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don Luigi Maria Epicoco - Il Natale dalla parte di Giuseppe

Dec 25, 202244 min
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Catechesi di don Luigi Maria Epicoco del 14 dicembre 2018 a San Giorgio Jonico (TA).

Transcript

Mi piaceva questa sera. Poter offrire a ciascuno di voi uno sguardo sul Natale cambiando il punto di vista, perché? Perché tutti noi siamo abituati a guardare il Natale a partire dagli occhi di Maria. E si capisce anche il motivo, se c'è uno sguardo veramente puro e chiaro sul mistero di Cristo, questo è lo sguardo di Maria in questa chiesa che in cui Maria viene venerata come Immacolata. Che cos'è l'immacolata?

Se non non soltanto il fatto che Maria è libera dal peccato originale, ma proprio perché è libera dal peccato originale, vede le cose in maniera nitida, chiara, semplice e essenziale. Maria non è complicata, Maria va.

Certamente al cuore delle cose. Ecco perché quando vogliamo capire il Vangelo e andare al cuore del Vangelo, non possiamo non rivolgerci a Maria. Questo l'abbiamo capito da sempre, pensate un po che anche nella tradizione di 2000 anni di storia della Chiesa, a un certo punto della storia della Chiesa, tiriamo fuori la preghiera del Rosario. Che cos'è il Rosario se non leggere il Vangelo attraverso lo

sguardo di Maria? Quindi non c'è niente di male se noi siamo allenati a guardare il mistero di Cristo dalla parte di Maria. Eppure non dobbiamo trascurare una cosa molto importante, cioè che il mistero dell'incarnazione è un mistero che non riguarda semplicemente Maria e il bambino Maria e il figlio di Dio, ma la scena è molto più grande e molto più ampia. Ci sono tantissimi personaggi e l'avvento ci prepara un po a questo.

Stiamo ascoltando. Nella liturgia della parola di questi giorni e di queste domeniche come si affacciano anche personaggi importanti, ve ne cito uno, Basta Giovanni Battista, qui Gesù rivolge Uno dei complimenti più grandi di tutto il Vangelo fra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni Battista, ma poi Elisabetta Zaccaria, ma questa sera permettetemi di fermarmi su un personaggio che è un personaggio non da Presepe, non è un personaggio decorativo, non

è un personaggio messo lì semplicemente per fare scenografia. Non è un personaggio di riempimento che è Giuseppe. E se ci avete tempo e potete prendervi il Vangelo di Luca e il Vangelo di Matteo e accorgervi di questa grande differenza di sguardo?

Se leggete Luca potete leggere tutto l'evento dell'incarnazione e del Natale. Possiamo dire così, a partire dallo sguardo di Maria, ma si è cominciato a sfogliare il Vangelo di Matteo. Tutto questo mistero è raccontato dallo sguardo di Giuseppe.

E questa sera abbiamo iniziato il nostro incontro proprio prendendo un pezzettino del primo capitolo del Vangelo di Matteo, in cui si racconta l'annunciazione di Giuseppe, l'inizio dell'evento dell'incarnazione, a partire proprio dalla dalle parole che l'angelo rivolge in sogno a Giuseppe. Perché questo è importante perché potrebbe essere significativo per la nostra

vita. Perché se è vero che Maria ci porta lo sguardo più chiaro, è pur vero che tutti noi invece siamo nella posizione di Giuseppe. Non siamo nella posizione di Maria. Cioe Giuseppe deve guardare la storia della salvezza da fuori, non da dentro. Solo Maria può guardare quella storia da dentro. Solo lei può ascoltare le parole dell'Angelo Gabriele, solo lei può capire che cosa sta

accadendo nel mistero. Immenso, ineffabile di un Dio che entra nella storia, solo lei, solo lei riesce a dialogare così con Dio? Tutti gli altri ascoltano si la parola, ma come possono e come ascoltiamo noi la parola non l'ascoltiamo come Maria, ma come Giuseppe, cioè dalle conseguenze. Allora Giuseppe ascolta la parola e si trova però a guardare gli eventi della storia della salvezza da fuori. E ha lo stesso stato d'animo che abbiamo noi davanti alle cose che ci capitano nella vita.

Tutti noi vorremmo trovarci nel cuore del significato di quello che viviamo. Pensate a una persona, non lo so che sta male, che vive una malattia. Vorrebbe poter vivere quel dolore, quella sofferenza e quella prova capendone il motivo, dialogando con il signore, sentendosi rivolgere una parola. Del Signore proprio in quell'evento, invece, deve accontentarsi di guardare quella sua sofferenza da fuori. E deve cercare di capire che cos'è nascosto dentro

quell'evento della sua vita. Ma non solo per le cose brutte, ma anche per le cose belle, amare qualcuno. Le esperienze positive della nostra vita, tutto quello che capita nella nostra storia e nella cronaca della nostra vita. Noi lo viviamo guardandolo da fuori, cercando di capire ciò che è nascosto dentro tutti noi. Siamo nella posizione di Giuseppe, non siamo nella posizione di Maria.

Questo è il motivo per cui abbiamo i dubbi, abbiamo le domande per cui certe volte non ci capiamo niente. Questo è il motivo per cui a volte non dormiamo perché ci sono dei perché che non ci lasciano dormire perché abbiamo bisogno man mano di entrare nel cuore delle cose un po alla volta. Un passo alla volta, alla maniera di Giuseppe. Credo che.

Già questo ci avvicini a lui in una maniera unica e sorprendente, cioè la vicinanza umana che abbiamo nei confronti di Giuseppe sta nel fatto che noi con lui abbiamo la stessa posizione esistenziale. E che cosa ci insegna Giuseppe, che è possibile capire quello che Dio sta facendo dentro la nostra vita, anche se non siamo Maria? Anche se non siamo capaci di avere lo sguardo di Maria. Anche se non siamo semplici, anche se siamo feriti dal

peccato originale. Sapete qual è la conseguenza più prossima per noi del peccato originale che siamo complicati? E complichiamo le cose con i ragionamenti EE molto spesso ci confondiamo nei nostri ragionamenti, nelle nostre interpretazioni, nelle nostre analisi non riusciamo quasi mai a guardare subito quello che conta. Andiamo un po alla volta. Anche Giuseppe fa questo con i suoi ragionamenti di uomo giusto?

L'unica idea geniale che gli viene in mente è licenziare Maria in segreto, affinché non le facciano del male affinché non la uccidano, è l'unica cosa che umanamente lui riesce a fare davanti a una cosa che gli è successa e che gli ha sconvolto la vita. Perché perché quest'uomo, come tutti noi, aveva delle aspettative delle attesi. Anche lui sognava di farsi una famiglia. Maria Giuseppe, sono persone che si amano tra di loro. Maria non è un'estranea per Giuseppe c'è un legame, una

relazione e a un certo punto. La donna che ama si presenta a lui incinta. Capite che non c'è molto da interpretare. E incinta? E tutto quello che TI eri costruito dentro la tua testa crolla. E crolla per due motivi, personalmente perché ti senti tradito socialmente perché la legge e condanna tutto questo finoal.in cui si dice che deve essere punita con la lapidazione. Quanto avrà pensato e ripensato Giuseppe a quello che è

successo? Ma il suo buon senso lo porta semplicemente a trovare una soluzione tutta umana. Facciamo anche noi così? Quando ci capitano delle questioni tra capo e collo che non ci aspettiamo e che si presentano dentro la nostra vita, il massimo che riusciamo a fare è usare il buon senso, cercare di fare la cosa giusta in mezzo a una difficoltà, ma essere cristiani non significa usare il buon senso e basta. Essere cristiani non significa

semplicemente essere giusti. Essere cristiani significa fare spazio a una parola che il signore ci sta rivolgendo proprio nel momento in cui a noi sembra di non capire più nulla. Giuseppe umanamente non capisce più nulla. Da quel momento in poi il signore rivolge una parola a lui. Questo è il mistero del realismo cristiano, sapete cosa significa? Significa che per noi cristiani le cose non sono mai come sembrano. Le cose non sono mai come sembrano. Una prova che abbiamo davanti ai

nostri occhi e Gesù crocifisso. E che cosa sembra che è morto? E che finito tutto. Di questo siamo convinti quando rivolgiamo lo sguardo a lui che veramente è morto in croce. Ma non è come sembra, cioè la morte non ha l'ultima parola su di lui perchè è risorto, ma questa è una faccenda che non capisce più la nostra testa. E la nostra fede che comincia a capire questo un po alla volta, un pezzettino alla volta.

Tutti noi siamo chiamati attraverso il tempo dell'avvento del Natale, a recuperare il realismo cristiano, che cos'è il realismo cristiano? Non fidarci mai di quello che la nostra vita sembra in questo momento. C'è un significato molto più profondo, le cose non sono come appaiono. Le cose non sono come sembrano. Se ciascuno di noi cominciasse a tirare le somme della propria vita. Guardando con realismo quello mondano, quello del mondo, la propria storia, forse dovrebbe

dire, ma perché? Mi sono svegliato questa mattina? Ma perché mi metto a fare delle cose? Perché? Perché rischio ancora, perché sto vivendo perché sono vivo, perché? Perché non è come sembra, anche quando tutto sembra perduto. Il signore ha il potere di nascondere dentro gli eventi dei significati molto più profondi. La storia della salvezza non è una storia di cui ci accorgiamo subito, ma ci accorgiamo un po alla volta dopo.

L'esperienza della storia della salvezza nella vita di ciascuno di noi non è un'esperienza immediata, non attira la nostra attenzione. Ce ne accorgiamo con il tempo e se siamo disposti ad accorgerci di questo, ad allenarci, ad essere attenti e a dischiudere il nostre orecchie, ad ascoltare una parola che è lì davanti a noi. Ma come succede ai discepoli di Emmaus, i nostri occhi sono

incapaci di riconoscerlo. E qui che nella storia di Giuseppe entra una faccenda molto seria che noi abbiamo riempito di fiocchetti e di cuoricini, perché l'abbiamo resa molto romantica. Ma è la questione dei sogni.

Che cos'è un sogno? Beh, normalmente un sogno, noi sappiamo che è una rielaborazione del nostro inconscio eccetera, quindi non lo so se se è affidabile, perché il sogno dice di noi è semplicemente un modo simbolico attraverso cui la nostra testa ripensa le cose che abbiamo vissuto, le cose che ci ci teniamo dentro nascoste pure il signore USA i sogni di Giuseppe per parlare a Giuseppe.

Perché? Perché la capacità di sognare e la capacità di vedere le cose in una maniera molto più profonda. Di quello che la tua testa riesce a calcolare con la logica. Se noi usassimo la logica dovremmo essere solo disperati e questo lo sa bene il male, il male non è irrazionale, il male per portarci all'inferno usa la logica. Comincia a sommare le cose che ci sono successe fino al punto di dirci, vedi, è tutto perduto.

Ma l'amore non è matematica, l'amore non funziona con la logica, l'amore è un imprevisto nascosto nelle cose che sembrano così evidenti davanti a noi e che sembrano condannarci. Questo cosa fare? Giuseppe Giuseppe sa guardare la sua storia facendo spazio a un imprevisto che più grande della sua logica che è più grande del suo buon senso, che è più grande della sua giustizia. Non è. Uomo. Preso dal male non è un uomo dedito al peccato, non è un uomo vizioso, è un giusto.

Ma questo conta poco perché ci sono cose davanti a cui tu puoi essere bravo e buono fin quanto vuoi, ma cos'è nella vita ci succedono che non trovi una spiegazione, allora quello è il momento in cui la fede introduce dentro ciascuno di noi la dinamica del sogno, la dinamica dell'imprevisto. Giuseppe è capace di sognare e capace di guardare la propria storia allargando la visuale, guardando una profondità delle cose. E sapete dei sogni di Giuseppe? Non c'è per forza bisogno di dormire.

E quello che succede nella nostra vita di preghiera, quando lasciamo che la nostra vita di preghiera comincia ad assomigliare alla vita di Giuseppe. Perché cosa succede quando 1 1 persona prega seriamente? Il signore è come se lo porta. A guardare le cose in una maniera diversa lo accompagna un po alla volta, a dirgli guarda che non è come stai pensando tu. La donna che tu devi prendere in

sposa è davvero incinta? Per opera dello Spirito Santo, è il bambino che lei porta nel grembo, è il Salvatore, è il messia e l'emanuele. E io ti chiedo una cosa, Giuseppe, Prenditi la responsabilità di questa donna e

di questo bambino. Vedete come cambiano le cose se il realismo cristiano e accettare che la vita non è come sembra, a un certo punto, perché noi dobbiamo prenderci la responsabilità della vita, perché siamo eroici, perché abbiamo forza di volontà di più degli altri, perché abbiamo una vocazione al martirio, perché siamo bravi a farci male? No? Semplicemente perché abbiamo intuito che dentro quella cosa brutta che stiamo vivendo dentro la nostra vita è nascosto un bene.

Questo è un dono che viene dalla fede, sapete, è una virtù teologale e la speranza. Giuseppe è un uomo davvero che ha usato tutte e tre le virtù teologali. Giustamente diceva don Tonino bello che ha dovuto avere più fede di Maria Maria aveva. Un Angelo davanti a lei, le parole vere di di questo Angelo che le mettono nel grembo. Un bambino ha una prova, Maria. Giuseppe deve fidarsi, invece deve fidarsi delle parole di Maria, deve fidarsi delle

parole, di un sogno. La sua fiducia è molto più grande, la sua fede è molto più grande. E un uomo di speranza perché accetta di prendersi la responsabilità di una storia soltanto, intuendo che dentro quella storia che lui non sa come andrà a finire, è nascosta una storia di salvezza. È nascosto un bene. Che è un po come dire amici miei, che certe volte andiamo avanti perché sentiamo che è giusto andare avanti, anche se non sappiamo dire il motivo a parole lo avvertiamo dentro di

noi. Che in quel momento in cui stiamo vivendo una cosa brutta dobbiamo affrontarla. E se uno ti dice, ma Dimmi il motivo per cui la Stai affrontando, questa cosa non so dirtelo, ma sento dentro di me che devo affrontare tutto questo. Al contrario, che cosa fa il male?

Ti dice che non ne vale la pena, che proprio perché tu non trovi né parole né ragionamenti, allora non ne vale la pena che siccome tu non hai trovato la risposta al perché allora non vale la pena affrontare niente di quello che tu hai davanti? A che cosa ci serve la fede se non a fare esattamente questo?

Ad affrontare la vita anche quando i nostri perché rimangono con un punto interrogativo, perché è come se il signore volesse dire a ciascuno di noi che ci risponderà a questo, perché a patto però, che noi viviamo fino in fondo quello che stiamo vivendo. Vuoi capire perché ti è successa questa cosa? Sì, signore, vorrei tanto capirla, allora vivila fino in fondo affrontala, accettala e capirai anche il motivo, il signore non ci spiega il motivo,

prima ce lo fa capire. Mentre viviamo le cose. Capite perché Giuseppe per noi è un battistrada, è una guida e un maestro in tutto questo perché? Ci indica una via molto umana per riconciliarci con la nostra storia che è sempre molto

contraddittoria. Allora, permettetemi questa sera, proprio a partire da questa, da da questo disegno generale che noi abbiamo fatto, non sulla figura di Giuseppe, di poter usare tre parole che vengono un po dalla sua, dalla narrazione che il Vangelo di Matteo fa su di lui. Se vi andate a prendere il primo capitolo del Vangelo di Matteo, vi accorgete che tre episodi sono importanti nella vita di Giuseppe, il primo è quello che abbiamo ascoltato, l'angelo.

Gli rivolge la parola e gli dice, Tu sei in crisi? Perché la donna che ami è incinta? Beh, sappi che questa donna in realtà è incinta per opera dello Spirito Santo. È il bambino che porta nel grembo, è il Salvatore. E la prima esperienza di Giuseppe. La seconda esperienza viene con la visita dei Magi. Perché in quel momento, dopo che i Magi vanno via, un Angelo ancora una volta in sogno, gli dice che erode sta cercando il bambino per ammazzarlo.

E quindi deve prendere Maria e il bambino e fuggire in Egitto. Terza cosa, quando Erode muore e devono tornare indietro. L'angelo li avvisa che erode è morto. Tornano dall'Egitto tornano da questa fuga e Giuseppe ha paura di tornare da dove era venuto e si ferma a Nazareth. E queste sono tre quadri della vita di Giuseppe, Umanissimi, Umanissimi perché sono cose che possono succedere nella vita di ciascuno di noi e vi spiego il motivo, la prima cosa. Accogliere ciò che non si capisce.

L'esperienza dell'Annunciazione di Giuseppe sta proprio in questo. Tante cose nella vita, le capiamo, molte altre non le capiamo. Io credo in noi sacerdoti, ma penso ciascuno di noi quotidianamente ha sotto gli occhi storie molto concrete. Vedi un bambino che soffre e tu non ne capisci il motivo e per quanto vuoi vuoi scervellarti, non riesci a capire perché succedono queste cose. Sentivo qualche ora fa 1 1

giovane marito. Il matrimonio che che che tra l'altro celebrato io poco tempo fa, sta naufragando e giustamente mi diceva a me perché mi è successa questa cosa, perché proprio a me? E che posso dirgli io? Posso spiegarmi perché il suo matrimonio sta fallendo? Si, possiamo vedere tutte le cause umane, ma giustamente la sua è una domanda molto più seria dice, perché succedono queste cose? Perché il signore permette una

sofferenza così? Io credo che tutti noi prima o poi ci troviamo davanti esperienze simili in cui non sappiamo perché succedono certe cose. Allora davanti a questo noi possiamo assumere due posizioni o chiuderci e questo suscita dentro di noi rabbia, risentimento e frustrazione. E il mondo è pieno di persone incattivite da quello che gli è successo, incattivite. Oppure imparare a fare spazio dentro la propria vita, anche a ciò che non si capisce? Dire io signore, non so perché

mi è successo questo. Ma lo accolgo. Mi aiuterai tu? Un giorno la volta ad affrontare quello che mi sta succedendo. L'esperienza di Giuseppe non è l'esperienza di qualcuno che gli spiega tutto, ma di un Dio che gli dice Fammi spazio. Fammi spazio, tu non capisci quello che ti sta succedendo, ma fammi spazio, fai spazio a me. E Giuseppe fa questo. Lascia la sua storia, quello che si era immaginato della sua storia e fa spazio al signore. E sapete da che cosa si evince che fa spazio?

Perché alla fine proprio dell'annunciazione c'è un versetto che dice così, allora Giuseppe si destò e prese Maria, così come gli aveva detto l'angelo. Ecco, questa è la risposta di Giuseppe a quello che gli è successo, non sa perché è successo proprio a lui. Questo non capisce fino in fondo l'evento che sta vivendo, ma quando si sveglia la prima cosa che fa è fa spazio a Maria così com'è Maria, incinta dentro la propria vita.

E bello poter pensare che quando torneremo a casa questa sera, tutti noi abbiamo delle cose che non vorremmo, ma ci stanno. E che nessuno di noi può vivere il Natale se non impara, come Giuseppe, a fare spazio anche a quello che non si è scelto, ma che c'è dentro la vita. E che se noi continuiamo a non fare spazio a quello che c'è, ma che non vorremmo, non significa che quelle cose non esistono, ma che quelle cose continuano a comandare dentro la nostra vita, tirando fuori il peggio di noi,

tirando fuori da noi infelicità. A maggior parte della radice dell'infelicità di ciascuno di noi, viene dal fatto che noi non accogliamo la vita così com'è. Non accettiamo che non è come non ce la siamo immaginata noi. Ci siamo immaginati la vita in un modo e invece si è presentata in un'altro modo. Il Natale? Non ci non ci porta semplicemente a ricordarci dell'incarnazione del figlio di Dio, a dirci che il signore non si è limitato a promettere di

salvarci, ma ha mandato suo figlio nella carne. il Natale messo lì perché ciascuno di noi si riconcili con la carne della propria storia che ciascuno di noi faccia pace con la sua vita così com'è. Con la vita così come, anche se non l'ha capita. E vedete? Questo non nasce da da da un evento prodigioso nasce da la capacità della nostra libertà. A un certo punto di fidarsi, è un atto della nostra libertà. Vivere come ha vissuto Giuseppe?

Fare spazio dentro la propria vita a quello che tu non comprendi. Non lo so, perché il Vangelo non ce lo racconta, però penso che sia lecito per ciascuno di noi capire che con gli anni, nei trent'anni di vita nascosta che Gesù ha vissuto a Nazareth con Maria e con Giuseppe, Anche Giuseppe forse ha cominciato a capire qualcosa di quella storia. Non so se ha capito tutto fino in fondo, ora in questo momento certamente lui sa.

Contempla tutta questa storia. Ma penso che sia anche per ciascuno di noi la nostra vita qui. Noi la capiamo fino a un certo punto. Non vi preoccupate, fratelli miei verrà il giorno in cui il signore ci darà la grazia di capire tutto. Ma forse non è qui. E tu puoi arrivare anche a cent'anni, ma rimangono grandi domande e grandi cose. Che rimangono insolute dentro di noi. Essere cristiani non significa poter risolvere tutto,

sciogliere tutto. Capire tutto, rispondere a tutto, essere cristiani significa a volte fare spazio anche a quello che non si capisce. E non è un atteggiamento passivo o remissivo, è il contrario. Una persona che vive così deve avere per forza una grande fortezza. Perché soltanto una persona veramente libera? Una persona che esercita davvero la propria libertà può accogliere nella propria vita quello che non si è scelto, ma che c'è.

La seconda parola ci viene dall'esperienza della persecuzione di Erode, anche qui. Noi che siamo intenti a concentrarci nel Natale, su tutto quello che, giustamente di poetico, di pacifico, di di, di romantico nel nell'evento del Natale ci dimentichiamo che la storia della salvezza, così come ce la racconta il Vangelo. Una storia drammatica perché è fatta di cose difficili.

Una ve l'ho appena raccontata, no. EE ha a che fare con le relazioni delle persone coinvolte, ma io vi ricordo che quando Gesù viene al mondo. I suoi genitori non trovano posto da nessuna parte. Tutte le locande sono piene e devono arrangiarsi in un posto di fortuna in una stalla. Gesù viene adagiato in una mangiatoia, un garage dell'epoca. EE non basta questo a un certo punto, oltre queste difficoltà di condizioni, cioè non hanno condizioni favorevole.

Siccome piove sempre sul bagnato, non so se vi capita. Fare questa riflessione nella vita che certe volte succede una cosa immediatamente e un'altra ancora, e poi un'altra ancora, dice, no, sai questa e proprio. Ce l'hai con me? Beh, Giuseppe e Maria potevano tranquillamente dire che erano si prediletti. Ma il signore ha uno strano modo di prediligere le persone, perché li ha inguaiati abbastanza. Un'altro guaio che devono

affrontare e erode quando erode. Per questa svista dei Magi viene a sapere che è venuto al mondo, Gesù si sente messo in difficoltà, sente che è nato qualcuno che gli può rubare il trono. E questo scatena dentro di lui una furia omicida. Non vuole semplicemente cercare il bambino, vuole ammazzarlo e siccome non sa dove sta questo bambino ammazza tutti, fa pure tutti i bambini dai due anni in giù, tutti devono morire tutti così. Certamente becco anche quello giusto.

Quello che dicono essere il Messia. Certamente erode dice, vabbè, io non ci credo, però nel dubbio. Fammeli ammazzare. E che cosa succede? L'angelo ancora una volta, si limita semplicemente ad avvertire Giuseppe del pericolo. Ad avvertire Giuseppe che Erode vuole ammazzare il bambino. Ma non interviene. E questo è interessante, no? Il cielo si limita semplicemente ad avvisare Giuseppe, ma Giuseppe quando si sveglia deve lui trovare un modo di salvare la madre e il bambino.

Sapete che cosa ci insegna questa storia? Non che il cielo non vuole aiutarci, ma che il cielo si fida molto spesso di noi. E del fatto che ciascuno di noi, nelle cose difficili, è costretto a diventare creativo. Cioè, se non vuoi affogare devi inventarti qualcosa. Questo fa Giuseppe. Carica la moglie su un asinello e di notte gli viene in mente di fuggire in Egitto. La sua creatività trova una strada, una via d'uscita a quel

problema. Credo che sia una lezione immensa per ciascuno di noi, cioè le cose difficili devono tirare fuori da noi energie nascoste dentro di noi. Anche una creatività nell'affrontare la prova che noi pensavamo di non avere. A volte sono le cose difficili che tirano fuori di noi anche potenzialità. Che sono nascoste dentro ognuno di noi.

È bello poter pensare che la prova può distruggerci o può tirare fuori da noi una parte creativa in maniera laica, sapete come si chiama questa capacità di americani? Hanno una capacità inventarsi parole che poi fanno tendenza, no? E la parola resilienza. Che cos'è la resilienza? Trasformare un problema in un'opportunità. Ma questo non l'hanno inventato gli americani. Il Vangelo è pieno di persone

che hanno fatto residenze. Cioè di persone che invece di lamentarsi semplicemente di una prova, hanno trasformato la prova in un modo per tirar fuori il meglio. Di loro stessi. Vedete quanto è umano Giuseppe? E dobbiamo ringraziare il cielo che non è intervenuto. Perché se fosse intervenuto un Angelo a dire vi ho preparato un taxi speciale. Salite su questo taxi che vi porto in un posto sicuro dove sarete difesi da un esercito di arcangeli e tutti saremmo rimasti ammirati da questa

storia. Ma quando usciamo fuori da questa chiesa, noi STI Arcangeli e STI angeli non li vediamo e diciamo, quindi noi come facciamo? Quelli ci avevano l'esercito e noi che ci abbiamo? Non avevano nessuno, nemmeno loro. Umanamente parlando, Maria e Giuseppe intorno non vedevano nessuno, sapevano di non essere soli, ma non vedevano nessuno intorno a loro. Fratelli miei, esattamente come noi. Noi sappiamo di non essere soli, ma se ci guardiamo intorno a volte siamo soli.

E questo non significa che il cielo ci ha abbandonati, non significa che il cielo si diverte a metterci alla prova, significa che il cielo si fida di noi. Si fida di noi? Il signore ci aiuta sempre ad affrontare le prove in cui ci ritroviamo. E forse è una preghiera che dovremmo imparare a fare esattamente questa signore. Se questa roba che mi sta succedendo non è volontà tua toglimela. Ma se tu vuoi questo Dammi la forza di affrontarlo. In entrambi i casi siamo ascoltati?

Perché se non è una cosa del Signore, il signore ci libera subito. Ma se è qualcosa dove lui ha nascosto un motivo ci dà la forza per affrontarlo, a patto che ognuno di noi tiri fuori. La sua resilienza, la sua creatività. Il Vangelo non aggiunge niente rispetto a. Al tempo in cui Maria e Giuseppe e il bambino si trattengono in Egitto, ma questi certamente avranno dovuto mangiare. Giuseppe si sarà, si sarà dovuto inventare un mestiere lì? Non non stiamo lavorando di

fantasia, le persone mangiano. Le persone ha bisogno di una casa. Hanno dovuto affrontare problemi concreti per persone concrete. La creatività a cui io mi sto facendo sto facendo riferimento, non è una questione nella testa o di sentimenti, è una faccenda molto concreta, molto pratica e il modo concreto di rispondere a un problema concreto.

E bello pensare. Che il Natale visto dagli occhi di Giuseppe è un Natale che ci insegna ad affrontare le cose difficili anche quando ci sentiamo soli, sapendo che in quel momento Dio si sta fidando di ciascuno di noi e sta tirando fuori da noi una parte che noi stessi non conosciamo fino in fondo. E conosceremo un po alla volta, proprio in quel momento di prova. La terza parola ci viene dal fatto che. Giuseppe a un certo punto, avvisato sempre dall'angelo.

Quest'angolo avvisa. E basta, lo avvisa che erode è morto e che possono tornare indietro. E succede una cosa che dovrebbe un po scandalizzarci, sapete perché? In tutti e due gli episodi precedenti, Giuseppe ha ascoltato l'angelo, ha obbedito, ha agito in questo caso ascolta l'angelo, prende Maria, il bambino torna indietro, torna verso casa e dice il Vangelo. Ma ebbe paura. Ebbe paura e proprio perché ebbe paura devia. E va a finire a Nazareth.

E bello pensare che. Giuseppe ci insegna a non avere paura di avere paura. Siamo umani, fratelli miei e certe volte abbiamo paura, ma il Signore sa scrivere dritto anche con la nostra paura. Questa è una bella notizia. il Vangelo aggiunge subito dopo che sarà così, le profezie si compirono. Sarà chiamato Nazareno, ma a Nazareth ci vanno a finire perché Giuseppe ha avuto paura.

Non sempre la grazia di Dio, la volontà di Dio e la storia della salvezza passano attraverso la nostra incondizionata fiducia, certe volte, umanamente parlando, siamo umani, siamo deboli, siamo fragili e c'è anche la fragilità della nostra paura. Non dobbiamo avere paura di avere paura. Tutti abbiamo paura. Ma che cosa ci dice la nostra fede?

Cancella la nostra paura? No, ci dice che Dio ha la capacità di scrivere qualcosa di grande, anche attraversando le nostre paure, usando le nostre paure. Vedete anche in questo caso quanta umanità ci restituisce Giuseppe? Non solo la fiducia. Nel primo caso non solo la creatività, in questo secondo caso, ma anche. La capacità di essere profondamente umano fino ad avere paura.

In tutti e tre questi episodi. Alla fine di ogni vicenda, il Vangelo. Conclude così, dice Sempre Giuseppe Destatosi prese con sé il bambino e sua madre e puntini, puntini ogni volta. Io credo che qui ci sia la formula. Veramente vincente di un cristianesimo che si è lasciato raggiungere dall'evento dell'incarnazione, primo. Giuseppe Destatosi. Il Vangelo deve aiutarci a svegliarci. Che cosa significa svegliarci significa?

Non far finta che la nostra vita è. Non è problematica, così come lo è. Darsi significa smettere di nascondere, di nascondersi. Svegliarsi significa smettere di rimandare i problemi, svegliarsi significa affrontare. Svegliarsi significa accettare che la nostra vita è così. Giuseppe fa questo, ci insegna che l'atteggiamento di fede più grande non è solo la capacità di sognare, cioè di leggere la propria vita in maniera più profonda. Ma è quella di svegliarsi.

E penso che ve ne state accorgendo tutti, che in questa liturgia della parola di avvento costantemente torna la parola, svegliatevi. Svegliati, o tu che dormi? Non lasciatevi addormentare dai vostri vizi, dai vostri peccati, non lasciatevi appesantire dalle vostre ubriachezze, così dice la parola di Dio, rimanete svegli, sobri, attenti, vigilanti. Ecco, questo forse dovremmo fare noi. Smettere di nasconderci? Smettere di rimandare? Smettere di? Non affrontare.

E tenere gli occhi aperti su quello che sta succedendo dentro la nostra le. E perché possiamo fare questo? Perché la frase continua dice Giuseppe Destatosi prese con sé il bambino e sua madre. Guardate che nessuno di noi può affrontare quello che trova fuori da questa Chiesa, se non fa quello che fa Giuseppe, cioè se non prende con sé il bambino e sua madre, il cristianesimo è tutto qui. Tutto il resto soffrono. Sono invenzioni nostre per

riempire. Ma tutto l'evento cristiano è nella capacità di prendere con noi il bambino e sua madre. Noi potremmo rinunciare a tutto, potremmo buttare via anche tutta la teologia, i catechismi tutti i documenti. Potremmo demolire tutte le nostre chiese, potremmo far crollare i nostri progetti pastorali. Potremmo fare a meno di tutto tranne che di questo, del bambino e di sua madre. Qui c'è tutto il cristianesimo a queste due cose non possiamo rinunciare.

E qui è una domanda molto seria. In che rapporto noi siamo col bambino e sua madre, cioè? La nostra vita è profondamente attaccata a loro, così come lo è stata la vita di Giuseppe. Giuseppe non poteva contare su un tempio. Su una casa, su uno stipendio, su un lavoro, su una rassicurazione di condizioni, l'unica ricchezza di quest'uomo era il bambino e sua madre. Sappiate questo, amici miei che la vita può toglierci tutto, ma queste due cose non ce le può

togliere nessuno. Qualunque cosa accada dentro la nostra vita, nessuno potrà potrà toglierci Cristo. Che sua madre. E pensate un po che forse inconsapevolmente, fin da bambini noi impariamo la preghiera dell'Ave Maria che si conclude dicendo, prega per noi, peccatori. Adesso e nell'ora della nostra morte, cioè anche nell'ora della morte che è l'ora in cui certamente tutti ci sentiamo più soli. Noi non siamo soli. C'è questa madre.

C'è il figlio. Mi piace pensare che la Chiesa ha intuito quanto fosse preziosa questa roba qui nella vita di Giuseppe, che per molto tempo ha festeggiato il transito di San Giuseppe. Che cos'è la morte Santa di Giuseppe Giuseppe è morto, no, accanto a Maria e a Gesù. Che morte migliore puoi avere? Uno che ti accompagna alla vita eterna ed è Gesù Cristo e la Madonna. Ma guardate che il problema non è solo l'ultimo giorno della nostra vita e ogni giorno della nostra vita.

Noi possiamo lasciarci raggiungere da. La grande evangeli. Stazione della della storia dell'incarnazione, se, come Giuseppe ci svegliamo. E prendiamo con noi Maria e il bambino. E prosegue questa frase. Giuseppe, destato si prese con sé il bambino e sua madre e ogni volta prende una decisione. Ecco, questa è l'ultima cosa. Non basta svegliarsi e non basta stringere a sé il bambino e sua madre. Amici miei, dobbiamo prendere delle decisioni.

Se la nostra vita non arriva fino al punto di prendere delle decisioni, noi abbiamo trasformato la storia della salvezza in un aborto. È qui che cambia tutto. Perché la nostra preghiera dovrebbe cambiare la nostra vita. Non perché dobbiamo convincere Dio di qualcosa, ma perché alla fine di ogni nostra preghiera dovremmo prendere una decisione. Se noi non prendiamo delle decisioni. Tutto è per noi, ma tutto è sprecato. E la messa in gioco della nostra libertà che cambia la nostra vita.

E che cos'è che manca in questo momento della storia se non persone che hanno il coraggio di prendere delle decisioni? Guardate che tutti noi siamo diventati bravissimi AA parte lamentarci ad analizzare. Noi analizziamo. Se dobbiamo parlare di un problema, parliamo, parliamo e poi lo guardiamo da questo punto, da quest'altro punto e alla fine e alla fine non prendiamo mai decisioni. E siccome non riusciamo a prendere decisioni, che cosa facciamo? Analizziamo ancora?

E mentre analizziamo, cerchiamo i colpevoli. E poi, dopo che abbiamo trovato i colpevoli, parliamo con i colpevoli, Eh, è tutto un modo per non prendere decisioni. Finché non prendiamo delle decisioni. C'è qualcosa che si è bloccato? Pensate a questa cosa, l'angelo Avvisa Giuseppe che Erode vuole uccidere il bambino, lui si sveglia, prende il bambino e sua madre e basta. Si ferma la. Certamente sarebbero arrivati. I soldati avrebbero ammazzato tutti.

Invece no. Sceglie di fuggire, di andare in Egitto. Ecco. A Natale chiediamo sempre al signore dei doni, quasi mai pensiamo che forse dovremmo regalare noi qualcosa al signore, che cosa possiamo regalare al signore quest'anno? Una decisione. Penso che tutti noi abbiamo una decisione importante che rimandiamo da prendere nella nostra vita. Una sola. Quanto sarebbe bello che questo Natale arrivassimo nel cuore di quella notte e dicessimo al Signore, questo è quello che ti

regalo. Ho preso questa decisione. Ho preso questa decisione. Che cosa significa che saremo in grado di di portarla a termine? Se lui non ci dà lo Spirito Santo, nessuno di noi è capace di niente. Però ci viene chiesto di provarci. E di avere l'umiltà di domandare la forza. Penso che. In tanti momenti nella vita, Giuseppe abbia pensato che. Forse aveva sbagliato tutto, che non ce l'avrebbero fatta. Che ormai erano alla fine che

non c'era una via d'uscita. Eppure ogni volta il signore ha aperto una strada, li ha aiutati, gli ha dato la forza. E così anche per ciascuno di noi. Quanto è umana la vita di Cristo e quanto è divina? Quante umana la nostra vita è quanto di divino è nascosto nella nostra vita, anche se non ce ne accorgiamo. Beh, il Natale serve a questo, ad accorgerci di quello che non

si vede. A poter vedere in Gesù tutto quell'invisibile che, nascosto nella nostra vita e per cui la nostra vita vale la pena e se c'è un uomo che ha trasformato davvero questa storia in una storia di salvezza, questo è Giuseppe. Ecco perché gli siamo grati perché il Natale visto dalla sua parte e un Natale che ci assomiglia e un Natale possibile, è un Natale che forse può salvarci grazie.

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