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Angelo Comastri: Dio è amore (#5) - Mi basta un ideale

Mar 27, 202341 min
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Quinta meditazione Quaresimale "Mi bastava un ideale" a cura del Card. Angelo Comastri.

Transcript

Nel nome del padre e del figlio e dello Spirito Santo, Amen. Vieni, Spirito Santo, Vieni e Apri i nostri occhi affinché comprendiamo la bellezza e la preziosità della fede. La fede è l'unica luce che illumina il cammino della nostra vita e ci fa vedere anche al di là della vita.

Vieni, Spirito Santo, Amen. Vi racconto in questo incontro la drammatica vicenda di un giovane francese condannato a morte all'età di 27 anni, condannato alla ghigliottina, che in Francia è stata in vigore fino al 1981. Questo giovane pensate prima di morire, scrisse su un foglio, sono felice, addio. Come è stato possibile? Ascoltate, e capirete. Parto ad un'affermazione di Roger Schutz, fondatore della Comunità ecumenica di Telese.

Tusk ha detto, viaggiando nei paesi poveri del terzo mondo si incontrano tante persone denutrite nel corpo, ma belle nell'anima. Viaggiando invece nei paesi del benessere, si incontrano persone belle nel corpo, ma tanto brutte nell'anima. Tutto questo è Verissimo. E nei pressi del benessere, i detrimento spirituale colpisce soprattutto i giovani che si spengono e si stancano della vita e talvolta la aggrediscono con una inaudita violenza e la bruciano con leggerezza impressionante.

Ecco infatti la drammatica storia di un giovane moderno finito sulla ghigliottina il 1 ottobre 1957. Questo giovane si chiama Jacques Fesch. Chi era? Era un giovane che a 24 anni commise un delitto terribile e su delitto e la conclusione drammatica di una vita vuota e senza ideali ma inevitabilmente piena di egoismo e di capricci. Ecco una veloce.

Cronaca del delitto il 24 Febbraio 1954 Jacques o Giacomo entra al mattino nel negozio di un cambiavalute, un certo Alberto Silverstein e rivia 39. a Parigi ordina un quantitativo di lingotti d'oro. L'uomo si fida perché sa che alle spalle del giovane c'è un padre molto facoltoso, molto ricco, che può tranquillamente pagare.

Nel pomeriggio dello stesso giorno Jacques torna a prelevare l'oro, arrivato soltanto in parte, ma invece di pagare approfitta di un momento di disattenzione del cambiavalute e lo colpisce alla testa con il calcio della rivoltella prelevata nel cassetto di suo padre. Il vecchio Silverstein reagisce e invoca aiuto con tutta la voce che ha allora fugge. Raggiunge a rise, Mar arriva al bar dei cittadini, sempre a Parigi, dove scorge un caseggiato con la porta carri aperta.

Questo porta immette in un cortile. Jacques entra dentro. Intanto alcune persone lo stanno inseguendo, capeggiate da un agente di polizia chiamato in aiuto. Jacques sale al quinto piano e la sua tende che torni un po di calma. Passate alcuni momenti, si aggiusta un po il vestito e ridiscende lentamente, facendo finta di niente. E si avvia verso l'uscita. Ma uno lo riconosce e grida, e

lui? La gente di nome George, venne ordina mani in alto, Jacques si gira sui tacchi e tenendo la mano e la rivoltella nella tasca, dell'impermeabile spara un colpo. Jack era alto e la gente di polizia era piuttosto basso. Il colpo lo raggiunge al cuore e muore immediatamente. Jacques scappa ancora, spara. Successivamente un'altro colpo e viene finalmente arrestato nella stazione richelieu della metropolitana.

La giornata del suo folle sogno termina nel tetro silenzio di un carcere di Parigi. Perché questo delitto? I genitori di Jack erano di origine belga e si erano trasferiti in Francia, erano benestanti e apparentemente sembrava che nulla mancasse loro per essere felici. Il Padre George, già direttore di un'importante istituto di credito a Bruxelles, diceva a Saint Germain, nelle presso Parigi, una Banca belga per stranieri. Egli era ateo e di temperamento molto duro e autoritario.

Non si preoccupava mai del figlio se non per spegnerli. Ogni entusiasmo e soprattutto la fede. Come fa a pensare tutto questo? Certi comportamenti dei giovani hanno radici lontane e molto spesso affondano nel tessuto di esperienze fallimentari vissute all'interno della propria famiglia. Poter raccontarvi tanti esempi. Torniamo a Jacques, NATO a gemona alle il 6 Aprile 1930, era un fanciullo da piccolo, simpatico, traboccante di affetto, soprattutto verso la madre.

Per 9 anni ricevete una buona educazione, un istituto religioso. Ma a 17 anni, per influsso del padre, si allontanò definitivamente dalla fede. Il 5 giugno 1951, a 21 anni, sposa civilmente pierrette polacche e nasce loro una bambina. La la chiamano Veronique, oggi è ancora vivente. Ma sei presto abbandona la moglie e la figlioletta. Jacques, intanto, voleva mettere in proprio una ditta concorrente con quella del Suocero, una ditta di trasporto del carbone.

La mamma mette a disposizione del denaro, ma egli non lo sa usare. È scoraggiato e decide di evadere acquistando un battello, uno yacht e partendo per la Polinesia. Jacques non è abituato a lottare e pertanto fugge dal problema, ma per acquistare il battello occorrevano 2.200.000 vecchi franchi. Jacques gli chiede al padre, Ma il padre li rifiuta? Allora Jacques decide la rapina con l'esito che ormai

conosciamo. Questa è la scheda scarna della vita di un giovane che, privo di ogni ideale, approda quasi inconsapevolmente alla tragedia del delitto. Fin da ora vale la pena di ricordare l'importanza degli esempi della famiglia nei confronti dei figli e vale la pena sottolineare anche l'importanza di una buona impostazione degli anni dell'adolescenza e della giovinezza per la buona riuscita di tutta la vita.

Oggi il modo di vivere la giovinezza molto spesso conduce ad una vita adulta incapace di impegni e incapace di responsabilità. Da che mondo è mondo si raccoglie perché si semina. Cosa accade in carcere? Ora ripercorriamo un cammino nel quale la grazia di Dio ribalta una situazione tragica e fa nascere una creatura completamente nuova. Sono i grandi miracoli di Dio, quando lo si lascia operare. Jacques viene rinchiuso nel carcere della santé a Parigi, in una cella di isolamento.

I cappellano gli si avvicina subito, amorevolmente, maja che reagisce dicendogli, io non ho la fede, non ho bisogno di lei. La accompagna alla porta. Ma intanto tutto è crollato nella sua vita e lentamente egli cerca di capire come abbia fatto a cadere in quel precipizio. Ecco il suo racconto. Spesso mi hanno detto, Avevi tutto per essere felici, non si capisce come un ragazzo come te dico sì, buona famiglia sia

potuto giungere a tanto. Bajac commenta, quanto sono false queste spiegazioni, come se la risoluzione di commettere un atto criminoso non abbia radici più profonde. Ciò che soprattutto mi ha incatenato a un certo modo di vedere le cose e l'educazione che ho ricevuto. Non penso di dare prova di indiscrezione, svelando quanto ormai è stato gridato ai 4 20, e cioè che i miei genitori non

andavano d'accordo. Ne risultava un ambiente familiare detestabile, fatto di ordine nei momenti cruciali e di disagio e di durezza dopo le crisi. Niente rispetto, niente amore in casa mia, niente amore. Mio padre, un uomo a suo modo incantevole per gli estranei, aveva di fatto uno spirito sarcastico, orgoglioso e cinico ateo all'estremo, nonostante il suo successo professionale fin dalla dalla giovane età, io mi sono nutrito nei suoi insegnamenti e non potevo fare altrimenti.

Jacques cerca di capire quali sono le radici dalle quali è sbocciato il suo gesto folle. Il di scopre l'importanza decisiva della famiglia e improvvisamente si rende conto. Del vuoto affettivo e del vuoto spirituale in cui è cresciuto, qualcuno gli dice, e perché non si è tornato indietro?

Quando hai visto che la strada andava verso un precipizio, egli con sofferenza risponde, dove avrei potuto trovare la forza per una risoluzione così penosa per me, nel cinismo, nel nichilismo che erano stati insegnati e a quale scopo dovevo sacrificarmi se pensavo che le cause finali tutte avrebbe inghiottito e che nulla è buono o cattivo? In un mondo in cui soltanto le sensazioni hanno valore. Come fanno riflettere questa osservazioni?

Quanti sbandamenti di oggi hanno la stessa spiegazione? Il vuoto interiore può condurre a qualsiasi tragedia, a qualsiasi conclusione, ricordatelo, osserva ancora Jacques non in quel giorno sono diventato criminale, è stato molto tempo prima, non ho fatto altro che mettere in pratica quello che era in me, allo Stato latente, e perché se ne presentava l'occasione, era inevitabile che un anno o l'altro avrei finito con lo svegliarmi.

A meno che notate, a meno che nel frattempo non avessi trovato un'ideale o niente, avrebbe potuto salvarmi un'ideale vengono in mente le accorate parole lasciate scritte ad una ragazza romana al suicida alcuni anni fa. Scrisse così, rivolgendosi ai genitori, cari genitori, mi avete voluto bene o non siete capaci, non siete stati capaci di farmi del bene, mi avete dato tutto, anche il superfluo.

Ma non mi avete dato l'indispensabile, non mi avete dato un'ideale per cui valesse la pena di vivere. Per questo mi tolgo la vita, apriamo gli occhi e il cuore sulla situazione di vuoto disperato dentro il quale si muove tanta gioventù. Voler bene ai giovani significa far loro del bene, cioè aiutarli ad uscire dall'egoismo per nascere alla vita dell'amore, dell'amore autentico e pertanto

appagante. Il problema dei giovani non si risolve aprendo le discoteche ma si risolve aiutandoli a dare un senso grande, un significato grande alla vita. Scegliamo la storia di Jackie Flash, ora egli è chiuso da quattro pareti solo con la sua disperazione.

Ma nel carcere, circa 8 mesi dopo l'arresto, accade un fatto straordinario, qualcosa che rassomiglia all'esperienza di San Paolo sulla verità masco o all'esperienza di Sant'Agostino a Milano o all'esperienza del giovane Francesco d'Assisi nella chiesetta di San Damiano. Ascoltiamo il racconto toccante dello stesso Jacques e lui che parla era una sera nella mia cella, nonostante tutte le catastrofi che da alcuni mesi. Se una battuta sulla mia testa io restavo ateo convinto.

Ma quella sera ero a letto con gli occhi aperti e soffrivo realmente per la prima volta nella mia vita soffrivo con un'intensità rara per ciò che mi era stato rivelato riguardo a certe cose della mia famiglia. Stava crollando tutto allora. Mi scaturì dal petto un appello accorato e dissi più volte, mio Dio, mio Dio, mio Dio, aiutami. Era la prima volta che Jacques Pregava e invocava Dio con tanta umiltà.

Ancora lui racconta. Istantaneamente come un vento violento che passa senza che si sappia da dove viene lo spirito del Signore mi prese alla gola. E in una lettera all'amico sacerdote, padre. Jacques precisa, ho creduto e non sapevo più come facevo prima a non credere la grazia mi ha visitato. E una grande gioia si è impossessata di me, soprattutto una grande pace. Ho sentito veramente la presenza di Dio. E tutto è diventato chiaro in pochi istanti. Era una gioia sensibile, fortissima.

È il tipico racconto delle conversioni. Sembra il racconto della conversione di André Frossard nel 1936 identico linguaggio. Cosa è accaduto? Jacques nell'abisso dell'umiliazione, diventa umile, lascia cadere il muro dell'orgoglio. E immediatamente viene invaso dalla luce e dall'amore di Dio. Da questo momento quasi dimentica se stesso e si preoccupa prima di tutto della conversione del padre, della moglie, di tutti, scrive alla moglie che resta non credente.

Cara il rifiuto che tu opponi alla fede non deriva altro che da mancanza di umiltà. Comunque ti capisco, se è bene, non molto tempo prima avrei avuto le tue stesse reazioni. Tutto questo perché non vogliamo vedere, non c'è che un piccolissimo gradino da salire, ma occorre lasciare nei precedente le nostre acredini e il nostro orgoglio e abbandonarsi a colui che tutto può.

Nella notte della conversione, Jacques Ode anche una voce dentro di sé che distintamente gli dice, Jacques, tu ricevi le grazie della tua morte, giacché non capì il senso di queste parole, perché in quel momento sperava di attenuanti del diritto, quindi scartava ogni ipotesi di condanna a morte. In seguito capirai il senso di queste parole.

Il cambiamento di questo giovane è qualcosa di straordinario e una testimonianza di quanto Dio può operare quando un'anima apre le porte del cuore al suo amore, che non ha limiti. Le lettere che già che scrive dal carcere aprono spiragli sul cammino incantevole, anche se duro della sua conversione scrive, ora ho veramente la certezza di cominciare a vivere per la prima volta. O la pace? Io ho dato un senso alla mia vita, mentre prima io ero un

morto che viveva. Ma inizia anche una lotta tra ciò che era prima e ciò che Dio stava operando nella sua anima. Sembra di sentire le stesse parole usate la Sant'Agostino nel libro delle sue Confessioni confida. È venuta la lotta silenziosamente, tragica tra ciò che sono stato e ciò che sono divenuto, perché la creatura nuova, che è stata innestata in me implorò da me una risposta alla quale io sarei libero di rifiutarmi.

E non posso essere in pace che accettando questa guerra interiore scrive all'amico paletto spesso io ricado ancora in una specie di apatia e di rassegnazione e sono infelice perché sento che ogni gioia mi ha abbandonato e non resta altro che la disperazione. E prego Dio di vivere sempre in me, di aiutarmi e di illuminarmi e di darmi la forza di accettare le sofferenze che la sua misericordia ha voluto mandarmi

per la mia nascita. Alla luce, a me che ho contribuito ad affondare i chiodi nelle mani di Gesù. Jacques, intanto organizza la vita in prigione come la vita di un monastero. Si dà un orario per la preghiera, legge libri, religiosi e nutre la sua anima. Con l'acqua viva della parola di Dio e delle vite di santi.

Scrive lettere. Per cercare conforto e per dare conforto racconta lui stesso, noi restiamo sempre soli nella casella, salvo una mezz'ora di passeggiata al giorno, ugualmente soli, una mezz'ora di parlatori alla settimana, un pacco al mese, tutto qui. Cosa fa allora? Durante il giorno è lui che racconta ogni mattina alle 8 leggo la mia messa nei messalino è una volta alla settimana, martedì o mercoledì. Il cappellano celebra la messa

in un'ascella. A parte vi sono io tutto solo essendo sotto stretta sorveglianza durante la giornata, leggo e scrivo il cappellano mi impresta spesso dei libri, ho appena terminato quello della vita di Santa Teresa d'Avila. Che ho trovato luminoso. Passano gli anni 1955 1956 Jacques sente in modo particolare la nostalgia della casa e degli affetti, ogni volta soprattutto che si avvicina il Natale scrive alla suocera,

signora Polacche, mamma cara. Penso spesso alla mia bambina e vorrei molto averla qui con me, penso molto, molto spesso a lei e sempre mi domando che guasti questa storia provocherà nella sua anima non un Papa per aiutarla e proteggerla, ma al contrario un Papa che certamente verrà criticato davanti a lei? Le diranno Tutti, tu sei la figlia di un assassino. Quanto mi fa soffrire tutto questo? È l'amico Thomas confida ahimè, qui il Natale è un giorno come

gli altri. Niente messa di 00:00, niente messa all'indomani alle 07:00 pm siamo immersi già nell'oscurità perché ci viene tolta la corrente nella cella la notte di Natale dell'anno 1956 la passa in carcere. Sente da lontano il suono delle campane e immagina la gioia della famiglia, sogna e piange. Intanto egli aspetta il processo espera, se tutto va bene piglierò vent'anni o altrimenti l'ergastolo. In ogni modo egli scarta completamente la prospettiva della condanna a morte.

Arriva il giorno del processo. Il mercoledì 3 Aprile 1957 si apre il processo. L'avvocato bode, uomo di grande fede, pronuncia un'appassionata, arringa di difesa e chiama anche il padre di Isaac a testimoniare sulle tristi condizioni dell'adolescenza e della giovinezza del figlio. La mamma nel frattempo era morta, lasciando un grande vuoto nel cuore di giacche. Il padre si presenta al processo ubriaco e vestito in modo stravagante.

L'avvocato bode inorridisce, ma spera che questa circostanza possa aprire gli occhi ai giudici per formulare un giudizio che tenga conto delle reali attenuanti. Jackie, invece, quando vede il padre abbassa la testa e si vergogna. 16 Aprile. Giorno del compleanno di giacche, compiva 27 anni. Viene annunciata la sentenza. Jacques spera che la circostanza nel compleanno sia di buon auspicio per una benevola sentenza. Viene invece condannato a morte. Condannato alla ghigliottina.

È un fulmine che lo lascia sbigottito e quasi impietrito. La prima reazione di Jack fu un totale smarrimento, uno smarrimento della sua anima. Ed è più che comprensibile. L'immagine che vedete nello schermo lo ferma nel momento in cui ascolta la terribile condanna. La prima reazione di Jack. Fu veramente un grande smarrimento. E intanto, giacché la tribunale viene accompagnato in carcere e lasciato solo nella sua cella e

nel suo dolore. Cade in ginocchio ed esclama, signore, Aiutami, ti offro la mia sofferenza, mi sembra già di vedere la terribile ghigliottina. E avverte dei brividi, brividi di paura li attraversano tutto il corpo. Ma poi ieri si ricorda la voce sentita nella notte della sua conversione, Jacques, tu ricevi le grazie della tua morte. E trova un attimo di pace dopo due mesi di lotta interiore arriva a scrivere non resta che una cosa solo da fare, ignorare tutto questo odio per cercare in

sé e intorno a sé colui. Con la C maiuscola, colui che instancabilmente attende l'anima, percossa e disperata per darle un tesoro che rifiuta di dare il mondo. È necessario amare coloro che ci percuotono e un giorno si udrà, come il buon ladrone crocifisso. Allora si vedrà questa voce. In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso. L'avvocato prepara il ricorso in Cassazione e lascia come ultima Carta la richiesta di grazia al Presidente della Repubblica.

Jacques Xhafa ormai è convinto che tutto sia inutile, egli sarà ghigliottinato scrive l'avvocato Borrè, avvocato fate tutto ciò che il vostro dovere vi impone affinché la vostra coscienza sia in pace, ma io non sarò graziato, lo sento d'altra parte se lo fossi sarei profondamente turbato perché adoro riprese, Dio mi ha fatto sentire questa voce. Tu ricevi le grazie della tua morte. Dio si è impadronito nella piccola anima, un vero si è

squarciato. Se continuasse a vivere non potrei più rimanere sulla vetta che ho raggiunto. Avvocato, è meglio che io muoia. Jacques vive la condanna a morte come un'autentica occasione di martirio, come una vocazione ad amare, fino al segno estremo, in comunione con Gesù, il condannato del Golgota, la sua anima è talmente aperta all'amore da arrivare a scrivere parole toccanti alla suocera, che si lamentava per certi atteggiamenti di ingratitudine manifestati da alcuni nei suoi confronti.

Jacques dice alla suocera, non scrivere la parola ingratitudine, colui che trova ingrato il proprio fratello non vuole la felicità di lui, ma la propria. Ed è in questo ostacolo che molti inciampano, bisogna donare se stessi, sentite come è cambiato questo giovane? Bisogna che tu comprenda che il giorno in cui dimenticherai completamente di te, un torrente di grazie scenderà nel tuo cuore e la gioia e la pace ti saranno date con una. Profusione che non puoi nemmeno immaginare.

Non c'è salvezza fuori dalla croce, lo comprendi? Sono parole di una bellezza incomparabile che profumano del prodigio del perdono cristiano. Ed ecco gli ultimi due mesi, un miracolo nel miracolo. 5 agosto 1957 convinto che ormai la condanna è decisa, inesorabilmente, Jacques scrive all'amico Paletto. Amatissimo fratello, Gesù attende che io creda, creda nel suo amore e che io mi salvi con

un atto di volontà. Partecipando all'evento della decapitazione che gli permette per un fine di misericordia. Non sono io che sono andato verso di lui, ma è lui che una volta di più mi ha preso sulle sue spalle. Ora io so che tutta grazia che non è verso la morte che io vado, ma vado verso la vita. Sta nascendo un giovane completamente nuovo. Questa parole rivelano un'anima abitata da un fuoco di amore che desidera trasformare la condanna a morte in un'autentica offerta di vita.

Jacques vuol morire di amore, vuole. Morire. Come un martire e questo è il detergente della sua anima. I 3 settembre scrive ancora l'amico sacerdote si fratello mio, io non voglio guardare né avanti né indietro, solo conta l'istante presente. Voglio ottenere la Vergine Santa per mano e non voglio più lasciarla fino a quando ella mi condurrà dal figlio suo, da Gesù. Io vivo delle ore meravigliose, io ho l'impressione di non aver mai vissuto altra vita, se non

quella che trascorro da un mese. E nel Diario Testamento. La figlia in data 10 settembre 1957 a nota o il cuore tutto traboccante di amore, specialmente quando penso alla Vergine Maria, con lei io non temo nulla. Dovesse soffrire anche 1000 morti e la mi protegge senza sosta e non passo un quarto d'ora senza rivolgere preghiere

e parole di amore. Mi raffiguro il suo cuore immacolato, tutto coronato di spine, come l'ha mostrato ai piccoli Pastorelli di Fatima e mi sogno di toglierle tutte quelle brutte spine e di rimarginare le ferite col posarvi sopra dei baci. Mi ripeto spesso la frase che la Madonna ha pronunciato rivolgendosi a Lucia. Lucia, tu sforzati almeno di consolarmi. Sogno spesso di consolarla anch'io la Madonna di consolarla baciando le ferite del suo cuore.

Intanto i giorni passano. Jacques capisce che ormai la condanna si avvicina. Anche se non conosce ancora il giorno esatto dell'esecuzione, egli desidera prepararsi spiritualmente e desidera salutare da gran cristiano tutti coloro che lo hanno amato e accompagnato nel viaggio della fede. Riceve in carcere una ciocca di capelli da sua figlia. Che ha appena sei anni, si commuove e scrive così alla famiglia, ho ricevuto la piccola ciocca di capelli di Veronique, che bei capelli alla mia

bambina. Ho realmente di avere qui con me la mia figlioletta. Quel suo pensiero va costantemente al giorno fatale che lo attende e lo commenta

così. Nonostante tutto quello che sta per succedermi io non sarò salvato che dalla grazia, unicamente dalla grazia della misericordia di Dio, egli sentì lucidamente che l'amore di Dio è un puro regalo, perché nessuno è degno dell'amore di Dio. Davanti a Dio, Jacques si presenta con grande umiltà e l'umiltà, fa aprire il cuore a Dio. E rasserena il cuore di Jack.

Intanto Veronique manda alcune lettere, alcune cartoline a suo papà già che si commuove profondamente perché ora sta scoprendo la bellezza della maternità e vorrebbe viverla, ma non gli è permesso, scrive alla sua bambina nascondendo l'emozione. Figlioli, la mia sono tanto contento di ricevere le tue care parole e spero che tu me ne scriverai altre. Ho ricevuto delle belle foto di te in vacanza e ho potuto vedere che bella bambina sei e che ti

diverti molto. So anche che hai ricevuto un bel l'astuccio per l'occorrente per scrivere al tuo papà. So che dici bene le tue preghiere al Bambino Gesù e alla Santa Vergine, papà ti abbraccia con tutto il cuore e prega per te affinché il Bambino Gesù ti protegga sempre. Quanto gli dovettero costare queste parole quando gli doveva sanguinare il cuore mentre cercava di nascondere alla figlia la passione della sua anima. Ma l'amore ormai dominava su ogni altro sentimento, anche

sulla paura. Nell'ultimo scritto del diario di Stamento lascerà questo appunto luminoso. Non mi accadrà alcun male e sarò portato diritto in paradiso con tutta la dolcezza che si conviene a un neonato. Queste sono parole. Che sbocciano nella terra, nella totale umiltà che rende la persona come un bambino tra le braccia di Dio. Jack, intanto, consapevole dell'imminenza della partenza per il cielo, si congeda delicatamente da tutti gli amici.

Scrive al cappellano, porto il vostro nome in cielo scolpito nel mio cuore e quando il signore mi permetterà di gettare uno sguardo sulla terra volgerò ai miei occhi verso una piccola ascella oscura, dove un sacerdote celebra il più grande sacrificio che esista. Associandosi agli stesso ogni giorno all'amore crocifisso e domanderò allora al nostro signore. Che si degni di volgere uno sguardo benigno sul suo fedele Ministro e lo ricolmi di tanti

benefici. Ultimi giorni. 23 settembre 1957 Giacomo ancora non conosce il giorno esatto dell'esecuzione, anche se sa che è vicina. L'avvocato va a trovarlo e gli comunica che efficiente della Repubblica ha lasciato l'ultima decisione al Consiglio superiore della magistratura che verrà convocato il 26 settembre. L'attesa avrebbe snervato anche il più forte degli uomini. Ecco i sentimenti di Jack. Ho ancora pochi giorni da vivere, signore, Gesù, Signore

Gesù, vengo, arrivo. 24 settembre l'avvocato ricevuto dal Presidente della Repubblica racconta al Presidente la meravigliosa conversione del giovane. Il Presidente ha sorpreso, si commuove ed esclama, dite a Jacques Fesch che distingue la mano per ciò che è diventato. Ma la condanna a morte resta confermata. 25 settembre il Babbo e Piretta, la moglie, sono ammessi in carcere, salutano

Jacques per l'ultima volta. L'emozione è fortissima, gli sguardi intensi, le lacrime si affacciano sugli occhi stanchi, però una notizia riempie di gioia. Il cuore del condannato. Pierrette gli annuncia che finalmente, il giorno dopo riceverà la Santa comunione. Dopo tantissimo tempo. Jacques l'aveva tanto desiderato, è tornato in cella, scrive nel suo diario, io parto con la speranza che Gesù sarà presto in lei e che finalmente

crederà. Ne sono tanto felice possa il mio sangue essere accettato da Dio come un sacrificio completo in espiazione. Domenica 29 settembre Jacques sa che il giorno è alle porte. Stamattina scrive nel suo diario il cappellano mi ha avvertito che domani verrà a celebrare la messa nella mia cella perche è molto probabile che l'esecuzione sia per martedì mattina. E commenta su Publicio Beneamato che mi farà guadagnare il cielo perché non posso donare la vita

come i martiri, che parole. Scrive le ultime lettere di addio. In essa c'è tutto il suo cuore, ci sono i segni di una lotta al sangue per restare sereno nelle braccia della misericordia di Dio scrive l'amico sacerdote. Ha ancora soltanto qualche ora di lotta prima di conoscere colui che è amore infinito. Ha tanto sofferto lui per me attendo l'amore. Attendo di essere inebriato da torrenti, di Gaudio e di cantare eterne Lodi alla gloria del

risorto. Di amore, Dio è amore, non temere fratello mio, io porto il tuo nome lassù inciso nel mio cuore. Arrivederci in Dio, io ti lascio fratello mio, ti abbraccio in Cristo Gesù e in Maria. Scrive all'avvocato Bode, caro avvocato, non posso scrivere questa lettera senza commozione al pensiero che quando lo leggerete io sarò già in cielo. Un grande ringraziamento per quanto avete fatto per me, grazie. Grazie per le vostre fatiche di avvocato, ma soprattutto grazie.

Per l'uomo di fede, che non ha cessato di guidarmi per ricondurre questa pecora ribelle verso l'ovile di Gesù cavalcato in questi ultimi momenti, non posso augurarvi altro che di divenire sempre di più simile a Gesù crocifisso. Il signore vi protegga fino all'ultimo mattino in cui una nuova luce splenderà anche per voi, è finalmente.

Vedrete l'amore infinito. Vostro fratello in Dio, Jack. 30 settembre 1957 Jacques nel silenzio dell'Ascella Vive la drammatica attesa per la sua bambina, riesce a scrivere ultimo giorno di lotta, domani a quest'ora io sarò già in cielo. Tramite panettone, sacerdote che riceve separatamente i consensi, già che si unisce in matrimonio religioso con pierrette, un matrimonio che durerà soltanto poche ore.

Eppure il cuore del giovane felice perché ora la sua famiglia è Benedetta da Dio ed esclama, mi sento unito con tutto l'amore a pierrette che ora è veramente mia moglie in Dio. Intanto le diverse settimane egli ha rinunciato al fumo e si nutre a pane d'acqua per prepararsi bene alla morte e per ringraziare con questi sacrifici il signore per la sua misericordia. L'avvocato, un uomo religiosissimo.

Al quale Jacques si era tanto affezionato, va a trovarlo e gli dice, Jacques è stata fissata l'ora, domani all'alba. Mancano poche ore, l'emozione è fortissima, Giacomo scorge il mucchietto di lettere ricevute dalla suocera negli ultimi mesi e su un foglio ferma i suoi ultimi pensieri e scrive. Cara mamma, innanzitutto ti devo un grosso grazie per tutto l'amore, dunque mi ha circondato in questi ultimi mesi.

Tu sai che Gesù ha detto nel suo Vangelo io ero in carcere e mi avete visitato con queste righe, io ti affido alla mia figlioletta Proteggila, amala in Dio e sii certa che di lassù io la proteggerò e veglierò su di lei. Quando riesce più a scrivere gli occhi sono pieni di lacrime. L'ultima notte ho una vera agonia, si alternano momenti di fiducia e di paura, di gioia e di timore in certi momenti. Già assente la festa dell'eternità.

E confida Gesù, mia vicinissimo, egli mi attira a sé sempre di più e io non posso che adorarlo in desiderando morire per amore. E aggiunge, attendo della notte e attendo nella pace. Ho gli occhi fissi sul crocifisso. E i miei sguardi non si distolgono dalle piaghe del mio Salvatore, mi ripeto instancabilmente e per te e per te che è morto. Voglio osservare questa immagine sino alla fine, io che soffrirò così poco, attendo l'amore.

Fra 5 ore vedrò Gesù. E aggiunge, recitano Il Rosario e le preghiere per i moribondi, poi rimetterò la mia anima a Dio, buon Gesù. Aiutami. Poi sembra che la tempesta gli entri nel cuore e scrive. La pace è svanita per far posto all'angoscia. E orribile o il cuore che salta nel petto Santa Vergine Aiutami e la Madonna che è vera madre, accompagna Gesù accanto al condannato che così può dire, sono più tranquillo di un momento fa, perché Gesù mi ha promesso di portarmi subito in

paradiso. Io credo che andrò dritto in cielo, come il buon ladrone. Alle 7 del mattino chiede la luce nella cella. Dicendo, e fra poco? E fra poco bisogna che mi prepari. Appunto. Un ultimo pensiero che rivela la lotta che si consuma nella sua anima, scrive. Poco fa mi sembrava che l'unica cosa io faccia mai il paradiso sarebbe per me è Satana che mi ispira questo. Vuole scoraggiare? Mi sono gettato ai piedi della Madonna e ora va meglio. Santa Vergine, Aiutami Santa

Vergine, aiutami. E scrive. Le ultime parole, sono felice a Dio. Le ultime parole scritte nel diario alle 05:30 del mattino lo trovano in preghiera accanto al suo letto. Il letto rifatto un'ultima delicatezza di un uomo visitato dalla bontà di Dio, si confessa per l'ultima volta e fa la comunione in ginocchio. Accanto all'avvocato, poi, va incontro alla ghigliottina. Gli legano le mani.

C'è attorno un clima di intensissima emozione che improvvisamente si rivolge al cappellano e lo supplica, padre il crocifisso, il crocifisso madre mio, il crocifisso e lo bacia lungamente, Bagnandolo con le sue lacrime, le lacrime Corano sul crocifisso. Tutti sono commossi, il condannato del Golgota è l'unico che possa consolare i condannati, appoggia la testa sul patibolo, si sentono le sue ultime parole, Signore Gesù, signore Gesù, non abbandonarmi.

La ghigliottina affonda veloce la sua lama. Cade la testa ed escono fiotti di sangue. Non è più, non è più un assassino che muore, è un martire che muore pieno di amore. Il 27 agosto 1957 aveva scritto nel suo diario. Verranno gli angeli a felicitarsi con me per essere diventato un vero credente. Sarà proprio la prima cosa in cui riuscirò nella vita. Non è la prima cosa in cui sei riuscito nella vita. La tua morte ci ha insegnato a

vivere grazie. Jacques la tua giovinezza bruciata ci ricorda che è tanto facile ingannare i giovani, è tanto facile depistarli nella ricerca della gioia vera. La lezione drammatica e meravigliosa della tua vita sia monito per tutti gli educatori e sia monito. È motivo di riflessione per tutti i genitori e per tutti i giovani. Jacques Fesch prega per noi. Prega per i giovani ingannati da false e ingannevoli proposte di felicita prega per noi, prega per i giovani d'oggi.

La loro inquietudine non si risolve con la discoteca, ma con un'ideale grande che dia un significato, un vero significato alla vita. Sia lodato Gesù Cristo, che ha cambiato profondamente il cuore di Jack e ferisce il cuore di un condannato, sia lodato Gesù Cristo.

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