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Angelo Comastri: Dio è amore (#1) - La buona notizia

Mar 15, 202338 min
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Prima meditazione Quaresimale "La buona notizia" a cura del Card. Angelo Comastri.

Transcript

Nel nome del padre e del figlio e dello Spirito Santo. Amen, vieni, Spirito Santo Discendi su di noi, Vieni e Vinci ogni paura dentro di noi. Rendici felici di credere felici, di sperare felici di amare. Vieni, Spirito Santo, Rendici un cuore solo e un'anima sola, affinché il mondo creda che Gesù è il figlio di Dio. Vieni, Spirito Santo madre Immacolata, prega per noi. Regina della pace, prega per noi.

Ho accettato volentieri l'invito del caro e zelante Don Guido che mi chiede di proporre sei meditazioni per approfondire la nostra fede. La Quaresima è un tempo propizio, un tempo Benedetto, una vera grande grazia del Signore. Per poter approfondire la nostra fede. La fede, infatti, non è una poltrona sulla quale ci si siede e tutto è fatto. No, no, la fede è una strada da percorrere, una strada con curve e rettilinei, con discese con salite.

La fede è un cammino, pensate negli atti degli apostoli, per 8 volte i cristiani vengono chiamati così, i discepoli della via di Gesù. Allora fissiamo lo sguardo su Gesù con il desiderio di seguirlo con più coerenza, con più entusiasmo, in modo che chi ci avvicina sente in noi il profumo di Gesù. Parto da un episodio singolare, i primi anni del secolo scorso, lo scrittore polacco Enrico Senki Evice pubblico uno splendido romanzo intitolato Quo

vadis? In questo romanzo egli racconta la storia di un amore sbocciato tra un soldato romano di nome Vinicio e una ragazza cristiana di nome Licia. La storia è ambientata al primo secolo, cristiano, prima che

scoppiassero le persecuzioni. Il soldato Vinicio non riesce a capire la delicatezza della giovane, liscia e soprattutto non riesce a capire il suo modo di pensare, l'amore che fa riferimento direttamente a Dio. Non dimentichiamo che la società romana del primo secolo era paurosamente corrotta, un po come quella di oggi. Vinicio i soldato chiede di poter incontrare l'Apostolo Pietro per avere dei chiarimenti e gli pone una domanda decisiva, i giudei hanno portato nel mondo

il decalogo i 10 comandamenti. I greci hanno portato nel mondo la filosofia, l'arte di pensare. I romani hanno portato nel mondo l'organizzazione dello Stato e la chiarezza delle leggi. Ma voi cristiani cosa portate nel mondo? E Pietro risponde. Noi cristiani portiamo nel mondo la notizia più rivoluzionaria che ci sia ed è questa, Dio è amore. Per questo motivo per noi l'amore è sacro e ogni offesa ha la dignità dell'amore.

È un'offesa fatta da Dio. Vinicio inizialmente non capisce, capirà soltanto quando si farà cristiano. E noi in questo primo incontro cerchiamo di scavare in questa meravigliosa affermazione, Dio è amore. Pensate, nel secolo scorso un pensatore, direi di un certo spessore. Ugo spirito morto nel 1979, un giorno fece questa confidenza. Dio mi manca, nel senso che non riesco a dargli un volto, un volto che possa soddisfarmi che

Dio esista. E certo, perché il creatore si vuole, basta una rosa per demolire qualsiasi ateo. Chi ha messo nel seme il progetto stupendo del fiore non ci sia messo da solo il creatore c'è. Ma a me uomo non basta avere questa certezza, io ho bisogno di dare un volto a Dio, di sapere chi gli è chi egli è veramente. C'è una domanda che urge sempre dentro di me, dentro di me e alla quale io sento di dover dare una risposta, chi è Dio? Non ho trovato la risposta.

Non so chi è Dio. Bastava che aprisse il cuore a Gesù. E avrebbe avuto subito pronta la risposta. Infatti Gesù è soltanto Gesù ci svela Dio e ci spalanca l'ingresso nel cuore di Dio e ci introduce nella meravigliosa verità. Dio è amore, affermazione enorme. San Bernardo chiaramente osservo se il figlio di Dio non fosse venuto in mezzo a noi. Che idea di Dio si sarebbe potuta fare l'uomo se non quella di un idolo frutto di fantasia?

Dio invece è venuto, ha voluto essere compreso, ha voluto essere venuto, ha voluto essere immaginato, direi dove e quando. Ti rispondo subito in Gesù Cristo. Biagio Pascal. Morto nel 1662, è una delle più belle intelligenze apparse nella storia dell'umanità. La notte del 23 novembre 1657 ebbe un'improvvisa illuminazione, come quando le nuvole si squarciano e lasciano

vedere il sole. Pascal avvertì con estrema chiarezza che il vero Dio è quello che ci ha fatto conoscere Gesù e Pascal, provo una gioia incontenibile, una gioia mai provata. E si affrettò a scrivere su un foglio l'emozione di quel momento. Ecco le sue parole. Dio di Gesù Cristo, Dio non si trova che per la via insegnata dal Vangelo. Io me ne ero separato, che io non ne sia separato in eterno. La vita eterna e questa che conoscono te. Solo Gesù Cristo si, Gesù Cristo.

Io me ne ero separato, io l'ho fuggito, rinnegato, crocifisso, che non ne sia mai più, separato in eterno. Queste parole, scritte di getto la notte della illuminazione Pascal precoci all'interno delle sue giacchetto e al momento della morte, vennero ritrovate e fatte conoscere a tutti. Anche Napoleone. Pensate Napoleone Bonaparte, negli anni dell'esilio di una sperduta isola di Sant'ELENA, ritrovo la fede. E disse.

Io conosco gli uomini e perciò vi dico che Gesù non è soltanto un uomo, gli spiriti superficiali trovano della rassomiglianza tra lui e fondatore di impero i conquistatori e gli dèi di altre religioni, ma questa somiglianza non c'è star cristianesimo e qualsiasi altra religione religione. C'è la differenza dell'infinito. Cristo è unico. Nella storia, invano ho cercato qualcuno paragonabile a Gesù e ho cercato qualcosa paragonabile al Vangelo. Non ho trovato né l'uno né

l'altra, Cristo è unico. E al generale Bertrand, che aveva qualche dubbio. Sulla divinità di Gesù. Napoleone disse. Confine, ironia. Caro generale. Se lei non comprende che Gesù Cristo è Dio, ho sbagliato io a nominarlo generale, come è vero. Gesù è soltanto Gesù ci svela Dio e ci spalanca l'ingresso nel cuore di Dio e ci introduce nella consolante verità, Dio è

amore. Pertanto, Dio può soltanto amare e possiede soltanto la forza dell'amore, Dio è onnipotente nell'amore onnipotente nella bontà. Questa è una notizia che ci ha portato Gesù. A questo punto fissiamo lo sguardo sul volto di Dio che Gesù ci ha manifestato, cerchiamo di entrare nel mistero affascinante del padre, ricordando bene che il cristianesimo è la più grande novità che sia mai apparsa sulla

faccia della terra. Il cristianesimo è la più grande novità riguardo a Dio. Perché Dio stesso è venuto a raccontarci questa novità? E partiamo da un fatto. Gesù Stupì i suoi contemporanei. Per la sua bontà. Una bontà sconfinata, imprevedibile, disarmante, gratuita. Ad un certo punto coloro che avevano un'altra idea di Dio reagiscono.

Racconta a San Luca si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori, per ascoltarlo, i farisei e gli scribi mormoravano, ma costui riceve i peccatori e mangia con loro. Questo fatto scandalizzava. Scandalizzava coloro che avevano un'idea di Dio incentrata esclusivamente sul potere, sulla forza, sul dominio, sulla condanna. Allora Gesù disse loro questa

parabola. Chi di voi, se ha 100 pecore e ne perde una, non lascia le 99 nel deserto e va dietro a quella perduta finché non la ritrova ritrovata, se ne mette in spalla. Tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo, Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta. È evidente che Gesù racconta la parabola con il preciso intendimento di correggere. La concezione di Dio che i suoi ascoltatori e denigratori avevano in mente.

Gesù intanto, dice, Ma voi Gesù parla a gente della campagna, voi quando smarrito una pecora, non lasciate le restanti 99 nell'ovile per andare a cercare quella perduta? La domanda un po ci sorprende, noi staremo tranquilli con le 99 pecore nell'ovile e manderemo al diavolo l'unica pecora smarrita. Bel comportamento di Dio è diverso. Divinamente diverso. Dio vuole la salvezza al 100%,

però attenti bene. Noi possiamo alzare il muro del no. Ma Dio resta sempre colui che ama ed è pronto a perdonare Dio. Non ci volterà mai le spalle, siamo noi che possiamo voltare le spalle a Dio. Il potere e il rischio della libertà che Dio ci ha dato e che Dio rispetta perché è una bontà imposta, sarebbe una falsa bontà e Dio non può volere la falsità. Torniamo alla parabola, confine delicatezza, Gesù tratteggia la figura raggiante.

Pastore che tenendo sulle sue spalle la pecora ferita e stanca, torna all'ovile dopo una interminabile giornata di ricerca. A questo punto Gesù fa un salto di pensiero che svela le sue precise intenzioni e dice così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si converte. Attenti la gioia di Dio e la conversione. E il cambiamento dell'orientamento del cuore. E qui sta il potere della nostra libertà. Ci sarà più gioia in cielo.

Ma il cielo è Dio, Gesù evidentemente vuole correggere coloro che restano scandalizzati dalla rivelazione della bontà inaudita del padre e vuole invitarli a prendere atto che Dio è totalmente diverso da come loro lo immaginano. Dio è infinitamente più buono. Questa bella notizia già albeggiava nel vecchio Testamento. Ma c'è stata rivelata gradualmente per non accecarci.

Pensate al Salmo 23. Un Salmo che dice, il signore è il mio pastore, non manco di nulla, su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille, mi conduce, mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome, cioè perché lui è buono. Se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male, perché tu sei con me.

Ma nelle parole di Gesù l'orizzonte si allarga, Dio non è soltanto il pastore che guida e protegge il popolo dei vicini, ma è anche il pastore che cerca appassionatamente il popolo dei lontani. Meravigliosa notizia come è bello questo volto di Dio. Come emozionante sapere che Dio fa festa per un solo peccatore che si converte e ritorna all'abbraccio di Dio. È proprio così?

Meravigliosamente così giustamente Biagio Pascal, che ben conosceva questa bella notizia, poteva dire, molti traggono motivo di bestemmiare la religione cristiana perché la conoscono male, immaginano che essa consista semplicemente nell'adorazione di un Dio grande e potente, eterno. Ma questo è propriamente il deismo addio al quale si arriva soltanto con la ragione che è tanto lontano dalla religione cristiana. Quanto l'ateismo che ne è l'esatto opposto. Parole enormi ma vere.

E conclude Pascal. Il Dio di Gesù Cristo è un Dio di amore e di consolazione, è un Dio che riempie l'anima e il cuore di coloro di cui si è impossessato. È un Dio che rivela ciascuno la propria miseria. E contemporaneamente la sua misericordia infinita, importantissimo. E Pascal, per precisare ancora di più la novità e la bellezza del messaggio, cristiano immagina un dialogo. Eccolo.

Signore, Fammi conoscere i miei peccati dice Pascal e Gesù gli risponde, se tu conoscessi i tuoi peccati ti perderesti d'animo. Ma signore dice ancora Pascal se mi parli così io già mi perdo d'animo? No, risponde il signore perché i tuoi peccati saranno rivelati nel momento stesso in cui ti saranno perdonati. È una bellissima sintesi del messaggio cristiano. Gesù ci ha svelato la gravità del peccato, perche il peccato

fa male. Ma nello stesso tempo ci ha annunciato che Dio è sempre pronto a perdonare se ci pentiamo attenti bene, lo ripeto, se ci pentiamo. Giustamente, ha esclamato Sant'Agostino, signore, tu ci hai svelato miseria e misericordia. Torniamo al Vangelo. E che si nasconde dietro l'immagine della moneta preziosa. Gesù è esplicito, così vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte. La moneta preziosa o smarrita e il peccatore, ci pensate, ma

quanto è bello questo messaggio? Quanto è consolante l'uomo e ogni uomo è una moneta preziosa? Dio non vuole perdere questo tesoro e pertanto fa di tutto per tenerlo stretto al suo cuore. E se la follia dell'uomo arriva a perpetrare una fuga, Dio butta all'aria tutta la casa e quando riesce a ricondurre il peccatore a fissare i suoi occhi di padre, Dio manda un respiro di sollievo che illumina di gioia il suo volto. È divino. Come si fa a non commuoversi davanti a questa verità?

Come si fa a non intenerirsi davanti a questo annuncio che ci viene direttamente da Dio? Ma Gesù non si ferma qui e gli hanno il cuore, la fotografia più bella del volto del padre, potremmo dire una fotografia a colori. Lo Spirito Santo ci purifichi lo sguardo affinché possiamo fissare i nostri occhi negli occhi di Dio. E l'esperienza anticipata del paradiso.

Intanto vi propongo una significativa testimonianza che ho raccolto personalmente nel carcere di Regina Coeli nell'anno 1970 e una stupefacente preghiera scritta da un uomo nel momento in cui la sua anima si stava aprendo al mistero dell'amore misericordioso di Dio. Però, però, ancora dubitava il carcerato aveva ucciso la sua amante. Perché l'aveva tradito con altri uomini ed era segnato, ma esitava ancora e non riusciva a gettarsi tra le braccia dell'immensa mente

misericordioso. Allora, invece di rivolgersi a Dio, il carcerato si rivolse a Giuda con inconsuete parole che mi confidò due giorni prima del Santo Natale dell'anno 1970, scrisse così attenti Giuda, Fratello mio, nella strada fangosa di questo mondo, io cammino insieme a te, custode del denaro come te, adoratore del denaro, sento la vanità degli affanni che riempiono il mio tempo. Tempo irripetibile. Tempo unico, tempo di grazia o

di tradimento per sempre? La mia mano ogni giorno stringe nervosamente la mollezza carnale del della vita, accarezza il corpo chimico senza una nostalgia di risurrezione 30 denari, contano il figlio di Dio nel commercio stupido di questa fredda bottega umano 30 denari e il dramma, o Giuda e il mio dramma. Quante volte compro e vendo, preferisco un po di terra. Una soddisfazione istantanea e butto via la gioia eterna. Perché costa?

Perché chiede un salto di amore nella croce brevissima, tre ore di croce di questa veloce vita. Giuda, fratello mio, continua il carcerato non ti condanno più, non ne ho il coraggio, soffro con te e insieme a te, senza pudore, interrogò anch'io l'uomo innocente e gli dico, maestro, sono forse io il traditore?

E sento il tonfo di uno schiaffo nel voto di Dio dalla palude del del mio tradimento venne allora la voce, si sono io che tradisco sono io, sono io. Quando penso unicamente a me e mi chiudo nel Regno delle mie contraddizioni, dei miei risentimenti, delle mie passioni, del mio egoismo e dimentico di donare, di morire ogni giorno per il prossimo malmenato, dei ladroni moderni, lungo l'interminabile strada che va. Da Gerusalemme a Gerico dal

tempo all'eternità, sono io. E la voce buona di un Dio tradito mi sconvolge perché io l'egoista non capisco, non voglio mi fa paura. Un amore che resiste anche al tradimento. E intanto amico, mi dice, Dio, con un bacio tradisci il figlio dell'uomo? Oddio, conclude il carcerato lasciami gridare Perché sto scandaloso amore che tu hai per me, per l'uomo, per il tradire, per il traditore. Lasciami per un momento stordito per questa follia, perché sto amore esagerato, nassimi per un

momento e poi mi piego e piango. Piango Con Pietro, l'apostolo che ti rinnego. Piango per la sorte del tuo amore, crudelmente continuamente tradito da questo uomo, da questo Giuda che sono io. Perché questo assurdo signore, perché? Voglio sapere rispondimi, oddio perché sono fratello di Giuda? E sento. La tua voce. Amico, mi rispondi amico con un bacio tradisci il figlio dell'uomo? Dopo questa singolare preghiera. Che nel Natale del 1970 lessi

piangendo, lo dico piangendo. Cadde per il carcerato, il muro della paura e l'uomo si aprì alla festa del perdono. Guardando Gesù, scopi che Dio è amore, amore infinito. Credette e la sua anima si riempì di una grande gioia che era riverbero della gioia dei più grande del cuore di Dio. Dopo la confessione mi abbracciò con le palme delle mani rivolte verso l'esterno, perché disse? Queste mani non sono degne di toccare un sacerdote perché hanno ucciso?

Il cuore del carcerato. Si era veramente aperto al pentimento, la misericordia di Dio gli appariva un eccessivo amore e lo ricordo benissimo. Dopo la confessione, recito con me un'Ave Maria. E poi mi disse, Maria oggi ha abbracciato Giuda, risposi. Queste sono le vittorie di Dio, questo è il cristianesimo? Ma c'è ancora un'altra parabola. La parabola del figlio prodigo. Alla terza parabola è una vera

esplosione di amore. Al centro della parabola, infatti, c'è il padre che viene ferito nel cuore dal comportamento assurdo di suoi due figli che siamo noi, lui che talvolta rassomigliano al primo, talvolta assomigliamo al secondo figlio. Seguiamo il racconto il figlio più giovane si allontana sbattendo la porta.

Ma anche il figlio maggiore fugge, il figlio maggiore fa la fuga più pericolosa che ci sia perché fugge con il cuore e non si accorge di essere fuggito fino a quando una precisa circostanza, il ritorno del fratello e l'incapacità di far festa con il padre fa cadere la maschera, svelando la lontananza del suo cuore dal cuore del padre. Ma entriamo nella parabola e lasciamola parlare. I padre innanzitutto non parla. Egli è una presenza buona che riempie la casa e crea la gioia dei figli.

Ma il figlio più giovane a un certo punto, paradossalmente, chiede di fuggire dalla casa del Padre. E perché? Perché si stanca di essere un figlio. Si stanca di essere un figlio buono. E il padre non lo impedisce. Questo particolare dice chiaramente che la libertà è un fatto serio. Non è Dio che vuole l'inferno, ma è l'uomo che può volerlo, non è il padre che caccia via il figlio, ma il figlio che scappa e sbatte la porta in faccia al

padre. È fondamentale capire, questo è dove sta il peccato di questo figlio, se in questo egli smarrisce i valori del padre non capisce più la bellezza della bontà, la bellezza di essere figlio e non apprezza più la gioia di stare con il padre. Tutto gli pesa perché il suo cuore è diventato cattivo. Questa è la tragica verità. Il figlio più giovane rifiuta il padre e ne rimuove la memoria. In qualche modo lo uccide nel cuore e usa i doni del padre,

come accade in ogni peccato. Usa i doni del padre per distruggere la propria vita. Il peccato infatti è male perché fa male e contiene dentro di sé la punizione. L'attrice Laura Antonelli, morta nel 2015 dopo la conversione, confido. Quando ero nel peccato ero infelice, ma fingevo di essere felice. Ora che sono uscito dal peccato ho la pace nel cuore. Gesù sottolinea questa verità dicendo che l'alternativa alla casa del padre e il porcile. Il castello fatato crolla

velocemente. Quando ebbe speso tutto? Osserva Gesù in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise al servizio di uno degli abitanti di quella regione che lo mandò nei campi a pascolare i porci, immaginiamo l'orrore e il disgusto, gli ascoltatori che consideravano i porci come gli animali più immondi e più ripugnanti. Gesù, con questo dettaglio narrativo riprende tutto l'insegnamento dei profeti riguardo al carattere punitivo

del peccato. Isaia, molti secoli prima aveva detto, poiché voi rifiutate questo avvertimento e confidate nella perversità nella perfidia, ponendole a vostro sostegno, Ebbene, questa colpa diventerà per voi come una breccia nel muro che minaccia di crollare e reagendo alla diffidenza del popolo che rimprovera Dio. Che si sente da lui abbandonato, il profeta risponde, dice il signore. Dov'è il documento del ripudio? Io non vi ho abbandonato.

Per le vostre iniquità siete stati venduti per le vostre scelleratezze è stata scacciata vostra madre e altrove il profeta esclama, Siamo tutti diventati come una cosa impura, come un panno immondo, sono tutti i nostri atti. No? Significa, ci hanno portato via come il vento. E Geremia, dal canto suo, riprende con vigore lo stesso insegnamento e dice. Così dice il signore, quale ingiustizia trovarono in me i vostri padri per allontanarci da me?

Essi seguirono ciò che è vano e diventarono essi stessi vanità. Il peccato ha dentro di sé il pungiglione che ferisce. Seguirono ciò che è vano e diventarono vanità. Gesù, con un'immagine folgorante richiama la stessa verità e dice, lo mando a pascolare i porci. Ormai il figlio è precipitato nel baratro, ha esaurito la stagione dell'illusione, ha aperto gli occhi sull amarezza della condizione che lui stesso ha voluto. E capisce che lontano dal padre si sta male.

Rientrò in se stesso, dice Gesù. Ed esclamò, quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame. Che cosa farà questo figlio, con quale coraggio si presenterà alla porta della casa di suo padre, che egli ha chiuso con un calcio di disprezzo e con un

sospiro di libertà e illusoria? Giustamente umilmente dice mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò, padre, ho peccato contro il cielo e contro di te non sono più degno di essere chiamato tuo figlio, trattami come uno dei tuoi garzoni. Il figlio si rende conto dell'assurdità del suo gesto e non lo sa nemmeno pensare di poter riavere la dignità della condizione di figlio nella casa di suo padre. Egli, infatti, aveva sputato su questa dignità.

Gesù si limita a dire partì e si incamminò verso suo padre. A questo punto, forse Gesù. Fece un lungo silenzio e lascio che la fantasia degli ascoltatori immaginasse la scena del ritorno e dell'incontro con il padre. Qualcuno avrà pensato gliel'avrà date di Santa ragione e poi l'ha mandato a lavorare nei campi. Qualcun altro avrà osservato no? I padri rimase duro e fece aspettare il figlio forni casa per almeno qualche giorno non aveva scelto lui di andarsene,

che pretendeva ora. Sono tutte osservazioni giustissime dal punto di vista umano. Ma Dio è diverso? Infatti Gesù riprende il racconto e guardando negli occhi gli ascoltatori di tutti i tempi. Dipinge una scena per noi inimmaginabile. Dice Gesù Quando era ancora lontano, il padre lo vide. Allora il padre lo stava aspettando con ansia e con struggente nostalgia. Dietro questo padre c'è Dio. Cioè Dio che non conosce il

rancore. E Gesù continua. Dopo il racconto della sfrontatezza del figlio che avrebbe mai potuto immaginare di trovare un padre ancora capace di tenerezza e di compassione. Gesù prosegue. I padre si commosse profondamente e mentre stava correndo, il padre cadde sul collo del figlio e lo baciò con immenso affetto. Il figlio stesso si meraviglia e si affretta a dire, padre. Ho peccato contro il cielo e contro di te non sono più degno di essere chiamato tuo figlio ed

era vero, drammaticamente vero. Ma il padre non sente niente perché è troppo grande la gioia del suo cuore. Egli ricorda, non ricorda l'affronto ricevuto, non rinfaccia la colpa commessa, non tiene il muso, non fa aspettare altezzosamente il figlio. Il padre esclama, presto. L'amore vero, infatti, ha sempre fretta, presto dice il padre. Portate qui il vestito più bello e rivestitelo mettetegli l'anello al dito, i cacciare i piedi, portateli il vitello grasso. I padri vuole una vera festa.

A Mangiatelo mangiamolo e facciamo festa perché questo è mio figlio bello. Questo particolare per il padre è sempre figlio. Era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. Sono le prime parole che il padre pronuncia. Sono parole di festa, sono parole di perdono, sono parole di consolazione. E se ha detto chiaramente nell'armadio di questo padre? Che è Dio.

Per il figlio che ritorna. C'è sempre pronto il corredo della festa, Il vestito più bello, l'anello e i calzari, che grande bella notizia ci ha dato Gesù. Però, attenti bene. Se il figlio non ritorna? Se il figlio rifiuta il perdono. Ebbene, se accade questo Dio non può farci niente, perché Dio ci lascia liberi e si capisce perché. Perché soltanto nella libertà può esserci la bontà vera e Dio vuole la bontà vera. Pur correndo il rischio del rifiuto.

Per farvi capire fino a che punto può arrivare la libertà umana, vi leggo un agghiacciante poesia di Pier Paolo Pasolini. Morto tragicamente, forse lo ricorderete i 2 novembre 1975, scrive Pasolini. Se del bene conosco solo il nome, non è rosico. Io sono il reo Dio e il giudice.

Ma che mi abbandoni? Io gli chiedo anche senza il suo perdono, senza muovere un dito, ormai mi arrendo ai miei fascini mostri familiari andate angeli e dite al signore che al fulmine la sua redenzione nascondo, ahimè, i bersaglio del mio cuore. Come gli ebrei o anch'io il mio vitello, il vitello d'oro e solo ai suoi incanti porgo attenzione, dolce attenzione. Sono parole terribili, parole agghiaccianti. Ed io le rispetto. Perché Dio non può costringere nessuno ad essere buono?

Del resto la bontà costretta non sarebbe bontà, non dimentichiamolo. Torniamo alla parabola. Ora bisogna fare i conti con il figlio maggiore che sta per tornare dai campi e sta per ricevere la notizia del ritorno del fratello più piccolo. Questo figlio, se fosse stato veramente in comunione con il padre, avrebbe dovuto far festa con lui. E invece, dice Gesù si arrabbiò

e non voleva entrare, perché? Il peccato del fratello maggiore consiste nello stare in casa con il padre senza condividere sentimenti del padre. Egli condivide tutto il tetto e il lavoro, la mensa, ma non condivide i sentimenti del cuore del padre. Pertanto, è un figlio falso, è orribile questo fatto ed è il rischio che corriamo noi credenti. Il figlio maggiore crede di stare a casa con il padre, ma in verità egli è lontano dal padre.

È scappato con il cuore. Una circostanza, il ritorno del fratello lo svela a se stesso, mette in luce i sentimenti che da tempo egli aveva dentro di sé, ma non se ne accorgeva. Molte volte a carico si anche a noi non sappiamo che cosa c'è dentro di noi, sono le circostanze, una umiliazione, una malattia, una prova, un'ingiustizia. Sono le circostanze che rivelano il nostro cuore attraverso la nostra reazione. C'è da riflettere.

E il padre? Il padre resta incrollabilmente padre e vuole la salvezza anche di questo figlio. Ecco la stupefacente reazione del padre. Il figlio non vuole entrare nella sala della festa e il padre esce a pregarlo. Questo padre ha un solo argomento, ha una sola risorsa. Una sola forza, la forza dell'amore. E questo padre è Dio.

Che mistero, che mistero. Bello, riuscendo dalla sala i padri si trova addosso la reazione sdegnata del figlio maggiore che da una lettura completamente distorta di tutta la sua vita. E il padre risponde con il linguaggio del puro amore e gli dice, figlio, altro che figlio c'era da dirgli. Ma questa è una reazione umana, non è una reazione di Dio. Figlio dice il padre succede sempre con me quello che è mio è tuo.

Gesù mette sulla bocca del padre la parola tecno bambino, bambino mio, Gesù in questo modo dipinge un ritratto di Dio in cui l'amore è il colore dominante, che dà la vita ad ogni altro colore. Il padre, amore, essenzialmente amore, fedelmente amore, inesauribilmente amore. Gesù non conclude la parabola. Non dice cosa farà questo figlio. Lascia a noi, lascia alla nostra libertà la conclusione, quale sarà?

Perché è certo è che noi siamo chiamati ad entrare nel cuore di Dio per vivere la sua stessa vita. Padre giusto, prega Gesù nella cena delle grandi emozioni, l'ultima cena? Padre giusto? Il mondo non ti ha conosciuto. Ma io ti ho conosciuto. E questi sanno che tu mi hai mandato ed io ho fatto conoscere loro il tuo nome, cioè il tuo mistero intimo e lo farò conoscere ancora, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in

essi e Dio in loro. La vita cristiana approda a questo oceano, all'oceano dell'amore infinito di Dio. E con degli uomini vedono i no cristiani, questo amore si commuovono e cadono in ginocchio. Un esempio recente, il 13 maggio 1981 Alicia sparò due colpi di Rivoltella contro Giovanni Paolo, secondo in piazza San Pietro, e lo ferì gravemente mentre lo portavano tutto sanguinante e dolorante all'ospedale Gemelli.

Giovanni Paolo, secondo disse. Con la voce che gli restava, perdono i fratello che mi ha sparato. Ma ci pensate? Pensate che se parole perdono il fratello che mi ha sparato? Indro Montanelli, acuto giornalista, commento. Giovanni Paolo secondo. Con queste parole ci ha detto chiaramente, cos'è il cristianesimo? Il cristianesimo è la religione dell'amore, perché Dio è amore. Ora tocca a noi dimostrarlo con l'esempio della nostra vita ogni giorno.

E un meraviglioso impegno. Sia lodato Gesù Cristo.

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