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Papa Francesco - Tutti i Santi

Oct 30, 20231 hr 5 min
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Raccolta delle brevi catechesi pronunciate dal Santo Padre durante gli Angelus della festa di Tutti i Santi (1 novembre).

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Canti> 56:30

Transcript

Cari fratelli e sorelle, Buongiorno. La festa di tutti i santi. Che oggi celebriamo, ci ricorda che il traguardo della nostra esistenza non è la morte, è il paradiso. Lo scrive l'apostolo Giovanni. Ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo, così come egli è. I santi, gli amici di Dio ci assicurano che questa promessa

non delude. Nella loro esistenza terrena, infatti, hanno vissuto in comunione profonda con Dio. Nel volto dei fratelli più piccoli e disprezzati, hanno veduto il volto di Dio e ora lo contemplano faccia a faccia nella sua bellezza gloriosa. I santi non sono superuomini. Ne sono nati perfetti. Sono come noi. Come ognuno di noi, sono perfetti persone che prima di raggiungere la gloria del cielo hanno vissuto una vita normale. Con gioie e dolori, fatiche e speranze.

Ma cosa ha cambiato la sua vita? E quando hanno conosciuto l'amore di Dio, lo hanno seguito con tutto il cuore. Condizione e ipocrisie. Hanno speso la loro vita al servizio degli altri. Hanno sopportato sofferenze e avversità. Senza odiare e rispondendo al male con il bene, diffondendo gioia e pace. Questa è la vita dei santi, persone che per l'amore di Dio. Non. No, no. Fatto la sua vita con condizioni a Dio, non sono stati ipocriti.

Hanno spesso la sua vita al servizio degli altri, servire il prossimo. E hanno sofferto tante avversità, ma senza odiare. I santi mai hanno odiato. Perché, ma capite bene questo, Eh? L'amore è di Dio. Ma l'odio? Di chi viene? Viene di Dio, è l'odio. No, viene dal diavolo. E i santi si sono allontanati da diavolo. E i santi sono uomini e donne che hanno la gioia nel cuore e la trasmettono ad altri. Mai odiare, servire agli altri, ai più bisognosi, pregare.

È gioia, quella è la strada della Santità. Essere santi. Non è un privilegio di pochi. Com'è? Se qualcuno avesse. Avuto una grossa eredità, tutti noi abbiamo la eredità. Di poter diventare santi nel battesimo. È una vocazione per tutti. Tutti, perciò siamo chiamati a camminare sulla via della Santità e questa via ha un nome, la via che porta alla Santità. Ha un nome, ha un volto, il volto di Gesù, lui. A diventare santi Gesù Cristo. Lui nel Vangelo ci mostra la strada.

Quella della beatitudine. Il Regno dei cieli, infatti, e per quanti non pongono la loro sicurezza nelle cose, ma nell'amore di Dio per quanti hanno un cuore semplice, umile, non presumono di essere giusti e non giudicano gli altri quanti sanno soffrire con chi soffre e gioire con chi gioisce? Non sono violenti, ma misericordia, misericordiosi e cercano di essere. Artefice del riconciliazione e di pace. Quest'ultimo, Eh? Il Santo, la Santa. È un artefice di riconciliazione

e di pace. Sempre. Aiuta a riconciliare la gente. Sempre aiuta a che sia la pace. E così è bella. La Santità è una bella strada. Oggi. I santi. Ci danno un messaggio in questa festa? Ci dicono, Fidatevi del Signore, perché il signore non delude, il signore non delude mai. È un buon amico, sempre al nostro fianco, non delude mai. Con la loro testimonianza. I santi ci incoraggiano a non avere paura di andare in controcorrente od essere incompresi e derisi.

Quando parliamo di lui e del Vangelo si dimostrano con la loro vita che chi rimane fedele a Dio e alla sua parola sperimenta già su questa terra il conforto del suo amore. E poi il centuplo nell'eternità. Questo è ciò che speriamo e domandiamo al signore per i nostri fratelli e sorelle defunti. Con Sapienza, la Chiesa ha posto in stretta sequenza la festa di tutti i santi e la commemorazione di tutti i fedeli di punti.

Alla nostra preghiera di lode a Dio ed è venerazione delle spirito beati si unisce l'orazione di suffragio per quanti ci hanno preceduto nel passaggio di questo mondo alla vita eterna. Affidiamo la nostra preghiera all'intersezione di Maria Regina de tutti i santi cari fratelli e sorelle, Buongiorno. I primi due giorni del mese di novembre. Costituiscono per tutti noi. Un momento intenso di fede, di preghiera e di riflessione sulle

cose ultime della vita. Celebrando infatti tutti i santi e commemorando tutti i fedeli di fonti, la Chiesa pellegrina sulla terra vive ed esprime nella liturgia. Il vincolo spirituale che la unisce alla chiesa del cielo. Oggi diamo l'odio a Dio per la schiera innumerevole dei santi e delle Sante di tutti i tempi. Uomini e donne comuni. Semplicemente. A volte ultimi per il mondo, ma primi per Dio. Al tempo stesso già ricordiamo i nostri cari defunti visitando i cimiteri.

Emotivo di grande consolazione, pensare che essi sono in compagnia della Vergine Maria, degli Apostoli, dei Martiri e di tutti i santi e le Sante del paradiso. La solennità odierna ci aiuta così a considerare una verità fondamentale. Della fede cristiana che noi professiamo nel credo. La comunione dei santi. Cosa significa questo, la comunione dei santi? E la Unione comune che nasce dalla fede e unisce tutti coloro che appartengono a Cristo in forza del battesimo.

Si tratta di una Unione spirituale, tutti siamo Uniti. Che non che non viene spezzata dalla morte, ma prosegue nell'altra vita, in effetti sussiste un legame indestruttibile tra noi viventi in questo mondo e quanti hanno varcato la soglia della morte. Noi quaggiù sulla terra. Insieme a coloro che sono entrati nell'eternità. Formiamo una sola e grande famiglia.

Si mantiene questa familiarità. Questa meravigliosa comunione, questa meravigliosa Unione comune tra terra e cielo si attua nel modo più alto e intenso nella liturgia e soprattutto nella celebrazione dell'eucaristia che esprime e realizza la più profonda Unione tra i membri della Chiesa.

Nell'eucaristia, infatti, noi incontriamo Gesù, vivo e la sua forza e attraverso di lui entriamo in comunione con i nostri fratelli nella fede, quelli che vivono con noi qui in terra e quelli che ci hanno preceduto nell'altra vita. La vita senza fine. Questa realtà ci colma di gioia. È bello avere tanti fratelli nella fede che camminano al nostro fianco, ci sostengono con il loro, con il loro aiuto e insieme a noi percorrono la stessa strada verso il cielo.

Ed è consolante sapere che ci sono altri fratelli che hanno già raggiunto il cielo. Ci attendono e pregano per noi, affinché insieme possiamo contemplare in eterno il volto glorioso e misericordioso del padre. Nella grande Assemblea dei santi. Dio ha voluto riservare il primo posto alla madre di Gesù. Maria è al centro della comunione dei santi. Quale singolare custode del vincolo della Chiesa universale con Cristo, del vincolo della famiglia. Lei è la madre, lei è la madre nostra.

Nostra madre. Per chi vuole seguire Gesù sulla via del Vangelo, lei è la guida sicura perché è la prima discepola. Lei è la madre premurosa e attenta a cui confidare ogni desiderio e difficoltà. Preghiamo insieme. La regina di tutti i santi, perché ci aiuti a rispondere con generosità e fedeltà a Dio, che ci chiama ad essere come egli è Santo. Cari fratelli e sorelle. Buongiorno e buona festa. Nella celebrazione di oggi, festa di tutti i santi.

Particolarmente viva la realtà della comunione dei santi. La nostra grande famiglia formata da tutti i membri della Chiesa, sia. Quanti siamo ancora pellegrini sulla terra, sia quelli immensamente di più. Hanno lasciata e si sono andati al cielo. Siamo tutti Uniti tutti. E questo si chiama la comunione dei santi, cioè la la Comunità di tutti i battesanti. Nella liturgia, il libro dell'Apocalisse richiama una caratteristica essenziale dei santi e dice così.

Persone. Che appartengono totalmente a Dio. Li presenta come una moltitudine immensa. Di eletti? Vestiti di bianco e segnati dal sigillo di Dio. Mediante quest'ultimo particolare, con linguaggio allegorico, viene sottolineato che i santi appartengono a Dio in modo pieno ed esclusivo. Sono sua proprietà. Che cosa significa portare il sigillo di Dio nella propria vita e nella propria persona? Ce lo dice ancora l'apostolo Giovanni, significa che in Gesù Cristo.

Diventati veramente. Di Dio. Siamo consapevoli di questo grande dono. Tutti noi figli di Dio. Ci ricordiamo che nel battesimo abbiamo ricevuto il sigillo del nostro Padre celeste e siamo diventati suoi figli. Per dirlo. D'un modo semplice. Portiamo il cognome di Dio. Il nostro cognome è Dio perché siamo figli di Dio.

Questa la radice della vocazione alla Santità e i santi, che oggi ricordiamo sono proprio coloro che hanno vissuto nella grazia del loro battesimo, hanno conservato integro il sigillo comportandosi da figli di Dio, cercando di imitare Gesù. E ora hanno raggiunto la meta, perché finalmente? Vedono Dio così come egli è. Una seconda caratteristica propria dei santi. E che sono esempi da imitare. Ma facciamo attenzione non soltanto a quelli canonizzati.

Ma anche i santi, per così dire, dalla porta accanto. Che con la grazia di Dio si sono sforzati di praticare il Vangelo. Nell'ordinarietà della loro vita. Non sono canonizzati. Di questi santi ne abbiamo incontrato tanti anche noi. Forse ne abbiamo avuto qualcuno in famiglia tre. Pure tra gli amici e conoscenti. Dobbiamo essere loro grati e soprattutto dobbiamo essere grati a Dio.

Che ce li ha donati, che ce li ha messi vicino come esempi vivi e contagiosi del mondo, di del modo di vivere e di morire nella fedeltà al signore Gesù e al suo Vangelo. Ma quanta gente buona. Abbiamo conosciuto nella vita e conosciamo e noi diciamo, ma questa persona è un Santo, lo diciamo, ci viene spontaneamente. Questi sono i santi dalla porta accanto, quelli non canonizzati, ma che vivono con noi. Imitare i loro gesti d'amore e di misericordia. Come perpetuare la loro presenza

in questo mondo? E in effetti quei gesti evangelici sono gli unici che resistono alla distruzione della morte. Un atto di tenerezza, un aiuto generoso, un tempo passato ad ascoltare. Una visita, una parola buona, un sorriso. Ai nostri occhi questi gesti possono sembrare insignificanti, ma gli occhi di Dio sono eterni, perché l'amore e la compassione

sono più forti della morte. La Vergine Maria, Regina di tutti i santi, ci aiuti a fidarci di più della grazia di Dio, per camminare con slancio sulla vita della Santità. Alla nostra madre affidiamo il nostro impegno quotidiano e la preghiamo anche per i nostri cari defunti. Nell'intima speranza di ritrovarci un giorno tutti insieme nella comunione gloriosa del cielo. Cari fratelli e sorelle. Buongiorno e buona festa. La solennità di tutti i santi e la nostra festa.

Non perche noi siamo bravi. Ma perché la Santità di Dio ha toccato la nostra vita? I santi non sono modellini perfetti. Ma persone attraversate da Dio. Possiamo paragonarli alle vetrate delle chiese che fanno entrare la luce in diverse tonalità di colore. I santi sono i nostri fratelli e sorelle che hanno accolto la luce di Dio nel loro cuore e l'hanno trasmesso al mondo. Ciascuno secondo la propria tonalità.

Ma tutti sono stati trasparenti, hanno lottato per togliere le macchie e le oscurità del peccato. Così da far passare la luce gentile di Dio. Questo è lo scopo della vita. Lasciar passare la luce di Dio? Anche lo scopo della nostra vita. Infatti. Oggi nel Vangelo Gesù si rivolge ai suoi, a tutti noi dicendo. Beati. E la parola con cui inizia la sua predicazione, che è il Vangelo, la buona notizia, perché la strada della felicità. Chi sta con Gesù e beato. E felice.

La felicità non sta nell'avere qualcosa o nel diventare qualcuno. No? La felicità vera. E stare col signore. E vivere per amore. Voi credete questo? Più o meno no? E la felicità vera non sta nell'avere qualcosa. O nel diventare qualcuno? La felicità vera è stare con il signore. E vivere per amore, credete questo? Un po meglio va, dobbiamo andare avanti per credere questo. Allora gli ingredienti per la vita felice si chiamano

beatitudini. Sono beati semplici gli umili che fanno posto a Dio, che sanno piangere per gli altri e per le proprie e per i propri sbagli. Restano miti, lottano per la giustizia, sono misericordiose verso tutti, custodiscono la purezza del cuore, operano sempre per la pace. Rimangono nella gioia. Non odiano e quando soffrono rispondono al male con il bene. Ecco le beatitudini. Non richiedono gesti eclatanti, non sono per superuomini.

Ma per chi vive le prove e le fatiche di ogni giorno per noi? Così sono i santi, respirano come tutti. L'aria inquinata dal male che c'è nel mondo. Ma nel cammino non perdono mai di vista il tracciato di Gesù, quello indicato nelle beatitudine. Come la mappa della vita cristiana. Le beatitudine sono la mappa della vita cristiana. Oggi è la festa di quelli che hanno raggiunto la meta indicata da questa mappa. Non solo i santi del calendario.

Ma tanti fratelli e sorelle della porta accanto che magari abbiamo incontrato e conosciuto. Oggi è una festa di famiglia. Di tante persone semplici, nascoste che in realtà aiutano Dio a mandare avanti il mondo. E ce ne sono tanti, oggi ce ne sono tanti. A questi. Fratelli e sorelle. Sconosciuti. Che aiutano Dio a portare avanti il mondo. Che vivono fra noi, ma salutiamoli con un bel applauso a tutti. Anzitutto, dice la prima beatitudine, sono poveri in spirito.

Che cosa significa che non vivono per il successo, il potere e il denaro? Sanno che che chi accumula tesori per sé non arricchisce davanti Dio. Credono invece che il signore è il tesoro della vita e l'amore al prossimo, l'unica vera fonte di guadagno. A volte siamo scontenti per qualcosa che ci manca o preoccupate preoccupati se non siamo considerati come vorremmo, ricordiamoci che non sta qui la nostra beatitudine, ma nel signore e nell'amore solo con lui, solo amando si vive da

beati. Vorrei infine citare un'altra beatitudine che non si trova nel Vangelo, ma alla fine della Bibbia e parla del termine della vita. Beati i morti che muoiono nel signore. Domani saremo chiamati ad accompagnare con la preghiera i nostri defunti perché godano per sempre del Signore. Ricordiamo con gratitudine i nostri cari e preghiamo per

loro. La madre di Dio, regina dei santi e porta del cielo interceda per il nostro cammino di Santità e per i nostri cari che ci hanno preceduto e sono già partiti per la patria celeste. Cari fratelli e sorelle, Buongiorno e buona festa. La prima lettura di oggi dal libro dell'Apocalissi ci parla del cielo e ci pone davanti a una moltitudine immensa, incalcolabile di ogni nazione e tribù, popolo e lingua. Sono i santi. Che cosa fanno lassù, cantano

insieme e lodano Dio con gioia. Sarebbe bello ascoltare il loro canto. Ma possiamo immaginarlo? Sapete quando? Durante la messa, quando cantiamo Santo, Santo, Santo, il signore, Dio dell'universo è un inno, dice la Bibbia, che viene dal cielo che si canta là. Un inno di lode. Allora, cantando Il Santo, non solo pensiamo ai santi. Ma facciamo quello che fanno loro in quel momento della messa siamo Uniti a loro più che mai. E siamo Uniti a tutti i santi. Non solo a quelli più notti del

calendario. Ma anche a quelli della porta accanto ai nostri familiari, conoscenti che ora fanno parte di quella moltitudine immensa. Oggi, allora? Di famiglia? I santi sono vicino a noi. Anzi, sono i nostri fratelli e sorelle più veri. Ci capiscono, ci vogliono bene, sanno qual è il nostro vero bene, ci aiutano e ci attendono, sono felici e ci vogliono felici con loro in paradiso. Per questo ci invitano.

Sulla via della felicità. Indicata nel Vangelo odierno, tanto bello e conosciuto, beati i poveri in spirito, beati i miti, beati i puri di cuori. Ma come il Vangelo dice Beati i poveri, mentre il il mondo dice Beati i ricchi. il Vangelo dice Beati i miti, mentre il mondo dice Beati prepotenti. il Vangelo dice Beati i puri. Mentre il mondo dice Beati i furbi e gaudenti. Questa via della beatitudine, della Santità sembra portare alla sconfitta, eppure.

Ci ricorda ancora la prima lettura, i santi tengono rami di Palma nelle mani, cioè i simboli della vittoria hanno vinto loro, non il mondo, e ci esortano a scegliere la loro parte, quella di Dio che è Santo. Chiediamoci. Da che parte stiamo? Quella del cielo o quella della terra? Viviamo per il signore o per noi stessi, per la felicità eterna o per qualche appagamento ora?

Domandiamo, ci vogliamo davvero la Santità o ci accontentiamo di essere cristiani senza infamia e senza lode, che credono in Dio e stimano il prossimo, ma senza esagerare? I signori chiede tutto e quello che offre è la vera vita, offre tutto. Offri la felicità per la quale siamo stati creati. Insomma. O Santità o niente. Ci fa bene lasciarsi provocare

dai santi. Che qua non hanno avuto messe misure e da là tiffano per noi, perché scegliamo Dio, l'umiltà, la mitezza, la misericordia, la purezza, perché ci appassioniamo al cielo piuttosto che alla terra. Oggi i nostri fratelli e sorelle non ci chiedono di sentire un'altra volta un bel Vangelo, ma di metterlo in pratica, di incamminarci sulla via della beatitudine. Non si tratta di fare cose straordinarie, ma di seguire ogni giorno questa via che ci porta in cielo, ci porta in

famiglia, ci porta a casa. Oggi, quindi, intravediamo il nostro futuro e festeggiamo quello per cui siamo nati. Siamo nati per non morire mai più, siamo nati per godere la felicità di Dio, il signore ci incoraggia e a, chi in bocca la via delle beatitudine di rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

La Santa Madre di Dio, regina dei santi, ci aiuti a percorrere con decisione la strada della Santità, lei che è la porta del cielo, introduca i nostri cari defunti nella famiglia celeste. Cari fratelli e sorelle, Buongiorno. L'odierna solennità di tutti i santi ci ricorda che siamo tutti chiamati alla Santità. I santi e le Sante di ogni tempo che oggi celebriamo tutti insieme.

Non sono semplicemente dei simboli degli esseri umani lontani, irraggiungibili, al contrario, sono persone che hanno vissuto con i piedi per terra. Hanno sperimentato la fatica quotidiana dell'esistenza con i suoi successi e i suoi fallimenti, trovando nel signore la forza di rialzarsi sempre e proseguire il cammino. Da ciò si comprende che la Santità è un traguardo che non si può conseguire soltanto con le proprie forze. Ma è il frutto della grazia di Dio e della nostra libera

risposta ad essa, quindi? La Santità è dono, è chiamata. In quanto grazia di Dio, cioè un dono di Dio, è qualcosa che non possiamo comprare o barattare, ma accogliere il dono di Dio, partecipando così alla stessa vita divina mediante lo Spirito Santo che abita in noi dal giorno del nostro battesimo, il seme della Santità è proprio il battesimo.

Si tratta di maturare sempre più la consapevolezza che siamo innestati in Cristo, come il Tralcio, e unito alla vite, è pertanto possiamo e dobbiamo vivere con lui e in lui, da figli di Dio. Allora la Santità e vivere in piena comunione con Dio. Già adesso, durante questo pellegrinaggio terreno. Ma la Santità, oltre che dono, è anche chiamata. È una vocazione Comune di tutti noi cristiani, dei discepoli di Cristo.

E la strada di pienezza che ogni cristiano è chiamato a percorrere nella fede, procedendo verso la meta finale. La comunione definitiva con Dio nella vita eterna, la Santità diventa così risposta al dono di Dio, perché si manifesta come assunzione di responsabilità. In questa prospettiva è importante assumere un quotidiano impegno di santificazione nelle condizioni, nei doveri, nelle circostanze della nostra vita. Cercando di vivere ogni cosa con

amore e con carità. I santi che oggi celebriamo nella liturgia sono fratelli e sorelle che hanno ammesso nella loro vita di avere bisogno di questa vita di luce divina, abbandonandosi ad essa con fiducia. E ora davanti al trono di Dio, cantano in eterno la sua gloria. Egli costituiscono la città Santa, alla quale guardiamo con speranza come la nostra meta definitiva, mentre siamo Pellegrino in questa città terrena. Camminiamo verso quella città Santa.

Dove ci aspettano questi fratelli e sorelle santi? I video, noi siamo affaticati dall'espressa del camino, ma la speranza? Ci fa, ci dà la forza di andare avanti. Guardando alla loro vita dei santi, siamo stimolati a imitarli. Tra loro ci sono tanti testimoni di una santità della porta accanto, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio. Fratelli e sorelle in ricordo dei santi ci conduce ad alzare gli occhi verso il cielo.

Non per dimenticare le realtà della terra. Ma per affrontarle con più coraggio, con più speranza. Ci accompagni con la sua materna Intercessione, Maria, la nostra madre Santissima, segno di consolazione e di sicura speranza. Per i fratelli e sorelle. Buongiorno. In questa solenne festa di tutti i santi, la Chiesa ci invita a riflettere sulla grande speranza. La grande speranza che si fonda sulla resurrezione di Cristo Cristo è risorto e anche noi

saremo con lui, saremmo con lui. I santi e i Beati sono i testimoni più autorevoli della speranza cristiana. Perché l'hanno vissuta in pienezza nella loro esistenza, tra gioie e sofferenze. Attuando le beatitudine che Gesù ha predicato e che oggi risuona nella liturgia. La beatitudini evangeliche, infatti, sono la via della Santità. Mi soffermo ora su due pattitudini. La seconda e la terza. La seconda è questa. Beati quelli che sono nel pianto. Perché saranno consolati?

Sembrano parole contraddittorie, Perché il pianto non è segno di gioia e felicità. Motivi di pianto e di sofferenza sono la morte, la malattia, le avversità morali, il peccato, gli errori. Semplicemente la vita di ogni giorno fragile, debole e segnata e segnata da difficoltà. Una vita a volte ferita e provata da ingratitudini incomprensioni. Gesù proclama, beati coloro che piangono per queste realtà e nonostante tutto, confidano nel signore e si pongono sotto la sua ombra.

Non sono indifferente e nemmeno induriscono il cuore nel dolore, ma sperano con pazienza nella consolazione di Dio. E questa consolazione la sperimenta già in questa vita. Nella terza Beatitudine, Gesù afferma, Beati I miti. Perché avranno in eredità la terra. Fratelli e sorelle, la mitezza. La mitezza e caratteristica di Gesù. Che dice di sé, impararti da me che sono miti, mite ed umili di cuore.

Miti sono coloro che sanno dominare se stessi, che lasciano spazio all'altro, lo ascoltano, lo rispettano nel suo modo di vivere, nei suoi bisogni, nelle sue richieste. Non intendono sopra farlo, né sminuirlo, non vogliono sovrastare e dominare su tutto, né imporre le proprie idee e i propri interessi a danno degli altri. Queste persone che la mentalità mondana non apprezza. Sono invece preziosi agli occhi di Dio. Il quale dà loro in eredità alla terra promessa, cioè la vita

eterna. Anche questa beatitudine comincia quaggiù e si compirà in Cristo la mitezza. In questo momento della vita anche mondiale, dove c'è tanta aggressività. E anche nella vita di ogni giorno. Prima che esce da noi è l'aggressione la difesa. Abbiamo bisogno di mitezza per andare avanti nel cammino della Santità. Ascoltare, rispettare. Non aggredire.

Mitezza. Cari fratelli e sorelle, scegliere la purezza, la mitezza e la misericordia, scegliere di affidarsi al signore nella povertà di spirito e nell'afflizione, impegnarsi per la giustizia e per la pace. Tutto questo significa andare controcorrente rispetto alla mentalità di questo mondo rispetto alla cultura del possesso del divertimento senza senso, dell'arroranza verso. Eboli. Questa strada evangelica è stata

percorsa dai santi e dai beati. La solennità di oggi che celebra tutti i santi, ci ricorda la personale e universale vocazione alla Santità e ci propone i modelli sicuri per questo cammino che ciascuno percorre in maniera unica in maniera irripetibile. Basta pensare all'esauribile varietà di doni che ci dà lo Spirito Santo e di storie concrete. Che c'è tra i santi e le Sante non sono uguali. Ognuno ha la propria personalità. E ha sviluppato la sua vita.

Nella Santità secondo la propria personalità. E ognuno di noi possiamo farlo andare su quella strada. Mitezza, mitezza per favore e andremo alla Santità. Quest'immensa, famiglia dei fedeli discepoli di Cristo, ha una madre, ha come noi la Vergine Maria, noi la veneriamo col titolo del Regina di tutti i santi. Ma è prima di tutto la madre che insegna a ciascuno ad accogliere e seguire i suoi figli. Ella ci aiuti ad alimentare il desiderio di Santità camminando sulla via delle beatitudini.

Cari fratelli e sorelle, Buongiorno. Oggi celebriamo tutti i santi e nella liturgia risuona il messaggio programmatico di Gesù, cioè le beatitudini. E se ci mostrano la strada che conduce al Regno di Dio e alla felicità? La strada dell'umiltà, della compassione, della mitezza, della giustizia e della pace. Interessanti e camminare su questa strada. Soffermiamoci ora su due aspetti di questo stile di vita.

Tu aspetti che sono proprio di questo stile di vita, di Santità. La gioia e la profezia. La gioia. Gesù comincia con la parola beati. Il l'annuncio principale, questo, di una felicità inaudita. La beatitudine e la Santità non è un programma di vita fatto solo di sforzi e rinunce. Ma innanzitutto la gioiosa scoperta di essere figli amati di Dio e questo ti riempie di gioia. Non è una conquista umana, è un

dono che riceviamo. Siamo santi, perché Dio, che è il Santo, viene a vitare la nostra vita, è lui che ci dà La Santità a noi. Per questo siamo beati la gioia del cristiano, allora non è l'emozione di un istante o un semplice ottimismo umano, ma è la certezza di poter affrontare ogni situazione sotto lo sguardo amoroso di Dio, con il coraggio e la forza che provengono da lui. I santi anche tra molte tribulazioni, hanno vissuto questa gioia e l'hanno testimoniata.

Senza gioia, la fede diventa un esercizio rigoroso e opprimente. Rischia di ammalarsi di tristezza. Ammalarsi di tristezza. Prendiamo questa parola, ammalarsi di tristezza. Un padre nel deserto. Diceva che la tristezza è un verme del cuore che corrode la vita. Interroghiamoci su questo, siamo cristiani gioiosi, io so cristiano gioioso o non sono. Diffondiamo gioia o siamo persone spente, tristi con la faccia da funerale? Ricordiamoci.

Che non c'è Santità senza gioia. Non c'è Santità senza gioia. Secondo aspetto è la profezia. Le beatitudini sono rivolte ai poveri, agli afflitti, agli affamati di giustizia, è un messaggio controcorrente. Il mondo, infatti, dice che per avere la felicità devi essere ricco, potente, sempre giovane e forte. Godere di fama e del successo.

Gesù rovescia questi criteri e fa un annuncio profetico, e questa è la dimensione profetica della Santità, la vera pienezza di vita si raggiunge seguendo Gesù, seguendo lui, praticando la sua parola. E questo significa un'altra povertà, cioè essere i poveri dentro. Svuotarsi di se stessi per fare spazio a Dio. Chi si crede ricco, vincente, sicuro? Fonda fonda tutto su di sé e si chiude a Dio e ai fratelli, mentre chi sa di essere povero e di non bastare a se stesso.

Rimane aperto a Dio. E al prossimo. E trova la gioia. Le beatitudini, allora sono la profezia di un'umanità nuova. Di un mondo nuovo, di vivere, farsi piccoli e affidarsi a Dio invece di emergere sugli altri, essere miti, invece di cercare di imporsi, praticare la misericordia anziché pensare solo a se stessi, impegnarsi per la giustizia e la pace invece che alimentare, anche con la connivenza, ingiustizie e disuguaglianze.

La Santità è accogliere e mettere in pratica, con l'aiuto di Dio, questa profezia che rivoluziona il mondo. Allora possiamo chiederci, io testimonio la profezia di Gesù? Esprimo lo spirito profetico che ho ricevuto nel battesimo o mi adeguo alle comodità della vita, della mia pigrizia, pensando che tutto vada bene, se va bene a me. Porto nel mondo la novità gioiosa della profezia di Gesù, o le solite lamentele per quello che non va? Domande che ci farà bene farci a noi.

La pagina Santa ci doni qualcosa del suo animo quell'animo beato che ha magnificato con gioia il signore che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili. Cari fratelli e sorelle. Buona festa, Buongiorno. Oggi festeggiamo tutti i santi. E potremmo avere un'impressione fuorivante. Potremmo pensare di celebrare quelle sorelle, quei fratelli che invita sono stati perfetti, sempre lineari, precisi. Anzi inammidati. Invece il Vangelo di oggi smentisce questa visione stereotipata.

Questa Santità dei Maginetta. Infatti, le beatitudini di Gesù, che sono la carta d'identità dei santi, mostrano tutto l'opposto, parlano di una vita controcorrente, di una vita rivoluzionaria. I santi sono i veri rivoluzionari. Prendiamo ad esempio una beatitudine molto attuale. Beati gli operatori di pace. E vediamo come la pace di Gesù sia molto diversa da quella che immaginiamo. Tutti desideriamo la pace, ma spesso adesso che noi vogliamo e non è la pace proprio, è stare

in pace. Essere lasciati in pace, non avere problemi, ma avere tranquillità. Gesù invece non chiama Beati ai tranquilli, a quelli che stanno in pace, ma quelli che fanno la pace e lottano per fare la pace. I costruttori, gli operatori di pace. Infatti, la pace va costruita e come ogni costruzione, richiede impegno, collaborazione, pazienza. Noi vorremmo che la pace piovesse dall'alto.

Invece la Bibbia parla del seme della pace, perché si è germoglia dal terreno della vita, dal seme del nostro cuore. Cresce nel silenzio. Giorno dopo giorno, attraverso opere di giustizia e opere di misericordia, come ci mostrano i testimoni luminosi che fa, leggiamo oggi. Ancora noi siamo portati a credere che la pace arrivi con la forza e la potenza. Per Gesù è il contrario. La sua vita è quella dei santi. Ci dicono che il seme della pace per crescere e dare frutto deve prima morire.

La pace non si raggiunge conquistando o sconfiggendo qualcuno non è mai violenta, non è mai armata. Sto vedendo nel programma sua immagine tanti santi e santi che hanno lottato, hanno fatto la pace ma col lavoro e dando la propria vita offre la vita. Come si fa allora a diventare operatori di pace? Prima di tutto.

Occorre disarmare il cuore. Sì, perché siamo tutti equiqui, equipaggiati con pensieri aggressivi uno contro l'altro, Eh. Parole taglienti e pensiamo di difenderci con i fili spinati, sia della lamentela e con i muri di cemento dell'indifferenza e framentella. A differenza ci difendiamo e questo non è pace. Questa è guerra, il seme della pace chiede Smitalizzare il campo del cuore. Come va il tuo cuore è smilitarizzato già o è così con queste cose, con la lamentela?

E con l'indifferenza. Con l'aggressione. E come ci si militarisse il cuore, aprendosi Gesù che è la nostra pace, stando davanti alla sua croce che è la cattedra della pace, ricevendo da lui, nella confessione, il perdono e la pace. Da qui si comincia. Perché essere operatori di pace, essere santi non è capacità nostra, sono doni sue, è un dono suo e grazie.

Fratelli e sorelle, guardiamoci dentro e chiediamoci, siamo noi costruttori di pace, lì dove viviamo, studiamo, lavoriamo, portiamo attenzione, parole che feriscono, chiacchiere che avvelenano polemiche che dividono. Oppure apriamo la via della pace perdonando. Chi ci ha offeso, ci prendiamo cura di chi si trova ai margini. E risaniamo qualche ingiustizia, aiutando chi ha di meno. Questo si chiama costruire la pace. Può sorgere però un'ultima domanda, che vale per ogni

beatitudine. Conviene vivere così? Non è perdente. E Gesù a darci la risposta. Gli operatori di pace saranno chiamati figli di Dio. Nel mondo sembrano fuori posto. Perché non cedono alla logica del potere e del prevalere in centro? Saranno più vicini a Dio i più simili a lui, ma in realtà anche chi prevarica resta a mano vuote, mentre chiama tutti e non ferisce nessuno. Vince, come dice il Salmo. L'uomo di pace avrà una discendenza?

La Vergine Maria, Regina di tutti i santi, ci aiuti ad essere costruttori di pace nella vita di ogni giorno. Chi vuole seg. No, no. Rinneghi se stesso? E mi. Guar. Ogni giorno. La. Croce. Suolpo, il re, Dimmi ogni. Uomo. Al cuore? Spero di di. E la voce del cuore. Di tutto. Osio, cristi confortava. OO dei. Su exody me. Dentro pure. Tu? Sconde. Ascolte.

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