Fratelli e sorelle, tutti il Signore vi dia pace. Rivolgiamo un caro saluto al Santo Padre, che non può essere ancora qui con noi. Speriamo tu possa esserlo presto e continuiamo ad assicurargli le nostre preghiere. All'inizio di questo anno giubilare siamo stati invitati tutti a guardare Cristo come l'ancora. Sicura e salda, in cui la nostra speranza non si confonde.
Ma cito le parole del Papa nella bolla di indizione, ci esorta a camminare senza perdere di vista la grandezza della meta alla quale siamo chiamati, il cielo. Una meta che abbiamo contemplato anche la settimana scorsa durante gli esercizi spirituali. È naturalmente un'immagine piena di speranza quella che il Papa ha voluto consegnare alla Chiesa.
Ricordandoci che noi, mediante il battesimo, siamo come ancorati in Cristo, il quale ha introdotto la nostra umanità davanti al padre nel cielo, nel santuario del cielo, dove egli intercede per noi. Ecco, se riuscissimo nelle nostre giornate a tenere viva questa immagine, noi siamo qui, in questo mondo, ma attraverso il battesimo, è come se fossimo già agganciati al cielo attraverso Cristo.
Un'ancora quando tu sei in una navigazione e poi gettare l'ancora, devi tirare un sospiro di sollievo. Puoi essere sicuro che la barca non subirà dei movimenti che la faranno perdere. Ora, sebbene questa prospettiva sia molto bella e rassicurante, siamo anche consapevoli del fatto che la nostra vita resta un'esperienza di libertà e se
vogliamo rimanere. Intimamente Uniti a Cristo, come ci ricorda San Paolo, dobbiamo anche accogliere il dinamismo della conversione al Vangelo e lasciare che lo spirito, lo Spirito Santo, ridefinisca i contorni della nostra umanità secondo la volontà di Dio, non secondo i nostri pensieri. Quindi questo radicamento in Cristo, questa ancora forte che noi abbiamo, è un processo. Dall'esito tutt'altro che
scontato. E nel nuovo testamento noi troviamo tanti richiami alla delicatezza di questo processo che può anche interrompersi. Lettera ai colossesi, Cristo vi ha riconciliati nel corpo della sua carne mediante la morte per presentarvi santi immacolati e irreprensibili dinanzi a lui, purché restiate fondati e fermi nella fede. Irremovibili, nella speranza del Vangelo che avete ascoltato. Prima lettera ai corinzi, ciascuno stia attento a come
costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. Lettera ai Galati mi meraviglio che così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo, voi passiate a un'altro Vangelo. Cioè, noi abbiamo ormai questo legame con Cristo fortissimo, ma possiamo passare a un'altro Vangelo? Possiamo muoverci da questo fondamento, che è sicuro, ma è anche molto fragile e possiamo costruire altrove, non nella
realtà del nostro battesimo. Tutti questi avvertimenti ci dicono come ci sia una grazia enorme nella nostra vita, che dobbiamo però coltivare. E la grande tentazione per noi cristiani dentro la Chiesa è davvero quella di tentare sempre di passare a un Vangelo che ci sembra migliore di quello unico che è Cristo, dove ci sono alcuni aspetti del suo mistero,
ma non c'è l'interezza. E quindi li puntiamo sulla morale, sulla carità, sulla liturgia, su un aspetto, enfatizziamo quello e trascuriamo gli altri. La grande difficoltà è tenere insieme tutta la visione di Cristo. Allora cosa faremo in queste meditazioni di Quaresima? Ecco, proveremo a porci proprio come discepoli di Cristo, desiderosi di imparare dal suo modo di vivere. Quali atteggiamenti sono fondamentali per non perdere questo ancoraggio forte in lui,
ma incamminarci. In questo anno giubilare, soprattutto nella speranza verso la nostra vita nuova ed eterna, il primo momento che vogliamo contemplare in questa meditazione è quello del battesimo di Gesù, segno, momento che inizia la sua missione e ne rivela anche il senso profondo. I lunghi anni di vita nascosta di Gesù a Nazareth che hanno preceduto il giorno del suo battesimo restano uno degli aspetti più misteriosi e
affascinanti della sua vita. Secondo la tradizione, Gesù è rimasto tranquillo a casa, con la mamma e il papà a lavorare nella bottega di famiglia. Recenti studi ci dicono che forse si sarebbe anche avvicinato ad alcune correnti religiose, da cui il legame con Giovanni Battista. La domanda però. Resta qual è il senso di questi anni che sono stati la gran parte della vita di Gesù in cui lui è rimasto nascosto? Che tipo, che tipo di salvezza ha portato al mondo questo suo modo di essere?
Sembra che i Vangeli con questa lacuna narrativa, con questa omissione, vogliano suggerire che prima di iniziare a parlare e a operare nel nome di Dio. Gesù Cristo abbia voluto lasciarsi plasmare dalla realtà in cui viveva, non ha cercato scorciatoie in questo e c'ha indicato un grande valore che ha questo tempo in cui la nostra umanità si struttura e si forma nel silenzio della quotidianità, nel silenzio di piccoli gesti ripetuti nelle nostre giornate. Dove il nostro volto in realtà
si definisce. Credo che questa sia la premessa del Vangelo. Prima ancora di compiere opere grandi, straordinarie, il figlio di Dio ha iniziato a salvare il mondo facendo una cosa molto semplice, stando con noi, condividendo la nostra realtà e lasciandosi toccare. Dalle domande e dalle sfide che c'erano nel suo tempo.
E questo ci dice qualcosa su cos'è la salvezza di Dio, qualcosa che non si impone modificando subito le cose, ma una presenza che genera speranza, una conferma di questo modo di porsi senza imporsi, la troviamo proprio nella scena del battesimo. La ascoltiamo secondo.
Il Vangelo di Marco ed ecco, in quei giorni Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. Sappiamo tutti che questo gesto di Gesù è preceduto dalla predicazione del Battista, il quale, riprendendo le voci profetiche, annunciava l'arrivo di un fuoco, di uno spirito potente che avrebbe purificato la casa di Dio. Erano erano immagini che potevano incutere anche paura e angoscia, come ci dicono gli altri Vangeli sinottici, egli tiene in mano la Pala e pulirà
la sua AIA e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile. Cosa potevano immaginarsi le persone ascoltando queste parole? che Dio sarebbe arrivato in un modo potente, che Dio avrebbe risolto facilmente e velocemente tutti i problemi che ci sono nella realtà. Perché noi questo? In realtà ci aspettiamo da Dio.
Invece sorprende il modo in cui Gesù sceglie di incarnare queste parole, queste profezie, venuto da Nazareth al Giordano, dove si sta svolgendo questa pratica penitenziale comune? Pensate un po', il primo gesto che Gesù compie, quindi, è Dio, che si rivela sulla scena pubblica per la prima volta. È un'azione descritta con un verbo al passivo e fu battezzato e fu immerso. Chi di noi, dovendosi manifestare, sceglie di non fare una cosa, ma di lasciarla fare
all'altro. il Vangelo di Matteo evidenzia questo scandalo, questo sconcerto, facendo dire a Giovanni, ma come sono io che ho bisogno di essere battezzato da te? E tu vieni da me? Cioè, ma come, sei tu che dovresti fare qualcosa e invece chiedi a me di fare qualcosa a te? A noi tutto questo sembra sconveniente, persino inutile. Invece Dio sembra convinto che la cosa più urgente, ma anche più bella da fare sia quella di immergersi in noi, nelle nostre acque.
Per ricordarci anzitutto una cosa, che la nostra realtà, con le sue luci e con le sue ombre, può diventare un luogo di salvezza, se lui c'è. Infatti, questa è la risposta che Gesù da a Giovanni Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia, la prima immagine di Dio che il battesimo di Gesù. Ci consente di mettere a fuoco, è disarmante. Anziché fare o peggio ancora farci qualcosa, Dio preferisce permettere che siano le nostre
mani a fare qualcosa a lui. È una scelta di grande fiducia nei nostri confronti che avrà conseguenze drammatiche nei giorni della sua passione. Dove saranno proprio le nostre mani? A torturarlo e poi a crocifiggerlo, consegnandolo alla morte. Eppure, proprio in questo evento di ingiustizia, di innocente dolore, si renderà pienamente manifesto il motivo per cui Dio si lascia fare con una mitezza per noi assurda quanto assoluta, perché Dio ha bisogno di fare questo se il peccato ha
trascinato la nostra umanità. Nelle tenebre dell'individualismo, isolandoci nella paura e privandoci della comunione con Dio e con gli altri. Perché siamo tutti qui, siamo tutti vivi in questo mondo, ci guardiamo, ci sorridiamo, ma siamo tutti profondamente soli e proviamo ogni giorno ancora tanta paura. Questo è il luogo dove si deve compiere la nostra salvezza. Allora Dio cosa deve fare davanti a questo scenario?
Non chiederci qualcosa, non imporci un cambiamento, ma raggiungerci per porre fine alla solitudine e alla paura. E questo è quello che fa nel battesimo, viene, sta con noi, permette a noi di includerlo in quello che noi cerchiamo di fare per continuare a camminare nella vita. E peraltro, in questa apparente passività di Dio, noi dobbiamo anche scorgere una certa intelligenza e attività di amore. Perché in quel momento Gesù non è che non fa niente, ma fa il nostro bene.
Noi per amare in genere no. Cerchiamo di fare bene agli altri, facciamo delle azioni per gli altri. Ma c'è anche un'altro tipo di bene che conviene fare e è fare
il bene dell'altro. Se una persona si sente emarginata, io posso scegliere di fargli vedere come sono bravo, come sono generoso nei suoi confronti, oppure posso cercare di toglierlo dalla su, dal suo isolamento, per esempio facendogli fare qualcosa o chiedendogli di fare qualcosa, come per esempio Gesù fa con la donna Samaritana. Dammi da bere. Così inizia a salvarla, non
proponendogli subito qualcosa. E questa sarà la logica per tutta la vita di Gesù, una così grande attenzione e compassione al prossimo, per cui il bisogno del prossimo viene prima del nostro desiderio di mostrarci o di promuoverci, e questo gli costerà la vita. Per Gesù saranno sempre più importanti i volti e le persone di qualsiasi sistema di regole o di culto. Ci sarà sempre una profonda
attenzione all'altro. Questa sarà la logica di tutta la sua esistenza, dare la precedenza a chi mi sta davanti. Questo, per esempio, lo si vede molto bene e lo insegnerà ai discepoli quando un giorno, tentando di riposarsi, le folle li raggiungono. E allora Gesù Lascia tutto e provando una grande compassione, si mette a insegnare loro molte cose. E lì i discepoli vedranno proprio questa logica, avevano il diritto, il bisogno di riposarsi, come dobbiamo fare anche noi.
Però in alcuni momenti il nostro diritto, come dire di fare un po' gli affari nostri, deve essere sostituito dal bisogno di essere attenti all'altro, perché in questo si manifesta l'amore.
Per poter vivere questa dinamica di dare la precedenza all'altro occorre però aver ben chiaro e aver assimilato bene un amore in grado di definire la nostra realtà come qualcosa di profondamente buono, è quanto accade Gesù proprio nella scena del battesimo, quando il suo corpo si immerge nelle acque del Giordano. E subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo spirito di scendere verso di lui
come una colomba. È curioso, non appena si decide di fare un passo nelle profondità della terra, come Gesù fa entrando nell'acqua insieme agli altri, ai fratelli e alle sorelle inumanità, in realtà si compie un passo verso il cielo. Gesù entra. Va in basso e i cieli si lacerano. È come se i cieli fossero giù, non su. Questo forse era quello che Gesù tante volte tentava di spiegare.
Gli ultimi saranno i primi e i primi, gli ultimi, cioè il mondo è tutto capovolto nella logica dell'amore, chi sta in alto sta in basso e viceversa. Quindi il gesto battesimale di Gesù ci rivela che solo un movimento di abbassamento verso la debolezza e la fragilità ci spalanca la via di accesso alla vera grandezza e potenza di Dio. Questi cieli che si squarciano lasciano immaginare che è come se una candela si avvicinasse a un telo e il telo si lacerasse. Il gesto di Gesù è come un
calore. Una fiamma di vera umanità che brucia il cielo. Ed è come se questa curvatura del cielo, con la discesa dello spirito, vuol dire che quando noi ci mostriamo solidali agli altri, Dio si avvicina a noi. Il cielo si curva verso di noi. Perché? Perché ci riconosce simili a lui. Per questo poi la voce che Gesù Sentirà in te mi sono compiaciuto. Quand'è che Dio si compiace di
noi? Quando condividiamo il cammino della vita insieme agli altri, quando abbracciamo tutti le stesse sofferenze, portiamo i pesi gli uni degli altri, che è quello che Gesù fa nel battesimo, rinuncia a qualsiasi tipo di privilegio per abbracciare la vita comune degli uomini e delle donne del suo tempo. La voce che risuona dal cielo, peraltro, che ora sentiremo. E venne una voce dal cielo, tu sei il figlio mio, l'amato in te
o posto. Il mio compiacimento non è un encomio pubblico, ma è un'esperienza interiore di Gesù che in quel momento percepisce di poter diventare il grembo di una nuova umanità, l'amore del padre. Da quel momento in poi la sua missione sarà tutta scandita da questa certezza. Il padre è con lui. La sua umanità può dilatare nel mondo la presenza e l'amore del
padre. Questa è la maturità affettiva, potremmo dire noi oggi, di Gesù, sentirsi profondamente riconosciuto da Dio in quanto figlio amato. Nel momento in cui vede e considera gli altri come fratelli e sorelle, queste due cose vanno insieme. Ogni volta che viviamo come se fossimo fratelli tutti e capiamo l'importanza di questo documento che il Papa ci ha consegnato, non può che emergere anche la nostra identità di figli amati dal padre. Tuttavia, dopo aver compiuto
questo. Momento di battesimo, Gesù non indugia in alcun modo nella consolazione appena sperimentata, uscito dalle acque si lascia condurre letteralmente scaraventare nel deserto e subito lo spirito lo sospinse nel deserto, e nel deserto rimase 40 giorni tentato da Satana, mentre Luca e Matteo, sappiamo bene, elaborano un mid Rush, un racconto. Dove ci sono tre prove che compendiano un po' tutti i tipi di tentazione possibili.
Marco ci racconta una cronaca asciutta ed essenziale delle tentazioni nel deserto, dicendoci però, e questa è la sua originalità, che lo spirito catapulta Gesù in questa situazione EC ballo, un verbo che proprio nel Vangelo di Marco verrà utilizzato per descrivere gli esorcismi di Gesù. È lo stesso verbo con cui lo spirito caccia fuori Gesù dalla
scena del battesimo nel deserto. È molto misteriosa questa analogia tra i demoni che uscivano dai corpi guariti da Gesù. E Gesù che deve uscire dal Giordano e andare incontro al demonio. Potremmo dirla così, dal momento che lo spirito è una forza che orienta dal profondo le nostre scelte. Dopo il suo battesimo, Cristo avverte il bisogno di mettersi alla prova per assimilare il dono ricevuto, facendolo diventare una mentalità radicata e non la scelta di un momento.
Questo è il secondo profondo insegnamento del battesimo. Accetta, In altre parole, la legge dell'iniziazione. Senza la quale ogni nostra scelta rischia di essere una grande illusione. Quante volte abbiamo preso delle decisioni che hanno avuto le gambe cortissime? Ci sono tante, tante cose in mente nella vita no, ne abbiamo fatte tante. Come mai molte cose sono morte subito, perché senza una prova, senza un collaudo, senza un'iniziazione, i desideri della nostra libertà sono come delle
nubi di vapore. Che svaniscono dopo un po'. Qualcosa che ci viene in mente e nel cuore. Non basta che la facciamo un giorno, ma dobbiamo provare a farla continuamente. Allora diventa un modo di pensare e quindi anche di vivere non forzato, non schematico, ma naturale. Invece noi pensiamo tante volte nella vita di poterci avventurare nelle scelte che facciamo, così con la forza dei sentimenti.
Con l'emozione che proviamo in alcuni momenti e poi ci troviamo fuoristrada, saltiamo l'esperienza faticosa del tirocinio, dove la nostra sensibilità viene messa a nudo e impara a purificarsi dall'inganno del facile risultato e delle scorciatoie a buon mercato. Molte volte nella vita non è che siamo stati cattivi, siamo stati
semplicemente inesperti. Abbiamo fatto delle scelte, abbiamo firmato dei contratti prima di essere pronti a pagarne tutto il prezzo e poi abbiamo scoperto che il serbatoio era abbastanza vuoto. Matteo e Luca raccontano tre tentazioni, Gesù No, Gesù metterà, pensate un po', sulla bocca Di Pietro a metà del Vangelo, la grande tentazione. Del nemico. Quando Pietro gli dirà, Non ti accadrà mai questo, non devi soffrire, non devi andare a
Gerusalemme soffrire. E questo ci fa capire che la grande tentazione che Gesù per tutta la vita ha dovuto affrontare è non interrompere il cammino quando la sofferenza compariva all'orizzonte, perché questa è l'unica vera tentazione, recedere dalle nostre scelte quando cominciano a costarci. Quando cominciamo a pagarne un
po' il prezzo? Tutti vorremmo continuare a fare delle cose senza mai pagare il prezzo che ogni cosa porta con sé. Non perché ci sia un prezzo da pagare nella vita, ma perché c'è un prezzo da pagare se vogliamo essere liberi nella vita, se non vogliamo chiedere a nessuno di fare quello che noi desideriamo fare o di comandarci quello che solo noi possiamo scegliere liberamente di fare.
Questo è l'unico prezzo che ci costa una certa sofferenza, perché vuol dire confermare ogni giorno, in ogni circostanza, quello che il nostro cuore ha intuito ed è pronto a vivere, qualsiasi siano le condizioni. Noi viviamo in un tempo molto bello e pieno di grandi possibilità e libertà, ma il prezzo di tutto questo in genere non viene molto pubblicizzato.
Vediamo in un tempo in cui si dice che possiamo fare tante cose, ma ci sono poche persone che dicono che il prezzo per fare qualsiasi cosa è molto bello ma molto alto, perché si tratta non di fare delle cose, ma di diventare noi stessi nelle cose che facciamo. Per questo Gesù nel padre nostro, che sarà la grande preghiera che scaturisce no da dal suo battesimo e dal nostro battesimo.
Ci insegnerà il coraggio di chiedere a Dio, non di risparmiarci dai momenti di prova necessari per diventare fedeli, non abbandonarci alla tentazione o alla prova, ma soltanto di preservarci dalla possibilità di non perdere noi stessi, ma liberaci dal male. Perché questo è il vero male, il vero male della vita non è soffrire e non è neanche morire. Ma è perdere noi stessi, vivere senza riuscire a fare quello che veramente desideriamo e senza diventare quello che desideriamo
essere. Questo è l'unico grande male da cui ogni giorno dobbiamo chiedere a Dio di salvarci. Tutto il resto ci può capitare, ma non ci può fare alcun male. Cosa succede a Gesù dopo i 40 giorni nel deserto? Qual è il frutto di tutto questo? Tempo di purificazione. Marco è sempre molto sobrio, stava con le bestie selvatiche, non si sa bene chi sono queste
bestie. Potrebbero essere innanzitutto semplicemente gli animali che ci sono nel deserto, oppure, simbolicamente, potrebbero essere tutte le presenze che noi avvertiamo come minacciose, le tensioni, i nemici, il male fisico o morale? La cosa importante è che c'è un
verbo all'imperfetto, stava. Vuol dire che le tentazioni di Gesù sono stati appunto un tempo in cui Gesù ha maturato la forza interiore per mantenere una posizione di fronte alla realtà, per non scappare di fronte ai nemici e alle insidie, ha imparato a stare nella complessità delle cose, nella difficoltà delle scelte. Nell'incertezza delle relazioni
con gli altri, cosa faceva Gesù? Stava per questo, si racconta nei Vangeli, che molte volte Gesù la mattina presto scappava dalle folle per ritrovare l'intimità con Dio, con il padre. Quella preghiera mattutina era il suo segreto per continuare a stare nella realtà senza paura. Senza temere nessuno e senza imbarazzarsi mai di niente e di nessuna cosa. E gli angeli lo servivano. L'altra cosa che nel deserto Gesù sembra imparare è a non procurarsi da solo le cose di cui ha bisogno.
Eh, questo era Dio, Eh? Stiamo parlando del figlio di Dio che impara nel deserto ad aver bisogno che gli altri lo servano. E di vedere gli altri come possibili angeli, portatori messaggeri di qualcosa. E questo ci ricorda che nella nostra umanità c'è questa grande dignità di ricevere le cose, rinunciando alla tentazione all'illusione di doverci sempre conquistare o produrre con le nostre forze le cose di cui abbiamo bisogno. Ha imparato a fidarsi della provvidenza.
Una volta accettata la sfida di tutta questa vita, in cui l'elemento della prova è costitutivo, Gesù è pronto a liberare tutta la speranza, di cui il suo cuore sembra traboccante. Lo fa esprimendo a parole il modo in cui lui vede la realtà. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea proclamando. Il Vangelo di Dio e diceva, il tempo è compiuto e il Regno di
Dio è vicino. Convertitevi e credete nel Vangelo. Nei Vangeli l'annuncio del Regno iniziale di Gesù è raccontato in modi diversi. Sappiamo bene che Matteo preferisce far dire a Gesù le beatitudini, dove il figlio di Dio dice che siamo beati nella misura in cui accettiamo. Quello che siamo e quello che ci
ritroviamo ad essere. Nel racconto Lucano la buona notizia viene esplicitata nella sinagoga, dove Gesù dice sostanzialmente che se accettiamo la nostra povertà, le nostre malattie, allora la grazia di Dio arriva. L'anno di grazia del Signore può cominciare. Oppure nel Vangelo di Giovanni, dove si racconta che a una festa in cui viene a mancare il vino, ecco che questo torna. Son tutti modi. Di inquadrare lo sguardo che Gesù riesce ad avere sulla realtà.
Nel Vangelo di Marco l'annuncio è piccolo, è minuscolo, eppure è pieno di luce, una luce che può mettere in fuga qualsiasi tenebra. Gesù dice così, il tempo è pieno, è compiuto. Cioè non serve guardare l'orologio e aspettare un'altra ora. Va bene questa. Questo è quello che fa Gesù dopo il suo battesimo. Guarda l'orologio e dice, è il momento giusto. E ora è come se per Gesù c'è una certezza, Dio può essere riconosciuto come padre da
tutti. Non c'è nessuna carne al mondo che non abbia più questo diritto. Di alzare lo sguardo verso il cielo e riconoscere in Dio nell'origine della vita, il padre, il padre universale. Da qui nasce il suo sorriso di fronte alla realtà ed è una grande gioia, ma che diventa subito una grande responsabilità per noi. Perché questa bellissima notizia che Dio è padre è come un'onda che deve rimanere viva nel tempo
e nello spazio. Cioè siamo noi che continuiamo, dobbiamo continuare a propagare questa buona notizia. Altrimenti è chiaro che il dubbio rimane vedendo la malattia, la morte, l'ingiustizia e non ci sia un padre a garantire la vita di tutti. Ma siccome Gesù ha messo alla prova il suo cuore e sa che sarà libero e cosciente di poter offrire la sua vita fino alla fine, allora può dire, il tempo è compiuto perché è disposto a vivere e a morire. Perché il padre sia conosciuto e
rivelato al mondo. Quindi è come se le prime parole di Gesù abbiano la pretesa di essere l'annullamento del diritto, che noi abbiamo ancora, purtroppo di rimanere perplessi o delusi davanti alla realtà. È come se Gesù quel giorno abbia gridato, basta essere perplessi o delusi davanti alla realtà. Il tempo che vivete è bellissimo, è meraviglioso. Non guardate indietro con nostalgia, non guardate in
avanti con paura. Rimanete dove siete e riconoscete il padre, perché il suo Regno è vicino e a portata di mano. E qui non è altrove, in questa vita molto complessa, dove il grano cresce con la zizzania, dove ci sono le luci e le tenebre, qui è il Regno di Dio. Non si tratta naturalmente di svalutare o di banalizzare, tutto quanto nella storia manca, scricchiola o è palesemente negato dal male e dall'ingiustizia.
Gesù dichiara il tempo compiuto e il Regno Vicino, perché nessuno ai suoi occhi sarà più così orfano da non poter ricevere l'adozione a figlio di Dio. Naturalmente è necessario convertirsi. Gesù pone subito una grande condizione, questo è il Vangelo, il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino. Questo è il nucleo della buona notizia. Convertitevi e provate a credere a questa buona notizia. Non basta raccontare qualcosa di bello, è necessario che.
Quello di bello che noi raccontiamo nasca dalla posizione della nostra vita, perché solo questo Vangelo è credibile e genera conversione. Quindi la conversione al Vangelo di di Gesù non è una questione morale. Non bisogna fare qualcosa per produrre la realtà di cui lui ci parla, ma esige un cambiamento se noi la prendiamo sul serio, se Dio è nostro padre e il Regno di Dio. È qui in mezzo a noi. Allora possiamo cominciare a vivere da fratelli e sorelle. E questo ha implicazioni molto
concrete, molto serie. Oggi, un domani, questa è la scelta che pone il battesimo di Gesù a noi. Per concludere, in questo Anno Santo del Giubileo siamo chiamati a rimanere ancorati in Cristo, abbiamo detto. Cercando di trovare in lui una speranza sicura per la nostra
vita. Il segno di adesione a questa speranza è l'attraversamento della porta Santa, un gesto che ci ricorda come dobbiamo continuamente entrare nella vita di Cristo. Il battesimo che abbiamo contemplato non è soltanto un evento della sua vita, ma è un segno che vuole illuminare anche la nostra, mostrandoci alcuni. Movimenti esistenziali che anche noi siamo chiamati a compiere. Il primo è la capacità di metterci da parte e dare la precedenza all'altro decentrarci.
Questo gesto ci ricorda che la vera comunione con gli altri non si costruisce solo quando le loro scelte sono gradite o comprensibili, ma quando anche ci mettono alla prova e ci sfidano. Il secondo movimento che possiamo compiere è quello della conversione, intesa come un continuo esercizio di verifica interiore del nostro cuore, un profondo cambiamento del nostro modo di vedere e di giudicare che assimila la logica del Vangelo. Infine il terzo movimento, che forse è il più difficile e
decisivo, rimanere con fiducia. Dentro la realtà, senza fuggirla o sublimarla. Il battesimo di Cristo lo immerge nel fiume della vita, senza risparmiargli le tensioni, le prove e le contraddizioni. Anche noi siamo chiamati a restare saldi nel nostro tempo, con tutte le sue complessità e le sue sfide, senza cercare rifugi artificiali.
Solo così possiamo riconoscere. Che nella realtà il nostro cammino è abitato da una presenza certa, quella di Dio, il padre che è con noi e mai ci abbandona. Preghiamo, Padre Santo, che nel battesimo del tuo amato figlio hai manifestato la tua bontà per gli
uomini. Concedi a coloro che sono stati rigenerati nell'acqua e nello spirito di vivere con pietà e giustizia in questo mondo, per ricevere in eredità la vita eterna per Cristo nostro signore, nel nome del padre, del figlio e dello Spirito Santo.
