Citizen Sleeper - AudioRecensione - podcast episode cover

Citizen Sleeper - AudioRecensione

Aug 23, 202211 min
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Intrappolata su una stazione spaziale popolata da reietti, una "dormiente" deve lottare con la decadenza del proprio corpo per sopravvivere e tentare la fuga. Secondo titolo del team indipendente Jump Over the Age, Citizen Sleeper è un'avventura Sci-Fi focalizzata sulla narrazione, con testi affascinanti e un utilizzo atipico dell'interfaccia, che diventa strumento centrale del racconto. Un gioco magnetico, una perla da non perdere.

Transcript

Per catturarti nel suo spietato mondo cyberpunk, a Citizen Sleeper impiega appena una manciata di secondi, cioè il tempo di materializzare a schermo i primi paragrafi della sua storia scritti in una prosa asciutta ma ricercata, già densi di temi e di vocaboli e di suggestioni. Il primo impatto con il gioco ricorda molto da vicino quello con disco Elysium, ed è bene mettere subito in chiaro che Citizen Sleeper non ha la stessa originalità del capolavoro di

zaum. Non a livello di ambientazioni né di caratterizzazione dei personaggi. Rientra anzi nei canoni già calcati di una fantascienza distopica, con qualche stereotipo che si alterna invece ad elementi nuovi e per fortuna più eccentrici.

Eppure quello che colpisce, a patto di saper bene l'inglese, visto che non ci sono traduzioni e l'attenzione per la scrittura subito ficcante e distintiva, fondamentale nel senso più specifico del termine, il mondo di Citizen Sleeper esiste non tanto grazie ai poligoni, agli artwork, alla dimensione

estetica e visiva. Ma grazie al potere evocativo della parola, credo che sia proprio questo uno dei lasciti più importanti di disco elisium ai suoi eredi, tra cui includo anche norco e al videogioco stesso. L'idea che il software possa usare i codici del testo in maniera finalmente convinta e cruciale.

I momenti iniziali di Citizen Sleeper raccontano alla perfezione una sensazione di straniamento fisico, l'idea di trovarsi intrappolati in un corpo alieno estraneo e in effetti la protagonista delle vicende è una dei tanti dormienti. Il suo corpo è bloccato chissà dove, in una stasi indotta la sua coscienza, trasferita all'interno di un essere sintetico, un processo che permette alle grandi corporazioni di aggirare le leggi sui diritti interplanetari, avendo a

disposizione forza lavoro. Pendiente, ma non classificabile come umana. Il tentativo di fuggire da questa vita da incubo con cui, di fatto comincia l'avventura si rivela più complicato del previsto, dal momento che i corpi artificiali della compagnia sono costruiti con una rapidissima obsolescenza programmata che li rende inservibili in una manciata di giorni, o meglio di cicli.

Senza il siero prodotto dalla corporazione, gli arti cominceranno a non rispondere agli stimoli, i sensi si ottunde erano fino a dissolversi e le spoglie metalliche si accasciano a terra come un guscio vuoto. Sono rimasto subito affascinato da questa premessa perché Citizen Sleeper ti chiede di misurarti costantemente con la consapevolezza della fine e con la sua inevitabilità, con l'idea di una decadenza progressiva,

spietata, inesorabile. Quanto sia odioso e feroce questo logoramento lo si capisce vedendo come è integrato con le meccaniche di gioco, perché sebbene si dicen sleeper sia un prodotto principalmente narrativo, non rinuncia affatto ad una dimensione ludica che ricorda da vicino quella di un gioco da tavolo, con sfumature ruolistiche ogni mattino la protagonista tira una manciata di dadi da assegnare poi alle attività che vorrà svolgere durante il giorno alle

occupazioni più delicate e rischiose. E bene attribuire i dadi col valore più alto. Per evitare di fallire o addirittura di combinare qualche casino in quelle più sicure, possiamo invece investire anche i dadi meno fortunati. Il punto fondamentale è che il numero di dadi e di conseguenza il numero di azioni disponibili è legato proprio alla condizione del corpo che si deteriora di

giorno in giorno. Quella di Citizen Sleeper diventa quindi una lotta contro la decadenza contro la consunzione, una disperata ricerca di droghe sintetiche vendute al mercato nero. E pezzi di ricambio con cui provare a rattoppare arsi dopo avere sviluppato le giuste competenze. All'inizio è facile sentirsi sopraffatti asfissiati, le poche azioni a disposizione vanno impiegate per mangiare, guadagnare qualche credito, provare a raccogliere indizi e informazioni sulla stazione

spaziale in cui siamo finiti. Una sorta di discarica sociale piena di derelitti, venditori ambulanti, tagliagole di bische e di poveracci che campano smantellando le carcasse delle navi alla deriva. Ti sembra quasi di impazzire, senti la fine che si avvicina in un mondo fatto appositamente per consumarti e lasciarti ai margini? Vai avanti alla cieca, distinto finché poco a poco, con fatica,

non riesce a orientarti. Scopri facce nuove, qualcuno che ti tende una mano, qualcuno che ti ascolta la vita sulla stazione non diventa mai facile, devi sempre scegliere quali sono le tue priorità, quali relazioni preferisci coltivare e quali non vale la pena far crescere. Ma presto capisci che c'è almeno la speranza di uscire da questa situazione.

Uno degli aspetti che più mi ha colpito di Citizen Sleeper, oltre ai suoi testi magnetici e quanto sia comunicativa, la sua interfaccia utilizzata dall'autore come uno strumento prettamente narrativo, il gioco utilizza quasi solo schermate fisse che rappresentano i luoghi di interesse della stazione spaziale, elencando le varie azioni che è possibile compiere attraverso simboli e indicatori, segnali circolari e Tacche Citizen Sleeper concretizza in maniera potente ed efficace.

L'idea di un tempo insensibile, che ti rema contro di un tempo nemico, di una decadenza inclemente, l'idea che un'interfaccia possa avere un valore espressivo, se non appunto esplicitamente narrativo, è parte della poetica di Gareth Damian Martin, il nome che si cela dietro al team Jump over the Age, già il suo titolo d'esordio in other Waters, era una ricerca che andava nella stessa direzione, chiedendosi se fosse possibile trasferire sulle linee, sui rilievi di una

cartina topografica un senso di avventura e di esplorazione. Il mistero della scoperta di un mondo alieno in under, Waters riusciva nell'impresa apparentemente impossibile di raccontare un viaggio usando solo una mappa e sitzen sleeper va oltre, riesce a farti emozionare grazie a dadi e statistiche. Senza contare poi le sfumature interpretative legate al concept del gioco, che vuole in qualche modo replicare le schiaccianti incertezze di uno Stato di

depressione. Ogni giorno vai a dormire e non sai come ti sentirai domani, quanta voglia avrai di alzarti, di parlare di affrontare le sfide quotidiane? Insomma, non sai che dadi ti capiteranno nella vita. Citizen Sleeper è un gioco che dice tanto attraverso le sue meccaniche, che nelle sue regole concretizza una drastica visione del mondo che usa i suoi sistemi, oltre che Le parole per spiegarti quanto sia orrenda una società che ti mastica e ti

consuma. Ci sono anche tante altre storie in Citizen sleeper che emergono dagli intestini metallici della stazione. Sono linee narrative che raccontano le vite alla deriva di vari personaggi e che il giocatore può decidere di approfondire o meno. Ci si imbatte in operai senza speranza in hacker sfortunati, invecchi, soldati che cercano vendetta, alle volte invece si viene trasportati in un mondo integralmente cibernetico, sprofondando COSI negli abissi digitali.

Di una rete a cui si appoggiano i sistemi malconci dell'anello orbitante. E proprio qui, in una nuvola di dati che si scoprono gli eventi più curiosi, insoliti, fatte di subroutine in lotta fra loro, dimenti collettive di strane fusioni tra coscienze numeriche ed esistenze fungine. Ognuna di queste linee narrative conduce ad un diverso finale, permette alla protagonista di sfuggire alla sua vita miserabile, magari allontanandosi dalla stazione

oppure trovando finalmente. Pace e giustificazione nel ciclo di morte e rinascita della natura che ostinatamente è riuscita a prosperare anche nei recessi più cupi dello spazio. Sfumati e simbolici, alcuni dei finali di Citizen Sleeper rappresentano approdi insoliti e brillanti di una Science fiction che resta comunque abbastanza classica. Altri sono invece scontati e inconsistenti, tanto che il sapore complessivo dell'esperienza può dipendere fortemente dalle scelte intraprese.

Per fortuna che Citizen Sleeper invoglia anche a rigiocare l'avventura, magari scegliendo di sviluppare attributi diversi per inseguire nuove suggestioni e altre storie. C'è anche un'altra possibilità che ci viene data ogni volta che una diramazione della trama arriva alla fine. Quella cioè di rimanere sulla stazione, su quell'occhio siderale, sospeso nel cosmo, alcuni amici si allontanano, ci tendono la mano per portarci con loro e noi decliniamo l'offerta.

Restiamo lì a indagare ancora, lavorando faticosamente contro il lento declino del corpo e della società. Alla fine, dopo aver salutato tutti quanti, dopo aver rifiutato passaggi clandestini e fughe rocambolesche e dissoluzione digitali, ci si ritrova soli, completamente mescolati alla gorgogliante umanità della stazione. Siamo diventati suoi cittadini. Ecco, Io credo che questo non finale sia il più significativo e importante di Citizen Sleeper.

Del resto, per stessa ammissione dell'autore, il gioco mette in scena un'avventura ambientata tra le rovine di un capitalismo fallito. Eppure dice Martin, le rovine non sono qualcosa che non esiste più, sono anzi tangibili, concrete. Una struttura crollata lascia vuoti e detriti e non si può far finta che non ci siano. Bisogna lavorare per sgomberare gli spazi per liberarsi dei resti ingombranti delle vecchie strutture sociali.

Bisogna scegliere se tra quelle rovine c'è qualcosa da salvare. Frammenti preziosi da recuperare, e a cui dare nuove funzioni. Il finale non finale di Citizen sleeper è quello che preferisco perché è una grande lezione di resistenza e di dignità. E fa di tutto per spiegarci che, per quanto fallato e imperfetto sia il mondo in cui ci troviamo, per quanto spietata sia la società che ci circonda, per quanto fragili e fallibili e insignificanti, ci si possa

sentire. Vale sempre la pena di lottare. E di resistere alla ricerca di un nuovo equilibrio. E di un'altra vita.

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