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Trek To Yomi - AudioRecensione

Aug 27, 20226 min
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Episode description

Guidato creativamente da un designer italiano - Leonard Menchiari - il team Flying Wild Hog produce un action bidimensionale che è un tributo all'estetica di Kurosawa, al folklore e alla mitologia nipponici. Forse un po' meno incisivo di quanto non si potesse sperare, ma esteticamente memorabile, Trek to Yomi si lascia giocare con grande piacere. 

Transcript

L'aspetto più sorprendente di trecco yomi e la costanza con cui esibisce scene potenti ed evocative, lavorando su Inquadrature calcolatissima e su altrettanto misurati movimenti di Camera dall'inizio alla fine dell'avventura, il team di sviluppo gioca con i panorami e con le prospettive, col senso di profondità e con la composizione, dimostrando un'attenzione maniacale per la regia e la fotografia.

Senza raggiungere le vette ineguagliate di Inside, l'approccio di Flying wild Dog mi ha ricordato ovviamente in tono minore, proprio quello che playdead ha utilizzato per la sua produzione, cioè l'idea che in ogni momento, in ogni sezione lo sguardo si debba posare su qualcosa di nuovo, di evocativo

di scenicamente rilevante. E in fondo è proprio così, se nella prima parte dell'avventura non mancano esplicite citazioni all'estetica di kurosawa, tra l'altro molto più percepibile di quanto non fossero in Ghost of Tsushima. Più avanti, Trek toyotomi si trasforma, ci porta in un aldilà cupo e mortifero, alternando così la tensione dei film di cappa e spada a sequenze più esoteriche, che si focalizzano sul misticismo e sul folklore giapponese.

Ne esce un gioco che non esito a definire raffinato e persino memorabile, almeno per quanto riguarda l'impatto visivo, gli scorci più dirompenti rimangono impressi nella mente, ben oltre i titoli di coda, anche grazie ad una colonna sonora perfettamente accordata, con l'obiettivo principale della produzione, cioè quello di essere un tributo alla tradizione e alla mitologia nipponica.

È un grande peccato che le armi di Trek toyotomi risultino invece meno affilate quando si arriva all'azione per via di un sistema di combattimento. Ripetitivo e non del tutto bilanciato. E chiaro che il team non volesse lavorare a meccaniche troppo stratificate o complesse, probabilmente con l'obiettivo di incuriosire i giocatori meno

tecnici. Pochi tasti per le combo e un sistema di parate molto permissivo testimoniano che l'obiettivo non fosse quello di replicare la letalità degli scontri tra samurai richiedendola purezza dell'esecuzione e la perseveranza del bushido.

Un approccio più morbido, intendiamoci, non è affatto da condannare, se non fosse che la strategia utilizzata per larga parte del gioco è sempre la stessa, frastornare nemici con un colpo stordente per poi innescare una violenta e spettacolare esecuzione che non solo neutralizza l'avversario, ma permette addirittura al protagonista di recuperare vita.

Se nelle prime fasi dell'avventura si poteva insomma pensare a Trek toyotomi come un titolo basato sul tempismo e sulla gestione degli spazi e delle reazioni. Ben presto ci si trova a procedere a testa bassa, falcidiando briganti redivivi e yokai. La progressione diventa estremamente monocorde nelle ultime fasi, persino un filo noiosa. La colpa è anche della scarsa varietà di nemici, di animazioni che non riescono a trasmettere una buona fisicità e di qualche

problema di bilanciamento. Le armi da tiro, per esempio, benché abbiano proiettili limitati, sono sinceramente distruttive e in certi casi abbassano drasticamente la tensione. Persino durante gli scontri con

i boss. L'esperienza di Trek toyotomi e insomma un'altalena emotiva che oscilla tra l'esaltazione per la regia con cui viene valorizzato il racconto è il dispiacere per combattimenti che non sono certo insopportabili, ma insomma risultano colpevolmente impalpabili, poco consistenti, nonostante il sottile dispiacere che arriva dalla componente ludica, credo che valga la pena dedicare tempo e attenzione alla produzione di Flying wild hog, un po perché si tratta di un

gioco coraggioso, inflessibile nelle scelte creative. Che reclamano sua forte identità. Il doppiaggio registrato esclusivamente in giapponese e la scelta del bianco e nero come unica modalità di rendering sono più che un atto d'amore nei confronti di rushton e gli jimbo sono il gesto di coraggio che spesso manca all'industria dei blockbuster, figlio di una grande fiducia nei confronti delle proprie idee e della propria inventiva.

Molto piacevole, in fin dei conti è pure la sottilissima componente esplorativa che resta sottotraccia, pronta ad emergere quando serve addentrarsi nelle aree segrete e nelle zone secondarie, a volte inaspettatamente estese, permette non solo di recuperare potenziamenti e mosse aggiuntive, veicolando un lieve senso di progressione, ma anche di imbattersi in alcuni oggetti collezionabili che raccontano qualcosa di più sul folklore del Giappone, sull'origine di miti e

leggende, su yokai di ogni tipo e infine.

Anche sulle misteriose origini del protagonista, visto che pure questa recensione si muove avanti e indietro, dondolando tra quello che funziona e quello che invece proprio non va, potremmo dire che una cosa che manca toyotomi e la capacità di focalizzarsi su all'essenziale lessmore è un principio che Flying wild hog non fa proprio arrivando nelle ultime fasi a stiracchiare un po l'esperienza e aggiungendo persino una parvenza di scelte morali che definire evanescenti è persino

riduttivo. Benché quest'ultima sia una caratteristica tutto sommato innocua, così come innocua, e del resto la trama del gioco forse sarebbe stato meglio un colpo di katana piu netto e deciso, una conclusione che rivendicasse così come fa l'estetica del gioco un approccio più autoriale nella caratterizzazione dei personaggi e del racconto. Poco male. Alla fine track yomi lascia il suo segno non proprio profondo come quello di altri titoli pubblicati da Devolver Digital.

Ma abbastanza deciso da non svanire, è un omaggio a un certo modo di fare cinema a certe tematiche e persino un circoscritto ma sentito approfondimento storico e culturale, che riempirà il cuore di chi stravede per kurosawa o di chi ama la tradizione nipponica. Al di là di questo, è anche un indi soddisfacente, il racconto animato di una discesa agli inferi e di una rivalsa guidata, sceglierete voi dall'amore dall'onore o dalla vendetta?

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