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Benedetto XVI - Catechesi sul Natale

Dec 30, 20231 hr 42 min
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In occasione del primo anniversario dalla morte di papa Benedetto XVI lo ricordiamo con alcune sue catechesi natalizie tenute in occasione delle udienze generali del mercoledì.

1. 04/01/2006: Cristo fu generato prima di ogni creatura (Col 1, 3.12-20).

2. 20/12/2006: Mistero del Natale > 00:08:50

3. 23/12/2009: Origine storica del Natale > 00:19:20

4. 05/01/2011: La celebrazione del Natale > 00:29:37

5. 21/12/2011: Il Santo Natale > 00:43:28

6. 04/01/2012: Il Natale del Signore: Mistero di gioia e di luce > 00:58:55

7. 02/01/2013: Fu concepito per opera dello Spirito Santo > 01:15:47

8. 09/01/2013: Si è fatto uomo > 01:28:50

Transcript

Cari fratelli e sorelle. In questa prima udienza generale del nuovo anno. Ci soffermiamo a meditare. Il celebre inno cristologico contenuto nella lettera ai colossisi in che classe solenne, portale d'ingresso di questo ricco scritto Paolino e anche un portale di ingresso in questo anno. L'inno proposto alla nostra riflessione. E incorniciato da un'ampia

formula di ringraziamento. Essa ci aiuta a creare l'atmosfera spirituale per vivere bene questi primi giorni del 2006, come pure il nostro cammino lungo l'intero arco del nuovo anno. La lode dell'apostolo, così la nostra lode sale a Dio, padre del Signore nostro Gesù Cristo, sorcente di quella salvezza che è descritta in negativo, come? Liberazione dal potere delle tenebre c'è come redenzione e

remissione dei peccati. Riproposta in positivo come partecipazione alla sorte dei santi, nella luce e come ingresso nel Regno del figlio diletto. A questo punto si schiude il grande e denso inno. Che ha al Centro Cristo, del quale è esaltato il primato. E l'opera sia nella creazione sia nella storia della redenzione. Due sono quindi i movimenti del canto, nel primo è. È presentato Cristo come primogenito di tutta la creazione.

Cristo, generato prima di ogni creatura e. È infatti l'immagine del Dio invisibile. E questa espressione ha tutta la carica che l'icona nella cultura d'oriente si sottolinea, non la somiglianza ma l'intimità profonda col soggetto rappresentato. Cristo ripropone in mezzo a noi, in modo visibile, il Dio invisibile in Cristo. Vediamo il volto di Dio. La comune natura che li unisce, Cristo. Cristo per crista, sua altissima dignità, precede tutte le cose.

Non solo a causa della sua eternità, ma anche soprattutto con la sua opera creatrice e provvidente per mezzo di lui dice San Paolo, sono stati creati tutte le cose. Quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili e tutti sussistono in lui. Esse sono stati creati anche in vista di lui. E così San Paolo ci indica una cosa molto importante, la storia

ha una meta, ha una direzione. La storia va verso l'umanità unita in Cristo va così verso l'uomo perfetto, l'umanesimo perfetto, l'umanità divinizzata e perciò realmente umanizzata. O con altre parole? San Paolo ci dice sì, c'è progresso nella storia, c'è una se vogliamo evoluzione nella storia, progresso e tutto ciò. Che ci avvicina a Cristo e ci avvicina così all'umanità unita al vero umanesimo. E così dietro queste indicazioni si nasconde anche un imperativo

per noi. Lavorare per il progresso, cosa che vogliamo tutti possiamo lavorando per l'avvicinamento degli uomini a Cristo. Possiamo conformandoci personalmente a Cristo, è così. Andando nella linea del vero progresso. Il secondo movimento dell'inno, è dominato dalla figura di Cristo Salvatore all'interno della storia della salvezza. La sua opera si rivela innanzitutto nell'esse capo del corpo, cioè della Chiesa. E questo l'orizzonte salvifico privilegiato?

Nel quale si manifestano in pienezza la liberazione e la redenzione, la comunione vitale che intercorre tra il capo e le membra del corpo, ossia tra Cristo e i cristiani. Lo sguardo dell'apostolo si protende alla meta ultima verso cui, come abbiamo detto, Converce la storia, Cristo è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti. È colui che dischiude le porte alla vita eterna, strappandoci dal limite della morte e del male.

Ecco infatti quel plero, ma quella pienezza di vita e di grazia che in Cristo stesso e che a noi donata e comunicata. Con questa presenza vitale che ci rende partecipi della divinità. Interiormente, interiormente riconciliati riappacificate. E questa un'armonia di tutto l'essere redento nel quale ormai Dio sarà tutto in tutto e vivere da cristiano vuol dire lasciarsi in questo modo interiormente trasformare verso la forma di Cristo. E così si realizza la. Riconciliazione, la

riappacificazione. A questo mistero grandioso della redenzione, dedichiamo alla fine uno sguardo contemplativo. E lo facciamo con le parole di San Proprio di Costantinopoli, morto nel 446. Egli, nella sua prima omelia sulla madre di Dio Maria. Ripropone il mistero della redenzione come conseguenza della incarnazione.

Infatti. Ricorda San proprio si è fatto uomo per salvarci, per così strapparci dal potere delle tenebre e ricondurci nel Regno del figlio di eletto, come ricorda questo inno della lettera ai Colossesi? E poi osserva, proprio. Chi ci ha redento non è un puro uomo. Tutto il cenere umano è infatti era asservito al peccato, ma neppure era un Dio privo di natura umana, aveva infatti un corpo che, se non si fosse rivestito di me? Non avrebbe salvato me.

Nel seno della Vergine, egli si vestì per condannato, si vestì di me, lì avvenne il tremendo commercio, diede lo spirito, prese la carne S. Quindi, davanti all'opera di Dio che ha compiuto la redenzione proprio perché uomo. E contemporaneamente il figlio di Dio, Salvatore. Salvatore, ma anche nostro fratello. Ed è con questa prossimità che egli affondi in noi. Il dono divino è realmente un Dio con noi? Amen. Cari fratelli e sorelle. Signore, è vicino, venite, adoriamo.

Con questa invocazione, la liturgia ci invita in questi ultimi giorni dell'avvento ad avvicinarci quasi in punta dei piedi alla grotta di Betlemme, dove si è compiuto l'evento australiano che ha cambiato il corso della storia. La nascita del Redentore. Nella notte di Natale ci fermeremo ancora una volta dinanzi al Presepe. A contemplare stupiti il verbo fatto, carne. Di gioia e di gratitudine, come ogni anno si rinnoveranno nel nostro cuore. Ascoltando le melodie natalizie.

Che in tante lingue cantano lo stesso straordinario prodigio. Il creatore dell'universo per amore. Apporre la sua dimora tra gli uomini. Nella lettera e filipps San Paolo afferma che Cristo, Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio. Ma spoliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. È apparso in forma umana, aggiungi l'apostolo umiliando sesso. Nel Santo Natale Rivivremo.

La realizzazione. Sublime mistero di grazia e di misericordia. Dici ancora a San Paolo e lo abbiamo sentito adesso, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio NATO da donna, NATO sotto la legge per riscattare coloro che erano sotto la legge perché ricevessimo l'adozione a figli. Invia da molti secoli il popolo eletto attendeva il Messia, ma lo immaginava come un potente vittorioso condottiero che avrebbe liberato i suoi dalle dall'oppressione degli stranieri.

Il Salvatore Nachvinvic nel silenzio. E nella più assoluta povertà. Venne come luce che illumina ogni uomo, nota l'Evangelista Giovanni, ma i suoi non lo hanno accolto. La però aggiunge, a quanti l'hanno accolto? Dato il potere di diventare figli di Dio. La luce promessa rischiarò i cuori di coloro che avevano perseverato nell'attesa vigile

dopo rosa. La liturgia dell'avvento è sorta anche in noi, ad essere sobri e vigilanti per non lasciarci appesantire dal peccato e dalle eccessive preoccupazioni del. Mondo. E infatti vegliando e pregando che potremmo riconoscere il Fulgore del Natale di Cristo. Se al massimo ti. Torino vescovo nel quarto al quinto secolo. Afferma in una delle sue omelie così. Il tempo ci avverte che Natale

di Cristo, signore, è vicino. Il mondo con le sue stesse angustie, dice l'imminenza di qualche cosa che lo rinnoverà. E desidera, con un'attesa impaziente che lo splendore di un sole più fulcido illumini le sue tre. Questa attesa della creazione per svaria anche noi. Ad attendere il sorgere di Cristo nuovo sole. Così San Massimo. La stessa creazione, dunque, ci conduce a scoprire e a riconoscere con lui che deve venire. Ma. È la domanda l'umanità del nostro tempo attende ancora un

Salvatore? Si ha la sensazione che molti considerano Dio come estraneo ai propri interessi, apparentemente non hanno bisogno di lui, vivono come se non esistesse e peggio, come se fosse Dio un ostacolo. Da rimuovere per realizzare se stessi. Anche fra i credenti siamo sinceri. Alcuni si lasciano attrarre. Tanti chimere e distrarre da fuorvianti dottrine. Che propongono illusorie scorciatoie per ottenere la felicità. E pur con le sue contraddizioni,

le sue angustie e i suoi drammi. E forse proprio per questi l'umanità oggi cerca una strada. Di rinnovamento? Di salvezza cerca un Salvatore e attende, talora inconsapevolmente, l'avvento del sale che rinnova il mondo e le nostre vite. L'avvento di Cristo, l'unico vero Redentore dell'uomo e di tutto l'uomo. Certo, falsi profeti continuano a proporre una salvezza a basso prezzo. Che finisce sempre per per

generare cocenti delusioni. Proprio alla storia degli ultimi cinquant'anni dimostra questo, questa ricerca di un Salvatore apazzo presso le delusioni che sono rimasti. E il compito di noi cristiani diffondere con la testimonianza della vita la verità del Natale che Cristo reca ogni uomo OE donna di buona volontà. Nascendo nella povertà del Presepe? Viene ad offrire a tutti quella gioia. E quella pace che possono soli colmare l'attesa dell'animo umano.

Ma come prepararsi ad aprire il cuore al signore che viene? Atteggiamenti spirituali dell'attesa vigile durante. Rimane la caratteristica fondamentale del cristiano. In questo tempo di avvento. E l'atteggiamento che contraddistingue i protagonisti di allora, Zaccaria ed Elisabetta. I passi, immagini, il popolo,

semplici, umile. Soprattutto l'attesa di Maria e di Giuseppe. Questi ultimi, più di ogni altro, hanno approvato in prima persona l'affanno e la tripitazione per il bambino che doveva nascere. Non è difficile immaginare. Abbiano trascorso gli ultimi giorni. Nell'attesa di stringere il neonato fra le loro braccia. Il atteggiamento sia il nostro, cari fratelli e sorelle. Ascoltiamo in proposito. L'esortazione che ci ha citato San Massimo di Torino.

Che dice? Mentre stiamo per accogliere il Natale del Signore. Rivestiamoci di indumenti nitidi senza macchia e palo della veste dell'anima. Non ti creda del corpo. Abbiamo con abiti di seta ma con opere Sante. Le veste sfarzose, posso dire le membra, ma non adornano la coscienza. Nascendo fra noi, Gesù bambino non ci trovi distratti o impegnati semplicemente ad appellire con denominare le

nostre case. Restiamo piuttosto nel nostro animo e nelle nostre famiglie, una degna dimora dove egli si senta accolto con fede e amore. Ci aiutino la Vergine e San Giuseppe. A vivere il mistero del Natale. Con rinnovare e pacificante serenità. Con questi sentimenti desidero formulare. I più fervi di auguri per un Santo e felice Natale a tutti voi qui presenti e ai vostri familiari con un ricordo particolare. Per quanti sono difficoltà o soffrono nel corpo e nello spirito?

Buon Natale a voi tutti. Cari fratelli e sorelle. Con la la novena di Natale che stiamo celebrando in questi giorni, la Chiesa genuita a vivere in modo intenso e profondo la preparazione alla nascita del Salvatore ormai imminente. Il desiderio che tutti portiamo nel cuore è che la prossima festa del Natale ci doni in mezzo all'attività frenetica dei nostri. Giorni serena e profonda gioia per farci toccare con mano la bontà del nostro Dio. In fondo aci nuovo coraggio.

E come vedere meglio il significato del Natale e del del Signore, vorrei fare un breve cenno alle origini storica di questa serenità. Infatti l'anno liturgico della Chiesa non si è sviluppato inizialmente partendo dalla nascita di Cristo, ma dalla fede nella sua risurrezione. Perciò la festa più antica della cristianità non è il Natale, ma è la Pasqua, la risurrezione di Cristo fonda la fede cristiana è alla base dell'annuncio del Vangelo e fa nascere la Chiesa.

Quindi essere cristiani significa vivere in maniera Pasquale, facendoci coinvolgere nel dinamismo che è originato dal battesimo e che porta a morire al peccato per. Vivere con Dio. Il primo ad affermare con chiarezza che Gesù nacque il 25 dicembre. È stato Ippolito di Roma nel suo commento al libro del Profeta Daniele, scritto Verso il 204. Non è che si ceda nota perché in classe ciò non si celebrava. La festa della Dedicazione del tempio di Gerusalemme. Istituita da Giuda Macabeo nel

164 e a.C. La coincidenza di date verrebbe allora a significare che con Gesù. Apparso come luce di Dio nella notte, si realizza veramente la consacrazione del tempio, l'avvento di Dio su questa terra. Nella cristianità la festa del Natale ha assunto una forma definita nel quarto secolo, quando essa prese il posto della festa romana del Sol Invictus, il sole invincibile. Si mise così in evidenza che la nascita di Cristo è la vittoria della vera luce sulle tenebre

del male e del peccato. Tuttavia, la particolare e intensa atmosfera spirituale che circonda il Natale si è sviluppata nel Medioevo grazie a San Francesco d'Assisi che era profondamente innamorato dell'uomo Gesù del Dio con noi. Il suo primo biografo Tommaso da celano, nella vita seconda racconta che San Francesco, al di sopra di tutte le altre solennità, celebrava con ineffabili premure il Natale del

bambino. Gesù e chiamava Festa delle feste, ciò nel cui fatto piccolo infante aveva succhiato a un seno umano. Da questa particolare devozione al mistero dell'incarnazione e, per origine, la famosa celebrazione del Natale a Greccio Ess. Niente, fui ispirata a San Francesco. Dal suo pellegrinaggio in Terrasanta e dal presepe di Santa Maria Maggiore in Roma, ciò.

Ciò che animava il Poverello di Assisi era il desiderio di sperimentare in maniera concreta, viva e attuale l'umile grandezza dell'evento della nascita del Bambino Gesù e di

comunicarne la gioia a tutti. Nella prima biografia, Tommaso d'Arcelano parla della notte del Presepe di Grecio, in un modo vivo e toccante, offrendo il contributo decisivo alla diffusione della tradizione natalizia più bella, quella del Presepe. Notte di Grecia, infatti, ha ridonato alla cristianità l'intensità e la bellezza della festa del Natale e ha educato il popolo di Dio accogliene il

messaggio più autentico. In particolare calore e ad amare ed adorare l'umanità di Cristo. Tale particolare approccio al Natale ha offerto alla fede cristiana una nuova dimensione. La Pasqua aveva concentrato l'attenzione sulla potenza di Dio che vince la morte, inaugura la vita nuova e insegna a

sperare nel mondo che verrà. Con San Francesco il suo Presepe, venivano messi in evidenza l'amore inerme di Dio, la sua umiltà e la sua benignità che nell'incarnazione del verbo si manifesta agli uomini per insegnare. Un nuovo modo di vivere e di amare. Il Gilano racconta che in quella notte di Natale fu concesso a Francesco la grazia di una visione meravigliosa. Vide giacere immobile nella Manciatoia, un piccolo bambino.

Che fu risvegliato dal sonno proprio dalla vicinanza di Francesco e a Cionche. Nei questa visione ti scordava dai fatti, perché a opera della sua grazia piaceva il permesso del suo Santo servo Francesco. Il fanciullo Gesù fu risuscitato nel cuore di molte che l'avevano dimenticato e fu impresso profondamente nella loro memoria amorosa.

Questo quadro descrive con molta precisione quanto la fede viva e l'amore di Francesco per l'umanità di Cristo hanno trasmesso alla festa cristiana del Natale. La scoperta che Dio si rivela nelle tenere membra del Bambino Gesù. Grazie a San Francesco e il popolo cristiano ha potuto percepire che a Natale Dio è davvero diventato l'emanuele, il Dio con noi. Dal quale non si separa alcuna barriera e alcuna lontananza.

In quel bambino Dio è diventato così prossimo a ciascuno di noi così vicino che possiamo dargli del tu. Intrattenere con lui un rapporto confidenziale, di profondo affetto, così come facciamo con un neonato. Infine, il bambino, infatti, si manifesta a Dio, amore, Dio viene senza armi, senza la forza perché non intende conquistare, per così dire dall'esterno, ma intende piuttosto essere accolto dall'uomo nella libertà. Dio si fa bambino inerme per vincere la superbia, la violenza.

Trama di possesso dell'uomo. In Gesù di assunto questa condizione povera e disarmante, per vincerci con l'amore e condurci alla nostra vera identità. Non dobbiamo dimenticare il titolo più grande di Gesù Cristo è proprio quello di figlio, figlio di Dio. La dignità divina viene indicata con un termine che prolunga il riferimento a lungo. Le condizioni della manciatoia di Betlemme. Pur corrispondendo in maniera unica alla sua divinità che è la divinità del figlio.

La sua condizione di bambino ci indica. Inoltre poi possiamo incontrare Dio, il godere della sua presenza e alla luce del Natale, che possiamo comprendere le parole di Gesù, se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei cieli. E non ha capito il mistero del Natale, non ha capito l'elemento decisivo dell'esistenza cristiana. Chi non accoglie Gesù con cuore di bambino non può entrare nel

Regno dei cieli. Questo è quanto Francesco ha voluto ricordare alla cristianità del suo tempo e di tutti i tempi fino ad oggi. Preghiamo il padre perché conceda al nostro cuore. Semplicità che riconoscere nel bambino il signore, proprio come fece Francesco a greggio. Allora potrebbe succedere anche a noi quanto Tommaso da celano, riferendosi alle esperienze dei pastori nella notte Santa, racconta a proposito di quanti furono presenti.

Alle al all'evento di GRECIO. Ciascuno se ne se ne tono a casa sua, pieno di ineffabile gioia. E. Questo è un augurio che formano con affetto a tutti voi, alle vostre famiglie e a quanto vi sono cari? Buon Natale a voi tutti. Cari fratelli e sorelle, sono lieto di accogliere, accogliervi in questa prima udienza generale del nuovo anno. E di tutto il cuore, porgo a voi e alle vostre famiglie fervidi auguri.

Il signore del tempo e della storia grida i nostri passi sulla via del bene e conceda a ciascuno abbondanza di grazia e prosperità. Ancora circondati dalla luce del Santo Natale che ci invita alla gioia per la venuta del Salvatore. Siamo oggi alla vigilia dell'Epifania, in cui celebriamo la manifestazione del Signore a tutte le genti. La festa del Natale affascina oggi come una volta più di altre grandi feste della Chiesa.

Affascina perché tutti, in qualche modo, intuiscono che la nascita di Gesù ha a che fare con le aspirazioni e le speranze più profonde dell'uomo. Il consumismo po di storie da queste interiore nostalgia, ma se nel cuore c'è il desiderio di accogliere quel bambino che porta la novità di Dio che è venuto per donarci la vita in pienezza.

Le luci degli adoppi natalizi possono diventare piuttosto un riflesso della luce che si è accesa con l'incarnazione di Dio. Nelle celebrazioni di togiche di questi giorni santi abbiamo vissuto in modo misterioso, ma reale, l'ingresso del figlio di Dio nel mondo e siamo stati illuminati ancora una volta dalla luce del suo Folgore. Ogni celebrazione e presenza attuale del mistero di Cristo, in essa si prolunga la storia della salvezza.

A proposito di Natale, il Papa San Leone Magno afferma. Anche se la successione delle azioni corporee ora è passata, come è stato ordinato in anticipo nel disegno eterno. Tuttavia, noi adoriamo continuamente lo stesso patto della vergine che produce la nostra salvezza. È precisa perché quel cionono non è passato in modo tale che sia anche passata la potenza dell'opera, che allora fu

rivelata. Celebrare gli eventi dell'incarnazione del figlio di Dio non è semplice, ricordo di fatti del passato, ma è rendere presenti quei misteri portatori di salvezza. Nella liturgia, nella celebrazione dei sacramenti. Che i mestieri si rendono attuali e diventano efficaci per noi oggi. San Leone Magno afferma tutto ciò che il figlio di Dio fece e insegnò per riconciliare il mondo. Non lo conosciamo soltanto nel racconto di azioni compiute nel

passato. Sotto l'effetto del dinamismo di tale azione presenti. Nella costituzione della sacra liturgia, il Concilio Vaticano secondo sottolinea come l'opera della salvezza realizzata da Cristo continua nella Chiesa mediante la celebrazione dei santi misteri, grazie all'azione dello Spirito Santo. Già nell'Antico Testamento, nel cammino verso la pienezza della fede. Testimonianze di come la presenza e l'azione di Dio sia mediata attraverso i segni, ad esempio quella del fuoco.

Ma a partire dall'incarnazione avviene qualcosa di sconvolgente. Il regime di contatto salvifico con Dio si trasforma radicalmente e la carne diventa lo strumento della salvezza. Verbo caro, Factomist il verbo si fece carne, scrive l'Evangelista Giovanni è un attore cristiano del terzo secolo. Tertulliano afferma. Caro saluti Escardo, la carne è

il cardine della salvezza. Il Natale c'è la primizia del sacramento, mestiere Pascale, e cioè l'inizio del mistero centrale della salvezza che culmina nella passione, morte e riservazione, perché Gesù comincia l'offerta di se stesso per amore fin dal primo istante della sua esistenza umana nel grembo della Vergine Maria. Notte di Natale è quindi profondamente legata alla grande veglia notturna della Pasqua, quando la ritenzione si compie nel sacrificio glorioso del

Signore morto e risorto. Lo stesso presepio, tra le immagini dell'incarnazione del verbo alla luce del racconto evangelico, allude già alla Pasqua. Ed è interessante vedere come in alcune icone della Natività nella tradizione orientale. Gesù bambino venga rappresentato avvolto in fasce e deposte nella manciatoia che ha la forma di un sepolcro. Un'allusione al momento di quelli che verrà disposto dalla croce, a volte in un lenzuolo e messo in un sepolcro scavato nella roccia.

Incarnazione Pasqua non stanno una accanto all'altra, ma sono i due punti chiave, inseparabili, che l'unica fede in Gesù Cristo, il figlio di Dio incarnato e Redentore. Croce e risurrezione presuppongono l'incarnazione. Solo perché veramente il figlio? In lui, Dio stesso è disceso e si è fatto carne, morte, erezione di Gesù.

Sono eventi che risultano a noi contemporanei e ci riguardano, ci strappano dalla morte e ci aprono ad un futuro in cui questa carne, l'esistenza terrena e transitoria, entrerà nell'eternità di Dio. In questa prospettiva unitaria del mistero di Cristo, la visita del Presepio orienta alla visita di Eucaristia, dove incontriamo presente in modo reale il Cristo crocifisso e risorto, il Cristo vivente. La celebrazione liturgica del Natale allora non è solo

ricordo. Ma è soprattutto mistero, non è solo memoria, ma anche presenza. Per cogliere il senso di questi due aspetti inscindibili occorre vivere intensamente tutto il tempo natalizio, come la Chiesa lo presenta.

Se lo consideriamo in senso lato, esso si estende per 40 giorni, dal 25 dicembre al 2 Febbraio, dalla celebrazione della notte di Natale alla maternità Maria di Maria all'Epifania, al battesimo di Gesù, alle nozze di Cana, alla presentazione al tempio, proprio in analogia con il tempo Pasquale, che forma un'unità di 50 giorni. Fino alla Pentecoste. La manifestazione di Dio nella carne è l'avvenimento che ha rivelato la verità nella storia.

Infatti, la data del 25 dicembre, collegata all'idea della manifestazione solare, Dio che appare come luce senza tramonto sull'orizzonte della storia. Ci ricorda che non si tratta solo di un'idea, quello che Dio è la pienezza della luce, ma di una realtà per noi uomini ci ha realizzata e sempre attuale, oggi come allora Dio si rivela nella carne, cioè nel corpo vivo della Chiesa, pellegrinante nel tempo e nei sacramenti. Ci dona oggi la salvezza.

I simboli delle celebrazioni natalizie richiamati dalle letture alla e dalle preghiere, danno alla liturgia di questo tempo un senso profondo di epifania di Dio nel suo Cristo verbo incarnato, cioè? Di manifestazione che possiede anche un significato Escatologico, Oriente, cioè agli

ultimi tempi. C'e nera vento, le due, venute per la storica e quella alla fine della storia, erano direttamente collegati, ma in particolare nell'Epifania e nel battesimo di Gesù che la manifestazione messianica si celipra nella prospettiva delle attese escatologiche la consacrazione messianica di Gesù, verbo incarnato mediante, mediante le fusioni dello Spirito Santo. In forma visibile porta a compimento il tempo delle promesse. E inaugura i tempi ultimi.

Occorre riscattare questo tempo natalizio da un rivestimento troppo moralistico e sentimentale. La celebrazione del Natale non ci propone sole degli esempi, a imitare, fare l'umiltà e la povertà del Signore, la sua benevolenza e amore verso gli uomini. Ma è piuttosto l'invito a lasciarci trasformare totalmente da colui che è entrato nella nostra carne. San Leone esclama il figlio di Dio si è congiunto a noi e ha congiunto noi a sé in modo tale che l'appassamento di Dio fino

alla condizione umana. Divenissione innalzamento dell'uomo fino alle altezze di Dio. La manifestazione di Dio è finalizzata alla nostra partecipazione alla vita divina. Alla realizzazione in noi del mistero della sua incarnazione. Tale mistero è il compimento della vocazione dell'uomo. Ancora San Leone Magno spiega l'importanza concreta, è sempre attuale per la vita cristiana

del mistero del Natale e dice. Le parole del Vangelo e dei profeti infiammano il nostro spirito e ci insegnano a comprendere la Natività del Signore, questo mistero del verbo fatto carne. Non tanto come un ricordo di un avvenimento passato, tanto come un fatto che si svolge sotto i nostri occhi, è come se ci venisse ancora proclamato nella

solennità odierna. Vi do l'annunzio di una grande gioia che sarà per tutto il popolo oggi, nella cecità di Davide è nato per voi un Salvatore che è il Cristo signore. Ed aggiunge, riconosce cristiana la tua dignità. Il fatto partecipi della natura divina. Bada di non ricadere con una condotta indegna da tale grandezza, nella Primitiva passezza. Cari amici, viviamo questo tempo

natalizio con intensità. Dopo aver adorato il figlio di Dio, fatto uomo e deposto nella manciatoia, siamo chiamati a passare all'altare del sacrificio dove Cristo, il pane vivo deciso dal cielo si offre a noi quale vero nutrimento per la vita eterna. E ciò che abbiamo veduto con i nostri occhi alla mensa della parola e del pane di vita.

Ciò che abbiamo contemplato, ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il verbo fa, toccarne Annunciamolo con gioia al mondo e testimoniamolo generosamente con tutta la nostra vita. Rinnovo di tutto il cuore a voi e ai vostri cari sentiti auguri per il nuovo anno e vi auguro una buona festività di epifania. Grazie.

Cari fratelli e sorelle, sono lieto di accogliere in udienza generale, a pochi giorni della celebrazione del Natale del Signore. Il saluto che corre in questi giorni sulle labbra di tutte e buon Natale, auguri di buone feste natalizie fa. In modo che anche nella società attuale lo scambio degli auguri non perda il suo profondo valore religioso. E la festa non venga assorbita dagli aspetti esteriori che toccano le corde del cuore, certo. Certamente i segni esterni sono

belli e importanti. Poiché non si distolgano, ma piuttosto ci aiutino a vivere il Natale nel suo senso più vero. Quello sacro e cristiano, in modo che anche la nostra, cioè non sia superficiale ma profonda. Con la liturgia natalizia, la Chiesa ci introduce nel grande mistero dell'incarnazione. Il Natale, infatti, non è un semplice anniversario della nascita di Gesù e anche questo, ma è più e celebrare un mistero che ha segnato e continua a segnare la storia dell'uomo stesso.

Dio stesso è venuto ad abitare in mezzo a noi, si è fatto realmente uno di noi. Un mistero che interessa la nostra fede, la nostra esistenza. Un mestiere che viviamo concretamente nelle celebrazioni liturgiche, in particolare nella Santa Messa. Qualcuno potrebbe chiedersi, come è possibile che io viva adesso questo evento così lontano nel tempo? Come posso prendere parte fruttuosamente alla nascita del figlio di Dio, avvenuta più di 2000 anni fa?

Nella Santa Messa della notte di Natale ripeteremo come ritornello al Salmo Responsoriale queste. Parole. Oggi è nato per noi il Salvatore. Questo verbo di tempo, oggi più. Corre più volte in tutte le celebrazioni natalizie ed è riferito all'evento della nascita di Gesù e alla salvezza che l'incarnazione del figlio di Dio viene a portare. Nella liturgia, tale avvenimento oltrepassa i limiti dello spazio e del tempo e diventa attuale presente.

Il suo effetto perdura, può, nello scorrere dei cione degli anni dei secoli. Indicando che Gesù nasce oggi la liturgia non usa solo una frase senza senso, ma sottolinea che questa nascita investe e permea tutta la storia. Rimane una realtà anche oggi, alla quale possiamo arrivare proprio nella liturgia. A noi credente la celebrazione del Natale rinnova la certezza che Dio è realmente presente con noi. Ancora carne. E non solo lontano, pur essendo per per essendo col padre, è

vicino a noi. Dio, il bambino NATO e Betlemme sia realmente avvicinato all'uomo e egli stesso uomo, e noi lo possiamo incontrare adesso e non oggi, che non a tramonto. Farà insiste su questo punto, perché l'uomo contemporaneo, uomo del sensibile. Dello sperimentabile empiricamente fa sempre più fatica ad aprire gli orizzonti ed entrare nel mondo di Dio. La redenzione dell'umanità viene certa in un momento preciso e identificabile nella storia. Nell'evento di Gesù di Nazareth.

Ma. Gesù è il figlio di Dio, è Dio stesso che non solo ha parlato all'uomo, gli ha mostrato segni mirabili, lo ha guidato lungo tutta una storia di salvezza, ma si è fatto uomo e rimane uomo. L'eterno è entrato nei limiti del tempo e dello spazio per rendere possibile oggi l'incontro con lui. Di torci natalizi ci aiutano a capire che gli eventi della salvezza operato da Cristo sono sempre attuali. Interessano ogni uomo e tutti

gli uomini, quando? Ascoltiamo o pronunciamo nelle celebrazioni liturgiche, questo oggi è nato per noi il Salvatore. Non stiamo utilizzando una volta espressione convenzionale, ma intendiamo che Dio ci offre oggi, adesso a me, ad ognuno di noi, la possibilità di riconoscerlo e di accoglierlo come fece il pastore a Betlemme, perché egli nasca anche nella nostra vita. E la Rai 9 la illumini la trasformi con la sua grazia, con

la sua. Presenza. Il Natale, dunque, mentre commemora la nascita, decisione della carne dalla Vergine Maria. E numerosi testi liturgici fanno rivivere ai nostri occhi questo e quell'episodio. Il Natale è un evento efficace per noi. Il Papa a San Leone Magno presentando il senso profondo della festa del Natale. Invitava i suoi fedeli con queste parole. Esultiamo nel signore miei cari e apriamo il nostro cuore alla gioia più pura. Perché è spuntato il giorno che per noi significa la nuova

redenzione. L'antica preparazione, la felicità eterna si rinnova infatti per noi nel ricorrente ciclo annuale l'alto mistero della nostra salvezza, che promesso all'inizio e accordato alla fine dei tempi, è destinato ad operare senza fine. E sempre San Leone, in un'altra delle sue omelie natalizie, affermava, oggi? L'autore del mondo è stato generato dal seno di una vergine. Colui che aveva fatto tutte le cose, si è fatto figlio di una donna.

Da lui stesso creata oggi. Il verbo di Dio è apparso rivestito di carne e mentre mai era stato visibile all'occhio umano, si è reso anche visibilmente palpabile. Oggi pastori hanno appreso dalla voce degli angeli che era nato il Salvatore. Nella sostanza del nostro corpo e della nostra anima. C'è un secondo aspetto al quale vorrei accennare brevemente, l'evento di Betlemme deve essere considerato alla luce del mistero Pasquale?

L'uno e l'altro sono parte dell'unica opera redentrice di Cristo. L'incarnazione e la nascita di Gesù ci invitano già ad indirizzare lo sguardo verso la sua morte, la sua risurrezione. Natale e Pasqua sono entrambe feste della redenzione. La Pasqua la celebra con vittoria sul peccato e sulla morte. Segna il momento finale quando la gloria dell'uomo, Dio splende come la luce del giorno in. Natale la celebra come l'entrare di Dio nella storia, facendosi uomo per riportare l'uomo a Dio.

Segna, per così dire, il momento iniziale. Quando si intravede il Chiarore dell'Alba. Ma proprio come l'Alba precede. E faccia presacire la luce del giorno, così il Natale annuncia già la croce e la gloria della risurrezione. Anche due periodi dell'anno in cui sono collocate le due grandi feste, almeno in alcune aree del mondo, possono aiutare a comprendere questo aspetto? Infatti, mentre da Pasqua cade all'inizio della primavera, quando il sole vince le dense fredde nebbie e rinnova la

faccia della terra. In Natale, corde proprio all'inizio dell'inverno, quando la luce e il calore del sole non riescono a risvegliare la natura avvolta dal freddo, sotto la cui Corte però pulsa la vita e comincia di nuovo. La vittoria del sole, del caldo. I padri della Chiesa leggevano sempre la nascita di Cristo alla luce dell'intera opera redentrice che trova il suo vertice nel mistero Pasquale. L'incarnazione del figlio di Dio appare non solo come l'inizio.

E la condizione della salvezza, ma come? La presenza stessa del mistero della nostra salvezza, Dio si fa uomo. Nasce bambino come noi, prende la nostra carne per vivere la morte e il peccato. Due significativi testi di San Basilio lo illustrano bene. San Basilio diceva è fedele. Dio assume la carne. Distruggere la morte in essa nascosta. Come gli antidoti di un veleno, una volta inseriti, ne annullano gli effetti e come le tieni però di una casa si dissolvono alla

luce del sole. Così la morte che dominava sull'umana natura fu distrutta dalla presenza di Dio. E come il ghiaccio rimane solido nell'acqua finché dura la notte e regnano le tenebre, ma subito si scioglie il calore del sole. Così la morte che aveva regnato fino alla venuta di Cristo, appena apparve la grazia di Dio Salvatore Esorse, il sole di giustizia fu ingoiata dalla vittoria. Non potende coesistere con la vita. E ancora, San Basilio, in un'altro testo rivolgeva questo

invito. Rubiamo la salvezza del mondo, il Natale del genere umano o. È stata rimessa la colpa di Adamo? Ormai non dobbiamo più dire sei in polvere in polvere, tornai, ma. Uniti a colui che è venuto dal cielo, sarei ammesso in cielo. Nel Natale noi incontriamo la tenerezza e l'amore di Dio che si china sui nostri limiti, sulle nostre debolezze, sui nostri peccati e si abbassa fino a noi.

San Paolo afferma che Gesù Cristo, pur essendo nella condizione di Dio, suotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando. Simile agli uomini? Partiamo alla grotta di Betlemme, Dio si abbassa fino ad essere adacciato in una manciatoia. Che ci ha preludi dell'abbassamento nell'ora della sua passione. Culmine della della storia di amore tra Dio e l'uomo. Passa attraverso la manciatoia di Betlemme e il sepolcro di Gerusalemme.

Cari fratelli e sorelle, viviamo con gioia e Natale che si avvicina. Questo evento meraviglioso. Figlio di Dio, nasce ancora oggi, Dio è veramente vicino a ciascuno di noi e vuole incontrarci, vuole portarci a lui. Vera luce che dirada e dissolve le tenebre che avvolgono la nostra vita e l'umanità. Viviamo il Natale del Signore contemplando il cammino dell'amore immenso di Dio. Che ci ha innalzati a sé attraverso il mistero di incarnazione, passione, morte e

riservazione del suo figlio. Poiché come afferma Sant'Agostino in Cristo La divinità dell'unigenito si è fatta partecipe della nostra mortalità. Affinché noi possiamo partecipi della sua immortalità. Viviamo questo mistero. Nella celebrazione dell'eucarestia. Centro del Santo Natale lì. Si rende presente in modo reale Gesù Padre. Pane disceso dal cielo, vero agnello sacrificato per la nostra salvezza. Auguro a tutti voi e alle vostre famiglie di celebrare un Natale veramente cristiano.

In modo che anche gli scambi di auguri per giorno siano espressione della gioia di sapere che Dio ci è vicino. E volpe accorre con noi il cammino della vita. Grazie. Cari fratelli e sorelle, sono lieto di accogliervi in questa prima udienza generale del nuovo anno e di tutto il cuore, porgo a voi e alle vostre famiglie i miei affettuosi voti augurali. Nella nascita di Cristo, suo figlio ha inondato di gioia il mondo intero, disponga opere e

giorni nella sua pace. Siamo nel tempo Liturgico del Natale che inizia la sera del 24 dicembre con la vigilia e si conclude con la celebrazione del battesimo del Signore. L'arco dei Cioni è breve ma denso di celebrazioni e di misteri e si raccoglie tutto intorno alle tue grandi solennità del Signore, Natale e Epifania. Il nome stesso di queste due feste indica la rispettiva fisionomia. Il Natale celebra il fatto storico della nascita di cesura, Betlemme.

L'Epifania, nata come festa in Oriente, indica un fatto ma soprattutto un aspetto del mistero di. Rivela nella natura umana di Cristo e questo è il senso del verbo greco Epifenosi. Farsi visibili.

In tale prospettiva, l'Epifania richiama una pluralità di eventi che hanno come oggetto la manifestazione del Signore, in modo particolare l'adorazione dei maci, che riconosco in Gesù il Messia atteso, ma anche il battesimo nel fiume Giordano con la sua teofania, la voce di Dio dall'alto e il miracolo alle nozze di Cana. Come primo segno operato da Cristo. Una bellissima antifona della liturgia delle ore onifica queste tre avvenimenti intorno

al tema delle nozze tra Cristo e la Chiesa e dice. Chiesa si unisce al suo sposo celeste perché nel Giordano Cristo ha lavato i suoi peccati. I Magi Corno condoni alle nozze regale, i convitati ci riuscono vedendo l'acqua mutata in vino. Possiamo quasi dire che nella festa del. Si sottolinea il nascondimento di Dio nell'umiltà della condizione umana nel bambino di Betlemme. Nell'Epifania invece si evidenzia il suo manifestarsi, l'apparire di Dio, attraverso questa stessa umanità.

In questa catechesi vorrei richiamare brevemente qualche tema proprio della celebrazione del Natale del Signore, affinché ciascuno di noi possa avverarsi alla fonte inesauribile di questo mistero e portare i frutti di vita. Anzitutto, ci domandiamo. Ma nella prima reazione davanti a questa straordinaria azione di Dio che si fa bambino, si fa uomo. Penso la prima reazione non può

essere altra che gioia. Rallegriamoci tutti nel signore perché è nato nel mondo di Salvatore, così inizia la messa della notte di Natale e abbiamo appena sentito le parole dell'angelo ai pastori. Ecco, io vi annuncio una grande gioia. È il tema che apre il Vangelo ed è il tema che lo chiude, perché Gesù, risorto, rimproverà agli apostoli proprio di essere tristi, incompatibile con la il fatto che lui rimane uomo in eterno. Ma facciamo un passo avanti, da dove nasce questa gioia?

Direi che nasce dallo stupore del cuore nel vedere come Dio ci avvicina come Dio pensa a noi come Dio agisce nella storia. È una gioia, quindi, che nasce dal contemplare il volto del volume del bambino. Perché sappiamo che il volto di Dio, presente per sempre, nell'umanità, per noi e con noi. Il Natale è. Gioia. Perché vediamo e siamo finalmente sicuri che Dio è il bene. La vita, la verità dell'uomo. E si apparsa fino all'homo per innalzarci a sé.

Dio diventa così vicino da poter vedere e toccare. La Chiesa contempla questo ineffabile mistero. E i testi della liturgia di questo tempo sono pervasi dallo stupore e dalla gioia. Tutti i canti di Natale esprimono questa gioia. Natale è il punto in cui cielo eterazioniscono. Espressioni che sentiamo in pesticcione sottolineano la grandezza di quanto è avvenuto. Il lontano Dio sembra lontanissimo, è diventato

vicino. Volesse raggiungibile, lui che esiste prima del tempo, cominciò adesso nel tempo il signore dell'universo velando la grandezza della Sua Maestà. Prese la natura di servo esclama San Leone Manuel nel suo secondo sermone di Natale. In quel bambino bisognoso di tutti come bambini sono. Che Dio è eternità, Forza, Santità, vita, gioia si unisce a ciò che siamo noi, debolezza,

peccato, sofferenza, morte. La teologia e la spiritualità del Natale usano una espressione per descrivere questo fatto e parlano di ammirabile commercium, cioè di ammirabile scambio tra la divinità e l'umanità. Sant'Etanasio di Alessandria afferma Il figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio. Ma soprattutto se con sandi o nemanio, il suo celebre omelie sul Natale, che questa realtà diventa oggetto di profonda meditazione. In fattori santi, pontefici, santi, pontefici, se.

Ci appelliamo in. Condiscendenza della divina misericordia. Che ha indotto il creatore degli uomini a farsi uomo. Essa ci eleverà alla natura di colei che noi adoriamo nella nostra natura. Il primo atto di questo meraviglioso scambio si opera nell'umanità stessa di Cristo. Il Verabo ha assunto la nostra umanità, in cambio la natura umana è stata elevata, la

dignità divina. Il secondo atto dello scambio consiste nella nostra reale ed intima partecipazione alla divina natura del verbo dice San Paolo quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio, nato da donna, NATO sotto la legge per riscattare quelli che erano sotto la legge perché ricevessimo l'adozione al figlio. Il Natale è così, la festa in cui Dio si fa così vicino all'uomo. Da condividere.

Il suo stesso atto di nascere. Per rivegliarli la sua dignità più profonda, quella di essere figli di Dio. E così il sogno dell'umanità, cominciando in paradiso, vorremmo essere come Dio. Si realizza in modo inaspettato, non per la grandezza dell'uomo, che non si può fare Dio. Ma per l'umiltà di Dio che scende e così si entra nella sua umiltà e eleva alla vera grandezza del suo essere. Concilio Vaticano secondo in proposito, ha detto così.

In realtà soltanto nel mistero del verbo inconato trova vera luce il mistero dell'uomo, altrimenti rimane un enigma, che cosa vuole questa creatura uomo? Solo vedendo che Dio è con noi, possiamo vedere luce per nostre essere felici di essi, uomini e vivere con fiducia e gioia. E dove si rende presente il nuoto reale. Questo meraviglioso scambio perché opere nella nostra vita e la renda un'esistenza di veri figli di Dio. Diventa molto concreta

nell'eucaristia. Partecipiamo alla Santa Messa. Noi presentiamo a Dio il nostro il pane e il vino frutto della terra. Perché egli li accetti li trasformi. Tonandoci se stesso e facendosi nostro cibo. Affinché, ricevendo il suo corpo e il suo sangue, partecipiamo alla sua vita divina. Forei, infine, soffermarmi su un'altro aspetto del Natale.

Quando l'angelo del Signore si presenta ai pastori nella notte della nascita di Gesù, l'Evangelista Luca nota che la gloria del Signore li avvolse di luce. Il prologo del Vangelo di Giovanni parla del verbo fatto, carne come te, la luce vera che viene nel mondo, la luce capace di illuminare ogni uomo. La liturgia natalizia è pervasa di luce, la venuta di Cristo Dirada le tenebre del mondo, riempie la notte Santa di un Folgore celeste.

E diffonde sul volto degli uomini lo splendore di Dio padre anche oggi. Avvolti dalla luce di Cristo siamo invitati con insistenza dalla liturgia natalizia a farci illuminare la mente, il cuore da Dio che ha mostrato il fulgore del suo volto. Il primo prefazio di Natale proclama nel mistero del verbo incarnato, è apparso agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore, perché, conoscendo Dio visibilmente. Permesso suo. Siamo rapiti all'amore. Delle realtà invisibili.

Nel mistero dell'incarnazione di Dio, dopo aver parlato ed essere venuto nella storia mediante messaggeri e consegne, è apparso è uscito dalla sua luce, inaccessibile per illuminare il mondo. Nella solennità dell'Epifania, sei cenaio. Che celebreremo tra conclusione, la Chiesa propone un brano molto significativo del profeta Isaia, alzati. Rivestiti di luce perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te,

perché? Ecco la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli, ma su di te splende il signore. La sua gloria appare su di te. Cammineranno recenti alla tua luce? Il re ha lo splendore del tuo sorgere. È un invito rivolto alla Chiesa, la Comunità di Cristo, ma anche a ciascuno di noi, a prendere ancora più viva coscienza. Della missione e della responsabilità verso il mondo. Nel testimoniare e portare la luce nuova del Vangelo.

All'inizio della Costituzione, Lumen gentium del Concilio Vaticano secondo troviamo le seguenti parole. Essendo Cristo la luce delle genti, questo Santo Concilio ha donato nello Spirito Santo. Ha radentemente desidera con la luce di lui splendente sul volto della Chiesa, illuminare tutti gli uomini, annunziando il Vangelo a ogni creatura, il Vangelo e la luce, da non nascondere e da mettere sulla

lucerna. La Chiesa non è la luce, ma riceve la luce di Cristo, la accoglie per essere illuminata e per diffondere in tutto il suo splendore. E questo deve avvenire anche nella nostra vita personale. Ancora una volta cito San Leone Magno che ha detto, nella notte Santa riconosce cristiano, la tua dignità. E reso partecipe della natura divina. Non vuole ricadere alla condizione spregevole di un

tempo con una condotta indegna. Ricordati chi è il tuo capo e di quale corpo sei membro, ricordati che strappato dal potere delle tenebre. Sei stato trasferito nella luce e nel Regno di Dio. Cari fratelli e sorelle, il Natale è fermarsi a contemplare quel bambino. Il mistero di Dio che si fa uomo nell'umiltà e nella povertà. Ma è soprattutto accogliere ancora di nuovo in noi stessi, che il bambino che è Cristo signore, per vivere della sua stessa vita, per far sì che i suoi sentimenti.

I suoi pensieri, le sue azioni siano i nostri sentimenti, i nostri pensieri e le nostre azioni. Cioè celebrare il Natale e quindi manifestare la gioia, la novità, la luce che questa nascita ha portato in tutta la nostra esistenza, pensa anche noi portatori della gioia della vera novità. Della luce di Dio agli altri. Tutti gli auguri di un tempo natalizio Benedetto dalla

presenza di Dio, grazie. Cari fratelli e sorelle, il Natale del Signore illumina ancora una volta con la sua luce le tenebre che spesso avvolgono il nostro mondo, il nostro cuore. E porta speranza e gioia. Da dove viene questa luce dalla gotta di Betlemme, dove i pastori trovarono Maria e Giuseppe, il bambino adacciato nella Manciatoia. Di fronte a questa Santa famiglia sorge un'altra più profonda domanda.

Come può che il piccolo e debole bambino avere portato una novità così radicale nel mondo da cambiare il coso della storia? Non ci fosse qualcosa di misterioso nella sua origine che va al di là di quella grotta. Sempre di nuovo. Riemerge così la domanda sulle origini decision, la stessa che pone il procuratore Ponzio Pilato durante il processo di dove sei tu? Eppure.

Eppure si tratta di un'origine ben chiara, nel Vangelo di Giovanni, quando il Signore afferma, Io sono il pane deciso dal cielo e ci dei reagiscono, memorando. Costui non ne fosse Gesù, il figlio di Giuseppe. Lui non conosciamo il padre e la madre. Come tu che può dire, sono disceso dal cielo? E poco più tardi cittadini di Gerusalemme si oppongono con forza di fronte alla pretesa messiane città di Gesù, affermando che si sa bene di dov'è.

Il Cristo, invece, quando verrà nessuno saprà di dove sia. Gesù stesso fa notare quanto si è adeguata in adeguata la loro pretesa di conoscere la sua origine e con questo offre Ciao orientamento, per sapere da dove. Venga. Non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero e voi non lo conoscete. Certo, Gesù è originario di Nazareth, è nato a bitlemme. Ma che cosa sa della sua vera origine? Nei quattro, vancini e merci con chiarezza, la risposta alla

domanda, da dove viene? Cison, la sua vera origine è il padre Dio. Egli proviene totalmente da lui, ma in un modo diverso da qualsiasi profeta o inviato da Dio che l'hanno preceduto. Professor, origini dal mistero di Dio che nessuno conosce, è contenuta già nei racconti dell'infanzia dei Vangeli di Matteo e di Luca che stiamo leggendo in questo tempo natalizio. L'angelo Gabriele annuncia lo spirito, scenderà su di te e la potenza dell'altissima ti coprirà con la sua ombra.

Perciò colui che nasce la sarà Santo, è chiamato figlio di Dio. Ripetiamo queste parole ogni volta che recitiamo il credo, la processione di fede, professione di fede, è incarnato. Sesti Spirito Santo, ex Maria Vergine, per opera dello Spirito Santo incarnato nel seno della Vergine Maria. A questa frase ginocchiamo, perché è vero che nascondeva Dio viene per così dire, aperto. Il suo mistero insondabile, inaccessibility ci tocca. Dio diventa l'emanuele Dio con

noi. Quando ascoltiamo le messe composte dai grandi maestri di musica sacra, penso per esempio alla messa di incoronazione di Mozart, notiamo subito come si soffermino in modo particolare su questa frase, facevo cercare di esprimere con il linguaggio universale della musica. Ciò che le parole non possono manifestare il mistero grande di

Dio che si incarna si fa uomo. Se consideriamo attentamente l'espressione per opera dello Spirito Santo NATO dalla nel seno della Vergine Maria, troviamo che essa include quattro soggetti che agiscono in modo esplicito. Vengono menzionato lo Spirito Santo e Maria e sottinteso egli, cioè il figlio che si è fatto carne nel seno della Vergine.

Nella professione di fede, il credo ci viene definito con diversi appellativi, signore Cristo ogni 100 figlio di Dio, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio, vero, te da sé, stessa sostanza del padre. Allora che egli rinvia ad un'altra persona, quella del padre. Il primo soggetto di questa frase, dunque il padre che con il figlio e lo Spirito Santo è l'unico Dio.

Questa affermazione del credito non riguarda l'essere eterno di Dio, ma piuttosto ci ci parla di una azione a cui prendono parte le tre persone divine e che si realizza ex Maria Vergine. Senza di lei, l'ingresso di Dio nella storia dell'umanità non sarebbe giunto al suo fine e non avrebbe avuto luogo. Quello che è centrale nella nostra professione di fede. Dio è un Dio con noi. Così Maria appartiene in modo irrinunciabile alla nostra fede, nel Dio che agisce, che entra

nella storia. E la mette a disposizione tutta la sua persona. Accetta di diventare il luogo dell'abitazione di Dio. A volte anche nel cammino nella vita di fede, possiamo avvertire la nostra povertà, la nostra inadeguatezza di fronte alla testimonianza da offrire al mondo. Ma Dio ha scelto proprio una umile donna in uno sconosciuto villaggio in una delle province più lontane del grande impero romano. Sempre, anche in mezzo alle difficoltà, più arde da

affrontare. Dobbiamo avere fiducia in Dio, rinnovando la fede nella sua presenza. E azioni nella nostra storia come mi creda di Maria, nulla è impossibile a Dio con lui la nostra esistenza cammina sempre su un terreno sicuro ed è aperto ad un futuro di ferma speranza. Professando nel credo per opera dello Spirito Santo, si è incarnato nel segno della Vergine Maria, affermiamo che lo Spirito Santo, come forza del Dio altissimo, ha operato in modo misterioso nella Vergine Maria.

Il concepimento del figlio di Dio. L'evangelii San Luca riporta le parole dell'Arcangelo Gabriele, lo spirito scende là, su di te e la potenza dell'altissimo ti coperà con la sua ombra. Tuoi richiami sono evidenti, il primo è al momento della creazione, all'inizio del del libro della Cenesi. Leggiamo che lo spirito di Dio allecciava sulle acque. È lo spirito creatore che ha dato vita a tutte le cose e all' essere umano.

Ciò che accade in Maria, attraverso l'azione dello stesso spirito divino, è una nuova creazione. Dio che ha chiamato l'essere dal nulla con l'incarnazione da vita ad un nuovo inizio della umanità. I padri della Chiesa più volte parlano di Cristo come del nuovo Adamo per sottolineare l'inizio della nuova creazione, dalla nascita del figlio di Dio nel seno della Vergine Maria. Questo ci fa riflettere su come la fede porti anche in noi una novità così forte da produrre una seconda nascita.

Infatti, all'inizio dell'essere cristiani c'è il patismo che ci fa rinascere come figlio di Dio, ci fa partecipare alla relazione filiale che ci sarà con il padre. E vorrei far notare come il battesimo si riceve, noi siamo battezzati, è un passivo perché nessuno è capace di rendersi figlio di Dio da sé, è un dono che viene conferito gratuitamente. San Paolo richiama questa figliolanza adottiva dei cristiani in un passo centrale della sua lettera ai romani, dove scrive.

Tutti quelli che sono guidati dallo spirito di Dio, questi sono figli di Dio e voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura. Avete ricevuto lo spirito che rende i figli adottivi? Permesso del quale gridiamo? A padre? Lo spirito stesso, insieme al nostro spirito a testa che siamo figli di Dio, non servi. Solo se ci apriamo all'azione di Dio, come Maria, solo se affidiamo la nostra vita al signore come ad un amico di cui ci fidiamo totalmente, tutto

cambia. La nostra vita acquista un nuovo senso, è un nuovo volto. Credo di figlio, di un padre che ci ama e mai ci abbandona. Aveva parlato di due elementi, elemento prima lo spirito sulle acque, lo spirito creatore. C'è un'altro elemento nelle parole dell'annunciazione, l'angelo di Gianmaria, la potenza dell'altissimo ti

coprirà con la sua ombra. È un richiamo alla nube Santa che durante il cammino dell'esodo si fermava sulla tenda del convegno sull'Arca dell'Alleanza che il popolo dise li portava con sé e che indicava la presenza di Dio. Maria, quindi, è la nuova tenda Santa, la nuova Arca dell'Alleanza, con il suo sì alle parole dell'Arcangelo Dio riceve una dimora in questo mondo, colui che l'universo non può contenere, prende dimora nel grembo di una vergine.

Ritorniamo allora alla questione da cui siamo partiti. Quella sull'origine dice insomma, sintetizzata dalla domanda di Pilato, di dove sei tu? Dalle nostre riflessioni appare chiara fin dall'inizio dei Vangeli, qual è la vera origine di Gesù? Egli è il figlio nel centro del padre, viene da Dio. Siamo di fronte al grande e sconvolgente mistero che celebriamo in questo tempo di Natale, il.

Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, si è incarnato nel seno della Vergine Maria. E questo è un annuncio che risuona sempre nuovo e che porta in sé speranza e ciò è al nostro cuore, perché ci torna ogni volta la certezza che, anche se spesso ci sentiamo deboli, poveri, incapaci davanti alle difficoltà e al male del mondo. La potenza di Dio agisce sempre e opere meraviglie proprio nella debolezza. La sua grazia è la nostra forza, grazie.

Cari fratelli e sorelle. In questo tempo natalizio ci soffermiamo ancora una volta. Sul grande mistero che Dio è sceso dal suo cielo per entrare nella nostra carne, Gesù. In Gesù, Dio sè incarnato, è diventato uomo come noi e così ci ha aperto la strada verso il suo cielo, verso la comunione

piena con lui. In questi giorni nelle nostre chiese è lesionata più volte il termine incarnazione di Dio per esprimere la realtà che ci arriviamo nel Santo Natale, il figlio di Dio si è fatto uomo, come recitiamo nel credo. Ma che cosa significa questa parola centrale per la fede cristiana? Incarnazione deriva dal Latina Incarnatio Sant'Ignazio di Anteochia, fine del primo secolo e soprattutto sant'ereneo hanno usato questo termine riflettendo sul Pro Loco del Vangelo di San Giovanni.

In particolare sulla espressione il verbo si fece carne. Qui la parola carne, secondo l'uso ebraico, indica l'uomo nella sua integralità tutto l'uomo, ma proprio sotto l'aspetto della sua catucità e temporalità. Della sua povertà e indigenza, contingenza. Questo per per dirci che la salvezza portata dal Dio fatto sì carne in cicernazet tocca l'uomo nella sua realtà concreta, in qualunque situazione si.

Trovi. Dio ha assunto la condizione umana per sanarla da tutto ciò che la separa da lui, per permetterci di chiamarlo nel suo figlio in centro con il nome di Appapare, ed è severamente figli di Dio. Sant'Erea afferma, questo è il motivo per quel verbo, si è fatto uomo e il figlio di Dio, figlio dell'uomo, perché l'uomo? Entrando in comunione con il verbo e ricevendo così l'affiliazione divina diventasse figlio di Dio.

Il verbo si fece carne, è una di quelle verità a cui ci siamo così abituati che quasi non ci colpisce più la grandezza dell'evento che si esprime. Ed effettivamente in questo periodo natalizio, in cui tale espressione ritorna spesso nella liturgia, a volte si è più attenti agli aspetti esteriori, ai colori della festa che al cuore della grande novità cristiana che celebriamo. Qualcosa di assolutamente

impensabile. Tesoro, Dio poteva operare, in cui possiamo entrare solamente con la fidem, il Logos, che presso Dio, il Logos che è Dio, il creatore del mondo, per quale furono create tutte le cose? Chi ha accompagnato e accompagna gli uomini nella storia con la sua luce diventa uno tra l'altro prende dimora in mezzo a noi e diventa uno di noi. Il Consiglio economico Vaticano secondo afferma di.

Figlio di Dio, ha lavorato con mani di uomo, ha pensato con mente di uomo, ha agito con volontà di uomo, ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi. In tutto simile a noi fuorché nel peccato e. Importante recuperare lo stupore di fronte a questo mistero, lasciarci avvolgere dalla grandezza di questo evento. Vero Dio creatore di tutto, ha percorse percorso come uomo le nostre strade.

Entrando nel tempo dell'uomo per comunicarci, comunicarci a se stessa, vita. E lo ha fatto non con lo splendore di un sovrano che associetà con il suo potere il mondo. Ma con l'umiltà di un bambino. Vorrei sottolineare un secondo elemento del Santo Natale, di solito si scambia qualche dono con le persone più vicine. Talvolta, poi, se non ci sia fatto per Convenzione. Ma generalmente esprime affetto, è un segno di amore e di stima.

Nella preghiera, sulle offerte della messa dell'aurora, della sovranità di Natale. La chiesa prega così. Accetta o parte la nostra offerta? In questa notte di luce e per questo misterioso scambio di doni, trasformarci nel Cristo tuo figlio che innalzato accanto a te nella gloria. Il pensiero della donazione, quindi, è al centro della liturgia e richiama la nostra coscienza, l'originaria dono del Natale.

In quella notte Santa Dio, facendosi carne, ha voluto farsi dono per gli uomini, ha dato se stesso per noi, che ha fatto sé il suo figlio, unico dono per noi assunto la nostra umanità, per donarci la sua divinità. Questo è il grande dono. Anche nel nostro donare non è importante che ne regala sia costoso o meno, chi non riesce a donare un'ipotesi stesso. Dona sempre troppo poco. Anzi, a volte si cerca proprio di sostituire il cuore e l'impegno di donazione di sé con

il denaro, con cose materiali. Il mistero dell'incarnazione sta a indicare che Dio non ha fatto così, non ha donato qualcosa, ma ha donato se stesso nel suo figlio, nei genitori e troviamo qui il modello del nostro donare, perché le nostre relazioni, specialmente quelle più importanti, siano guidate

dalla gratuita dell'amore. E vorrei offrire una terza riflessione, il fatto delle incarnazioni di Dio che si fa come uomo, come noi ci mostra l'inaudito realismo dell'amore divino, la zia di Dio, infatti, non si limita alle parole, anzi, potremmo dire che non si accontenta di parlare, ma si immerge nella nostra storia e assume su di sé la fatica.

E il peso della vita umana. Il figlio di Dio si è fatto veramente uomo, è nato dalla Vergine Maria in un tempo e un luogo determinati a Betlemme, durante il Regno dell'imperatore Augusto, sotto il governatore Quirino. È cresciuto in una famiglia, ha avuto degli amici, ha formato un gruppo di discepoli, ha iscritto gli apostoli per continuare la sua missione. Ha terminato il corso della sua

vita terrena sulla croce. Questo modo di acere di Dio è. Un. Forte stimolo ad interrogarsi sul realismo della nostra fede che non deve essere limitata alla sfera del sentimento. Delle emozioni, ma deve entrare nel concreto della nostra esistenza, deve toccare cioè la nostra vita di ogni giorno. E orientare, anche in modo pratico. Si è fermato alle parole, ma ci ha indicato come vivere. Condividendo la nostra stessa

esperienza, forche nel peccato. Il catechismo di San Pio decimo che alcuni di noi hanno studiato da ragazzi con la sua essenzialità, alla domanda per vivere secondo Dio, che cosa dobbiamo fare? Risposta. Vivere secondo Dio, dobbiamo credere nelle verità rivelate da noi e osservare i suoi comandamenti con l'aiuto della sua grazia che si ottiene mediante i sacramenti. E l'oreazione. Fede è un aspetto fondamentale che interessa non solo la mente e il cuore, ma tutta la nostra

vita. Un ultimo elemento, propongo alla vostra riflessione. San Giovanni afferma che il verbo, il Logos, era fin dal principio presso Dio e che tutto è stato fatto per mezzo del verbo e nulla di ciò che esiste è stato fatto senza di lui. Evangelisti, saluti chiaramente al racconto della creazione che si trova nei primi capitoli del libro della cinesi e lo rileggi alla luce di Cristo.

Questo è un criterio fondamentale nella lettura cristiana della Bibbia, l'antico e il nuovo Testamento vanno sempre letti insieme. E a partire dal nuovo si dischiude in senso più profondo, anche dell'antico. Che lo stesso verbo che si sta sempre presso Dio, che Dio egli stesso e permezzo del quale, in vista del quale tutto è stato. Creato. Si è fatto uomo, il Dio eterno e infinito. Si è emerso nella finitezza umana, nella sua creatura, per ricondurre l'uomo l'intera

creazione a lui. Il catechismo della Chiesa cattolica afferma. La prima creazione trova il suo senso e i suoi vertici nella nuova creazione in Cristo. Il cui splendore supera quello della prima. I padri della Chiesa hanno accostato Gesù ad Adamo, tanto da da definirlo, secondo Adamo o l'adamo definitivo l'immagine perfetta di Dio. Con l'incarnazione del figlio di Dio avviene una nuova creazione che dona la risposta completa

alla domanda chi è l'uomo? Solo in Gesù si manifesta compiutamente il progetto di Dio sull'essere umano. Egli è l'uomo definitivo secondo Dio. Il Concilio Vaticano secondo lei ribadisce con forza, dici così? In realtà, solamente nel mistero del verbo incarnato trovo vera luce il mistero dell'uomo. Cristo, nuovo Adamo, manifesta pienamente l'uomo all'uomo. Egli svela la sua altissima

vocazione. In quel bambino il figlio di Dio contemplato nel Natale. Riconoscere il vero volto non solo di Dio, ma il vero volto dell'essere umano e solo a prenderci all'azione della sua grazia e cercando ogni giorno di seguirlo. Noi realizziamo il progetto di Dio su di noi, su ciascuno di noi.

Cari amici, in questo periodo, meditiamo la grande e meravigliosa ricchezza del mistero dell'incarnazione, per lasciare che il signore ci illumini e ci trasformi sempre più a immaginate insieme al figlio, fatto uomo per noi, grazie.

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