¶ || Omelia per la Veglia Pasquale del 04/04/2015
Notte di veglia è questa notte. Non dorme il signore. Veglia il custode. Del suo popolo, per farlo uscire dalla schiavitù e aprirgli la strada della libertà. Il signore veglia. E con la. Potenza del suo amore. Fa passare il popolo attraverso il Mar Rosso. E fa passare Gesù. Attraverso l'abisso della morte e degli inferi. Notte di belle fu questa per i discepoli e le discepole di Gesù. Notte di dolore? E di paura. Gli uomini? Rimasero chiusi nel. Cenacolo.
Le donne? Invece all'alba del giorno dopo, il sabato. Andarono al. Sepolcro per ungere il corpo di Gesù. Il loro cuore era pieno di commozione. E si domandavano, come faremo a entrare? Chi ci rotolerà la pietra del sepolcro? Ecco il primo segno dell'evento, la grande pietra. Era già stata ribaltata. E la tomba era aperta. Entrate nel sepolcro. Videro un giovane seduto sulla destra. Vestito da una veste bianca. Le donne furono le prime a vedere questo grande segno.
La tomba vuota e furono le prime ad entrare. Entrate nel sepolcro. Ci fa bene? In questa notte di veglia fermarci a riflettere sull'esperienza delle discepole di Gesù. Anche noi. Per questo in effetti siamo qui. Per entrare? Entrare nel mistero che Dio ha compiuto con la sua veglia d'amore. Non si può vivere la password. Mistero non è un fatto intellettuale. Non è solo conoscere leggere. E di più. E molto di più. Entrare nel mistero significa capacità di stupore.
Di contemplazione. Capacità di ascoltare. Il. Silenzio e sentire. Il sussurro. Di un filo. Di silenzio, sonoro. In cui Dio ci parla. Entrare nel mistero ci chiede. Di non avere. Paura della realtà? Non chiudersi in se stessi. Non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo, non chiudere gli occhi davanti ai problemi, non negarli. Non eliminare gli interrogativi. Entrare nel ministero? Significa andare oltre le proprie come un comode.
Sicurezze oltre la pigrizia e l'indifferenza che ci frenano e mettersi alla ricerca della verità, della bellezza e dell'amore. Cercare un senso non. Scontato? Una risposta, no. Banale alle domande che mettono in crisi la nostra fede. La nostra fedeltà? Nostra ragione? Per entrare nel mistero. Ci vuole umiltà. L'umiltà di abbassarsi. Discendere dal piede stallo del nostro io tanto orgoglioso. Della nostra presunzione?
L'umiltà di ridimensionarsi, riconoscendo quello che effettivamente siamo delle creature. Con pregi ed effettivamente. Dei peccatori bisognosi. Di perdono. Per entrare nel mistero ci vuole questo abbassamento che è impotenza. Svuotamento delle proprie idolatrie. Adorazione. Senza adorare non si può entrare nel mistero. Tutto questo? Ci insegnano le donne discepole di Gesù. E se vegliarono quella notte insieme con la madre? E lei la. Vergine madre.
Li aiutò a non perdere la fede e la speranza. Così non rimasero prigioniere della paura e del dolore, ma alle. Prime. Luci dell'alba uscirono. Portando in mano i loro inguenti e con il cuore unto d'amore. Uscirono. E trovarono il sepolcro aperto. Ed entrarono. Vegliarono. Uscirono. Ed entrarono nel mistero. Impariamo da loro. A vegliare con Dio e con Maria, nostra madre. Per entrare nel mistero che ci fa passare. Dalla morte alla vita. Questa celebrazione.
¶ || Omelia per la Veglia Pasquale del 31/03/2018
Abbiamo cominciato all'esterno. Immersi nell'oscurità della. Notte e nel. Freddo che ci. Accompagna. Sentiamo il peso del silenzio davanti alla morte del Signore. Un silenzio in cui ognuno di noi può riconoscersi. E che cala profondo nelle. Fenditure del cuore. Del discepolo. Che dinanzi alla croce. Rimane senza parole. Sono le ore del discepolo ammutolito di fronte al dolore generato dalla morte. Di Gesù.
Dire davanti a questa realtà. Il disepolo, che rimane senza parole, prendendo coscienza delle proprie reazioni durante le ore cruciali della vita del Signore. Di fronte all'ingiustizia che ha condannato il maestro. I discepoli hanno fatto silenzio. Di fronte alle calunnie e alla falsa testimonianza subite dal maestro. I discepoli hanno taciuto. Durante le ore difficili e dolorose della passione. I discepoli hanno sperimentato in modo drammatico.
La loro incapacità di rischiare e di parlare in favore del maestro, di più. Lo hanno rinnegato? Si sono nascosti? Sono fuggiti. Sono stati zitti? E la notte del silenzio del discepolo che si trova indirizzito e paralizzato, senza sapere dove andare di fronte a tante situazioni dolorose che lo opprimono e lo circondano. E il discepolo di oggi? Ammutolito davanti a una realtà che gli si impone facendogli sentire e. Ciò che è peggio. Credere che non si può fare. Nulla per.
Vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne. Tanti nostri fratelli. E il discepolo frastornato perché immerso in una routine schiacciante che lo priva. Della memoria. Fa tacere la speranza e lo abitua al si è fatto sempre così. E il discepolo ammutolito e ottenebrato che finisce per abituarsi e considerare normale. E considerare normale? L'espressione di caifa. Non vi rendete conto che è
conveniente per voi? Che un solo uomo muoia per il popolo e non vada in rovina la nazione intera. E in mezzo ai nostri silenzi. Quando tacciamo in modo così schiacciante? Allora le pietre cominciano a gridare. E a lasciare spazio al più grande annuncio che la storia abbia mai potuto contenere nel suo seno. Non e qui. È risorto. La pietra del sepolcro gridò e col suo grido annunciò a tutti una nuova via.
Fu il creato, il primo a farsi eco del trionfo della vita su tutte le realtà che cercano di far tacere ed imbravagliare la gioia del Vangelo. Fu la pietra del sepolcro la prima a saltare e a modo suo, a intonare un canto di lode e di entusiasmo, di gioia e di speranza. A cui tutti siamo invitati a partecipare. E se ieri. Con le donne? Contemplato colui che hanno trafitto. Oggi con esse siamo chiamati a contemplare la tomba vuota e ad
ascoltare le parole dell'angelo. Non abbiate paura, è risorto. Parole che vogliono raggiungere le nostre convinzioni e certezze più profonde, i nostri modi di giudicare e di affrontare gli avvenimenti quotidiani, specialmente il nostro modo di relazionarci. Con gli altri? La tomba vuota vuole sfidare. Smuovere, interrogare. Ma soprattutto. Vuole incoraggiarci a credere. E ad aver fiducia che Dio. Avviene in qualsiasi. Situazione in qualsiasi. Persona.
E che la sua luce può arrivare negli angoli più imprevedibili e più chiusi dell'esistenza. È risorto dalla morte? È risorto dal luogo da cui nessuno aspettava nulla e ci aspetta come aspettava le donne per renderci partecipe della sua opera. Di salvezza. Questo e il fondamento. La forza che abbiamo come cristiani per spendere la nostra vita. E la nostra. Energia, intelligenza, affetti e volontà nel ricercare. E specialmente. Nel generare camini di dignità. Non e qui.
E risort. E l'annuncio che sostiene la nostra speranza. E la trasforma in gesti concreti di carità. Quanto abbiamo bisogno? Di lasciare che la nostra fragilità sia unta da questa esperienza. Quanto abbiamo bisogno che la nostra fede sia rinnovata, che i nostri miopi orizzonti siano. Messi in discussione? E rinnovati da questo annuncio. Egli è risorto e con lui risorge la nostra speranza creativa per affrontare i problemi attuali, perché sappiamo che non siamo
soli. Celebrare la Pasqua significa credere nuovamente che Dio irrompe e non cessa di rompere nelle nostre storie. Sfidando i nostri determinismi uniformati e paralizzanti. Celebrare la Pasqua significa lasciare che Gesù vinca quell'atteggiamento posillanime che tante volte ci assedia e cerca di seppellire ogni tipo di speranza. La pietra del sepolcro ha fatto la sua parte. Le donne hanno fatto la loro
parte. Allora, adesso, l'invito viene rivolto ancora una volta, una volta a voi, e a me. Invito a rompere le abitudini ripetitive, a rinnovare la nostra vita, le nostre scelte e la nostra esistenza. Un invito che ci viene rivolto là dove ci troviamo, in ciò che facciamo e che siamo, con la quota di potere che abbiamo. Vogliamo partecipare a questo annuncio di vita? O resteremo Muti davanti agli avvenimenti? Fratelli e sorelle. Non è qui, è risorto.
E ti aspetta in Galilea. Ti invito a tornare al tempo e al luogo del. Primo amore? Per dirti? Non avere paura. Seguimi. Le donne pensavano di trovare la
¶ || Omelia per la Veglia Pasquale del 03/04/2021
salma da ungere, invece. Una tomba vuota. Erano andati a piangere un morto. Invece hanno ascoltato un annuncio di vita. Per questo? Dice Vangelo e quelle donne erano piene di spavento, di timore e di stupore, piena di spavento timorose e piene di stupore. Stupori. In questo caso è un timore misto a gioia che sorprende il loro cuore nel vedere la grande. Pietra del sepolcro. Rotolata via e dentro un giovane
con una veste bianca. E la meraviglia di ascoltare quelle parole, non abbiate paura, voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso è risorto. Quell'invito egli vi precede in Galilea Lai, lo vedrete. Accogliamo anche noi questo invito. L'invito di Pasqua? Andiamo in Galilea. Dove il signore ha. Risorto, ci piacere. Ma cosa significa andare in Galilea? Andare in. Galilea significa anzitutto ricominciare. Per i discepoli e ritornare nell'uovo dove per la prima volta il signore li ha cercati e
li ha chiamati a seguirlo. Il luogo del primo incontro? È il luogo del primo amore. Da quel momento, lasciate le reti, esse hanno seguito Gesù, ascoltando la sua predicazione e assistendo ai prodigi che compiva. Eppure, pur stando sempre con lui. Non l'hanno compreso fino in fondo? Spesso hanno frainteso le sue parole e davanti alla croce sono scappati lasciandolo solo. Malgrado questo. Fallimento, il signore risorto si presenta.
Come colui che. Ancora una volta li precede in Galilea. Li precede, cioè sta davanti a loro. Li chiama e li richiama a seguirlo senza mai stancarsi. Il risorto sta dicendo loro, ripartiamo da dove abbiamo iniziato. Ricominciamo? Vi voglio nuovamente con me. Nonostante io, oltre tutti i fallimenti. In questa Galilea impariamo lo stupore dell'amore infinito del Signore, che traccia sentieri nuovi dentro le strade delle nostre sconfitte. Al signore.
Traccia sentieri nuovi dentro delle strade delle nostre sconfitte. Lui è così e ci invita. Galilea. Per fare questo? Ecco il primo annuncio di Pasqua, che vorrei consegnarvi. Possibile ricominciare sempre? Perché se. C'è una vita nuova che Dio è capace di far ripartire in noi, al di là dei tutti i nostri fallimenti. Anche delle macerie del nostro cuore. Ognuno di noi sa. Conosce le macerie? Del proprio cuore. Anche della delle macerie del nostro cuore può costruire un'opera d'arte.
Anche dai frammenti rovinosi della nostra umanità. Dio prepara una storia a nuova. Egli ci precede sempre. Nella croce della sofferenza. Desolazione della morte, così come nella gloria di una vita che risorge, di una storia che cambia, di una speranza che rinasce. E in questi mesi bui di pandemia, sentiamo il signore risorto che ci invita a ricominciare, a non perdere mai la speranza. Andare in Galilea, in secondo luogo, significa percorrere vie nuove.
E muoversi nella direzione contraria al sepolcro. Le donne cercano Gesù alla tomba? Vanno cioè a fare memoria di ciò che hanno vissuto con lui e che ora è perduto per sempre. Vanno a rimestare la loro se stessa. E l'immagine di una fede che è diventata commemorazione di un fatto bello ma finito. Da ricordare. E tanti. Anche noi, tante volte. Tanti vivono la fede dei ricordi. Come se Gesù fosse un personaggio. Del passato. Un amico di gioventù ormai lontano, un fatto accaduto.
Tanto tempo fa. Quando, da bambino frequentavo il catechismo. Una fede fatta di abitudini, di cose del passato. Di BEI ricordi d'infanzia. Che non mi tocca più. Non mi interpella. Più? Andare in Galilea, invece, significa imparare che la fede, per essere viva, deve rimettersi in strada. Ravvivare ogni giorno l'inizio del cammino. Devi ravvivare ogni giorno lo stupore del primo incontro. E poi affidarsi senza la presunzione di sapere già tutto. Ma con l'umiltà di chi si lascia
sorprendere. Dalle vie di. Dio. Abbiamo paura noi? Delle sorprese di Dio. Al solito siamo paurosi. Che Dio ci sorprenda. E oggi il signor ci invita a lasciarsi lasciarci sorprendere. Andiamo in Galilea, a. Scoprire che Dio. Non può essere sistemato tra i ricordi dell'infanzia. Ma è vivo, sorprende sempre. Risorto non finisce mai di stupirci. Ecco il secondo annuncio della Pasqua. La fede non è un repertorio del passato, Gesù non è un personaggio superato, egli è vivo qui, ora, qui.
Cammina con te ogni giorno, nella situazione che stai vivendo, nella prova che stai attraversando, nei sogni che ti porti dentro. Lui ha pre vie nuove dove ti sembra che non ci siano, ti spinge ad andare controcorrente rispetto al reimpianto e al già visto. Anche se tutto ti sembra perduto. Per favore? Apriti con stupore alla sua novità. Ti sorprendera? Andare in Galilea significa inoltre andare.
Ai confini. Perché la Galilea è il luogo più distante, in quella regione, composita e variegata, abitano quanti sono più lontani dalla purezza rituale di Gerusalemme. Pure Gesù ha iniziato da lì la sua missione, rivolgendo l'annunzio a chi porta avanti con fatica la vita quotidiana. Rivolgendo l'annuncio agli esclussi, ai fragili, ai poveri.
Prese volto alla presenza di Dio che va a cercare senza stancarsi chi è scoraggiato per tutto, che si muove fino al confine dell'esistenza, perché ai suoi occhi. Nessuno e ultimo. Nessuno è escluso. Lì il risorto chiede ai suoi di andare. Anche oggi ci chiede di andare in Galilea, in questa Galilea
reale. E il luogo della vita quotidiana, sono le strade che percorriamo ogni giorno, sono gli angoli delle nostre città in cui il signore ci precede e si rende presente proprio nella vita di chi passa accanto e condivide con noi il tempo, la casa. Il lavoro? Le fatiche, le speranze.
In Galilea impariamo che possiamo trovare il risorto nel volto dei fratelli, nell'entusiasmo di chi sogna e nella rassegnazione di chi è scoraggiato, nei sorrisi di chi gioisce e nelle lacrime di chi soffre, soprattutto nei poveri e in chi è messo ai margini. Ci stupiremo di come la grandezza di Dio si rivela nella piccolezza. Di come la sua bellezza splende nei semplici e nei poveri. Ecco allora. Il terzo annuncio della pace? Gesù il resort. Ci ama senza confini.
E visita ogni nostra situazione di vita. E gli ha piantato la sua presenza nel cuore del mondo. E invita anche noi a superare le barriere, vincere i pregiudizi, avvicinare chi sta accanto ogni giorno. Per riscoprire la grazia della quotidianità. Riconosciamolo presente nelle nostre galile tutti i giorni, nella vita di tutti i giorni. Con lui la vita cambierà. Perché oltre tutte le sconfitte, il male, la violenza, oltre ogni sofferenza e oltre la morte. Il risorta vive.
Il risorto conduce. La storia? Sorella, fratello. Se in questa notte. Porti nel cuore. Un'ora buia. Un giorno? Che non è ancora spuntato. Una luce sepolta. Un sogno infranto? Vai, Apri il cuore con. Stupore. All'annuncio della Pasqua. Non avere paura, è risorto. Si attende in Galilea. Le tue altezze? Non resteranno incompiuti, le tue lacrime saranno asciugate, le tue paure saranno vinte dalla speranza. Perché sai, il Signore ti precede sempre. Cammina sempre davanti a te. E con lui?
Sempre la vita ricomincia. Nessun risultato.
¶ || Canti
Odio. Rispondere? Risposero. Gloria al signore. L'ormori. Il Re, il tuo modo. Risolvono? L'orgasmo? Risorse? Oggi. Rispositore. Risposto? Gloria. Simo. E il ritorno in te? Su al modo, Cristo signore. Gloria al signore. Frigorifero. Credo sia per te. Risposto? Glorzi. Signor.
