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Angelo Comastri: Dio è amore (#2) - Ecco tua Madre

Mar 19, 202340 min
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Seconda meditazione Quaresimale "Ecco tua Madre" a cura del Card. Angelo Comastri.

Transcript

Nel nome del padre e del figlio e dello Spirito Santo. Amen, vieni, Spirito Santo, Vieni, Spirito Santo, Discendi su di noi, rendici capaci di correre tra le braccia di Maria per imparare da lei leccami e il Magnificat madre, Immacolata prega per noi, regina della pace, prega per noi. In questo incontro desidero parlarvi della Madonna. Ma prima di entrare nell'incantevole storia di Maria dobbiamo toglierci di dosso la paura di Napoleone o se volete la gelosia di Napoleone, mi spiego.

Napoleone. Nacque ad ajaccio, in Corsica, il 15 agosto del 1769. Divenuto adulto, Napoleone avrebbe potuto gioire nel ricordare la sua nascita, nello stesso giorno in cui la Chiesa ricorda la nascita di Maria al cielo. Era una coincidenza così bella da far vibrare il cuore di chiunque, no? Napoleone fu irritato perché l'orgoglio acceca. Pensate. Che cosa venne in mente a Napoleone? Evidentemente lo merito il fatto che il giorno dell'ASSUNTA la Chiesa legge il Magnificat.

E nel Magnificat Maria dice di rovescia, i potenti dai troni e innalza gli umili. Potete immaginare lo stato d'animo di Napoleone nel sentire proclamare, proprio nel giorno del suo compleanno la più netta e decisa condanna dell'orgoglio Dio disperde i superbi nei pensieri del loro cuore. Afferma con decisione Maria. Scendete allora che cosa venne

in mente a Napoleone? Napoleone decise di imbavagliare la Madonna. Si proprio così e con un decreto ufficiale del 19 Febbraio 1806, abolì in Francia la festa dell'Assunta e la Sostituì con la festa di un fantomatico San Leone, compiendo un gesto di inaudita arroganza, inutilmente protesto. Lo stesso Papa Pio settimo, dichiarando inammissibile che il potere civile sostituisca al culto della Madonna assunta in cielo.

Quello di un Santo introvabile perché non esiste, con una ingerenza intollerabile del temporale nello spirituale. Ma Napoleone, non ascolto nessuno. L'orgoglio appunto, è cieco e sordo. E la conclusione e tutti la conosciamo. Le parole profetiche di Maria si compirono puntualmente anche per Napoleone. Napoleone, infatti, ha motivo del suo orgoglio, fu disperso nei pensieri del suo cuore. E fu rovesciato dal trono. Alessandro Manzoni.

Commento e sparge e spari e di nell'ozio chiuse in sì breve sponda, cioè nella sperduta isola di Sant'Elena. Dove morì il 5 maggio, nel 1821, mentre Maria, dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo nel giugno del 1815, ha ripreso il suo posto nella solennità dell'assunta anche in Francia. Per continuare ad indicarci la strada della vera grandezza.

C'è da meditare. Madre Teresa di Calcutta ha raccontato che una volta con due era in Olanda, un protestante volle incontrarla a tutti i costi e quando fu davanti a Maria Teresa le disse, Madre, Voi cattolici, Date troppa importanza alla Madonna, ma al centro del cristianesimo c'è Gesù. Donna Teresa lo ascolto e poi serenamente rispose e gli disse, Sì, è vero, ma senza la Madonna non avremo Gesù. Dopo alcuni mesi racconta sempre Maria Teresa. A Calcutta, arrivo una

cartolina. Nella quale c'era scritto, senza la Madonna non avremmo Gesù. Era quel protestante olandese, evidentemente aveva capito. Ora possiamo ascoltare alcune testimonianze sulla presenza di Maria nella nostra vita. La prima è di Miguel Miguel de Unamuno, morto nel 1936, poeta e scrittore e filosofo spagnolo. Ricordo a Maria, egli ci ha lasciato una dichiarazione molto significativa.

Michele è una munno ha detto sono giunto all'ateismo intellettuale fino ad immaginare un mondo senza Dio. Ma ora vedo che ho sempre conservato una fiducia occulta nella Vergine Maria. I momenti di angoscia, mi usciva spontaneamente dal cuore questa invocazione.

Madre di misericordia, aiutami. È commovente questa dichiarazione del grande poeta e scrittore spagnolo, mi guardi umano, del resto Maria ha proprio questo compito, tradurre e renderci vicina la misericordia di Dio attraverso il linguaggio della maternità che tutti conoscono e tutti capiscono. Anche gli atei. C'è da riflettere. Famiglia, Unamuno, aggiungo sciarpe di morto nel 1914. Un meraviglioso cristiano del secolo scorso, segnato però ad una difficile e tormentata vita

familiare. In gioventù scialpi ebbe uno sbandamento pauroso e volto completamente le spalle a Dio. Si unì ad una donna che la pensava come lui. Ebbe tre figli che però non vennero battezzati. Ma nel 1907, a 34 anni, dopo una sofferta crisi interiore, sciarpe apre il cuore a Gesù. E diventa un fervente cristiano. Però la donna alla quale si era unito, non lo segui? E proibì assolutamente il battesimo dei figli. Come pechinesi, generava. Non solo.

A motivo della sua situazione di famiglia, egli non poté ricevere neppure una Santa comunione. Questo fatto lo ferì profondamente. Per chi ha confidato la sua pena scrivendo all'amico Giuseppe Lotz, sentite cosa scrisse La Madonna mi ha salvato dalla disperazione. Fu il pericolo più grave. Figurati che per 18 mesi e sempre che si confida per 18 mesi non sono riuscito a recitare il padre nostro. Non potevo dire sia fatta la tua volontà, non potevo, capisci? Non riuscivo a pregare Dio

perché non poteva accettarmi. La volontà è terribile. Non si tratta di biascicare le preghiere, ma di dire veramente quello che si dice e io non potevo dire veramente sia fatta la tua volontà. E allora è sempre lui che racconta, Pregavo Maria. Le preghiere a Maria sono preghiere di riserva e non c'è n'è una in tutta la liturgia. Non una capisci, non una che è il più misero peccatore non possa dire veramente. Del disegno della salvezza, l'AVE Maria e l'estremo soccorso.

Con questo non ci si può perdere tutti, infatti possiamo sempre dire, Maria Prega per noi peccatori. Come toccante questa confidenza, dice fotogra. Perfettamente la missione di Maria e aggiungo una testimonianza quasi impensabile, viene da shampoo. Sartre. Morto nel 1980, scrittore e pensatore, notoriamente e ostinatamente ateo. Eppure pensate, nel 1940, quando era rinchiuso nel lager nazista di treveri, dal suo cuore venne fuori una delle più belle pagine su Maria. Sentite cosa accadde?

In occasione del Santo Natale dell'anno 1940, al cui prigionieri cattolici. Chiesero a Sartre di scrivere qualcosa sul Natale per poterlo leggere nella notte Santa al posto della Santa Messa, che non era permessa nel lago. E sarte immagina la nascita di Gesù e riguardo alla Madonna si espresse così da vergine e pallida e guarda il bambino ciò che bisognerebbe dipingere sul suo viso è uno stupore ansioso che è apparso una sola volta su un viso di una donna.

Poiché il Cristo e il suo bambino, la carne della sua carne, è il frutto del suo ventre, l'ha portato 9 mesi e gli darà il seno e i suonate diventerà il sangue di Dio e in certi momenti la tentazione è così forte che dimentica che è Dio, lo stringe tra le sue braccia e dice, piccolo mio. Ma poi penso che ci sono anche altri momenti rapidi e difficili in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo che è Dio però. Lo guarda e pensa questo Dio è

mio figlio. Questa carne divina e la mia carne è fatta di me, ai miei occhi e questa forma della sua bocca e la forma della mia bocca mi rassomiglia ed è Dio che mi assomiglia. In questi momenti. Dice Sartre. Io Dipingerei Maria se fossi pittore e cercherei di rendere l'espressione di tenera audacia e di timidezza nello stesso tempo con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo bambino, Dio di cui sente sulle ginocchia il peso tiepido.

E questo bambino ne sorride. Questo è tutto quello che potrei scrivere e potrei dire su Gesù e sulla Vergine Maria. Quando la prima volta io lessi queste parole mi commossi profondamente e le rilessi facendo molta fatica a credere che fossero uscite dalla penna di Sartre, che si dichiarava ateo. La Madonna. Gli entrò nel cuore. Colpì il cuore di Sartre,

l'Ateo. A questo punto va fatta una precisazione molto importante, l'umanità si è allontanata da Dio, ma noi crediamo che Dio non si è allontanato dall'umanità e si è mosso e si muove dentro la nostra storia con un passo delicato e rispettoso per riportare la nostra storia ribelle nel binario della salvezza e della pace. E l'opera paziente e tenace di Dio è ancora in pieno

svolgimento. Infatti noi sappiamo che il mondo non è più bello e armonioso come quando uscì dal cuore e dell'onnipotenza creatrice di Dio nel mondo, è entrato il peccato e il peccato porta a squilibrio, disordine, sofferenza, morte. Il peccato è l'unica vera disgrazia dell'umanità, purché il peccato ci separa da Dio e Dio è tutto. Quale Teresa? Un giorno disse, Dio e la trave che sostiene il tetto, se togliete la trave il tetto crolla.

È vero? Il profeta Isaia, giustamente, aveva osservato i vostri peccati vi hanno reso come un panno sporco e come foglie secche sbattute dal vento. L'esperienza lo conferma. Ma Dio non ci ha abbandonati. Infatti, nel momento stesso in cui la libertà dell'uomo ha aperto uno strappo tra Dio e l'umanità, Dio subito ha fatto una promessa nella quale brilla la sua infinita misericordia. Egli ha detto al demonio tentatore.

Io porrò inimicizia tra te e la donna tra la tua discendenza e la sua discendenza, ti schiaccerà il capo mentre tu inciderai il suo calcagno. Dio, cioè? Promette di entrare nella nostra storia diventata ostile, ribelle, promette di entrare per salvare. Però attenti bene, mentre fa questa promessa, Dio annuncia la presenza di una donna, la madre Salvatore. Il fatto è veramente straordinario perché secondo la cultura antica, la discendenza era sempre e solo legata

all'uomo. Maria, pertanto, è una scelta di Dio, è una collaborazione voluta da Dio. E noi non possiamo ignorare né tantomeno escludere questa collaborazione. Se lo facessimo, ci metteremmo contro il progetto salvifico di Dio, così come Dio l'ha pensato. E così come Dio, concretamente e storicamente l'ha realizzato e continua a realizzarlo. A questo punto nasce una domanda, quando e come è iniziata la devozione alla

Madonna? La domanda è legittima e la risposta è immediata, la devozione a Maria inizia con il cristianesimo stesso. Infatti, entriamo nella piccola casa di Nazareth, la casa delle nostre origini e delle nostre prime memorie. Ed ecco che cosa troviamo. L'angelo Gabriele, mandato da Dio, appare a Maria e le dice, Gioisci o piena di grazia? Il signore è con te.

E l'angelo Gabriele aspetta la risposta di Maria e Maria con umiltà e coraggio risponde, eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola. San Giovanni Paolo, secondo, giustamente, osservo mai tanto di pese. Come allora, dal consenso dal si di una creatura, cioè da Maria. E Tommaso era celano, biografo di San Francesco d'Assisi, ci ha raccontato che Francesco circondava di amore indicibile, la madre di Gesù.

Perché con il suo sì ha reso il nostro fratello il figlio di Dio. Ed è per fondamente vero. Ma torniamo ad Angelo Gabriele. L'angelo Gabriele è il primo devoto di Maria. Abbiamo sentito le parole, non possiamo negarlo e il fatto è di per sé impressionante e inoppugnabile. E quando Maria, unica custode dell'emozionante annuncio dell'Angelo, si presenta da Elisabetta dopo il lungo e faticoso viaggio dalla Galilea verso la Giudea, accade un fatto singolare.

Elisabetta assente, il saluto di Maria e avverte che il bambino salta di gioia nel suo grembo, mentre un fremito di Spirito Santo attraverso Elisabetta le suggerisce parole di rara bellezza e di sorprendente impegno. Eccole. Benedetta tu fra le donne e Benedetto è il frutto del tuo grembo. A che debbo che la madre del mio signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunto ai miei orecchi. Il bambino ha fatto un salto di gioia nel mio grembo.

Beata te, beata te che hai creduto nell'adempimento delle parole del Signore. E la seconda espressione di devozione mariana, ed è nel Vangelo non si venga allora a dire, come talvolta accade, che la devozione mariana è nata dopo tanti secoli per una specie di infatuazione mariana della Chiesa cattolica. No, questo non è vero.

La devozione verso Maria è registrata nel Vangelo ed è nata con il Vangelo. Del resto, se seguiamo i primi passi di Maria, con stupore, possiamo personalmente raccogliere i primi freschissimi fiori della devozione verso la madre di Dio. Fermiamoci al racconto del Natale. Riferisce l'evangelista Luca, appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra di loro, andiamo fino a Betlemme. Vediamo questo avvenimento che il signore ci ha fatto

conoscere. E andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. Pensate che i pastori, dopo essersi inginocchiati davanti al bambino, non abbiano poi dato uno sguardo alla madre e non abbiano sussurrato una parola? È legittimo pensare che i pastori abbiano esclamato fortunato a te, madre di questo bambino. Era un'espressione di devozione mariana, la devozione mariana

comincia così e continua così. La devozione mariana esce fuori dalle pieghe stesse del Vangelo ed è conseguenza inevitabile del ruolo al quale Maria è stata chiamata da Dio. Lo capì anche l'ateo, ve l'ho detto. Provate a pensare. Nel grembo di Maria è venuto il fatto più importante di tutta la storia. Il figlio di Dio si è fatto uomo e ha preso da Maria il suo corpo e il suo sangue, vi rendete conto di quanto Maria sia coinvolta nell'opera della salvezza?

Non solo. Maria è l'ultimo regalo di Gesù. E proprio dalla croce l'Evangelista Giovanni, come testimone oculare, racconta l'episodio che lascia con il fiato sospeso. L'evangelista riferisce che stavano presso la croce di Gesù, sua madre. Maria, madre di Cleopa e Maria Maria di Magdala. Lo sguardo di Gesù in questo momento è appannato.

La mente e la serata dal dolore dei chiodi che trafiggono al vivo le mani e i piedi, il respiro è soffocato dalla terribile posizione imposta dal patibolo. Ma Gesù è Dio. Gesù è Dio, egli scruta il cuore di Maria. Egli conosce i suoi sentimenti. Egli sa che Maria è lì, accanto alla croce, nell'umiltà della fede, Gesù legge nell'anima limpida di sua madre e vede che in mezzo alla bufera del calvario, Maria resta incrollabilmente, appoggiata alla certezza che Dio è amore.

Maria lo vede, questo amore lo osserva con l'occhio appassionato della madre. Lo venne inchiodato alla croce. Questo amore e ripeti il suo sì. Fresco come nel giorno dell'ANNUNCIAZIONE. E Gesù che sta vivendo l'ora della massima manifestazione di Dio, amore. Gesù pronuncia alcune parole che vanno obbligatoriamente lette nella logica di quell'ora, l'ora, cioè in cui Gesù ci ama fino al segno estremo, che bene in quest'ora?

Gesù, Vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre, Donna, ecco tuo figlio. Poi disse al discepolo. Ecco tua madre. Da quell'ora il discepolo lo accolse con sé. Ecco il tuo figlio, cioè fagli da mamma aiutalo nel cammino della fede che tu ben conosci, fargli da mamma Maria, da questo momento vive una nuova maternità, una maternità che

continua. A questo punto vi racconto due storie che documentano in modo evidente e commovente la maternità spirituale di Maria. La prima ha come protagonista Giosuè Carducci. Morto nel 1907.

I poeta era ostile alla fede cattolica e il tristemente celebre inno a Satana esprime la sua visione della vita, lo compose, pensate a 28 anni, Carducci riteneva che il pensiero umano fosse libero soltanto se si svincolava dalla schiavitù della religione cattolica, scrisse con impressionante euforia, gettò la Tonica a Martin Lutero. Gitto, vincoli uman, pensiero e splendi e folgora di fiamme sinto materia innalzato di Satana, ha vinto.

Faccio notare che Satana nel testo di Carducci è scritto con l'iniziale maiuscola. Giosuè Carducci, infatti, vede in Satana che io scrivo con la minuscola. Il rappresentante del progresso del pensiero umano attraverso la ribellione nei confronti di ogni imposizione che viene dalla religione. È rivolto direttamente a Satana, il poeta arriva a scrivere parole che mi fanno venire i brividi. Scrive così, salute o Satana, o ribellione, o forza vindice della ragione.

Non si potevano scrivere parole più ignominiose e più distanti dalla verità, dalla verità del messaggio cristiano Carducci addirittura riferisce che le prime parole insegnate al suo bambino erano alcuni brani dell'inno a Satana. Ecco il racconto confidenziale del poeta all'amico Giuseppe Chiarini, scrive Carducci. Mio povero bambino è morto morto mercoledì passato per un versamento al cervello, mi morì

a tre anni e mezzo. Era bello, grande e grosso che pareva per l'età sua un miracolo ed era buono e forte e amoroso come pochi. Come amava la sua mamma, e che cosa le diceva? Diceva cosi salute o Satana, o ribellione traduceva con tutta la forza della sua voce, picchiando la manina sulla tavola e il piede per terra. Se immaginiamo la scena. Viene da rabbrividire. Infatti non si riesce ad immaginare un innocente bambino, educato proprio dai genitori all'odio verso Dio che alla

devozione verso Satana e tre. Che mistero, profondo il cuore umano. Oppure, come diceva Alessandro Manzoni, che guazzabuglio e il cuore umano. Però lentamente e faticosamente, qualcosa cominciò a cambiare nell'animo del poeta. Nell'ultimo periodo della sua

vita. E in quel momento si avverte la presenza di Maria. Scrive Giosuè Carducci, Ave o Maria. Quando su lauree corre lumi, saluto i piccoli mortali scopano, il capo Curvano la fronte Dante e aroldo, cioè la persona semplice e la persona istruita, cioè tutti. Curva non la fronte e dicono Ave Maria. Tacciono le fiere, gli uomini e le cose roso roso il tramonto nell'azzurro sfuma. Mormora gli alti vertici ondeggianti Ave Maria.

Delicate e commoventi parole, a questo punto è legittima la domanda, ma Giosuè Carducci ha aperto il cuore alla luce della fede, ha fatto un passo verso Gesù? Don Luigi Orione, oggi Santo era ben informato e dava per certa la conversione di Giosuè Carducci, riferiva anche il luogo del ritorno alla fede. Accadde a Courmayeur durante uno dei periodi che il poeta trascorse in quella cittadina.

E il ritorno. A Gesù. Avvenne ai piedi dell'Abate Pietro Scanu, noto predicatore che riteneva il piccolo San Bernardo. La notizia è sicura? Libertà Carducci, ultima fila del poeta, ha segnato un appuntamento del padre con la patria. Anche nell'ultimo volume dell'epistolario. È un fatto significativo, spiegabile soltanto con un ritorno del poeta verso Gesù, condotto per mano da Maria. Quanto è consolante tutto

questo? Ed ecco un'altro intervento materno di Maria, in epoca piuttosto vicina a noi. Giovanni Papini, morto nel 1956, è un'altro caso clamoroso. Lui stesso confiderà con grande sincerità, sono figlio di un padre ateo, battezzato di nascosto perché mio padre non voleva cresciuto senza prediche e senza messe per me. Dio non è mai morto perché non è stato mai vivo nell'anima mia.

Nel 1911, all'età di 31 anni, pubblicò un terribile libro intitolato Le memorie di Dio. In questo Libro, Papini ironicamente, metteva in scena Dio stesso sulla bocca di Dio, poneva queste blasfemie parole. Uomini diventate atei, tutti fatevi atei subito Dio stesso, il vostro Dio, Iddio, vostro figlio ve ne frega con tutta l'anima sua. Parole terribili, Papini chiama Dio figlio degli uomini, nel senso che sono stati gli uomini ad inventarlo.

In quell'occasione Tommaso Gallarati Scotti gli scrisse una severa lettera di rimprovero che però terminava con una singolare profezia. Diceva così. Lascia che io confini per te, in colui con la C maiuscola, in colui al quale hai gettato il fango e nel quale Io credo con tutto l'ardore della mia fede rinata, perché tu non te ne puoi liberare. L'ombra della sua croce. Si stende anche sopra di te, il suo occhio non ti abbandona, egli rimane il silenzioso giudice della tua vita.

Tu non puoi fuggirlo. Egli attende la tua anima al varco per abbracciarti. E così è stato. E puntualmente. E chi l'ha portato tra le braccia di Gesù è stata la Madonna. Anche Domenico Giuliotti, anima ritornata alla luce di Cristo, era convinto che le bestemmie di Papini nascondessero interesse, nostalgia e forse anche amore. Fu giuliotti a dire apertamente che quel fetido ignorantissimo e stupidissimo porcupine della lacerba non era a livello Papini.

Intanto lui. I provocatore NATO nel 1912 esce con l'opera un uomo finito. In quest'opera si aprono inattesi squarci, dei quali si intravede un'anima disperata, un'anima alla ricerca della luce, scrive Papini. Tutto è finito, tutto è perduto, tutto è chiuso, non c'è più nulla da fare. Consolarci ma neppure piangere, ma per piangere ci vuole ancora dell'energia, ci vuole un po di speranza. Io non sono più nulla, non conto

più. Io non voglio niente, non mi muovo, sono una cosa e non un uomo. Sentite toccatemi sono freddo come una pietra freddo come un sepolcro qui nel mio petto c'è scritto qui e sotterrato un uomo che non poté diventare Dio. Parole inquietanti di un uomo di 31 anni appena. Parole che riecheggiano le diaboliche affermazioni di Federico nicce però.

Nella stessa opera, Giovanni Papini lancia un grido, un'invocazione, pace, una preghiera e dice, Io non chiedo né pane, né gloria, né compassione, ma chiede domande umilmente in ginocchio, con tutta la forza e la passione dell'anima. Un po di certezza, una sola, chiedo una piccola fede sicura, un atomo di verità. Ho bisogno di un po di certezza, ho bisogno di qualcosa di vero, non posso farne a meno, non so più vivere senza, non chiedo

altro, non chiedo nulla di più. Tu questo che chiedo è molto, è una straordinaria cosa io lo so. Ma la voglio in tutti i modi, a tutti i costi, mi deve essere data senza questa verità, non riesco più a vivere. E se nessuno ha pietà di me, se nessuno vuole rispondermi cercherò nella morte la beatitudine della piena luce o la quieta.

Della quiete dell'eterno nulla. Ed ecco puntualmente la risposta della Madonna. Domenico Giuliotti racconta in un appunto del 1918, sentite bene oggi Papini mi scrive da Venezia e mi dice Bo tutte le mattine in San Marco. Stanotte la campana della Basilica mi ha svegliato e mi è venuta sulle labbra. Non so perché. Improvvisamente l'Ave Maria, che da tanti anni non dicevo più che vi pareva di non poter neppure ricordare fino in fondo.

Commenta Giuliotti e primo atto della grazia e il richiamo irresistibilmente materno della madre del Salvatore. Domani? Papini dirà, credo. Ha invocato Maria, ormai è arrivato sulla soglia della fede. Ed è stato così. La Madonna conduce Papini fra le braccia di Gesù e, dopo aver incontrato Cristo, tutto il resto gli sembra quasi ombra. Giovanni Papini scrive Con deciso puntiglio, quello che fu prima di Cristo può essere bello, ma è morto.

Cesare ha fatto ai suoi tempi più rumore di Gesù e Platone insegnava più scienza di Gesù. Ancor se ne ragiona del primo e del secondo. Ma chi si accanisce per Cesare o contro Cesare? E dove sono oggi i platonici e gli anti platonici? Cristo invece è vivo. È vivo, c'è ancora chi lo ama e chi lo odia. C'è una passione per la passione di Cristo e una passione per la dissoluzione e l'analisi di tutti.

Contro di lui dice chiaramente che egli non è morto e vivo, Cristo è vivo, questa è l'esperienza entusiasmante che si ritrova in ogni convertito. Cristo è vivo. Per questo motivo Giovanni Papini fa uscire dal suo cuore una corata preghiera. Dice così, signore, abbiamo bisogno di te, di te solo e di nessun altro, tu solamente che ci ami, puoi sentire per noi, per noi, tutti che soffriamo la pietà che ciascuno di noi sente per se stesso.

Tu solo puoi sentire quanto è grande il miserabilmente è grande i bisogno che c'è di te in questo mondo, in questo momento della storia del mondo, nessun altro, nessuno dei tanti che vivono nessuno di quelli che dormono. La morta della gloria può dare a noi bisognosi, riversi nell'atroce, penuria della miseria più tremenda?

Quella dell'anima. Nessuno può darci il bene che ci salva, tutti hanno bisogno di te, anche quelli che non lo sanno e quelli che non lo sanno più di quelli che lo sanno. L'affamato si immagina di cercare il pane e invece ha fame di te. Lascia stato, crede di volere l'acqua e invece ha sete di te. Il malato si illude di agognare la salute e il somale e l'assenza di te. Chi cerca la bellezza? Cerca te senza accorgersene, che sei la bellezza intera è perfetta.

Che persegue nei pensieri la verità, desidera senza volere te che sei l'unica verità. E chi si affanna dietro la pace cerca te sola pace, dove possono riposare i cuori più inquieti. E si richiamano senza sapere che ti chiamano. Il loro grido è inesplicabilmente più doloroso del nostro. Parole toccanti.

E di una poesia pubblicata nel libro pane e vino da Vallecchi Giovanni Papini, da questa convincente fotografia di se stesso antigene, dice così signore, vorrei lasciar la superba scontrosità che il mio spirito infesta. Io vorrei diventare come il filo d'erba che nel tuo campo ciascuno calpesta. Vorrei signore che questo viso mio viso sempre orgoglioso di fiera bruttezza. Rischia rasse un candente sorriso di immeritata tua tenerezza. L'umiltà, l'avete sentito?

Ha portato Papini tra le braccia di Gesù. E il sorriso glielo Porto Maria. Alla quale egli si rivolse con questa struggente preghiera o vergine, che sempre intercede per noi con quello con la Q maiuscola, che del sangue e latte tuoi vuole farci le carnali vesti, tu che calpesti il serpente e la morte e col tuo pianto spegne ogni martirio, cambia del mondo la faccia e la sorte. Golfo d'amore, abisso di speranza, noi da te sola

aspettiamo l'aiuto. In questo poco lume che ci avanza, abbi pietà di Quelli che il sudore espandono per offrire a tutti il pane, abbi pietà del tasto dolore. Delle superbie delle voglie vane, abbi pietà del gemito tenace che sale su dalle terresti tane verso di te.

Regina della pace. Giovanni Papini sicuramente continua a pregare con queste parole in cielo e la Madonna instancabilmente continua a preparare i cuori all'incontro con Gesù. Con Gesù, Il figlio di Dio diventato figlio anche di Maria e fratello nostro. A questo punto avviandomi alla conclusione aggiungo una inattesa e clamorosa e poco nota presenza di Maria nella nostra storia contemporanea. Vi prego di fare attenzione.

Nel maggio del 1949 fu istituito a Strasburgo il Consiglio d'Europa, organismo privo di poteri politici effettivi ma incaricato solo di porre le basi per la costituzione di una Federazione europea che poi nacque. L'anno dopo esattamente 1950 quel Consiglio bandì un concorso di proposte aperto a tutti gli artisti del continente, per arrivare a scegliere una bandiera della futura Europa unita. Un giovane pittore.

Di nome Agence partecipo con un boccetto molto originale nel quale 12 stelle campeggiano in cerchio sullo sfondo azzurro. Come nacque questa idea? Lo stesso autore ha rivelato di essere un grande devoto della Madonna e di recitare ogni giorno Il Santo Rosario, quando seppe del concorso europeo e gli stava leggendo la storia di Santa Caterina, Labouré è affascinato dal racconto delle apparizioni mariane. Vero, procurarci per sé. Una medaglietta miracolosa

eccola. In tale medaglia egli vide l'immagine di Maria. E vide quelle 12 stelle che lo colpirono tanto da finire sul bozzetto della bandiera europea. E cosa accadde tra migliaia di proposte con sorpresa nello stesso Andrea Arsen? Andre il Consiglio d'Europa scelse proprio il suo bozzetto. Vale la pena sottolineare che il responsabile della Commissione. Era un ebreo. Paul Levy, direttore del servizio di stampa e informazioni e Consiglio di Europa.

Ciò dimostra che la scelta non avvenne per motivi confessionali, bensì con assoluta libertà di giudizio, non solo con alsenese, disegno 12 stelle sulla bandiera europea, gli Stati, le Consiglio non erano 12 e qualcuno lo fece notare, ma intervenne Paul Levy. Per spiegare che il numero 12 rappresenta un simbolo di pienezza.

E infatti, quando gli Stati membri dell'Europa finirono per superare il numero 12, le autorità comunitarie stabilirono ufficialmente che il numero delle stelle non va cambiato. Ma c'è un'altro particolare di rara bellezza. La bandiera azzurra con il cerchio di 12 stelle venne adottata ufficialmente l'otto dicembre 1955, 8 dicembre. Giorno Mariano per eccellenza, festa dell'Immacolata. Non è un segno, non è un sorriso materno di Maria, non è un messaggio di affetto e di protezione.

Vi confesso candidamente che questa meravigliosa interferenza mariana nella storia europea mi lascia ben sperare per il futuro tra la nostra Europa tanto inquieta e tanto disorientata. con Maria si può camminare sicuri? A lei, madre di Gesù. A lei? Che Gesù ci ha regalato dalla croce. Ci rivolgiamo ora con le parole semplici e stupende del poeta Romanesco Carlo Alberto Salustri, morto nel 1950. È noto a tutti con lo pseudonimo di trilussa. Egli ha confidato. Quando ero ragazzino?

Mamma mia, mi diceva, ricordati, figliolo, cosa ti Senti veramente solo tu puoi fare la nave Maria e l'anima, la sola piglia il volo. E se solleva, come per magia ormai il suo vecchio, il tempo mi è volato da un pezzo, si è dormita la vecchietta, ma quel Consiglio non l'ho mai scordato e quando mi sento veramente solo io prego alla Madonna Benedetta e l'anima da sola piglia il volo accogliendo l'invito di trilussa, penso che ora. Ci esca spontaneamente dal

cuore. Una preghiera, anzi la preghiera, che ha attraversato i secoli ed è giunta fino a noi, fresca, intatta, Ave o Maria, piena di grazia. Il signore è con te, tu sei Benedetta fra le donne e Benedetto è il frutto del tuo seno Gesù. Santa Maria Madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte, Amen regina della pace, prega per noi, sia lodato Gesù Cristo.

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