Bayonetta Origins - AudioRecensione - podcast episode cover

Bayonetta Origins - AudioRecensione

Mar 20, 20238 min
--:--
--:--
Download Metacast podcast app
Listen to this episode in Metacast mobile app
Don't just listen to podcasts. Learn from them with transcripts, summaries, and chapters for every episode. Skim, search, and bookmark insights. Learn more

Episode description

Uno spin-off di Bayonetta che strizza l'occhio ad Alice nel Paese delle Meraviglie, con un pizzico d'azione ma molto più concentrato su enigmi ed esplorazione. Le nuove leve di Platinum Games al servizio di un prodotto coraggioso, ma forse un po' troppo diluito per colpire pienamente nel segno.

Transcript

Voglio Letta, Origins seen the Lost demon è spuntato letteralmente dal nulla, inatteso ed estemporaneo, come soltanto le migliori sorprese riescono ad essere. Nessuno, del resto, si sarebbe aspettato un ritorno sulle scene della fattucchiera simbolo di Platinum Games a così breve distanza dalla pubblicazione del terzo capitolo, a maggior ragione con simili modalità espressive. E invece, durante i the Game Awards, lo scorso dicembre abbiamo assistito al proverbiale fulmine a ciel sereno.

Dopo essersi fatta colpevolmente attendere più del previsto a causa di uno sviluppo alquanto travagliato dell'ultimo episodio, la Sexy incantatrice nata sotto etichetta sega, ha calato un estemporaneo bis con uno spin off annunciato, è pronto a debuttare sugli schermi nell'arco di appena tre mesi. Prima di cominciare a trattare di baionetta Origins, occorre però sgomberare subito il campo da un equivoco che pare sempre serpeggiare in maniera un po implicita.

A prescindere dalla natura di progetto parallelo a cui hanno lavorato tantissimi giovani designer, basti citare il fatto che il Game director a Bebe Tinari abbia appena 32 anni e sia il suo esordio assoluto in un ruolo così prestigioso. Se rende Los Demon non è affatto una produzione di poco conto o peggio, un sovrapprezzato giochino povero di contenuti, NATO con in mente in primis il Nintendo Eshop.

Certo, la peculiare estetica da libro per bambini forse non aiuta a scrollarsi di dosso questa erronea impressione, eppure bastano. Giusto? Le prime battute di un'avventura della durata di una dozzina di ore, per rendersi conto di quanto questo prequel non sia in realtà necessariamente un esperimento in tono minore, quanto piuttosto una digressione, anche coraggiosa, verso territori ad oggi inesplorati dal franchise.

Fatta questa premessa, credo sia impossibile non soffermarsi proprio all'aspetto di baionetta Origins, che volenti o nolenti è almeno all'inizio, destinato a calamitare le attenzioni di chiunque. Il già citato look fiabesco a base di colori intensi e design fortemente stilizzati, con un insolito rendering che enfatizza l'anima volutamente figurativa di un'opera tanto espressiva quanto lontanissima dal

materiale di origine. L'ultima creatura di Platinum Games si presenta infatti come un vero e proprio libro illustrato che, pagina dopo pagina. Disvela un toccante, ma a volte un po banale, racconto di formazione con tanto di immancabile narratrice, dall'Intonazione deliziosamente British e piacevoli intermezzi

acquerellati. È innegabile che il risultato lasci il segno, risultando un gioco fortemente riconoscibile e con una personalità tutta sua, anche se ci sono diverse considerazioni più approfondite da fare. La prima è che il principale pregio delle vicissitudini di questa strega ante litteram finisce per essere anche un suo paradossale limite, dal momento che la direzione artistica sembra via via perdere quella poderosa incisività.

Iniziale, amalgamandosi su se stessa nel corso dell'avventura fino a risultare addirittura abbastanza monocorde. Insomma, un effetto sorpresa, incapace di alimentarsi a dovere, peraltro poco sostenuto sia da una narrazione dai ritmi soporiferi che dall'incapacità di creare percepibili variazioni sul tema, perché gli scenari finiscono per assomigliarsi a livello di suggestioni, di texture e di mood.

La seconda è che i punti di contatto con baionetta e con tutto ciò che nel tempo abbiamo istintivamente imparato ad affiancare, partorita dalla fervida immaginazione di deha.

Appaiono davvero debolissimi. Inutile girarci troppo attorno dal discutibile design dei nemici allo stile delle Ambientazioni sera in the Loss demon, sembra un parente molto più stretto di Alice nel paese delle meraviglie che non della saga marchio sega e l'impressione generale è quella di un'opera a cui sia stato affibbiato il nome di un franchise di culto più per esigenze e opportunità di marketing per lo studio che non per una concreta appartenenza al

bizzarro universo di Gomorra e Rodin. Una scelta controversa, in cui coesistono indistintamente. Così rilevanti di faccia tosta e paraculaggine che si riverbera con ulteriore forza in termini di puro gameplay, perché a livello ludico Origins prende le distanze dall'amata e senza stylish action della saga, per abbracciare un'idea di avventura a base di enigmi ed esplorazione.

Due vie molto diversa da quel che ci si potrebbe aspettare, dalla strega di umbra, un'anima, paragonabili issima a quanto visto nel 2013 in Brothers e to Sunset, il titolo di esordio di quel Joseph fares che avrebbe trovato la gloria nel tempo con i take too. Intendiamoci bene questa discrepanza. Scritturali con la serie non sarebbe di per sé da condannare e anzi, al contrario, potrebbe essere considerato uno spunto particolarmente degno di nota.

Purtroppo però il condizionale d'obbligo, in quanto le interessanti premesse iniziali rimangono tali a fronte di un titolo che non riesce mai a innescarsi come dovrebbe, finendo per risultare poco appetibile sia per i fan storici che per un pubblico di nuovi arrivati. Il vero e indiscutibile fiore all'occhiello della produzione è senza dubbio rappresentato dall'eccellente level design, la foresta di avalon si dimostra un intricato.

Quello di arie squisitamente interconnesse tra loro, con ramificazioni che si estendono su più piani ed aree che si aprono mano a mano. Una volta raccolti quattro poteri elementali del demone, l'effetto è un po quello di una progressione in stile metroidvania, col backtracking sempre premiato da un collezionabile in precedenza inaccessibile, ma anche dello spaesamento e della successiva sensazione di familiarità ricorrente tipico dei souls.

In questo senso, gli sforzi di Platinum Games sono di finissima fattura e baionetta Origins tiene gagliardamente botta dall'inizio alla fine. Lo stesso non si può invece sostenere, né per i puzzle né per il combattimento. Se infatti sulle prime le componenti sembrano avere il tiro giusto, già nel medio periodo entrambe finiscono per sgonfiarsi a causa di una profondità limitata e soprattutto di una colpevole ripetitività.

Un vero peccato, perché l'idea di un'azione duale e asimmetrica sarebbe di per sé parecchio intrigante, sia in termini di controllo che di possibilità di gioco, con il gioco sinistro adibito a Teresa e alle sue innate facoltà da incantatrice e quello destro preposto a governare l'infernale gattaccio ceschel. Ovvero la meta più violenta e

fisica del duo. Nei duelli la totale rinuncia a un sistema di votazioni e un basso livello di sfida generale rendono tuttavia gli scontri telefonati e poco entusiasmanti, specie durante la seconda metà dell'avventura.

Non bastano dunque le già citate quattro polarità elementali del Demoniaco, filo di pezza a dare la giusta dose di imprevedibilità alle arene che si trovano purtroppo sempre desolantemente uguale se stesse nei cosiddetti TIR nanog, ovvero le zone ultraterrene, pulsanti di luce bluastra.

Identificano le prove speciali disseminate qua e là e a poco, servono anche le timide aperture alla parte, più puramente enigmi o di destrezza che, a dispetto di qualche buona soluzione, non trovano mai un complimento davvero soddisfacente. A lungo andare. In definitiva, se the loss demon può essere descritto come un excursus da prendere in considerazione, magari un prezzo ridotto, ma anche e forse soprattutto come una significativa occasione

sprecata. Un'insieme di idee sulla carta niente male che sfortunatamente finisce per affossarsi sotto il

peso delle sue stesse ambizioni. In questo senso, per assurdo, forse la formula da prodotto tradizionale non solo non ha aiutato granché a baionetta Origins, ma addirittura lo ha paradossalmente frenato un gioco più breve e diretto, venduto a una cifra minore, sarebbe risultato decisamente più accattivante e più a fuoco, senza compromettere in nessun modo il fascino figurativo di una fiaba dai toni delicati e anzi trovando il giusto contraltare nei suoi blandi.

Che invece hanno non poco un'esperienza così prolungata, affossando ulteriormente il sortilegio di Platinum Games. Stavolta è insomma molto meno ammaliante del previsto. Provaci ancora Teresa.

Transcript source: Provided by creator in RSS feed: download file
For the best experience, listen in Metacast app for iOS or Android