Raniero Cantalamessa - Prediche di Quaresima 2024 (#2) - podcast episode cover

Raniero Cantalamessa - Prediche di Quaresima 2024 (#2)

Mar 01, 202431 min
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Il cardinale predicatore della Casa pontificia ha tenuto oggi, 1 marzo 2024, la seconda predica di Quaresima in Aula Paolo VI, incentrata sul tema di "fede e ragione": all’origine della mondanizzazione tante cause, ma la principale è la crisi di fede. Un ruolo decisivo svolge "l’opinione pubblica": oggi si può chiamare "lo spirito che è nell’aria", perché si diffonde soprattutto "via etere, attraverso i mezzi di comunicazione virtuale".

Fonte: Cantalamessa: lo spirito del mondo come un virus, entra e cambia i "modelli operativi" - Vatican News


Transcript

Santo Padre, perché so che è in ascolto, venerati i padri, fratelli e sorelle. In queste prediche di Quaresima ci siamo proposti di meditare sui grandi io sono egoemi pronunciati da Gesù nel Vangelo di Giovanni. C'è però una domanda che si pone a proposito di essi. Sono stati davvero pronunciati da Gesù? O sono dovuti alla riflessione posteriore dell'evangelista come tante altre parti del quarto Vangelo?

La risposta che oggi praticamente tutti gli esami darebbero a questa domanda è la seconda. Io sono convinto però che tali affermazioni sono di Gesù e cerco di spiegare perché. C'è una verità storica? È una verità che possiamo chiamare reale o ontologica. Prendiamo uno di questi, io sono di Gesù, per esempio, quello che dici, io sono la via, la verità e la vita. Se per qualche improbabile nuova scoperta si venisse a conoscere che la frase fu davvero storicamente pronunciata da Gesù

terreno, non. Questo che la renderebbe vera? Si può sempre pensare, infatti, che chi la pronuncia sia un illuso, si inganni. Tanti hanno pensato di essere la luce del mondo prima e dopo di lui. Ciò che la rende vera? È il fatto che nella realtà, al di sopra di ogni contingenza storica, egli è la via, la verità e la vita. In questo senso profondo e importante, tu? Singole le affermazioni che Gesù fa nel Vangelo di Giovanni sono vere anche.

Quelle in cui dice, prima che Abramo fosse, io sono. La definizione classica di verità. È corrispondenza tra la cosa e l'idea che sia di essa adeguatio, REI et intellectus. La verità rivelata è la corrispondenza tra la realtà e la parola ispirata che la proclama. Le grandi parole che meriteremo sono dunque di Gesù. Non del Gesù storico, ma de Gesù che come aveva promesso. Ci parla con l'autorità del risorto attraverso il suo spirito.

Dalla sinagoga di caparra o in Galilea, passiamo oggi al tempio di Gerusalemme in giovea. Dove Gesù si è recato in occasione della festa delle capanne. Qui si svolge il dibattito con i giudei in cui è inserita l'autoproclamazione di Gesù, che intendiamo meritare in questa meditazione. Io sono la luce del mondo. Chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. Questa parola?

È così pregnante e così bella che i cristiani da subito la scelsero come una delle designazioni preferite di Gesù. In molte basiliche antiche, come il Duomo di Cefalù e di Monreale in Sicilia. Nel mosaico della l'Abside Gesù è rappresentato come il pantocrato. Un signore dell'universo. Tiene un libro aperto davanti a sé. E mostra la pagina dove sono scritte in greco e in latino proprio quelle parole. Egoaimi Topostu Cosmu. Egosum Lux mundi.

Io sono la luce del mondo. Gesù, luce del mondo. Per noi oggi questa è una verità creduta proclamata. Poi ci fu un tempo in cui non era soltanto questo. Esperienza vissuta? Come succede talvolta a noi, quanto dopo un blackout ritorna improvvisamente la luce. O quando al mattino, aprendo la finestra, siamo inondati dalla luce del giorno. La prima lettera Di Pietro ne parla come di un essere trasferiti dalle tenebre alla mirabile luce. Rievocando il momento della sua

conversione e del suo battesimo. Tertulliano lo descrive con l'immagine del bambino che esce dall'utero buio della madre e si spaventa al contatto con l'aria, alla luce del mondo. Uscendo scrive, uscendo dal comune grembo di una stessa ignoranza. Noi tra salimmo alla luce della verità ad luce expavescentes veritatis. Ci poniamo subito la domanda che. Che significa per noi ora e qui, quella parola di Gesù? Io sono la luce del mondo. L'espressione luce del mondo ha

due significati fondamentali. Il primo significato è che Gesù è la luce del mondo, in quanto. La sua è la Suprema e definitiva rivelazione di Dio all'umanità. Lo afferma nel modo più netto e anche più solenne l'incipit della lettera agli ebrei. Dio, che molte volte è in diversi modi, nei tempi antichi aveva parlato per mezzo dei profeti, ultimamente in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del figlio. Che ha che ha stabilito eredi di tutte le cose e mediante il

quale ha fatto anche il mondo. La novità consiste nel fatto unico e irripetibile che il rivelatore è lui stesso alla rivelazione. Io sono la luce del mondo, non io porto la luce del mondo. I profeti dicevano così parla il signore, Gesù dice, ma io vi dico. Nel 1964 il canadese Marchal Macluhan lanciò il famoso slogan. Il mezzo è il messaggio, the medium is the message. Volendo con ciò significare che il mezzo con cui viene trasmesso un messaggio condiziona il

messaggio stesso. Questo detto si applica in maniera unica e trascendente a Cristo. In lui il mezzo di trasmissione è davvero il messaggio. Il Messaggero è il messaggio. Questo, dicevo, è il primo significato dell'espressione luce del mondo.

Il secondo significato è che Gesù è la luce del mondo in quanto fa luce sul mondo, cioè rivela il mondo a se stesso, fa vedere ogni cosa nella giusta luce per quello che è davanti a Dio. Riflettiamo su ognuno di questi due significati partendo dal primo. Cioè da Gesù come Suprema rivelazione di Dio al mondo. Da questo punto di vista, la luce che è Cristo ha sempre avuto un agguerrito concorrente. La ragione umana? Ne parliamo non con un intento polemico o apologetico.

Sapere cosa rispondere agli oppositori della fede. Ma per confermare noi stessi nella fede. I dibattiti su fede e ragione. Sarebbe pensato dire su ragione e rivelazione. Sono affetti da una dissimmetria radicale. Credente, condivide la ragione con l'ateo l'ateo. Non condivide la fede nella rivelazione con il credente. Il credente parla il linguaggio dell'interlocutore ateo. Lateo non parla la lingua della controparte credente. Per questo motivo il dibattito

più giusto su fede e ragione. È quello che avviene nella stessa persona, tra la propria fede e la propria ragione. Abbiamo casi famosi nella storia del pensiero umano, di persone nelle quali non si può dubitare di una identica passione per l'una e per l'altra cosa, per la ragione e per la fede. Agostino deppona, Tommaso d'Aquino, Bless Pascal, Sir Kierkegaard, John Henry Newman e potremmo aggiungere, a giusta ragione Giovanni Paolo secondo Benedetto sedicesimo.

La conclusione a cui ciascuno di loro è giunto. È che l'atto supremo della ragione umana è riconoscere che c'è qualcosa che la supera. Ed è anche ciò che più nobilita la ragione umana, perché? Indica la capacità di trascendere se stessa. La fede dunque non si oppone alla ragione, ma suppone la ragione esattamente come la grazia suppone la natura. C'è un'altro malinteso da chiarire riguardo al dialogo tra fede e ragione. La critica comune rivolta ai credenti.

E che essi non possono essere obiettivi. Dal momento che la loro fede impone fin dall'inizio la conclusione a cui devono giungere. In altre parole, agisce come una pre-comprensione e un pregiudizio. Non si presta attenzione al fatto che lo stesso pregiudizio agisce in senso opposto anche nello scienziato o nel filosofo non credente e in modo assai più radicale. Se si dà per scontato che Dio non esiste, che il soprannaturale non esiste, che i

miracoli sono impossibili. Anche la conclusione è predeterminata fin dall'inizio. Un esempio tra tanti? Conoscendo la visione che Freud aveva della realtà. Poteva egli ammettere che l'amore universale di Francesco d'Assisi avesse una componente soprannaturale chiamata grazia. Naturalmente no. E infatti egli fa di esso, di quell'amore universale, una derivazione dell'amore genitale.

San Francesco è, secondo lui, Freud Citoe, colui che è andato più lontano nell'usare l'amore a beneficio del suo sentimento interiore di felicità. In altre parole, amava Dio, Francesco, gli uomini, la creazione, in modo tutto particolare, il crocifisso. Perché questo gli dava piacere, lo appagava. L'uomo moderno, invece della verità, pone la ricerca della verità come valore supremo. Il grande illuminista, Lessing ha scritto. Se Dio tenesse stretta nella mano destra tutta la verità.

La sua sinistra? Solo l'aspirazione. Sempre viva la verità. Fosse anche a condizione di essere eternamente in errore e mi dicesse, scegli. M'inchinerei umilmente verso sinistra dicendo questa padre. La pura verità appartiene solo a te. La ragione è abbastanza semplice, finché si è in fase di ricerca, sei tu che conduci il gioco. Il protagonista, mentre al cospetto della verità trovata. Tu non hai più scampo. E lo prestare all'obbedienza

della fede. La fede pone l'assoluto, mentre la ragione vorrebbe continuare indefinitamente la discussione. Come la bella sera, Azad di 1001 notte, la ragione umana ha sempre una nuova storia da raccontare per ritardare la resa. Ci sono due sole possibili soluzioni all'attenzione, tra fede e ragione. O ridurre la fede dentro i limiti della pura ragione? Oppure rompere i limiti della pura ragione, prendere in largo? Un po come quando l'Ulisse di Dante.

Raggiunge le Colonne d'Ercole che erano considerate l'estremo confine della terra. E anziché fermarsi decise dice Dante di fare dei Remi Ali al folle volo. Devo però. Coerente con le mie premesse. Il discorso su fede ha ragione. Prima di diventare un dibattito tra noi e loro, tra i credenti e non credenti. Deve essere un dibattito tra noi stessi. Perché il peggiore tipo di razionalismo non è quello esterno, ma quello interno alla teologia.

San Paolo scriveva ai Corinzi. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di Sapienza. Ma sulla manifestazione dello spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla Sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. E ancora, le armi della nostra battaglia non sono carnali ma hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze. Distruggendo i ragionamenti e ogni arroganza che si leva contro la conoscenza di Dio.

E sottomettendo ogni intelligenza all'obbedienza di Cristo. Ciò che l'apostolo temeva. Si è spesso verificato tra noi. La teologia, soprattutto in Occidente. Si è sempre più allontanata dalla forza dello spirito per affiliarsi alla Sapienza umana. Il razionalismo moderno esigeva che il cristianesimo presentasse il suo messaggio in modo dialettico, cioè sottoponendolo sotto tutti gli aspetti alla ricerca e alla discussione, affinché potesse inserirsi nello sforzo generale.

Filosoficamente accettabile. Di una comune, sempre provvisoria comprensione del destino umano e dell'universo. Ma così facendo, l'annuncio sulla morte e risurrezione di Cristo viene sottoposto a un'istanza ritenuta superiore. Non è più un kerigma. È un'ipotesi fra le tante. Il pericolo inerente a questo approccio alla teologia. Dio viene oggettivata. Diventa un oggetto di cui parliamo, non un soggetto con cui o alla cui presenza parliamo. Un lui? Peggio, alle volte un esso, mai un tu.

E il contraccolpo di aver fatto della teologia una scienza? Il primo dovere di chi fa scienza è quello di essere neutrale rispetto all'oggetto della propria ricerca. Ma può uno essere neutrale quando c'è di mezzo Dio? Questo fu il motivo principale che mi spinse, a un certo punto della mia vita, ad abbandonare l'insegnamento accademico della teologia. E a dedicarmi a tempo pieno alla

predicazione. La conseguenza di quel modo di fare teologia, infatti, è che essa diventa sempre più un dialogo con lélite accademica del momento. E sempre meno un nutrimento per la fede del popolo di Dio. Da questa situazione si esce solo con la preghiera. Parlando con Dio, prima ancora di parlare di Dio.

Se sei teologo, pregherai veramente e se preghi veramente sarai teologo, diceva un antico padre del deserto, Evagrio Pondico. Sant'Agostino ha fatto la sua teologia più duratura, io aggiungo anche la sua più sicura. Parlando con Dio nelle confessioni. Aiuta anche la contemplazione e l'imitazione della madre di Dio. Ella non ha mai avuto a che fare con idee astratte su Dio, sul suo figlio Gesù, solo con la

loro vivente realtà. Ho accennato ad entrare dal Pd, padri, fratelli e sorelle ha un secondo significato dell'espressione luce del mondo. Adesso che vorrei dedicare l'ultima parte della mia riflessione, anche perché è quella che ci interessa, penso più direttamente. Si tratta, dicevo, del significato, per così dire, strumentale. In cui Gesù è luce del mondo, in quanto cioè fa luce su tutte le cose. Fa nei confronti del mondo quello che fa il sole nei

confronti della terra. Il sole non illumina e non rivela a se stesso, ma illumina tutte le cose che sono sulla terra, fa vedere tutte le cose nella loro luce giusta. Anche in questo secondo senso. Gesù e il suo Vangelo hanno un concorrente che è il più pericoloso di tutti. Essendo un concorrente interno, un nemico in casa. L'espressione luce del mondo cambia completamente di significato secondo che si prende l'espressione del mondo come genitivo oggettivo o come genitivo soggettivo.

A seconda cioè che il mondo sia l'oggetto illuminato. O invece il soggetto che illumina? In questo secondo caso non è il Vangelo, ma il mondo che fa vedere tutte le cose alla propria luce. L'Evangelista Giovanni esortava i suoi discepoli con queste parole. Non amate il mondo? Nelle cose del mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del

padre non è in lui. Perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal padre, ma viene dal mondo. Il pericolo di conformarsi a questo mondo. La mondanizzazione direbbe il nostro Santo Padre. È l'equivalente nell'ambito religioso e spirituale, di quello che nell'ambito sociale, chiamiamola secolarizzazione. Nessuno, io meno di tutti, può dire che questo pericolo non incombe anche su di noi o su di

lei. Un tetto attribuito a Gesù in uno scritto antico, non canonico dice, Se non digiunerete dal mondo, non scoprirete il Regno di Dio. Ecco il digiuno oggi più necessario di tutti, digiunare dal mondo, Nesté, Waynto, cosmo, secondo quel detto antico greco. Il mondo di cui parliamo e al quale non dobbiamo conformarci non è naturalmente il mondo creato e amato da Dio. Non sono gli uomini del mondo ai quali, anzi, dobbiamo andare sempre incontro. Specialmente ai poveri, gli

ultimi insofferenti. Il mescolarsi con questo mondo della sofferenza e dell'emarginazione. È, paradossalmente, il modo migliore di separarsi dal mondo. Perché è andare là da dove il mondo rifugge con tutte le sue forze. E separarsi dal principio stesso che regge il mondo. L'egoismo. Prima che nelle opere il cambiamento deve avvenire nel modo di pensare. San Paolo esortava i cristiani

di Roma con le parole. Non conformatevi a questo mondo, ma trasformatevi rinnovando il vostro modo di pensare per poter discendere la volontà di Dio, ciò che è buono a lui gradito e perfetto. All'origine della modernizzazione ci sono tante cause, ma la principale è la crisi di fede. È la fede il terreno di scontro primario tra il cristiano e il mondo. E per la fede che il cristiano non è più del mondo. Inteso in senso morale, il mondo è tutto ciò che si oppone alla

fede. Questa è la vittoria che ha vinto il mondo, la nostra fede, scrive Giovanni nella prima lettera. Nella lettera agli efesini c'è a questo riguardo una parola sulla quale vale la pena soffermarsi un tantino più a lungo. Dice. Anche voi eravate morti per le vostre colpe, i vostri peccati nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo. Seguendo il principe delle potenze dell'aria. Quello spirito che ora opera negli uomini ribelli.

Le società Heinrich Lee ha fatto un'analisi penetrante di questo spirito del mondo, considerato da Paolo il diretto antagonista dello spirito di Dio. Un ruolo decisivo svolge in esso l'opinione pubblica. Oggi possiamo chiamarlo in senso anche letterale, lo spirito che è nell'aria perché si trasmette soprattutto attraverso lettere, i mezzi di comunicazione. Dice Scilliere, dunque? Si determina uno spirito di grande intensità storica. Singolo difficilmente può

sottrarsi. Ci si attiene allo spirito generale, si. Considera ovvio? Agire o pensare o dire cosa contro di esso è considerato cosa insensata o addirittura ingiusta, un crimine. Allora non si osa più porsi di fronte alle cose, alle situazioni e soprattutto alla vita, in modo diverso da come esso è presenta. La sua caratteristica è di interpretare il mondo e l'esistenza umana alla sua maniera. E quello che chiamiamo l'adattamento allo spirito dei tempi.

La morale del mozartiano così fan tutte. Oggi possediamo un'immagine nuova per descrivere l'azione corrosiva dello spirito del mondo. I virus del computer? Per quel poco che io ne so, il virus è un programma malignamente progettato. Che penetra nel computer per le vie più inaspettate, a scambio di email, siti Internet, eccetera e una volta dentro, confonde o blocca le normali operazioni, alterando i cosiddetti sistemi operativi. Lo spirito del mondo agisce in

modo analogo. Penetra in noi per mille canali. Con l'aria che respiriamo? E una volta dentro cambia i nostri modelli operativi. Al modello Cristo sostituisce il modello mondo. Il mondo ha anch'esso la sua Trinità nelle nati pari ai fratelli e sorelle, i suoi tre dei o tre idoli. Piacere, potere, denaro. Tutti depregriamo i disastri che questi creano nella società. Ma siamo sicuri che nel nostro piccolo. Noi stessi ne siamo immuni. La nostra più grande

consolazione in questa lotta? Con il mondo che è fuori di noi è quello che è dentro di noi. La consolazione più grande è sapere che Cristo continua da risorto a pregare il padre per noi, con le parole con cui si concedò dai suoi apostoli. Padre. Non prego che tu li tolga dal mondo. Tu li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo come io non sono del mondo. Come tu hai mandato me nel mondo, anch'io ho mandato loro nel mondo. Non prego solo per questi.

Ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola. E dal profondo del nostro cuore, noi diciamo Amen, amen. Nel nome del padre, del figlio e dello Spirito Santo.

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