Ermes Ronchi - Che cosa cercate? (Gv 1,34) #3/8 - podcast episode cover

Ermes Ronchi - Che cosa cercate? (Gv 1,34) #3/8

Aug 31, 202443 min
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Corso di Esercizi Spirituali tenuto da Ermes Maria Ronchi nell'oasi del Sacro Cuore in Conversano (Ba) dal 20 al 24 luglio 2015

Transcript

Da San Giovanni della Croce, preso dal suo cantico spirituale, un pochino di puro amore e più preziosa al cospetto del Signore e per l'anima stessa, apporta maggiore utilità alla Chiesa che non tutte le altre opere unite insieme, anche se sembra che l'anima non faccia niente. Ed è per questo che Maria di Magdala, sebbene con la sua predicazione recasse gran vantaggio e fosse per recarne di

maggiore. In seguito, tuttavia si nascose la tradizione per trent'anni in un deserto per dedicarsi davvero al puro amore sembrandole, che così facendo avrebbe guadagnato assai di più. Tanto importa e giova alla Chiesa un pochino di tale amore. Quelli dunque, che sono attivi e che pensano di abbracciare tutto il mondo con la loro predicazione, con le loro opere, riflettano bene che porterebbero molta più utilità alla Chiesa e sarebbero assai più graditi a

Dio se spendessero. Almeno la metà del loro tempo nello starsene con Dio nell'orazione allora certamente otterrebbero di più, e con minor fatica avrebbero di più con un'opera che con 1000. Ciò per le forze spirituali ricevute nell'Orazione, altrimenti tutto si ridurrà a un

martellare invano. E a fare poco più che niente, anzi di rado a fare anche danno Iddio non voglia che il sale della terra cominci a svanire, perché allora per quanto sembri che produca qualche buon effetto esteriormente, in sostanza però non sarà nulla, essendo certo che le buone opere non si possono fare, se no per grazia di Dio.

Ecco una esortazione dal cantico spirituale di San Giovanni della Croce a non ridurci a un martellare invano con tutte le nostre opere, dimenticando la sorgente, allora il primo passo del camminare alla ricerca di Dio. Abbiamo detto che era il ritorno al cuore. Il guardare dentro al proprio desiderio profondo. Il secondo passo si ispira a sant'ignazio di Loyola, agli esercizi spirituali. Questo noi stiamo facendo.

Gli esercizi che cos'è? È il titolo di un libro in cui Ignazio di Loyola trascrive il suo cammino spirituale. La sua. Conversione e i suoi primi passi. Allora Ignazio era convalescente per una ferita di guerra, lui è un soldato all'assedio di una città, ha ricevuto una ferita e mentre è curato l'ospedale pensa di farsi portare dei libri da leggere.

Non è che ci fossero, non è. C'erano una gran quantità di libri disponibili, però riportano due genere di libri, uno con la storia dei cavalieri, degli eroi, le avventure cavalleresche e uno con le storie e le avventure dei santi. Lui legge tutto quello che riportano e alla fine si fa una domanda dice, li piacevano tutti e due? Le gesta dei cavalieri e le gesta dei santi. Ma quando avevo finito di leggere degli eroi, li

dimenticavo in fretta. Le vite dei santi mi Procuravano una gioia che persisteva in me. Fatto rivelatore il persistere, il durare di fronte a questa esperienza, Ignazio. Si pone quella che è la seconda domanda che noi ci poniamo. Adesso cominciai a interrogarmi su che cosa dava gioia alla mia anima e al mio cuore. La grande domanda di ogni esame di vita. La grande domanda è questa, sono contento. Oggi nella mia vita sono felice.

Quali cose mi danno? Gioia, perché quello che ci converte, quello che ci fa cambiare strada e vita che cos'è? È sempre una promessa di più gioia. Dio seduce ancora perché parla ancora il linguaggio della gioia. Dio è autorizzato a proporsi all'uomo perché promette pienezza di gioia. E Io credo che dovremmo parlare di più, molto di più del piacere, del credere e mostrarlo. Difatti evangelii gaudium, l'esortazione apostolica di Papa Francesco, è proprio questo, il

piacere di credere. Perché la gioia è un sintomo, il sintomo che stai camminando bene, che stai andando verso il cuore della vita. Carrarane era uno dei grandi teologi, diceva, la gioia è l'atteggiamento vitale più conforme alla realtà e Nietzsche, il filosofo pazzo ma geniale, diceva, Il problema della vita coincide con il problema della felicità. Di una cara amica filosofa, Luisa Muraro, dice, felicità è tutto ciò il cui desiderio ti

mantiene in vita. Ora la gioia non è altro che un sintomo che sei sulla strada giusta. Allora ci sono due esercizi spirituali da fare come compiti per casa. Vi lascio questi. Compiti per casa, compiti per l'estate, fare due elenchi il primo elenco, breve, lungo che sia, è l'elenco di che cosa abita il tuo cuore, di quali sono i desideri più profondi che hai, di quali sono, di che cosa sei appassionato, perché noi veniamo al mondo come creature appassionate.

E Gesù Cristo sceglie al suo servizio creature appassionate, pensate A Pietro, pensate a Giacomo e Giovanni che chiama Voian Erges, cioè figlie del tuono, il contrario di pape molli. Primo esercizio, secondo esercizio, l'elenco delle cose, dei gesti, delle persone che mi danno gioia, che dura, perché? Un grande prete di montagna, Don Michele Dof, usava dire, dura ciò che vale e vale ciò che

dura. Se una cosa viene ma è effimera, non vale, vale ciò che dura, e nella nostra esistenza dura si mantiene, cresce ciò che vale, così anche nel matrimonio. E Agostino, il Grande Agostino diceva l'uomo, ogni uomo, ogni donna. Noi seguiamo quella strada dove il nostro cuore ci dice che troviamo la felicità. Questa è la sintesi della sua teoria che si si chiama la Delectatio Victrix, cioè la Delectatio, la gioia. Vincitrice vincente nelle scelte umane, determinante.

E la delectatio, cioè la gioia, l'appagamento, la contentezza, una piccola vertigine di stupore, di felicità. Il cammino interiore ti riporta al cuore e lì trovi le domande vitali, che cosa desidera? Che cosa mi appassiona? E poi sono contento, oggi sono felice di come vivo. Mi piace questa mia vita e di conseguenza che cosa mi procura gioia? L'esame di coscienza comincia così, non se sono buono, se sono cattivo.

Non se quanto ho fregato, non se come mi sono comportato con gli altri, se sono stato fedele a tutti i miei doveri, ma l'esame della mia vita profonda comincia domandandomi. Ma oggi sono contento. Che cosa mi ha reso contento e che cosa mi ha tolto felicità. Ed è questo che ci aiuta a camminare, ad orientarci. Avere come bussola un sentimento felice del vivere. Perché, lo sappiamo, la nostra

vita lo può testimoniare. Ciascuno non avanza per ordini o per divieti, ma per una passione, per una felicità almeno intravista. Non avanza per colpi di volontà, ma per attrazione. Ogni uomo segue quella strada dove il suo cuore gli dice che troverà la felicità. E Io credo che la passione per Cristo nasce quando abbiamo scoperto la bellezza di Cristo. Libero come nessuno, amore come nessuno, uomo come nessuno mai tempo fa è venuto.

In San Carlo al corso, nella mia chiesa è entrato un bambino con la nonna. La nonna lo tiene per mano, poi lo lascia, va a accendere una candela e il bambino girava. Avrà avuto sei anni qua, 5, 6 anni. Girava con il naso all'aria. Così per la Chiesa, una grande chiesa con una cupola immensa. Poi si ferma davanti al crocifisso. Abbiamo lì un crocifisso del 300 a grandezza naturale, molto bello.

Io ero con la mia tonaca, lui si ferma, viene vicino, poi mi prende per la Manica e mi tira e mi fa, Ma chi è quello lì? Poi la nonna m'ha spiegato che i genitori non volevano dargli una educazione religiosa con la solita motivazione, sceglierà lui quando sarà grande, quindi non sapeva niente. La nonna aveva dovuto, aveva seguito, voluto seguire la via dei genitori e non gli aveva detto niente. Allora questo bambino innocente puro viene lì che mi domanda, Ma chi è quello lì? Come risponde?

Mi venivano in mente le risposte del catechismo, mi venivano in mente tutte le le le, ma come faccio a parlare del figlio di Dio? Lui non sa, chi è Dio non sa. Allora ho lasciato stare. Tutte le teorie, le teologie tutto il catechismo. Mi sono accucciato lì, mi sono abbassato alla Sua altezza, ho guardato negli occhi e gli ho detto. Sai chi è quello lì? Uno che mi ha fatto felice il cuore.

E molte volte io non so poi che che che effetto questo abbia potuto avere sul bambino, ma io sentivo di dovermi dire così. La mia testimonianza di fede qual è? L'inizio del Vangelo? Leggete Marco. Comincia così il suo Vangelo inizio. Della lieta notizia di Gesù Cristo figlio di Dio, inizio di una gioiosa bella notizia. Da qui partono i Vangeli. Da una notizia felice, gioiosa. Allora il futuro si apre ed è l'evangelii gaudium. Ho letto con grande attenzione e

ho commentato quella. Lettera apostolica per me straordinaria, straordinaria. E il Papa ha una citazione sorprendente, a un certo punto dice citando siracide 14, 14. Facile da ricordare, figlio, Trattati bene per quanto ti è possibile. Trattati bene non privarti di un solo giorno felice. È l'invito affettuoso di Dio padre e i suoi figli. Un Dio attraente, bello, solare, il cui obiettivo non è essere finalmente obbedito, pregato, venerato da questi figli eternamente ribelli che noi

siamo. Ma un padre che vuole adoperare tutta la sua pedagogia per crescere figli felici, come ogni padre, ogni madre. Ma che cosa preferisce una madre? Avere in casa un figlio che gli che le dice sempre di sì, un figlio obbediente, o avere messo al mondo un figlio felice? E lo scopo di tutta la Bibbia, di tutta la storia sacra, di tutto il lungo dialogo tra cielo

e terra. Sono uomini gioiosi, liberi, amanti e che non si privano neppure di uno dei possibili giorni felici, Dio. Preferisce la felicità dei suoi figli alla fedeltà dei suoi figli. E tutta la parabola di Giobbe lo evidenzia. Tutto il primato della misericordia sulla legge, lo assicura la parabola del figlio prodigo, lo garantisce figlio tratta di bene, tenerezza, paternità, amorevolezza di Dio. Che instaura la pedagogia della gioia.

Noi dovremmo essere dei Pedagogisti della gioia è una un'amica che ha messo, fatto, ha fatto. Non è esattamente una psicologa, ma è proprio qualcosa di più complesso e ha messo nel suo biglietto da visto proprio questo pedagogista della gioia, figlio, trattati bene. Certo non in modo narcisistico o avido, ma con venerazione per tutta la bellezza e la grazia che il creatore ha messo in te e continua a compiere, vogliti bene, vogliti bene, non privarti

dell'umile piacere di vivere. Vivi bene le piccole e le grandi gioie, Io credo. Che la lode più bella che possiamo fare al creatore è dire semplicemente, signore, oggi sono contento, sono stracontento oggi e pensate, quale genitore farebbe salti di gioia sentendo i suoi figli dirgli così, è la preghiera biologica, è la preghiera iniziale, è la

preghiera vitale. Sono stracontento oggi, ma che bello che è. Secondo la tradizione rabbinica, nell'ultimo giorno il Santo porrà a ciascuna due domande, la prima è questa, non mi chiederà perché non sei Stato come Mosè, come Abramo, come Elia, come Padre Pio, ma semplicemente perché non sei Stato Ermes te stesso con i tuoi talenti e i tuoi limiti, e la seconda domanda sarà. Perché non hai goduto di tutte le cose belle che io ho posto sulla tua strada? Perché mi hai fatto sprecare i

doni della creazione? Perché ti sei privato di giorni felici? Figlio Trattati bene. Allora ecco che il primo esercizio spirituale per mantenere in buona salute la nostra anima ha a che fare con

la gioia. Evangelii gaudium mi sono domandato, ma da dove nasce la promessa di felicità contenuta nel titolo di questa lettera del Papa Francesco viene dal cuore stesso del Vangelo. Viene dal nucleo incandescente del Vangelo, viene dalla bellezza dell'amore di Dio, che Gesù ha mostrato, vissuto, donato. E questo è il fuoco che deve entrare in noi, la cosa più bella, più grande, più attraente, più necessaria, più convincente, più radiosa. E ricevere in noi, capire,

cogliere. La bellezza dell'amore di Dio. Che cos'è l'amore? Era al carcere di regina cieli e insieme con una con una persona che aveva e si confessava, aveva tolto la vita ad un'altro e gli chiedo, ma che cos'era lui gli fa l'amore? Ossigeno della vita, ossigeno di ogni vita e felicità della vita. Amore e felicità sono legati a filo doppio. Noi che parliamo così tanto di amore nel Vangelo che dovremmo metterci a fare una sorta di sciopero di questa parola perché abusata.

Amore e felicità sono legate a filo doppio, la beatitudine della vita. Su che cosa si pesa? Si pesa sul dare e sul ricevere amore. Lo assicura Gesù con le sue beatitudini che vogliono dire questo beatitudine. Dio regala gioia a chi produce amore. Lo conferma la nostra esperienza di uomini e donne. Quel filo rosso che unisce amore e gioia è inespugnabile. Certo, poi ci sono amori infelici, amori sbagliati, amori che non danno. E allora si tratta di interrogarsi davvero.

Il cuore del Vangelo, il cuore semplice del Vangelo, ciò che gli conferisce senso, bellezza e attrattiva, in quell'annuncio esteso ad ogni uomo, l'annuncio dell'angelo Maria. Tu sei amato per sempre il cuore semplice del Vangelo, ciò che gli conferisce bellezza e attrattiva è la bellezza dell'amore. Ma se ci chiedono, tu cristiano,

tu cristiana, che cosa credi? Allora viene la risposta, credo in Dio, padre onnipotente, creatore, credo nel Gesù Cristo nostro signore, credo nello Spirito Santo, la Santa Chiesa cattolica e aggiungiamo una serie B. Ma proviamo non a dare le risposte delle formule. San Giovanni nella prima lettera, capitolo quattro, versetto 16, a tutta un'altra risposta e dice, noi cristiani siamo quelli che hanno creduto l'amore che Dio ha in noi. Noi abbiamo creduto l'amore. Non si crede ad altro.

Non all'eternità, all'onnipotenza alla perfezione, all'onniscienza. Ciò che fa credere è l'amore. Io credo nell'amore come forma di Dio, come forma dell'uomo, come forma del vivere del mondo, come forma del futuro. E questo è molto importante, vedete, molto importante. Perché credere all'amore possono farlo tutti. Giovani e anziani, credenti e non credenti, chi è cristiano, chi ha un cammino spirituale e chi è lontano anche da ogni via

religiosa. Può crederci il separato, il Risposato, il Divorziato, l'omosessuale, chi scommette una seconda volta sull'amore. Noi siamo quelli che hanno creduto l'amore. L'amore che Dio ha in noi, non semplicemente verso di noi, in noi, dentro di noi. Dio ama lui è l'amore. In ogni amore troviamo un momento a Nazareth. Ricordate? L'angelo? Fu mandato in una casa. Da una donna, sposa di un uomo chiamato Giuseppe.

E il nome della donna era Maria. E quali sono le prime parole dell'Angelo Cairo, Maria, sii felice, Maria. E la prima parola del primo annuncio, cristiano non gli dice. Fai questo o quello, non dice, prega, Inginocchiati, stai in ascolto adesso vai, adesso fai semplicemente gioisci ancora prima di ogni risposta, sii felice, Apriti alla gioia, come una finestra che si apre al sole e con la seconda parola dice subito il perché di quella gioia

che carito mede. Noi traduciamo piena di grazia, però è un participio passato, perfetto passivo del verbo caritò, che indica un'azione che dura per sempre. Caritò è il riversarsi della della simpatia, della tenerezza di Dio su di te, ma qualcosa i cui effetti durano per sempre. Allora che karito mede si può tradurre in questo modo? Maria, sei riempita di Dio, il tuo nome è amata per sempre, riempita della simpatia, dell'amore, della tenerezza di

Dio per sempre. Prima che tu dica sì a Dio, Dio ha detto sì a noi, a te, e questo è anche il nostro nome. Amati per sempre, ognuno. Prima ancora della mia risposta, amato per sempre e vedete caire che carito me e le parole che rivolge anche ciascuno di noi. Dio si propone ad ogni uomo, ad ogni donna, parlando il linguaggio della gioia e autorizzato a entrare nella mia vita per questo preciso motivo. Allora a partire da che cosa? Ricominciare a vivere? A riprogettare a partire da cosa?

Ricominciare a impegnarmi nella mia comunità, nella mia famiglia, nella mia parrocchia, nel mio gruppo. Dovunque sono noi, come Marco, come Marco inizia il suo Vangelo. Così anche noi dobbiamo ripartire sempre da una buona notizia, da una speranza. Ripartire dal positivo. Da talenti e da buon grano e mai da zizzania, mai da pessimismo, da sbagli, da difficoltà neppure ripartire dall'esistente. Perché la speranza che noi portiamo una speranza non quantitativa, non legata alle

cose. Noi non portiamo la speranza di più cose. La speranza è più forte dei fatti, li attraversa e li contesta. Molti ricominciano dall'analisi della situazione, ma questa è solo apparente intelligenza, non è La Sapienza del Vangelo. Noi cominciamo da un di più, da un eccesso e dal nonché carito meri se riempita di grazia, riempito d'amore, allora in principio è tutto, c'è una cosa buona. Tutto parte da una cosa molto buona.

Cioè il tuo cuore è buono, la tua famiglia è buona, la tua comunità è buona, la tua parrocchia è buona. Questo fa ricominciare e poi ritornerà il perdono. Ritornerà la buona notizia di Dio che lava via gli angoli oscuri del cuore, che pulisce gli occhi offuscati, la penitenza più bella che io ho ricevuto in una confessione. È stata questa. E poi l'ho usata perché mi aveva

proprio colpito. Il confessore mi ha detto, Adesso rivivi l'ultima grande gioia che hai provato in questo tempo, rivivi l'ultima gioia tirala fuori dagli archivi del cuore, la rivivi davanti a Dio e lo ringrazi. Perché? Ma perché questo è la conversione. La conversione ha una bella notizia, ha un inizio buono di vita, è la conversione. Allora ho provato, ho fatto così, ed è stato veramente come un battesimo di gioia su di me. Noi abbiamo.

Il cristianesimo. Ha ricevuto un battesimo di tristezza quel grande maestro spirituale della Maurice Maurice Jundel francese, che ha ai tempi di Paolo sesto predico anche tradotto poco in italiano. Purtroppo io, siccome ho avuto la fortuna di studiare a Parigi, ho avuto modo di. Di conoscere questo autore per lo più ignoto. Bene, Maurice zindel dava per penitenza questo, fermati un quarto d'ora a guardare il tramonto questa sera.

Ma come, con tutto quello che ho da fare, fermati un quarto d'ora a guardare il tramonto. Io lo faccio durante le mie vacanze. Questa è la mia penitenza. Ma penitenza vuol dire conversione. Questo ti aiuta a girare la tua vita, ti aiuta a fare un'altra gerarchia di valori, ti porta alla conversione verso la contemplazione. Esci dal tuo io c'è come un'estasi uno stupore, c'è come un reincantare la vita e ti senti dentro il grande respiro dell'universo.

Questa sera fermati un quarto d'ora a contemplare il tempo. Io ho provato a dirlo a Milano a qualcuno, mi fa, lei dove va il padre che non si vede il tramonto a Milano non è vero, purtroppo non lo si vede, però allora io ne approfitto d'estate questo quando il cielo contemplo e la luna e le stelle che accendi nell'alto, io mi chiedo, davanti al creato, cos'è l'uomo che lui ti ricordi? Salmo 8. Ecco che cos'è la conversione, uscire dal nostro piccolo angolo

e respirare. Ero a Patmos tempo fa e guardavo appunto il tramonto e mi veniva in mente quello che un padre della Chiesa, Eusebio di Cesarea, dice del mare. Sapete che cos'è il mare? La definizione che ne dà il mare occidentale è il Battistero del sole. Bellissima, là dove il sole scende a farsi battezzare è una eh. Allora io guardavo il Battistero del sole, guardavo il l'immergersi del sole nell'acqua, battisterio tu El io.

Comunque. Questo per dire alcune delle cose di cui di cui che dobbiamo opporre. A pietre angolari del nostro cammino spirituale. Nominare Cristo, parlare di Cristo che siamo preti, che siamo suore, che siamo catechisti, che siamo qualsiasi cosa, testimoni di Cristo nella nostra vita, consacrati o non consacrati, poco importa. Nominare Cristo deve equivalere

a confortare la vita. Se non conforta la vita non è Cristo quello che io proclamo il Vangelo, tutto il Vangelo mi assicura dal dal suo stesso titolo, mi assicura che la vita umana è e non può che essere una ricerca di felicità. E Io credo che la crisi di vocazione sia anche una crisi di felicità, un deficit di vita felice.

Quando mi capita di parlare con dei ragazzi vi faccio sempre la domanda, ma che cosa direste voi se un vostro amico o una vostra amica vi dicesse, io mi faccio prete, vi faccio su subito cala un silenzio totale, assoluto. Poi insisti un po', insisti un po' e ti capita spesso di vedere qualcuno che fa un sorrisino all'altro oppure un gesto, visto uno che ha fatto un gesto così. Ah, dico, ecco, tu diresti che è matto? Sì, sì, dico, direi che è perché mi ha risposto, Perché non è una

vita felice. Cioè noi non siamo capaci di trasmettere questo che la nostra vita cristiana o la vita religiosa, qualsiasi vita alla sequela di Cristo, non siamo capaci di. Trasmettere questa sensazione che abbiamo trovato la chiave della vita felice e i genitori. Mentre una volta, ai miei tempi, se io fossi uscito dal seminario i miei genitori avrebbero pianto, adesso piangono. Se uno entra in seminari c'è un capovolgimento. Ma perché? Perché pensano che non sia una

vita felice? Sono preoccupati. Per i loro fini, cioè che sia un problema di comunicazione, perché normalmente noi siamo gente contenta, siamo gente che ha trovato, ma nella comunicazione che facciamo non riusciamo a trasmettere questo. Quante volte ci domandiamo, ma in cosa consiste la maturità umana? Io credo che la maturità dell'uomo e della donna consiste in tre cose, saper amare, saper lavorare e saper gioire, saper dare e ricevere amore, saper fare bene il proprio lavoro e

saper gioire, gustare la vita. Nella preghiera eucaristica seconda e terza, ricordiamo quello che si dice alla fine per i defunti, si dice con una preghiera che sfugge ma che è stupenda, ammettili a godere come si ammettili, non ammettili AAA proclamare le tue Lodi, ammettili a godere la luce. Traguardo finale, vedete? Il traguardo finale è il prevalere della gioia, è il prevalere della gioia sulla stessa fede, ammettili a godere allora l'umile piacere di

vivere. Io credo la gioia di esistere provato con gratitudine, senza narcisismo, è preghiera, lode primaria, quasi lode biologica al creatore che ha fatto bene tutte le cose. Ecco, acquisire fede, che cos'è? E acquisire bellezza del vivere, acquisire fede è acquisire che è bello vivere bello amare è bello creare, generare, mettere la vita nelle mani di chi mette la sua vita nelle tue mani. È bello per me essere frate, essere prete o suora, essere consacrato. Perché?

Perché tutto ha senso, ha un senso positivo. Tutto va verso la vita e non verso la morte. Tutto scorre verso un esito positivo qui e nell'eterno verso una vita buona, bella e beata. Acquisire vocazione e acquisire bellezza del vivere reincantare la vita. Noi credenti siamo chiamati a dare un incanto nuovo all'esistenza. Io sono frate non per un dovere

morale. Io sono frate perché in nessun altra forma di vita, sono certo, avrei altrettanta pienezza, altrettanta intensità, una vita altrettanto appassionata. È ora di chiudere con l'idea della vocazione come sacrificio, rinuncia, all'imitazione. È ora di parlare del piacere

della sequela. La vocazione non nasce da una amputazione, da una sottrazione, da una diminuzione, ma da una addizione, da un di più di vita buona, da un centuplo promesso da Gesù. Chi avrà lasciato tutto per il mio nome riceverà 100 volte tanto e in più la vita eterna.

Allora più Dio entra nella mia vita, più io sono me stesso, più Dio equivale a più io. Io mi commuovo ogni tre anni quando nelle letture della domenica appare quella piccola profezia di sofonia, in avvento, quando dice, il signore in mezzo a te, il signore Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore si rallegrerà. Per te con grida di gioia come

nei giorni di festa. Attenzione, un'immagine strepitosa di Dio, esulterà si rallegrerà griderà di gioia per te Dio danza di gioia per l'uomo. Soffonia racconta di un Dio felice, il cui grido di festa percuote i cieli e ripete, a me, a te, ad ogni creatura. Dio ripete, tu mi fai felice. Tu sei la festa di Dio. Mai Dio aveva gridato nella Bibbia, aveva parlato, sussurrato, era venuto in visioni e sogni ed era venuto come un tuono, solo qui, solo per amore.

La parola di Dio si moltiplica in grido di Dio, non per minaccia, solo per amore. Dio grida, Dio è amore che non si preoccupa per prima cosa di essere corrisposto. Intanto amen. E un padre che non chiede di essere riamato. Intanto ama e dice caire che carito mede sii felice, tu sei amato per sempre. E ripete, danzando attorno a me, Dio che danza attorno ad ogni uomo e attorno ad ogni donna, ripete, tu mi fai felice. Ecco allora. Concludiamo il primo passo,

Conosci il tuo desiderio. Secondo passo, conosci che cosa ti dà gioia. Lo vediamo anche in un'altra domanda di Gesù quando si rivolge, in occasione di una crisi, ai suoi, volete andarvene anche voi? Non c'è tristezza nelle parole di Gesù, c'è fierezza e sfida. E soprattutto c'è un appello alla libertà di ciascuno, siete liberi, andate o restate. Ma seguite quello che sentite dentro, scegliete. Gesù non dice ai suoi quello che devono fare, non dice quello che devono essere, ma li porta a

domandarsi le cose più vere. Attenzione, che cosa accade dentro di voi? Qual è il vostro desiderio profondo? Volete andarvene o volete la vita? È questa la sola domanda in grado di guarirci davvero da chi andremo? Pietro risponde, Tu solo hai parole di vita eterna. Tu solo hai parole che fanno viva finalmente la vita. Ecco, allora, solo trovando Dio raggiungeremo pienezza di vita. Solo se ami la vita, troverai Dio. Solo trovando Dio raggiungerai pienezza di vita.

E la fede è una forza vitale umanissima che spinge alla vita, perché un divino a cui non corrisponde la fioritura dell'umano, non merita che adesso ci dedichiamo. È buon essere martire, una poesiola del mio amato tardovsky, quello che scrive poesie sorridenti. E dopo avere magari, scusate, alzato un po' il tono, ecco, fa tanto bene leggere queste cose sotto voce sorridenti, leggiamo, Dio ha tanto amato il mondo da mandare.

E allora il mondo, non soltanto gli uomini, ma anche lo scricciolo, l'APE affumicata, il Riccione, mai uno spillo fuori posto. Addirittura il muro, che non è né questo né quello, perché non è un cavallo ma nemmeno un asino, è rammaricato perché creato dall'uomo e non da Dio, e

vive da scapole. Non si riproduce allora anche il pelo che infiora un po' prima del Melo, allora le foglie di mughetto quasi senza gambo, il vitellino che si trascina dietro alla madre e noi che a Dio. Siamo sempre lì a chieder coccole, come se avesse solo noi da amare al mondo.

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