Grazie. Buonasera a tutti, inizio con un po di ansia perché? Perché? Perché ve lo racconto una volta come padre Salvatore, anch'io cerco di scappare dalla. Dal mio ambiente di lavoro e gli ho detto a lui per vedere persone normali come vi ho detto anche ieri. A voi no, mi ricordo e quando posso scappare, potevo scappare. Andavo in diocesi ad aiutare un
prete anziano. Il quale aveva allora 72, 73 anni, era solo e quindi il vescovo mi ha detto, ma quando rientri vieni ad aiutarlo, dargli una mano? Beh. E mi mi. Colpì una cosa, quando mi presiedevo l'eucarestia gli dicevo, lei entri dentro, si riposi perché era un uomo un po acciaccato. Si ripose, no, invece lui si metteva camice, stola, cingolo e si se ne va là. E io mi sentivo un po imbarazzo. Un uomo di 75 anni. Insomma, a predicare davanti a lui, eccetera.
E lui ascoltava, ascoltava poi a un certo punto ho preso confidenza e ho detto, ma ho detto, perché non entra dentro? Perché dici quelle cose che tu dici? Io non non le ho. Sentite nella mia formazione perché lui si era formato anni prima del Concilio. E quindi anche il linguaggio, il modo di approcciare certe cose.
Qui poi è rimasto sempre e solo in parrocchia e quindi io rimango un po colpito da quello che tu dici, allora mi serve per aggiornarmi, però mi ha detto, ricordati una cosa che. Se fai una bella omelia il giorno dopo si aspettano omelia ancora più bella. E poi l'altro giorno ancora più bella, quindi stai attento a questo, quindi questo mi preoccupa un po. Ma comunque, siccome sono convinto che poi tutto fa il signore con lo Spirito Santo.
E sono loro che giocano e fanno un po e scrivono dove le righe sono storte o, insomma cercano di aggiustare le cose. Affidiamo a lui questi momenti anche, quindi di cosa parleremo oggi? Oggi parleremo. Della l'ho intitolato così questo incontro di di questa sera nella liturgia. Siamo tutti sulla stessa barca, liturgia come azione comunitaria e ministerialità.
Allora ieri abbiamo cercato di capire perché noi celebriamo la liturgia e che cosa facciamo quando celebriamo la liturgia, che senso ha celebrare la liturgia? Oggi voglio. Fermarmi? Soffermarmi con voi su chi celebra, su chi celebra quello che ci stiamo detti ieri. Il mistero no. Abbiamo cercato di capire questa questo mistero che non è un qualcosa di misterioso, ma è il mistero Pasquale di Cristo.
E allora? Inizio con quello che ci dice Papa Francesco nella lettera che vi annunciavo ieri, no, la desiderio, desideravi è il numero 5, ci dice il Papa. Il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono invitati al banchetto, al banchetto di nozze dell'agnello. Per accedervi occorre solo l'abito nuziale della fede che viene dall'ascolto della sua parola. La Chiesa la confeziona su misura con il candore di un tessuto lavato nel sangue dell'agnello.
Non dovremmo avere nemmeno un attimo di riposo, sapendo che ancora non tutti hanno ricevuto l'invito alla cena. O che altri lo hanno dimenticato o smarrito nei sentieri contorti della vita degli uomini? Cosa ci sta dicendo il Papa?
Principalmente in questo passaggio, quello che non si stanca mai di dire è che ultimamente ha detto soprattutto ai giovani, a Lisbona la chiesa è aperta a tutti, ma perché è aperta a tutti la Chiesa. Alcuni pensano ah, perché bisogna aiutare i poveri, bisogna fare carità, bisogna no, perché innanzitutto. E Cristo stesso che ha aperto la sua salvezza a tutti, cioè Cristo che si vuol fare incontrare da tutti. Al di là poi.
Degli aiuti che possiamo dare a ciascuno, ognuno eccetera, ma innanzitutto il signore ci offre la sua salvezza. Ecco perché. L'altare è quadrato. Avete mai visto l'altare? L'altare è quadrangolare, ma gli altari antichi. Basta vedere il mosaico di Ravenna, erano quadrati. Perché? Perché un antico documento del primo secolo, la dida che diceva l'eucarestia, è offerta ai 4, 20 a nord, al sud, a est e ovest è. Offerta alla stessa. Maniera.
Non ci sono privilegi, il quadrato ha tutti gli angoli uguali, quindi queste facce che si aprono queste facce dell'altare che si aprono al Nord, al sud, a est ovest, vuol dire la universalità dell'eucaristia, per cui il Papa ci dice, non dovremmo avere nemmeno un attimo di riposo, sapendo che ancora non tutti hanno ricevuto l'invito della cena EO che non tutti hanno risposto. Vi dico una cosa, un po sottovoce, ma sottovoce ma nota tutti, Eh, cosa diciamo noi nell'eucaristia?
Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue, prendete bevetene tutti, questo è il mio sangue, è il sangue della nuova ed eterna alleanza versato per voi e per tutti. In remissione dei peccati. Benissimo, se voi oggi andate al messale italiano c'è scritto per voi e per tutti. In remissione dei peccati, quando c'era la traduzione di questo passaggio nel nuovo Messale c'è stato. 1, 1. Parapiglia perché?
Perché il greco? Che il padre Edwin ci segna molto bene perché ha fatto la licenza in teologia biblica, quindi ho studiato bene il greco originale ci dice Ohi polloi, che tradotto in italiano, vuol dire si tradurrebbe per la moltitudine. Ma la moltitudine vuol dire
tutti. Allora quando c'è, quando c'era la traduzione del nuovo messale, è stata mandata una lettera a tutti i vescovi delle conferenze episcopali, gli è stato detto, mi raccomando, quando traducete dovete tradurre fedelmente, cioè bisogna tradurre, versato, pervo per molti o per la moltitudine. Non per tutti, però, dovete spiegare che è per tutti. Cioè, dovete tradurre versato per per voi e per la moltitudine, ma dovete dire alla gente che la moltitudine sono
tutti. E allora traduciamo tutti. No, perché la fedeltà al greco deve essere la moltitudine. Per dirvi che cosa? Questo che l'eucarestia accoglie tutti, l'eucarestia è il dono che Gesù ha dato a tutti e tutti dobbiamo partecipare. Ecco allora. Che l'Assemblea diventa il soggetto dell'azione liturgica. Non c'è nessuno, escluso la liturgia, in particolare l'eucarestia. È l'esempio di sinodalità più
grande. Dissinodalità di dialogo tra l'uomo e Dio, ma un dialogo, una compartecipazione alla quale tutti siamo chiamati, per cui il soggetto che celebra un'altro termine che ha fatto discutere tantissimo. Io mi ricordo quando andavo da mio nonno. Alle vacanze estive? Quando tornavo dalla messa mi diceva, Chi ha celebrato la messa perché c'era il parroco e due vice parroci e gli diceva, ha celebrato tizio.
Oggi che sono liturgista non direi chi ha celebrato la messa, direi chi ha presieduto la messa, perché tutti celebriamo. Tutti mettiamo in atto un'azione celebre che è l'eucarestia, che è l'azione liturgica, ma uno la presiede in persona christi che è il presbitero. Ma tutti celebriamo allora. La sacra Sant'un concilium ci dice al numero 26, le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa che è sacramento dell'unità.
Cioè popolo Santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. La liturgia dà la parola stessa. La liturgia, liturgia è una parola greca che è formata da due parole, Laos, Ergon, Laos vuol dire popolo, ergon vuol dire azione. Azione del popolo, non azione del prete, come forse era un tempo ne parlavamo anche ieri, no? Per cui la liturgia non è mai
privata. Se voi aprite il Messale vedete che ci sono alcune forme di celebrazione dell'eucarestia, messa con il diacono messa senza il diacono messa concelebrata. Ma non c'è mai una messa celebrata dal solo presbitero, non esiste. È vero che quando noi celebriamo, celebriamo in comunione, sempre con tutta la Chiesa. Però il messale richiede che ci sia almeno un ministro, perché? Perché l'eucarestia lo dirà fra poco Papa Francesco. Non è mia.
E scusatemi, spero che mi capiate quando dico questo l'eucarestia non si celebra per la devozione del prete. Ma. L'eucarestia è il dono che Cristo ha fatto alla Chiesa e che dona attraverso il ministero dei Presbiteri. Per cui non è un qualcosa di mio, di privato, ma è un qualcosa di nostro.
Allora? I singoli membri, perciò tale azioni appartengono all'intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano, ma i singoli membri vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli Stati, degli uffici e della partecipazione effettiva. È vero che siamo un'Assemblea, ma ciascuno vi partecipa secondo la propria ministerialità io vi partecipo in quanto presbitero, il coro vi parteciperà? Non so se c'è qualcuno del coro
qui. Guidare l'Assemblea il lettore, nel proclamare la parola di Dio, ognuno a suo modo. Ma facciamo tutti l'unica. Cosa? Cioè celebriamo l'unico mistero di Cristo, tutti implicati. E continua, la sacrosante moncilima numero 27, ogni volta che i riti comportano secondo la particolare natura di ciascuno, una celebrazione comunitaria caratterizzata dalla presenza, dalla partecipazione attiva dei fedeli sinculchi che, questa è da preferirsi per quanto è possibile alla celebrazione
individuale, quasi privata. Ciò vale soprattutto per la celebrazione della messa, benché qualsiasi messa abbia sempre un carattere pubblico e sociale. E per l'amministrazione dei sacramenti. La celebrazione comunitaria è da preferirsi io mi ricordo una volta noi parliamo tanto di messa, adesso vi faccio un'altro esempio, una volta. Ero diacono. Imparò, come aveva chiesto di guidare il gruppo dei Catechisti, di fare la
formazione ai catechisti. Ero diacono, era ancora molto zelante, molto bravo, molto buono, molto molto Santino. Allora avevamo l'incontro ho detto un attimino ho detto perché ancora non ho pregato i vespri, quindi prego i vespri e poi ho detto arrivo. È una catechista, mi ha detto e. Perché non li preghiamo insieme? Quello ha cambiato totalmente per me la visione della liturgia. Cioè perché non li preghiamo insieme?
Noi abbiamo, abbiamo per esempio una visione della liturgia delle ore ancora, come la preghiera del prete, se voi andate a vedere il film di Fellini, vedete che c'è il prete con la Talare, il Libro in mano, il Saturno che cammina e si recita il suo breviario. In Camerun, per esempio, il breviario. Non si può neanche. Toccare perché il libro del prete?
Il Concilio ci ha invece detto che la liturgia delle ore è liturgia del popolo di Dio, quindi tutti siamo chiamati a celebrare la liturgia delle ore, non solo il prete, il prete in maniera ufficiale, perché il giorno dell'ordinazione riceve questo mandato particolare di pregare per il popolo di Dio. Ma la liturgia è la liturgia di intercessione di tutta la Chiesa. Non. Esistono? Oratori. Oranti, scusate privilegiati tutti siamo coinvolti nella
preghiera. E allora possiamo dire che l'Assemblea liturgica è espressione simbolica della convocazione operata da Dio in Cristo del nuovo popolo, costituito nel sangue della nuova alleanza. L'Assemblea liturgica presuppone una chiesa locale, una parrocchia, una comunità. Una comunità stabile di fedeli quale luogo di raduno e di convocazione da parte di Dio è stato bello stamattina celebrare la messa con una comunità attorno che pregava. E con la quale si pregava insieme. È un unico.
Corpo che si rivolge a Dio. E allora tutti siamo chiamati a partecipare a. A prendere parte dal latino. No, questo vuol dire partecipare, prendere parte. Già Pio decimo nel moto, proprio tra le sollecitudine, Papa Pio, decimo, ha scritto questo motu proprio un documento tra le sollecitudini sulla musica sacra.
Ma il primo che ha usato questa espressione rivolta ai fedeli partecipazione attiva, cioè il primo che in un documento ufficiale della Chiesa ha detto, il popolo di Dio deve partecipare attivamente alle liturgie. Perché? Perché si veniva, come ci dicevamo ieri, da una liturgia che era del prete?
E il popolo era come. Come i funerali oggi, no corpore presenti corporei presenti, ma. Che non parlava e non Pio decimo dice che il popolo di Dio deve partecipare attivamente e la sacrosanto Concilio lo riprende, dice. A ottenere però questa piena efficacia, piena efficacia, è necessario che i fedeli si accostino alla sacra liturgia con retta disposizione d'animo, armonizzino la loro mente con le parole che pronunzia armonizzino la mente con le parole che
pronunziano. Quante volte la mente va, le parole vanno da una parte la mente va una da un'altra no, soprattutto quando recitiamo la liturgia delle ore o il Rosario che non è una liturgia, è una Pia pratica, ma. La mente va da una parte, le parole vanno dall'altra. San Benedetto diceva ai suoi monaci. Mi. Raccomando quando recitate i salmi Mens concordet voci, cioè sia una sola corda concordet, altrimenti non serve a nulla, altrimenti sono parole, parole
al vento. Concorde, cors cordi si richiama anche il cuore no? Cioè quella preghiera che deve entrare nel cuore non rimane superficialmente sulle labbra, quindi armonizzino la loro mente con le parole che pronunziano e cooperino con la grazia divina per non riceverla invano. Perciò i pastori d'anime devono vigilare attentamente che nell'azione liturgica non solo siano osservate le leggi che rendono possibile una celebrazione valida e lecita.
Non basta che la celebrazione sia valida e lecita quando quand'è che una celebrazione valida e lecita è valida e lecita? Quando sto battezzando un bambino e ho l'acqua? E recito la formula per poter celebrare validamente il battesimo, quindi prendo l'acqua, gli metto l'acqua in testa e dico, io ti battezzo nel nome del padre, del figlio e dello Spirito Santo. Così la celebrazione è valida ed è lecita se celebrata da un prete oppure in casi di. Di emergenza, cioè se il bambino
sta morendo può celebrarlo. Come sapete qualsiasi persona, non solo qualsiasi cristiano, qualsiasi persona che abbia l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa. Bene, a un certo punto non basta però ci dice il Concilio che la celebrazione sia valida e lecita non bastano la materia e la forma, ma. Occorre che i fedeli vi prendano parte in maniera consapevole, attiva. E fruttuosa, la liturgia può portare frutto nella mia vita. Se è consapevole e attiva, altrimenti non porta frutto.
Attenzione quando vi dico non porta frutto. Non vuol dire che non sia valida o non vuol dire che il signore non ci offra lo stesso la grazia. Vuol dire che noi non siamo capaci di accogliere pienamente quella grazia e di farla fruttare nella nostra vita.
Quindi una partecipazione è. Piena alla liturgia, quando capisco ciò che sto celebrando, non solo capisco, agisco anche con la mente, con il cuore e con le parole, con le mani, con i piedi, con quello che mi si chiede di usare in quel momento. E dunque ci metto tutto me stesso, nell'ascoltare, nel lasciarmi accogliere da quella liturgia. E dunque sarà fruttuosa. Questa è la partecipazione attiva. Vi racconto 222 episodi per per farvi capire che cosa non è partecipazione attiva.
Una volta sono andato in Inghilterra, sono stato due mesi in una parrocchia, la prima sera il parroco mi dice, puoi celebrare per favore, tu la messa ho detto va bene. Celebro io la messa e mi dice, Guarda che ci sono? Verranno 7 ministri straordinari della comunione. Una messa feriale, 7 ministri straordinari per la comunione, per aiutarti a dare la comunione. Vabbè. Comunque, al momento della comunione salgono e io avevo davanti e avevo consacrato effettivamente 7 calici, cioè il vino.
Consacravo questo vino dentro il calice, quindi il sangue di Cristo. Vabbè, non ho detto nulla al momento della comunione do i calici a questi ministri perché sapete che in Inghilterra, ma anche in altre nazioni, ogni giorno si fa la comunione sotto le due specie, corpo e sangue di Cristo. Adesso, dopo il Covid è un po diverso però. Ho detto mamma mia ed erano 50 persone a messa eh 7 calici ho detto cosa sarà la domenica e infatti la domenica sono raddoppiati.
Quando poi siamo andati a pranzo? E gli ho chiesto, ma come, quanti ministri straordinari avete in questa parrocchia e mi dice ne abbiamo 77? 77 e. Quanti fedeli sono 600 fedeli? Perché poi la maggioranza erano anche i cani, dico. Cosa ne fa di 77 ministri straordinari della comunione? Mi ha risposto poi ve lo ve lo traduco tu, involve thereem, cioè per coinvolgerli. Per renderli attivi. Ho detto cosa vuol dire? Eh?
Voi liturgisti ci insegnate che nella liturgia bisogna essere attivi, quindi io per essere attivi gli faccio fare il Ministro straordinario della comunione, così tutti si sentono un po importanti. Ecco, questa non è partecipazione attiva. La liturgia non è. L'Ufficio di collocamento. Nella liturgia siamo chiamati a fare tutti qualcosa, ma soprattutto tutti, l'unica cosa, cioè celebrare l'eucarestia insieme, condividere quel momento insieme con le parole, i gesti eccetera. un'altro
esempio? Non so se qui si faccia, io vi faccio esempi delle parrocchie che ho visitato, una parrocchia dove fanno. Che frequentano i miei nipoti. Fanno la Comunione e la cresima, quindi io andavo a concelebrare per la comunione. E la crisi? E il. Problema era il parroco, perché perché voi sapete che anzi, se non ve lo sapete ve lo dico io.
Purtroppo noi liturgisti non siamo visti molto bene, Eh, soprattutto dai nostri confratelli, perché pensano che quando noi andiamo a concelebrare con loro stiamo a guardare ciò che loro fanno, ma noi non ci interessa proprio niente di quello che fanno, cioè io quando vado a concelebrare mi siedo concelebro prego, non sto a guardare se me, quante gocce nel calice me questo prete invece aveva paura che io andassi lì a controllare ciò che lui faceva allora.
Cioè, appena mi ha visto da lontano arrivare la comunione di mio. Nipote appena mi ha visto ho. Detto Oh Ciao, allora ti devo dire una cosa, eh? Noi facciamo questa Eh Ciao Buongiorno vabbè noi facciamo questo segno per allora ogni bambino prende una spiga, una spiga di grano e al momento della comunione no? Scusate, al momento dell'offertorio prende questa spiga di grano e la porta all'offertorio.
Vabbè sì, sì, no, no è. Ed erano 120 bambini, quindi dovevano portare un bambino ogni bambino. Questa spiga di grano, lì all'offertorio, ma poi alla fine, siccome insisteva questa spiga di grano, questa spiga di grano questa spiga ho capito che la spiga di grano vuol dire l'eucarestia, ma perché ogni bambino deve portare questa? Per fargli fare qualcosa? Perché altrimenti? Il bambino non si sente coinvolto. Se deve fare una cosa è la prima comunione.
Innanzitutto, perché poi voi sapete come. Purtroppo. Spesso in alcune comunità tutto gira attorno alla spiga, Eh. Come la spiga come bella decorata, com'è fatta come chi te l'ha fatto tuo nonno, tua sorella, chi te l'ha chi te l'ha costruita, dove l'hai presa? Come tutto gira attorno a quel gesto. E spesso si dimentica la prima comunione. Allora gli ho detto, ma perché all'offertorio e dove la metto? Altrimenti dove lo metto questo segno altrimenti?
Ecco, questo è un'altro esempio, tanto non conoscete il mio compratello, non conoscete neanche la parrocchia. un'altro esempio di. Errata interpretazione di partecipazioni. Questo, ripeto, partecipazione attiva non vuol dire far fare a tutti qualcosa.
Ma mettere tutti. Nelle condizioni di fare l'unica cosa, cioè celebrare l'eucarestia, aiutare la gente, aiutare quei bambini a vivere in pienezza quel momento celebrativo, non aggiungendo altre cose che forse non c'entrano, soprattutto nell'offertorio. Tra l'altro domani ve ne parlerò un pochino dell'Offertorio Eh, perché vedremo la messa e. Farò qualche.
Eh, va beh. Ecco, è la sacrosanto concilium aggiunge che il popolo ha diritto e dovere in forza del battesimo, di partecipare alla liturgia, cioè il fatto di partecipare non deriva dal fatto che io so li ma dal battesimo. Il battesimo è il sacramento che mi rende abile a partecipare alla liturgia. Per cui, dice il numero 14, ardente desiderio della madre chiesa che tutti i fedeli
vengano formati. A quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia. Capite perché Papa Francesco nel 2019 pubblica questo documento, la. La desiderio desiderabile? Perché il popolo di Dio ancora probabilmente non riesce a partecipare pienamente alla liturgia. Occorre in qualche modo formarlo.
Alla partecipazione. A tale piena e attiva partecipazione di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e della promozione della liturgia essa. È la prima indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano è la prima fonte quando Paolo sesto. Rende pubblico questo documento nella alla alla chiusura della sessione del Concilio, dice che la liturgia.
È. Il primo pensiero che la Chiesa ha avuto e deve avere, perché la fonte poi di tutto il resto, di tutte le azioni della carità, della catechesi, non perché non lo dico io perché sono liturgista ho detto Paolo sesto ce lo dice la chiesa. E l'eucarestia è la fonte della catechesi della carità. Quando io dico la messa è
finita, andate in pace. Item is a est, meglio il latino vuol dire quello che hai celebrato, adesso lo devi vivere perché questa è la fonte che ti dà la forza di poter mettere in pratica ciò che il Vangelo ti chiede di mettere in pratica. O ancora, scusate la liturgia come fonte, no del genuino spirito cristiano. Io lo dico qui, anche se so bene che come la mia terra, la pietà popolare è molto sentita. Ma la pietà? Popolare non è la liturgia.
La pietà. Popolare. Rosario FIA Crucis, Novene. Eccetera dovrebbe aiutarmi ad arrivare alla liturgia. Altrimenti se io mi fermo alla pietà popolare è come se io fossi invitato a cena e mangiassi soltanto l'antipasto. Mangio l'antipasto, mi sazio di antipasto e me ne torno a casa. Ma c'è ancora il primo, c'è il secondo, c'è il dolce, c'è la frutta, c'è il pasto vero e
proprio. Spesso noi mangiamo l'antipasto, ci accontentiamo dell'antipasto senza entrare nel pasto vero e proprio che è l'eucarestia, per esempio, in questo caso. Allora i più esercizi, per esempio voi recitate il Rosario, no, come io lo recito come tutti lo recitiamo, ma sapete da dove nasce il Rosario? Il Rosario nasce da quando il popolo di Dio non poteva recitare la liturgia delle ore,
perché? Perché non capiva il latino, perché non aveva il breviario in mano, perché la liturgia delle ore era diventata complicatissima. E allora fate caso? Quanti sono i salmi 150, quante sono le Ave Marie del Rosario 150? Misteri dolorosi, gloriosi e gaudiosi. Poi Giovanni Paolo secondo aggiungerà anche quelli della luce, no? Ogni Salmo nella liturgia delle ore, nelle Lodi dei vespri termina con il gloria ogni decina del Rosario termina con il Gloria.
Ogni Salmo è anticipato da un antifona. Ogni mistero del Rosario è anticipato da un'antifona nel primo mistero glorioso. Meditiamo la risurrezione, dice cioè il popolo di Dio si crea un proprio modo di pregare. Popolare, perché? Perché non può partecipare alla liturgia? Oggi, invece che noi siamo chiamati a partecipare pienamente pienamente alla liturgia, spesso ci accontentiamo appunto di questi,
del pass dell'antipasto. Ripeto, l'antipasto non si butta via, anzi mi dovrebbe far venire l'appetito per continuare a mangiare, per continuare a nutrirlo. Ecco allora perché dice che la liturgia è la indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il. Spirito cristiano. Per cui partecipa. Attiva non perché ciascuno fa qualcosa all'interno della stessa celebrazione di Turgica, non perché tutti portiamo una
spiga. Quanto piuttosto perché ognuno compie, mette in atto la stessa azione simbolico, rituale nella stessa celebrazione liturgica, attraverso la mediazione rituale, ossia attraverso i riti e le preghiere. Quindi la preoccupazione dovrebbe essere, voi che siete i principali collaboratori del parroco e del vice parroco eccetera dovrebbe essere. Far fare qualcosa a tutti, ma dovrebbe essere mettere tutti nelle condizioni perché possono partecipare pienamente alla liturgia.
Ciò accomuna l'intero corpo della Chiesa nella diversità e allo stesso tempo ricchezza di ministeri e di Carismi. La liturgia, vi dicevo poc'anzi, è forse. L'esempio più grande di sinodali. La liturgia, infatti. È plurale. Se voi guardate tutte le preghiere della liturgia, sono la prima persona plurale. Parla. Parlano alla prima persona plurale. Non. C'è, c'è solo un orazione in cui si parla, la prima persona in cui il sacerdote dice, Io.
Altrimenti tutte le orazioni parlano al plurale, l'unica orazione dove il sacerdote dice Io è quando si celebra l'anniversario della propria messa, il sacerdote prende il formulario e dice, Oh signore, che mi hai dato, che mi hai donato di servirti nella Chiesa come Presbitero sta parlando di se stesso, ma altrimenti tutte le altre razioni sono alla prima persona naturale. Noi ti chiediamo, noi ti offriamo. Il tuo popolo Santo.
E per questo, dice papà. Papa Francesco, in un discorso che ha tenuto ai partecipanti alla sessantottesima settimana liturgica nazionale nel 2017, ha detto così, la liturgia è vita per l'intero Popolo della Chiesa, per sua natura la liturgia è infatti popolare, non clericale, liturgia e popolare del popolo, non del clero. Essendo, come insegna l'etimologia, un'azione per il popolo, ma anche del popolo.
Come ricordano tante preghiere liturgiche, è l'azione che Dio stesso compie in favore del suo popolo. Ma anche l'azione del popolo che ascolta, Dio che parla e reagisce. Lodandola lodandolo, scusate invocandolo accogliendo l'inesauribile sorgente di vita e di misericordia che fluisce dai santi segni e dice Papa Francesco, l'eucarestia non è un sacramento per me. E il sacramento di molti che formano un solo corpo, il Santo
popolo fedele di Dio, questo. Una sfida che ogni giorno, per esempio, noi presbiteri dobbiamo in qualche modo affrontare, cioè questo fatto che l'eucarestia non è un sacramento per me. Io ho l'esperienza, quando ero in parrocchia di persone che venivano a chiedermi la messa per un defunto e mi dicevano puoi celebrarmi la messa per questo defunto? E io dice sì, celebriamo l'eucarestia. Secondo l'intenzione per il suffragio di questo benissimo. Mi raccomando Eh, mi raccomando, lo ricordi?
Certo, lo ricordiamo. Lo ricordiamo, però c'è tutta l'Assemblea. Sì, però questa è la mia messa eh, è la mia messa, la mia guardi non è nella mia e nella sua. È azione di Cristo, quindi togliamoci dalla testa, questo non è né mia e né tua. Invece Space e se ti dimentichi di dire il nome. OA me? Una volta è successo, ve lo racconto perché è una cosa esilarante, esilarante, da una.
Parte E poi ci sono le suore, facevo il cappellano da delle suore a Roma. Vado dalle suore e mi danno un'intenzione per una suora defunta. E quindi ho ricordato nel canone ricordati della nostra sorella Maria, non ricordo come si chiamasse, che c'è mai l'avessi detto mai l'avessi. Entra la madre generale, no dice no, non va bene come va bene, lo ricordate no?
No, no, no. Lei deve dire suor Maria, altrimenti le sorelle non capiscono che è una suora, quindi bisogna metterlo suora, deve dirlo, deve vederla ha detto. Va bene, dirò suora, dalla prossima volta dirò suora. Però anche le suore no Eh? Anche le suore che dovrebbero essere nostre alleate, a volte sono ferme su questo. L'eucarestia non è mia, non è
roba mia. Ricordo un mio confratello che se la prendeva con un'altro confratello, perché nella nella celebrazione della messa faceva quello che gli saltava in mente di fare, no? Tutti segni strani, tutte. Vabbè, era un po particolare e questo qui che. Diceva per fargli capire che non doveva farlo. Guarda che la messa è anche la mia, cioè quello che tu celebri è anche mio. È il fatto che tu lo celebri è perché il signore ti chiama ad essere amministratore, non
padrone. Quindi la tua messa è anche la mia, è la messa del popolo. E quindi non è un sacramento per me, è il sacramento per molti. Non dobbiamo dimenticare, dunque, che anzitutto la liturgia ad esprimere la pietas di tutto il popolo di Dio, prolungato poi dai, piegato poi dai pie esercizi. E devozioni che conosciamo con il nome di pietà popolare da valorizzare e incoraggiare, in
armonia con la liturgia. Perché per esempio, il giorno del corpus domini non si celebra, non si fa prima la processione eucaristica e poi la messa. Ma si fa normalmente la messa e poi la processione eucaristica. Non perché per chissà quale altro motivo, ma perché la devozione eucaristica scaturisce dalla celebrazione eucaristica. Il frutto. Dell'eucarestia è il corpo di Cristo. Il corpo di Cristo non viene da
nulla. Viene. Dall'incontro con Cristo nella cena, quindi io non vengo alla processione, vengo alla processione Eucaristica, non vengo alla messa, non funziona. Non funziona? Il signore non ci ha detto, venite e adoratemi il signore ci ha detto, prendete, mangiate, prendete e bevete. Poi la Chiesa, giustamente. Ha. Voluto prolungare questo momento attraverso l'adorazione eucaristica, ma questo momento è imprescindibile.
È per questo che Papa Francesco lo richiama, no, la liturgia è prolungata poi dagli, dagli esercizi e delle devozioni che conosciamo con il nome di pietà popolare diventano un prolungamento. Ecco allora il sempre il Papa nel desiderio, desideravi che dice, se lo gnosticismo ci intossica con il veleno del soggettivismo. La celebrazione liturgica ci libera dalla prigione di una autoreferenzialità. Nutrita dalla propria ragione o
dal proprio sentire. L'azione celebrativa non appartiene al simbolo, ma Cristo Chiesa alla totalità dei fedeli Uniti in Cristo. La liturgia non dice io. Ma noi e ogni limitazione, l'ampiezza di questo noi è sempre demoniaca. il Papa quando parla è molto chiaro e molto forte, no? Ogni volta che noi facciamo la liturgia a nostro uso e consumo come se fosse roba nostra. Quello. Diabolico in che senso diabolico che separa diaballo in greco vuol dire separare.
Mi sta separando dal vero senso del sacramento, mi sta separando dalla. Dall'Assemblea liturgica dal popolo di Dio, che dovrebbe essere il riferimento principale, allora, l'azione celebrativa non appartiene al singolo, ma Cristo alla totalità dei fedeli Uniti non dice io, ma dice noi. E vi faccio un'altro esempio, io penso non so se in parrucchia celebrate l'elodio e i vespri.
Io faccio riferimento spesso alla liturgia delle ore perché è la materia che insegno al Pontificio Istituto Liturgico. Allora dico alcune volte agli studenti, quando parlo dei salmi no, certamente, comunque qualcuno di voi avrà celebrato le Lodi vesprici, dico agli studenti. Perché noi abbiamo i salmi ogni giorno, noi i salmi già scelti, apriamo, apriamo il breviario e troviamo i salmi. Ora se io mi alzo la mattina. E. Cado dal letto e mi rompo la gamba.
E trovo un Salmo alleluia. O di lode? Lodatelo lodatelo nel suo santuario. Alleluia, alleluia. Ma che alleluia mi sono rotto la gamba, oh. Peggio ancora se il venerdì, dove normalmente normalmente sempre troviamo il Salmo 50 età di me o Dio? E il giorno sono particolarmente contento perché ho vinto alla lotteria. Che ne so io, ma. Non. È un Salmo penitenziale che devo cantare, è un Salmo alleluia di
lode. Quindi prendo il Salmo 148 149 e 150 lodate cantate con me. Sapete perché la Chiesa non vuole che si faccia questo, cioè che ti scegli i salmi a tua immagine e somiglianza? Perché la preghiera non. È la tua. Quella è preghiera.
Della Chiesa? Preghiera della Chiesa fatta insieme alla Chiesa, anche se tu la preghi da solo, è fatta per la Chiesa. Quando noi preghiamo la liturgia delle ore con il breviario in mano, non stiamo pregando solo per noi, stiamo pregando per il popolo di Dio che ci è stato
affidato. E la liturgia delle ore che è liturgia, cioè azione comunitaria e preghiera di tutto il popolo di Dio. Ecco allora che occorre oggi riscoprire la teologia del sacerdozio comune che vede tutto il popolo di Dio, clero e fedeli, dunque battezzati, implicati nell'unica offerta e nell'unica lode a Dio per mezzo del figlio, nello Spirito Santo, sebbene con differenti ministerialità e diversa partecipazione al sacerdozio di Cristo. Ecco queste queste.
Immagini ma immagino che le ricordiate no? Le chiese con i fedeli distanziati. E uno che doveva stare più di 1 m dall'altro. Queste immagini ci ricordano ciò che la liturgia non è. Eravamo costretti a farlo, è chiaro. Però l'Assemblea liturgica, nello stesso gesto del radunarsi insieme rappresenta. Rappresenta tanti corpi che formano un unico corpo. L'Assemblea cultuale popolo sacerdotale. Dovremmo perciò riscoprire pian piano e nuovamente, per esempio, il gesto del radunarsi, un gesto
che noi abbiamo. Perso nella liturgia, è il gesto del radunarci se io io faccio questo, questa prova con i miei studenti. Qual è il primo gesto che facciamo nell'eucaristia? E loro mi dicono il segno di croce, no? Ah sì? E qual è il primo gesto? E se c'è il. Battesimo andiamo in fondo alla no, no, non c'è battesimo. Qual è il primo gesto che facciamo? Radunarci, il primo gesto sacramentale sacramentale che facciamo, eh? È quello di metterci insieme, di formare l'Assemblea. Questo.
È il primo gesto che si compie. Poi arriva il canto d'ingresso, arriva la processione di ingresso della quale vi parlerò domani. Processione d'ingresso che abbiamo perso e che ha un significato importantissimo. Processione d'ingresso, il sacerdote sale sull'altare, bacia l'altare va la sede. Termina il canto. Segno di croce? Allora arriva il segno di croce.
Ma non prima. Prima c'è il gesto dello stare insieme, questo gesto noi l'abbiamo perso, l'abbiamo perso perché abbiamo perso anche un po il senso del silenzio, per esempio, cioè quando ci raduniamo in chiesa, a me, a me fa un po di effetto. Io mi ricordo quando andavo al catechismo, vabbè, avevo anche un parroco un po severo, eh, e quindi ci faceva fare silenzio. Il silenzio era però oggi abbiamo perso il senso del silenzio.
E non solo, prima della messa dove ricordo questo parroco buonissimo che andava ad aiutare io entravo in chiesa e mi mi dispiaceva perché entravo e. Diceva, Eh, cosa hai fatto stamattina? Dove stai al mercato? Cosa hai preso? Ma pesci ce n'erano buoni buoni, si sentiva proprio io entravo in sacrestia. E lui era talmente buono che giustificava tutto e tutti. I sento, allora gli dicevo. Ma dico, ma c'è? C'è un Chiasso fuori e dice perché la gente viene e si incontra e parla? E ho detto.
Ma in chiesa la gente viene anche per pregare. Non per parlare e vedi anche noi, adesso stiamo parlando e ho capito, ma siamo in sacrestia, quindi lui giustifica il senso del raduno, ci aiuta a creare questo senso. Il silenzio iniziale e dopo il canto, il canto che ci fa un'unica voce, un'unica assemblea che canta. L'unico canto ci riunisce insieme noi questo gesto l'abbiamo, lo abbiamo un po perso. E abbiamo visto anche questo cartello.
No, nessuno si salva da solo. Credo che l'Assemblea liturgica ci dica anche questo, cioè nessuno si salva da solo. Dobbiamo sentirci più corpo nell'Assemblea liturgica, meno delle isole. E sapete cosa ci aiuta? Questo, per esempio, compiere gli stessi gesti, gli stessi atteggiamenti. La liturgia. Spesso noi la viviamo in maniera troppo individuale.
C'è chi sta inginocchiato, che ne so sino al mistero della fede, chi sta inginocchiato sino alla dossologia maggiore per Cristo con Cristo, chi sta inginocchiato, tutta la messa, chi alza le mani, chi le abbassa, chi si chiude, chi. Noi trasformiamo a volte la liturgia in una preghiera privata devozionale. La liturgia è una preghiera corale di tutto il. Popolo di Dio. E allora? Possiamo dire, vi lascio con questa immagine molto bella secondo me, che in qualche modo
ci aiuta a capire. L'Assemblea è il soggetto della celebrazione. L'Assemblea liturgica costituisce il primo e fondamentale insegno sacramentale della Chiesa e soggetto del celebrare allora. Qui vi ho messo qui sopra. La rubrica questo è l'ordinamento generale del Messale romano. Che tutti coloro che sono impegnati in parrocchia dovrebbero conoscere e il documento è il documento che si trova nel messale. Cosa dice questo documento?
Questo è pubblicato separatamente, ma nel Messale nelle prime pagine trovate l'ordinamento generale. Messere romano, innanzitutto vi dice che cosa state celebrando, cos'è l'eucarestia? E poi vi dice come si celebra, per esempio, volete sapere cosa fa la colito? Andate nell'ordinamento? Cosa può fare molte volte gli studenti mi fanno domande e gli dico, vai all'ordinamento generale, lo trovi là, vai qua perché spesso non lo leggo.
Degli studenti, vero padre? No, lui sì, ma lui sa che molti non lo leggono, vabbè. Qui se andate a vedere questo è dell'attuale messale messale della riforma del Concilio Vaticano. Secondo, se prendiamo quello del messale precedente, cioè di Trento, diceva così come il sacerdote comincia la messa, diceva Sacer. Sparatus come ingrediture ad altare fatta illa Illy, debita reverenzia eccetera eccetera, cioè? Il sacerdote vestito così, quindi parato.
Sacerdote vestitosi, fa il suo ingresso all'altare e fa la sua riverenza, eccetera eccetera. Guardate cosa dice invece l'attuale messale, l'attuale messale non inizia con sacerdo sparatus, ma inizia con le parole popolo congregato. Popolo congregato sacerdo scuministris ad altare accedit duncanus ad introitum per agito, quindi non quando il sacerdote è pronto entra per la messa, ma quando il popolo di Dio era
donato. Quando il popolo di Dio era donato, il sacerdote con i ministri a cede all'altare mentre si canta il canto d'ingresso. Questo non è solo un cambiamento di parole, non è solo un cambiamento. Ah sì, hanno voluto. Questo è un cambiamento di ecclesiologia. Cioè, è un cambiamento di come la Chiesa vede se stessa. E di come la Chiesa dice di essere davanti a Dio, siamo un popolo. Questo vi dice una liturgia ancora legata al prete del prete.
Questo vi dice la liturgia non. È clericale, ma la liturgia è popolare. Quindi, paradossalmente, paradossalmente, il prete non può entrare alla messa se il popolo non. È congregato. Se il popolo è congregato entra alla messa.
Non basta che lui sia pronto, ci deve essere anche il popolo di Dio. Allora questa è l'immagine che vi lascio e domani vedremo nell'ultimo incontro alcuni elementi della celebrazione liturgica abbiamo anticipato alcuni processioni di ingresso, ma vedremo anche per esempio la liturgia della parola, alcuni elementi importanti. L'uso dei foglietti, per esempio durante la messa, che per noi l'uso dei foglietti per le letture no, che per noi è una
cosa normale. In realtà dietro c'è tutto un senso, c'è tutta un'attenzione, i foglietti non dovrebbero usarsi durante la messa, ma perché lo dico ma. Bene, Buonasera a tutti. Allora oggi nell'ultimo incontro vedremo. Parleremo della celebrazione eucaristica. Non voglio soffermarmi troppo sulla teoria, ma voglio andare su alcuni elementi pratici della celebrazione eucaristica, in modo che possiate portarvi a casa anche delle dei compiti da poter fare già oggi.
Durante la messa ho visto tre o quattro cose, Eh, Padre Edwin che bisogna che bisogna correggere, quindi. Così vi portate a casa anche dei compiti concreti da fare allora oggi parliamo appunto il tema sarebbe questo di domenica in domenica ci si costruisce la Comunità. Qui c'è un errore, scusate la celebrazione eucaristica.
Questo di domenica in domenica parte ancora una volta dal documento desiderio desideravi di Papa Francesco al numero 65, il quale dice che la Comunità si costruisce, cresce e matura domenica dopo domenica. E dice così il Papa nello scorrere del tempo, fatto nuovo dalla Pasqua, ogni 8 giorni la chiesa celebra nella domenica l'evento della salvezza, la domenica prima di essere un precetto ce lo siamo detti il primo giorno, no, è un dono che Dio fa al suo.
Popolo. Per questo motivo la Chiesa lo custodisce. Con un precetto? La celebrazione domenicale offre alla comunità cristiana la possibilità di essere formata dalle eucaristia. Il primo giorno ricordavamo quelle parole di Papa Francesco, no? Formarsi alla liturgia per formarsi dalla liturgia. No, quindi il Papa continua su questo, su questo indirizzo, dicendo che la.
Celebrazione offre alla comunità cristiana la possibilità di essere formata dall'eucarestia di domenica in domenica la parola del risorto illumina la nostra esistenza, volendo operare in noi ciò per cui è stata mandata. Di domenica in domenica la comunione ha il corpo e al sangue di Cristo vuole fare anche della nostra vita. Un sacrificio gradito al padre, nella comunione fraterna che ci
fa condivisione. Accoglienza e servizio di domenica in domenica la forza del pane spezzato ci sostiene nell'annuncio del Vangelo nel quale si manifesta l'autenticità della nostra celebrazione, quindi una comunità che cresce di domenica in domenica partecipando di domenica in, domenica ogni 8 giorni dice la desiderio desiderati? All'eucarestia, io non capisco oggigiorno.
Io non capisco perché questo non lo capiscano i fedeli non tanto noi, ma quelli che stanno fuori, quelli che sono lontani, quando vediamo per esempio giovani o anche meno giovani che vanno ogni giorno in palestra. Io ho sempre pensato a questo, no, ogni giorno vanno in palestra, addirittura adesso le palestre sono aperte anche di domenica. Vanno vanno anche di domenica, ogni giorno, perché e bisogna allenarsi, bisogna allenarsi giorno dopo giorno.
Per la fede, no. Per la Chiesa no, la chiesa cresce, si fa i muscoli partecipando ogni domenica insieme. All'eucarestia non ti chiediamo ogni giorno ogni 8 giorni. Eppure per la palestra si capisce per la fede, no. Tant'è che quando va bene andiamo a messa Natale e la Pasqua. E invece il Papa ci dice che se i cristiani crescendo nella fede, non si i cristiani, perché il giorno del battesimo ci hanno messo un timbro, ma crescendo di domenica in, domenica, ogni
domenica. Tant'è che la sacra, la sacrosanta, un concilium, definisce la domenica. La festa primordiale, primordiale, perché? Perché innanzitutto la prima festa che è. Nata tra i cristiani, oggi noi conosciamo la Quaresima, la Pasqua, la Pentecoste. All'inizio della Chiesa non esistevano non liturgico come noi lo conosciamo. Esisteva solo la domenica, quindi è festa primordiale. Perché? Perché è la prima festa che nasce, ma è festa primordiale. Perché?
Perché è il giorno della Pasqua di Cristo, quindi noi celebriamo il memoriale della Pasqua di Cristo e dunque, dell'intervento storico salvifico di Dio che si attualizza nella celebrazione. È la festa primordiale, perché la frazione del pane e la partecipazione alla cena del Signore diventano il nucleo della celebrazione, cioè noi partecipiamo all'eucarestia come
se fossimo presenti. Abbiamo detto all'ultima cena del Signore, quindi all'intervento storico salvifico di Dio in questa tensione escatologica. La domenica se voi fate caso no. Noi abbiamo detto la domenica è l'ottavo giorno. Però i giorni della settimana. Sono 7, non sono 8. Lunedì, martedì, mercoledì, Giovedì, venerdì sala, si son 7 Eh son 7, l'ottavo giorno. Perché? Perché l'ottavo giorno è quello che esce dal computo razionale, non riesco a contarlo, l'ottavo
va oltre. La domenica e quel giorno che va oltre, cioè io nell'eucaristia mangio, ma in attesa di qualcos'altro. Vi faccio un esempio su questo. Vengo dalla Sardegna, non so se si è capito dall'accento, Eh vengo dalla Sardegna e da noi come sapete adesso un po meno ma. Persone vivevano molto di pastorizia. E sino a qualche decennio fa il pastore non andava con la macchina. Adesso voi siamo andate in Sardegna, vedete?
Il pastore con la macchina e il gregge davanti, no. Che spinge il greggio nella prima si andava a piedi e quindi cosa accadeva? Accadeva che per trovare pascolo si usciva e non si sapeva quando rientrava il pastore. Spesso dormivano in alloggi di di fortuna. In in sardo si chiama sa spinettas, cioè questa sorta di capanna fatta di pietre e di canne. No, dormivano là sino a quando non avevano saziato il gregge e
poi tornavano indietro. Quindi cosa si faceva a casa a casa non si sapeva se il padre di famiglia sarebbe tornato o meno, allora quando si apparecchiava si apparecchiava anche per lui. Si apparecchiava anche per. Lui. Perché poteva arrivare, come anche non poteva arrivare. Però cosa facciamo? Aspettiamo? E se non arriva allora si diceva. Mandighente e ai settende che vuol dire mangiamo aspettando. Ecco, l'eucarestia è questo, l'eucarestia è mangiare aspettando.
Pregustare, cioè gustare prima ciò che gusteremo in pienezza nei cieli con Dio. Quindi mangiamo aspettando. Nell'attesa dell'incontro definitivo con Dio, cominciamo a mangiare. Cominciamo, passatemi il termine, a stuzzicare qualcosa, a mangiare qualcosa. Ecco Detto questo io entrerei subito. A vedere alcune parti della celebrazione, alcune parti della celebrazione eucaristica. Perché noi abbiamo detto che dobbiamo formarci dalla liturgia.
In questi due giorni ci siamo formati alla adesso vediamo di formarci dalla innanzitutto. Vorrei far riferimento agli atteggiamenti che bisogna assumere nella celebrazione dei liturgica. Questo è un punto molto particolare. Perché? Perché oggi nelle celebrazioni liturgiche vediamo di tutto, la gente che fa dei segni, la gente che fa dei gesti eccetera.
Non sempre siamo omogenei. Guardate cosa dice il Messale romano al numero 42. L'atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell'unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra liturgia. L'atteggiamento comune del corpo, cioè fare gli stessi segni, dire le stesse parole, muoversi insieme. Manifesta e favorisce l'intenzione e i sentimenti dell'animo di coloro che partecipano, quindi tutti siamo invitati a fare che cosa?
A fare gli stessi. Gesti. Alcune volte mi chiedono, ma nel padre nostro posso alzare le mani, posso mettere le mani così? Questo è il. Gesto antico dell'orante, io dico sempre, ma nel Messale non c'è. Non c'è scritto comunque, lo puoi fare se lo fanno gli altri. Cioè le la liturgia ce lo diciamo ancora una volta, è azione del popolo di tutto il popolo, quindi è come se fosse, se fossimo un unico corpo che deve muoversi insieme. Se alziamo le. Braccia, le braccia le alziamo
tutti. Certo, per avere un senso quello che facciamo non è che diciamo, facciamo questo gesto giusto perché oggi vogliamo cambiare tutto, deve avere un senso e questo potrebbe averlo perché il gesto dell'orante. No, il gesto di alzare le mani, di tenerle così. San Benedetto muore con le mani tenuto dai suoi monaci, con le mani alzate rivolte a Dio. E il segno? Dell'orante, quindi ci vuole una uniformità nella liturgia, non un uniformismo ma una uniformità.
Ciò vuol dire che i gesti e gli. Atteggiamenti devono essere assunti da un'Assemblea in riferimento al mistero che viene celebrato nel rito e non da un individuo secondo la propria spiritualità o le attitudini personali.
Essi, difatti, hanno la caratteristica di essere universalmente comprensibili, cioè oltre al fatto che siamo un corpo solo io, con il mio corpo che fa un gesto, sto trasmettendo non la mia devozione, ma la fede della Chiesa. Il fatto che io stia in ginocchio la consacrazione, sto dicendo che lì c'è la presenza reale di Gesù Cristo. Posso stare in ginocchio, posso stare anche in piedi. Questi due sono gli atteggiamenti previsti dal messale, no?
Durante la consacrazione si può stare in ginocchio e in piedi. Oggi purtroppo si sta meno in ginocchio, vedo. Però deve essere un atteggiamento che dice. Ciò che si sta facendo in quel momento e ciò che sta accadendo non avrebbe senso, per esempio stare in ginocchio nei riti di introduzione o nei riti di conclusione o durante il Vangelo non ha senso. C'è un luogo, un momento che richiede degli atteggiamenti, non è la non è la mia.
Spiritualità che li richiede. Ma è il rito, questo deve essere importante, altrimenti noi ci inventiamo di tutto e di più. E qual è la mia? La mia interpretazione che do a quel momento? La mia interpretazione quindi mi porta a fare quel gesto. No, è l'interpretazione che dà la Chiesa. Della quale tu fai parte come battezzato. E allora al numero 95 96 del messale dell'ordinamento generale del Messale romano si
dice. I fedeli evitino perciò ogni forma di individualismo e di divisione, tenendo presente che hanno un unico padre nei cieli e perciò tutti sono tra loro fratelli. Formino invece un solo corpo, sia nell'ascoltare la parola di Dio sia nel prendere parte alle preghiere e al canto, sia specialmente nella comune offerta del sacrificio e nella comune partecipazione alla mensa del Signore. Questa unità appare molto bene dai gesti e dagli atteggiamenti del corpo che i fedeli compiono
tutti insieme. Per esempio, questo è un esempio che vi faccio, no? Dove vi è la consuetudine che il popolo rimanga in ginocchio dall'acclamazione del Santo fino alla conclusione della preghiera eucaristica e prima della comunione, quando il sacerdote dice, Ecco l'agnello di Dio. Questo uso può essere lodevolmente con lodevolmente conservato. Tensione dove vi è la consuetudine. Quindi non è che io entro in chiesa e oggi decido di e mi metto. In ginocchio dall'inizio alla fine.
Dove vi è la consuetudine di una comunità, di un. Popolo. Rimane in ginocchio dall'acclamazione del Santo, sino all'agnello di Dio si può tenere, ma è un. Popolo che lo fa non. È l'individuo. Ripeto, non è una preghiera personale. La messa non è adorazione personale. Questo è solo 1, 1 esempio, ma ce ne possono essere 1000 altri. Entriamo invece adesso, questo giusto come cappello entriamo adesso nella struttura della
celebrazione eucaristica. Ho preso alcuni esempi, voi sapete che la celebrazione eucaristica è divisa in due grandi parti che sono la liturgia della parola e la liturgia eucaristica, la liturgia della parola è introdotta dai riti di ingresso. E tutta la celebrazione eucaristica si conclude con i riti di conclusione. Quindi abbiamo queste due colonne che sono la liturgia della parola e la liturgia eucaristica introdotte dai riti d'ingresso e concluse dai riti di conclusione.
Benissimo. Non mi fermo qui vi ho riportato tutte le parti che riguardano queste sezioni. Mi fermo ad alcuni momenti della celebrazione. Innanzitutto nei riti di introduzione. La processione d'ingresso alla celebrazione. Il primo, appunto della messa di oggi. Così iniziamo a mettere in pratica oggi. Padre.edu mi ha chiesto di celebrare di presiedere.
La messa qui no, abbiamo. Abbiamo presieduto la messa e da dove siamo entrati siamo entrati dalla porta dove entri normalmente no, probabilmente dalla porticina e si sale sull'altare questo. È. Sardo si dice. L'ingresso dei Mandroni Mandroni vuol dire quelli che gli sfaticati, no i poltroni. L'ingresso dei poltroni, cioè tu entri, sei già sull'altare e vacci l'altare. La Chiesa invece ci dice che bisogna far la la processione d'ingresso.
Cioè la processione di ingresso. Cosa prevede, almeno nelle domeniche, nelle solennità, nei momenti non dico ogni giorno che celebrate nella cappellina e quindi dovete entrare da lì. Ma nelle domeniche almeno la processione dovrebbe essere fatta, come vedete qui. Qui non c'è il vescovo, Eh, se non vuoi diventare vescovo, ma la processione? Perché? Perché, perché uno potrebbe dire, ma scusi, è più facile entrare da lì è più semplice. Sì, è più semplice, però è una tua lettura personale.
La Chiesa non ci dice così. E la Chiesa ci chiede di fare la processione, ingresso perché? Prendo questo piccolo brano che penso che ve lo faccia capire subito voi poi ve lo spiego ancora. Tratto da un autore cristiano che si chiama massimo, il confessore che scrive, quest'opera si chiama Mistagogia.
Qua explicator, quorum sign. Insomma, sui segni della messa e a un certo punto parla della processione di ingresso e dice così, l'introito è tipo e figura della prima venuta del figlio di Dio, il Cristo nostro Salvatore, per la cui virtù il genere umano è liberato e redento dalla corruzione della morte. Dalla schiavitù del peccato e dalla tirannide del diavolo.
E significa conversione dall'ignoranza e dall'errore alla conoscenza della verità, conversione di ciascuno di noi che crediamo eppure vanifichiamo la vita del Signore. Coloro che avranno convertito la loro vita, costoro, tutti saranno visti entrare con Cristo, Dio e Pontefice. Ve lo spiega ancora meglio, quest'altro signore ve lo leggo velocemente, siccardo di Cremona. L'ufficio che inizia con l'ingresso e finisce alle letture, si chiama intuito perché fa memoria della venuta
di Cristo nella carne. Della sua convivenza corporea in terra, sino a che ascese alla destra del padre Cristo. Entrando nel mondo, abbatte il muro di separazione che era fra mezzo e crea un solo uomo nuovo. Cos'è quindi la processione di ingresso normalmente nella processione d'ingresso si porta anche il dialogo porta l'evangelario, non il lezionario. L'evangelario, che raccoglie tutti e quattro i Vangeli, perché? Perché durante la processione di ingresso.
Torno indietro nell'immagine vedete cosa fa il ministro, il Presidente passa in mezzo con l'evangiliario. Perché? Perché la trasposizione rituale del prologo di Giovanni, il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Tant'è che il Ministro non passa lateralmente o passa lateralmente per raggiungere il Fondo e passare in mezzo. E il verbo che viene viene portato alla parola di Dio con l'Evandiario il verbo si fece carne, venne ad abitare in mezzo a noi.
Lo stiamo dicendo come con il gesto e con il canto, quindi anche il canto dovrebbe essere intonato a questa lettura. Mistagogica no, quindi? La precisione di ingresso non è altro che questo. Trasposizione, cioè il mettere il rito, il prologo di Giovanni. Cristo che viene ad abitare quell'Assemblea che chi viene in mezzo a noi, dove due o tre sono riuniti nel mio nome. Io sto in mezzo a loro, ecco Gesù che passa in mezzo. E presiede.
Il sacerdote va bacia l'altare, va subito alla sede, non sta all'altare perché dice stando alla sede, è Cristo che presiede questo momento è Cristo che in mezzo a noi. Quindi questo gesto probabilmente noi lo dovremmo recuperare, certamente bisogna spiegarlo, anche il popolo, perché io penso che il popolo non lo sappia per il popolo. La processione d'ingresso serve per raggiungere l'altare. E quindi questo? Senso che ha teologico
mistagogico liturgico, si perde. Tant'è vero che durante la processione qualcuno canta, qualcuno chiacchiera, qualcuno fa altro. L'atto penitenziale. Per disporsi l'atto penitenziale serve a disporsi ad ascoltare meglio la parola di Dio e a prendere parte al banchetto eucaristico. L'Assemblea domanda e riceve il perdono di Dio e dei fratelli. Allora la l'atto penitenziale che si trova subito dopo il saluto del Celebrante.
È un'azione sacra che sta iniziando e ci fa comprendere come i nostri peccati siano in forte contrasto con ciò che stiamo per per fare. Noi stiamo celebrando l'eucarestia, la comunione più perfetta con Cristo. Un padre della Chiesa a San Cirillo di Gerusalemme ci dice che con l'eucarestia noi diventiamo concorporei e consanguinei di Cristo. Perché? Perché noi riceviamo il corpo di Cristo e il sangue di Cristo che ci fa una cosa sola con noi, con lui.
Ti diamo diviamo diventiamo suo corpo, diventiamo colui con corpori e consanguinei. Ma prima di fare questo occorre prepararsi, altrimenti il nostro atteggiamento è in contrasto con ciò che accade. Poi vi faccio vedere un esempio. Cosa potremmo mai sperare di capire della parola ispirata di Dio che sta per essere proclamata?
Se non confessiamo i nostri peccati davanti a Dio e non invocassimo la sua misericordia, come potremmo mai sperare di entrare in comunione con il sacrificio di Cristo, se ci accostassimo adesso come? Qualcosa a cui abbiamo diritto? Non si va all'eucarestia con il capo Alto, si va con il capo basso. Per accogliere il dono di Dio. Si riconosce davanti a Dio che io non son degno. Dopo alzo il capo. Dopo che riconosco di non essere degno e dopo che il signore. Si rivolge ugualmente a me con
la sua parola. Allora rialzo il capo, non prima, prima il capo Ichino. Ci avviciniamo alla parola e all'altare con il pentimento. Dunque l'atto penitenziale si presenta, come sapete in tre forme questo è sempre un problema quando c'è un coro che non è. Preparato a volte. Ci sono i coristi, ci sono tre forme, la prima dove si recita tutti insieme il Confiter confesso a Dio onnipotente, eccetera. Ciò? Che. È interessante in questa forma, nel confesso che cos'è se voi ci
fate caso? In essa non solo confessiamo i nostri peccati a Dio, ma anche gli uni agli altri. A voi, fratelli e sorelle. È l'unica. L'unica preghiera della messa dove noi ci rivolgiamo. Agli altri che sono. Presenti, non c'è un'altro momento tranne lo scambio di pace, ma altrimenti in questo momento noi ci rivolgiamo direttamente a chi è accanto a noi, confesso a Dio onnipotente, e a, voi.
Fratelli e sorelle. Si ci richiama, scusate si richiama anche Maria Gli angeli e i santi e di nuovo il fratello e le sorelle di pregare per me il signore Dio nostro e pregate per me. Il signore, Dio nostro. Pregando in questo modo siamo immediatamente resi consapevoli che la liturgia non riguarda solo me e Dio. Non solo la liturgia non riguarda solo me e Dio. Il peccato non riguarda solo me e Dio, cioè il fatto di dire. Confesso a Dio onnipotente, a voi fratelli e sorelle, sto
dicendo, ho peccato. Nei confronti di Dio, ma il peccato nei confronti di Dio ha delle conseguenze nei confronti dei fratelli, produce una frattura tra me e il fratello nella Comunità. Quante comunità parrocchiali, dove si chiacchiera, dove ci si divise ci si divide in gruppi, gruppetti, eccetera. No, questo è il momento in cui si dice fratelli e sorelle. Siamo tutti sulla stessa barca.
Abbiamo peccato. Preghiamo gli uni, gli altri e da questo momento cerchiamo di cambiar vita e di andare avanti. Ascoltando la parola di Dio e comunicando al corpo e al sangue di Cristo. Ecco perché quando usciamo dall'eucaristia non dovremmo avere più nemici, se questi gesti li facciamo veramente. Se il gesto della pace avete visto il nuovo massaale ha cambiato, no, non è più.
Scambiatevi un segno di pace, ma è scambiatevi il dono della pace, uno dice, ma cambiata la parolina, no, perché lo scambio di pace che noi facciamo non. È un segno della pace, ma deve essere la pace autentica. Non è un segno della pace che dovremmo raggiungere tra di noi, ma è la pace o è la pace o non è. E lo stesso è qui da questo momento, quando noi diciamo queste parole dovremmo già avere l'attitudine di uscire cambiati, altrimenti l'eucarestia,
altrimenti non avviene. Quella formazione. Dalla liturgia rimane formazione alla liturgia. Vi ricorderete quello che io vi sto dicendo oggi, ma. La liturgia non vi sfiora e non ci sfiora? Di un dito. La seconda forma è dove vengono proposte alcune invocazioni penitenziali desunte dalla scrittura, cioè? Sì, adesso lo vedremo fra poco, mentre nella terza si utilizza il kyrie con alcuni, troppi di
carattere cristologico. La seconda forma è pietà di noi, signore contro di te abbiamo peccato, mostraci signore, la tua misericordia e donaci la tua salute. La terza forma, invece, si utilizza il kyrie con alcuni, troppi. Signore che Ha Pietro pentito, hai offerto il tuo perdono. A questi sono i troppi, si chiamano troppi di carattere cristologico, da scegliere a seconda del tempo liturgico. Anche qui il messale ci dà un'abbondanza di possibilità, mistero della fede, annunziamo
la tua morte. Il signore, proclamiamo la tua sempre quella. Sono tre le formule che possiamo utilizzare come risposta a seconda del tempo liturgico in cui stiamo pregando. Invece spesso ci fermiamo sempre a quella. Lo stesso lato penitenziale, a seconda del tempo liturgico, ci offre diverse possibilità che possiamo utilizzare e così diciamo anche, forse che la liturgia non è. Sempre uguale che cambia ogni tanto, a volte non cambia, perché non la facciamo cambiare
noi, Eh? I troppi non intendono essere una specie di esame di coscienza, ma semplici acclamazioni a quella misericordia di Dio che si è manifestata in Cristo. Dopo l'atto penitenziale c'è il krieleison, una volta recitato il confiter confesso a Dio onnipotente c'è la soluzione Dio onnipotente abbia più misericordia di noi, perdona i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. Poi. Chi rieleiison? Quindi, non è che la soluzione del prete conclude no. Poi c'è di nuovo il Krieleison
quando si usa il conflitto. Dopo l'atto penitenziale ha sempre. Luogo. Il cleson, a meno che non sia stato detto durante l'atto penitenziale che cos'è il Crison vedete che dice? Dopo l'atto penitenziale ha sempre luogo il chirieleizo. Kyrie Eleison non è un atto penitenziale. Sì e no, nel senso che noi abbiamo chiesto perdono. E poi cantiamo il Crieleso Cryson sostanzialmente cos'è? È un inno a Cristo risorto dopo che siamo morti al peccato con Cristo Risorgiamo. Con lui?
Kyrie eleison vuol dire signore, pietà. Chi è il chiri? Il kyrios Kirios, chi è il signore risorto? Ti sarà dato il nome che al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è signore a gloria di Dio, padre Gesù è signore con la risurrezione. È vittorioso con la risurrezione, quindi dopo io aver dopo aver chiesto perdono, canto la risurrezione.
E che il kyrie sia un canto di risurrezione, però, fa vedere il canto stesso la. La sacrosanto concium ci dice che il modello di canto per i cristiani, per la Chiesa cattolica è il gregoriano, che non vuol dire che bisogna sempre cantare in Gregoriano, Eh, ma vuol dire che il Gregoriano è un modello. Perché? Perché canta la parola di Dio. E per chi rispetta la liturgia, sentite come fa il Chirie De Angelis, che conoscete benissimo, no? Kirie. E leison. Dov'è?
Dove indugia il kyrie sul Kyrie? Le leison è veloce. Chi è il melisma? Questo rincorrersi di notte è una sorta di ornamento sul kyrie, cioè sul signore risorto. Le leison è ridotto. Quindi il kyrie eleison, dopo aver fatto l'esperienza del peccato della morte, è il canto al risorto risorgiamo con Cristo. Ecco alcuni esempi del Chieri e no signore, che ci inviti al perdono fraterno prima di presentarci, eccetera eccetera.
Questi sono tutti esempi di kirieleso che tra l'altro lato penitenziale, nasce da dove da Matteo 52324 no? Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare, ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te? Lascia il tuo dono davanti all'altare, va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Quindi, prima di accostarci all'eucarestia, prima di portare anche noi in dono all'eucarestia, riconosciamo i nostri peccati, come sapete.
La domenica, specialmente nel tempo Pasquale, l'atto penitenziale può essere sostituito dall'Aspersione domenicale con l'acqua Benedetta quando si fa l'Aspersione domenicale non. Si fa l'atto penitenziale, ma si fa semplicemente la memoria del battesimo. Entriamo nella liturgia della parola, alcuni elementi che riguardano la liturgia della parola, innanzitutto.
Vi raccomando soprattutto ai lettori, ma direi tutti di leggere non solo l'ordinamento generale del Messale romano, cioè l'introduzione al Messale romano, ma anche l'introduzione all'azionario domenicale, festivo, che è praticamente il corrispettivo del coordinamento generale del Messale romano. Ma per il lezionario è un documento che vi spiega innanzitutto qual è il rapporto tra la parola di Dio e la liturgia. E poi come si usano i lezionari? Come sono distribuiti i lezionari?
Un lettore dovrebbe conoscerlo, non dico a memoria, ma sapere almeno insomma dove andare subito a trovare alcuni elementi. Questo è il pane quotidiano per chi fa il ministero del lettore, per esempio. Ed è stato pubblicato nel 1981. Ed è l'ordinamento di tutte le letture bibliche per ogni messa sulla base del quale sono composti i vari lezionari. Dice appunto che cos'è la parola di Dio in rapporto alla liturgia? E poi come vanno usati i lezionari?
E diviso in un proemio, in una prima parte, in una seconda parte, nel Proemio c'è che sono solo 10 numeri li spiega in parole semplicissime qual è il ruolo della parola di Dio nella liturgia? Nella prima parte, invece, vi parla della struttura, della liturgia, della parola, com'è strutturata. Prima lettura Salmo seconda lettura, il significato di tutte le parti.
Gli elementi, riti requisiti, gli uffici, i ministeri che ruotano attorno alla liturgia della parola, mentre nella seconda parte lo scopo e i criteri sulla struttura e l'uso dell'orto, con una descrizione dettagliata per i singoli tempi liturgici, quali letture per il Natale, quali letture per la Quaresima, eccetera? Eccetera. In questa, nella prima parte è interessante un riferimento che prendo. Proclamazione della parola di Dio. Molti, appunto qui sono lettori
o istituiti occasionali. C'è un diacono, ma c'è anche il presbitero che proclama la parola di Dio e da questa prima parte i numeri 11 e 57. È chiaro come la parola di Dio non deve essere declamata. E neanche la parola di Dio deve essere Letta. Cosa vuol dire declamare declamare è quando declamate un brano di teatro o di poesia, no? Dove? Mettete tutto, l'enfasi a quello che state leggendo per far seguire anche la gente, per
coinvolgere. Ecco, questo non è il modo di proclamare la parola di Dio in quel tempo. Non è una declamazione, non è neanche una lettura. No, io non leggo la parola di Dio, come leggo un libro normale, un romanzo. Il giornale si parla piuttosto di proclamazione, cosa vuol dire proclamare? Proclamare vuol dire rendere pubblico vuol dire acclamare. Vuol dire in qualche modo rivelare.
Vuol dire che quando io leggo la parola di Dio non è una semplice lettura per me, ma è una lettura rivolta a un popolo per. E lascio trasparire qualcosa, quindi io non faccio da schermo la parola di Dio, ma da strumento, da portavoce. A volte il lettore, alcuni lettori. Sono un po protagonisti nella lettura, ricordatevi che il protagonista è Dio, non siamo noi, noi prestiamo la voce.
Anche negli atteggiamenti, nel modo di leggere, di fare, di prendere il libro, di girare spesso ciò che emerge è il lettore. E spesso perdiamo le parole, perdiamo il significato stesso, invece deve essere proclamata. Tant'è che il numero. 55 del. Di questo documento ci dice che il lettore deve essere idoneo e preparato. Cosa vuol dire idoneo e preparato idoneo, nel senso che chiaramente sappia leggere in maniera chiara?
Alcune volte. Ci. Impietosiamo, no, ah, ma poverino, ma fallo leggere. Ma cosa fa mai un bambino a 5 anni? Ha sei anni? Sì, ma la liturgia non è, ve lo dicevo qualche giorno fa l'Ufficio di collocamento o un gioco? Nella liturgia, quando proclami diceva San Girolamo che aveva tradotto la sacra scrittura è come l'eucarestia, non devi far cadere i frammenti come per l'eucarestia, tu non fai cadere i frammenti.
Così nella parola di Dio non devono cadere i frammenti, quindi chi legge deve essere capace di leggere. Poi vi faccio vedere una cosa simpatica, deve. Essere capace di leggere. Non solo deve essere preparato spiritualmente. Biblicamente liturgicamente sapere che cos'è il libro dell'esodo non deve essere un'esa e getta, ma sapere almeno in quale parte della sacra scrittura siamo che leggere un Salmo, meglio cantare un Salmo è diverso dal leggere il libro delle lamentazioni.
Occorre almeno avere l'idea dei generi letterari. No che ci sono nella sacra scrittura? Altrimenti noi leggiamo ogni testo come se fosse un giornale. Quando accade? Alla messa, quando diciamo alleluia, alleluia, il signore veramente risorto, alleluia. Alleluia va cantato. Tant'è che l'introduzione al lezionario vi dice se non si canta si omette. Se non viene cantato si ometta, perché un canto?
Allora ci sono dei generi letterari che devono essere rispettati anche nella pronuncia, nella proclamazione, altrimenti perdono anche di forza. E anche tecnicamente. Io adesso non sto qui a farvi la lezione del microfono, Eh, ma a volte bisognerebbe farla la lezione sul microfono. Microfono, serve per parlarci dentro, non per coreografia, no? Ma per amplificare la.
Voce, quindi non. Questione di sesso né di età deve leggere una donna, sapete oramai Papa Francesco ha deciso di istituire anche le donne, accoliti e lettrici. No, quindi non è più questione di sesso, né di età, ma di reali capacità di capire ciò che si legge e di farlo capire con il tono di voce, la dizione, l'articolazione delle parole, i ritmi, le pause. Il fraseggio. Gli stacchi soprattutto il rispetto dei vari generi
letterari. Un genere narrativo richiede una lettura differente da un genere lirico o da un genere profetico, altrimenti la lettura diventa monotona come la canzone di Elio e le storie tese. No, la canzone monotono. Che sì, diventa una lettura come le altre, non deve essere una lettura come le altre. Ecco, vi faccio sentire questa cosa che è simpatica. Quelli che sappiano leggere, no, quelli che leggono e non si capisce nulla, Eh? È così, buoni lettori, Eh? Si devono preparare Eh.
E fare la prova prima della messa, per leggere bene. Me l'ha detto lui, Eh, quindi se ve l'ha detto lui ha più autorità rispetto a me. Era simpatico. Il giorno era come sai essere lui. Insomma, antimo. Quindi è l'atto della proclamazione. Che suscita l'avvenimento, cioè la proclamazione della parola di Dio, è un evento.
È Cristo che mi sta parlando, è Dio che mi sta, è un evento, è un avvenimento, quindi è l'atto della proclamazione che suscita l'avvenimento che crea le condizioni per l'incontro, per la relazione fra il credente e il suo signore. Altrimenti noi non aspettiamo altro che il lettore ferisca di leggere o perché sta leggendo male o perché non si sente o perché non non legge, dando il giusto tono.
La parola proclamata, infatti, penetra nell'orecchio del credente convocato, che perciò istintivamente cerca colui che parla, cerca la relazione. L'incontro, prima ancora dei singoli contenuti. Uno proclama, bene uno chi sta leggendo. La. Una buona lettura crea emotivo di incontro, di relazione. La crea la parola, penetra nell'orecchio di colui che è convocato, che è credente, perciò istintivamente colui che viene. Viene colpito, cerca chi sta parlando, cerca colui. Vedete.
Ho messo colui con la maiuscola, che parla, cerca la relazione. L'incontro, prima ancora dei contenuti, cerca l'incontro. E in se stesso, chiamata appello, provocazione, impedisce di fermarsi a livello della informazione, la proclamazione, la lettura della parola di Dio non è informare cosa c'è scritto nel brano, Ma. E dire, Dio sta parlando e sta parlando a te in questo momento. Non è di dire il contenuto è questo. Ma è creare la relazione in quel
momento liturgico. Ecco perché il numero 37 di questo Benedetto libretto vi dice questo. Ai libri delle letture poi predisposti per le celebrazioni non si sostituiscano per rispetto alla dignità della parola di Dio, altri su stili pastorali, per esempio foglietti destinati ai fedeli per preparare le letture o meditarle personalmente io. Non posso salire all'ambone con
il foglietto. Avendo il lezionario di davanti, sia perché il lezionario ha una sua simbologia e la parola del libro è il libro della parola che contiene la parola di Dio. Non è un foglietto pubblicato, non so da chi e da che cosa che contiene, oltre la parola di Dio, tante altre cose, compresa a volte dietro la pubblicità, no? Il Libro il libro sacro da cui devono emergere le parole, quindi io non salgo con il foglietto.
Primo secondo. Secondo il popolo non lo deve avere il foglietto, tranne qualcuno che ha problemi di udito, Eh, ci intendiamo chi ha problemi di udito. Sì, perché? Perché ciò che si deve creare non è la lettura esegetica, non è lo studio del testo Esegetico, ma è l'incontro. Io quando mi incontro con una persona non vado da Davide gli dico, Davide come stai? Tutto bene. E lui, sì, tutto bene, tu come
come sta, no? È un incontro spontaneo che presta attenzione a chi sta parlando, non alle parole. Per questo vi dice non solo alle parole. Per questo vi dicevo prima. Di ancora dei singoli contenuti, l'attenzione è cercare colui che parla. Cioè creare questa sorta di attesa della parola anche con il silenzio. Oramai non si fa più silenzio. Tra una lettura e l'altra dovrebbe esserci qualche secondo
di silenzio, non dico 5 minuti. Ma vogliamo fare un minuto di silenzio tra una lettura e l'altra. Mi ricordo una volta l'ho fatto, una signora anziana è venuta padre sta male? No, ho detto, stiamo facendo un po di silenzio perché avevo fatto qualche un minuto, un minuto e mezzo di silenzio. Tra la seconda lettura e il Vangelo. La programmazione.
Avevo detto ai lettori, iniziamo a mettere in pratica quello che la liturgia ci chiede, cioè il silenzio in modo da interiorizzare quello che abbiamo letto altrimenti una valanga di contenuti di informazioni. La liturgia non è informativa. La liturgia è innanzitutto performativa, cioè ti deve cambiare. E scrive Romano Guardini un grande teologo, no? Proprio in riferimento all'uso dei foglietti, la liturgia non vuole che la parola sia ridotta alla lettura.
Non dobbiamo avere tutto il tutto, il testo, l'atteggiamento e l'atteggiamento comunitario di ascolto. Tutti ascoltiamo. Quando andate a un comizio politico non avete il testo di chi parla? Tutti prestate ascolto a chi parla. La liturgia non vuole che la parola sia ridotta alla lettura, basterebbe distribuire libretti, foglietti e la liturgia. Sarebbe un come un club del libro, non deve essere
assolutamente così. La parola deve salire alle labbra dal Libro Santo deve risuonare nello spazio ed essere ascoltata da orecchie attente e cuore aperto. La parola solo Letta, è una parola che manca di qualcosa e priva del suo carattere concreto e vivente, si trascura un carattere essenziale. Dell'avvenimento liturgico? Si rischia di cadere nell'informazione.
Per cui la proclamazione è una lettura ministeriale quasi distaccata, aliena da accenti troppo personali, non passionale né emotiva, ma grave e solenne come di un evento. Il Ministro si proporrà di non mettere in evidenza se stesso o le proprie reazioni, ma colui che parla ora dobbiamo fare da tramite e non da schermo. La gente deve arrivare alla parola di Dio, non guardare me. Qui lascio stare perché mi interessa un'altra cosa da farvi vedere.
Eh? Quante volte saliamo è parola di Dio. È parola di Dio, era indiamo grazie a Dio. No, non è una confessione di fede. Non sei tu che dici, è parola di Dio Eh è parola no. È una esclamazione alla quale segue una acclamazione, parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio. Per cui non è una professione di fede, quindi è parola di Dio, non ci fa quella è. Esclamazione, parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
La preghiera dei fedeli mi soffermo sulla preghiera dei fedeli perché è un punto dolente, punto dolente, allora. La preghiera dei fedeli nel 1965 la preghiera universale fu per i fedeli una felice sorpresa. Fu reinserita con il Concilio Vaticano secondo con la riforma liturgica la preghiera dei fedeli, come sapete, favorisce la partecipazione dei fedeli e allo stesso tempo, l'inserimento della storia quotidiana nella preghiera della Chiesa. Quindi la preghiera dei fedeli
serve. Per una partecipazione più diretta del popolo di Dio, ma anche per inserire il quotidiano in quella celebrazione, perché nella preghiera dei feriti dovrebbe risaltare. Che cosa la vita della Comunità? Nella preghiera universale o preghiera dei fedeli, il popolo risponde in certo modo alla parola di Dio, accolta con fede, esercitando il proprio sacerdozio battesimale, offre a Dio preghiere per la salvezza di tutti.
Quindi la preghiera dei fedeli dovrebbe partire dalla parola di Dio. Dalla parola di Dio Letta in quella domenica in quella celebrazione. È conveniente che nelle messe con partecipazione di popolo vi sia normalmente questa preghiera nella quale si elevino suppliche. Per la Santa Chiesa, per i governanti, per coloro che portano il peso di varie necessità, per tutti gli uomini e per la salvezza di tutto il
mondo. La preghiera dei fedeli, perciò deve avere rapporto con e deve scaturire da che cosa? Innanzitutto dalla parola proclamata. Io preparo ogni celebrazione, dovrebbe avere la sua preghiera dei fedeli. Ma almeno la domenica prepariamola. Non prendiamola dal foglietto. Perché? Perché il riferimento è la parola proclamata, la celebrazione e la comunità locale, più la Comunità universale.
Se io uso il foglietto che è stato preparato 8 mesi fa ma 8 mesi fa chi se lo immaginava che Israele sarebbe entrato in guerra così sanguinosa con la Palestina? Quindi il foglietto non lo prenderà certamente in considerazione. Il foglietto può essere un
modello. Ma non deve essere necessariamente la preghiera dei fedeli da usarsi in quel in quella celebrazione, mi ricordo il seminario, Usavamo sempre anche l'Orazionale, il Libro che usiamo è un modello, non è la preghiera dei fedeli da leggersi nella messa, è un modello che serve per costruire la preghiera dei fedeli della Comunità con le esigenze della Comunità. Io mi ricordo in seminario usavamo questo orazionale e ogni anno ritornava la preghiera dei
fedeli per i cresimandi della nostra Comunità. Il seminario i cresimandi della nostra Comunità. Speriamo di essere tutti crisimati prima di diventare preti no? Però siccome c'era scritto bisognava leggerlo. Un'altra volta c'erano per i bambini, per i per i nostri bambini della prima comunione. Eh, ma c'era scritto, bisognava. Leggerlo? Quindi attenzione, perché la preghiera dei fedeli deve avere questa parola di Dio. La celebrazione che stiamo facendo e poi la comunità locale.
E se c'è e c'è anche una successione di intenzioni, si celebra per le necessità della Chiesa, per i governanti e per la salvezza di tutto il mondo, per quelli che si trovano in difficoltà, per la comunità locale. Molte volte la Chiesa si trova alla fine, mentre dovrebbe essere la prima intenzione per la Chiesa, per i governanti, per chi si trova in difficoltà e per la comunità locale. C'è una successione, non si può fare. Come ci salta in mente? Si fa dal generale e si arriva
al particolare. Quindi devono essere preparate dal gruppo LITURGICO o dal diacono o dal lettore, perché se c'è il diacono le proclama il diacono, se c'è il lettore, il lettore, raccogliendo anche quelle che sono le necessità della Comunità, battesimi, cresime. Abbiamo i battesimi, abbiamo le cresime, abbiamo. Ammalati nella Comunità defunti della settimana, esperienze che hanno coinvolto la Comunità, il quartiere, confrontandosi con la situazione attuale della società.
Per esempio il momento della pandemia, il momento della guerra, il momento di di divisioni nella Comunità. Certo non dirò, Antonio ce l'ha con con me e si fanno la guerra, no? Cercherò di dirlo, anche perché non è il momento lì non è un tribunale, è la preghiera dei fedeli. Però è un momento in cui affidare al signore anche quei momenti critici della Comunità o i momenti. Gioiosi?
Per cui la preghiera dei fedeli, nel loro razionale o nei foglietti, le preghiere dei fedeli non dovrebbero essere quelle dell'orazionale o del famoso foglietto. Questi sono strumenti che servono per aiutare a costruirle e vi faccio un esempio che è qui. Volta sono andato a celebrare in una parrocchia. E c'era questo foglietto che ho conservato, preziosissimo, preziosissimo per le mie lezioni di liturgia a uncerto.in questo foglietto c'è questa preghiera dei fedeli, no, questa qua.
Leggo la preghiera, leggo l'introduzione e poi va il lettore a leggere. Era l'ultima celebrazione della domenica e c'è scritto perché i cristiani sappiano proclamare a testa alta, senza rispetto umano, la propria fede nella resurrezione di Gesù e nella resurrezione. Nostra. Preghiamo Ascoltaci o signore. Sono entrato in sacrestia, ho detto ma ho detto, avete pregato tutte le messe? Sì, sì, ma non avete notato
qualcosa di strano? Ha detto no Eh, qui c'è scritto senza rispetto umano, i cristiani sappiano proclamare a testa alta, senza rispetto umano, la propria fede nella resurrezione di Gesù e nel insomma il rispetto umano lo sarebbe allora il parroco che era anziano, mi ha detto, No, ma tu devi sapere che anticamente, senza rispetto umano voleva dire con parresia. Cioè con verità, senza avere paura, ho capito, ma allora mi vuoi dire che questo libretto è
stato questo foglietto? È stato preparato ottant'anni fa, 70 anni fa, sessant'anni fa. Se tu leggi una preghiera dei fedeli così oggi minimo finisci sul giornale. Quindi bisogna stare attenti e leggerle prima, anche a parte gli errori, a volte di ortografia che ci sono o che ci mettiamo noi, ma occorre leggerle, altrimenti diventa. Insomma, un momento veramente critico e anche a volte ci si mette anche un po a ridere di ciò che esce. Fuori? Per cui attenzione.
Vi ho detto come devono essere preparate. E solo due accenni alla liturgia eucaristica, velocemente e chiudiamo. La preparazione dei doni questo ve l'ho già detto, no? La preparazione dei doni all'inizio della liturgia eucaristica, si portano all'altare i doni che diventeranno il corpo e il sangue di Cristo, questa. È una fotografia di una. Chiesa prima della messa, no, vedete che è tutto bello apparecchiato? Invece il primo giorno.
Vi dicevo qual è il gesto? Il gesto è quello di portare dal tavolino. All'altare perché dopo che ho ascoltato la parola, quella parola diventa carne sull'altare. Quindi, apparecchio non prima. Prima di tutto si prepara l'altare, un mese del Signore. Dopo aver ascoltato la parola di Dio. Quindi si prepara all'altare un maestro del Signore che è il centro di tutta la liturgia Eucaristica, ponendovi sopra il corporale, il Purificatoio, il Messale e il calice.
Se non viene preparato nella credenza, guardate qui invece altri esempi, altre fotografie. Queste sono delle monache che hanno fatto la professione solenne. Queste poverine le ho beccate su Internet, ma basta andare in una parrocchia qualsiasi. La prima sta portando il calice con il calice, con il Purificatoio e la palla e il corporale sopra. Calice vuoto. Chiaramente la seconda sta portando una bottiglia di vino, la terza sta portando le ampolline del vino e dell'acqua.
Che senso ha? Innanzitutto all'offertorio non si porta il calice vuoto? Nell'offertorio si porta il pane e il vino, non il calice se. Porti il calice lo porti pieno col vino dentro, perché si offrono il pane e il vino, non il calice vuoto, il calice vuoto. Non ha senso, tantomeno con tutto, con tutto, l'ambaradan sopra, no il purificatoio eccetera. E soprattutto non offri il calice o il vino, o poi altro vino. Qui mancano le ostie, per
esempio, no, manca il pane. Oppure questi altri gesti? Si porta al mondo, cosa vuol dire si porta il mondo? Cosa vuol dire? Ah, ma è la giornata missionaria mondiale e quindi? E quindi il mappamondo lo metti all'ingresso della Chiesa, un'altro punto, ma portarlo all'Offertorio Offriamolo al signore il mondo, ma che offriamo al signore il mondo. Ma cosa vuol dire offrire al signore il mondo? Se è lui che l'ha creato?
Ecco questo. Si possono fare ci dice il Messale, si possono fare anche offerte in denaro o presentare altri doni per i poveri o per la chiesa, portati dai fedeli o raccolti in chiesa, essi vengono deposti in luogo adatto, fuori dalla mensa eucaristica. Ah ah, che fa la coreografia all'altare? Eh, ci sta il. Pallone, quindi la norma è chiara nei segni del pane e del vino è presente tutta l'attività umana.
Io non ho bisogno di portare e lo zaino e le scarpe e i sandali e il mondo nel pane del vino è presente tutto, solo segni. Se non fossero segni porterei tutto, ma siccome sono segni di tutta l'attività umana, non c'è bisogno che riempia la chiesa di cose nei segni del pane e del vino. È presente tutta l'attività umana che è messa nelle mani di Cristo al servizio del suo Vangelo viene trasformata in
cibo e bevanda di vita eterna. Ogni altro simbolo è superfluo, non è opportuno allestire processioni offertoriali simboliche, portando all'altare oggetti di ogni tipo, alcuni del tutto fuori luogo, come la Bibbia o il crocifisso, che nella celebrazione hanno già una loro collocazione, un loro spazio, un ruolo preciso, inoltre, deviante. Allestire cortei con palloni da calcio, magliette e quaderni di scuola, oggetti simbolici che ognuno poi si porta gelosamente
a casa? Perché il problema è questo. Portiamo all'offertorio le cose poi ce le riportiamo a casa. Che senso ha? Diventa una vetrina. La verità dei segni tanto auspicata dalla riforma liturgica, esiste che anche i doni siano autentici, siano veri e non simbolici. Si tratta di formare la verità del culto cristiano e dunque alla verità della vita cristiana. Due ultime cose, una mi viene in mente da oggi, oggi, ma è una cosa che succede in tutte le chiese, no? Due, che succede?
In tutte le chiese allora. Il sacerdote che spezza il pane OK, spezza il pane, OK. Cosa succede, c'è l'agnello di Dio? Se io dovessi aspettare che la gente dica agnello di Dio, devo, devo tornare l'indomani. Probabilmente perché dalla stanchezza lo diranno loro. Invece il sacerdote agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, quella parte è del popolo di Dio. E perché del cioè il popolo di Dio che deve dire agnello di Dio, che non il prete, il prete alla fine lo dice, perché non lo
non lo dite voi? Perché non lo dite? Non lo dice il popolo e voi mi dite perché del popolo di Dio? Perché quel quella parte lì, quella parte lì riprende esattamente è la. Anche qui la trasposizione rituale del brano dei discepoli di Emmaus, lo riconobbero nello spezzare il pane. Quindi io faccio la parte di Cristo, Spezzo il pane e voi lo riconoscete? Non io riconosco a mia, non mi riconosco, quindi io.
Spezzo e voi dite? Agnello di Dio, ecco chi è agnello di Dio. E nel discepoli di emos ci ci il brano di di Luca, ci lo riconobbero nello spezzare del pane, quando spezza il pane ecco Chieri, agnello di Dio. Non che io, agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, no, bisogna dargli imbeccata. Un'altra cosa. La comunione, per favore imparate a distribuire la comunione per i fedeli dalle ostie consacrate nella stessa
messa. Sacrosanctum concilium 55 se non sbaglio, ma poi tanti documenti, anche il Messale romano dice i fedeli devono essere comunicati dalle ostie consacrate nella messa. Due cose stanno diventando normali oggi nella liturgia e non sono normali. La prima, il bicchiere d'acqua dopo l'omelia. Prima non esisteva il bicchiere d'acqua, adesso tutti hanno 7.
Dopo l'omelia io capisco se uno è anziano o se il Papa che è una persona di una certa età, se un vescovo anziano, se un prete anziano, io mi ricordo il mio vescovo è stato ordinato vescovo a 48 anni. La prima messa che ha celebrato l'accolito tutto diligente dopo l'omelia gli ha portato il bicchiere dell'acqua. E lui, lui dice, cosa devo fare? La devo benedire, no? La deve bere. Ma io non ho 7. Prese la bevo la bevuta perché
quello gliela dava. Cioè creiamo queste cose che non hanno senso, che non hanno significato. Quindi ce la devo benedire? No, la deve bere. Io non ho sete, la deve bere. Un'altra cosa è questa, di andare ogni volta al tabernacolo a prendere l'eucarestia a ogni messa. Questo non è possibile. Il popolo di Dio si deve nutrire dallo stesso corpo, perché tutti partecipiamo all'unico pane e all'unico calice.
Il gesto più più, diciamo il gesto migliore sarebbe quello di avere un pane, spezzarlo e distribuirlo. Non possiamo farlo, ma almeno le ostie devono essere tensione. Il problema non è la validità, Eh. Non dite adesso, ah, ma vuol dire che nel prese dal tabernacolo non sono valide, no? Sono valide. Gesù è presente sia in quelle che consacro al momento, sia in quelle che sono nel tabernacolo, ci mancherebbe, il problema è il
segno. Vi dicevo anche ieri no. La liturgia purtroppo parla con i segni, quindi voi non potete dire. Le altre tecnologie contro il signore non sono vere, me lo mandano tutto io e vado a fare tanto l'offerta. Io che farlo vedere una cosa che poi non vi do, non solo quella, cosa che il corpo di Cristo citava l'avete portata a voi, nel lettore che l'avete portata al comune nel territorio, me l'avete consegnata, perché io la consacri. Spero di andare avanti e guarda
caso. Problema, il seno non era proprietà, non vi preoccupate perché fate la comunione ugualmente? Gesù è presente come problema, è sempre. Il problema è vabbè, non lo vuole. Ecco però io partecipo di quel sacrificio a quell'eucaristia, io capisco se siete in 50 io preparo 50 Osti. A un certo punto. Arriva a due di stazioni la donna. Pertanto, infatti, sempre eucaristica è fatta per due cose, per gli ammalati, perché dell'eucaristia, perché ammalata, eccetera. E se non dovesse?
Bastare se non dovesse bastare. Altrimenti il tabernacolo deve rimanere chiuso, se non c'è necessità, perché tutti mangiamo dell'unico corpo e dell'unico calice? E voglio concludere sempre con le parole di Papa Francesco, così andiamo a mangiare e siamo più tranquilli. Spetta Eh? Che vado direttamente da qui, mi sa Eh. Vai alla penultima. No, la penultima da lì. Ecco no Ciro, ecco.
Ciò che dovrebbe suscitare la celebrazione o la liturgia è se una liturgia è ben celebrata, dovrebbe suscitare lo stupore. Riconoscerete certamente questo bambino, Papa Francesco dice al numero 24 della Crossund. Della desiderio, desideravi. Venisse a mancare lo stupore per il mistero Pasquale che si rende presente nella concretezza dei segni sacramentali. Potremmo davvero rischiare di essere impermeabili all'oceano di grazia che inonda ogni celebrazione?
Non sono sufficienti, pur lodevoli sforzi a favore di una migliore qualità della celebrazione e nemmeno un richiamo all'interiorità. Anche quest'ultima corre il rischio di ridursi ad una vuota soggettività se non accoglie la rivelazione del mistero cristiano, il contro con Dio non è frutto di una individuale ricerca interiore di lui, ma è un evento donato. Grazie.
