Mi è stato chiesto questa sera di condividere con voi una parola che, come vi annunciavo, sarà la condivisione della parola di Dio, ma che possa illuminare 1 1 aspetto particolare che ci riguarda un po' tutti, è bello vedere questa chiesa come un grembo sovrabbondante di di figli di Dio. Eh, ma come si cresce nella vita comunitaria, cioè come fa una comunità, una parrocchia, un'esperienza ecclesiale? Una qualsiasi esperienza cristiana di relazione a crescere.
Perché voi sapete che noi possiamo anche semplicemente convivere con gli altri, cioè stare accanto agli altri senza che stare accanto agli altri faccia cambiare la qualità della nostra vita e delle nostre relazioni. Cioè non basta stare di fianco a qualcuno per dire anche che siamo di fianco a qualcuno in maniera significativa. Quando sono a Roma e prendo la metropolitana, la mattina la metropolitana è stracolma di gente.
Io sono accanto a moltissime persone, ma non c'è niente di significativo nello stare accanto a quelle persone che mi accompagnano per 10 minuti, 20 minuti nel percorso della mia giornata. Posso dire di non essere solo, ma la presenza di quelle persone accanto a me non ha cambiato niente della mia vita. Insomma, noi non dobbiamo.
Preoccuparci di dire che siamo chiesa semplicemente perché siamo molti e perché siamo insieme, questa è una grande tentazione, è la tentazione dei numeri e l'Antico testamento. A un certo punto ha un uomo coraggioso, straordinario, che Gesù, che Dio ha preso per mano e ha condotto in una vita non facilissima. Sto parlando del re Davide. A un certo punto a Re Davide gli viene questa mania di voler
contare, contare le persone. Questa cosa gli sarà imputata come peccato, perché contare e sentirsi forti dei numeri significa voler tenere tutto sotto controllo. È un po' come sentire la vertigine della potenza che viene dal fatto che siamo tanti, ma la forza del cristianesimo non viene dal fatto che siamo tanti, ma dal fatto che siamo santi. Questa è la grande differenza, cioè è la qualità della nostra vita. Questo rende vero o non vero il cristianesimo.
Allora vedete, se noi partiamo da questa considerazione, capite che abbiamo bisogno che la parola di Dio ci illumini e ci dica, siamo in una parrocchia, siamo in un santuario, siamo in un movimento, siamo in un'associazione, siamo in una Confraternita. Il nostro modo di stare insieme ci sta facendo crescere, è significativo. Mi aiuta a tirar fuori quella Santità che è seppellita dentro di me o è semplice convivenza? Perché voi sapete che noi
possiamo stare insieme? Perché sono magari gli eventi a tenerci insieme, le iniziative a tenerci insieme, le cose da fare a tenerci insieme. Ma non quel legame che ci ha donato il signore, che dovrebbe essere sempre un legame di amore. Non sono i doveri a tenerci insieme, ma è un amore. E noi sappiamo che è amore, perché è un amore che cambia la vita, cambia il nostro modo di
stare al mondo, ci fa crescere. Se se dopo 10 anni, vent'anni, trent'anni, cinquant'anni di vita insieme, comunitaria, noi siamo sempre le stesse persone, capite che c'è qualcosa che non
ha funzionato? Se quando una famiglia che vive insieme per molti anni non cresce come famiglia, a un certo punto sono semplici conviventi, stanno sotto lo stesso tetto, la stessa casa, ma non c'è niente di significativo, forse qualche documento giuridico che riporta il cognome, qualche elemento di consanguineità, ma non c'è niente che ci rende o rende quella famiglia diversa. Se non tocca la qualità delle persone, allora credo che questa sia.
Una domanda urgente che noi dobbiamo farci, soprattutto soprattutto in un momento storico dove noi non abbiamo più i numeri, anzi facciamo l'esperienza contraria che mancano i numeri, mancano le vocazioni, mancano le persone che vogliono donare la loro vita in maniera totale al signore. La percentuale? Dei nostri ragazzi che poi rimane in una parrocchia e che frequenta l'eucarestia
domenicale è bassissima. Allora il rischio è quello di deprimerci, perché non avendo i numeri noi pensiamo di essere fallimentari. Ma il signore non ci ha chiesto di supplire ai numeri. Ha chiesto a noi se siamo due o tre oppure due o tre milioni, non importa. Ha chiesto a noi che ci siamo di essere santi. Questo ci ha chiesto. La nostra più grande preoccupazione deve essere La Santità, perché se non è la Santità, allora c'è qualcosa che non funziona.
Ancora una volta ci stiamo regolando così come si regola il mondo, come si gestisce un'azienda, come sono i regni umani tra di voi, dice Gesù ai suoi discepoli, non sia come gli altri regni di questo mondo. I capi delle Nazioni Amano dominare, voi non dovete essere così. Ma chi vuole essere il primo si faccia il servo di tutti. Chi vuole stare al primo posto si mette all'ultimo posto. Perché Gesù dà questo suggerimento?
Perché sta dicendo, non è solo importante che state insieme tra di voi, ma che state insieme in maniera diversa da come normalmente le persone stanno insieme in questo mondo. In questo mondo uno vuole mettere i piedi sulla testa dell'altro, in questo mondo si va avanti a gomitate, dice Gesù tra di voi. Non sia così, è una bella richiesta questa. Allora la domanda è, da dove partiamo? Qual è la cosa che dobbiamo recuperare dentro la nostra vita?
In che modo la Chiesa, da 2000 anni che esiste, ci ha dato dei mezzi, una strada, un alfabeto? Per poter crescere nella nostra esperienza comunitaria. E qui vorrei partire citandovi un versetto dell'apostolo Giovanni che in una delle sue lettere dice così una frase famosa, ma capirete perché è importante che noi partiamo da questa frase, se non ami il fratello che vedi, come potrai amare Dio che non vedi allora? Che cosa significa avere fede? La fede è credere in qualcosa
che noi non vediamo. La fede è come l'amore, l'amore non lo vedi, al massimo vedi le persone che ami, ma l'amore in sé voi non lo vedete. Perché qualcosa di così vero, ma anche di così nascosto ai nostri occhi che nessuno può dire lì, ecco, quello è, è l'amore, no? L'amore è qualcosa che scorre tra di noi, è invisibile, eppure regge tutta la nostra vita. La nostra fede è in un Dio che non vediamo. Allora, dice l'apostolo Giovanni, come fai a dire di
amare un Dio che non vedi? Se non riesci ad amare tuo fratello che vedi, è più facile amare una cosa che vedi o amare una cosa che non vedi? È più facile amare qualcosa che vedi. Allora se tu non sai amare ciò che vedi, cioè ciò che è evidente ai tuoi occhi. In che maniera puoi dire di aver preso sul serio Dio, di aver preso sul serio il cielo, di aver preso sul serio quello che Gesù ci ha raccontato nel Vangelo?
Allora io non ho nessun altro modo di capire a che punto è la mia fede, se non domandandomi a che punto sono le relazioni intorno a me. Per capire quanto sto credendo, devo domandarmi quanto sto amando le persone che c'ho di fianco. Questa è la misura della fede. Non esiste che tu ami Dio totalmente e ti mantieni una distanza di sicurezza o peggio ancora, odi tuo fratello o tua
sorella. Le persone che hai di fianco a noi piacciono le persone, soprattutto quelle che non sono vicino a noi, quelle che sono lontane. Ci è facile amare queste persone semplicemente perché non sono dentro la nostra vita, ma la sfida più grande è prendere sul serio chi abbiamo accanto a noi. E domandarci in che modo noi stiamo amando queste persone, la Comunità, quindi la comunità cristiana non è semplicemente un modo comodo di stare insieme?
Siccome dobbiamo fare delle cose, è più facile che le facciamo insieme. C'è questa frase che va di moda? No? L'Unione fa la forza. Sì, umanamente avete ragione, ma in realtà l'esperienza della Comunità. Sta alla fede, esattamente come l'esperienza della relazione sta all'amore. Se tu ami qualcuno e non hai una relazione con questo qualcuno, cioè non ti comprometti con questo qualcuno, che amore è?
È un amore astratto. Anch'io posso dire di amare qualcuno, peccato che magari quella persona neanche lo sa. Per poter amare qualcuno io devo avere una relazione con qualcuno. Quindi che cos'è che dà concretezza all'amore? La relazione. Che cos'è che dà concretezza alla fede? La Comunità lo dico in maniera più difficile, ma sono sicuro che adesso mi capirete in maniera più chiara. Che cos'è che dà concretezza alla fede?
La Chiesa. Quindi tutti quelli che dicono Cristo sì, chiesa no, non hanno capito. Che è come prendersi qualcosa togliendo la concretezza a questo qualcosa. È come dire, a me piace amare quella persona. Semplicemente però non voglio rivolgerle la parola, non voglio toccarla, non voglio starci vicino, non voglio parlarci, non voglio. Allora che cosa stai amando? Un'idea, stai amando, non quella persona. Amare è una cosa concreta, credere è una cosa concreta. Se togliete la chiesa alla fede
non rimane niente. Rimane una filosofia di vita, una visione delle cose, una morale più o meno condivisibile, un sistema di valori che possiamo anche vendere agli altri, tutto quello che volete. Ma non è più il cristianesimo, perché il cristianesimo esiste solo se c'è un corpo. Il corpo di Cristo per noi non è solo quello dell'eucarestia, il prolungamento del corpo di Cristo nella storia, ahimè, siamo noi e la Chiesa sono i battezzati. Allora nessuno può dire io ho la fede.
Non ho bisogno però della Chiesa, cioè non ho bisogno della persona che ho di fianco a me. Io ho la fede, non ho bisogno di un'esperienza di relazioni che mi aiuti. È un po' come vivere qualcosa che è vera solo nella mia testa, che è vera solo nella mia pancia. Un'idea e un'emozione non significa che sono reali finché non diventano carne e sangue, finché non diventano qualcosa di estremamente concreto.
E vi dico questo perché? Perché credo che noi dobbiamo tornare di nuovo ad amare la Chiesa. Dobbiamo imparare di nuovo ad amare la Chiesa, che non significa difendere un partito amici. Non è la chiesa intesa come la chiesa di qualcuno o solo la chiesa dei preti o dei consacrati.
Ma la Chiesa, così come sto cercando di spiegarlo, noi dobbiamo difendere il fatto che abbiamo bisogno di avere delle relazioni significative, attraverso la quale le quali passa l'amore di Dio, attraverso la quale noi possiamo toccare la concretezza della nostra fede. Mi capita spesso, andando in giro, di dover ripetere una verità che è così elementare del Vangelo. Ma è così.
C'è la tentazione di che ci sfugga, così invisibile certe volte ai nostri occhi, quando noi sfogliamo il Vangelo, che cosa vediamo? Gesù che nasce, ad esempio, viene accolto nel grembo di Maria. I Vangeli di Matteo e di Luca ci raccontano l'infanzia di Gesù. Marco e Giovanni non ci dicono niente dell'infanzia di Gesù, Ma diciamo che la cosa più interessante, la cosa che attira di più l'attenzione a ciascuno di noi.
È la vita pubblica di Gesù. Noi conosciamo pochissimo dei trent'anni che Gesù ha vissuto a Nazareth. Pochi episodi e la maggior parte della sua vita però, Eh, trent'anni di vita quotidiana dove questa persona si svegliava la mattina, mangiava, usciva, aveva degli amici, piangeva, Sorrideva, guardava le stelle, si bagnava sotto la pioggia, frequentava il tempio, lavorava praticamente la vita nostra. Una vita quotidiana, trent'anni. Gesù li ha vissuti così.
Ma i Vangeli ci raccontano i tre anni di vita pubblica, dal battesimo in poi. Che cosa ci rimane impresso di questi tre anni di vita pubblica? Le sue parole, i suoi insegnamenti, i suoi gesti. Qual è la cosa che ci sfugge? Che Gesù non è come Giovanni Battista. Cioè non è semplicemente un predicatore solitario che urla qualcosa di vero, che tocca il cuore delle persone e che spinge le persone a prendere delle decisioni grandi dentro la loro vita.
Se fosse semplicemente questo il ministero di Gesù, in realtà potevamo accontentarci di Giovanni Battista? Giovanni fa questo. Giovanni ha la capacità. Immaginate un po' il carisma di quest'uomo, cioè di Giovanni. Non di entrare nelle città a mettere caos, ma di starsene in luoghi deserti. La gente lo cercava, era un po' l'attrattivo grandissimo Giovanni. Eppure Giovanni non diceva niente di speciale.
Se non ripetere le parole dei profeti e guardare in faccia alle persone e dire è inutile che aspettate il Messia, se non cambiate vita, cambiate vita, questo vi preparerà. L'incontro con il Messia è una catechesi semplicissima. E la gente diceva a Giovanni, e che dobbiamo fare? Dovete ripartire, dice Giovanni, venire qua, andiamo in acqua, li calava nell'acqua, li tirava fuori ed era un po' come morire
e rivivere. Era come iniziare di nuovo il battesimo di Giovanni, un battesimo di conversione. Basta Giovanni, Eh, ma Gesù Non ha fatto questo. Qual è la cosa che colpisce di Gesù? Mentre Gesù Predica, il Regno di Dio costruisce intorno a sé una comunità di persone. E, passando lungo il mare di Galilea, vide Simon Pietro che Riassettava le reti insieme agli altri e gli domandò, non avete preso nulla? Ricordate la vocazione Di Pietro? No, perché lo chiama? Perché fa quel miracolo?
Perché conclude quel miracolo dicendo, lascia quelle reti. D'ora in poi tu sarai pescatore di uomini, Vieni, seguimi. Perché dice, Seguimi. Ha un esattore delle tasse come Levi. Noi lo conosciamo come Matteo, l'evangelista, perché Gesù chiama le persone e chiama le persone a seguirlo. Crea intorno a sé una rete di relazioni per un motivo molto semplice che io ripeto spesso. Il Vangelo è incomprensibile senza una comunità, il Vangelo è incomprensibile senza delle relazioni.
Uno ti può spiegare all'infinito che cos'è l'amore, ma solo se ti metti ad amare lo capisci. Questo sta facendo Gesù, sta dicendo delle cose che possono salvare la vita, ma per dire queste cose che salvano la vita crea intorno a sé. Un circuito di persone e chi si sceglie i migliori non mi pare. Noi abbiamo costruito le più belle basiliche attorno agli apostoli, ma forse ci siamo dimenticati chi erano, da dove sono partiti. Vi ricordate la storia di
Bartolomeo, cioè Natanaele? La prima volta che Gesù lo incontra, la tanele stava facendo un commento razzista sulla provenienza di Gesù, può venire qualcosa di buono da Nazareth? Questo è l'apostolo, Eh? E quando Gesù lo incontra gli dice, Ecco, finalmente un'israelita in cui non c'è falsità. Cambia subito, ha un atteggiamento completamente diverso, cambia vita. E quando Incontra Pietro lo incontra deluso, arrabbiato. E poi è anche l'uomo che lo ha rinnegato. E così potrei.
Andare avanti all'infinito, raccontandovi la storia di queste persone dicendo tutti i difetti di queste persone. Non esistono esperienze di chiesa che non contemplino anche la nostra umanità. Non esistono parrocchia ideale, ordini religiosi, ideali, movimenti ideali, associazioni. Diffidate da quelli che dicono noi siamo meglio. Non è possibile ogni volta che noi tocchiamo la chiesa, quella concreta. Tocchiamo anche tutta la sua
umanità, tutta la sua povertà. Tocchiamo il carattere delle persone, i loro limiti, ma questo non deve scoraggiarci. La Santità è seppellita dietro tutta questa umanità. Lì c'è un'occasione unica per ciascuno di noi. E aggiungo un piccolo tassello, la chiesa non è mai uguale, esattamente come le persone non sono uguali. Questa parrocchia è diversa dalla parrocchia confinante. Ed è diversa dalla mia parrocchia ed è diversa da una parrocchia che si trova in Giappone, in Cina.
Non esiste in un unico modo di essere chiesa. L'identità di questa comunità è una cosa bellissima. E l'identità nasce dalla storia, da come è nata questa comunità, questo quartiere, dai sacrifici, dai litigi, dalle spaccature, dal perdono. E questo a un certo punto ha fatto emergere una fede e la fede ha fatto emergere una devozione. Allora quel Santo, quell'immagine della Madonna, quella processione, quel modo di stare insieme, quel modo di cantare, di pregare è
un'identità che brutto. Quando noi invece pensiamo che esista un unico modo di essere chiesa e vogliamo uniformare questo è sbagliatissimo, è come andare. Nella classe di una scuola e dire a tutti i bambini, da questo momento non dovete avere più il vostro carattere, non dovete avere più i vostri gusti, non dovete avere più il vostro pensiero, dovete tutti pensare nello stesso modo. Ma questo è un regime, non è la scuola, è ideologia.
La Chiesa non può far questo, non può chiedere che noi rinunciamo ad essere noi stessi, che questa comunità smetta di avere questa identità. Però attenzione che. Avere un'identità, essere diversi non deve diventare la grande scusa per non essere in comunione. Noi abbiamo il dovere di essere noi stessi, ma allo stesso tempo abbiamo il dovere di essere con gli altri.
Ed è così bello. Per questo vi consigliamo, durante la liturgia eucaristica di leggervi gli atti degli apostoli che la Chiesa, fin dall'inizio, è sempre stata in crisi. Sapete perché? Perché la Chiesa è fatta di persone vive e le persone vive sono quasi sempre problematiche. Quindi il fatto che noi oggi diciamo Oh, ci sta quel è successo questa cosa, ma nei 2000 anni precedenti pensate che non sia successo qualcosa?
Pensate che ogni epoca, ogni generazione non abbia avuto le sue sfide, i suoi scandali, la sua conversione? Questo è il nostro tempo. E noi dobbiamo farci i santi con questo tempo, riprendere confidenza con l'identità che abbiamo e domandarci che cosa significa per noi essere noi stessi, far emergere ciò che è proprio nostro. Aggiungo però un piccolo dettaglio, accanto a qualcosa che abbiamo solo noi qui, in questa comunità, c'è qualcosa invece di oggettivo che hanno tutti.
Io vorrei parlarvi di queste cose oggettive che molto spesso nelle nostre esperienze comunitarie sono messi ai margini. Cioè dovrebbero essere il motivo per cui noi siamo comunità, ma molto spesso sono semplicemente un apparato decorativo. Non succede qui, però dico in generale può succedere che la messa è solo il pretesto per fare altro. La messa è solo il pretesto per vivere una vita parrocchiale come se fosse la Pro loco di un quartiere. C'è la messa ma è la scusa, non
è il motivo. Allora noi abbiamo di nuovo bisogno di rimettere al centro ciò che è essenziale. Come fa una comunità a crescere? Come fanno delle relazioni a diventare significative? Come fa questa parrocchia a far crescere i santi? Un movimento. A far crescere dei santi, un'associazione, una confraternita, tutto quello che vi ho elencato prima che cosa non deve mai mancare. Prima cosa. Se tu vuoi far crescere qualcuno gli devi parlare, cioè gli devi
rivolgere la parola. Il primo gesto di una relazione, ricordatevi, è parlare a qualcuno. Finché tu non rivolgi la parola a qualcuno non nasce una relazione. Questo credo che sia chiaro per tutti, no? Quando io, stando in metro a Roma, cambio la relazione con la persona che è di fianco a me, quando gli rivolgo la parola rivolgendo la parola non è +1 estraneo. Comincia a diventare qualcuno
che sto conoscendo. E se ci parlo tutte le mattine per un quarto d'ora, capite che dopo un po' di giorni posso dire che ho un amico. E se poi a un certo punto decidiamo di andare AA pranzo insieme, capite che si sta rafforzando ancora di più quella relazione. Ma tutto da cosa è nato? Dal fatto che a un certo punto ci siamo rivolti la parola. Da dove nasce la relazione della fede? Dalla parola. Che è la grande assente delle nostre comunità.
La parola di. Dio ci fa crescere, guardate che se noi non rimettiamo al centro il Vangelo, la parola, la parola del Signore, la Bibbia, se noi non torniamo di nuovo a sentire questa esigenza di far crescere l'amore per la parola di Dio, è come se vogliamo una relazione, senza cominciare mai veramente a parlare e a lasciarci rivolgere la parola da qualcuno. Che spazio c'è? Per la parola qui, nella nostra esperienza di chiesa, che posto ha la parola di Dio?
Vi dirò di più, finché non si cresce attraverso questo rapporto con la parola di Dio, il posto della parola di Dio lo prende qualcos'altro. A volte. Qualcosa anche di buono, no? Noi siamo diventati esperti di di tantissime devozioni. Conosciamo gli scritti spirituali dei mistici più strani e meravigliosi che il signore ci ha donato. Conosciamo.
I messaggi di questo o di quest'altro ancora lodevolmente, magari sono esperienze vere che la Chiesa a volte c'ha anche detto, sì, lì c'è l'azione del Signore, ma tutto questo non può mai prendere il posto della parola di Dio. Noi. Siamo innanzitutto, dovremmo essere innanzitutto innamorati della parola, perché la parola ci fa crescere. Le altre parole, anche se sono belle, sono semplicemente parole. La parola invece ha questa caratteristica, è solo lei ha
questa caratteristica? Ve la leggo. E non è parola mia perché è la lettera agli ebrei. Sentite cosa, come la lettera agli ebrei ci spiega qual è il ruolo della parola, infatti, dice l'autore della lettera agli ebrei, la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio. Essa. Penetra fino al punto di divisione dell'anima. E dello spirito, delle giunture e delle midolla escluta i sentimenti e i pensieri del cuore.
Non ci. È non non esiste creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi. e a lui, noi dobbiamo rendere conto. Provo a tradurlo in maniera molto concreta. La parola di. Dio è viva. Sapete cosa significa? Che è contemporanea a noi? Noi leggiamo una roba che è scritta 5000 anni fa, però in realtà ci sta dando del tu adesso tu.
Che hai quella famiglia, che stai vivendo quella situazione, che ti trovi con quel problema al lavoro, che hai un dramma interiore, che hai una gioia bellissima, che stai vivendo in questo momento la parola sta dando del tu a te e contemporanea a quello che tu vivi, cioè è viva, non è una cosa morta, è una cosa viva, cresce e si muove con te.
Capite perché? Noi. Possiamo rileggere la stessa pagina del Vangelo tutti i giorni e non è mai la stessa pagina del Vangelo, perché quella pagina parla a me che sono vivo e io non sono la stessa persona di ieri. Vi posso assicurare. Che non sono nemmeno la stessa persona di stamattina. Voi non immaginate come. Velocemente cambiamo, Eh? Ora quella parola è contemporanea a me, quindi nessuno dica. La parabola del filopa. Sì sì, la conosco. Eh, da mo quante volte l'ho
sentita questa parabola. Non hai capito niente allora? Perché la parabola? Del Figliol prodigo non è che cosa dice la storia, ma come ti sta dando del tu in questo momento della tua vita, questo è interessante. Ancora. Evviva dice ed è efficace, significa che serve a qualcosa. Cerco di essere. Concreto anche in questo caso. Tu mi puoi fare tutti i discorsi di questo modo, ma quando poi io vado a casa e vivo la mia vita di ogni giorno, mi sembra di essere al buio.
Che cos'è che mi accende una luce? La parola. La parola ti fa tornare a casa e tu hai una luce diversa con cui vedi le cose. Questa è la potenza della parola. Allora? 6 1 persona ferita, ma hai una luce diversa che ti fa guardare da quelle ferie? Stai vivendo una cosa bella, hai una luce diversa che ti fa vedere quella cosa bella. Stai vivendo una sfida, c'è una luce nuova che ti fa vedere quella sfida, e cioè la parola
di Dio è efficace. È viva ed. È efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio, penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, cioè ti legge dentro. Tocca una. Parte di te che neanche i tuoi ragionamenti riescono a toccare è una cosa bellissima quando noi facciamo l'esperienza della parola così. Quanto?
Cambierebbe la qualità del nostro stare insieme se noi tornassimo a rimettere al centro la parola, che tradotto significa, come cambierebbe tutto se permettessimo a Dio di rivolgerci la parola? Sapete come noi? Pensiamo che Dio ci rivolga la parola. Mi metto nei banchi Le mani e la testa, mi raccolgo e dico, parlami, parlami. A volte il signore può darci
delle buone ispirazioni, un buon pensiero. 1 1 mozione interiore, la via ordinaria attraverso cui il signore ci parla è la parola di Dio. Lo abbiamo capito, sì o no? Dobbiamo tornare là. Però qui ecco il passo successivo, si vive di parole, no, non bastano le parole. C'è un brano molto bello del Vangelo. Anche in questo caso la cosa che ci siamo presi di questo brano del Vangelo è il gesto eclatante che Gesù compie, cioè la moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Secondo me la cosa interessante lo sapete qual è, è che tutta la gente immaginate una folla così sta ascoltando Gesù e ascolta Gesù per un'intera giornata. Poi, più o meno, si. Arriva a un orario in cui il sole sta tramontando, si avvicinano all'orecchio di Gesù e gli dicono, bellissima giornata, Eh? Ho detto delle cose, però adesso. Manda la gente a.
Casa deve mangiare, deve bere. La gente ha bisogno di cose concrete, discorsi belli, Eh, bellissimi, signore, ti ascolteremmo per ore, eh, però poi bisogna mangiare anche eh. Che cosa nasconde questo atteggiamento dei discepoli? Che la fede è bella e fa discorsi. Ma quando tu hai. Bisogno concretamente di qualcosa? La fede non ti è più utile, questo è il ragionamento. Quando? Tu ad esempio se uno ti spiega adesso ti spiego le dinamiche
dell'amore, che bel discorso. Però a un certo punto tu hai bisogno di sentirti amato, un bisogno come il pane, come l'acqua. e a voglia a sentire i discorsi, tu vuoi un fatto, non vuoi le parole, vuoi qualcosa di concreto. E i discepoli. Che camminavano con Gesù, hanno l'idea. Che Gesù vende bene le parole, ma poi quando si tratta dei fatti bisogna mandarli nei villaggi dintorni a cercarsi da mangiare, cioè devono rivolgersi
ad altri. Gesù. Inchioda i suoi discepoli dicendo, come mandarli a casa, fatevi sedere adesso voi date da mangiare. A tutti quelli spaventatissimi dicono, Guarda, non abbiamo soldi. E non abbiamo tutto quello che serve per dar da mangiare a migliaia di persone. Non vi racconto il. Miracolo tutti lo conosciamo, questi pani vengono Benedetti, vengono distribuiti i pesci ugualmente portiamolo nella vita di oggi.
Che bello vi ho? Appena detto che la fede nasce dall'ascolto, la relazione nasce dalla parola, ve l'ho appena detto e questa parola può cambiare la nostra vita, ma poi. Arriva un momento in cui le parole non ci bastano più perché abbiamo bisogno non di qualcuno che ci spieghi l'amore, ma di qualcuno che ci ami. Non di. Qualcuno che ci spieghi come fare, ma di qualcuno che ci dia la forza per farlo. Dov'è che. Noi cristiani troviamo i fatti nei Sacramenti, ecco
l'eucaristia. Perché celebriamo? L'eucarestia, perché noi abbiamo un tremendo bisogno di fatti. Tutto quello? Che stiamo cercando dentro la nostra vita. Il signore non si è limitato a spiegarlo, a illuminarlo, ma lo ha reso un fatto. Quello che stai? Cercando è così concreto che non solo lo vedi? Puoi allungare? La mano e mangiare questo. E mentre tu mangi quel pane, non stai mangiando semplicemente quel pane, stai mangiando il corpo di Cristo che è dato in dono per voi, perché?
Tutto quello? Che tu stai cercando è. Lì io non lo so. Se noi abbiamo ancora consapevolezza della grandezza dell'eucarestia, se noi cristiani abbiamo capito veramente il valore dei sacramenti, abbiamo ridotto i sacramenti a volte a un'abitudine. Ha dei riti? Ogni tanto faccio sorridere qualcuno perché dico che le messe più gettonate per noi non. Sono le messe.
Quotidiane, dove ogni giorno accade quel miracolo, nemmeno le messe domenicali a quelle cui siamo chiamati perché sono Pasqua per noi nella settimana, sono quelle dove si danno i gadget. La. Domenica delle Palme, vedi? Dici, ma dov'era tutta sta gente? La. Candelora, l'assalto alle candele, come se ci dovesse essere un blackout da un momento all'altro. Questo perché? Perché noi non abbiamo capito qual è il valore vero di quel sacramento.
Sapete perché noi? Siamo insieme in una comunità per celebrare insieme l'eucaristia. Il resto potrebbe anche non esserci, perché non è importante. La cosa più importante di una comunità è l'eucarestia. il Concilio dice è il cuore, la fonte. È il culmine della vita cristiana. Riscoprire l'eucarestia, riscoprire in che maniera quello che accade su questo altare dialoga con la mia vita. E mi dà la forza.
Mi dà la speranza, mi mi fa mettere il passo successivo, l'eucaristia celebrata e adorata. L'adorazione è semplicemente un prolungamento della celebrazione. È come se tutti quei benefici che noi realmente abbiamo celebrato nella nella messa continuiamo. Ce li portiamo anche fuori dal tempo della messa. Perché? Perché le cose belle, le cose che che contano, hanno bisogno di essere sedimentate dentro di noi. Faccio un esempio, vi chiedo scusa se non è un esempio
poetico. Spero però che renda l'idea. Tu. Puoi mangiare un piatto di pasta ingozzandoti in tre secondi oppure gustando quella pasta. In fondo è andata a finire nello stesso posto. Ma cambia tutto se tu la mangi velocemente in maniera compulsiva o se gusti le cose, se gusti tutto, assume un atteggiamento completamente diverso. Noi non siamo abituati a sostare, nell'eucaristia, nell'Eucaristia. Per noi è tutto un fast food, facciamo tutto, ce ne andiamo, basta.
A volte noi abbiamo bisogno invece di riscoprire. L'adorazione. Eucaristica, il ringraziamento, il culto dell'Eucaristia, il fare compagnia a Gesù nel tabernacolo. Qui ci sarebbe tanto da dire, ma tornerò per un'altra catechesi, non so quando. Però credo. Che questo sia una cosa importantissima per ciascuno di noi.
Come cambia la nostra Comunità quando la nostra Comunità ha al centro non il prete bravo, il frate che ci sa fare il catechista, così quello che è è ha manicato, no al centro Gesù. Gesù è eucaristia. Che bello se noi rimettessimo al cuore della nostra vita cristiana il mistero dell'eucaristia. Allora, fratelli, vi dico una cosa e spero di non inguaiare nessuno. Dovete avere la pretesa di prendere i vostri preti, i vostri frati, le persone che vi accompagnano, le vostre
religiose. Prendete dice spiegami bene, che cosa succede? Nell'eucaristia? Perché noi abbiamo. Imparato da bambini ad entrare in chiesa, a farci il segno della Croce, ad alzarci, a sederci, a ginocchiarci, a guardare, a rispondere, ma noi non abbiamo. Capito il vero significato di ciascuno di quei gesti, ma se tu capisci quei gesti. Allora tu? Vivi l'eucarestia in un modo completamente diverso, non è più automatismo, lasci che quell'eucarestia fermenti nella tua vita.
Allora quello che stai? Cercando il signore si è donato. Lì sapete perché vi sto? Dicendo quello che stai cercando. Perché, che cos'è che? Stiamo cercando tutti. Tutti noi stiamo. Cercando una vita che abbia un senso, io sto in una famiglia, però non ne sento più il senso. Mi alzo la. Mattina e vado al lavoro. Ma non ne senso, non. Ne sento più il significato, ho la salute ma mi sento un vuoto, sto vivendo una malattia e mi domando, che senso ha questo dolore? Noi pensiamo.
Che Dio sia quello che risolve tutte queste situazioni? No, Dio è colui che dà significato a tutte queste situazioni. Chi vive e. Celebra l'Eucaristia. Riceve nella propria vita il senso di tutto quello che vi capita, bello o brutto che sia, quel senso vi cambia tutto. Primo, perché non vi sentite più soli? Perché avvertite di non essere soli due. Comprendete che ciò che muove la vita è sapervi amati. E lì vi sentite amati come un
fatto. Quante cose cambiano quando una persona capisce l'eucarestia, allora tutto inizia perché qualcuno ti rivolge la parola. Ecco la parola con la P maiuscola. Ma poi a un certo punto le parole non bastano, abbiamo bisogno di fatti. Ecco i sacramenti, la Comunità è il luogo della parola. E dei sacramenti, soprattutto dell'eucarestia. Terza cosa, pregare è una scienza pratica, non teorica,
per poter imparare a pregare. Tu devi esercitarti a pregare se io mi guardo un Formula Uno. Una gara di formula? Uno non significa che automaticamente dopo 10 ore so guidare. L'aver visto qualcosa non mi rende capace di saperlo fare, è provare a farlo che mi rende capace di fare questa cosa. Ora io mi domando, le nostre parrocchie, le nostre comunità sono luoghi dove ci viene insegnato a pregare? Attenzione, non insegnate le preghiere. Questo lo potete fare anche da
soli. Non avete bisogno di qualcuno che vi fa imparare a memoria una formula. Qualcuno che ci insegna a pregare, perché quando tu impari a pregare cambia la qualità quando in una famiglia. Si impara a. Pregare cambia la qualità di una famiglia? Quando in una. Comunità, si prega, si vede che si prega. La preghiera cambia completamente le cose. Una comunità cresce se quella comunità sa insegnare l'arte della preghiera. Ma nessuno può insegnarvi a pregare se non ne avete l'esigenza.
Quindi la prima cosa? Che noi dobbiamo tirar fuori. È il desiderio. Gesù, per esempio, non ha passato la sua vita dicendo, Mi raccomando, Eh, la preghiera al mattino e alla sera, prima dei pasti. Tutti ringraziamo, no? È successo a un certo punto, nel Vangelo, che vedendolo pregare, i suoi discepoli gli dissero, Signore, insegnaci a pregare. Lo vedono pregare e gli viene voglia loro di imparare a pregare. Ora, secondo voi, le persone che qui non vengono e vedono noi?
Gli viene voglia di pregare, gli viene voglia di dire, ma devo andare a vedere che succederà, perché queste persone sono diverse. È il grande tema della testimonianza. La testimonianza non è voler convincere qualcuno di qualcosa, ma è mostrare qualcosa a qualcuno. Una comunità. Cresce quando sa insegnare la preghiera. Quarta cosa nel nel giorno del nostro battesimo c'è stato messo dentro un dono. Noi lo chiamiamo il dono dello
spirito. Il dono dello spirito è un po' come un seme che tutti noi ci portiamo dentro. Ma questo seme, cioè questo potenziale, tu ce l'hai dentro, ma devi imparare a esprimerlo, cioè? Questo seme ha. Bisogno di essere innaffiato, coltivato, perché altrimenti non diventa qualcosa di grande. Tu hai un seme che però non germoglia mai. Qual. È l'operazione. Attraverso cui il seme che abbiamo ricevuto nel battesimo cresce, è la vita spirituale. Ora qual? È lo scopo della vita spirituale.
Sentirci i figli di Dio. Scoprire che Dio. È tuo padre. Questo è lo scopo della vita spirituale, dice Paolo. Lo spirito grida dentro di noi. Abbà, padre, molto di più che dire, Io credo che Dio esiste, io so che mi ama e questo è la vita spirituale. Bene, quando una persona si lascia rivolgere la parola. Si fa? Coinvolgere nei fatti. Impara. A pregare, quindi, parola, sacramenti, preghiera. Che cosa gli succede in lui, in lei un grande desiderio di donarsi.
La carità per noi cristiani è un'esigenza, non una cosa da fare. Cioè a un certo punto. A me tante volte mi è capitato di sentirlo nelle persone e quando mi raccontavano questo io dicevo, ecco lo spirito. Persone che si sono. Convertite e che dopo un po' di tempo prima erano molto concentrate su di loro, sui loro peccati, sulla loro vita passata, sulle cose che dovevano guarire, fare, eccetera. Poi a un certo punto vengono e dicono, padre, sento un grande desiderio di fare qualcosa per
gli altri. Sento un grande desiderio di donarmi. Ecco la carità. Una comunità è vera quando produce il desiderio della carità. Ma esistono due forme di carità, la prima carità e la carità ad intra. Cioè siamo insieme. Beh, deve vedersi la differenza rispetto al fatto quando io sono, quando io sono sul posto di lavoro. Sono un lupo che cerca di difendersi. Beh, se sono un lupo anche quando sono in parrocchia c'è qualcosa che non funziona, Eh?
Se io sono in una comunità, vivo un'esperienza ecclesiale, sono in un ordine religioso e sto sul chi va là, sto con i fucili spianati, beh, c'è qualcosa che non funziona. La prima carità è dire, io queste persone di fianco non me le sono scelte, o perlomeno non me le sono scelte tutte. Devo amarle. Devo. Sforzarmi di voler bene a queste persone. La carità di. Intra cambia la qualità dei nostri rapporti è. Inutile che. Diamo il pane ai poveri se tra noi ci scanniamo, capite?
È inutile che vogliamo dire al mondo pace. Basta con la guerra in Terra Santa, in Ucraina, quando tra di noi siamo uno contro l'altro, ci divoriamo a vicenda. La credibilità della nostra preghiera e delle nostre parole viene dal fatto che so che non è facile, ma dobbiamo imparare a volerci bene. La gente, quando vede noi, deve vedere persone che si sforzano di volersi bene. Questo è attraente. Quindi la prima carità che una comunità fa non è quella agli altri, è la carità della
comunione. Chi varca la. Soglia di questa comunità che cosa percepisce? Tensione o comunione? E nella comunione ci sta che certe volte non ci capiamo, ci scontriamo eccetera. Ma poi noi preti, noi religiosi, nella preghiera di Compieta ogni tanto leggiamo questo versetto della Scrittura, non tramonti il sole sopra la vostra IRA. Cioè. Non fate finire il giorno che non trovate il modo di tornare in unità con qualcuno. E invece noi? No mo deve stare così almeno una settimana.
Poi se non ha. Capito la lezione? Un mese, altrimenti ne riparliamo al prossimo anno liturgico. Quando daranno gli incarichi? Poi. Dopo 9 anni di un parroco disseppellisco questione di 26 anni prima dicendo adesso quello non si vive più così. Capite. Che non abbiamo incontrato Gesù Cristo se passiamo il tempo a fare queste cose. Se abbiamo incontrato? Gesù Cristo, impariamo a volerci bene. Vi. Riconosceranno da come vi amerete, dice Gesù. Questo.
Ci rende credibili per vivere un'altro tipo di amore, quello agli altri. Anche qua. Apro e chiudo una parentesi, i poveri potrebbero diventare una moda adesso è moda che facciamo un aiuto? Non lo so a questo, è moda che facciamo il vestiario, è moda
che facciamo i pacchi liberi. La carità nasce dal fatto che abbiamo gli occhi spalancati sulla realtà intorno a noi e diciamo, chi sono qui, in questo quartiere, in queste strade, gli invisibili, chi sono quelli a cui non interessa nessuno, quelli a cui non conviene a nessuno? Quanta solitudine che c'è. Voi non immaginate quanta disperazione, quanta povertà che nessuno vede?
La carità non è fare tutti le stesse cose, è fare quello che c'è bisogno di fare perché siamo attenti a tenere gli occhi aperti ora, se io vivo in un quartiere periferico di Roma o se vivo a L'Aquila non è la stessa cosa. A Roma? Può darsi che la sera quando sto tornando a casa trovo un barbone che dorme sotto la serranda di un supermercato a L'Aquila è impossibile. Perché col freddo che fa, non dura nemmeno un'ora là sotto. Quindi non troverò i barboni a L'aquila, capite?
Quindi se mi metto a fare il servizio per i barboni a L'Aquila non ha senso. Ci sono altre? Povertà, però. E io sono capace. Di vederle allora, è questo a cui mi sto invitando. La vera vita. Cristiana si vede da come tu impari ad amare chi chi c'hai vicino e da come impari ad amare chi. Quelli che nessuno vuole amare. Chi sono? Quelli che nessuno vuole amare? Qua, in questa parrocchia, in questa, in questo quartiere, in
questo pezzo di città? Ecco, quelli dobbiamo servirli gratuitamente, ve lo ripeto gratuitamente. E non intendo solo una questione di soldi. Gratuitamente significa senza aspettarci che qualcuno ci dica grazie. Lo facciamo e. Basta. Non sappia la. Destra, ciò che fa la sinistra. Lo facciamo? Con tutto il cuore e gratuitamente. Già così. Vedete, non vi ho detto niente di nuovo, quello che vi sto annunciando è la vita cristiana. La parola. I sacramenti, la preghiera, la carità. Aggiungo.
Una cosa che per noi è essenziale e questa comunità porta il nome di Maria. E quindi? È bello che possiamo dire ad alta voce una parola che riguardi anche Maria. Il rapporto con. Maria per noi cristiani e cattolici è un rapporto importantissimo. Noi abbiamo intuito che più cresce la nostra relazione con Maria, più ci sentiamo figli di Dio, più tu ti senti figlio di Maria, più Avverti Gesù vivo dentro la tua vita. La devozione a Maria.
La relazione con Maria è sana quando fa crescere il nostro attaccamento a Cristo. Quante volte vi sarà stato Detto questo? Ma vorrei dirvelo ancora una volta, io nel Vangelo di Giovanni abbiamo la spiegazione, più bella di chi è Maria è. Alle nozze di. Cana. In mezzo a questa. Festa Maria è quella che si accorge che sta per succedere una tragedia. Non hanno vino. Finita la festa? Questo significa Eh, quando tu dici non hanno vino in un matrimonio significa tra poco si
scannano, non hanno più gioia. Quando uno si accorge che non ha vino nella propria vocazione dice, dopo un po' questo lascerà il ministero perché non ha più gioia. È così per tante. Altre cose nella vita. Lo sapete qual è la cosa interessante? Che non se ne accorge nessuno? Lei sì. E che cosa fa prima di tutti gli altri? Va da Gesù e prega Gesù, non hanno più vino.
Che bello sapere che noi siamo talmente tanto voluti bene dalla Madonna. Che la Madonna domanda per noi ciò che noi ancora non sappiamo che ci serve, vede la nostra vita e meglio di noi sa quello che ci manca. Questo è il misterioso rapporto della comunione dei santi che il signore ci ha donato. Maria ci è. Stata donata come madre perché faccia quello che ha fatto a canna di Galilea. Prima si rivolge a. Gesù e poi si rivolge ai servi. Sapete che cosa dice ai servi?
Fate quello che vi dirà. Che tradotto significa, per favore, ascoltate il Vangelo. Tutte le volte che la Madonna parla, ve ne accorgete che la Madonna? Perché quando è la Madonna, veramente lei, la Madonna, ripete il Vangelo, ripete le cose del Vangelo, fate quello che vi dirà. Però guardate. Uno vive una vita completamente diversa, se sa che ha una madre, se sa che ha un grembo dove può, può potersi rifugiare.
L'altro giorno sono stato in un museo bellissimo nelle Marche a fare una conferenza e mi hanno mostrato una Pala d'altare che era in questo museo, un'immagine abbastanza diffusa, una un'immagine credo che fosse della fine del 400. C'era Maria in piedi e il suo manto era larghissimo. E sotto il manto c'erano tutti i figli, tutti gli uomini e le donne le hanno la raccolte. Immediatamente fuori c'erano dei diavoli che dal cielo tiravano frecce e sassi. È. Interessante, no?
Se tu sei protetto da qualcuno, abbracciato da qualcuno, il male esiste, ma non può farti niente. Questo. È il ruolo di Maria. E dire non. Sei solo? Ti sta arrivando una. Botta di quelle stratosferiche, ma ci sono io non sei da solo. Maria è l'esperienza, una maniera attraverso cui noi facciamo l'esperienza della misericordia di Dio, Dio, per dirci ti amo. Ha mandato suo. Figlio e suo figlio per essere sempre più efficace in questo amore ci ha lasciato sua madre donna.
Ecco tuo figlio figlio, ecco tua madre. E da quel giorno il discepolo la prese nella sua casa. Una comunità cresce quando fa spazio a Maria, perché Maria ha la capacità di armonizzare la crescita, di farci crescere un po' alla volta, in maniera proporzionata. Ecco, vedete? Questo è quello di cui noi abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno. Non solo di stare insieme, ma di stare insieme in maniera diversa, non solo di dire siamo molti, ma di poter dire siamo santi. Che cos'è che ci fa?
Crescere in tutto questo, entrare in un rapporto con Dio, lasciare che ci parli, prenderlo come un fatto. Imparare a relazionarci. Ecco la preghiera, far germogliare dentro di noi i frutti di questa vita, cioè l'amore al prossimo, ai vicini e ai lontani. Avere l'umiltà di dire nella vita possiamo diventare le persone più importanti al mondo, ma rimaniamo figli. E Maria? È colei che. Ci ricorda che dobbiamo essere figli? E nell'atteggiamento dell'umiltà di essere figli nessuno si monta
la testa e nessuno si dispera. In fondo Maria rappresenta la chiesa perché rappresenta esattamente tutto questo nella vita di ciascuno di noi. Bene, io vi auguro, mi auguro che quello che questa sera abbiamo detto ad alta voce possa far venir voglia a ciascuno di noi di cominciare con un passo diverso le cose. Di fare le cose che già facciamo con una letizia diversa, in un modo diverso questa. È. Una parrocchia francescana, in fondo, Francesco, come ha fatto ad affascinare le persone?
La sua vita? Era affascinante. Guardate, era talmente affascinante che dopo 800 anni noi continuiamo a parlare di quest'uomo. Continuiamo a parlare di questo Santo. La forza di Francesco era la Sua Santità. La forza di Francesco, e concludo, è che a un certo punto della sua vita ha lasciato che il signore gli rivolgesse la parola. In un momento di crisi in carcere. Che cosa fa? Legge il Vangelo? Che quella parola. Diventasse una decisione nella sua vita?
Che quella. Parola diventasse un modo diverso di accostarsi ai sacramenti, che quella parola diventasse un modo nuovo di amare. Lui che gli faceva obbrobrio stare vicino ai lebbrosi, a un certo punto sente il desiderio di abbracciare lebbrosi. Non è Francesco, è lo spirito dentro di lui che lo porta a fare questo. A un certo punto. Francesco scopre di avere un padre. Scopre. Maria come madre, scopre la Chiesa come madre e si sottomette alla Chiesa come ci
si sottomette a una madre. Non ha mai voluto. Dimostrare niente a nessuno? É stato solo? Fedele a Cristo, fino al punto che quando parliamo di lui possiamo dire che Francesco è un'altro Cristo. E dopo 8. 100 anni più vicino a noi, in uno sperduto. Paese del Gargano, un povero frate cappuccino ha passato tutta la sua vita a fare una cosa semplice, a confessare, a dare la misericordia, a riconciliare le persone, a svegliarle, a riportarle al signore.
Padre Pio non. È Santo perché aveva le stimmate. Era Santo. Per la sua relazione con Cristo, per la sua fede in Cristo. Per il modo con cui ha vissuto in maniera eroica la sua vita. E quando? C'erano gli applausi e quando era perseguitato la Santità di quest'uomo ci colpisce e ci illumina bene. Forse noi non andremo a finire in nessun altare e in nessuna nicchia, ma tutti siamo chiamati alla stessa Santità e se siamo insieme e queste cose le rimettiamo al centro, vi assicuro.
Che saremo davvero santi, grazie.
