Riprendiamo il nostro cammino che abbiamo iniziato ieri. Dicevamo che questi giorni per noi sono giorni in cui certamente stiamo cercando qui, in questo santuario, una grazia. E la grazia di accorgerci della grazia del battesimo che è dentro ciascuno di noi. E ieri ci siamo fatti aiutare da Maria e da Giuseppe per cercare di dire una parola, di illuminare un po la grazia della fede, il dono della fede, la virtù teologale della fede che abbiamo ricevuto e che c'è
dentro il nostro cuore. Maria Giuseppe, ci hanno un po aiutato a capire come riconciliarci con questo dono della fede, come non pensare in maniera distorta il dono della fede? E abbiamo scoperto che avere la fede significa avere quel dono che pone nel nostro cuore la domanda giusta e spalanca la nostra testa, i nostri ragionamenti, le nostre scelte, il nostro cuore, la nostra capacità di scegliere e di vivere alla volonta di Dio.
Se dovessimo tradurlo in maniera molto concreta, dovremmo dire così. Quando una persona si sente amata da quel momento in poi, pensa. Ragiona, sceglie e vive diversamente. Quando una persona non si sente amata. Pensa, ragiona, sceglie e vive in un'altro modo. Solitamente quest'altro modo e quel modo triste, angosciato, con cui tante volte noi ci troviamo a combattere.
E pensiamo che avere il dono della fede o venire da Maria a domandare questo dono, questa grazia significa in qualche maniera convincere Dio ad amarci, ma noi non dobbiamo convincere Dio ad amarci, Dio c'ha già amati. Ha dato suo figlio per ciascuno di noi. Se tu sai di essere amato, non puoi più vivere come se tu non fossi amato. Sapete e poi prendiamo un po il discorso di questa nostra seconda catechesi. E il grande dramma di alcuni personaggi biblici.
Vi ricordate che cosa fa Caino alla nel, nel racconto della Genesi, a un certo punto ammazza suo fratello Abele? E sapete perché lo ammazza? Perché pensa che Abele sia più amato di lui? Anzi, che Abele e amato e che lui non è amato. E vi ricordate come si conclude il racconto della Genesi? Grande racconto della genesi, con un'altra esperienza di fallimento di fraternità, i fratelli di Giuseppe. Perché tentano di uccidere loro fratello Giuseppe, poi non trovano il coraggio di
ucciderlo, ma lo vendono. Agli egiziani. Perche loro sono convinti. Che Giuseppe e amato, a differenza loro, è amato da loro padre. Guardate, Io credo che questo sia veramente interessante per ciascuno di noi. Se tu sei amato e ti senti amato, vivi in un certo modo. Se tu non sai di essere amato e non ti senti amato. Questa cosa tira fuori da te il peggio di te, il Caino che seppellito nel tuo cuore. I fratelli di Giuseppe invidiosi.
Che tutti ci portiamo dentro. Avere o no il dono della fede non significa dire io ho la fede e quindi dico, Dio esiste. No, avere il dono della fede non è dire Dio esiste, ma dire Dio mi ama. E vivere la nostra vita a partire da questa certezza che sono amato. Ma essere amati ci mette al sicuro dalle crisi, dalle domande, da il modo nostro tutto umano di aggiustarci le cose, no, questo amore, questa consapevolezza dell'amore che è
la fede. Cambia la nostra vita, la converte, ecco perché noi abbiamo bisogno del dono della fede. Ed ecco perché San Paolo a un certo punto USA questa espressione quando si studia teologia, la si pronuncia il latino, questa frase Fides ex auditu, la fede viene dall'ascolto. E vi ricordate ieri che cosa dicevamo? Che cosa ravviva dentro di noi il dono della fede, il Vangelo?
Leggere il Vangelo. Usare il Vangelo come la grande chiave di lettura attraverso cui la nostra vita riceve il dono della fede, perché il Vangelo non cambia solo le nostre idee. Il Vangelo e la buona notizia di saperci amati e far arrivare dentro la nostra vita, a questa buona notizia che noi siamo amati è che siamo talmente tanto amati che Dio ha dato suo figlio
per ciascuno di noi. C'è un racconto molto bello nella spiritualità ortodossa, nelle chiese orientali, un libro che, diciamo così, è il corrispondente dell'imitazione di Cristo per noi occidentali. Noi abbiamo l'imitazione di Cristo come 1, 1 libro così importante nella che ha segnato tanto la spiritualità cristiana in Occidente. In Oriente hanno i racconti di un Pellegrino russo che è un libro altrettanto affascinante e pieno anche di. Molti spunti che aiutano nella vita spirituale.
In uno di questi racconti si parla di un uomo che, posseduto da un demonio. E sapete che cosa esorcizza quest'uomo, leggere il Vangelo? Quest'uomo ascolta in legge il Vangelo. Piano piano la lettura di quel Vangelo lo esorcizza, lo libera dal demonio. Ed è bello pensare questo perché cosa fa il Vangelo? Ci libera dal demonio che ci fa guardare le cose da un punto di vista sbagliato, dal basso. Che dicevamo ieri ci suggerisce risposte troppo frettolose a domande grandi serie.
Ci libera da tutte quelle voci che ci dicono, ma tu non vali niente, tu non sei amato, nessuno ti vuole bene, non sarai mai felice. il Vangelo fa questo, quando tu leggi il Vangelo, il Vangelo. Ti libera il cuore. A tutta questa tentazione che ci abita. Ecco perché non possiamo fare a meno del dono della fede ed ecco perché come cristiani noi dobbiamo tornare potentemente. Al Vangelo, alla parola di Dio. Nutrirci di questa parola perché è l'unica cosa che ravviva in noi questo dono.
Oggi parliamo di speranza, che il secondo dono, la seconda virtù teologale. Anche questa l'abbiamo ricevuta
il giorno del nostro battesimo. Ancora una volta, così come stiamo facendo in questi giorni, ci faremo aiutare da Maria e da Giuseppe. Questa sera non abbiamo avuto necessità di leggere due brani del Vangelo, non abbiamo avuto o fastidio a ad andare a cercare il punto di vista che ci racconta Matteo e Luca perché in realtà nella storia che questa sera abbiamo ascoltato sono già tutte e due lì presenti.
Maria e Giuseppe, in un episodio Stranissimo che si staglia a un certo punto dell'adolescenza di Gesù, Gesù ha 12 anni e il Vangelo apre una finestra rarissimo, perché in realtà i trent'anni di vita nascosta che Gesù passa a Nazareth sono trent'anni, nascosti, silenziosi. Non sappiamo molto di questo periodo, che è un periodo prezioso per Gesù, è il periodo che lo prepara alla vita
pubblica. Una delle rare volte in cui il Vangelo accende una luce, apre una finestra su questo periodo lungo della vita di Gesù. È proprio questo episodio adolescenziale. Gesù ha 12 anni. La famiglia di Gesù. Si reca a Gerusalemme per la festa. Anche qui apriamo una parentesi, un uomo adulto ai tempi di Gesù, un israelita adulto, deve recarsi a Gerusalemme almeno tre volte l'anno. A Pasqua, la Pentecoste, la festa delle capanne, le donne.
Non sono obbligati. Se vogliono, possono partecipare a questa festa. Maria partecipa. A questa festa insieme come famiglia vanno a Gerusalemme. A festeggiare. Ma capita una cosa stranissima. Quando stanno tornando a casa? Gesù non è con loro. Gesù non è più con loro. E non se ne accorgono subito. Se ne accorgono dopo. Ognuno certamente pensava che Gesù fosse con l'altro. Le carovane, così come molto spesso succede anche nelle nostre case, no?
Quando si organizza un pranzo con i nostri parenti, i nostri amici. I maschietti hanno argomenti da maschietti e le donne hanno argomenti da donne e a volte si creano proprio delle comitive che sono separate tra di loro senza bisogno di nessun regolamento. Maria pensa che Gesù sia con Giuseppe, Giuseppe pensa che Gesù con Maria. Si accorgono a un certo punto, dopo che hanno viaggiato per un giorno, che Gesù non è lì
presente. Ecco tenete a mente questa scena, accorgersi che Gesù non c'è. Lo sapete a che cosa equivale questo dentro la nostra vita? Il Vangelo, raccontandoci questa scena, ci spiega che cos'è la disperazione? La disperazione è accorgersi a un certo punto che Gesù non c'è più nella nostra vita.
Io lo so che noi in questo momento storico nella cultura che abitiamo, forse non siamo abituati a sentire ad alta voce che il motivo vero della disperazione delle persone e la mancanza di Cristo dentro la loro vita. E sapete perché? Perché non ci accorgiamo di una cosa molto semplice, quando Gesù viene a mancare nella vita di una persona, quella persona se ne accorge da una cosa tremendamente concreta. Non trova più il motivo per cui
la sua vita vale la pena. Tu sai che ti sei perso Gesù, quando non trovi un motivo valido per cui devi svegliarti la mattina. Tu hai perso Gesù per strada, quando non trovi più un motivo per amare tua moglie, tuo marito, per stare in quella famiglia. Quando non trovi più un motivo per cui affrontare il lavoro, la vita di ogni giorno, le difficoltà, le cose belle e meno belle della nostra esistenza. Questa è l'esperienza che fanno Maria e Giuseppe, Perdendosi Gesù.
Sperimentano sulla loro carne, sulla loro pelle, la disperazione. Laicamente, noi dovremmo dire questo? La disperazione e perdersi il motivo della vita. Per noi cristiani questo motivo ha un nome e un cognome. E Gesù Cristo, questo motivo? La speranza, invece, è esattamente il contrario. Una persona ha speranza quando ha un motivo per cui alzarsi la
mattina. Voler bene a qualcuno, un motivo per cui affrontare le difficoltà, un motivo per cui fare tutto quello che fa. Queste sono le persone che hanno speranza. Ed è interessante che. Il cristianesimo ci dice che questo motivo non è frutto di sforzi nostri, è un dono. Il tono della speranza. Perché ci rivolgiamo? A Maria e Giuseppe. Per capire il dono della speranza e soprattutto per cercare di attualizzarlo dentro la nostra vita.
Perché molto spesso noi non siamo abituati a comportarci come loro. Si sono comportati davanti a questa esperienza di non senso, di disperazione. Molte volte noi quando ci accorgiamo di non avere più motivo. Abbiamo paura a dirlo ad alta voce che non abbiamo un motivo. E cosa facciamo? Cerchiamo di andare avanti comunque. A forza di volontà? Ci imponiamo che comunque dobbiamo andare avanti, che comunque va fatta questa cosa usiamo il volontarismo atti di volontà per andare avanti
nonostante tutto e tutti. Questa cosa inizialmente lodevole, Eh, andare avanti anche se non trovi più motivo. Ma se tu vai avanti solo di muscoli, senza avere più motivo. A un certo punto ti esaurisci. A un certo punto ti svuoti a un certo punto non hai più le forze per fare niente. Ecco che cos'è la Santità? Maria e Giuseppe, quando si accorgono che non hanno più Gesù.
Che non hanno più questo motivo quando si accorgono della loro disperazione, dice l'evangelista tornarono indietro a cercarlo. Ecco. Vedete, cari fratelli e care sorelle. E questa sera vorrei che ci fermassimo per un istante su questa scelta. Innanzitutto noi ce l'abbiamo. Un motivo per cui facciamo le cose che facciamo. Un motivo abbastanza forte da giustificare le nostre scelte, i nostri sacrifici. O anche noi abbiamo delle mancanze, dei vuoti.
Anche noi, a volte sperimentiamo un non senso, una disperazione. Abbiamo il coraggio, come Maria Giuseppe Di dirlo ad alta voce. Che ci siamo persi il motivo? Abbiamo il coraggio, come Maria e Giuseppe, di tornare indietro, di andare a cercare questo motivo. Uno dovrebbe dire Eh, ma io vado a messa tutte le domeniche, io prego nella mia giornata, io non dovrei perdermi questa speranza. Ma il cristianesimo non è che queste cose succedono sempre agli altri?
e a noi no, perché noi comunque andiamo a messa o diciamo delle preghiere. Io vi ricordo che i protagonisti di questa storia sono la Vergine Maria e San Giuseppe. Devo sottolineare ancora questo passaggio. E la Madonna e San Giuseppe che si sono persi Gesù per strada, vi è chiaro. Allora, se persino Maria e Giuseppe hanno vissuto questa esperienza umanissima a un certo punto di perdere di vista questo essenziale, ma chi siamo noi per
sentirci al sicuro? Chi siamo noi per pensare che basta tenere in piedi la nostra religione per dire a me questo non capiterà mai? No fratelli, questa cosa capita anche a noi, ma il cristianesimo lo si vede da come reagiamo davanti a questa esperienza, li si vede se tu stai vivendo cristianamente. Perché quando ti accorgi che questo succede dentro la tua vita. Come Maria e come Giuseppe Devi manifestarlo. Non devi far finta di niente, non devi andare avanti comunque.
Ma devi tornare indietro a cercarlo. E sono rimasto colpito oggi, mentre spulciato alcuni scritti di Don Dolindo Ruotolo. Oggi sono andato a pregare sulla sua tomba. Quando lui lo approfondisce, questo brano del Vangelo dice Inizialmente non ci avevo mai pensato, ma ha ragione dice inizialmente Maria e Giuseppe dove cercano Gesù. Nella comitiva. Ma non lo trovano? Non succede così anche a noi. Quando sentiamo questo vuoto, questa mancanza, questo non
senso, quando siamo disperati. A chi ci rivolgiamo? La comitiva alle persone che sono intorno a noi, parenti e amici. Vedete, è lì che certe volte nascono delle relazioni tossiche. E proprio perché ci sentiamo vuoti e senza senso che ci andiamo a cercare persone per riempire questo, ma non c'è Gesù in quelle relazioni. Non c'è Gesù. Non nessuno può riempire. Quello spazio? Nessuno può essere quel motivo se non Gesù stesso. E quando una cosa è è scelta per ripiego o per disperazione.
Quella cosa non è mai la soluzione. Allora tu puoi viverti male o in maniera sbagliata, rapporti familiari amicali. Relazionali. Puoi creare problemi con i tuoi colleghi al lavoro? Con le le tue scelte, i tuoi social, i tuoi amici virtuali. Che cosa stai cercando? Stai cercando quello che non trovi più? Fuoco, qualcosa che ti faccia sentire vivo o viva, che ti faccia andare avanti? Maria Giuseppe, non trovano Gesù.
E continua a dondolo lento. Dopo che l'hanno cercato nella comitiva di parenti e amici, lo cercano a Gerusalemme. Ma non lo trovano nella città? Guardate, questa è un'altra fase della nostra disperazione. Quando siamo disperati ci rivolgiamo a tutto. Maghi, cartomanti, partiti politici, sport. Associazioni strane, proviamo tutte queste cose, le cerchiamo perché pensiamo che. Una di queste cose? Risolverà il nostro vuoto, la nostra mancanza. Lì non c'è Gesù.
Nessuna fede calcistica politica esaote. Dica. Può riempire questo vuoto? Niente. Sapete dove trovano Gesù? Nel tempio. Mi piace pensare che. Molti di noi. Vengono qui? Perché in fondo sanno di essere disperati. E vengono qui. Nel tempio, in un tempio, qualunque esso sia. Si rivolgono. Alla spiritualità, alla religione. Perché stanno cercando Gesù? Stanno cercando quel motivo che hanno smarrito nella loro vita. Non è una brutta notizia.
Quando scopriamo di essere disperati e una brutta notizia, quando facciamo finta di non essere disperati. Non è una brutta notizia. Perdersi Gesù per strada anche a Maria Giuseppe è successo, questo è una brutta notizia. Quando cerchiamo Gesù nei posti dove Gesù non c'è. Ed è bello poter dire che i credenti sono credenti, quando con tutto loro stessi cercano Gesù. E non sempre Gesù lo trovi subito.
È bello che il Vangelo ci dice, è bello e drammatico, eh, che il Vangelo ci dice, sapete dopo quanti giorni trovano Gesù? Tre giorni, che cosa vi ricorda questi tre giorni? I tre giorni di Gesù nel sepolcro. Sapete cosa ci sta suggerendo il Vangelo? Che è quella è un'esperienza di morte. Tu ti senti mortificato. Tu sei morto e stai cercando
qualcosa nella tua morte? Non basta che tu cerchi Gesù e Gesù lo trovi subito, a volte devi accettare che un periodo della tua vita è un periodo mortificante e un periodo dove tu sperimenti la morte. Ma nonostante questo, tu cerchi. Lo cerchi? E alla fine lo trovi. Quando lo trovano? Guardate ancora una volta Maria. Non va da Gesù facendo finta di nulla. Va da Gesù a dire con una sincerità disarmante. Perché ci hai fatto questo? Io e tuo padre angosciati, ti
cercavamo. Ma voi sapete pregare così, con questa sincerità? Certe volte al signore noi diciamo le cose che pensiamo, vuole sentirsi dire da noi non siamo quasi mai sinceri. Noi gli diciamo veramente quello che ci portiamo nel cuore. Ci facciamo piacere, tutto pensando che in questo modo lo teniamo buono, ma questo è un Dio pagano, non è il Dio di Gesù Cristo.
Una persona cresce nella propria maturità cristiana nel proprio essere figlio, quando impara a pregare con questa disarmante sincerità di Maria, tu sei angosciato, vai e diglielo. Tu pensi di aver ricevuto un torto, vai e dirglielo. Perché mi hai condotto a questo matrimonio e adesso viviamo qui? È tutto rotto e non si può aggiustare niente perché ci hai fatto questo? Perché è morto mio figlio? Perché è una malattia, perché non trovo lavoro?
Se è vero che siamo figli, questo è il dono del battesimo, così dobbiamo pregare con questa sincerità e Maria Insegnarcelo. So che qualcuno forse si sta scandalizzando bene. il Vangelo fa questo, ci scandalizza, perché il Vangelo non ragiona come ragioniamo noi, ragiona in un'altro modo. Cosa dice Gesù a Maria? Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del padre mio? Ecco, voglio lasciarvi un'immagine così, capite che cosa sta succedendo?
Per molto tempo. Maria Giuseppe, sono convinti che Gesù c'è. E c'è perché cammina dietro di loro. Poi a un certo punto si girano dietro e non lo vedono più. E lo lo vanno a cercare e quando lo vanno a cercare, Gesù sta dicendo esattamente questo. Chi deve andare dietro a chi siete voi che dovete seguire me o io che devo seguire voi? Questa non è la spiegazione del perché certe volte noi incontriamo la disperazione
nella vita. Gesù non sta spiegando perché a volte ci succedono delle cose così. Ci sta semplicemente dicendo che a volte queste situazioni di disperazione ci aiutano a capire che delle volte noi non camminiamo dietro Gesù, ma ci mettiamo davanti a lui e vogliamo portarlo dove diciamo noi, dove noi pensiamo quella cosa debba essere giusta. Quella strada deve essere la la strada giusta. E sapete cosa succede quando Gesù dice questo a Maria e a Giuseppe, non capiscono.
Era per loro, difficile da capire quello che Gesù stava facendo. Avere la speranza. Significa avere Gesù dentro la propria vita. Avere Gesù dentro la propria vita significa avere un motivo per cui tutto vale la pena. Un genitore, ad esempio. E convinto. Che i propri figli. Sono un buon motivo per cui svegliarsi la mattina e andare a lavorare. Ed è vero. La differenza cristiana e nel dire che veramente io per amore loro faccio sacrifici, ma nascosto dietro di loro sapete
chi c'è Gesù? E ci sono delle persone che sono disposte a dare un rene per qualcun altro. Perché lo amano ed è un motivo sufficiente per cui fare questa cosa. Ma non si accorgono che dietro il volto, ad esempio della donna che AMI. Chi è nascosto? Gesù. Quando noi cristiani. Partecipiamo a messa. Celebriamo l'eucarestia. Facciamo un gesto molto semplice. È quello di. Assieme al sacerdote, dopo aver ascoltato la parola di Dio e la liturgia della parola e la prima parte della messa.
Quando comincia la liturgia Eucaristica, cosa fa? Il sacerdote? Prende il pane e il vino e lo offre. Benedetto, sei tu, signore Dio dell'universo, dalla tua bontà. Abbiamo ricevuto questo pane, questo vino frutto della della terra, della vita e del lavoro dell'uomo. Lo presentiamo a te, che cosa sta facendo in quel momento il sacerdote? Sta prendendo non solo quel pane e quel vino, ma tutto quello che in quell'istante ognuno di noi sta mettendo su quell'altare.
La mia famiglia? Il mio dolore, la mia angoscia, la mia fatica, la mia tristezza la sta mettendo su quell'altare insieme al gesto del sacerdote. E che cosa succede dopo che il sacerdote. Prega su quelle offerte con la preghiera, si dice Consacratoria. Quel pane che cosa diventa? Gesù, il corpo di Cristo. Quel vino che cosa diventa il sangue di Cristo? Il figlio che hai messo su quell'altare quello che ti da problemi, tu che l'hai messo su quell'altare che cosa diventa
Gesù? Quella preoccupazione che hai offerto su quell'altare che cosa diventa Gesù? Il dono della speranza e il dono di riempire di significato. Tutto quello che nella nostra vita significato non ce l'ha. E qual è il momento in cui noi trasformiamo, riempiamo di significato la nostra vita durante l'offerta dell'EUCARISTIA? Ora chi di noi, sapendo che tutto quello che mette sull'altare e diventa Gesù, può può ancora essere disperato come prima? Chi di noi? Soprattutto per un motivo
semplice. Dopo la consacrazione? L'ostia cambia aspetto. No? I tuoi occhi che cosa vedono? Pane vedevano prima e pane vedono dopo, ma la tua fede che cosa ti dice che lì non c'è più, semplicemente il pane. Ma c'è Gesù. Quando torni a casa dopo che hai fatto questo e vedi i tuoi figli, trovi qualcosa di diverso. I tuoi occhi li vedono tali e quali. Quando torni al lavoro trovi che si sono convertiti i tuoi colleghi, li ritrovi tali e quali. Eppure la tua fede ti dice, non è tale e quale.
C'è Gesù. E se c'è Gesù, vale la pena. Questo significa essere cristiani. Avere il dono della speranza significa. Avere la capacità. Di saper intuire dietro ogni cosa della vita, Gesù nascosto. E lì dove sentiamo che Gesù non c'è. Cercarlo. Cercare. Cercarlo finche non lo troviamo. Chi vive in questo modo? Porta nel mondo. La testimonianza di una speranza che è molto più grande di quella che noi abbiamo dentro la nostra testa. È una certezza che puoi leggere solo col cuore.
Non con gli occhi. Cercate e troverete. Bussate e vi sarà aperto. Chiedete e otterrete. La speranza. Non è aver capito il motivo della nostra vita, ma sapere che esiste questo motivo anche quando noi non lo vediamo. Se tu ti ricordi di questo, se tu vivi a partire da questo dono. E il tono di sentire che la nostra vita, qualunque essa sia,
e significati. Tiva. Siccome il mondo non ragiona in questo modo, ma ragiona in un'altro modo, il mondo dice che tu hai significato nella misura in cui sei sano, ad esempio, se tu sei malato già conti di me. Volete che peggioro la situazione? Tu hai significato se produci, se non produci 6, 1 peso. Un anziano per la nostra società è un peso, perché non produce?
Un cristiano. Non ama gli anziani perché sta scritto da qualche parte, ma perché sa che dietro anche l'ultimo scarto della nostra società, l'ultima persona debole, chi c'è nascosto Cristo? Allora noi non possiamo assolutamente. Buttare via? Ciò che il mondo invece scarta. Ciò che il mondo top. E bello, allora pensare che. Il dono della speranza, in
fondo. E il tono di sentire nel nostro cuore che non c'è un frammento della nostra esistenza che non possa essere riempito dalla presenza di Gesù. A patto però che tu fai la tua parte. Che quando ti accorgi che questa presenza non c'è tu lo cerchi. Tu in prima persona offri. Perché quella realtà sia riempita da lui. Possa ricevere la sua presenza. Allora, se Gesù è la nostra speranza e lui è la nostra speranza, Cristo è la nostra speranza. Il tono che riceviamo nel battesimo.
E il dono di dire. Che noi avremo sempre un valido motivo per cui la vita vale la pena. Questa è la speranza. Se uno pensa invece che la speranza sia che Dio realizzi tutto quello che nella mia testa, ho pensato che debba accadere nella mia vita. Allora li rimarremo delusi. Voglio concludere con una storia. Che mi ha commosso molto quando l'ho Letta. E la testimonianza di un sacerdote albanese gesuita. Che ha vissuto.
La maggior parte della sua vita. In campi di lavoro è in carcere a causa della persecuzione comunista presente nel suo paese. Lui, ancora giovane ragazzo, entra nei gesuiti. Viene ordinato sacerdote. E appena viene ordinato sacerdote. Lo mettono in carcere. E i cinquant'anni successivi li passa in carcere. Senza mai poter celebrare la messa. Ha potuto celebrare la messa alla fine, quando è crollato il regime comunista e lo hanno liberato dopo cinquant'anni. Ora secondo voi?
Uno che desidera diventare prete può immaginarsi che gli aspetterà questo nella vita? Si immagina dove una parrocchia non lo so, di di di andare in giro a ad annunciare il Vangelo e invece che cosa ti capita per cinquant'anni della tua vita che non puoi fare niente? Che non puoi nemmeno celebrare, la messa nulla se non essere perseguitato, schiacciato, oltraggiato, umiliato. Più volte hanno tentato di ammazzarlo. Lo hanno portato alla totale
prostrazione. Chi è che gli ha dato la forza di attraversare cinquant'anni così? Il signor. Perché la speranza non è che la vita ti va come te la immagini. E che la vita ha un motivo anche se tutto ti dice che non ha un motivo. E tu facendo memoria di questo, sentendo questo come una certezza dentro di te. Vai avanti. Vai avanti. Da dove viene questa cosa? È un dono. E i doni e qui ci salva il Vangelo, si domandano come i bambini.
Aumenta la nostra speranza, si. Aumenta la nostra capacità di saper vivere così. Di saper sperare così. Di saper cercare, così come Maria, come Giuseppe, come tutti quei testimoni di speranza. Che hanno saputo affrontare la vita sapendo. Che proprio perché tu c'eri, tutto valeva la pena.
