Una volta dicevo che mi sarebbe piaciuto fare la il montatore ambulante e un po l'idea che veniva anche dall'uomo delle stelle, no di Tornatore. Questa cosa della postazione di montaggio e come postazione da fiera no, un po come signore, è arrivato l'arrotino, signori è arrivato il montatore. Se video. Di matrimoni, battesimi. Che ho altre ricorrenze, quindi, in poche ore che lo muove, però
siamo. Gabriele Borghi, Beppe Leonetti e Pierpaolo Filomeno e questo e montatore anonimi il primo Podcast italiano per montatori fatto da montatori. Chiacchieriamo con i nostri colleghi per sapere come l'altro ragiona, quando monta una scena, come entra nella visione di un regista, se ha mai paura, quando comincia un nuovo film e quali sono i segreti del mestiere che ho imparato negli anni. Insomma, proviamo a capire come vivere e sopravvivere.
Un mestiere così soggettivo e quasi indecifrabile. Oggi siamo con benni atria. Io tra l'altro lo rivendico anche un po, cioè io ho scelto il montaggio perché in realtà la vita di set non mi piaceva. Credo che poi dipende veramente dalla personalità e dalla dall'attitudine eccetera.
Mi sono reso conto a un certo punto che il lavoro sedentario, con tutti i guai che si porta appresso, comunque mi era sicuramente più congeniale di quello del set che io ho frequentato all'inizio della mia carriera, per un tempo che è stato abbastanza breve. Mi rendo conto, ma è stata un'esperienza molto importante, però mi ha dato a un certo punto la certezza che non ero, non ero disponibile a quel tipo di vita. Andare in giro gli alberghi senso, cioè io non lo confesso,
faccio un po fatica a quindi. Cosa facevi all'inizio? Cioè, qual è stato il tuo percorso? Insomma, che poi ti ha portato a questa sedentarietà? Registrato al collocamento come operatore di ripresa.
Ah e credo che nella partenza diciamo un po confusa ovviamente di questa mia carriera, comunque la fotografia è una cosa di enorme interesse per me, però ripeto, ancora non non non posso dire di essere partito con un'idea precisa, anche se avevo una fascinazione su con per il montaggio che mi veniva da un'esperienza più che altro in ambito universitario.
Dovevo scoperto per la prima volta, così era una moviola, questa visione che ti riportava tra l'idea proprio del viaggio, no, vedevi scorrere questa pellicola sulla moviola e ritornava in mente quest'idea del cinema come viaggio in luoghi e in posti della mente che raggiungi soltanto attraverso questo straordinario mezzo di trasporto che non non è consueto. Ecco, lo devi andare a trovare che non si faceva ancora viaggiare fisicamente.
E adesso ci hai raccontato. L'altro era molto molto sanitario, però una volta trasferito a Roma, quando ho cominciato a frequentare piccoli set, piccoli circuiti di produzione che allora approfittavano degli aiuti ministeriali che erano, parliamo degli anni 80, all'inizio degli anni 80 la prima metà degli anni 80, ed erano piccoli film all'arrembaggio e mi ero unito a una piccola produzione e ho cominciato a frequentare il. Gli strumenti della ripresa con
molta fatica, devo dire. Però imparai la la, la la. Come dire anche l'angoscia della messa a fuoco o quella di caricare, scaricare sopra. Aspettare la Scola ansia che il laboratorio dice che l'immagine c'era e che non avevo bruciato tutto, allora ecco forse anche queste cose poi mi hanno mi hanno dissuaso carico d'ansia che forse non ero in grado di
sopportare. E poi ho fatto un po di film, un paio, forse tre, come segretaria di edizione che è stato il punto di ricongiungimento al montaggio. Tra l'altro ecco, se è arrivato. Con il lavoro sul SET al mondo del cinema in generale, ma poi c'è ancora un'altra tappa che hai percorso prima di arrivare al montaggio? Immagine, diciamo che è quello del montaggio, suono che continui comunque ancora adesso a fare come è stata questa fase? Diciamo, devo dire veramente molto casuale.
Avevo lavorato, che ne so per il diavolo in corpo di Bellocchio, cos'è? Adesso, se ci penso mi vengono i brividi, ma ed era veramente l'ultimo del del degli aiuti al montaggio. Allora esisteva proprio l'aiuto al montaggio che era la manovalanza bassa, cioè io numerato. La pellicola però. Per me la fortuna di vedere tutto quello che succedeva al al montaggio o no, le porte erano spesso chiuse.
Un po imparare a sbirciare ad avere qualcosa sotto mano da poter così vedere facendo finta di non guardare. Non non era semplice affatto, da lì casualmente, per un veramente per una serie di casualità. In occasione del primo film prodotto dalla Sacher film, Il primo film di Mazzacurati, notte italiana, casualmente mi avevano chiamato. Con un rinforzo al montaggio per sostituire una persona, ma proprio una cosa veramente U casuale.
E intanto dovevano cominciare a fare la lavorazione sul suono e ed erano entrati a cominciare AA prendere in mano il il lavoro sul suono. Sandro peticca, che è stato un grandissimo montatore della presa diretta e che è stato il mio maestro, e assieme a Fiorenza Muller che era una.
Grande assistente al montaggio perché ha fatto da assistente a Michelangelo Antonioni. Che tra l'altro ha firmato il montaggio di molti suoi film e in realtà lei era il braccio operante operativo di Antonioni e anche di Brass e io mi trovavo lì, mi presero io già del montaggio in sé, della proprio della macchina, non è che fossi ancora proprio perfettamente consapevole. Quindi, superata la prima diffidenza dice, vabbè, ma questo chi è?
Cioè in siciliano sempre avrebbero detto a appartene e la sua gens. Tra l'altro. Nel nella scuola diciamo morettiana la presa diretta, finalmente era fondamentale. Come non era veramente più stata da tanto. Poi lui, assieme allo stesso Bellocchio ed ad altri che si che che avevano di nuovo posto l'attenzione forte nei confronti della presa diretta, era un in realtà un mondo che si stava creando.
Quello quindi già ne capivo poco di montaggio, entro lì è veramente ho uno smarrimento totale, però nello stesso tempo. Mi si apre un mondo che è quello della possibilità di rielaborazione del suono con strumenti veramente basici che sono quelli che appunto del nastro magnetico, come dire, tagliato e messo insieme per creare la profondità di suono che io non avevo idea potesse essere raggiunta con questi mezzi. E questo è stato il mio.
Un impatto fortissimo con il montaggio della presa diretta molto affascinante, perché in effetti no, in genere i percorsi che portano poi alla al montaggio sia del suono sia delle immagini sono molto tortuosi e imprevedibili. Però, facendo un salto in avanti mi viene da pensare, allora, data questa tua forte esperienza sulla presa diretta forse non è un caso che poi hai iniziato a lavorare sui film di Michelangelo Frammartino, dove la presa diretta è parecchio
importante. Com'è stato questo incontro con fra Martino? In realtà è vero, hai perfettamente ragione. Tutto si riallaccia un po a questo mio percorso perché in occasione delle quattro volte, per esempio, io in realtà inizialmente fui contattato. Per occuparmi del montaggio, del suono e del Sound design del film, il film aveva già un suo montatore ed era avviato dal punto di vista del montaggio della scena.
Io rimasi ASS. Veramente incantato dopo la visione del suo primo film, il dono in questo mondo, tra l'altro in cui il dialogo perdeva completamente la sua centralità. Beh, questa è uno dei temi principali che volevamo affrontare con te. Quindi cavolo lo dissi sì, certo, per uno che si occupa di suono è perfetto proprio perché puoi andare un potenzialità a sperimentare sul suono cominciando.
Con l'allontanare, appunto, il l'universo voco Centrico che è caratterizza invece le le normali produzioni no per cui vedete, io ero in attesa di questo film che si sarebbe fatto. Dopodichè invece mi chiamano e mi chiedono di andare a parlare con Michelangelo che ha messo in discussione nel frattempo il film E ha intenzione di provare a rimontarlo perché aveva avuto la sensazione che il film fosse
bloccato. A volte succede nei film, io sono convinto che comunque le collaborazioni al montaggio siano spesso molto proficue, per cui mi chiama Vedo il film EE me lo propone, me lo propone. Non tanto per la mia competenza sul suono, o meglio, non soltanto per quello che per lui comunque è estremamente importante, ma anche per la mia competenza che nel frattempo avevo acquisito nel
documentario. Cioè nel montaggio del documentario, perché io nel frattempo avevo collezionato un po di documentari in un po importanti, diciamo dalla mia collaborazione con Daniele Vicari, che non è mai finita. Una collaborazione che continua tutt'oggi EE queste due mie esperienze, quella sul documentario e quelle sul suono, diciamo a Michelangelo apparve come una combinazione interessante per un film che comunque stava fuori
carreggiata, cioè non era. Fiction in senso classico per cui aveva bisogno, probabilmente anche di un occhio che non si fermasse appunto al racconto, come dire a cui siamo più abituati, ecco consumati. Ma adesso sono curioso di sapere poi, nel concreto quali sono Stati le modifiche o le i ripensamenti del delle quattro volte rispetto alla alla versione che noi non abbiamo visto.
Il lavoro è stato. Più che altro di capire come arrivare all'essenziale del racconto, soprattutto dell'umano, ma anche quello dell'animale, era sicuramente importante, il aveva bisogno di un'asciugatura, ma anche in una messa a registro. Ecco, aveva bisogno di essere più preciso, più centrato. E poi la cosa che è venuta fuori dalla dal quella sessione di montaggio, comunque, fondamentalmente che è stata difficoltosa, è stata è stata molto molto elaborata e è stata la struttura.
Che invece parte dal lo scarrozzo, cioè da quello che sarà la fine e da lì si entra dentro e poi si esce fuori negli episodi ogni volta questo scarazzato battuto diventa il segnale no che ritorna nelle varie occasioni, un po AA creare una sorta di cornice. Quello che era l'ultimo episodio, in realtà in questo nostro lavoro è diventato il una sorta di cornice. C'è stato la cosa più importante che abbiamo dato, una sorta di di circolarità che prima non
aveva così marcata. Credo che sia stata una scelta interesse. Ne approfitto allora per fare un'altra domanda, allora le quattro volte è un capolavoro? Secondo noi consigliamo a chiunque non abbia ancora visto di vederlo e consigliamo anche di vedere l'ultimo film che avete fatto insieme a fra Martino e il buco che io
riassumo brevemente. È un film che racconta l'esplorazione seriologico dell'abisso di biff, furto e si intreccia anche con in parallelo, diciamo con la vita di un vecchio pastore, di quei Monti del Pollino. Che non manca mai. Il pastore nella filmografia di fra Martino e quindi diciamo, ha una sua linea, ha una sua traiettoria, diciamo il film, che è quella dell'esplorazione
di questo abisso. E vorrei chiederti se anche per il buco, siccome immagino che comunque per come gira fra Martino e sono tutti dei tableau quindi Geo montaggio anche sui generis perché immagino non ci si concentra molto sul montaggio interno di una scena, ma più sull'insieme e visto da fuori sembra comunque un cinema un girato molto già pensato e rigoroso, ma son curioso di chiederti se anche per il buco al montaggio avete. Rimaneggiato, riscritto, qualcosa. E se sì, cosa faccio?
Come dire, faccio una premessa. La premessa è una premessa, invece generale, proprio ieri sera mi ero trovato, mi sono trovato al riparlarne di un argomento che diciamo che è centrale per noi montatori e per anche i critici, quelli che si occupano di linguaggio, l'invisibilità del montaggio.
Cioè il montaggio che è stata una querelle, tra l'altro se il montaggio deve essere visibile, se il montaggio deve essere invisibile si dice che funziona quando non si vede esatto, funziona quando non si vede però a volte lo facciamo vedere, ci interessa farlo vedere perché appartiene anche AA una possibilità in più di influire sulla narrazione. Cioè è un po uno shock. Lo il montaggio visibile tendenzialmente tende a creare anche dello shock.
Il montaggio invisibile, però, è quello che in qualche modo ci piace, cioè ci piace perderci all'interno, spesso all'interno della narrazione, cioè aderire completamente a questa scrittura globale che mi fa arrivare a pensare spesso che il montaggio non esiste. Il paradosso provocatorio però il montaggio non esiste, nel senso che esiste il film con quella sua. Tensione di immagine, suono, colore, narrazione, voce. Esiste quel montaggio?
Cioè esiste il montaggio del film, non esiste il montaggio, cioè come non esiste la fotografia, perché esiste la fotografia di quel film. Per questo io tendo a dire che non non interessa a imporre un mio stile di montaggio. Il mio stile di montaggio è quello che cerco di perseguire, della capacità di adesione al progetto. Cioè se io riesco a comprendere il progetto, probabilmente farò
un buon montaggio. Se quel progetto rientra, come dire nelle mie corde io sarò in grado di dare il mio contributo a quel progetto, ma non non sarà il mio stile e la mia capacità, ripeto o meno di adesione, di comprensione del progetto. Il montaggio dei film di Michelangelo è tendenzialmente invisibile. E mi piace questa cosa, mi piace perdermi nel racconto complessivo.
Mi piace che non si noti un montaggio o si pensi che il film è montato, cioè se si ricorda il film le quattro volte non è che si ricorda il montaggio, si ricorda il film sul buco, altrettanto le le, il tipo di lavoro è sempre quello, anche perché c'è una lucidità da parte di Michelangelo nella ripresa, nel creare il quadro, il eccetera. Però. Il lavorio di montaggio è
enorme. Intanto per trovare i rapporti giusti tra le inquadrature non è la scena è trovare il giusto dialogo tra i quadri che vengono rappresentati e che non funzionano nella stessa maniera se vengono utilizzati in un ordine diverso e questo ordine fatica ad arrivare alla sua ultima definizione. Che a volte per far funzionare qualcosa devi improvvisamente togliere qualcosa in mezzo e hai
la sorpresa di adesso. Così il racconto fluisce o, al contrario, trovare delle scansioni che abbiano la possibilità. Di invertire il flusso di, di trovare una nuova possibilità di aggancio, però molto spesso quei quadri. Sono frutto di un montaggio interno, cioè io ho lavorato, abbiamo lavorato anche in un montaggio verticale oltre che un montaggio orizzontale, cioè in alcuni punti c'ho quasi tante tracce, tanti layer video di
quanti nodi audio no? Ci tengo perché aspetta, ma nel senso che c'erano varie opzioni, vari pezzetti che tu tenevi li e che provavano l'altro o che proprio avete tagliato il il quadro in varie abbiamo lavorato sulla. Composizione del quadro, cioè questo è una cosa sconvolgente.
Se su cui abbiamo lavorato come su una tavolozza, molto spesso le inquadrature larghe sulla valle no, la cosa con la posizione delle nicche, la posizione dei personaggi eccetera molto spesso è frutto di una composizione, cioè di varie riprese fatte nella stessa posizione da cui abbiamo scelto diverse situazioni, o abbiamo usato un retailing, cioè?
Se quel personaggio che lui aveva pensato l'omino piccolino Piccolino, che è lì presente, quando arriva il camion a uncerto.se, fosse il caso che ci fosse perché narrativamente non ci doveva più essere. Allora abbiamo pensato, proviamo a toglierlo e vediamo se funziona meglio. Se la narrazione è più agile, se il lo spettatore non si fa più delle domande rispetto a che cosa mi sta raccontando il quadro e che cosa il quadro deve come deve essere letto.
Per cui anche a volte la disposizione degli elementi, che in qualche modo creassero una fuga visiva che permette di vedere invece1.in che ci interessa sottolineare, penso alla scena del canotto gonfiato, no? C'è a un certo punto, una larghissima immagine che ma lì c'è un lavoro compositivo, sull'immagine che faccia in modo che lo sguardo venga indirizzato al a questo canotto che si trova
al all'apice. Di un di un, di una figura geometrica, quasi no, che rappresentata dalle mucche, dai cavalli e è in cima a questi omini che con questo Oggettino rosso che spicca rispetto al resto, quindi anche un problema del colore. Ci siamo posti ovviamente il colore e torniamo alla all'invisibilità. Cioè tutto questo deve apparire assolutamente totalmente naturale, no, quasi documentaristico. E le mucche? Non è facile convincerli a stare. Attenzione, c'è anche questo.
C'è anche la la il desiderio che è una costante di frammartino, in qualche modo di domare l'indomabile e non sono sono molto contento. Ecco di di di questo tipo di lavoro fare, io sono ancora molto colpito da scoprire questo. Per questo monta perchè ci chiedevamo appunto a cosa assomigliasse il montaggio dei film di fra Martino, proprio perché non è, non è sui generis, diciamo, e sono colpito ancora da questa, da questo montaggio
verticale come l'hai chiamato? Ma mi ne approfitto per un'altra curiosità che abbiamo sempre sul buco, una delle sempre visto da fuori, una delle difficoltà delle sfide, chiamiamolo così, del montaggio. A noi è sembrata essere quella di raccontare. Per immagini, questa esplorazione con delle immagini che rischiano di assomigliarsi tra di loro, soprattutto a un occhio profano. E quindi come gestire come modulare questa esplorazione?
Noi poi, vedendo attentamente, abbiamo notato che la partitura diciamo delle esplorazioni, si fermava ogni volta che incontravano un ostacolo e forse una tecnica che ci è sembrato. Avete usato era quello del senso di lettura, cioè del della direzione. L'esplorazione, nel senso di lettura, nel quadro e le immagini sembrano essere sempre da sinistra a destra, quando lo esplorano e da destra a sinistra, quando devono tornare indietro.
Però ecco come avete lavorato questo se l'avete vissuta come noi ci è sembrato fuori come una vera e propria sfida, era molto complesso. Come dire, mettere a frutto lo sforzo enorme produttivo di ripresa della grotta, cioè quella è una spedizione speleologica che in più si porta appresso una camera. Tutto l'apparato di registrazione che era più complesso della Camera. Un'avventura nell'avventura un po come film di hertz come
fitzcarraldo, queste cose qua? Mente che questo sarebbe stato come o è stato, un grande fitzcarraldo, cioè io spero che che si possa desumere dallo speciale che hanno fatto sul film, che ancora non ho visto neanche io.
Ma c'è 1 1 sorta di backstage, questa messinscena che è una messa in scena, pur non dovendo esserlo, cioè, pur dovendo far intendere che non lo è. Perché tra l'altro quelli che la mettono in scena sono degli specialisti, cioè vanno con la fluidità che ha chi è specializzato in fare questa cosa, per cui questo è sicuramente un dato di vantaggio che acquisisci, anzi, a volte la sensazione era quasi che facessero meno sforzo di quanto ci sarebbe servito se fuori è la
grande sfida era appunto riuscire a. Comprendere in qualche modo ed e non è stato semplice, l'articolazione del percorso di un percorso, tra l'altro, che non è chiaro, ben illuminato, in cui tutto è evidente, in cui prendi dei punti di riferimento precisi, eccetera, per cui. È un percorso che si è reale e tra l'altro ecco, è così il e
molto sintetizzato il percorso. Ovviamente però è quello l'andamento della grotta, che ha questi tratti orizzontali abbastanza brevi e poi improvvisamente delle aperture che ti portassi. Una metafora del montaggio, sì, ma a un certo punto è stato bellissimo perché ho guardato la mia timeline. Sono e sembrava l'abisso di
bifore. Perché ho avuto una pubblicazione delle delle tracce video come se fossero come se fossero l'esterno con le montagne no, con con le Valli che si creavano e questo sotto del suono che scavava tutte le aperture, no? Le le le cavità tra tra i suoni diventavano 1, 1 metafora quasi visiva dello scendere all'interno dell'abisso. Infatti poi, sai quando stai montando devi anche un po aiutarti, non dalla.
Trovare delle soluzioni anche come dire che vogliono essere un po più filosofiche, no, ci scherziamo molto con Michelangelo, ci scherziamo parecchio su questa cosa. Però a un certo punto ci è sembrato abbastanza evidente che la grotta fosse il suono. Cioè era una cosa importantissima, cioè la grotta e torno. Quindi alla domanda la grotta nella sua articolazione è fortemente guidata dal suono? Il suono scaturisce dalla grotta ed è nella grotta che prende una sua forma perché la luce fa
poco. La luce, affidata ovviamente soltanto ai caschi degli speleologi. Tratteggia no da delle percezioni di qualcosa che c'è come parete o che si apre come abisso, per l'appunto, ma poi è il suono che in realtà contiene quell'immagine, è una, è una qualcosa che si alimenta sempre, no? Del in maniera reciproca. Però spesso è proprio il suono che contiene la capacità dell'immagine di provocare la sensazione dell'oltre. No? O di quello che hai lasciato e per questo era importante
lavorare contemporaneamente. Comunque, sull'articolo azione del suono, che poi ovviamente è stato fortemente rielaborato e rifinito in termini di montaggio del suono e di mix che è stato molto impegnativo che insomma ho seguito. Poi comunque fino alla fine. Anch'io però questo problema della riconoscibilità della grotta è stato un problema molto
dibattuto. Ecco capire il percorso per cui è stato anche semplificato è stato asciugato, ha trovato delle soluzioni diverse per poi cercare di arrivare proprio al cuore della. Della grotta in questo caso, ma anche e quindi alla fine della vita del pastore. In questo rimando tra interno del mondo e interno del dell'uomo, veniamo a qualcosa di un po più leggero, cos'è che nella tua sala di montaggio, insomma, nella grotta in cui lavori ti di solito non deve mai mancare?
Quali sono i generi di conforto? Non so qualcosa davvero da mangiare o qualunque altra cosa che non deve mai mancare molto. Venendo avere sempre con me dell'acqua per quello è fondamentale qui. Ho credo che idratarsi sia importante, ma non c'è, non c'è niente, neanche tipo un cornetto, una cosa scaramantica. 1 1 oggetto che c'hai sempre con te OO Anche una richiesta tipo la finestra deve starci sempre
la finestra. Mentale, poi tocca chiudere, perché tra l'altro spesso i monitor hanno dei riflessi, quindi la io se lavoro a casa ho bisogno di avere una finestra aperta, cioè con un po di verde fuori del terrazzo che qui accanto questo per me è fondamentale. E poi devo dire che questa mia postazione, che ovviamente mi sono costituito un po nel negli anni e che è una sorta di ibrido tra una postazione di montaggio della scena e una postazione di montaggio del suono, cioè può essere con.
Reversibile, come direbbero i francesi. E anche se non completamente, perché comunque la mia stanza non è insonorizzata, per cui io non posso fare proprio un lavoro di fino, però diciamo che posso fare abbastanza. Senti, ma rimanendo in questo clima leggero ho un'altra domanda, cioè da montatore suono diciamo no, c'è qualcosa?
Gli da fastidio che però ti fa girare le scatole di quando ti arriva il materiale o che fa che ha fatto il Montoro immagine, montatore, scena e. Non so se siete mai capitato da montatore, suono di maledire quel benni. Atria montatore, scena che mo gli devi risolvere una cosa.
Continuamente, cioè, tra l'altro, quando la fortuna di lavorare con i miei collaboratori abituali diciamo per il suono, perché ovviamente se se seguo il suono un film spesso non faccio io materialmente il montaggio o mi riservo delle cose che penso che abbiano bisogno del come dire di quello, di ritrovare quello che io avevo in mente. Eh, giusto per queste fisse no che che ti che ti vengono, ma in genere quando faccio la visione del film, poi collaboratori del
suono. In genere impreco sempre nei confronti del Memo mondatore e li costringerà a fare delle cose, a ritrovare delle soluzioni impossibili che veramente dico ma porca miseria, che cavolo l'ha montata? No, no, ed è una cosa che che che succede? Perché magari nel momento in cui monto la scena soprassiedo no, perché in quel momento la mente vada da altre parti, ma poi me ne rendo conto e allora magari. Torno indietro, ecco quando mi accorgo che delle cose proprio non sono.
C'è un caso tipico, c'è un caso tipico, così adesso lo impariamo anche noi e cercare di non fare questa cosa che poi è montore suono girano le scatole ma a volte, per esempio degli adattamenti di dialogo impossibili e ritrovare il sync di una battuta che tu speri di riuscire a salvare con un accrocco di battute messe assieme, che poi Navid non è mai
facilissimo. Viaggiare bene sul propulso ovviamente è molto più semplice e poi a un certo punto ti rendi conto che si ci hai provato, ci hai provato, però quella soluzione proprio li metti in difficoltà i poveri collaboratori se devono ritornare, allora si prova a vedere se si puo trovare una soluzione alternativa, sennò si decide di doppiare OO eventualmente anche di cambiare il montaggio. Se una cosa semplice da fare.
OA volte dei proprio cambi, no degli stacchi che che ti rendi conto che poi per riuscire a farli funzionare dal punto di vista del suono ti devi un po arrampicare sugli specchi perché magari non hai in realtà avresti bisogno per staccare di un suono importante che ti porta no nella nella scena successiva e poi a un certo punto ti rendi conto che però su quella scena non potrai mai, non non sai che andarti a inventare perché ci
sia questo cambio. Forte, come li chiamo io, insomma, ci sono gli stacchi forti e stacchi dentro. Se lavori su uno stacco forte, cioè che venga segnato in maniera in maniera forte dal suono. A volte poi ti incarti da solo, no, perché lo prevedi, però non riesci a ottenere. A proposito di questo, a proposito dell'importanza del suono, già durante il montaggio scena, io mi rendo conto di montare poi di mettere una piccola base sonora anche di atmo diciamo e di giocare un po
coi livelli per marcare un poco. Quando quello che io sento essere un ellisse, comunque uno stacco deve essere più forte e quindi cambio un po i livelli e diciamo nel nel montaggio scena c'è 1 1 indizio diciamo di come l'essere e quindi certe volte mi preoccupo di far arrivare poi al montaggio suono e al mix che quello non deve essere armonizzato diciamo deve essere uniformato i livelli che deve Eh ci deve sentire. Ecco quella cosa si deve sentire esatto esatto.
Tra l'altro apre 1 1 argomento che. Noi per noi montatori è molto importante che è quello proprio della costruzione della colonna guida. Ora la la colonna e la vita è estremamente importante perché contiene in noce tutto quello che dovranno essere. Come dire le informazioni sonore da sviluppare, da far lavorare bene da da da che saranno rese armoniche. Ma è uno strumento, non va sottovalutato, cioè va trattato con accortezza, cioè fare una buona colonna guida non è una
cosa semplice. Allora va curata, a volte anche avere 1 1 timeline di suono disordinata crea dei problemi ulteriori nel passaggio del di consegne, no? Dal montaggio della scena al montaggio del suono, a volte deve avere dei segni molto chiari di quale vuole essere l'intenzione. A volte invece ha bisogno semplicemente di di come dire lasciare sospeso, sapendo che
dovrà essere. Completato lì, anzi, quasi che lasciare quel punto che andrà riempito e altrettanto un'indicazione per chi verrà dopo, perché capirà che quello è un passaggio che ha bisogno di essere ricondotto a un'armonizzazione. Se ne parli, scusami se ti da come ne parli. Sembra appunto che come io. Mi sembra di capire anche da da da qualche passaggio che c'è stato verso il suono, il montaggio suono, poi cerca di
interpretare. Non c'è proprio uno che gli fa un report perché appunto ormai ogni tanto è capitato di di, cioè di proprio, di scrivere come come dicevo prima li e uno stacco forte li vorrei cioè dove mi rendo conto che devo proprio comunicarlo chiaramente. Disco farlo oralmente, il passaggio di di di di coscienza sarebbe bellissimo, il passaggio
di coscienza fantastico. Per un passaggio di coscienza, nel senso che devi prenderla, assumerla la coscienza rispetto a quello, a quello che ti si pone davanti. Il passaggio di consegne preferisco farlo invece orale, anziché scritto, nel senso che che io ci tengo a vedere il film a rivedere il film. Con chi si occuperà del delle
montaggio del suono? e a trovare uno spazio per divisione complessiva del film insieme e un momento in cui poi si ritorna sulla timeline a stabilire proprio in maniera più precisa. Possibile, poi ti ti ovviamente qualcosa sfuggirà sempre, ma di di un po di rianalizzare, qual è lo spirito che ha portato anche a delle scelte o quali sono le mancanze sulle quali andare a intervenire prima possibile?
Se mi è possibile, se c'ho la disponibilità di tempo io dedico anche un paio di giornate semplicemente a esaminare la timeline del film con i montatori del suono prima ancora di passargliela in maniera. Che appunto questa presa di coscienza ci ci sia in maniera in maniera maggiore possibile. Poi un dialogo che continuerà ovviamente. Poi ci sono alcuni film di cui io poi non seguo i passaggi in in prima persona, però ecco, non se non posso stare al al mix, è
una cosa che mi dispiace tanto. Perché il mix è una fase che mi piace moltissimo, io proprio al mix mi diverto e capisco che che sembra sembra assurdo per molti che invece si annoiano fortemente al mix perché è un lavoro che come dire, hai l'attenzione al dettaglio, ci ritorni più volte, lo verifichi, ci ripassi, lo abbandoni, ci ritorni eccetera. Ma io mi diverto molto perché evidentemente questa.
Mi appassioni per il suono, me lo fai diventare divertente, cioè mi piace vedere come cresce, no? Come può crescere di provare anche delle intuizioni, cioè in genere con i fonici di mix ho un rapporto molto stretto di collaborazione, cioè a me piace missare, assieme ai fonici di mix che invidio sempre tantissimo, perché ovviamente non non non essendomi poi specializzato ulteriormente. Ci sono delle diavolerie che non so far funzionare più io, mentre
loro si e questa è una cosa che. Mi mi mi mi fa proprio crescere l'invidia nei loro confronti. Insomma, mi piacerebbe saper usare RX, come lo usano loro, questi, gli altri fantastici che noiser i declich the hum, poi il the noiser bellofigo, guarda, impazzisco, esce fuori l'animo nerd che e stavo pensando è questa perché io sono stato sempre combattuto tra il una sorta di di sdoppiamento di personalità. Ecco, tra l'anima contemplativa e quella merda io.
Molto contento perché comunque Benny, c'hai un entusiasmo incredibile, non hai perso assolutamente il fascino per la magia di cui uno si innamora la prima volta che scopre il mondo del montaggio, io la sento proprio quando ti sento parlare. Comunque, tra le varie vari scopi di questo podcast, uno EE compilare una guida di sopravvivenza per montatori, quindi insomma, qualche suggerimento.
Che può essere molto stupido, molto profondo, insomma molto leggero, molto generale per per capire come sopravvivere a questo lavoro. Tu vuoi aiutarci al compilare un questa guida? Io non so quanto bene sono sopravvissuto. Io lo dico, lo premetto, ma no, lo sai, lo sai. Sei sopravvissuto questo? Perché quando beni sono sopravvissuto, per cui il magari consigliare le delle strategie per una sopravvivenza così galleggiante forse non sarebbe il massimo.
Non non lo so, non saprei dire esattamente. Io credo che l'unica chance è quella di non abbandonare la curiosità. L'ho detto tante volte, potrà anche suonare un po così. Insomma quasi. Scontato, però, l'unica cosa che ci rende come.
Che piacevole. E la il lavoro che facciamo è proprio rimanere aggrappati alla curiosità nei confronti delle chance di crescita che ci vengono poste davanti, cioè delle possibilità di scoprire nuove cose di noi, della possibilità di metterci alla prova un'altra volta, magari di trovare una soluzione per dove prima abbiamo fallito. Ci è sembrato di aver fallito e di riuscire ad alimentare un po sempre questo desiderio di sperimentare con il linguaggio.
Noi abbiamo questa grande fortuna, noi in realtà abbiamo la fortuna di poter essere continuamente messe alla prova con qualcosa di nuovo che avrà sempre qualcosa di vecchio dietro, no, si porterà sempre qualcosa di vecchio.
Dietro, però. Sicuramente offrirà degli spunti di rinnovamento, ma intendo di rinnovamento interiore, di rinnovamento personale ed è una fortuna, cioè non non il nostro lavoro è ripetitivo, per molti versi è alienante per le la quantità di volte che dobbiamo rivedere. Lo stesso film, per esempio. No, non è facile mantenere una lucidità dopo che rivedi le stesse immagini, più o meno, cioè in una nuova. Colazione magari, ma le rivedi anche per la decima? Per la dodicesima volta?
No, è difficile mantenere la lucidità, però bisogna riuscire a mantenere una freschezza e la consapevolezza che è assieme alla routine, comunque sempre un nuovo film ti porta qualcosa di nuovo, qualcosa di nuovo che puoi acquisire qualcosa di nuovo, che puoi sperimentare anche un nuovo rapporto umano. C'è in noce la possibilità perché io non accade? Però la potenzialità c'è. E su queste potenzialità noi dobbiamo cercare di formare la nostra resistenza.
Ecco, grazie, grazie. Credo che questo, questa curiosità, questo entusiasmo e questa magia, come ha detto Gabriele, si è proprio percepita con la testimonianza e ascoltandoti, oggi montatori anonimi e un podcast di Gabriele Borghi, Pierpaolo Filomeno e Beppe Leonetti, la sigla ed isacco chiaf. Potete seguirci su Instagram e Facebook, poi scrivervi. La nostra Newsletter su mondadorianonimi.it vi ringraziamo per averci ascoltati. e a presto per una nuova puntata. No?
