E questo silenzio che può fare un po' di paura per chi non ha esperienza, è il silenzio per stupirsi. Noi facciamo silenzio non per amore del silenzio, ma per amore della parola. Questo è il significato profondo quando siamo collegati. Con SMSE mail e tutto questo che arriva quotidianamente da fuori. Tutti questi legami ci tirano
fuori un po' da noi. Vivi un po' la vita degli altri, di quelli che ti scrivono, che ti chiamano, che c'è un momento in cui per vivere davvero la propria vita, la propria esistenza. Ed è questa settimana in cui mettiamo il silenziatore. Anche al cellulare, perché Dio ti può parlare, ma certamente non lo farà attraverso un SMS, quindi lo farà in altro modo. Ci prepariamo a questa possibilità. Perché il predicatore degli esercizi vi siete sbagliati, non sono io, non sono io il
predicatore degli esercizi. E qualcun altro, l'amico in mezzo a noi, ha ancora qualcosa da dirci, è lui vero predicatore. Però desidero iniziare con un testo molto bello di San Bernardo che scrive a uno dei suoi monaci diventato Papa, dice, ascolta il mio rimprovero e il mio Consiglio se ti dai anima e corpo alle attività. Trascurando la contemplazione. Devo per questo lodarti, nemmeno per sogno. E credo che nessuno lo farebbe, almeno tra quelli che hanno letto le parole della Bibbia.
Quello che si perde in agire si acquista in Sapienza. Del resto neanche l'azione ci guadagna dal non essere anticipata dalla contemplazione. Vuoi essere? Tanti di noi sono dedicati ed impegnati nell'Apostolato. Vuoi essere interamente a disposizione di tutti, come colui che si fece tutto a tutti. Va bene lodo, la tua generosità, a patto però che sia completa. Se tu te ne escludi, come può essere completa non 6 1 uomo anche tu.
Se la tua generosità vuole essere perfetta, dal momento che abbraccia tutti, abbracci anche te. Altrimenti, dice il signore, cosa ti giova guadagnare il mondo se poi perdi te stesso? Perciò se tutti ti possiedono, possiediti anche tu, perché solo tu dovresti rimanere privo del dono di te fino a quando sarai uno spirito che si effonde senza ritorno. Io lo so, tu sei bravo, tu accogli tutti, ma perché non accogli a tua volta te stesso? Sei debitore di tutti, dei sapienti, degli ignoranti.
Solo a te non devi nulla, i dotti, gli ignoranti, i liberi, gli schiavi, i ricchi e i poveri, gli uomini, le donne, i vecchi e i giovani, gente di chiesa. E laici giusti e peccatori, tutti hanno su di te, indistintamente, la loro parte. Ricordati, il tuo cuore è una Fontana pubblica dove tutti hanno diritto di bere. Tu solo dovresti rimanere in un angolo assetato, non restare privo di ciò che ti spetta. Fai scorrere fino per le piazze
le acque della tua generosità. Vengano a bere uomini e greci, offri da bere anche ai cammelli di Abramo, come Rebecca, insieme con gli altri, però accosta anche tu le labbra alla sorgente del cuore. Ecco la frase capitale, accosta anche tu le labbra alla sorgente del cuore. Saresti proprio tu lo straniero che non ci beve.
E per chi non sei straniero, se lo sei per te stesso e chi è cattivo con sé, con chi sarà buono, ricordati allora di rientrare in te. Non dico sempre, non dico spesso, ma almeno qualche volta tutti si servono di te. Insieme con gli altri, o perlomeno dopo gli altri, servitene anche tu dal primo libro delle considerazioni. Capitolo quinto capoverso 5. Ecco, gli esercizi spirituali sono questo tempo per ricordarci di rientrare in noi, per accostare le labbra alle alla sorgente del cuore.
Per essere buoni con noi stessi, per non esserci stranieri. Sono i giorni in cui ti spogli del ruolo. Non sei parroco, non sei la religiosa del paese, non 6 1 persona che ha un compito conti per quello che sei nel tuo cuore. Un uomo non vale per quello che fa. Ma quanto vale il suo cuore? Non conta ciò che fai, ma come lo fai. Perché puoi essere. Lo dico per noi preti, puoi essere un pastore, ma tutti, anche nella propria famiglia, siamo pastori. Ciascuno ha un minimo gregge che
vi ha affidato. Puoi essere pastore o soltanto un pecoraio. San Gaspare Bertoni, fondatore degli stimmatini, diceva questo, Dio ama gli avverbi più che non i verbi, cioè ama non tanto ciò che fai, ma come lo fai, con quanto cuore. E Madre Teresa nel nostro lavoro, diceva, Non contano i risultati. Ma quanto amore metti in ciò che fai? Ecco, noi siamo qui per cercare questa strada, questo luogo dove si ritrova la brocca intatta dell'amore.
È vero, si è un po' soli in questi giorni, è un po' in comunione, lo siamo nella preghiera, lo siamo nell'ascolto, siamo anche soli. Ma il cammino spirituale. E diceva San Bruno certosino incamminarsi, solus ad solum da solo verso colui che solo è restare davanti all'unico, anche noi come unici. Ecco, normalmente le le nostre, i nostri incontri saranno abbastanza.
Brevi adesso aggiungo, sono sui 40, 45 minuti ma sono già passati perché abbiamo fatto questo bel momento di incontro EE io mi sento di chiedervi, ecco, io accolgo te e te ciascuno con tutto ciò che porti e vi chiedo di accogliere me con tutto ciò che porto, con i difetti e con qualche. Granello di senape che può servire. Ci accogliamo con tutto quello che portiamo. Dovrebbe, dovremmo farlo con un abbraccio. Lo faccio con un abbraccio virtuale, ma autentico.
Allora il primo passo che compiamo in questi giorni lo definisco così, il ritorno al cuore. Un tetto ebraico racconta che Dio in principio creò il punto di domanda e lo depose, lo piantò nel cuore dell'uomo, Adamo, dove sei? Che indirizzata a me quella parola suona, a che punto è la tua vita? Dove stai andando? Dove sto andando? In principio del Vangelo, anche Gesù depone un punto di domanda
nei discepoli. Le prime parole che pronuncia nel Vangelo di Giovanni le prime parole del Gesù storico sono una domanda, che cosa cercate? E li rivolgi anche a noi che siamo qui per vivere questo tempo di ascolto, di pace, di silenzio, di riposo. Anche l'amico Gesù, l'amico comune in mezzo a noi, ha ancora qualcosa da dirci, è lui il predicatore. Da lui dobbiamo andare. E la sua prima parola è come nel Vangelo di Giovanni, ma tu che
cosa cerchi? E guardate che sono anche le prime parole del Cristo Risorto, Gesù storico, Cristo Risorto, le prime parole donna, Chi cerchi a Maria di Mandra che celebreremo tra pochi giorni. Che cosa cercate, chi cerchi? Le prime parole rivolte ad ogni donna, ad ogni uomo, ad ogni prete sono delle domande e parlano di ricerca, di ricerca perché non è mai finita in Dio si scoprono nuovi mari quanto
più si naviga. E qui è posta la definizione dell'uomo davanti a Dio, noi siamo creature di domanda e creature di ricerca con punti di domanda Germoglianti nel cuore, con vene che si alzano a catturare il vento di Dio, io la vela e Dio il vento. Ricerca di qualcosa, che cosa cercate? E poi ricerca di qualcuno che è una mancanza che fa piaga fino al pianto donna, perché piange? Uno si guarda dentro. Con questi occhi del Signore.
E cosa scopre? Vede il suo desiderio, vede il suo bisogno di trovare la ragione ultima per una esistenza nella consistenza, un'esistenza nell'orientamento, un'esistenza con un approdo. Queste tre cose, consistenza, orientamento, punto di arrivo. E questo è il mio desiderio, il mio bisogno. Questa è la ragione ultima del cercare. E se trovi, allora hai davvero trovato la perla preziosa, il tesoro nascosto che apre la tua vita e la tua morte al senso che li strappa alla nebbia del non
senso. Allora questa ragione. In cui sta la vita è, nell'esperienza cristiana, un chi preciso, donna, chi cerchi. Cerco Gesù, il signore, dove l'avete posto? È lui la ragione felice della mia esistenza. Io credo. Ma perché credo? Perché Dio è stato la cosa più bella che io ho incontrato nella mia vita. Seguire Cristo è stato l'affare migliore della mia vita.
Paolo lo dice con una frase impressionante, per me vivere è Cristo. Potessimo anche noi, ma credo che se guardiamo dentro il nostro desiderio lo dice, Signore, mi manca la vita se tu mi manchi. Allora l'esperienza che il cristiano, la suora, la donna, l'uomo, il prete narrano, l'esperienza su cui fondiamo la vita, è questa. L'esperienza cristiana è la mia vita fondata sulla roccia. E la roccia è il signore, la sua parola, radice delle mie radici, cielo del mio cuore.
Ma. Con questa semplice domanda, che cosa cercate? Gesù fa capire che a noi manca qualcosa, perché la ricerca nasce da una assenza. Allora la domanda diventa, si si svolge, si si scioglie. La domanda in una serie di domande diventa questo, ma che cosa mi manca? Cioè di che cosa? Io sento il vuoto. Che cosa mi manca? Mi manca, che ne so, stima, prestigio, applausi. Mi manca una promozione in Vaticano, mi manca una parrocchia più grande, mi manca la famiglia che sognavo, mi
manca salute e prestigio. Mi mancano, che ne so, amore, amicizie, la gioventù, l'entusiasmo, il senso della vita. Ognuno può darsi una risposta, ma il signore domanda, questo dov'è la tua fame e la tua sete? Noi siamo qui, dietro la vocazione, dietro la chiamata della nostra povertà a cercare Dio, che è ricchezza, a sua volta in cerca della nostra povertà. La fede e la storia di due mendicanti, uno mendicante d'amore ed è Dio, l'altro mendicante d'amore e dell'uomo.
Allora che cosa cercate? Ripete a noi il signore che a noi qui riuniti, in questa sala fresca, in questa calura in cui e? Beh, se almeno gli esercizi non non non ci convertiamo in questi esercizi, almeno faremo un po' di penitenza. Ecco, almeno ci sarà un vantaggio. Se io non mi converto, dico a voi, io per primo, che che cosa siamo qui a cercare in questi giorni? Ricordate, un giovane molto ricco va dal signore e gli pone proprio questa domanda, maestro,
che cosa mi manca ancora? È la stessa domanda che Gesù rivolge ai due discepoli, ed è quella che noi rivolgiamo a noi stessi. Che cosa mi manca? Gesù, vedete, è il maestro del desiderio e ci insegna a non accontentarci, ci insegna fame di cielo, ci insegna il morso del più. Mentre tutto noi grida tutto attorno a noi, dice, accontentati, ma che cosa vai
cercando ancora? Ma in fondo. 6 1 bravo prete, 6 1 brava suora, 6 1 brava madre di famiglia Insomma, hai fatto un buon lavoro, non ti basta, in fondo non sei poi così male questo banale tirare allo sconto. Gesù Salva la grandezza del desiderio spirituale, lo salva dalla depressione. Ridesta in noi. Ecco il morso del più. Beati voi che siete insoddisfatti. Beati voi che avete che avete fame e sete d'altro. Perché diventerete cercatori di
tesori? Allora vedete, Gesù con questa domanda non si rivolge alla nostra intelligenza o alla nostra cultura. Non si rivolge neanche alla nostra volontà. Tutti abbiamo abbastanza cultura per capire che cosa ci manca. Il maestro del cuore, che è Gesù, si rivolge. Ha i tuoi desideri più profondi e pone le sue mani Sante dentro il tessuto, dentro l'architettura, la struttura del tuo essere. Che cosa cercate? Significa quali sono i tuoi
desideri più veri. E allora la sua parola scende come una spada nel punto di congiunzione tra spirito e anima, perché le nostre azioni nascono lì. Perché lì deve scendere la lieta notizia. Mi piace tanto questo signore. Vedete? Per prima cosa ai suoi discepoli a noi non chiede dei sacrifici. Per prima cosa non chiede delle immolazioni sull'altare del dovere, per prima cosa non chiede sforzo o rinuncia.
Ti chiede prima di tutto di rientrare nel cuore, di comprenderlo, di conoscere che cosa desideri di più, che cosa ti appaga profondamente di guardare che cosa accade nel tuo intimo? Ascoltare il cuore. E San Bernardo diceva, Accostare le labbra alla sorgente del cuore e bere. Vedete quello che gli esegeti chiamano la regola d'oro del Vangelo? Quella regola che dice fai agli altri quello che vuoi, che gli altri facciano a te, si basa su questa domanda di Gesù.
Lui ha semplificato, c'è una contrazione prodigiosa della legge evangelica. Ebbene, tu la capirai. Fai agli altri quello che vuoi che gli altri ti facciano. Tu la capirai ciò che devi dare agli altri solamente quando avrai capito ciò che desideri per te, ciò che fa bene a te. Questo impara a dare all'altro. Tu vuoi per te misericordia, amore, comprensione, vuoi giustizia e rispetto, questo tu darai agli altri. E lo farai solo se avrai
ascoltato le domande del cuore. Questo è l'inizio del Vangelo di Giovanni, ma è anche l'inizio del mio quinto Vangelo, del Vangelo personale, di tutta la vita spirituale. San Benedetto diceva. Nella regola dice, quando viene un giovane a bussare alla porta del monastero, lasciatelo lì alcuni giorni e dopo chiedetegli una cosa chiedetegli se è libero, cioè se non è schiavo fuggitivo, quelli erano i problemi civili e poi si revera deuquerit.
Chiedetegli, se davvero cerca Dio, Dio ha desiderio che noi abbiamo desiderio di lui. Nel catechismo della Chiesa cattolica numero 2560 c'è per me una delle espressioni più belle di tutto il catechismo, deus City City. Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui. Dio desidera essere desiderato a desiderio del nostro desiderio. Ma allora noi perché siamo qui? Io perché sono qui? Non per adempiere a un dovere, non perché don Giuseppe è stato dolcemente insistente, non per tranquillizzare.
La mia coscienza guai a me se non predicassi, ma quello lo sento qualche volta e tutti dobbiamo sentire quella parola di Paolo, guai a me se non annuncio la parola del Signore. Noi siamo qui mossi dal desiderio di Dio. La vita vera è solo quella mossa dal desiderio. Le paure ti paralizzano. Non agire mai in nome delle paure, sempre in nome del desiderio. E il Vangelo ti libera da queste due cose, da maschere e da
paure. Vedete, noi tutti nasciamo come esseri appassionati, poi pian piano ci si spegne, ma la nostra vita ma lo può testimoniare chiunque non avanza per ordini o per divieti o per comandi, ma avanza per una passione. Non avanza per colpi di volontà, ma per attrazione. Io sono cristiano per attrazione. Quando sarò innalzato sulla croce attirerò tutti a me la vita non avanza per ingiunzioni, fossero pure evangeliche, ma per seduzioni. E la passione, l'attrazione, la
seduzione, da che cosa nascono? Da una bellezza almeno intravista. La passione per Dio nasce dall'aver scoperto la bellezza di Dio in Cristo. Dio non mi attira perché è onnipotente, perché onnisciente, perché è perfetto, perché eterno. Per queste cose lo posso ammirare, lo posso anche obbedire. Ma non amare. Non si ama chi si impone sulla nostra vita. Dio ci seduce con il volto e la storia di Cristo, il più bello tra i figli dell'uomo, l'uomo dalla vita, buona, bella e beata
lui. E la bella notizia che dice, è possibile vivere meglio per tutti e io ne possiedo la chiave. Io vorrei dire come San Paolo corro perché conquistato. Corro perché conquistato. C'è un detto medievale molto bello. I saggi camminano, i giusti corrono, gli innamorati volano. Poter dire volo perché conquistato, perché innamorato. La vita avanza, perché conquistata, perché qualcosa o qualcuno TI ha rubato il cuore, ti ha appassionato.
E ti attira. Allora la prima domanda del cuore, quella con cui chiudiamo adesso, è questa, io per che cosa mi appassiono? Io ho passione per Dio e la croce che cos'è? È il patire di un Dio appassionato. Nella croce l'amore ha scritto il suo racconto con l'alfabeto delle ferite, incancellabili indelebili ormai come l'amore stesso. E allora Io credo che fede, speranza, carità non sono idee, sono fatti passionali o non sono niente? E kirkedor il filosofo dice, Vuoi sapere dove sta la fede?
La fede sta nell'infinita passione per l'esistente. Ecco la prima domanda, che cosa cercate? Sciogliendola in una serie di domande si arriva a questo, ma io ho passione per l'esistente, cioè ho passione per la vita e per chi è Alfa e omega della vita. Ho passione per Dio. Ci lasciamo con questa domanda, però, con una poesiola del poeta prete polacco Jan Tardowski che dice così, e vorrei che fosse a cioè quello che vorrei poter dire io in questo momento sentendolo così.
La poesia dice, non sono venuto a convertirvi, signori, non sono stato capace di convertire me stesso in tutti questi anni. Del resto continua, tutte le prediche sagge mi sono uscite di mente, sono spoglio di splendore. Sono come un eroe al rallentatore. Non le farò venire il latte alle ginocchia. Domandandole. Cosa ne pensa di Thomas Berton? E discutendo con lei non la rimbeccherò come un tacchino con
la goccia rossa al naso. Non mi farò bello di belle parole come un Germano ad ottobre. Non verserò le lacrime facili che ammettono ogni colpa, non le verserò la teologia all'orecchio con il cucchiaino. Mi siederò soltanto accanto a lei e le confiderò. Il mio segreto? Che io un sacerdote credo a Dio come un bambino. Ecco, e con questa immagine cos'è un bambino? Un bambino è un amore diventato visibile. Se tutti noi fossimo nel mondo, passassimo nel mondo come un amore.
Un frammento d'amore è diventato visibile, allora potremmo dire, ecco, Io credo a Dio come un bambino, come un amore è diventato visibile.
