede no chi? Chi c'è di bravo? In un certo in una certa

regione, in una certa città. Io a Genova direi che dico quasi sempre te e quindi questo te lo dico proprio col cuore. Ecco allora. Oggi con te mi farebbe piacere parlare di futuro, ci agganciamo un po al presente, sicuramente, ma di futuro. Il futuro della psichiatria e di futuro dei percorsi terapeutici, di diagnosi e di terapia nella psichiatria. Quindi però c'è un piccolo pezzetto iniziale che ci terrei ad affrontare con te.

Insomma, sentire un po il tuo parere perché quando ho persone come te di grande esperienza, insomma professionisti che hanno lavorato tanto sul nel contesto reale, faccio sempre questa domanda. L'altro giorno ne parlavo anche con Marco Cappato e. Ti volevo chiedere Cosa ne pensi del servizio sanitario nazionale, cioè che sta accadendo secondo te e quale saranno i destini? Di di di di di noi tutti, perché il servizio internazionale è un bene di tutti, è un bene di tutti.

Buon punto d'inizio, perché vedi spesso si fa confusione se si parla dei futuri di psichiatria e di futuro della salute mentale, non sono la stessa cosa. Magari se abbiamo tempo parliamo di entrambi. Un conto è la disciplina che secondo me non gode, gode di buona salute in realtà ed è una disciplina che risorge dalle sue ceneri, da sempre e penso che abbia degli anticorpi che gli permetteranno di crescere ancora.

È una Fenice. Mentre invece la salute mentale, come diciamo, modalità di approccio operativo nella cura, prevenzione e cura della malattia, sta attraversando un periodo di grossa crisi, ma non solo nel nostro paese. Anzi, forse su questi argomenti siamo sempre un po provinciali.

Se abbiamo uno sguardo allargato al mondo, vediamo che c'è un'enorme bias tra le dichiarazioni di intenti dall'Organizzazione mondiale della sanità alla Work Psychiatric Association e la pratica tre quarti del paese nel mondo non hanno un sistema di psichiatria che si possa definire dignitoso. E l'intercettazione il trattamento dei pazienti è lontanissimo dagli standard accettabili. In tre quarti del paese.

Il nostro paese ha una esperienza ricca, ha un modello che è stato, diciamo, riconosciuto come un modello di riferimento da parte di direi quasi tutto il mondo occidentale, ma che sta vivendo un'enorme crisi e la crisi è legata fondamentalmente a diciamo una tempesta perfetta secondo me, e cioè c'è una crisi di risorse perché il nostro sistema sanitario e non la psichiatria.

Attraversando da 10, 15 anni perlomeno una progressiva diminuzione di investimenti in un settore dove la domanda invece è crescente e questa è una forbice. Naturalmente ha creato una, diciamo una progressiva perdita di quelle che sono non solo le strutture, perché poi di fatto in psichiatria diciamo la tecnologia, poi ne parleremo, se vuoi è comunque modesta rispetto ad altri capi di avvicinare. Per adesso. Certo, ma le nostre risorse sono

le risorse umane. E quindi risorse di personale e di strutture, intese come strutture operative.

E beh, la formazione, non solo il numero, ma la formazione e la qualità del del degli operatori è stata fortemente ridotta in questi anni, quindi da un lato c'è questa crisi di risorse, gli investimenti in salute mentale nel nostro paese, per dare dei numeri sono, diciamo mediamente il tre 03:30 del PIL, ci sono regioni che hanno non più dell'uno virgola 5 al PIL, lo standard considerato accettabile a livello mondiale al 6% del

PIL, quindi? Molto bassi, la nostra regione è. Più o meno a metà. Però, come capiranno tutti, vuol dire che siamo lontanissime da

avere risorse sufficienti. Ma non è solo un problema di risorse, è che quello che era stato, diciamo nel 1978 con la nascita del varo della legge 180, la chiusura psichiatrici, quello che era stato, diciamo il movimento che aveva generato poi la logica della psichiatria di comunità in Italia e servizi, attraversa secondo me anche una crisi culturale legata al fatto che oggi diciamo il coinvolgimento della società intorno alla psichiatria ai temi di salute mentale è molto più

difficile. Mentre nel 78 la sensibilità della politica su questi temi era diciamo molto alta. Oggi abbiamo un periodo storico in cui alla psichiatria viene chiesto un ruolo profondamente diverso, prevale il controllo sociale più che la cura e questo io lo vedo. Una deriva molto pericolosa per il futuro dei nostri servizi.

Sì, viene da pensare che sia una deriva molto pericolosa anche per le nuove leve, per chi potrebbe decidere di fare lo psichiatra, perché se un tempo lo psichiatra era una persona che si dedicava profondamente anima e corpo, con tutte le risorse possibili al benessere di una persona, adesso veramente c'è questa percezione qua che io mi ritroverò a uncerto.in un ospedale a vedere alle 03:00 am i carabinieri che mi portano persone più o meno agitate, che fanno cose strane.

Scontri in famiglia, persone ubriaca e molta droga, persone esagitate, ecco, e questo probabilmente è un elemento che sta iniziando a risultare poco digeribile. Credo per i ragazzi che escono dal sia anni di medicina. Devo dire che anche dalla osservazione del mio ruolo precedente. Come altri settori della medicina, penso al settore dell'urgenza, per esempio.

Sicuramente c'è una disaffezione perché il lavoro è molto faticoso, ma devo dire che alle 03:00 am il paziente agitato l'avevamo anche quarant'anni fa. Adesso non vorrei fare un discorso da vecchi, ma come dire, la sensazione di avere intorno un sistema forte che poteva reggere l'urto, occuparsi di psichiatria vuol dire sporcarsi le mani, vuol dire non non vivere un attore lavoro non è è una disciplina che ha forti radicamenti nella cultura, ha un forte apparato teorico.

Ma la psichiatria si deve incarnare in pratiche che hanno a che fare col quotidiano, anche col paziente è brutto, sporco e cattivo. Il problema è che la sensazione oggi prevalente è di essere avere armi spuntate e di essere un po solo con la baionetta. Io vedo operatori stanchi non solo perché affaticati, ma la sensazione di essere un po come dire intrinscià con la balonetta. Ecco, questo è secondo me la crisi.

Perché si può affrontare tutto, se la sensazione è di essere un gruppo so forte e come dire sufficientemente preparato. Quello che posso dire ai giovani che io penso che sia un lavoro bellissimo, non solo perché l'ho fatto per quarant'anni, lo faccio ancora, ma perché, a differenza di altri campi della medicina, l'ho detto prima, ha della possibilità di risorgere

da ogni crisi. Io da quando ho iniziato questo lavoro, ripeto, sono molti decenni, ho sempre sentito parlare di crisi della psichiatria. Perché? Ma perché nello statuto della psichiatria avere tante anime che si devono conciliare da un'operazione complicatissima perché c'è una come dire storica natura, chiamiamola così, medico, diciamo, clinico, medica. Quando non addirittura

biologico. C'è un modello di riferimento psicologico, relazionale, c'è un modello di riferimento, chiamiamo sociale, attenti agli aspetti sociali queste diverse anime, tra di loro non è che dialogano con grande facilità, però sono tutte utili per la il lavoro e per la formazione.

Allora queste diverse anime che possono sembrare, come dire una debolezza della materia, ogni tanto periodi storici diciamo alla psichiatria è un'ancella in medicina perché non ha un modello scientifico, è la sua forza, perché in realtà noi in questa maniera riusciamo a, non solo tra virgolette, attraversare tutti i riduzionismi se siamo

sufficientemente preparati. Ma riusciamo a leggere la o dovremmo riuscire a leggere i cambiamenti che avvengono anche i cambiamenti che avvengono nel campo della salute mentale, del benessere delle persone con una visione un pochino più allargata. Certi altri settori della medicina si sono ristretti in ambiti super specialistici, in

modelli rigidi. E poi annaspano quando devono affrontare realtà complesse, perché la salute non è mai un fenomeno determinato solo da fattori biologici, sociali. Certo, hai aperto una marea di di di di rivoli. Cerchiamo di affrontarne uno per volta.

Allora, iniziando a parlare di futuro, la psichiatria sicuramente deve mettersi in contatto con dei cambiamenti sociali e ambientali che stanno andando avanti a un ritmo esponenziale e questo è un problema perché, ripeto, è difficile immaginare che uno psichiatra inizi ad avvicinarsi in maniera efficace a dei giovani se non sia perfettamente sintonizzato col loro mondo. Spesso sento persone che dicono a me dei social network, non me ne frega un cazzo.

Ecco, questo è un grosso problema, perché noi gli psichiatri, ecco quello che mi viene in mente è che la psichiatria è sempre risorta, forse grazie al fatto che gli psichiatri ad un temperano fari di cultura di spirito d'avventura. Adesso ho la sensazione che questo vada un po recuperato, perché ora siamo in un mondo che ci sta proponendo paradigmi di vita, di relazioni fra di noi, di di relazioni con l'ambiente, con la tecnologia che sono quantomeno. Strabilianti, preoccupanti,

drammatica. Ecco, la psichiatria sta affrontando secondo te a sufficienza questi cambiamenti? Si sta carrozziando e nuovamente sta insegnando alle nuove leve, diciamo questo spirito d'avventura. È una bella domanda, mi verrebbe da rispondere non abbastanza, non abbastanza. I cambiamenti, diciamo solitamente, solitamente provocano delle reazioni di resistenza. Tutti i cambiamenti, le novità spaventano in tutti i settori del sapere, compresa la medicina

e compresa la psichiatria. Mediamente la psichiatria non è diciamo più, come dire coraggiosa, di altre discipline. È stata, Eh, perché? Sto dicendo normalmente non lo è. Però, dicevo, ha alle spalle questa storia che dovrebbe aiutare rispetto ad altri settori della medicina, di adattarsi ai cambiamenti, cioè facciamo degli esempi pratici. So di parlare di corda in casa di impiccato, no? Cambiamenti negli stili di vita nell'uso dei social network, come hai fatto a tu riferimento

questa? Noi la possiamo vedere come un problema. Solo con aspetti negativi oppure, all'estremo opposto, come una risorsa positiva, opportuno una portina infinita? Entrambe le cose la diciamo, la tecnologia o i cambiamenti grossi come possono essere questi che cambiano la testa delle persone?

Non sono mai né buoni né cattivi, dipende come vengono utilizzati e l'uso che se ne fa. Noi oggi diamo per scontato stamattina io sono stato in banca, trovo estremamente comodo andare sulle 24 ore al bancomat a ritirare dei contanti. Certamente mi manca molto l'impiegato di banca che mi conosceva e che se entravo in Banca non dovevo presentargli il documento perché sapeva. Perché c'era un rapporto umano, allora è ovvio che l'ideale è riuscire a utilizzare entrambe

le cose. Ci sono attività per cui il bancomat è impagabile, io posso pagare stanotte a 00:00 delle bollette del telefono e questo non ha prezzo, ma ci sono attività. Per esempio io devo avere un Consiglio sui miei investimenti, preferisco avere una persona in carne e ossa di cui mi fido, con cui c'è una relazione di fiducia. Allora riportiamola la psichiatria visto che il tuo tema era il futuro, ci sono attività in cui la tecnologia mi può dare enormi vantaggi.

Enormi vantaggi, penso abbiamo parlato della psiche, educazione? No prima, ma possiamo pensare al diciamo al monitoraggio dello Stato di salute dello stigma, abbattere lo stigma che forse no. Ci sono tante applicazioni possibili, chi ha fantasia ne troverà molto di più di quello che può trovare. Ovviamente questa cosa qua sono gli aspetti positivi. Il problema nasce se io uso il bancomat come se fosse un consulente finanziario e uso il consulente finanziario come se

fosse un bancomat. Lui avrà degli orari e non potrà a 00:00 fare quello che io cerco, ma viceversa. E il bancomat non vi può dare dei suggerimenti. Ecco, ho l'impressione che a volte facciamo un po confusione nel come dire, idealizzare o demonizzare gli strumenti. Usare in maniera pertinente gli strumenti.

Il Covid ci ha sdoganato, lo hanno, è uno dei tuoi video, tu lo dici molto chiaramente, no. Ha sdoganato i contatti a distanza, allora io ho dei pazienti giovani, mi hai parlato dei giovani che mi dicono dottore, io adesso devo andare a Taiwan. Faccio un esempio concreto, paziente che va per studio tre mesi a Taiwan, un'altro sei mesi in Inghilterra. Ha più senso che io gli cerco uno psichiatra a Taiwan che non so neanche com'è l'organizzazione o che ci vediamo online.

Con lo stesso ritmo di prima, in cui possiamo vedere il suo Stato aggiustare la terapia ha funzionato benissimo. Non penso che ci sia stato un problema di grandi differenze in quel contesto. Era stato sarebbe stato molto più traumatico. Un cambio di terapeuta. Certo. Però, viceversa, dire che quindi ogni trattamento psichiatrico si può svolgere online è

idealizzare uno strumento. Ci sono situazioni in cui probabilmente il rapporto e il contatto ad una valenza superiore, ma voglio dire, se uno abita a 300 km OA 5000 km dalla dall'ambulatorio, perché no? Può funzionare? Allora ho l'impressione che appunto bisogna avere le idee un pochino più chiare invece di, come dire sempre avere un po un atteggiamento che nel nostro paese, ahimè culturalmente molto diffuso no di partiti

polarizzato. Che cosa ci può offrire di vantaggi e quali sono gli svantaggi? E poi utilizziamolo al meglio che poi, al limite delle tecniche, nel senso la tecnica in psichiatria con altri argomenti, adesso non vorrei buttare troppa carne al. Fuoco però butta, butta. Le tecniche come sono strumenti io, noi tutti abbiamo visto nella nostra carriera professionale, come dire Reificare gli strumenti no? Cioè adattare i pazienti alle tecniche.

Perché era quello che sapevamo fare tecniche sono gli strumenti, devo conoscerle. Ma l'ideale è il contrario, adattare alla tecnica, ai pazienti. Cioè devo sapere che. Cosa devo utilizzare con quel paziente lì? Non viceversa. Troppo spesso si fa un po confusione, secondo me lo dico tra un po di virgolette. Questo apre un nuovo punto che mi piacerebbe affrontare insieme a te, che è quello appunto dei percorsi terapeutici nel campo della salute mentale e della

psichiatria. Sta succedendo qualcosa in questo periodo? Veramente direi, dopo il Covid che si sta spostando l'ago della bilancia in maniera molto forte e per me in maniera addirittura efficace sull'elemento

PSICOTERAPEUTICO. Stanno nascendo in parte, a ragione in parte no, ma in parte anche a ragione movimenti, un molto contrario, piuttosto contrari al agli psicofarmaci agganciandosi a quello che noi tutti sappiamo essere stato abbastanza vero, cioè un iper prescrizione no che per un periodo gli psichiatri, avendo un martello, gli era stato proposto un bel martello per un periodo, insomma, ci è sembrato un po tutto un chiodo. Ecco e devo dire che.

Questo tira e molla fra due posizioni allontano un po le persone, appunto da dalla migliore, come dicevi tu. Posizione possibile che è quella di capire bene il punto di equilibrio su tutti i possibili elementi della terapia?

No, ma a me viene da pensare la psicofarmacologia sicuramente la psicoterapia, ma anche lifestyle, anche riabilitazione, anche addirittura un elemento di cui mi farebbe piacere parlare che è un po un tabù che è la prevenzione, perché in un sistema nazionale che ha poche risorse, ovviamente gli investimenti, viene da pensare dovrebbero essere in termini di prevenzione. Ma ne parliamo dopo, ecco.

Secondo te come possiamo noi psichiatri cercare di posizionarsi in questo dialogo in maniera efficace? Perché adesso ci stanno uscendo molte aziende che spingono tantissimo sulla psicoterapia dicono, sei depresso? Psicoterapia, tutto psicoterapia, sono aziende che come accadeva a noi, hanno comunque fine di lucro e quindi bisogna stare un po attenti sul fatto che ci si sbilanci su scelte terapeutiche che non sono dettate dalle migliori evidenze possibili, in quanto meno Eh beh.

Certo, il problema è proprio questo, il problema è che lo stigma è qualcosa che come dire? Porta dietro inevitabilmente un rischio di ideologia. Diciamo che porta lontano da un approccio, chiamiamo se non vogliamo usare il termine evidence bail perlomeno di buon senso, perché allora, come spesso dico ai pazienti che dicono no appunto non potrei migliorare parlando per banalizzando la psicoterapia.

Ricordo sempre che i farmaci tutti hanno ben chiaro chi c'hanno un dosaggio minimo e un dosaggio massimo e degli effetti collaterali. Ecco, ogni trattamento ha un dosaggio minimo domaggio e degli effetti collaterali. La psicoterapia, la riabilitazione, se io. Applico una psicoterapia? Di una situazione in cui non c'è un'indicazione o addirittura la applico Sovradosata provocherò dei danni. O addirittura scusami?

Perché un tema importante è la applico utilizzando delle tecniche o degli orientamenti sbagliati, perché se io ho un attacco di panico e ti mando dallo psicanalista, ci sono delle persone che. Insomma, non volevo entrare nello specifico, ma se il concetto è questo allora c'è un problema di indicazioni, cioè ovviamente di come dire capacità del professionista c'è, quindi c'è un problema di valutazione di quelli che sono le opzioni possibili che richiede un

terapeuta preparato. Perché se io tra virgolette. So fare solo quello e non ho gli strumenti per fare una diagnosi differenziale, porre di fronte alla persona, alle alternative plausibili. Rischio di condizionare molto questa scelta? Terzo, c'è un timing che viene sempre un po bistrattato nei ragionamenti e cioè io faccio degli esempi pratici. Mi scuso per la banalità, ma è.

Quello migliore. Quello che faccio tutti i giorni coi pazienti, perché se poi si fa un discorso, allora quando uno mi fa questo discorso no, mi servirà la Psicotria io come dire, Ho una formazione di di tipo psicoterapeuta, lavoro con tanti psicologi e come dire, sono convinto che le terapie integrate mediamente funzionano meglio delle terapie non integrate. C'è un timing preciso, oltre che delle indicazioni. Faccio un esempio pratico, farmacoterapia versus psicoterapia.

L'esperienza concreta qual è, oggi come oggi, malgrado tutta la nostra comunicazione, molti pazienti che hanno una patologia psichiatrica, quindi sindrome depressive, panico per non dire disturbo bipolare o peggio ancora. Hanno meno difficoltà o meno resistenza ad approdare a una psicoterapia che una farmacoterapia per lo stigma di cui parlavamo allora questo porta talvolta non serve, ma talvolta a percorsi che non riescono a evolvere.

Convincimenti che la psicoterapia non serve a niente, che il terapeuta non non sappia fare il suo mestiere, che noi alla malattia sia incurabile, perché il livello, per esempio di sintomatologia è troppo grave per poter beneficiare di una psicoterapia. Viceversa, una psicoterbia che arriva dopo una buona stabilizzazione con la terapia famologica molto più scan di funzionare.

Il paradosso, ma funziona meglio dopo, allora ovviamente se c'è una buona collaborazione tra psichiatri e psicoterapeuta psicologo che svolge questa attività, questo problema di solito si ovvio, ma non è scontato.

Faccio questo esempio pratico ai pazienti, se lei si procura una frattura del femore e deve fare sicuramente della riabilitazione per tornare a camminare, però se lei lo fa senza per aprire a prima stabilizzato alla frattura, magari applicando un chiodo o una protesi e con la riabilitazione, lei ci prova la fisioterapia la sento. Un dolore terribile può anche peggiorare la frattura perché non è stata saldato l'osso.

Lei si convince che la fisioterapia non serve a niente, che perde il suo tempo e che non si curerà mai e tornerà a camminare. Viceversa, se uno pensa di curare la frattura del femore mettendo un chiodo e dire vai con Dio non cammina più perché tutti sanno i fratturati che ci vogliono mesi di riabilitazione. Allora è una banalità.

Mi scuserete per la generalizzazione, però in realtà rende l'idea, cioè c'è un timing preciso delle indicazioni e una tempistica, se io inverto l'ordine dei fattori non è detto che funzioni questa cosa. Certo, ovviamente questo significa conoscenza, competenza anche del lavoro altrui, altro stigma. Lo psichiatra se non fa psicoterapia ma deve avere una formazione psicoterapica, ma io insegno nelle scuole di psicoterapia, insegno,

farmacologia e penso che sia. Una cosa importante perché lo psicologo, anche se non per scrivere a farmaci, deve avere un'idea laica e non preconcetta delle indicazioni, non solo degli effetti collaterali, ma anche dei vantaggi, del tempistica, della perché questo aiuta a nel rispetto del lavoro altrui, a integrarsi. Troppo spesso questa comunicazione è un po mancata. C'è un po di scollamento, poi

tra psicologa e psichiatrica. In questi giorni, peraltro ne stavo parlando con tante persone, abbiamo fatto uscire contenuti perché il rapporto fra psicologi e psichiatri, psicoterapeuti e psichiatri, è un rapporto. Non sempre facile. Noi ci insomma lo osservavamo sia dal punto di vista dello psichiatra versus psicologo e psicologo dello psichiatra. Ecco, c'è anche un aspetto. Diciamo diagnostico, molte persone mi scrivono tanti

colleghi. Mi mi propongono temi legati alla questione della diagnosi, mi faceva piacere capire un pochino tu cosa ne pensavi del dell'elemento diagnostico, cioè proprio dell'idea di restituire al paziente comunque una diagnosi che è un elemento che non è stato sempre scontato in

ambito psichiatrico. E poi dopo ti volevo chiedere qualcosa rispetto a nuove diagnosi di cui non si conosce ancora molto, ma che io dovessi dirti negli ultimi 4 5 anni ho fatto quello di lavoro, cioè parlare di neurodivergenze che è un aspetto fra aspetto autistico, ADHD che ha veramente trasformato la mia formazione personale e l'osservazione

clinica veramente trasformato. Il mio modo di lavoro ho potuto vedere che tantissimi casi resistenti in realtà era semplicemente diagnosi sbagliata. Ecco Cosa ne pensi comunque. Della diagnosi, perché molti dicono no, non si fa diagnosi, sì, si fa diagnosi, alle volte sì, alle volte no eccetera. Allora, anche questo argomento storicamente è stato caricato di ideologia.

Troppo spesso, cioè la diagnosi in medicina hanno un senso se si accompagnano a una valutazione prognostica e a una indicazione di un trattamento, se no è pura Accademia, cioè se io faccio delle diagnosi per portare a un'etichetta, vi rassicuro, ma dal punto di vista pratico non ha nessun senso e questo non è in psichiatria, è in medicina, per cui l'impotenza del medico che non sa cosa ha davanti si risolve quasi sempre dando un'etichetta, che però non significa niente.

Se poi uno dice e mo cosa dobbiamo fare? Quindi, partendo da questo presupposto che devono avere? Corollario pratico, le diagnosi servono, ma servono perché questo ci dà, ci orienta sul lavoro, ma come tale deve essere una bussola, non è la realtà, cioè intendo dire. Dire che un paziente ha un sindrome depressiva o un disturbo bipolare o una psicosi. Ci serve per inquadrare di cosa stiamo parlando, ma non ci dice niente. Cosa fare sul signor Mario Rossi depresso il Mario Rossi col

disturbo bipolare. Il fatto che l'assunto di base quindi, non sia tra virgolette, voglio usare dei termini semplici, non raggruppi una popolazione omogenea, cioè tutti quelli che consegnano depressiva funzionano in una certa maniera, perché in realtà la realtà è per fortuna molto più complessa. Significa che la diagnosi deve essere un punto di partenza per poi raccogliere altre informazioni che mi permettono di come dire personalizzare il trattamento.

Allora i due estremi, come al solito, sono allora non mi serve a niente, perché in realtà tutti i casi sono come imponderabile, è un'arte che ogni volta un incontro abbiamo vissuto anche quello. Stavo per dirtelo. Abbiamo vissuto anche quello, però se io andassi da un cardiologo con un sospetto infarto che mi dice sa la

cardiologia imponderabile? Non si può sapere, Eh, saranno malanni d'amore io cambio cardiologo, nel senso che parte esiste, ma guai se tra virgolette pensassi che una volta che ho dato un'etichetta questo mi dà delle indicazioni precise. Cosa fare sul signor Mario Rossi? Perché fattori. Biologici diciamo predisposizione individuale geneticamente determinati, sviluppi personale, stile di vita, fattori di rischio ambientali e chi più ne ha più

ne metta. Voglio dire, son quelli che determinano che terapia devo fare. Così a Mario Rossi e il timing di prima le allora se l'approccio appunto è sulla complessità. Come il Navigatore, Navigatore in macchina, io, il Jules, come dire, sono cresciuto in una in un mondo dove non c'era il

Navigatore, era più complicato. Io dovevo andare oggi venire qua da te, senza Google. Beh insomma, voglio dire, avremmo dovuto studiare qualcosa con le pagine bianche, perché come ci siamo comunicati scambiati la posizione, ci siamo trovati subito. Lungi da pensare però, che il navigatore, tra virgolette, mi permette a venire qua blindato, e pensare che qualsiasi stazione scendo, mantengo alta l'attenzione perché comunque è uno strumento che mi permette di

orientare. È che si sostituisce alle volte il Navigatore. Può sbagliare? Esatto, ti stavo dicendo. Quando guidiamo e esperienza di tutti che è cambiato il il ponte e il Navigatore dice da dritto non è che sei così acritico di buttarti nel fosso. Allora, Detto questo, quindi le diagnosi ci servono?

Secondo me è sbagliato ideologico dire che sono ad uso degli psichiatri che vogliono prescrivere farmaci è una sciocchezza secondo me enorme etichetta assolutamente a proposito dei pazienti, che è un argomento invece di cui si parla meno, hai ragione. Non solo comunicare è un'operazione utile, ma ti dirò di più nella mia esperienza è quasi sempre con tutti i distinguo individuali, un'operazione rassicurante, nel senso che, de come dire, riduce

il senso di colpa delle persone. Non parlo solo di pazienti depressi. Attenzione, tantissime patologie. Parliamo poi del neurosviluppo di HD. Finalmente. Sapere che cos'ho mi dà la dignità di persona che non è lui, che non si impegna, che non funziona come persona, ma che ha un problema che si può affrontare. Questo sui giovani è clamorosamente vero. E riattiva anche. Assolutamente, cioè i giovani che si sentono dire lei ha questo disturbo? Raramente reagiscono, opponendosi.

Ma a lei è schiavo dei big Pharma, hanno un fenomeno di veramente rilassamento. Come dire, perché fino a quel momento invece, ed è uno dei distigmi della psichiatria, purtroppo dei sì, ma fino a. Mento il convincimento era, sono io che non funziono, sono io che non mi impegno abbastanza, bisognerebbe metterci più buona volontà, tutte le cose che tu sai. Allora questo aspetto qua diagnostico, quindi è più un problema degli psichiatri, degli

psicologi. Più che un problema dei pazienti, nessuno si è spaventato nel sentirsi dire che disturbo a chiaramente usando un linguaggio che sia comprensibile, nessuno si spaventa a leggere delle cose sull'argomento, anzi essere informato lo mette in condizioni che l'altra domanda successiva. Fatta questa diagnosi cosa può fare il medico e cosa posso fare io questa patologia? No, perché essere coinvolto attivamente? Questa cosa qua l'abbiamo un po sotto nella storia un po

sottovalutata. Secondo me no. A proposito di nuovi approcci, nel senso che dire alle persone cosa loro possono fare per la loro patologia? Non ha solo il vantaggio di lavorare sulla prevenzione, è molto di più perché vuol dire passare da una situazione in cui subisco un fulmine che mi arriva sulla testa come il terremoto. Non ci possiamo far niente, nessuno prevede quando arriverà. E invece entrare. In un campo in cui io qualcosa

posso fare. Per perlomeno monitorare la mia patologia, che non è poca roba, Eh, perché esattamente l'approccio in tutti gli altri campi? Della medicina che si applica con il paziente post infarto, il paziente cardiopatico, il paziente diabetico. Ovvio che. Io avrò una gaussiana, non è che tutti i pazienti reagiscono nella stessa maniera. Faccio la diagnosi diabete o di infarto in un ragazzo giovane o

di o di cardiopatia? Un ragazzo giovane che deve quindi affrontare un percorso di monitoraggi, cure, anche

condizionamenti della sua vita. Nella gaussiana avrò un estremo paziente che si rifiutano di fare monitoraggi perché dicono, meglio un giorno da leoni che 100 da pecore e vanno in coma ipoglicemico dopo due anni di malattia perché si rifiuti di fare insulina pur leggendo tutti gli opuscoli e all'esterno esposto ho dei pazienti che dal giorno dopo sono degli invalidi che si fanno destro stick 100 volte al giorno.

Allora è chiaro che io dovrò poi lavorare sulle caratteristiche individuali per fare davvero della educazione. C'è un aspetto che che hai tirato fuori tu e che vorrei rilanciare per far sì che le persone possano seguirlo meglio. Siamo sicuri che noi psichiatri e in generale noi medici, non dovremmo potenziare le nostre competenze comunicative perché veniamo da comunque anni in cui c'era l'ordine medico?

Adesso l'o MS ci dice che la terapia, il percorso terapeutico deve essere strutturato, forgiato in un balletto no, in un'interazione medico paziente, basante anche sui suoi valori, sulle sue aspettative, sulle sue preferenze. Addirittura no che questo è un elemento interessante. Noi medici non siamo direi a nessun livello della nostra

formazione. Istruiti su come comunicare nel uno a uno in piccoli gruppi, fra colleghi, a grandi gruppi sul web e quindi essere in grado di fare anche, appunto, un lavoro di prevenzione. Questo secondo te non è un elemento che in psichiatria andrebbe rapidamente messo? A posto? Hai ragione per parlare con te in questa sede, di queste cose, parlare di corda in casa dell'Impcato, però però mettiamola così. Assolutamente sì, è evidente che in questo c'è una resistenza.

Scusami Eh ti dico. Io ho visto non solo psichiatri. Che noi potremmo essere, non siamo scusabili e neppure medici, ma anche psicologi, non avere. La giusta attitudine, i giusti strumenti comunicativi. O per meglio dire, avere molta metateoria molta meta psicologia, ma poca capacità di declinare nella relazione questi strumenti perché il farmaco come la psicoterapia non ci trovo molta differenza, no, non solo non.

C'è molta differenza, ma la gestione della relazione, qualsiasi intervento tu faccia, ha delle regole che vanno conosciute, degli strumenti, come tutte le tecniche si può migliorare e tra virgolette, anzi si può prendere. Ci si può allenare ed. È una sciocchezza pensare che solo nell'ambito delle psicoterapie uno lavora sulla relazione. Per il resto, come se fossero degli robot. Non lavoriamo sulla relazione ma che io dia un farmaco che faccia.

Riabilitazione cognitiva che faccia una partita di calcio che dia un appuntamento e faccia la psicoterapia. È ovvio che faccio cose diverse, ma avrò delle modalità di relazione che seguono delle regole precise che io posso conoscere. Posso esperienza comune pratica al pronto soccorso in pronto soccorso, uno lavora a tanto, qualche minuto, diciamo nei casi sfortunati, mezz'ora.

In quella mezz'ora deve prendere decisioni importantissime in situazioni di emergenza, con pochissime variabili a disposizione, deve rapidamente installare una relazione con una persona sconosciuta in un momento di crisi. È una palestra enorme quanto ben sai, ma che si apprende solo se uno impara gli strumenti della comunicazione, sennò ci può stare anche 8 ore in pronto soccorso. Non capirà niente, perché tutti i fattori di interferenza vanno

contro la compressione. Allora quella cosa si può prendere? Diverso è il web, nel senso che sulla relazione la. Non è che c'è sempre relazione, uno dovrebbe nella propria formazione imparare a gestire le relazioni umane prima ancora che terapeutiche e applicarle in tutti gli ambiti. Poi ci sarà chi è bravo a fare un lavoro, chi è bravo a farne un'altro, ma sempre di

relazioni. Si parla quindi una formazione alla relazione, se non vogliamo usare il termine psicoterapico è necessario in tutte le professionalità. Ma perché trovo sia. Ancora un'altro elemento, ti faccio un esempio, io negli ultimi vent'anni ho imparato a comunicare molto di più da ambiti trasversali come il

marketing. Lo studio, non so della politica miei amici che di lavoro insegnano a comunicare, ma in un contesto che non è psicoterapeutico è proprio l'a BC. Di come reagiscono le persone all'interno di un di un rapporto e quindi leggere i segnali, riuscire a modularsi e ancora un'altra cosa, no, perché la psicoanalisi è una cosa, la CBT è un'altra, eccetera, ma c'è gente che sa tutto di psicanalisi ma che sono un disastro comunicato comunicare. Questo vale, vale la

comunicazione. Sui social media, che richiede un linguaggio, una capacità di sintesi che è diversa da dalla lezione che si tiene a un Congresso o da ma vale anche in situazioni di lavoro altro, penso al lavoro istituzionale, lavoro nei gruppi, per esempio la leadership, la gestione della. Loro comunicativo all'interno della comunità scientifica. Il Congresso, il gruppo di

studio. Tutto questo ha un suo linguaggio che può essere ben utilizzato o tutti abbiamo esperienze di relatori disastrosi, di lettore, capacità magari capacissimi. E che conoscevano tutto della materia. Sì, io devo. Dire che, come dire, si apprende nel tempo questo fatto che, ripeto, parliamo di corda in casa dell'impiccato e cioè che il mix ideale. È avere le competenze e saperle comunicare. Noi abbiamo tante persone che hanno le competenze e non hanno, come dire, appreso strumenti di

comunicazione validi. Ahimè c'è tante persone che comunicano un sacco ma non hanno le competenze. Questo mix è da costruire e devo dire in campo medico non è facile. Io ho lavorato. Tu sai che video ne? Faccio tanti perché penso sia una componente importante del nostro lavoro. Tu 6 1. Caso molto particolare e infatti si vede che tu comunque hai l'allenamento e l'attitudine alla comunicazione, no, ma forse perché banalmente ti piace

farlo. Io vedo psichiatri che anzi vedo medici che non hanno voglia proprio di comunicare, questo è un grosso problema in un mondo in cui abbiamo dell'intelligenza artificiali che sono in grado di fare il nostro lavoro sul piano tecnico, forse meglio di noi e a noi cos'altro ci resterà se non

questo aspetto? No. E poi l'altra cosa che quando poi accadono i grandi eventi non mi viene in mente il Covid. Noi abbiamo visto medici che hanno senza fare neanche mezzo nome, ma medici che hanno avuto un'attitudine comunicativa disastrosa. Ha mostrato di non conoscere il metodo scientifico perché all'inizio di una pandemia, se sei studiato epidemiologia, ma proprio le prime pagine dell'irondici è è una semplice

influenza, no? Cioè così come e questo è un problema, perché a quel punto lì noi abbiamo voluto faccio, parlo del Covid, abbiamo avuto la pretesa che la gente ci seguisse, ma erano persone completamente fredde rispetto al rapporto coi medici. Anche lì il marketing ci aiuta nuovamente? No, se io e te parliamo sul web, come dire, abbiamo la possibilità di preriscaldare.

Le persone al rapporto con la medicina, non possiamo essere che andare a freddo, noi diciamo starete tutti chiusi in casa punto e che la gente ci venga dietro. Esistono delle componenti, cioè entrano in gioco delle componenti che sono legati un po al all'aspetto perverso della comunicazione, cioè al di là dei narcisismi individuali. E cioè ti sfugge di mano la situazione, perché vuoi assumere un atteggiamento, come dire particolarmente autorevole,

assertivo, e questo ti frega. Ma al di là di questo, anche anche le persone più in buona fede. La comunicazione, tu lo sai bene. Come dire, enfatizza l'atteggiamento assertivo, cioè se tu vuoi avere l'attenzione devi spararla. La politica oramai, come dire? Sfuggita di mano, nel senso che se io voglio. La logica è. Se voglio apparire sui giornali devo spararla grossa, poi rettifico. Due giorni dopo si ricorderà

niente. Nel frattempo, nel frattempo io ho acceso la lampadina anche nella condizione scientifica, dove di solito il contenuto è un connetto complesso. Lo è anche nella politica, Eh, ma voglio dire, è difficile tradurre. È difficile dire non abbiamo gli elementi per. Devo dirlo, diciamo.

I diciamo gli operatori dei mass media in generale, io ho trattato coi giornali, ho fatto interviste sui giornali, spingono per avere lo slogan, per avere la frase ad effetto, per avere la sintesi estrema che dia non sempre la comunicazione o meglio il non esperto di comunicazione. Pensa a un tecnico che va a comunicare, è aiutato nel dare una comunicazione corretta. E allora c'è un. Atteggiamento di difesa? No, allora io con quelle cose non le faccio perché sono tutti uguali.

Poi mi fanno dire delle cose che e questo. È un po vero. Soprattutto, soprattutto coi giornali, i giornali diciamo di cambio eluculazione, devo dire le televisioni, queste cose qua, a volte in maniera grottesca, cioè nel senso estrarre. No dalle persone. Io mi sono sentito dire. Da tanti giornalisti dottore, ma come dire, se mi dice queste cose così non la legge nessuno, non la schererà nessuno non può darmi qualche dato, più

d'effetto, no? Facciamo il titolone, però il titolone non sempre rende merito alla complessità dei problemi come di quelli che stiamo trattando oggi, quindi da un lato c'è un po l'assetto perverso della comunicazione che enfatizza la frase d'effetto, il contenuto d'effetto, l'atteggiamento assertivo, chiaro che se io tratto di argomenti complessi, questo inevitabilmente porta a un riduttivismo, cioè io poi appiattisco la realtà su degli slogan che poi diventano grotteschi.

Dall'altro c'è un, diciamo la sensazione che non sia tempo ben speso, usa un po questo termine, cioè. Tra tante cose che abbiamo da fare. Questa cosa qua, poi come dire, perché in realtà? Poi. Lasci il campo a comunicatori che di psichiatria non sanno quasi nulla o poco e che per loro, tra virgolette, narcisismo particolare, si usano a capofitto, si può anche parlarne per. Soldi Eh, perché poi fanno libri, fanno corso, sappiamo?

Tutte le molle e questo è un problema perché poi invece oggi questa esperienza concreta i pazienti arrivano. Non drag naif o naif nell'informazione arrivano dopo aver letto, ho visto video. Ascoltato e arrivano con delle ahimè, spesso preconcetti che nascono da questi, tra virgolette, comunicatori. Su cui bisogna fare un lavoro di, tra virgolette controinformazione, che che è più. Complessa esattamente. Quindi sono d'accordo con te. Dovremmo spendere?

No? Spendere, utilizzare più tempo però per fare questo tu hai parlato di attitudine, non è che chiunque lo può fare. Questo lavoro qua, come chiunque chiunque non può fare all'interno di un gruppo di lavoro il consulente negli altri reparti non tutti possono essere bravi a fare pronto soccorso. Non tutti sono bravi a fare gli psicoterapeuti, ci sono delle caratteristiche individuali che.

Fanno sì che uno sia più tagliato di fare un'altra cosa, dico al consulente perché come dire, è esperienza concreta che se io vado fuori dal mio ambito e devo comunicare con un'altro linguaggio. Perché il cardiologo parla un'altra lingua e il gastrointerale devo tararmi su un'altro linguaggio e capire tra virgolette l'altro cosa intende? Quali sono le sue esigenze, le sue aspettative? Ecco molti colleghi, questa cosa non lo fanno. Io ho visto consulenze bellissime.

La musica psichiatrica, di trattati, di psichiatria di cui il cardiologo non sapeva che farsi perché il suo quesito era lo posso dimettere o meno, cioè banalizzare se io non capisco questa cosa ho fallito, quindi se uno va tra virgolette sui mass media, sui giornali e. Tra virgolette fa un bellissimo trattato di di psichiatria e come dire racconta tutte le storie che possiamo, magari fa anche bella figura.

Ma da un punto di vista del ritorno su chi ascolta e rischia essere assolutamente nullo, bassissimo, molto bassa, sì. Diciamo che probabilmente col passare del tempo, forse le nuove leve su cui dovrebbero diventare bilingue o forse trilingue, in qualche maniera, per riuscire no a essere forse anche un po nativi più nativi, riusciranno anche a fare questo lavoro? Ecco perché sicuramente c'è un problema. Anagrafico, perché ecco adesso.

Mi collego alla questione delle neurodivergenze, perché? Perché tu? Il lavoro che ho fatto in questi anni on-line di insomma divulgazione di di cercare di parlare di psichiatria. Io come psichiatra mi ha permesso di entrare in contatto con un sottobosco enorme di di forum di pazienti. Molto interessanti che, insomma, che non possono non interessarci a noi psichiatri in cui.

Il leit motiv costante era sempre la neurodivergenza, cioè persone che veramente alle volte anche in maniera appropriata si auto diagnosticavano, spettro autistico o la DHD in presenza di psichiatri che fino a una decina di anni fa non sapevano neanche cosa esistenza l'esistenza, addirittura. Ancora adesso questo è un problema.

Tant'è che mi sembra paradossale che noi ci ci ritroviamo ancora impreparati davanti a questa questione che è una questione anche comunicativa, perché ripeto, se uno psichiatra tiene un orecchio teso alla alla, alla gente, ecco, senza stare solo in SPDCO, ma inizia a guardare un polmone che forse è una delle cose che dovremmo fare anche noi, ti rendi conto che abbiamo passato anni, decenni a dare antidepressivi a spettri

autistici disadattati, a dare. ADHDE cose oppure andare no, andare a cercare i bipolari come gli ADHD? Chissà dove, quando ce l'avevamo al Sert no, ecco, questo è qualche cosa che a mio parere è ancora sottovalutato in ambito psichiatrico ed è un problema molto grosso perché è un grosso elefante nell'armadio, perché banalmente la DHD. Insomma, si dice due a 5, forse tre, forse 5, ma c'è chi dice 10 c'è chi dice 15% dei criteri di criteri.

Esatto è la gravità, anche no. Allora, innanzitutto le cose che non conosciamo non si vedono. Dipende o gli diamo un'altro no? Ma gli occhiali ha ha. Inforcato quindi questi epoche? Anche qui la storia ci aiuta perché la conoscenza. C'è stato un periodo nella psichiatria americana che poi di riflesso era anche la psichiatria occidentale in generale. In cui ogni delirio era schizofrenia e allora tutti schizofrenici. Oggi è stato un periodo in cui, tra virgolette.

La concezione di popolarità, di spettro bipolare e allora, tra virgolette, abbiamo rivisto le diagnosi, molti sitofrenici o di molti depressi, resistenti perché avevamo degli strumenti di comprensione diversi. Oggi accade con il neurosviluppo, con una differenza. Che il neurosviluppo, secondo me, modifica il paradigma concettuale di malattia e che obbliga a ragionare in termini prospettici, cioè mentre la malattia categoriale se.

Applicata in. Maniera critica vede la malattia come uno Stato. Inevitalmente nello sviluppo obbliga a ragionare. Cosa è successo dal primo giorno di vita o le prime fasi di vita fino all'età adulta? Perché per definizione si declina nel corso della vita, modificando l'espressività clinica.

Questo modello? Concettuale secondo me è molto più fertile, per cui è il motivo per cui gli psichiatri dovrebbero conoscere perché è applicabile a tutte le malattie psichiatriche, assolutamente lo sviluppo del disturbo bipolare che ha ha un fobia specifica in età elementare, un disturbo del comportamento alimentare a 12 anni, una fase di crisi adolescenziale. Non vedi quanto di stura panico un doc? Il primo episodio depressivo 18 e arriviamo a uno Stato misto a 25.

Può ricevere 8 diagnosi, ma oggi sappiamo che lo sviluppo di un disturbo che a seconda della fase della vita degli eventi di vita, degli stili, ha un'espressività diversa. Ecco il neurosviluppo ce l'ha in sé intrinseco, questo allora totalmente. D'accordo, uno si potrebbe dire,

ma perché? È avvenuto questo, allora è avvenuto perché l'Italia in questo è differente dagli altri paesi e cioè la neuropsichiatria infantile, la psichiatria e adulti sono due discipline che hanno camminato in parallelo. Fino a un po di tempo fa e non è una critica a nessuno, però nel resto del mondo non è così, nel resto del mondo la psichiatria si è coperta dai zero ai 100 anni. Ovvio che se io mi. Occupo di bambini e di

adolescenti o di anziani. Avrò competenze diverse, ma è una visione unitaria, un'attitudine proprio diversa. I neuropsichiatri, queste cose le conoscono benissimo e le trattano meglio di noi. Il problema dei neuropsichiatri, che però le loro competenze si esauriscono.

A dir tanto nella fase adolescenziale, e allora quelle competenze non sono mai gemmate a quello che poi accade nella fase adulta e che altra roba, cioè parliamo di ADHD di un dodicenne non ha la stessa esperienza clinica di un adulto di quarant'anni e questo. Vale anche per l'autismo, soprattutto quello ad alto funzionamento. Perché quindi oggi è importante, giusto appunto, modelli organizzativi, immaginare che la neuropsichiatria infantile e la psichiatria siano fortemente integrate.

Io mi sono battuto nella nostra regione per la nascita di servizi neuropsichiatrici e anche, come dire, scontrandomi in maniera piuttosto accesa con. Pari a questo perché lo vedeva come una sorta di psichiatrizzazione.

Io penso che invece sia stata un'operazione utile, necessaria per mettere insieme anche delle competenze, oltre che per curare, perché quella fase di transizione, che è quella dove l'ottanta per 100 dei nostri disturbi esordiscono, rischiava di cadere in un territorio di nessuno, perché da un lato c'erano alte competenze sulla fase precoce di sviluppo delle patologie, soprattutto quelle del neurosviluppo.

Penso l'autismo, da parte dei neuropsichiatriche, però incominciavano a traballare per competenze. Risorse e organizzazione nelle fasi adolescenziali. E la psichiatria? Senza queste conoscenze, faticava a riconoscere l'espressività estremamente precoce delle patologie e arrivare troppo tardi in

partita. Ancora oggi avviene così, quindi questa integrazione nella mia testa io penso sia il futuro obbliga non solo a trattare meglio i pazienti, ma a mettere insieme delle competenze teoriche, culturali che sono patrimonio di entrambe le discipline, anche se poi stiamo parlando della stessa cosa, probabilmente.

Introdurrei anche 1/3, elemento che sono il certi di partire per le dipendenze e le dipendenze, perché quando gli psichiatri io sento ancora purtroppo no, ma lascia perdere quello lì è un tossico, no? I bipolari gli ADHD, dove pensi di trovarli se non assertano? Cioè io mi sono sentito. Dire che le dipendenze non sono un problema di di salute mentale, che è un problema gastroenterologico perché l'alcolismo è un problema gastroenterologico perché provoca la cirrosi, no, questo è grave.

Perché questo ancora adesso se ne sento parlare con. Insomma, però in maniera preoccupante. Il punto è anche qui. Come dire, integrazione non vuol dire l'operatore unico o un calderone, vuol dire riuscire a mettere insieme delle competenze nel rispetto delle diversità. Questa è la vera integrazione. Le dipendenze. Oggi se ragioniamo anche solo sulle popolazioni inferiori ai trent'anni. Voglio dire, vuol dire vivere su

Marte? Se uno non si rende conto che la stragrande maggioranza dei ragazzi hanno buone chance di entrare in contatto con la sostanza potenzialmente d'abuso, che questo di per sé non significa creare dei dipendenti, ma significa esporre una popolazione a rischio a un fattore di rischio e che questo slatentizzerà con più facilità le patologie di cui ci occupiamo, con non solo un esordio più precoce, ma con un'espressività clinica a cui

non eravamo preparati. Allora se io però non so nulla sulle sostanze, a meno che mai le nuove perché lavoro in un'altro settore e chi si occupa di giovedì non ha formazione psichiatrica, è un po come il discorso dell'autismo, non c'ho gli occhiali giusti, io non le vedo queste cose. Assolutamente. Questo oltretutto, poi noi diamo per scontato che le persone abbiano dipendenze, chiamiamole

solo maggiori, no? Il grande eroinomane eccetera, ma quanta gente che fa abusi, Spike di cocaina, io io mi ricordo almeno due pazienti che tre o quattro volte all'anno si bucavano di eroina. Ecco cioè quindi situazioni limite di confine in cui non puoi immaginarti no, di non essere quantomeno carrozzato per poterli interpretare in maniera adeguata, quindi, e questo è un nuovo elemento che. Meriterebbe di nuovo comunicazione? No, perché io ho visto ultimamente.

Spot governativo? Sul, sul, sul sui cannoni, no, su, sugli Spinelli che mi ha fatto gelare il sangue, a me è venuta voglia di iniettarmi l'eroina. Sinceramente perché un governo che non conosca, ma banalmente il concetto di zimber no del triangolo, in cui cioè una sostanza è problematica se set e setting sono problematici, no, quindi questo è un buon. Esempio di cattiva comunicazione, e stupisce che non ci siano dei tecnici che queste cose le suggeriscano a chi prepara.

Stupito di quello? Però alla base c'è ancora dell'altro. Secondo me. A proposito di comunicazione, e cioè l'idea che la dipendenza, se vogliamo parlare di questo termine, che è un po generico, ma diciamo, ci capiamo sia qualcosa di intrinseco alla sostanza è un errore madornale. Non solo un errore, perché praticamente non è così, ma perché crea una falsa, tra virgolette, una comunicazione errata che allontana le persone

dalla comprensione del problema. Cioè facciamo l'esempio del fumo, così come dire e usciamo da doppi nel libro, perché io? Sono un ex nicotinomane pazzesco, usciamo. Dall'ideologia del no cannabis sì cannabis no. Ma il concetto vale per tutte le sostanze. Allora se uno conosce un vero fumatore, che vuol dire 40 sigarette al giorno e non riesco a smettere. E gli si prova a dire, le sigarette fanno male queste cose le sa benissimo, fa fatica, perché se provo a smettere sta

molto male. Quando ti dice ma non. Potrei fumarne 2 3 al giorno perché ho il mio vicino di casa che ha novant'anni, ne fuma tre e non gli è mai venuto il carcinoma ai polmoni. Gli si spiega che in realtà non siamo tutti uguali e cioè ci sono persone che sono predisposte, bontà loro, a sviluppare dipendenza e persone che lo sono meno. Quello che si permette tre sigarette al giorno, bontà sua, si espone a un rischio comunque

di carcinoma. Ma dopo siete alla dipendenza, lui potrà continuare le sue tre sigarette e non diventerà dipendente chi ne fuma 40. Mi dispiace per lui, ma se dopo due anni di astinenza totale te lo dico anche così, ti sei regolare, cade nell'errore di resto una me la fumo, perché dopo il caffè, tanto dopo due anni cos'è torna a fumarne 40, perché quel. Lì che è stato, ahimè alterato, per esperienza, si riattiva rapidamente.

Allora è. Sciocco dire, la sigaretta non provoca dipendenza o viceversa, non fa mai male o fa mai male perché dipende a chi la do tra virgolette, quanto a chi la do. In che contesto, però uno lo. Scopre. Sulla sua pelle, quindi al ragazzino a cui dico la cannabis fa male? Si ride Perché dice Ma io falangi di amici che la usano ogni tanto non gli succede niente. Cosa mi vieni a raccontare?

Amico mio, tu non lo sai sulla tua pelle questo, se tu sei a rischio di sviluppare psicosi entro 5 anni, tu avrai un rischio che è 5 volte superiore a quello del tuo Cote, ma tu non lo sai prima sì, noi possiamo immaginare con un po di attenzione i soggetti a rischio, ma lui non lo sa. Quindi le sostanze, anche quelle nuove che peraltro non danno dipendenza in termini concettuali, tecnici e quindi a maggior ragione una informazione che punta sulla dipendenza fa un

buco nell'acqua. Perché uno dice, ma che. Dipendenza, io la uso una volta alla settimana, non mi succede niente, quindi non sono un tossicomane. Bisognerebbe spiegargli che in realtà stai giocando con un fattore di rischio, se io. Ho un soggetto che mangia tutti i giorni pane e nutella con una la cosa buonissima non è che svilupperò 100% di soggetti diabetici. Però ho buone chance di slatentizzare quelli che hanno una grandi numeri sui grandi numeri e uno.

Lo scontro però su c'è anche un'altro elemento. Che le persone dovrebbero comprendere e che noi ecco l'esempio che hai fatto prima delle neurodivergenze e anche delle patologie psichiatriche è interessante. Noi siamo sistemi dinamici, ci sono persone che controllano perfettamente l'alcol, magari per trent'anni della loro vita poi perdi il lavoro ti lascia la fidanzata, ti crolla la casa e te lo lì che tu non sei più. La persona di prima.

Cioè l'alcol è sempre alcol, ma sei tu che sei cambiato e quindi comunque nel triangolo il famoso triangolo di zimberg, ogni angolo ha un grosso peso, no quindi? Questo è un'altro elemento importante, perché in Italia, cioè io avrei dovessi aver scelto un'unica sostanza su cui fare uno spot, posto di farlo bene. Ecco, avrei scelto l'alcol. Ecco perché qualunque casino io vedo in pronto soccorso c'è sempre l'alcol.

Io non ho mai visto fidanzati litigare, gente fare casino fuori, rubare c'è, c'è sempre l'alcol, poi sì, ci sarà anche il CATENNONE strano, però c'è sempre l'alcol, insomma, ecco sì. Culturalmente è più è più diffuso e più sottostimato il rischio, soprattutto nei giovani, però penso che questa idea, anche semplificando al massimo, riuscire a trasmettere questa idea della complessità, e cioè fattori di rischio e soggetti a rischio.

Spezza un po questa questa storia del della sostanza come unico. Elemento o viceversa? O viceversa dei fattori sociali come unico elemento, quindi diventi dipendente solo se cresci nel quartiere disadattato. Sciocchezza, nel senso che. È trasversale o viceversa delle caratteristiche individuali come unico elemento, ma lo stretch eccetera? Sì, è. Tutto importante, ma. È un incrocio che va declinato, ecco questo credo. Che però siano informazioni che meritino non contatti punti

formi con la popolazione. Torniamo al fatto che probabilmente noi psichiatri dovremmo mettere un po più le mani in pasta. Perché, insomma, quello che. Stiamo facendo adesso. Probabilmente magari mette un piccolo tassellino nella direzione in quella. Direzione. Noi ce lo auguriamo noi. Ce lo auguriamo. Lo facciamo io e te, ma poi pian pianino lo fanno anche gli altri. Ancora restiamo un po nel futuro, anzi, ritorniamo un po al futuro. Forse questo è più presente.

La questione psichedelia, Eh, perché molti ne parlano? Ti volevo dire un po il mio punto di vista e chiederti secondo te tu che Cosa ne pensi a riguardo? Io credo che la psichedelia sia il Rinascimento psichedelico, sia interessante nella misura in cui cambi un po, però il paradigma nuovamente psicofarmacologico, cioè? Mi piace l'idea che le nuove sostanze psichedeliche psirocibine DMTMDNA che tra parentesi ora che vi viene in mente, cioè una cosa che ci penso tanto io mi ricordo 2000 o

2001 in specialità. Un giorno arriva un nostro prof molto bravo per altro, ma in questo senso poco è lungimirante ha detto lo sai che adesso ragazzi ci sono i rave e c'è la ketamina? Sarà un disastro, Eh no, vent'anni dopo noi ci troviamo la ketamina no come farmaco che ovviamente non vuol dire né abusarne né. E noi psichiatri ci siamo un po dimenticati di tutte queste sostanze che risalgono agli anni 50, agli anni 60. Poi tutta la storia Nixon non si poteva più sperimentare, adesso

stanno risperimentando. Però la mia la mia paura. Qual è che la psichedelia possa diventare semplicemente una psicofarmacologia, ma neanche poi tanto nuova, ecco della psichedelia. A me piace l'idea che sia un'esperienza terapeutica, no? Cioè i trial. Molta gente non lo so, è trial consylocibine trial con DMTO con MD fanno parte di un contesto che è un po quello di cui parlavamo prima, cioè di terapia integrata.

L'utilizzo del farmaco nel contesto di una relazione terapeutica e di scoperta e di conoscenza, eccetera eccetera. È un po questo, io ho paura che come la ketamina, poi se lo prendono per carità. Grazie a Dio che abbiamo un'opzione in più. Però l'idea originale della psichedelia è quella di recuperare un po quello che ci diceva Romolo Rossi, no che anche il farmaco era un elemento

al contesto della relazione. Questa mi sembra un po la sfida della psichedelia, è una è. Un territorio minato, storicamente minato, perché anche qui la storia forse aiuta. Come tu giustamente hai detto negli anni 60. Era molto avanzata l'esperienza sulle sostanze psichedeliche, sulla psicologia divina, soprattutto. C'è stato un. Momento però, in cui alcuni psichiatri hanno allargato lo spettro di queste sostanze a tra virgolette dall'ambito terapeutico a un'esperienza di

vita creativa. Fino a esperienze oserei dire grottesche, pullman che giravano per la California distribuendo psicocibina a chiunque lo chiedesse perché era considerata comunque un'esperienza creativa. Contesto a 68 e tutto quello questo ha fortemente delegittimato la terapia come

terapia. Forse banalizzandola ha creato falangi di persone con problemi di dipendenza e ha spinto poi Nixon a chiudere questa partita completamente completamente, buttando il bambino con l'acqua sporca, come si dice allora, non secondo me la psichiatria non deve ripetere questo errore, cioè di allargare le maglie e trasformare una potenziale terapia con delle indicazioni. Selezioni di pazienti in contesti a come dicevi tu, di un trattamento integrato.

E allargarla come un'esperienza di vita positiva che non escludo possa essere, ma è un fenomeno, è un'altra roba, è un'altra roba. Rientrerà nelle scelte di politica sanitaria. Sarà un problema dei regolatori decidere, tra virgolette se vietare o non vietare, se costi benefici e come il problema della cannabis.

Noi dobbiamo dire quali sono i rischi potenziali, quali sono le popolazioni che sono a rischio, quali sono le popolazioni che possono beneficiare, in che contesti, con che indicazione? Esatto, se rimaniamo in questo contesto. Io sono convinto che ci siano delle risorse. Tu hai parlato di paradigmi, un esempio su tutti noi.

Tutti da un punto di vista culturale, in un contesto in cui tutti gli antidepressivi, per essere antidepressivi veri, devono avere un tempo di latenza a tal punto che siamo stati sempre diffidenti di fronte a qualsiasi sostanza che non avesse un tempo di latenza, perché quelle che avevamo quando andava bene esaurivano poi nel giro di qualche settimana l'ora. Efficace cocaina. Prima di esatto, ammesso che si possa. Parlare di effetto antidepressivo. L'eschetamina che.

Adesso utilizziamo in maniera ovviamente scientificamente corretta. Ha scardinato, sta scardinando questo concetto, noi abbiamo una terapia che agisce in alcuni casi nell'ambito, se non di ore, di giorni e che sembrerebbe mantenere nel tempo la sua efficacia. Su alcune su alcune. Forme molto specifiche, esatto, allora. Da lì a dire che quindi, tra virgolette, tutti gli antidepressivi adesso saranno così tutti ketamina, esattamente saremo un errore, è un errore

perché anche il cortisone? È utile in nell'arteereumatoide, ma se io penso allora di dare a tutti il cortisone perché a meta appetito e ti tira su un po l'umore, eh, sto facendo un errore perché nei rischi benefici io selezionare un sacco di persone che erano più guai che vantaggi. Certo che Se però io ho un paziente con l'artrite reumatoide in cui tanti altri farmaci non posso utilizzarlo. E cavolo so. Benissimo i rischi. Che corro in termini di effetti collaterali, ma il vantaggio è

ridurre il dolore. L'infiammazione. Allora questo per dire che ho l'impressione che se non vogliamo ripetere errori che in passato abbiamo già visto, con tutto quello che ne consegue poi in termini di come dire atteggiamenti di. Come dire, ritirata. Certo dobbiamo contestualizzare in maniera molto precisa quello. Che è il contesto scientifico in cui ci muoviamo. In quel contesto sono curiosa invece, perché penso ancora che ci sono delle ipotesi, insomma. I trial i risultati iniziali

sono in modo. Ecco ti e però qua ritorniamo alla questione comunicazione, io ricevo tantissime richieste di questo tipo, io è una vita che sono depresso, ovviamente richiesta a cui io non rispondo, ma perché non avrei gli strumenti per rispondere, non conoscendo minimamente i casi. Io sono depresso, ho sentito parlare di psilocibina, quasi quasi vado a Amsterdam e micali, i funghetti, no, questo. È un problema che noi non possiamo però pensare di risolverlo legiferando regolamentarlo.

Al momento io penso che sia indispensabile che noi riusciamo a parlare con le persone perché questi discorsi di cui stiamo facendo richiedono un po di tempo, ma non tantissimo tempo e le persone, la maggior parte delle persone capiscono, a meno che non abbiano insomma qualche genere di di proprio, di

limitazione cognitiva. Allora lì non si può fare, ma mediamente la gente capisce, non possiamo per me affidare tutto al concetto di. Proibire di limitare di perché non ci riusciamo, non ce l'abbiamo mai fatta, cioè però, attenzione. Diciamo parzialmente d'accordo di non confondere quelle che sono le diciamo i messaggi

tecnici. E qui le cose che noi possiamo fare come operatori della salute, dalle scelte di politica sanitaria che sono, come dire, rispettabilissime, ma non è detto che devono andare di pari accordo, possono essere assolutamente, come dire contrastanti, esempio concreto. Io posso pensare che tra virgolette, una certa terapia sia utile. E la politica sanitaria, cioè chi gestisce le risorse, può decidere che le risorse vanno allocate altrove? Non è.

Detto che si debba. Andare d'accordo tra politica sanitaria intendo dire i regolatori del bene pubblico, quindi la politica con la P maiuscola, regionale, nazionale, chiaro. Che nel migliore dei mondi possibili ci deve essere un dialogo. Ma un esempio? È. Il fumo un esempio sono le sostanze. Un esempio sono tante altre cose. L'idea che, poiché una cosa serve allora deve essere garantita a tutti, è una enorme bufala e lo dico in maniera molto chiara a. Mi fa questo?

Discorso ricordo che chiunque abbia un minimo di competenze gestionali sa che se io do qualcosa a Valerio rosso in questo momento la sto togliendo a qualcun altro, sempre perché comunque i bisogni sono enormemente superiori alle risorse che abbiamo in tutto il mondo, in tutti, anche nei paesi dove il welfare è più forte, allora chi gestisce risorse deve fare delle scelte di politica sanitaria consapevole che alloco le risorse. Da una parte devo dire a chi le

tolgo perché le tolgo loro. Non sempre questo viene fatto, a volte ci viene venduto in maniera più o meno consapevole il messaggio che, poiché una cosa è utile serve tutti ne hanno diritto. E poi nei fatti però le scelte vengono fatte, magari in maniera meno dichiarata, meno trasparente, allora morale sulle sostanze, dobbiamo tenere ben

separati questi due livelli. Che non detto che non devono dialogare, per cui come medico dico, le sostanze sono fattori di rischio su soggetti a rischio e hanno dei potenziali, in alcuni casi potenziali terapeutici. Che io sfrutto solo a patto di lavorare in un contesto corretto scientificamente. Dopodiché la politica sanitaria può decidere che per motivi del tutto indipendenti da questo messaggio. Si liberalizzano, non si liberalizzano, ma sono scelte di altro tipo, voi lo combatte la

criminalità ideologicamente. Sono contrario a qualsiasi, ma sono scelte che esulano. Utilizzare tra virgolette, messaggi tecnici per passare a scelte di politica può essere confusivo. Quindi lo dico perché sulla cannabis c'è molta confusione, per esempio la cannabis, sappiamo che è un fattore di rischio.

È sciocco dire che è un superiore di rischio in tutti i soggetti che all'utilizzo, perché non è così, ma è sciocco dire anche il contrario, che poiché l'ottanta il 90% dei soggetti utilizzatori occasionali non avranno problemi, nessuno avrà problemi. Non è vero, io posso portare dati anche, come dire scientificamente robusti, che in alcuni soggetti il rischio, per esempio di sviluppo di patologia psichiatrica aumenta enormemente. Certo, non dobbiamo identificarli, questo in alcuni

contesti, eccetera. Allora che poi la politica decida di scegliere di liberalizzare per tra virgolette, combattere, risolvere il problema della criminalità organizzata e dello spaccio, liberare le carceri. È dignitoso? Ma è altro rispetto al messaggio tecnico. O anche, viceversa che decida di non liberalizzare perché è contraria ideologicamente. Rispetto benissimo, è una posizione politica, di politica sanitaria, altro della comunicazione scientifica.

Ecco, se manteniamo questi ambiti separati, la chiarezza secondo me aiuta a non fare confusione. E io penso che se lavoriamo in contesti che che abbiano un supporto scientifico, perché fondamentalmente sono i dati che ci aiutano, se no sono opinioni personali, cioè se lavoriamo solo i dati dovrebbero. Essere se lavoriamo in quel. Contesto, perché no? Perché essere come dire, prevenuti, in maniera preconcetta, anche perché.

Se i dati ci questo è. Un discorso che è molto chiaro, quello che dicevo prima, ma in realtà è è super risposto è che molte persone rischiano di fare delle scelte se noi non gli spieghiamo un pochino bene, rischiano di prendere andare appunto ad Amsterdam e decidere che proveranno a curarsi la

depressione con la psiloncibina. Al di là di tutto e al di là di tutti, quando magari se noi medici avessimo investissimo un po più di tempo, non solo, ma metti, non a livello del web ma o della comunicazione di massa, ma anche nella relazione. A spiegare bene perché non probabilmente non andrà bene quel genere, perché adesso sai che non so. a Milano vanno tutti a fare aiahuasca in in Sudamerica per per, sia per

scoperta che per cure eccetera. Questo a me in realtà preoccupa perché, ripeto, per mediamente va bene, ma noi siamo preoccupati di quell'uno su 10 che magari peggiora perché poi

vedi gente che rientra. Io ho sentito ho informazioni più di gente che Si è suicidata dopo l'esperienza di questo genere, quindi è quello nel senso che probabilmente se noi investiamo nuovamente un po di. Di tempo in ambito comunicativo, anche proprio con i nostri pazienti, a spiegargli perché non ha molto senso prendere autonomamente, andare ad

Amsterdam forse ha senso. Ecco e ripeto il fatto che in Italia proibiamo ma non parlavo adesso delle droghe in generale proprio del fatto che in Italia la psicocibina è proibita, ma poca conta perché in due secondi la ordini in in alcuni siti web ordini semi le cose, oppure vai ad Amsterdam e ti fai tutta la psicologia della terra EE in questo senso che dicevo che la proibizione funziona poco. Sì, rimaniamo nel discorso che

bisognerebbe, come dire? Avere 1 1 confronto con qualcuno di competente che all'interno di una conoscenza che sia un po meno superficiale del fa bene e fa male, mi dia un messaggio su quanto io sono un soggetto a rischio, un soggetto che io penso che lei. Mario Rossi forse in questo momento farebbe una cazzata. Poi uno fa le sue scelte. Esatto che è. Rispettoso anche quello, Eh noi.

Questo diciamo quando tu hai fatto riferimento prima al come dire, alla relazione condivisa no, che un po viene utilizzata anche in maniera politicamente corretta, cioè dal paternalismo al consenso informato, al decision making. E poi nella pratica vuol dire questo, vuol dire io ti ho dato. Ti do delle informazioni. E ti dico ragionevolmente, secondo me quali sono, tra virgolette, le cose che possono accadere rischi e benefici. Dopodiché troviamo un ragionevole compromesso coi giovani.

Questo è chi si occupa di giovani e purtroppo ne vedo molti anche io. Sa benissimo, faccio ha fatto l'esempio del diabetologo di prima, non puoi dire a un ragazzo che non dovrà mai più mangiare una pizza o bere una Coca-Cola perché diventa 11 a. Una persona anche a me sembra non dovrei farlo sempre. Compromesso durante la settimana, rigo dritto e il sabato, però la pizza.

Anche se un diabetico, la pizza, la Coca Cola, me la mangio al limite aumento po l'insulina e. Per noi è. Non posso smettere completamente di usare la cannabis perché so i rischi che corro. C'è la mia però compagnia, mi sentirei uno sfigato, so di correre dei rischi. Vorrà dire che invece di usare tutti i giorni alte dosi, le faccio una volta a settimana, a meno che posso e monitoro quelli che possono essere i segnali di scompenso della mia patologia

consapevoli. Che ci può essere anche quelle, non che se mi faccio i cannoni vado sempre comunque tutto bene esattamente. Ecco e questo sempre. Restando nel futuro, purtroppo c'è un aspetto perché abbiamo toccato tanti fattori di rischio. No, c'è l'aspetto enorme della prevenzione in medicina e in psichiatria perché, ripeto, io mi ricordo ancora che ci dicevano che in psichiatria non si può fare prevenzione.

Persone brave ce lo dicevano. Invece abbiamo scoperto che gli psichiatri si può fare molta prevenzione, tanti fattori di rischio, come viviamo? Cosa assumiamo? In che modo ci intossichiamo, che relazione abbiamo o che non abbiamo, come usiamo il cervello ci predispono, no a sviluppare a peggiorare, ecco questo sarebbe un aspetto importante, penso che questo. Sia il motivo?

Cioè questo arretramento sul discorso prevenzione ha due motivazioni, la prima anche con due principali, secondo me la prima ha ben comprensibile, abbiamo già tante cose da fare nelle urgenze. Emergenza, come facciamo a fare? Anche perché, come fosse un lusso, no, come faccio a fare degli interventi che richiedono tempo, risorse quando siamo già operati dalla cura e questo c'è del vero, diciamoci la verità, torniamo al discorso iniziale delle risorse.

Se si deve tagliare da qualche parte nei bilanci è difficile che si tagli nella cuzia, nei posti letto è più facile tagliare nei programmi di prevenzione, è una realtà. Ma c'è un secondo. Fattore, e cioè, è talmente grosso questo argomento, perché usciamo dai confini della

psichiatria? No, perché lo potremmo parlare di dove, dei luoghi dove la gente vive, del come dire le abitazioni, il lavoro, il tempo libero, le tutto, quel la socialità in senso lato, che su tutti i fattori protettivi o fattori di rischio. Sono argomenti che investono talmente tanto l'umano. Che uno dice ma cosa ci posso fare io, cioè qui bisognerebbe complesso e col rischio di non fare neanche quel poco che si può fare.

Cioè è chiaro che se io voglio fare un progetto in cui, come dire, evito che si costruiscano quartieri popolari ghetto, dove tutti i soggetti a rischio vanno ad abitare perché mettono insieme tutti i fattori a rischio di aprivazione sociale, carenza di risorse economiche tutti nello stesso quartiere. Perché la scelta e dovrò lavorare con il comune o con. Regione per fare in modo che si inverta l'ordine e che in realtà si distribuiscono. Ma queste lo posso fare a

livello macro cosa può? Fare il singolo? Beh, curare un paziente con una psicosi oltre che curare il derirocinazioni vuol dire aiutarla ad avere una casa dignitosa e trovarsi un lavoro, per esempio. Chiaro che non lo farò. Lo non lo farò. La psicologa, lo psichiatra, in prima battuta, ma dovrà lavorare con i servizi sociali anziché i servizi di avviamento al lavoro, ma quelle parte integrante del suo lavoro.

Abbiamo anche della. Figura adesso nei servizi che si occupano e gli aspetti abbiamo le assistenti sociali, i biometerapisti dell'abitazione. Proprio per questo, perché in realtà la migliore terapia al mondo, se tu non hai una casa e non hai un posto dove vivere a proqueschard di funzionare. I servizi nascono per quello storicamente.

Ecco, ho l'impressione che nella contrazione ci sentiamo tra il medico c come categoria, schiacciati da questi argomenti macro non abbiamo parlato dei flussi migratori, no, abbiamo parlato della nuovamente. Futuro? Non abbiamo parlato. Della crisi ambientale non

abbiamo parlato. Crisi economica che sono argomenti ancora planetari, neanche locali che uno dice, vabbè, ma insomma voglio dire, devo cambiare il mondo, non ce la faccio qui, non faccio neanche quel minimo di fatica per dire Mario Rossi, al di là della sua psicosi, forse potremmo cercare di piazzarlo. Almeno un paziente, riusciamo a piazzarlo in quel progetto di borsa lavoro? No, perché è diventato un lusso che non ci possiamo, tanto son

talmente grossi problemi. Beh, ognuno lo fa al proprio livello. Penso che quello si continui a fare nei servizi e sia molto utile. Dovremmo fare entrambe le cose, però, cioè a livello del singolo lavorare su piccoli progetti che poi tanto piccoli non sono, perché anche qui non è un problema della psichiatria, quanti anziani finiscono in pronto soccorso vengono ricoverati, ricevono un trattamento?

Come dire, internistico, impeccabile, TAC, risonanze quando il loro problema è che sono stessa una casa con assistenza scarsa e hanno mangiato poco e bevuto poco nelle ultime due settimane e quella spesa? Che è enorme perché una tacca ha dei costi, cade nel nulla, viene vanificata in una settimana nel giro che si torna a casa. Se non c'è qualcuno che ti dà da mangiare a bere entro una settimana, il problema si riporterà, però qualcuno dovrà.

Affrontare Eh? Questi temi per questa complessità e io mi chiedo, non sarà opportuno che anche noi, come medici in generale entriamo in quest'ottica perché io ai convegni di che sento parlare sempre questi aspetti sono insomma chi è che ne può parlare se non noi a livello governativo? Perché poi tutti abbiamo delle posizioni. Pannella, ci dicevano che la posizione non vale nulla, vale quello che stai facendo per difendere quella posizione e per declinarla nella vita reale,

perché è questo il punto. Perché torniamo al discorso? Da cui siamo partiti, e cioè che un conto è la psichiatria e un conto sono le politiche di salute mensile, la psichiatria. Ne abbiamo parlato oggi pomeriggio alle sue anime. Ha le sue periodi storici che con corsi e ricorsi e mantiene questa sua. Aspetto di disciplina AA confine diverso è poi applicare concetti di salute mentale in un'ottica di una di un sistema sanitario pubblico.

Perlomeno se parliamo di mondo occidentale, dove non solo la desitonizzazione, cioè la chiusura dei manicomi, ma tra virgolette, applicare nel concreto, che non vuol dire più come pensavamo, quarant'anni fa, costruire dei servizi, ma vuol dire cambiare radicamento. Il paradigma di trattamento delle persone lavorando. Diciamo applicazione di concetti di prevenzione sul singolo, cioè lavorare sui fattori di rischio. Fino alla cura delle patologie in un unicum che è la logica dei

dipartimenti. Quello che mi rende appunto un po preoccupato sul futuro dell'assoluta mentale. Come dicevo all'inizio, non è solo la carenza di risorse che c'è e che andrebbe colmata, ma che si sta come dire, realizzando in maniera un po strisciato uno split tra chi si occupa di cura, che è sempre più spostato verso l'urgenza e il trattamento dei soggetti disturbanti, quindi del controllo del comportamento con tutte le.

Ambiguità del caso, ma diciamo in quella direzione e la psichiatria viene spinta in quella direzione, anche da

normative recenti. Versus la prevenzione degli stili di vita che sembra ambito della psicologia o comunque di altri operatori che, come dire, hanno altre competenze, altri come se fossero due campi che si stanno divergendo, laddove invece io penso che solo una sana integrazione può permettere di declinare questi livelli, che sono livelli fortemente integrati perché non c'è patologia acuta che non necessiti di interventi di prevenzione se non primaria,

secondaria, terziaria. Se noi andiamo verso questa direzione. Servizi orientati all'urgenza perché carenti di risorse, perché si schiacciati da richieste di interventi sociali. Versus psicologia nelle cure primarie. Anzi adesso lo dico in maniera brutale, anziché come dire, interventi di prevenzione costruiti come la comunicazione che dicevamo prima.

Siamo in un. Mondo che secondo me funzionerà male perché in realtà è solo la. Questi due livelli fortemente integrati che permette di allocare risorse in maniera congrua, calibrando anche dove metterle, non solo sui macro sistemi, ma sul singolo caso. Sennò da un lato abbiamo tra virgolette il pronto soccorso permanente, che è un po il vissuto di mostri colleghi oggi versus.

Mi permetto. Di usare un un'immagine un po forte, una psicologia o comunque uno stile disincarnato rispetto ai bisogni reali delle persone, cioè che rimane un po teorico rispetto al problema concreto del signor Rossi. Ci siamo dato che questo investe a livello individuale

l'organizzazione dei servizi. Io continuo a pensare che i dipartimenti devono essere unitari e forti con all'interno, come va certamente neuropsichiatria, dipendenza, ma soprattutto che tengano all'interno integrazioni forti, dalla prevenzione alla cura e alla gestione della cronicità.

Perché le separazioni? Tra virgolette, oltre a sprecare risorse, sono pericolose, ma a livello macro vuol dire lavorare con i di governance, con chi i regolatori delle risorse per cercare di contrastare la tendenza invece a lavorare su scelte tattiche che portano le risorse.

Inevitabilmente mi vien da dire, verso l'urgenza verso l'ospedale, Verso la Residenzialità, che sono cose di cui abbiamo bisogno, ma a scapito della prevenzione, come se diventasse un lusso al limite limitarla ad alcuni che fanno quella cosa lì, tra virgolette. Come specializzazione, ma non è quella la presenza della prevenzione, deve essere un tutt'uno col processo di cura. Se noi entriamo al paradosso dell'anziano che riceve 8 tacche e poi non ha da mangiare, certo.

Marco Guarda, ti ringrazio realmente tanto della tua presenza qua. Credo che tu abbia portato veramente molto, molto valore alle persone che ci hanno ascoltato. E anzi, invito tutti quelli che ascolteranno questa mia intervista a Marco Vaggi a fare poi domande e a esprimere un po le loro impressioni sotto nelle nella nella sezione apposita, dove io cercherò sia di

rispondere. Magari Marco anche tu dagli un'occhiatina su questo video, perché sono convinto che ci saranno molte domande molte specifiche. Lui è Marco Vaggi non ha molti canali social, però di sicuro è una delle persone che io stimo di più. Te lo dico col cuore qua sul panorama italiano. E ogni tanto, quando mi chiedono chi consiglierei per farsi seguire in zona Liguria, zona Genova, beh, io Consiglio

sicuramente Marco faggi. Grazie a tutti quelli che ci hanno seguiti grazie a te Marco. E adesso andiamo a berci un po d'acqua perché abbiamo parlato veramente tanto. Ciao a tutti.

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