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Raniero Cantalamessa - Prediche di Avvento 2023

Dec 14, 20241 hr 1 min
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Raccolta delle due prediche di Avennto 2023, tenute dal card. Cantalamessa alla presenza del Santo Padre Papa Francesco e della Curia Romana.

Timestamp

(00:00:00) || 1. Preparate le vie del Signore - 15 dicembre 2023

(00:28:09) || 2. «Beata Colei che ha creduto» - 22 dicembre 2023

Transcript

|| 1. Preparate le vie del Signore - 15 dicembre 2023

Santo Padre, Venerabili, padri, fratelli e sorelle. Nella liturgia di avendo si nota una progressione nella prima settimana la figura di spicco è il profeta Isaia, colui che annuncia da lontano la venuta del Salvatore, nella seconda e terza domenica la guida è Giovanni Battista, il precursore. Nella quarta settimana l'attenzione è tutta concentrata su Maria. Avendo quest'anno due sole meditazioni a disposizione, ho pensato di dedicarle a questi ultimi due, al precursore e alla

madre. Nella iconostasi dei fratelli ortodossi, i due stanno uno a destra e l'altro a sinistra del Redentore. Sono come i due uscieri che immettono nel Santo dei Santi dei Vangeli. Il precursore ci appare in due ruoli diversi, quello di predicatore di conversione e quello di profeta. Dedico la prima parte della riflessione a Giovanni Moralista. La seconda a Giovanni Profeta, alcuni versetti del Vangelo di Luca sono sufficienti a darci un'idea della predicazione del Battista?

Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva, Razza di Vipere. Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione. Le folle lo interrogavano, che cosa dobbiamo fare? Rispondeva loro, chi ha due tuniche ne dia una, chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto. Vennero anche repubblicani a farsi battezzare e gli chiesero, maestro, che cosa dobbiamo fare?

Ed egli disse loro, non esigete nulla di più di quanto gli è stato fissato. Lo interrogavano anche alcuni soldati, e noi, che cosa dobbiamo fare? Rispose loro, non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, accontentatevi delle vostre paghe. il Vangelo ci permette di vedere cosa distingue su questo punto la predicazione del Battista. Da quella di Gesù il salto di qualità è espresso nel modo più chiaro dallo stesso Gesù, la legge e i profeti, fino a Giovanni.

Da allora viene annunciato il Regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi. Dobbiamo guardarci, da semplicistiche contrapposizioni tra legge e Vangelo. Subito dopo l'affermazione appena citata, Gesù, o almeno l'evangelista, aggiunge, é più facile che passino il cielo e la terra anziché cada un solo trattino dalla legge. il Vangelo non abolisce la legge, cioè concretamente i comandamenti, ma inaugura una relazione nuova e diversa con essi.

Un modo nuovo di osservarli. Ciò che è nuovo è l'ordine tra il comandamento e il dono, cioè tra la legge e la grazia. Alla base della predicazione del Battista c'è l'affermazione convertitevi, e così il Regno di Dio verrà a voi. Alla base della predicazione di Gesù c'è l'affermazione convertitevi, perché il Regno di Dio è venuto tra di voi?

Ricordiamo l'affermazione appena citata, la legge e i profeti fino a Giovanni. Da allora in poi viene annunciato il Regno di Dio. Non è una differenza solo cronologica, come tra un prima e un dopo.

Ma anche una differenza assiologica, cioè di valore, vuole dire che non è l'osservanza dei comandamenti che permette al Regno di Dio di venire, ma è la venuta nel Regno di Dio che permette di osservare i comandamenti, gli uomini non sono improvvisamente cambiati e diventati migliori di prima, sicché il Regno. È potuto venire ad essi?

No, essi sono quelli di sempre, ma è Dio che, nella pienezza dei tempi, ha inviato il suo figlio, dando loro la possibilità di cambiare e vivere una vita nuova. La legge infatti fu data per mezzo di Mosè, ma la grazia, s'intende di osservarla, viene da Gesù Cristo. Amare Dio con tutto il cuore è il primo e più grande comandamento. Ma l'ordine dei comandamenti non è il primo, il primo livello. Sopra di esso c'è l'ordine del dono. Noi amiamo perché egli ci ha

amato per primo. È interessante vedere. Come questa novità di Cristo si riflette nel diverso atteggiamento del Battista e di Gesù nei confronti dei cosiddetti peccatori? Giovanni abbiamo sentito in veste i peccatori che vanno da lui con parole di fuoco. È Gesù stesso che fa notare la differenza su questo punto tra lui e il precursore, è venuto Giovanni che non mangia e non beve, dicono è indemoniato. È venuto il figlio dell'uomo che

mangia e beve, dicono. Ecco, mangione è un beone, un amico dei pubblicani e dei peccatori. Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori? Dicevano i farisei ai suoi discepoli, Gesù non aspetta che i peccatori cambino vita per poterli accogliere. Ma li accoglie e questo porta i peccatori a cambiare vita. Tutti e quattro i Vangeli, Sinottici e Giovanni, sono unanimi su ciò.

Gesù non aspetta che la samaritana metta ordine nella sua vita privata prima di intrattenersi con lei e chiederle perfino da bere. Ma così facendo ha cambiato il cuore di quella donna che diventa una evangelizzatrice tra la sua gente. La stessa cosa viene con saccheo, con Matteo, con la peccatrice anonima che gli bacia i piedi in Casa di Simone, con l'adultera. Non possiamo trarre da questi esempi una norma assoluta. Gesù era Gesù e leggeva Nei cuori.

Noi non siamo Gesù. La Chiesa non può prescindere, tuttavia, dal suo stile. Senza ritrovarsi al fianco di Giovanni Battista anziché a quello di Gesù Cristo, Gesù disapprova il peccato infinitamente di più di quanto fanno tutti i più rigidi moralisti di questo mondo, ma ha proposto nel Vangelo un rimedio nuovo. Non la l'allontanamento, ma l'accoglienza. Il cambiamento di vita non è la condizione per accostarsi a Gesù nei Vangeli, deve essere però il risultato, o almeno il proposito

dopo essersi accostati a lui. La misericordia di Dio, infatti è senza condizioni, però non è senza conseguenze. Su questo punto la Santa Madre Chiesa ha molto da imparare dalle madri e dai padri di famiglia di oggi, conosciamo tutti i drammi che là c'erano tanti genitori di oggi, figli che nonostante il loro buon esempio di vita cristiana, i loro buoni consigli, prendono una strada diversa dalla loro,

distruggendo se stessi. Con la droga abuso del sesso, scelte precoci che si rivelano sbagliate, a volte anche tragiche. Forse che per questo i genitori chiudono loro la porta in faccia e li scacciano di casa? Non possono fare altro che rispettare la loro scelta, come la rispetta Dio prima di loro e continuare ad amarli?

Questa situazione drammatica della società si riflette in quella della Chiesa. Siamo chiamati a scegliere tra il modello di Giovanni Battista e il modello di Gesù, tra il dare la preminenza alla legge o darla alla grazia e alla misericordia. C'è un punto sul quale non c'è da scegliere tra Giovanni Battista e Gesù, Perché sono unanimi e su di esso anche noi dovremmo alzare la voce.

Si tratta di quello che Giovanni esprime con le parole, chi ha due tuniche ne dia uno a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto. E che Gesù Inculca con la parabola del ricco Epulone e con la descrizione che fa del giudizio finale in Matteo 25. Adesso passiamo al secondo ruolo, o titolo di Giovanni Battista. E gli dicevo, non è solo moralista, è un predicatore di penitenza, è anche e soprattutto un profeta.

Tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'altissimo, dice di lui Il padre Zaccaria. E Gesù lo definisce addirittura più che un profeta. In che senso, potremmo chiederci, Giovanni Battista è un profeta? Dove risiede la profezia? Nel suo caso i profeti annunciavano una salvezza futura, ma Giovanni non annuncia una salvezza futura. Egli addita uno che è presente. In che senso allora si può chiamare profeta?

Isaia, Geremia, Ezechiele aiutavano il popolo a superare e oltrepassare la barriera del tempo. Giovanni Battista Aiuta il popolo a oltrepassare la barriera ancora più spessa delle apparenze contrarie. Il Messia tanto atteso, quello annunciato dai profeti, promesso dai salmi, sarebbe dunque quell'uomo dalle apparenze, così dimesse. È facile credere a qualcosa di

grandioso, di divino. Quando si prospetta in un futuro indefinito, in quei giorni, negli ultimi giorni, in una cornice cosmica, con i cieli che stillano dolcezza e la terra che si apre per far germogliare il Salvatore più difficile, è quanto si deve dire ora è qui, è questo. L'uomo è immediatamente tentato di dire, tutto qui? Da Nazareth dicevano, Può venire qualcosa di buono.

È allo scandalo dell'umiltà di Dio che si rivela sotto apparenze contrarie, per nascondere l'orgoglio, per per confondere l'orgoglio e la volontà di potenza dell'uomo, credere che quell'uomo che hanno visto poco prima mangiare, dormire, forse anche sbadigliare, dopo il risveglio, è il Messia. Atteso da tutti credere che si è

giunti al dunque della storia. Questo richiedeva un coraggio profetico più grande di quello di Isaia, si tratta di un compito sovrumano, e si capisce la grandezza del precursore e perché è definito più che un profeta. Tutti e quattro i Vangeli mettono in rilievo il duplice. Ruolo di Giovanni Battista, quello di moralista e di profeta. Ma mentre i sinottici insistono di più sulla prima, il quarto Vangelo insiste di più sulla seconda. Giovanni Battista per lui è

l'uomo del eccolo. Ecce, ecco l'uomo di cui io vi dissi, ecco l'agnello di Dio. Che brivido dovette correre. Per coloro che con queste o simili parole ricevettero per primi la rivelazione era come un corto circuito. Passato e futuro, attesa e compimento si toccavano. Che cosa insegna a noi Giovanni Battista come profeta?

Io credo. Che egli ci ha lasciato in eredità il suo stesso compito profetico, dicendo, in mezzo a voi c'è uno che voi non conoscete, ha inaugurato la nuova profezia cristiana, che non consiste nel rivelare, nell'annunciare, una salvezza futura, ma consiste nel rivelare una presenza nascosta, la presenza di Cristo nel mondo e nella storia. Consiste nello strappare il velo dagli occhi della gente, quasi gridando con parole che riecheggiano quelle di Isaia, Dio ha fatto una cosa nuova, non

ve ne accorgete? Non ve ne accorgete? Gesù ha detto, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Egli è in mezzo a noi e nel mondo. E il mondo ancora oggi, dopo 2000 anni non lo riconosce. C'è una frase di Cristo che ha sempre inquietato i credenti, il fine dell'uomo, quando verrà, troverà fede sulla terra. Ma Gesù non parla qui della sua

venuta alla fine del mondo. Nei cosiddetti discorsi escatologici si intrecciano due prospettive, quella della venuta finale di Cristo e quella della sua venuta come risorto e glorificato dal padre, la sua venuta dice Paolo con potenza secondo lo spirito di Santità, in virtù della risurrezione che è in contrasto con la venuta precedente, secondo la carne.

E riferendosi a questa venuta secondo lo spirito che Gesù può dire, non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga, quella frase inquietante di Gesù non interpella Perciò i nostri posteri, quelli che si troveranno a vivere al momento della venuta finale di Cristo, interpella I nostri antenati. Interpella I nostri contemporanei, noi compresi. Nonostante la sua risurrezione, i prodigi che accompagnarono l'inizio della Chiesa, trovò

fede Gesù tra i suoi, nonostante. 2000 anni della sua presenza nel mondo e tutte le conferme della storia. Trova ancora fede sulla terra, specie tra i cosiddetti intellettuali. Il compito profetico della Chiesa sarà lo stesso di Giovanni Battista fino alla fine del mondo, scuotere ogni generazione dalla sua terribile distrazione e cecità. Che le impedisce di riconoscere

la luce del mondo. Al tempo di Giovanni lo scandalo derivava dal corpo fisico di Gesù, dalla sua carne, così simile alla nostra, eccetto il peccato. Anche oggi ha il suo corpo, la sua carne, a scandalizzare il suo corpo mistico, si intende la chiesa, così simile al resto

dell'umanità. Questa volta neppure escluso il peccato, come Giovanni Battista fece riconoscere Cristo sotto l'umiltà della carne ai suoi contemporanei, così è necessario oggi farlo riconoscere nella povertà della Chiesa e nella nostra stessa povertà. San Giovanni Paolo secondo. Ha caratterizzato la nuova evangelizzazione come una evangelizzazione. Cito, nuova nel fervore, nuova nei metodi e nuova nelle espressioni. Giovanni Battista ci è maestro soprattutto nella prima di

queste cose, il fervore. Egli non è un grande teologo, ha una teologia assai rudimentale, non conosce ancora i titoli più alti di Gesù. Figlio di Dio verbo neppure quello di figlio dell'uomo. Usa immagini semplicissime, non sono degno. Dice di sciogliere i legacci dei sandali. Ma nonostante la povertà della sua teologia, come riesce a far sentire la grandezza e la

unicità di Cristo? Il mondo e l'umanità appaiono dalle sue parole come tutti i contenuti dentro un ventilabro, un vaglio che egli dice il Messia regge e scuote nelle sue mani. Davanti a lui si decide chi sta e chi cade, chi è grano buono e chi è Pula che il vento disperde alla maniera di Giovanni Battista. Tutti possono essere evangelizzatori.

Commentando le parole di San Giovanni Paolo Secondo che ho citato qualcuno a suo tempo, fece notare che la nuova evangelizzazione può e deve essere sì nuova nel fervore, nel metodo e nell'espressione, ma non nei contenuti che restano quelli di sempre e che derivano dalla rivelazione, In altre parole, che ci può essere e ci deve essere una nuova evangelizzazione. Ma non un nuovo Vangelo. Tutto ciò è vero, non ci possono essere contenuti veramente

totalmente nuovi. Ci possono però essere contenuti nuovi, nel senso che in passato non erano messi abbastanza in luce, non erano portati alla ribalta o erano poco valorizzati. San Gregorio Magno diceva Scriptura cum legentibus crescit. La scrittura cresce con chi la legge e in un'altro testo spiega anche perché questo cresce. Infatti dice uno comprende le scritture tanto più profondamente quanto più profonda è l'attenzione che adesso rivolge.

Questa crescita si realizza anzitutto a livello personale, nella crescita di Santità, ma si realizza anche a livello universale, a misura che la Chiesa avanza nella storia, quello che rende così difficile, talvolta, accettare la crescita di cui parla San Gregorio Magno. È la scarsa attenzione che si dà alla storia dello sviluppo della dottrina cristiana dalle origini ad oggi. Ho una conoscenza assai

superficiale di essa. Tale storia dimostra infatti che questa crescita c'è stata sempre, come del resto dimostrò a suo tempo in un famoso saggio, John Newman. La rivelazione, scrittura e tradizione insieme cresce a seconda delle istanze e provocazione che le sono poste nel corso della storia. Gesù ha promesso agli apostoli che il paraclito li avrebbe guidati alla verità tutta intera, ma non ha precisato in quanto tempo, se in uno o due

generazioni. O come tutto sembra indicare durante tutto il tempo che la Chiesa è pellegrina nel mondo, la predicazione di Giovanni Battista ci offre l'occasione per un'osservazione attuale e importante, proprio a proposito di questa crescita della parola di Dio, che lo Spirito Santo opera nella storia, la tradizione liturgica e

teologica. Ha raccolto, di Giovanni Battista soprattutto il grido Ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, la liturgia lo ripete a ogni comunione, nell'eucarestia dopo che il popolo per conto suo tre volte ha cantato ecco l'agnello agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

In realtà, però, questa è solo metà della profezia del Battista su Gesù. Egli definisce il Cristo quasi d'un solfiato, nello stesso testo e in tutti e quattro i Vangeli, come colui che battezza in Spirito Santo. Ecco, colui che battezza in Spirito Santo la salvezza cristiana non è dunque solo qualcosa di negativo, un togliere il peccato e soprattutto qualcosa di positivo è un dare. Un infondere vita nuova. La vita dello spirito è una rinascita.

La distruzione del peccato appare la via e la condizione per il dono dello spirito, che è il dono supremo. Il capitolo terzo della lettera ai romani sulla giustificazione degli Empi non deve mai essere disgiunto dal capitolo Ottavo

sul dono dello spirito. Con quel messaggio introduttivo che dovrebbe risuonare più spesso nella nostra predicazione, non c'è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché la legge dello spirito che dà la vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Certo, questo aspetto positivo non è stato mai dimenticato. Ma forse non sempre si è

insistito abbastanza su di esso. Abbiamo corso il rischio, nella spiritualità occidentale, di vedere il cristianesimo soprattutto in chiave negativa, come la soluzione del del problema del peccato originale, come qualcosa perciò di tetro e di deprimente. Si spiega così, almeno in parte.

Il suo rigetto da parte di larghi strati della cultura, come quelli rappresentati in filosofia da Nietzsche e in letteratura dal drammaturgo norvegese Ibsen, la maggiore attenzione all'azione dello Spirito Santo e ai suoi carismi che da qualche tempo è in atto in tutte le chiese cristiane. È un segno concreto della scrittura che cresce con chi la legge. I santi amano continuare dal cielo la missione che svolsero da vivi sulla terra.

Santo Teresa di Gesù bambino, di cui ricorre quest'anno al centocinquantesimo anniversario della nascita, pose ciò. Come una specie di condizione a Dio per per potere andare in cielo, San Giovanni Battista Ama anche lui fare ancora il precursore di Cristo, Ama preparargli le strade, prestiamogli la nostra voce, contemplando nella deesis l'icona del precursore con le mani protese verso Cristo.

E lo sguardo supplice, la Chiesa ortodossa rivolge a lui questa preghiera, che possiamo fare nostra quella mano che ha toccato il capo del Signore e con la quale ci ha indicato il Salvatore Stendila ora o Battista verso di lui in nostro favore, in virtù di quella sicurezza di cui godi

largamente. Poiché, secondo la sua stessa testimonianza, tu fosti il più grande di tutti i profeti, gli occhi che hanno visto lo Spirito Santo disceso in forma di colomba, volgili a lui o Battista, affinché egli ci manifesti la sua grazia. Amen, Santo Padre, Venerabili

|| 2. «Beata Colei che ha creduto» - 22 dicembre 2023

padri, fratelli e sorelle. Dopo il precursore Giovanni Battista, oggi ci facciamo prendere per mano dalla madre di Gesù. Nel Vangelo della domenica scorsa, la quarta di avvento, abbiamo ascoltato il racconto dell'Annunciazione. Esso ci ricorda come Maria Concepì e diede alla luce il Cristo. E come possiamo concepirlo e darlo alla luce anche noi

mediante la fede? Riferendosi a questo momento, Elisabetta da lì a poco esclamerà beata colei che ha creduto, si è ripetuto purtroppo circa la fede di Maria, quello che era avvenuto con la persona di Cristo, siccome gli eretici ariani cercavano ogni pretesto per mettere in dubbio la piena divinità di Cristo. Per togliere loro ogni pretesto, i padri diedero a volte una spiegazione cosiddetta pedagogica di tutti quei testi del Vangelo che sembravano

ammettere un progresso nella conoscenza della volontà del padre e nell'obbedienza ad essa. Uno di questi testi era quello della lettera agli ebrei, secondo cui Gesù Imparò l'obbedienza dalle cose che patì. Un'altro era la preghiera di Gesù nel Getsemani, in Gesù tutto doveva essere dato e perfetto in partenza, da buoni greci pensavano che il divenire non può incidere sull'essere.

Qualcosa del genere, dicevo, si è ripetuto tacitamente per la fede di Maria, si dava per scontato che lei avesse compiuto il suo atto di fede al momento dell'annunciazione e in esso fosse rimasta stabile per tutta la vita, come che ha raggiunto di slancio la nota più acuta di un canto e la mantiene poi per tutto il resto del canto. Si dava una spiegazione rassicurante di tutte le parole che sembravano dire invece il

contrario. Il dono che lo Spirito Santo ha fatto alla Chiesa, con il rinnovamento della mariologia, è stato la scoperta di una dimensione nuova della fede di Maria, la madre di Dio, ha affermato il Concilio Vaticano secondo. Avanzò nella peregrinazione della fede. Vincenzo 58 non ha creduto una volta per per tutte, ma ha camminato nella fede progredendo

in essa. L'affermazione è stata ripresa e resa più esplicita da Giovanni Paolo secondo nell'enciclica Redentoris Mater dice, chiedo scusa per la mia voce. Le parole di Elisabetta beata, colei che ha creduto, non si applicano solo a quel particolare momento dell'annunciazione, certamente questa rappresenta il momento culminante della fede di Maria in attesa di Cristo, ma è anche il punto di partenza da cui inizia tutto il suo itinerario verso Dio, tutto il suo cammino di fede.

Rendo this Mater 14. In questo cammino Maria e giunta scrive sempre San Giovanni Paolo secondo fino alla notte della fede. Sono note e spesso ripetute le parole di Sant'Agostino sulla fede di Maria. la Vergine Maria

partorì credendo. A quello che aveva concepito, credendo quel credendo peperit, credendo concepit dopo che l'angelo ebbe parlato, ella, piena di fede, concependo Cristo prima nel cuore che nel grembo, rispose, eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola. Dobbiamo completare la lista con quello che accadde dopo

l'annunciazione. Per fede Maria presentò il bambino al tempio, per fede lo seguì tenendosi in disparte durante la sua vita pubblica, per fede Stette sotto la croce, per fede attese la sua risurrezione. Riflettiamo. Un momento nell'avere, pare fratelli e sorelle. Su alcuni momenti nel cammino di fede della madre di Dio ci sono fatti apparentemente contrastanti che Maria confronta dentro di sé senza comprendere. E il figlio di Dio è giace in una mangiatoia.

Lei conserva tutto nel suo cuore e lascia che fermenti nell'attesa. Sentirà la profezia di Simeone e presto si accorgerà di quanto essa fosse vera. Tutti gli alti e bassi della vita del figlio, tutte le incomprensioni, le progressive diserzioni intorno a lui hanno avuto una profonda ripercussione nel suo cuore di madre. Incomincia a farne esperienza dolorosa. Nello smarrimento di Gesù al tempio, disse loro, perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del padre mio?

Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Infine c'è la croce, ella impotente davanti al martirio del figlio. Ma acconsente nell'amore. È una replica del dramma di Abramo, ma quanto immensamente più esigente con Abramo. Dio si ferma all'ultimo momento, con lei no. Accetta che il figlio sia immolato, lo consegna al padre col cuore affranto ma in piedi.

Forte nella sua fede incrollabile, è qui che la voce di Maria tocca la nota più acuta, di Maria si deve dire, con ben maggiore ragione che di Abramo, che credette sperando contro ogni speranza, e così divenne madre di molti popoli.

C'è stato un tempo in cui la grandezza di Maria veniva vista soprattutto nei privilegi, che si faceva a gara a moltiplicare, con il risultato di distanziarla anziché associarla a Cristo, il quale si era fatto in tutto simile a noi, nulla escluso, neppure la tentazione, solo il peccato.

Il Concilio ci ha orientato a vedere la grandezza di Maria soprattutto nella sua fede, speranza e carità, dice la Lumen Gentium concependo Cristo Generandolo nutrendolo presentandolo al padre nel tempio, soffrendo col figlio suo morente sulla croce. Ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità per restaurare la vita

soprannaturale nelle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia questo è lumen gentium 61. Il rinnovamento della mariologia operato dal Vaticano secondo deve molto, forse l'essenziale a Sant'Agostino fu la sua autorità che spinse alcuni teologi e poi l'Assemblea conciliare a inserire il discorso su Maria all'interno della Costituzione sulla Chiesa da Lumen Gentium.

Anziché fare di lei un discorso a parte, partendo dal principio che il tutto è superiore a una parte, Sant'Agostino aveva scritto Santa e Maria, beata e Maria. Ma più importante è la Chiesa che non la Vergine Maria. Perché? Perché Maria è una parte della Chiesa. Un membro Santo eccellente, superiore a tutti gli altri, ma tuttavia un membro di tutto il corpo. Se è un membro di tutto il corpo, senza dubbio più importante di un membro è il

corpo. Questo lo dice nei suoi discorsi, precisamente il 215. Adesso è lo stesso Agostino a suggerirci la risoluzione da prendere, dopo avere ripercorso così a previtratti il cammino di fede della madre di Dio, alla fine del suo discorso sulla fede di Maria, Agostino rivolge agli suoi ascoltatori una vibrante esortazione che vale adesso anche per noi. Maria Credette e in lei quel che credette si avverò, crediamo anche noi, perché quel che si avverò in lei possa giovare anche a noi.

Il quarto centenario della nascita di Bles Pascal, che il Santo Padre ha voluto ricordare alla Chiesa con la lettera apostolica del 19 giugno scorso. Ci aiuta a dare un contenuto attuale. All'esortazione di Agostino crediamo anche noi. Tra i pensieri più famosi di Pascal c'è il seguente, il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Il cuore e non la ragione, sente Dio. Ecco cos'è la fede, Dio sentito

dal cuore, non dalla ragione. Questa è un'affermazione ardita, ma ha il più autorevole fondamento dietro di sé, quello della scrittura. L'apostolo Paolo conosce e USA spesso la parola mousse, che corrisponde al moderno concetto di mente, intelligenza, ragione. Ma parlando della fede, Paolo non dice mente creditur con la mente si crede, dice Corde creditur cardiagar pisteuetai in greco.

Con il cuore si crede romani. 10, 19 Dio è sentito dal cuore e non dalla ragione, come dice Pascal, per il semplice motivo che Dio è amore e l'amore non si percepisce con l'intelligenza, ma con il cuore. È vero che Dio è anche verità. Dio è luce, dice Giovanni nella prima lettera e la verità si percepisce con l'intelletto, ma mentre l'amore suppone la conoscenza, la conoscenza non non suppone necessariamente l'amore, non si può amare senza conoscere, ma si può conoscere

purtroppo senza amare. E ne sa qualcosa la nostra civiltà attuale che fiera di avere inventato l'intelligenza artificiale, ma è così povera in fatto di compassione e di amore, di empatia. Non sono purtroppo, le ragioni del cuore di Pascal che hanno plasmato il pensiero laico e teologico degli ultimi tre secoli, ma piuttosto il penso perciò. E Sisto Cogito ergo sum del suo compatriota Cartesio, anche se contro la volontà di costui che fu e rimase sempre un Pio cristiano credente.

Quando ero a Loreto nei miei studi nella lista dei famosi di pellegrini al Santuario, lessi che c'era anche Cartesio, nel 1619. La conseguenza è stata che il razionalismo ha dominato e dettato legge prima di approdare all'attuale nichilismo. Tutti i discorsi e i dibattiti su fede e ragione anche oggi vertono su questo, sulla fede, la ragione mai che io sappia, su fede e amore, fede e volontà.

Lo stesso Pascal, tuttavia, in un'altro suo pensiero dice che la fede è abbastanza chiara per chi vuole credere, è abbastanza oscura per chi non vuole credere, e se In altre parole è una questione di volontà non meno che di intelligenza.

Vorrei, a questo proposito, accennare a una seconda lezione lasciataci da Pascal e che il Santo Padre mette fortemente in luce nella sua lettera apostolica la centralità di Cristo per la fede cristiana, conosciamo Cristo scrive Il filosofo Pascal solo per mezzo di conosciamo Dio, solo per mezzo di Gesù Cristo. Senza questo Mediatore è esclusa ogni comunicazione con Dio, e nel cosiddetto memoriale che reca l'eco di una memorabile notte di luce, è statica,

esclama Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, non dei filosofi e dei dotti. Lo si trova soltanto per le vie del Vangelo. Pascal è spesso citato a proposito del rischio della fede o della scommessa vantaggiosa nell'incertezza se Dio esiste o meno. Scrive Scommetti sull'esistenza di Dio, perché se Vinci hai vinto tutto, se perdi non hai perso nulla.

Ma il vero rischio della fede, e lo sa bene Pascal, è un'altro è quello di mettere tra parentesi Gesù Cristo, un rischio di lunga data ripensiamo a quello che successe a Paolo nell'areopago di Atene. L'apostolo comincia parlando del Dio unico che ha creato l'universo e di cui anche noi siamo progenie. I presenti colgono la sottile allusione a un loro poeta e lo seguono con attenzione. Ma ecco che Paolo arriva al punto.

Parla di un uomo che Dio ha designato come giudice universale, dandone prova con il risuscitarlo dai morti. Finito l'incanto, quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dicevano, su questo ti sentiremo un'altra volta.

Che cosa li ha tanto disturbati? Certo, l'idea della risurrezione dai morti, contraria a quello che Platone aveva insegnato nello stesso luogo, e cioè che il corpo è la tomba dell'anima e quindi non vale la pena di portarselo dietro anche dopo la morte, ma forse li ha disturbati ancora di più. Un'altra cosa, il far dipendere il destino dell'umanità intera da un singolo evento storico. Di di un uomo concreto.

Un secolo dopo questo evento di Paolo ad Atene, il filosofo Pagano Celso getterà per così dire in faccia ai cristiani il motivo dello scandalo dei greci, figlio di Dio, un uomo vissuto pochi anni fa, uno di ieri o avanti ieri. Un uomo NATO in un borgo della Giudea da una povera filatrice. Il vero rischio della fede è quello di scandalizzarsi dell'umanità e dell'umiltà di Cristo. Fu lo scoglio maggiore che Agostino dovette superare per

aderire alla fede. Non essendo umile scrive nelle confessioni non riuscivo ad accettare come mio Dio l'umile Gesù di Nazareth. Gesù aveva parlato della possibilità di scandalizzarsi di lui a motivo della sua distanza dall'idea che gli uomini si erano fatti del Messia e aveva concluso, beato e colui. Che non trova in me motivo di scandalo. Lo scandalo è oggi meno ostentato di quello degli aeropagiti, ma non meno presente tra gli intellettuali. L'effetto che è più dannoso del

rifiuto è il silenzio su di lui. Ho seguito in Internet molti dibattiti ad altissimo livello sull'esistenza o meno di Dio, quasi mai veniva pronunciato il nome di Gesù Cristo, come se lui non appartenesse un discorso su Dio. Deve essere questo lenabilità dei fratelli o sorelle, il nostro impegno principale nello sforzo per l'evangelizzazione.

Il mondo e i suoi media, dicevo, mi pare un'altra volta in questo stesso luogo, fanno del tutto e purtroppo ci riescono per tenere separato o taciuto il nome di Cristo in ogni discorso che si fa sulla Chiesa. Noi dobbiamo fare del tutto per tenerlo ostinatamente presente, non per ripararci dietro di esso e tacere i nostri fallimenti, ma perché è lui la luce delle genti, il nome che è al di sopra di ogni altro nome, la pietra angolare del mondo e della storia.

Io ho una giacolatoria che spesso mi ripeto a me stessa. Tutto tranne Gesù al mondo è vano. Tutto tranne Gesù, o senza Gesù al mondo è vano. Torniamo, per finire alla parola di Pascal su Dio che si sente con il cuore, ma non per farne oggetto di ulteriori considerazioni storiche, teologiche, ma personali,

concrete, pratiche. Pascal fu un fervente discepolo di Sant'Agostino, fino purtroppo a condividerne qualche eccesso ed errore, come quello rilanciato dai giansenisti della duplice predestinazione alla gloria o alla donazione, anche l'appello di Pascal al cuore. Risente però positivamente questa volta dell'influsso di Agostino. In un discorso Agostino diceva, forse, forse gridava tornate o

prevaricatori al cuore. Era una frase di Isaia, Redite e Prevaricatore, Adcore e commenta, rientrate nel vostro cuore. Rientrate dal vostro vagabondaggio che vi ha portato fuori strada. Ritornate al signore, egli è pronto prima rientra nel tuo cuore. Tu che sei diventato estraneo a te stesso. A forza di vagabondare fuori, non conosci te stesso e cerchi colui che ti ha creato. Torna, torna al cuore distaccati dal corpo.

Rientra nel cuore, lì esamina quel che forse percepisci di Dio, perché lì si trova l'immagine di Dio. Nell'interiorità dell'uomo abita Cristo. Questa è dei trattati su Giovanni e di Agostino.

L'uomo invia le sue sonde fino alla periferia del sistema solare e anche oltre, ma ignora quello che avviene poche migliaia di metri sotto la crosta terrestre, da cui la difficoltà di prevenire i terremoti è un'immagine di quello che avviene anche nell'ambito dello spirito, nella nostra vita viviamo tutti proiettati all'esterno, quello che avviene intorno a noi. Disattenti a ciò che avviene dentro di noi. Il silenzio ci fa paura.

Nel Natale di quest'anno ricorre, come sappiamo, l'ottavo centenario della prima realizzazione del presepio a Grecia. E il primo dei tre centenari francescani adesso seguirà nel 2024 quello delle stimmate. E del 2026 quello della morte del Santo. Anche questa circostanza ci può aiutare a tornare al cuore. Il suo primo biografo, c'è Tommaso da celano, riporta le parole con cui il Poverello spiegava la sua iniziativa.

Cosa voleva? Vorrei, diceva rappresentare il bambino nato a Betlemme. E in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva tra il bue e l'asinello. Purtroppo con il passare del tempo il Presepio si è allontanato da quello che esso rappresentava per Francesco.

È divenuto spesso una forma d'arte o di spettacolo, di cui si ammira l'allestimento esterno più che il significato mistico. Anche così, tuttavia, esso assolve a una sua funzione di segno, la Bibbia dei poveri, e sarebbe stolto rinunciarvi.

Nel nostro Occidente si moltiplicano le iniziative per eliminare dalla solennità natalizia ogni riferimento evangelico e religioso, riducendolo a una pura e semplice festa umana e familiare, con tante fiabe e personaggi che non hanno niente a che vedere con quelli del Vangelo. Qualcuno vorrebbe addirittura cambiare il nome alla festa. La proposta c'è in Inghilterra.

Uno dei pretesti per questo è favorire la convivenza pacifica con credenti di altre religioni, in particolare con gli islamici. In realtà questo è il pretesto di un certo mondo laicista che non vuole simboli religiosi, non è dei musulmani.

Nel Corano c'è una sura dedicata alla nascita di Gesù, che è bene far risuonare in questo luogo, dice, gli angeli dissero, o Maria, Dio ti dà la lieta novella di un verbo da lui il suo nome sarà Gesù. Isa, figlio di Maria, sarà illustre in questo mondo e nell'altro. Parlerà agli uomini dalla culla e da uomo maturo e sarà dei santi. Disse Maria, Signore mio, come

potrò avere un figlio? Quando nessun uomo mi ha toccato rispose, proprio così, Iddio crea ciò che egli vuole e quando ha deciso una cosa le dice soltanto, sì, ed essa è. Una volta, quando spiegavo il Vangelo della domenica alla televisione italiana, feci leggere questa sura da un islamico che si disse felice di contribuire in questo modo a dissipare un equivoco che li danneggia col pretesto di favorirli la venerazione con cui il il Corano ricorda la nascita

di Gesù. E il posto che in esso, che in essa occupa Maria ha avuto qualche anno fa un riconoscimento inatteso e clamoroso, l'emiro di Abu Dhabi ha deciso di dedicare a Mariam, Um Elsa, cioè Maria, Madre di Gesù, una bellissima moschea dell'Emirata che prima portava il nome del suo fondatore, lo sceicco Muhammad Benzayet.

Il presepio, dunque, rapi padri e fratelli e sorelle, è una tradizione utile e bella, ma non possiamo accontentarci dei presepi tradizionali, dobbiamo allestire a Gesù un presepio diverso, un presepio del cuore Corte, creditur con il cuore, si

crede. Christum habitare per fidem in Cordibus vestris che Cristo abiti per fede nei vostri cuori, che ammonisce l'apostolo Maria e il suo Sposo Giuseppe continuano misticamente a bussare alle porte come fecero quella notte a Betlemme. Nell'Apocalisse, anzi, è il risorto stesso che dice, ecco, io sto alla porta e busso.

Apriamogli la porta del nostro cuore, facciamo di esso una culla per Gesù bambino, che senta nel gelo del mondo il calore del nostro amore e della nostra infinita, commossa gratitudine. Questa non è una bella favola, una bella immaginazione poetica. È l'impresa più ardua della nostra vita. Nel nostro cuore c'è posto per molti ospiti, ma per un solo padrone.

Far nascere Gesù significa far morire il proprio io, o almeno rinnovare la decisione di non vivere più per noi stessi, ma per colui che è nato morto e risorto per noi. Dove nasce l'uomo? Muore? Dove nasce Dio? Muore l'uomo, ha sentenziato la l'esistenzialismo ateo. Dove nasce Dio? Muore l'uomo, hanno ragione, è vero, ma muore l'uomo vecchio, l'uomo corrotto, che è destinato in ogni caso a finire con la

morte mentre nasce l'uomo nuovo. Creato nella giustizia e nella Vera Santità e destinato alla vita eterna. E un'impresa che non finirà con il Natale, ma che può cominciare con essa, che la madre di Dio è nell'abbi pari, fratelli e sorelle, che concepì Cristo nel suo cuore prima che nel suo corpo. Ci aiuti a realizzare questo proposito. Sarebbe il Natale più bello e più felice della nostra vita. Buon compleanno Gesù. e a tutti Voi, Santo Padre Santo e Amato padre, Papa Francesco Onorabili

padri, fratelli e sorelle. Buon Natale nel nome del padre, del figlio e dello Spirito Santo.

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