Bene, iniziamo questa nostra quarta meditazione. Nella giornata di oggi cercheremo di rispondere un po a questa domanda, che cos'è che fa da impedimento alla preghiera, cioè che cos'è che non ci aiuta a pregare? Cos'è che blocca la preghiera dentro la nostra vita? Ora, prima di prendere di petto questo problema, che in realtà vi accorgerete durante queste meditazioni che affronteremo fondamentalmente un unico grande impedimento.
Poi cercheremo di capire in che modo questo impedimento, appunto, agisce dentro la nostra vita. Vorrei fare una premessa molto importante, a partire proprio dalla tradizione che il Vangelo ci riporta, ma che in realtà è una tradizione che noi ereditiamo già dall'Antico Testamento, quando un israelita pensa alla propria vita spirituale, la pensa sempre in tre ambiti. Fondamentalmente ci sono tre aspetti che sono aspetti fondamentali e sono l'elemosina, la preghiera e il digiuno.
Questi tre aspetti in realtà sono aspetti che non dobbiamo mai dividere l'uno dall'altro, cioè non esiste l'elemosina senza la preghiera, il digiuno non esiste, il digiuno senza la preghiera e l'elemosina, non esiste preghiera senza elemosina e digiuno, cioè dobbiamo sempre tenere insieme queste tre cose.
Qual è il nostro vero problema che ai tempi di Gesù e nella tradizione di Israele e per molto tempo, anche nella tradizione cristiana, queste tre parole erano significative, cioè avevano una ricaduta concreta nella vita di una persona. Ora non lo so se poi era giusto, era dritta come considerazione OA volte eravamo caduti anche in una forma di legalismo rispetto all'elemosina, al digiuno, alla preghiera, eccetera, ma certamente nella normalità della vita di un cristiano queste
erano tre cose molto importanti. E ho notato che negli ultimi anni, diciamo così, nell'ultimo secolo e negli ultimi cinquant'anni, soprattutto, il nostro cristianesimo è diventato molto allergico a queste tre cose, è come se avesse una sorta di rigetto, come se fosse qualcosa legata al passato. Noi siamo più propensi a un atteggiamento nei confronti del cristianesimo che sfiora lo psicologismo EE non ci accorgiamo invece che tutta la vita spirituale, più che essere
una un'a. Mesi del del nostro vissuto, che possa essere semplicemente un andare a guardare alcune dinamiche umane è ricca di alcuni riferimenti spirituali che hanno una ricaduta esistenziale grandiosa. Ecco questa mattina vorrei dirvi questo. Ehm, c'è una cosa che avvantaggia molto la preghiera, cioè prima di arrivare al suo impedimento vorrei dirvi che cosa che può aiutare molto la preghiera, ed è l'elemosina ed
il digiuno. Ora se io vi dicessi che cos'è l'elemosina, che cos'è il digiuno? Noi potremmo rispondere brevemente a questa domanda, dicendo che l'elemosina e dare qualcosa ai poveri, ai bisognosi. Il digiuno e astenersi dal mangiare OO altro. È troppo riduttivo pensare che l'elemosina e il digiuno siano questo.
E credo che sia questo il motivo per cui noi abbiamo un'allergia a queste parole, forse perché non riusciamo più a capire qual è davvero la ricaduta in sé esistenziale di di questi, di questi indicatori, di queste, di questi orientamenti nella vita
spirituale? Che cosa ci dice la grande tradizione spirituale che poggia su questi tre pilastri, l'elemosina, la preghiera, il digiuno, ci dice fondamentalmente che noi non possiamo pregare senza coltivare nello stesso tempo una grande compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle che abbiamo accanto, cioè una persona che non sente empatia, che non entra nel pianto o nella gioia di chi c'ha accanto. Non è aiutato a pregare perché è
rinchiuso. Veramente tanto in se stesso, che confonde la preghiera appunto con un'introspezione solitaria e la cosa che abbiamo detto in questi giorni che non dobbiamo mai fare. C'è un'espressione molto bella di Giovanni che dice, come puoi dire di amare Dio che non vedi se non ami tuo fratello che vedi? E quindi uno potrebbe dire, che cos'è che mi aiuta a pregare, non rimanere indifferente davanti alla gioia e al dolore delle persone che incontriamo nella vita.
Tutti vogliamo mantenerci sempre una sorta di equidistanza perché? Perché è scomodo lasciarsi coinvolgere nel dolore e nella gioia di chi ci abbiamo accanto. Noi pensiamo che camminiamo molto più leggeri se non ci interessiamo eccessivamente a quello che succede intorno a noi, ma non so se vi siete accorti. In realtà tante persone le scegliamo nella vita, molte altre persone in realtà noi non le scegliamo nella vita, ci capitano e queste persone hanno gioie e dolori.
Eh Eh, speranze, sogni, ma anche delusioni, cadute. E non rimanere indifferenti davanti alle storie concrete delle persone che ci abbiamo accanto. Questa è una preparazione prossima alla preghiera.
L'elemosina e non rimanere indifferenti davanti alla vita reale delle persone che abbiamo accanto, soprattutto quando la vita reale delle persone che abbiamo accanto è fatta di un bisogno, ha bisogno di essere ascoltati, bisogno di essere accolti, bisogno di mangiare, di bere, ma anche di affetto, di comprensione, di compagnia. Una persona che non coltiva questa empatia nei confronti del fratello e della sorella non può avere nessuna pretesa di poter imparare davvero a pregare.
E quindi è bello pensare che ciò che dà consistenza la nostra preghiera e combattere con tutte le nostre forze, l'indifferenza. Capite che invece noi pensiamo esattamente il contrario per avere il cuore leggero cerchiamo di interessarci il meno possibile della vita reale delle persone che abbiamo accanto. Non possiamo rimanere indifferenti a tutto questo.
Ecco perché sono rimasto sempre molto colpito dal fatto che nella Chiesa le persone più informate del bene e del male del mondo solitamente sono i monasteri di clausura. Cioè dici, ma loro sono chiuse là dentro, stanno facendo una vita contemplativa, ma cioè le pensiamo al riparo, no, ma non solo per niente al riparo. Sono le piu informate di tutti. EE uno potrebbe dire forse perchè c'hanno molto tempo, no?
È esattamente il contrario, non avrebbe consistenza la vita contemplativa se non ci fosse una passione per la vita reale. Allora posso essere anche chiuso in un monastero, ma ciò che succede in Ucraina, come ciò che è, succede in Africa, ciò che succede dall'altra parte del mondo. E una cosa che mi interessa moltissimo e la mia preghiera
non avrebbe nessuna consistenza. Se le gioie, le speranze, le fatiche, le sofferenze del mondo non fossero anche le gioie e le speranze, le fatiche e le sofferenze mie, cioè della Chiesa. Ho appena citato la gaudium et spes. Ecco l'elemosina non è tanto il gesto di prendere qualcosa e di darlo, ma di non rimanere indifferenti davanti alla vita reale delle persone, soprattutto quando noi dobbiamo essere molto sinceri.
Non abbiamo sempre tutti i mezzi per risolvere il male che incontriamo nella vita, la sofferenza delle persone che incontriamo nella vita. Ma il signore non ci ha mai chiesto di essere la soluzione ai problemi. Ma sentite come lo traduce Paolo? Portate i pesi gli uni degli altri. Amatevi di amore e fraterno. Sopportatemi a vicenda. Lo so che in italiano la parola sopportarsi non è bellissima, ma, e portatevi sulle spalle gli uni gli altri. Questo significa sopportatemi a vicenda.
Allora non ci viene chiesto se con la nostra elemosina dobbiamo risolvere tutto il male e il dolore che incontriamo nel mondo o se dobbiamo benedire ed evidenziare tutta la gioia e la luce che incontriamo nel mondo, ma semplicemente di non rimanere indifferenti davanti a tutto questo. C'è una scena nella via crucis che a me colpisce molto. Colpisce soprattutto perché Gesù ha una parola durissima durante quel quel passaggio, perché incontra le donne di Gerusalemme
che piangono su di lui? Eh dice, non piangete su di me ma sui su voi e sui vostri figli, no?
Però, c'è qualcosa di assolutamente straordinario in questa scena, cioè questa gente non rimane indifferente davanti alla sofferenza reale di Gesù che sta passando e vi posso assicurare che se vi è capitato qualche volta di andare in Terra Santa e di partecipare alla Pia pratica della Via crucis, tradizionalmente parte dalla flagellazione, attraversa Gerusalemme vecchia, fino ad arrivare, appunto al al, al Santo Sepolcro. C'è una cosa che vi colpirà moltissimo. E molto spesso la.
La via crucis accade in mezzo all'indifferenza generale di quello che sta succedendo in mezzo alla strada. Negozi pellegrini come se ci fosse un corpo estraneo invisibile che sta attraversando la vita reale delle persone e sono pochi quelli che si accorgono di quello che sta succedendo. Molto probabilmente Gesù ha fatto esattamente questo tipo di esperienza.
Di certo forse non ha fatto proprio quel tragitto, ma ci interessa poco, capire se la strada era proprio quella o se dovevamo spostarci di qualche metro. È interessante che Gesù porta la sua croce attraversando un'indifferenza collettiva. Ma non tutti erano indifferenti, qualcuno guardava e rimaneva trafitto da quello che stava
accadendo. Ecco questo atteggiamento di differenza e ciò che si contrappone all'indifferenza, cioè lasciarci trafiggere da ciò che incontriamo, avere un cuore che sa ridere con chi ride e piangere con chi piange questo questa compassione profonda e l'educazione più grande dell'elemosina. Pensare invece che l'elemosina sia semplicemente do 10 € a qualcuno e ho risolto il problema. Questa non è l'elemosina.
Allora, e vedete quanto quanto è intramontabile un consiglio spirituale del genere, cioè come possiamo dire no? L'elemosina è una cosa del passato. Noi adesso siamo persone moderne, pensiamo ad altre cose che possono esserci utili, come possiamo emanciparci dalla compassione? Come possiamo emanciparci dal combattere l'indifferenza? Non è forse questo il grande male dell'individualismo contemporaneo? Cioè dire l'importante è che risolvo il mio problema, quello
degli altri. A me non interessa. Devo star bene, io devo trovare io un benessere, devo trovare io un equilibrio, devo trovare io la soluzione. Invece un cristiano autentico che vive autenticamente una vita spirituale, è una persona di carne e sangue, con un cuore che palpita e che sente anche la vita concreta delle persone che ci avvicina. Sarebbe interessante, non lo possiamo fare oggi se ognuno di noi potesse riflettere sulle opere di misericordia che voi sapete che sono materiali e
spirituali. Significa che ci sono delle opere di misericordia, materiali, cioè proprio concrete, che uno può fare, no? Andare a visitare un carcerato, no, andare da un ammalato e poi ci sono le opere di misericordia spirituali. Ve ne cito una che forse è la più difficile, sopportare con pazienza le persone moleste. No? Che significa che a volte noi siamo circondati da persone con evidenti EE spigoli, Eh?
E ecco non rimanere indifferenti anche davanti al carattere di qualcuno che che a volte è frutto di di di vissuti. Di vissuti sbagliati eccetera. Però non si tratta cioè di assumere un atteggiamento e poroso nei confronti della vita, cioè non dobbiamo essere come come dei dei muri che si tengono lontani dagli altri, ma dobbiamo lasciare che la vita passi dentro di noi. Il secondo Consiglio per poter vivere la preghiera è unire sempre la preghiera al digiuno.
Ora il problema del digiuno è sempre un problema serio perché troppo spesso noi pensiamo al digiuno e lo uniamo alla prova costume, no? Ci uniamo l'utile al dilettevole, diciamo Beh un pò di digiuno ci fa bene in tutti i sensi no, ma anche qua permettetemi di dare una chiave di lettura che spero possa essere quanto più esistenziale possibile. Digiunare significa ricordarci che a volte la nostra vita. È talmente tanto appesantita che non riusciamo a far nulla perché è troppo pesante.
E che cos'è che appesantisce la nostra vita quando noi ci ingozziamo di di vita? Ora se pensiamo al cibo ho una bevanda subito capiamo che cosa significa fame e sazietà. Ad esempio, quando una persona mangia troppo non riesce a far molto dopo, Eh, perché è talmente tanto pieno di cibo, gli viene sonno e stanco, se se tu devi lavorare di pomeriggio non puoi mangiare doppia porzione di pasta al forno a 12:00, perché il pomeriggio sarai soltanto in posizione
ignaziana. Capite cioè, e non riuscirai a venir fuori dal riposo dello spirito che ti che ti verra fuori. Devi devi essere attento a capire che se tu devi fare qualcosa ti devi mantenere leggero ora. Portiamo questa questo Consiglio molto fisico, molto pratico a livello esistenziale. Qual è il modo attraverso cui noi ci appesantiamo? Vedete amici? Sono le nostre dipendenze, tutti noi abbiamo delle dipendenze in tutti gli ambiti della vita.
Allora tu ti accorgi che una cosa è sbagliata dice OK, questa cosa è sbagliata perché è un peccato. Sì, è un peccato. Ma c'è una cosa più interessante del fatto che quella cosa sia peccato, quella cosa ti è d'impedimento perché ti possiede fino al punto che ti rallenta il passo. Allora se tu devi combattere qualcosa non lo devi fare semplicemente perché è un peccato, ma perché è una, è un atteggiamento furbo combattere quella cosa astenerti da qualcosa.
Alleggerisce il passo. Quindi ognuno di noi deve poter dire a se stesso, che cos'è che appesantisce la mia vita? Che cosa uso della vita per ingozzarmi? Quali sono le mie dipendenze e li esercitarsi col digiuno?
Quindi? Attenzione, non che non non voglio che noi chiamiamo le cose per nome e quindi ehm dire Eh, io devo combattere questa dipendenza perché è un peccato, guardate che non troviamo la forza a volte di combattere una dipendenza semplicemente perché è un peccato, ma perché abbiamo capito che ci conviene combattere quella dipendenza.
Ancora una volta non dobbiamo usare l'ottica del senso di colpa, ma dobbiamo usare una un'ottica di intelligenza rispetto a questo, cioè inutile che passiamo il tempo a dirci Eh, è una cosa brutta che io faccio, mangio troppo oppure ho questa cosa che mi mi porta via troppo tempo, mi riempie troppo la mia esistenza rallenta, mi toglie attenzione, mi distrae, appesantisce e spegne dentro di me l'amore nei confronti del Signore. Si ripiega su me stesso, su me
stessa, è troppo poco pensarlo soltanto in un'ottica moralistica. In realtà noi sappiamo che ci sono delle cose su cui dobbiamo esercitare il nostro carattere, perché il digiuno da queste cose alleggerisce il nostro cammino e rende possibile la vita spirituale. Allora ora se tu vuoi pregare ma non combatti per niente le tue dipendenze, la tua preghiera dura poco.
Ti addormenti. E non è semplicemente fisicamente, l'addormentarsi significa nel dormire è nascosta una faccenda seria e non essere presenti a quello che tu stai facendo. E non sei presente perché il tuo cuore è altrove. Questo è il problema. Lì dov'è il tuo cuore, dice il Vangelo, lì c'è il tuo tesoro, allora dove abbiamo messo il nostro cuore? Nelle dissipazioni dice la parola di Dio. Che cosa significa essere sobri? Che cos'è il digiuno se non
avere il cuore al posto giusto? Non avere un cuore appesantito, combattere con tutte le nostre forze ciò che appesantisce il nostro cuore. Eh, sarebbe molto interessante se ognuno di noi oggi potesse dare un nome a ciò che gli appesantisce la vita e dire questa e questo è il cibo che io uso per ingozzarmi, quindi capite che non è semplicemente una questione di cibo. Ad alcuni non non risulta assolutamente un sacrificio, non mangiare.
O togliere qualcosa? Tutti siamo bravi a fare il digiuno da quello che non ci piace, no, se uno non gli piacciono i cavoli dice signore prenderò l'impegno di non mangiare mai cavoli, ma perché non ti piacciono? E quindi è molto facile per te far questo. No, devi poter dire ciò che invece ti costa molto. Allora ciò che ti costa, sì, è vero, ti fa fare fatica, ma come ti alleggerisce il cuore? Come ti prepara la preghiera?
Tutto questo? Ora ho voluto prendere di petto il problema, il la questione della preghiera, e metterci accanto elemosina e digiuno. Quindi la compassione, l'elemosina e la lotta alle alle nostre dipendenze, a ciò che riempie e rallenta la nostra vita, ciò che appesantisce la nostra vita. Ma potremmo prendere la compassione e dire che non ci può essere nessuna compassione se tu non preghi, perché se tu e nella preghiera che tu cominci a sentire le cose come le sente Cristo.
Il tuo cuore comincia a sentire come sente lui. Dice Paolo, abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo, sentire come lui sente. Ecco nella preghiera, noi riceviamo questo. O ancora tu non potresti fare nessuna lotta? Ciò che appesantisce la tua vita, se non hai compassione per i fratelli e se non preghi, vedete, sono collegate tra di loro. Queste tre cose, noi non possiamo separarle, le viviamo
insieme. La compassione, la preghiera, la lotta a ciò che appesantisce la nostra vita, altro che cose del passato retrogradi che, ehm, non servono, fanno parte di un immaginario troppo. Troppo pesante. Un cristianesimo basato sui sacrifici ma non qua. Vedete? Non ho parlato per niente di un'ottica sacrificale. Vi ho mostrato, spero un affare. Cioè, è un affare per noi far questo? E vivere così significa ricevere un vantaggio dentro la propria
vita. Bene, questa era la premessa che volevo dirvi così da non prendere il tema della preghiera, separandolo da queste due cose che sono due cose molto importanti. Ehm, e ve lo dico perché immagino ho letto qualche qualche vostra condivisione. Ehm. Siete venuti qua, ma vi portate qui anche tutto il mondo che avete lasciato fuori, no?
E quindi se avete qualche dolore che state vivendo qualche relazione, dove state sperimentando sofferenza, fatica, se avete a cuore qualcuno, Eh, questa può diventare una distrazione per gli esercizi? No, non lo è con passione. In realtà questo dà consistenza a queste giornate, da consistenza alla preghiera. Eh Eh dice Ma io volevo trovare un po di pace dimenticandomi di questi. Problemi? Non facciamo bene a portarli, ma a illuminarli nell'ottica
giusta. Ecco, se io dico che la sofferenza e la gioia delle persone che circondano la nostra vita non sono una distrazione, ma solo un aiuto, beh, lo accolgo con molta più gioia. Tutto questo no. E è anche il senso di impotenza che a volte mettono dentro di me. Ma veniamo alla questione più seria, che cos'è che fa da impedimento alla preghiera, cioè che cos'è che impedisce con tutto noi stessi? Di poter vivere intensamente la preghiera ora.
Se uno ci interrogasse su questo punto e non avesse consapevolezza di quello che dice il Vangelo, noi potremmo rispondere in tanti modi, ad esempio un modo classico di dire che noi possiamo avere un impedimento nella preghiera e dire che un impedimento della preghiera sono le distrazioni. Oppure un impedimento alla preghiera?
Possono essere i miei peccati? Un impedimento alla preghiera può essere la mancanza di tempo ed è vero, cioè queste cose effettivamente sono un condizionamento che possono avere un peso specifico? Beh, questa è una convinzione sbagliata, dice il Vangelo, perché il Vangelo? Quando parla della preghiera mette solo due condizioni affinché la preghiera possa accadere.
Dice che per poter pregare non c'è bisogno di non avere distrazioni, di essere puri, di avere una vita perfetta, eccetera per poter pregare, dice il Vangelo bisogna essere costanti. E pregare di poter perdonare, cioè senza il perdono non si può pregare. Ora avremo modo di capire in che modo possiamo coltivare la costanza. Oggi vorrei prendere di petto il grande tema del perdono, perché se noi non affrontiamo il
perdono. Non possiamo entrare nella preghiera perché ciò che più impedisce la preghiera a volte è la mancanza di perdono. Ricevuto e dato agli altri. Allora cominciamo un po a capire che cosa dobbiamo intendere quando parliamo di perdono, cioè e partiamo da un brano che è il brano che troviamo in Matteo sei. Matteo, sei dal versetto. 7, al versetto 14 lo leggo velocemente, poi lo commentiamo insieme perché questa sarà la base della della nostra meditazione.
Matteo sei versetti, 7, 14. Pregando, sentite cosa dice Gesù nel Vangelo di Matteo, non sprecate parole. Come fanno i Pagani? Essi credono di venire ascoltati a forza di parole, ma dovremmo fermarci un attimo e dire che essi vengono, si credono di venire ascoltati a forza di parole, di ragionamenti, di sforzi, di performance.
L'atteggiamento pagano e pensare che la preghiera è consegnata a noi, cioè siamo noi gli autori della preghiera e quindi dice, ma se io parlassi come quello, sicuramente pregherei benissimo se io facessi le riflessioni che fa Tizio Caio e Sempronio, pregherei molto bene se io potessi pregare in quel modo, Eh. Vi è mai capitato di entrare in una chiesa, vedere una persona raccolta e dire quanto vorrei essere raccolta anch'io in quel modo?
La la trovate inginocchiata, no, in quel modo e dice. Sei anche io pregare così, poi vi mettete in ginocchio dopo due minuti vi fa male l'anca dice ma quello come fa a stare in quella posizione? No, perché tutti noi siamo convinti che una questione di performance Eh Eh, non è una questione di performance. Toccheremo il tema preghiera e corpo Eh, ma non è una questione di performance, questo è un atteggiamento pagano. Essi credono di venire ascoltati
a forza di prestazioni. Non siate dunque come loro. Perché il padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Quindi anche li. Vedete il male? Che cosa insinua dentro di noi se tu non preghi bene? La preghiera non ha efficacia. La magia non riesce, no? Non ho chiesto bene, c'è qualcosa che ho sbagliato nella preghiera.
Ecco perché non ho, non ho avuto il risultato che ci avevo in testa, quindi significa che noi che pensiamo che tutto dipenda dalla nostra performance, ci dimentichiamo che siamo di fronte a uno che ci ama. Solitamente a me capita molto spesso con le persone a cui voglio molto bene e di cui mi sento molto voluto bene, che non abbiamo bisogno di parlare molto. Che basta anche un messaggio e già ho capito dove sta andando a parare, perché c'è la sintonia
dell'amore. Cioè c'è una sorta di intesa che nasce dall'amore. Allora sta dicendo Gesù, ma se state davanti a uno che vi ama ha già capito quello di cui avete bisogno. Non c'è. Non non c'è necessità che dovete dimostrare in qualche modo che dovete fare chissà quale cosa per poter pregare, ma noi ce l'abbiamo, no, la consapevolezza di trovarci davanti a uno che ci
ama. E anche se ci andiamo lì, tutti sporchi, tutti sudati, eccetera, ma tu ti puoi permettere di andare in quelle condizioni davanti a uno che ti ama, davanti a un estraneo, no? Davanti a un estraneo, no? Allora se viene mia madre in casa io posso stare in ciabatte.
Se viene un estraneo mi metto le scarpe, capite che c'è una grande differenza alunno potrebbe dire Ah, quindi tua madre non merita che tu vai, ma capite che l'amore mi mette in una condizione di non dover indossare nient'altro se non essere me stesso come solo. Se io sento la necessità di mettermi le scarpe e il rispetto ed è vero, ma è il rispetto per
gli estranei. Io ricordo venendo dal sud, che a volte ci sono queste un po. E politiche su l'ospitalità, molto strane, ad esempio la sala dove si entra soltanto quando vengono gli ospiti, la poltrona dove ci si siede, se viene qualcuno no. La sala da pranzo che si usa quando e allora c'è 1, 1 casa di serie AE una casa di serie B, la casa di serie A tutto a posto? No, c'è anche la plastica, ancora là, tutto è preservato, eccetera.
E poi c'è la casa di serie B che molto spesso è. Lotta alla cucina che diventa il luogo dove si fa tutto, la dentro. No, perché? Perché non dobbiamo sporcare il resto della casa, perché se viene qualcuno, Eh. Ecco, vorrei dirvi che la preghiera accade in cucina, quella vera non e non si trova invece nel salotto per bene. Ed è una cosa molto importante avere questa consapevolezza che ci troviamo davanti a uno che ci vuole bene e quindi dice, sto andando a pregare ma non ho
voglia di andare a pregare. Che senso ha andare a pregare? Ha molto senso perché tu davanti a uno che ti ama, puoi andarci anche senza nessuna voglia, perché non è che gli devi dimostrare qualcosa. Quello ti ama, anche se tu non hai voglia Eh. Anzi, molto spesso quando tu sei stanco e vai da qualcuno che ti vuole bene. L'affetto è è centuplicato perché dice Mannaggia, ti vedo proprio stanco? Vieni qua, no eh?
Questo atteggiamento è l'atteggiamento che a noi manca, a volte nella preghiera, che tutta invece performance. Non siate dunque come coloro. Come loro, perché il padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Ecco, ho letto questo, questo, questo brano, così come come si recita una preghiera e quindi ci siamo dimenticati che cosa in tutto ciò.
Che il catechismo, ad esempio, se sfogliate il catechismo della Chiesa cattolica troverete che una parte del catechismo della Chiesa cattolica e sul padre nostro. Quasi a voler dire che se tu vuoi capire qualcosa dalla dottrina cristiana devi capire il padre nostro. E quindi noi avremo continuamente continuamente davanti a noi la preghiera del padre nostro, non soltanto come l'esperienza di una preghiera vera. Ma come? Il compendio di tutto quello che crediamo. E quindi?
Già, soltanto se noi cominciassimo a dire, voi dunque, pregate così. Padre nostro. Padre, cioè mi rivolgo a Dio, lo chiamo papà. Già questo spalanca un mondo. Già questo dovrebbe evangelizzare Arci. Ma ormai per noi è diventata un'abitudine. Padre nostro Eh, non non ci facciamo più caso al peso di questa preghiera, no al peso specifico di questa preghiera, ma questa mattina non voglio fermarmi a spiegare il padre nostro.
Vorrei andare subito di versetti successivi, perché quando Matteo fa dire a Gesù questo e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male subito aggiunge, se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il padre vostro che è nei cieli. Perdonerà anche a voi? Ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il padre vostro perdonerà le vostre colpe. Quindi significa che c'è una condizione che mette Gesù nella preghiera, che è perdonare. O ancora? Matteo 52324.
Se dunque tu ti presenti tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare. Va prima a riconciliarti con tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. È una condizione che Gesù mette.
Ora che cosa vorrei dirvi che. Se tu pensi che il perdono sia sistemare delle questioni esterne, ben venga, se tu riesci a risolvere davvero una questione esterna con qualcuno e bello nella vita poter risolvere delle questioni. Però succede, a volte nella vita, che certe questioni esterne non si riescono a risolvere. Allora che cosa significa perdonare? Il perdono riguarda soprattutto, vedete amici? La ricaduta interiore del male che viviamo?
Cioè la risonanza che ha dentro di noi quel male. Ad esempio, io posso aver sofferto qualcosa per colpa di qualcuno, il dolore che mi ha procurato quella persona, la rabbia che ha suscitato dentro di me e d'impedimento a un'autentica preghiera. Quindi mettete il caso che la persona fuori di voi vi ha chiesto scusa, non è detto che però voi l'avete perdonata, nel senso che vi siete liberati della rabbia che avete accumulato dentro.
Quindi la cosa più interessante è liberarsi della ricaduta interiore del male ricevuto, non tanto dire ho ricevuto il perdono esterno, è vero anche il contrario, che a volte ci troviamo davanti a persone che scusa non c'è la domandano e che non fanno ammenda rispetto alla sofferenza che ci hanno dato, no? Che significa che siccome questa persona e impenitente cioè non cambia rispetto alla propria posizione, noi siamo condannati a non dover pregare.
Perdonare una persona significa liberarsi dalla ricaduta interiore che ha il dolore che abbiamo subito, anche se esternamente quella persona per tutta la vita continuera a tormentarci sullo stesso argomento. Sto leggendo in questi giorni la biografia di una di una donna
che conoscevo solo per sentito dire. 1 1, mistica italiana, più o meno nostra contemporanea è morta nel 1980, beatificata da non molto Maria Bolognesi. Eh, mi colpisce nella storia di questa donna la presenza di un prete che tra l'altro era anche il suo parroco che l'ha tormentata per tutta la vita.
La tormentata, cioè lettere anonime, la denunciata la portata in tribunale, gli ha detto che era isterica, gli ha detto di tutto di più e. E io vorrei dirvi, ma come, come fai a Santificarsi quando tu c'hai qualcuno, perché ricordatevi quando i nemici sono fuori, gli estranei non lo so EE l'ateo che mi sta Eh. L'anti clericale che mi sta attaccando è facile, no, ma quando ce l'hai in casa? Cioè sono quelli che dovrebbero aiutarti.
E invece tu li sperimenti come una costante mortificazione. Mi ha colpito questo che alla fine della vita del parroco. Maria Bolognesi si presenta a casa sua, lui è sul letto di morte e lì avviene una riconciliazione. Però per tutta la vita. E stata una spina nel fianco
questa persona. Ora da che cosa ci accorgiamo che questa donna ha vissuto un percorso di Santità, non ha mai lasciato che il dolore inflitto da questo prete avesse una ricaduta interiore tale da impedire a lei di vivere una comunione profonda con Cristo. Questo è perdonare, capite? Non è convincere gli altri a non farci del male, a volte ci riusciamo, a volte no, ma domandarci che cosa possiamo fare per liberare? Dalla ricaduta interiore che quella sofferenza ha dentro di noi.
Quindi se uno dice e io vorrei perdonare ma non riesco AA riconciliarmi con quella persona, perché quella persona non vuole. Bene, se quella persona non vuole, se tu non trovi argomenti attraverso cui riesci a far questo, allora domandati interiormente il dolore che questa persona ti provoca e di impedimento. Cioè tu stai perdonando, OO TI tiene in ostaggio quel dolore e quella sofferenza perché il dolore e la sofferenza fa nascere in te rabbia, risentimento.
E voi capite che se dentro di te c'è rabbia e risentimento, come puoi vivere una relazione d'amore? Se c'è questo muro di rabbia e rancore che ti porti dentro? Hai bisogno di fare l'esperienza del perdono? Allora? Qual è la cosa che vorrei dirvi oggi? Che esistono tre livelli di perdono, che sono tre livelli di impedimento. Che noi dobbiamo combattere dentro ognuno di noi. Allora? Quello basilare ed è quello che certamente faremo questa mattina.
Poi non so dove arriverò, continuerò oggi pomeriggio e concluderemo il quadro come abbiamo fatto ieri. Il primo perdono e perdonare gli altri. Il secondo livello di perdono e perdonare noi stessi. Perché non so se vi siete accorti e a volte non noi non abbiamo un problema con gli altri, abbiamo un problema con noi stessi. Se tu non ti perdoni, come puoi pregare? C'è qualcosa che fa da impedimento alla tua esperienza di perdono, di di preghiera e il
fatto che tu non ti perdoni. E quindi io ho. L'obbligo, vero? Di combattere tutto ciò che di impedimento la vita di preghiera e quindi devo imparare a perdonare me stesso. E poi nessuno si scandalizzi. Il terzo livello di perdono e perdonare Dio. E qua direte, Don Luigi si è impazzito.
Vedrete, poi quando arriveremo nella meditazione di questo, di questo aspetto che non è una cosa banale quella che vi ho appena detto, non perché Dio abbia bisogno di perdono, ma perché ci sono dei momenti della vita in cui noi percepiamo Dio come un nemico. Non come un padre, ma esattamente come uno contro di noi. È un aspetto della vita spirituale che non possiamo
assolutamente trascurare. Perché quando tu vivi Dio come uno che contro di te è che non è tuo padre, ma questo è un impedimento molto serio a pregare. Perché se vi ho detto che noi dobbiamo andare davanti a uno che ci ama, ma io sono convinto che quello non mi ama, anzi esattamente la causa di tutto quello che io non avrei voluto
dentro la mia vita. Capite che anche Dio ha bisogno di essere perdonato, cioè devo liberarmi da una ricaduta negativa con una relazione con Dio che ha costruito un'immagine di Dio sbagliata. Questo significa perdonare Dio. Quindi nessuno vada a dire alla congregazione della dottrina
della fede. Don Luigi ha detto che dobbiamo assolvere Dio, Eh, ma è l'immagine di Dio distorta che si è costruita dentro di noi e che fa sì che noi, per molto tempo della nostra vita, percepiamo non un Dio padre, ma un Dio despota, padrone nemico, indifferente, inesistente, che proprio quando abbiamo bisogno non c'è. Insomma, ci sono tante cose che poi vedremo. Quando toccheremo un po questo argomento.
Cominciamo dalla dal primo livello, che è quello basic, cioè quando parliamo di perdono subito, ci viene in mente che dobbiamo perdonare qualcuno o avere un problema relazionale con qualcuno. Anche qui apro e chiudo velocemente una parentesi, vi siete accorti che. Il male e il bene non arrivano mai in astratto arrivano sempre attraverso qualcuno. Cioè, se tu stai fermo in un
posto, il male e il bene. Non ti arriva dal nulla quando quando uno dice perché stai male, molto spesso racconti storie che coinvolgono gli altri o perché stai bene, racconti storie che coinvolgono gli altri, cioè la componente relazionale è davvero la componente più decisiva della nostra vita? Ora il primo livello relazionale. Cioè la prima vera grande scoperta che noi facciamo nella vita. Un bambino non percepisce prima se stesso, ma prima la madre.
Attenzione, non percepisce prima Dio, ma prima la madre. Cioè il mio prossimo proprio più vicino, quello che io vedo, la madre e il padre, le persone che ho accanto. Solo in un secondo momento, a un certo punto io scopro che non esistono solo gli altri, ad esempio, ma che esisto io? Le crisi adolescenziali nascono dal fatto che a un certo punto un bambino si accorge di esistere. E accorgendosi di esistere, prova un desiderio profondo di
affermare la sua esistenza. E per affermare la sua esistenza fa passare un brutto quarto d'ora agli altri. Un quarto d'ora secondo l'ottica biblica, 1000 anni sono come il giorno di ieri che è passato come un turno di veglia nella notte dice la parola bene, che cosa significa?
Tutto questo? Significa che certe volte noi dimentichiamo questa componente importante, cioè prima incontriamo gli altri, poi a un certo punto della nostra vita incontriamo noi stessi e alla fine solo alla fine ci accorgiamo che non esistono solo gli altri, noi stessi e noi stessi. Ma esiste qualcosa di più profondo, di fondamentale, meglio ancora di fondativo. Che si trova sotto sotto sotto ogni cosa.
È interessante perché normalmente, quando noi parliamo di Dio, diciamo che è l'altissimo. Ma in realtà l'esperienza dell'altissimo noi la facciamo al fondo di noi stessi, cioè quando una persona entra in se stessa, scopre se stessa, ma poi si scopre abitata anche da una realtà molto più profonda del proprio sé, che è appunto Dio. Ecco. Questo è il motivo per cui ho
usato questa successione. Il perdono all'altro il perdono, a me il perdono a Dio perché sono le tre consapevolezze che accompagnano un po la nostra vita. Allora prima, Eh, diciamo così, primo quadro ed è il perdono nei confronti degli altri. Riguardo a questo perdono, vorrei fare 1 1 differenziazione, esistono due livelli di perdono nei confronti dell'altro, perché parlo di due livelli diversi perché fondamentalmente nella nostra vita costruiamo due livelli diversi di relazione.
Il primo livello è il livello normale, cioè le relazioni sono le persone che incontriamo e che in qualche maniera entrano dentro la nostra vita. Queste relazioni normali sono fatte di cose belle, di cose brutte, di cose che subiamo di cose che non subiamo eccetera, di screzi OO, di consolazioni. E cioè sono i rapporti normali che noi abbiamo, cioè.
Se io ogni tanto incontro una persona dentro la mia vita dico questo è un amico, un conoscente, un collega, una persona che con cui condivido parte della mia vita. Sono le relazioni normali. Ecco, a volte il perdono tocca questo tipo di relazione. E vi devo dire la verità, che è molto più facile pensare alla al perdono quando stiamo in delle
relazioni normali. Scusate se ripeto questo concetto non è tanto risolvere esternamente il problema con queste persone, ma ricordatevi è la ricaduta interiore. Un collega mi ha fatto uno sfregio. Un confratello m'ha fatto un dispetto. Eh, un amico. Mi ha trattato male o non si è disinteressato in me questa cosa in un rapporto normale mi crea amarezza interiore, questa amarezza e di impedimento, cioè mi mi tiene in ostaggio e quindi io devo fare in modo.
Vedremo in che modo noi possiamo affrontare questa amarezza. Devo fare in modo che questa amarezza non mi condizioni. Beh, posso dirvi che questo è relativamente semplice, ma c'è un secondo livello di relazioni. Io chiamo le relazioni significative. Ora, quando la sofferenza non ti viene da una relazione normale ma ti viene da una relazione significativa un padre, una madre, un marito, un figlio.
Un amico intimo. Cioè sono quelle relazioni che chiamiamo significative, perché solitamente, in quale relazioni avvertiamo che la vita ha un senso. E lì è un problema, il perdono, eh, non è così facile, perché la ricaduta delle azioni che le persone significative hanno dentro la nostra vita è molto più drammatica di una relazione normale. Il condizionamento che queste persone danno al nostro mondo interiore è molto più grande
rispetto a quello degli altri. Dice un Salmo, vediamo se, se ricordo bene, ehm, la la forma di di di questo tipo di citazione anche tu. Che mangiavi il mio pane. Hai alzato contro di me il tuo calcagno. Eh tu a mangiare lo stesso pane significa avere una relazione di intimita con qualcuno? Ecco. Che che a Gesù lo lascino soli le folle, quelle che si erano entusiasmate per i pani e per i pesci che lo seguirono.
La predicazione credo si che abbia provocato amarezza nel cuore di Gesù. Ma che lo Lascino Pietro e Giacomo. Beh, capite che ha un'amarezza molto più profonda che lo tradisca. Giuda ha un dolore molto più profondo, quelli sono i suoi. Sono i più intimi, capite? Beh, sappiate che molto spesso la nostra vita è in ostaggio di alcuni dolori che abbiamo sperimentato, soprattutto nelle relazioni significative. E qui tutto si complica perché ci vuole proprio un percorso di guarigione. E.
E che cosa si fa? Cioè, che cosa può aiutarci a poter sperimentare questo primo livello di perdono? Vedete se io sono ferito in una relazione significativa non riesco a pregare. Perché siccome Dio è amore? Quando io penso all'amore, penso a quello che ho subito. Non non sono aiutato nell'esperienza dell'amore, se io sono condizionato in un'esperienza di amore che mi ha fatto soffrire? Ho bisogno di qualcosa che sani, con l'amore di un'esperienza di amore positivo che mi possa far
vivere bene. Di nuovo questa relazione con il signore. Allora qui ci sarebbe tantissimo da dire, io voglio semplicemente non darvi una risposta oracolare, no dicendo, Ecco, questa è la soluzione a tutti i problemi, eccetera, ma voglio semplicemente. Indicare una strada, cioè dirvi verso dove possiamo camminare per cominciare questa esperienza di perdono sapendo un'altra cosa che il perdono non è mai una faccenda chiusa. Tu dici, ho perdonato fine della storia?
Un contadino, questo lo sa molto bene. Se si mette a pulire il campo di pietre e erba, sa benissimo che si ripresenteranno dopo la prima pioggia ti ritrovi di nuovo a dover combattere con l'erba. Ti a combattere di nuovo con le pietre che riemergono? Cioè, è una questione di ogni giorno, il perdono non è una faccenda che chiudi e basta dice OK, non c'è più niente, tutto a posto, no?
È quello che mi piace sempre citare della storia di del piccolo Principe di Antoine de Saint Exupéry, quando quando parla del di questo lavoro di igiene interiore, di quello che va a raccogliere i semi di baobab dice bisogna toglierli perché altrimenti questi semi diventano baobàb e soffocano il pianeta. No, è troppo piccolo questo pianeta per ospitare semi di baobab. Sono questi alberi giganteschi? Allora ogni mattina devo andare a raccogliere. Chi?
Semi che possono diventare un albero. Quindi è un lavoro dentro noi stessi, mai chiuso. La preghiera va di pari passo a questo lavoro di perdono. Sempre tu, preghi per perdonare e perdoni per pregare. Ecco come si illumina vicendevolmente le due cose. Perché io prego perché ho bisogno di essere aiutato a perdonare perché perdono, perché questo mi aiuta a pregare. È reciproca. Come cosa? Ecco, vorrei suggerirvi un brano che è duro.
Ma secondo me è bellissimo nel darci una chiave di lettura nuova, duro perché è un brano di San Paolo, Paolo a volte non non si lascia prendere da molti romanticismi, chiama le cose per nome, a volte le chiama anche con una durezza. Beh, il suo trascorso si vede, Eh, questo è uno che ha studiato
la legge. Conosce bene le scritture, pane, pane al vino, al vino, cioè è uno chiaro nelle questioni, cioè non non addolcisce la pillola, quindi vi chiedo invece adesso nel leggere questo brano di di Capir bene perché Paolo è così duro nel dire queste parole e di capire che questa è una durezza che fa bene. Siamo nella lettera ai romani, lettera ai romani capitolo 12, versetti 9, 20. Quindi romani 12. Versetti 9, 20. Sentite cosa dice Paolo. La carità non sia ipocrita?
Detestate il male? Attaccatevi al bene. Guardate qua, c'è una scuola di preghiera, cioè tu vuoi pregare, devi prendere sul serio quello che sta dicendo Paolo. L'amore non può essere una finzione. La carità non sia ipocrita? Perché se vi leggete il Vangelo di Matteo, immediatamente prima, ai versetti che vi ho citato, sentirete Gesù che dice, non fate come quelli che elemosinano per far vedere agli altri che sono buoni e bravi che danno
l'elemosina agli altri. Quando tu fai l'elemosina non sappia la destra, ciò che fa la sinistra. Quando tu ti giuni lavati il capo profumati non non non far vedere che stai digiunando, per non dire, e quando tu preghi, nasconditi nella tua stanza, non ti mettere negli angoli delle piazze, a gridare, a far vedere che tu preghi. Stiche tutti possano ammirarti. Che cos'è questo atteggiamento e
vivere di apparenza, no? E vivere cercando costantemente di essere visti dagli altri, di ricevere dagli altri delle conferme. Quindi l'amore è una simulazione di amore, non è amore vero e amore ipocrita e amore come apparenza e amore per far vedere.
Dice Paolo, l'amore non è un'esperienza di ipocrisia, la carità non sia ipocrita, detestate il male e attaccatevi al bene e anche qua sta dicendo, se tu non ti decidi di combattere il peccato che ti abita, tu non puoi vivere l'amore e non puoi vivere una vita spirituale, devi detestare il male e attaccarti al bene. Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno. Poi sentite come peggiora la situazione gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Non nel bestemmiare lì a vicenda nello stimarvi a vicenda, significa che se c'è un'azione che noi dobbiamo fare è mettere costantemente in evidenza il bene dell'altro. Parlare bene dell'altro, far arrivare all'altro la stima. Ma io non lo so, se se noi siamo in quest'ottica, Eh, guardate i nostri ambienti relazionali, usiamo una parola teologica, i nostri ambienti comunitari. E può essere la famiglia e il convento e la parrocchia, il movimento, le le comunità di
lavoro, eccetera. Quando non sono fatte di persone che gareggiano nello stimarsi a vicenda, sono sempre dei piccoli inferni. Dice ma è così affascinante questo convento che dà su una natura incontaminata, diciamo queste pietre così, ma dentro c'è l'inferno. Se non ci sono persone che. Gareggiano nello stimarsi a vicenda. Ma quella famiglia è un inferno, se non ci sono persone che gareggiano nello stimarsi a vicenda, che non si amano di amore fraterno. Non siate pigri nel fare il bene.
Siate invece ferventi nello spirito, servite il signore. Siate lieti nella speranza. Costanti nella tribolazione e perseveranti nella preghiera. Anche qui ci sarebbe bello fermarsi su queste tre parole però. Lieti, costanti e perseveranti. Bisogna essere scegliere di essere nella gioia. Di avere costanza nelle cose e
fedeltà nel vivere quelle cose. Condividete le necessità dei santi, vedete la richiesta dell'elemosina, cioè non siate compassione accorgevi, se qualcuno ha bisogno di qualcosa. Siate premurosi nell'ospitalità. Un popolo che è stato un popolo straniero, sa che cosa significa arrivare a una parte e non trovare nessuno che ti apre casa. Gesù nasce e trova tutto, le tutte le locande piene, non
trova ospitalità. L'ospitalità è uno dei modi fondamentali attraverso cui noi facciamo spazio all'altro. È bello che nella tradizione benedettina voi sapete che l'ospite e Cristo e quindi se c'è una cosa che deve superare qualunque ostacolo e dare ospitalità a chi bussa. Chissà se nella nostra vita gli altri trovano ospitalità o trovano la porta chiusa. Ma qui sentite come tutto peggiora. Benedite coloro che vi perseguitano. Benedire significa dire il bene
di queste persone. Dice Caspita, ma mi stanno perseguitando Eh. Questa e questa è l'ascesi. Benedire quelli che ci perseguitano. Dice Resistete a quelli che vi perseguita. Dice di Benedirli, cioè di imparare a vedere il bene che c'è dentro queste persone. Benedite e non maledite. Dice Paolo. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia e piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri. Non nutrite desideri di grandezza.
Ah guardate, affermarsi sugli altri è una cosa tristissima. Volgeva piuttosto a ciò che è umile. Non stimate di sapienti da voi stessi. E qui capite che Paolo sta dicendo il narcisismo è un impedimento totale alla vita spirituale, Eh? Quando andrete a pregare su questo brano, vi prego di rallentare su ogni parola, eh, e di verificare la vostra vita su quello che Paolo dice. Non rendete a nessuno, male per male. Hai ricevuto un torto, non ripagarlo con un Toro. Vuoi perdonare?
Comincia a liberarti dalla logica di azione e reazione. Non ripagare mai il male con il male. Invece a volte i nostri ragionamenti sono eh mo mo ti faccio vedere io. Cosa si prova a vivere questa cosa? Vogliamo noi educare gli altri? No e vogliamo educarli facendogli vivere il male che abbiamo vissuto. Questa è la logica dei bulli, solitamente i bulli, e sono vittime che poi diventano bulli, persone che hanno sperimentato una frustrazione, vogliono farla
provare agli altri. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini e, se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Paolo sta dicendo per quanto dipende da voi? Perché a volte non dipende da noi, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non andatevi a cercare sconti. E poi vedete qua, qua diventa la la che come si fa a combattere il male che ci abita, la ricaduta della sofferenza dentro la nostra vita? Non fatevi giustizia da voi stessi.
Carissimi. Lasciate fare all'IRA divina al. Quello dice, hai subito il male, si vuoi ammazzare quella persona si non farlo lascia che ci pensi il Signore. Questo sta dicendo Paolo. Ma ha ragione. Sapete perché ha ragione? Perché il signore è l'unico che sa fare giustizia senza che farlo alla maniera del male, cioè sa fare giustizia traendo bene, è l'unico che sa vivere una vendetta di matrice cristiana. È una roba di cui noi non siamo capaci, lui sì, allora dice, Hai
subito il male. Si non rispondere al male, ma di al signore, Pensaci tu. Pensaci tu, metto la mia causa nelle tue mani, guardate, ci vuole un atto di fiducia grandissimo nel dire non mi voglio fare giustizia da solo. Ma tu stai dicendo a quella persona guarda, sarebbe stato meglio vedertela con me. Molti te la vedi col Signore EE vedete Paolo che sta per dire ancora di più questo, Eh? Sentite sta scritto. Infatti spetta a me fare giustizia. Io darò a ciascuno il suo, dice
il signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame. Tu dagli da mangiare? Dice, Io ho avuto dei genitori che mi hanno fatto soffrire, quindi adesso mi verrebbe di non avere cura di loro, no? Tu cerca di avere cura di queste persone. E è una lotta interiore, ma perché te lo puoi permettere perché a te provvede il signore, perché tu hai un padre, hai qualcuno che ti difende, che è dalla tua parte, che è schierato con te e che ti sta dicendo tu sei diverso, tu sei diversa.
Puoi agire diversamente se il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete, dagli da bere. E sentite come ci vuole convincere Paolo. Facendo questo, infatti, accumulerai, Carboni ardenti sopra il suo capo, cioè dice, tu volevi no, che io mi vendicassi, no, non lo faccio, invece io ti rispondo con il bene e questo peggiora la tua situazione perché quando ti troverai davanti al signore te la vedrai con lui ora.
E vorrei darvi una chiave di lettura non pagana di questo brano, perché altrimenti veramente uno dice, non vado da una maga per fargli la fattura, ma la vedo col signore. Non so se ho mai raccontato, ma questa cosa non non non facciamo. La circolare c'era un amico sacerdote ormai. Diciamo, ecco che non stava più tanto bene con la testa e è stato un Santo sacerdote, ma. Della vecchiaia andai lì a consigliarmi, ma non avevo ancora capito che ormai non stava tanto più bene con la
testa. Allora mi ascolto e mi fa, io ho una soluzione. Guarda, sai cosa faccio? Io scrivo il nome di questa persona su un foglietto, poi vado nel tabernacolo, lo metto sotto la pisside. 2 3 giorni e muore, vedrai mamma. Non stava bene allora? E era interessante perché una dice sta tranquillo, non ti agitare tu, cioè c'è il signore va là e ti risolve tutto. Il problema ti libera dai tuoi nemici, Eh. Ecco, vorrei darvi una chiave, non così.
Ecco della dell'IRA divina. Allora pensate a un bambino picco. Se un bambino piccolo riceve un torto cosa fa? Va dalla madre, va dal padre e glielo dice alla madre e al padre e questa cosa gli dà un sacco di soddisfazione, perché dice Eh, mo te la vedi con loro? Ora, a meno che non sei figlio di qualche boss eccetera. Normalmente un padre e una madre hanno la maniera di dare al bambino soddisfazione, ma allo stesso tempo di moderare la
questione, no? È come se Paolo volesse dirci che dobbiamo tornare ad avere questa semplicità di cuore, di rivolgerci a Dio come dei bambini piccoli e dire veditela. E di sentirci liberati dal peso di quel torto che abbiamo subito perché ormai abbiamo passato tutto l'incartamento al al giudice giusto, a quello che ci difende, al nostro avvocato difensore, alla persona che ha la nostra parte, a quello che
più forte di tutti. Ci siamo rivolti a lui, basta, io sono libero dal peso perché ho consegnato tutto nelle mani del Signore e quindi io sono libero da quel peso. Da che cosa si vede dal fatto che non reagisco a quel male? Non mi comporto come il male, invece vorrebbe che io mi comportassi quella sofferenza subita non mi incattivisce. Per questo San Paolo conclude dicendo, non lasciarti vincere dal male, ma Vinci il male con il bene.
Allora come si fa a perdonare il prossimo che si fa liberandoci da questo condizionamento interiore che le persone danno dentro di noi ogni giorno, lavorando in questo modo, sapendo che dalla nostra parte c'è il signore e a, lui che dobbiamo rimettere in mano tutte le questioni della nostra vita. Dobbiamo avere la convinzione che, essendo nostro padre a cura di noi, e a cura anche del male che noi subiamo.
E in questo modo se io mi devo esercitare a perdonare significa, mi devo esercitare a non reagire, come mi suggerisce il male. Ma vincere il male con il bene, allora se questa persona avrà bisogno io soccorrere questa persona nel bisogno, se ha fame, gli darò da mangiare, se ha sete gli darò da bere. Sarò diverso da questa persona. La differenza cristiana è esattamente nel cercare di vivere questo tipo di carità, questo tipo di amore, ecco.
Non non significa che noi ci riusciamo sempre, ma che noi ogni giorno proviamo a vivere così, se una persona ogni giorno prova a vivere così, questa cosa lo prepara a vivere bene la preghiera. Quindi non abbiate paura, se fa se facciamo fatica, tutti facciamo fatica e se ci sono dei giorni in cui non ci riusciamo pazienza, ci rimettiamo in piedi
e ci riproviamo. Sappiamo però che non possiamo pretendere di avere un'intimità con il signore se non assumiamo questo atteggiamento, scusate questo termine non esisterà in italiano, perdonate. Cioè il perdono è un'azione, non è mai una faccenda aperta e chiusa, è un'azione costante. Forse alcuni condizionamenti che ho ricevuto da alcune persone significative. Me le porterò per tutto il resto
della mia vita. Bene, io dovrò farmi Santo con queste, con questi condizionamenti, facendo in modo tale che quei condizionamenti non decidano al posto mio. Come si fa innanzitutto a accorgendosi che hai quella roba dentro? Dando un nome a quei condizionamenti e poi non assecondandolo mai. Facendo sempre esattamente il contrario di quello che ti dicono quei condizionamenti. Ecco, in questa fatica che a volte ci accompagna per tutto il resto della nostra vita, noi ci
facciamo santi. Se tu vuoi un'intimità con il Signore, devi partire dal male che hai subito e che ti ha condizionato. E devi combatterlo come con il bene. Ecco, questo è il primo muro che noi dobbiamo abbattere per avere una vera vita spirituale, liberarci dal male che gli altri ci hanno fatto, soprattutto quando gli altri non sono altri qualunque, ma sono altri significativi. Che cosa potremmo fare noi
questa mattina, domandarci. Se abbiamo situazioni così nella vita e quali condizionamenti hanno prodotto dentro la nostra vita e invece di scoraggiarci, sentire il signore che ci dice tranquillo, ci sono io, me la vedo io, tu combatti, fai il tuo possibile ogni giorno. Mettiti contro questo condizionamento. Per il resto giustizia lo faccio io con quella persona, non farlo. Vi assicuro che il signore fa giustizia. Perché abbiamo bisogno anche di sentire che il male ha una
conseguenza che si paga. Ma lasciamo fare il signore in questo, non mettiamoci noi al posto suo. Bene. Buona preghiera in questo in questa mattinata, oggi pomeriggio continueremo con gli altri due livelli di perdono, il perdono a noi stessi e il perdono a Dio. Buona preghiera.
