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Episode 09 - Roberto Perpignani 🇮🇹

Apr 19, 202141 minSeason 1Ep. 9
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Roberto Perpignani has collaborated with the Taviani brothers, Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Gianni Amelio, Miklós Jancsó, and many others. He has won four David di Donatello awards (“La notte di San Lorenzo,” 1983; “Il postino,” 1995; “Marianna Ucria,” 1997; “Cesare deve morire,” 2012) and a Palme d'Or (“Padre Padrone,” 1977). Since editing his first film “Il processo” in that garage in Fregene, where Orson Welles told him not to think, six decades have passed. Today, alongside his work as an editor, Roberto pursues a passion for linguistic research. He has written texts in which he seeks to define what editing is - the phoenix of cinema - and in which he discusses art history, psychology, and even neuroscience.

For years, Roberto taught at the Centro Sperimentale in Rome, training generations of editors - indeed, he has been the most cited editor by our guests. We couldn’t conclude the first season of our podcast with anyone else.


Hosted by: Gabriele Borghi, Pierpaolo Filomeno, and Beppe Leonetti.

Language: Italian


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Roberto Perpignani ha collaborato con i fratelli Taviani, con Bertolucci, Bellocchio, Moretti, Amelio, Miklós Jancsó e tanti altri. Ha vinto quattro David ("La notte di San Lorenzo", 1983; "Il postino" 1995; "Marianna Ucria", 1997; "Cesare deve morire", 2012) e una palma d’oro ("Padre Padrone", 1977). Dal montaggio del suo primo film "Il processo”, in quel garage a Fregene in cui Orson Welles gli diceva di non pensare, sono passati sei decenni. Oggi al mestiere di montatore Roberto affianca la passione per la ricerca linguistica. Ha scritto testi nei quali cerca di definire cosa sia il montaggio - l’araba fenice del cinema, e in cui racconta di storia dell’arte, di psicologia e anche di neuroscienza.
Per anni Roberto ha insegnato al Centro Sperimentale, formando generazioni di montatori - e difatti è stato il montatore più citato dai nostri ospiti. Non potevamo che concludere con lui la prima stagione di Montatori Anonimi.
Conducono: Gabriele Borghi, Pierpaolo Filomeno e Beppe Leonetti.


Montatori Anonimi è nato nel 2021 come podcast in italiano, ma ora offre episodi in italiano o in inglese. La lingua di ogni episodio è indicata nel titolo. Seguite Montatori Anonimi su ⁠⁠⁠Instagram⁠⁠⁠ e ⁠⁠⁠Facebook⁠⁠⁠, e su ⁠⁠⁠montatorianonimi.it⁠

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Transcript

me l'hanno appiccicata come soprannome il montatore intellettuale di produttori quando volevano alludere al fatto che finché facevano non non avrebbero incassato una lira intellettuale volare voglia di ridere perché non era proprio un complimento complimento e come non mi chiamavano poi finché facevo quando ho cominciato invece a vincere un premio come per esempio la palma d'oro oh cazzo allora per finire lo possiamo chiamare siamo gabriele borgi beppe leonetti e pierpaolo

filo meno e questo e montatori anonimi il primo podcast italiano per montatori fatto da montatori chiacchieriamo con i nostri colleghi per sapere come l'altro ragiona quando monta una scena come entra nella visione di un regista sia mai paura quando cominciano a film e quali sono i segreti del mestiere che ha imparato negli anni insomma proviamo a capire come vivere e sopravvivere a un mestiere così soggettivo e quasi indecifrabile oggi siamo con roberto perpignani diciamo la traccia è

un po quella che che che ci ha guidati nel nell idea di fare questo podcast cioè di capire un po che cos'è da da montatori di comunicare che cos'è il lavoro del montaggio cosa sono l' onde anche le caratteristiche di questa arabafenice di tutto e parlando dell' araba fenice e dunque che ci sia ciascun lo dice cosa sia nessun lo sa esattamente quindi ecco però è anche vero che io attraverso il montaggio ho scoperto un sacco di cose che mi interessano ecco ed è la cosa che mi ha impedito

di seguire diciamo il instinto che è molto diffuso di dire a perché non sono autore anch'io e quando mi hanno chiesto ma perché non hai fatto il regista io ho detto ma perché il mi piace preferisco essere un buon montatore che un mediocre regista ma per me gli autori o comunque i registi che mi interessano sono persone con le quali collaboro molto volentieri dando veramente molto e mi piace moltissimo quanto il montaggio possa fare per tirar fuori per sviluppare per dare un senso non

letterale alla realizzazione di un di un racconto suggestivo andiamo a cercare qual è la percezione che abbiamo che emerge da una lunghezza di un inquadratura a me succede col digitale di dilatare le pause se dilati quella pausa un po' a un certo punto ti accorgi che quella sospensione equivale a un moto interno dell' espressività e allora mi son mai venuto in mente di fare ricerca linguistica perché non ho non mi diverto a a creare quei montaggi che sono tutti predictable tutti

prevedibili cioè tu hai detto che hai iniziato perché piuttosto che essere un regista mediocre preferivi essere un bravo montatore però poi dici che in realtà ora per te non è più solo un mestiere questo eh no cosa è successo nel frattempo è successo che allora è chiaro che le cose hanno sempre delle radici da qualche parte no ma io prima di fare perché ho fatto il cinema beppe lo sa ma per un un culo così perché ho incontrato un signore che si chiamava orso annuo elsa uno ce l'ha

incontrato quando a quaranta anni no a venti e io prima dei venti anni avevo fatto cinque anni di scuola d'arte ovvero del corso di pittura quando ho incontrato il cinema mi sono detto che bello il cinema mi ha conquistato perché essere accanto a wells per un anno intero lavorando come assistente con lui io non son più potuto tornare indietro cioè non mi avevano detto che viene a lavorare con questo cerchiamo un giovane e io ho detto ma io il cazzo centro studio pittura mi

mi interessavo di psicologia infantile per cui la mia strada era già segnata poi detto vabbè ci vado anche perché avevo bisogno di di lavorare poi e quando sono arrivato lì e stato wells e che dopo dieci giorni ha detto alla persona che mi aveva chiamato mariano gli insegni ad usare la moviola e io la moviola l'ho imparata sotto lo sguardo di welles facendo alzare la quantità di cazzate e poi poi sostanzialmente lui è stato ad

una pazienza incredibile non ho mai ha conosciuto nella mia vita una persona così paziente lui era impaziente ed era la persona meno paziente del mondo che si potesse conoscere con me è stato addirittura affettuoso lasciava vi facessi tutte le mie stronzate e man mano mi diceva questo lo mette lì questo lo taglia qui questo lo sposta e ogni giorno diventava sempre più veloce sempre più veloce sia più veloce dopo una quindicina di

giorni io ero quello che sono quasi quello che sono ora cioè non consapevolmente però sul piano pratico realizzativo ero quello che lui voleva che io fossi uno strumento quando vuoi ade io facevo delle cose che che lasciavo lo lasciavano perplesso mi diceva perché ha fatto questo io rispondevo ma pensavo che l' avessi mai detto lui mi rispondeva a lei non deve pensare allora per un anno intero lei non deve pensare però poi la cosa curiosa che quando mi hanno detto cosa hai imparato

da wells io ho detto non lo so un anno intero di convivenza e di lavoro serrato giorno e notte io ho detto io non lo so perché io segno la pellicola come la segnava lui come si dice a roma grazie al cazzo cioè l'ha imparato da lui non ha la segno così lui lavorava con due moviole e io lavoro con due moviole lui costruiva le sequenze in modo progressivo largo e man mano le andava stringendo e diventavano poi il precipitato l'essenza di quello che lui voleva e riflettendo

detto ma io faccio così cioè per me questo è il metodo oh oh oh list un l'istinto un impulso e di colpo ho detto ma uh uh mi ha insegnato a pensare quello che mi diceva lei non deve pensare mi stava insegnando a pensare non come si fanno le cose ma a come questa cosa diventa tua profondamente perché se non è profonda la l' intuizione la la l' attitudine a a gestire quello ruolo e quel quel momento cioè sostanzialmente fai delle cose

per scimmiottamento per per adesione a qualche cosa già di prede di prevedibile o di o di schematicamente in qualche modo funzionale a proposito appunto di una foto che ti ritrae con orson welles alla moviola hai detto che è una delle rare foto che ci sono di montatori all'opera con regista perché i montatori hai detto tu non vengono fotografati bene è indicativo di di di di come viene percepito appunto il nostro lavoro eppure il contributo artistico ma anche

come dire di scrittura autoriale tra virgolette anche se so che questa è una parola un po' da usare con le pinze il contributo dei montatori il film è paragonabile a quello di altri ruoli che sono considerati autoriali beppe quando ha ricordato al alcuni episodi con te parlare di te come il monte autore mi pare di capire leggendo e ascoltando altri tuoi interventi che il concetto di autorialità associato al montaggio non è qualcosa che tu ami o non è qualcosa che tu

nulla nulla jerry perché dietro la parola autore c'è una da una parte c'è un concetto di mondi altissima e un riferimento a qualche cosa di di di non non riferibile ad una ad una funzione diciamo definibile come mestiere c'è l'impulso e la naturalezza e la bisogno di essere creativi di avere delle cose da dire tra virgolette allora avere delle cose da dire mi fa molta fatica invece la cosa che mi appassiona dell autorialità del montaggio e che tu entri in una collaborazione e

fai di quella collaborazione la forma creativa di pertinenza di appropriatezza di in qualche modo di valorizzazione di precisazione di quello che si sta dicendo perché come dicevamo prima il cinema ha trovato il suo schema su schema funzionale e il non schema funzionale lì dietro la porta pronto a prenderti una mano in ogni momento spesso mi metto alle spalle di annalisa le mie figlie e i loro ragazzi compagni eccetera e che stanno vedendo magari delle cose in televisione

dei film dei delle serie e a volte dico ma come son fatte bene quelle cose lì secondo uno schema secondo un' efficacia secondo una valorizzazione del concetto spettacolare ma non mi alimenta non mi da niente se non la capacità comunicativa di un attore che fa una faccia intelligente perché non è sciocco per niente ma è il limite del cinema diventato spettacolo quando a noi ci hanno detto smettete a noi a me bernardo tutti i quelli che erano stati giovani negli anni

sessanta ci hanno detto smettete con le vostre diciamo intemperanze o o anche la vostra diciamo ricerca formale che poi rischiava di diventare formalistica ma comunque smettetela con le vostre audace in qualche modo perché noi da adesso in poi era la televisione che parlava abbiamo a che fare con l' audience non con lo spettatore rivelandoci appunto che il mercato si era talmente dilatato che e noi registi per primi non parlavano più in termini di autorialità ma

parlavano interno in termini di rapporto con una concezione dello spettatore così ampia e così indefinita che era si misurava milioni di di ascolto e allora che è successo che ci si è dovuti uniformare anche sui temi non sulla forma però che dovevano raggiungere il grande pubblico e poi vai a vedere dopo quaranta anni perché sono passati quarant'anni dopo quaranta anni fai i conti dici abbiamo schematizzato tutto se pensate addirittura che le intemperanze diciamo del

montaggio degli anni sessanta che derivavano da quelli della nuova a se vogliamo arrivare al jam cat quando nasce un po anche se è nato prima non me lo ricordo però quel taglio interno quello che si sarebbe chiamato di lì a poco jam cat e era diventato una un taglio di sintesi temporale ovvero un personaggio era sufficiente che apparisse che stava facendo una cosa che diventava il la sintesi di quello che lui stava non stava vivendo e poi lo trovavamo per esempio non più in casa ma

in strada lo trovavamo che scendeva di corsa le scale poi lo trovavamo sulla piazza molto cioè non c'era più la in qualche modo lo svolgimento la cosa buffa è che questo taglio interno non aveva più lo stesso valore culturale che gli avevamo dato noi era proprio un'altra cosa era una forma strumentalizzazione che diventava anche formalismo se vogliamo anche e in italia si sarebbe potuto tradurre io almeno l'ho sempre citato come taglio improprio fora co falso

raccordo cioè non è un taglio di conseguenza diciamo verosimile è un salto di tempo si no non è solo un salto di tempo non è una velocizzazione è un mettere in relazione due momenti dell'evento che possono dialogare con loro tra loro anche in forma estetica io volevo fare un passo indietro visto che prima parlavi del hai parlato di orson welles di bertolucci dei taviani con cui insomma tu hai un rapporto che che va avanti praticamente ha coperto direi quasi cinquanta

tre anni cinquanta tre anni però è un matrimonio tu hai sempre detto però allo stesso tempo che il alla fine il montaggio e il rapporto no tra due teste pensanti allo stesso tempo però già cioè sempre raccontato che il montatore e la mamma del regista quando arriva il regista tutto ciancicato sporco di fango no coi grandi ecco il puntatore lo rimette a posto no lo pulisce gli toglie fango gli dice mo torna a giocare con gli altri no

ecco con la sua pizzetta sotto il braccio e va al test che ha esatto e il montatore tu aggiungi rimane a casa no eh in pantofole in pantofole quindi è un rapporto diciamo alla pari però il montatore ci ha delle responsabilità anche anche affettive nei confronti del regista non certo punto cioè che non cosa molto strana perché è un rapporto strettissimo non può non può non esserlo nello stesso tempo a volte accadono delle cose strane non ci si trova ovvero si sta lavorando lo

stesso film e poi avviene una specie di non è non sono incomprensioni perché ci si capisce molto bene addirittura proprio perché ci si capisce benissimo che a volte possono non esserci del dei momenti tutti felici ma a me è successo un regista che entrato in nella stanza aprendo la porta ciò alle dieci invece che alle nove perché e io ho sentito entrare una ventata di gelo agli emo che cazzo gli è successo a questo da come uno apre la porta cos'è e poi va alla finestra si gira e

mi dice questa mattina alle cinque stavo pensando io l'ho intanto non predico alle cinque devi dormì allora ovviamente gli avevo stoppato il suo il suo slancio di ego sofferente no allora ci abbiamo delle cose da fare no questa sequenza bisogna levarla no questa sequenza deve rimanere perché è importantissimo no la dobbiamo le no allora queste cose che mi fanno sì che tu fai un film con questa persona e non ci fai il secondo forse ho capito di chi parla ma è lo stesso regista che

un giorno è volato giù dalle scale della fono roma inseguito da una pressa catozzo che gli lanciavi contro gli lanciato contro no io faccia non me ne scuso con te raccontavano queste storie no no no non no non io ho rischiato di dare una pressa in un peccatuccio in faccia io sono enzo questo perché l'arroganza di wells era veramente pesante quando decideva di prenderti di punta un giorno lui mi dice roberto ha fatto quella cosa

dico no no ma non lei non mi ha detto di farla io gliel'ho detto dicono lei non me l'ha detto e lui mi dice io gliel'ho detto io dico se lei me lo avesse detto io l'avrei fatto l'avrei fatta questa cosa e wolt comincia continua e si alza dalla sedia imponente come era e io allora mi alzo dalla sedia eravamo e cominciamo a girare per la stanza e io mi ritrovo col culo attaccata alla moviola dove stava lavorando lui e lui in mezzo alla stanza che veniva verso di me minaccioso e io con

la mano dietro di me che stavo cercando la pressa con la mano perché dice devo prendere la pressa perché spesso avvicina ancora un momento io piglio e gli altri le cose doveva essere risultata veramente al punto di rottura ma di brutto l'ha percepita tutta lui e allora smette io torno al mio posto lui si rimetta a lavorare e dopo un quarto d'ora venti minuti non so quanto io stavo di un male che prima non potevo lui e sento la voce diversa che mi dice roberto io dritto orecchio di cazzo

vuole questo però il tono era diverso e poi mi dice vuole caffè è una delle battute più dolci che io abbia mai ricevuto meraviglioso cioè quando nei in una mora la può succedere di tutto le viole possono essere anche il teatro dovremmo diciamo nascosto di di di cose inconfessabili però però però sempre sostanzialmente sempre quello che conta è l' autenticità quando una persona mi arriva in moviola e mi dice poi mi dice io lavoro solo di notte io che lavoravo giorno e

notte vero sempre sento l'arroganza del dell'imposizione in qualche modo e io rispondo e io no ah e allora e allora lavoriamo di giorno perché non non non ci sto ai diktat perché poi alla fine non lasci che il temperamento chiamiamolo temperamento ma soprattutto qualche volta l'arroganza possa diventare il termine di di un di un rapporto ti mette in difficoltà soprattutto perché perché tu stai dando il tuo meglio quando tu come c regoli come fai a capire quando devi

interrompere lo slancio del regista che arriva ora mattina e dice come fai a capire quando il momento invece di recepire l' input i segnali che sta lanciando il regista per poi comunque in qualche modo gestirli anche ma perché servono per capire che direzione si vuole dare quando invece sei sicuro che quello che sta proponendo e sbagliato va subito interrotto non bisogna farsi trascinare in qualcos'altro detto va subito interrotto non devi interrompere qualcuno

gliela devi far dire tutta se deve entrare in contraddizione ci deve entrare con se stesso stanzialmente non devi necessariamente dire non hai capito un cazzo adesso te lo dico io no perdonami mi riferivo all' episodio che hai raccontato di quando entra ho pensato alle cinque di mattina e tu hai detto no e ti interrompo lì c'è proprio il fatto che caratterialmente ci sono delle cose che tu non vuoi enfatizzare quello che non va enfatizzato cioè non no la cosa che e invece

veramente importante è che e che si entri nella nella comprensione dove uno si accavalla sull'altro nel senso a tutto quello di dice una cosa e tu capisci cosa sta cercando di di cosa si sta rappresentando nella testa però dici da quello che mi dici e questa cosa mi è successa con marco bellocchio che una nel su salto nel vuoto c'è stato un giorno che lo ricordo come una una bellissima un bellissimo avvenimento um eravamo di fronte al materiale di una sequenza materiale che è

girato con idea lo senti proprio i tempi degli attori mo era molto un film un film di recitazione con i personaggi che erano molto molto belli tutti quanti molto centrati e marco mi disse mi diceva allora questa era montiamo così e io e io gli dico guarda tu mi stai dicendo come la sequenza è predisposta per essere montata ma io nel materiale vedo dell'altro c'è qualcosa di più e lui non è che m'ha detto sì però guarda che io l'ho pensata così vorrei realizzarlo intanto come l'ha

pensata io e lui invece di dirmi questo mi dice ah e cioè e allora io comincio a dirgli una variabile una variante e lui mi risponde ma se tu dici questo allora noi possiamo anche siamo andati avanti per tre quarti d'ora accavallando cioè andando uno sulle spalle dell'altro andavamo sempre più su sempre più la sequenza alla fine al montaggio della sequenza non era affatto quella che era predisposta e firenze era che era predisposto che forse allora è molto bello quando c'è questo

incontro o oppure invece con bernard un certo punto un giorno montando prima della rivoluzione era la sequenza di gina paul che entra a casa del day la casa a vita diciamo dove lei era cresciuta coi genitori e casa della sorella entra nella stanza mistica che del dei genitori sale sul letto e emette le le foto per raccontare la sua storia per presentarsi allo spettatore la sequenza era stata realizzata con tanti tagli liberi sostanzialmente bernardo dice no è bella ma manca una

cosa non so cosa manca una cosa oddio cosa può mancare non mancava niente perché quando avremo avevamo creato delle sintesi era per togliere diciamo tutto quello che non è essenziale tra le cose non essenziali che avevamo tolto e che quando lei entrava all'inizio arrivava lanciava metteva delle cose sul letto e usciva di campo e poi su quel letto da lontano partiva un carrello che andava a stringere sul bianco della coperta del letto era un carrello al quale

io dicevo ma che bello il tuo carrello però avevamo finito per toglierlo perché perché frenava la sequenza era frenata bernardo mi dice guarda io vado di là nella stanza accanto stava lavorando pasolini bene i suoi comizi d'amore dice vado a parlare con pierpaolo torno tra un po' fatti venire un'idea letterale io rimango solo davanti alla moglie ora la sequenza avanti indietro avanti indietro avanti indietro proprio e resti nuante sta cosa cercavo un idea nel frattempo accanto a

me c avevo il cesto chi chi ci è passato lo sa c'era il cesto con i pezzi di pellicola attaccati ed era un pezzo che erano rimasti fuori dal montaggio e c'era il carrello amore e io guardo altri pezzi riconosco che il pezzo del carrello il pezzo mi parla e mi dice montani e io gli rispondo dove e lui mi dice il monte lo prendo lo stacco lo prendo in mano e comincio a fare avanti indietro avanti indietro a un certo punto verso il finale

della sequenza nel modo più incongrua possibile perché la sequenza si stava concludendo io piglio apro la giunta infilo un pezzo di te la richiudo ed era a certo punto un apparizione ma non insensata una posizione e perché era di grande fascino ma assolutamente contraddittoria qua qualunque giustificazione in qualche modo non dico verosimile ma nemmeno pensabile e poi dopo quel carrello ritroviamo gina che chiude le fotografie chiude

e finisce la sequenza non è che quello che chiudeva la sequenza era proprio un interruzione assolutamente senza cioè senza una giustificazione possibile però bennato vedere sequenza e salta su dicendo e lui eccola e su quella cosa noi non ci eravamo detti niente ma eravamo talmente in sintonia che la l'impulso non solo creativo ma l'impulso di di elaborazione fuori della della del concetto che noi si stava raccontando un'opera che doveva che doveva lanciare suggestioni emotive di

di fascino noi non stavamo a raccontare avevo raccontato peraltro a volte i personaggi avevano dei dei degli aspetti veramente di disturbo della personalità disturbo psichico per cui c'era un modo di interpretarle queste cose e il montaggio otello suggerisce io spesso sento che c'è una una grande contraddizione quando si parla di montaggio perché da un lato cioè chi dice è una questione emotiva viscerale è una cosa che devi sentire e e dall'altro invece c'è chi pensa

sia un'attività razionale dove c'è un pensiero freddo dietro io non capisco come si esce da questo questo dualismo però è vero che se monti in modo suggestivo emotivo cogli delle cose che non sono nella cosiddetta schematicità della rappresentazione verosimile in realistica o comunque di una efficacia diciamo più più narrativa che è espressiva però la cosa che è molto bello e che nel montaggio tu senti che ci sono a volte delle tentazioni a lasciare che il valore

espressivo dell'immagine in qualche modo ti guidi tu non faresti un montaggio in un certo modo se non fossero sostanzialmente le immagini a dirti quella quell immagine attaccata che diceva montami oppure l'immagine che è sta scorrendo che ti dice taglia qui tu tagli li più tardi poi stringerai un po ma un pochino di quella di quel di quella scia che l'immagine siete aveva in qualche modo suggerito gliela stai lasciando lo stesso perché è un qualche cosa che non ha

bisogno di essenzialità ma ha bisogno di dire stiamo condividendo un qualche cosa che è a metà tra te e me lo spettatore è un interprete di quello che vede non è una persona è chiaro che riceve una quantità di suggestioni e di e di provocazioni per cui la maggior parte di quello che ricevono è comune a tutti ma poi c'è la personalità di ognuno e quella personalità è una cosa molto bella perché tu entri in un rapporto di in qualche modo di di di di valorizzazione di

quello che ci sta facendo insieme tu raccontandole lo spettatore danno di credito perché ti viene dietro allora questo per dire che questo cavolo di montaggio vive veramente all'incrocio alla alla confluenza delle delle opportunità che noi abbiamo per valorizzare le cose che abbiamo in mente di esprimere dunque e il sessantesimo anno questo che io lavoro al montaggio in sessanta anni non mi sono stufato ha fatto io quando ho due immagini da mettere insieme

quelle mi mi portano con loro cioè però è il momento della del del dire adesso so qual è il mio ruolo cioè sono io che gestir ho questa cosa e le immagini se lo lasciano fare quando glielo fai male si incazzano adesso sto preparando quindi paolo italiani per il suono do il mandato ai a quelli degli effetti sonori o della composizione del suono della presa diretta eccetera il mandato di creare delle cose compiute al punto tale che possano essere auto autosufficienti durante il

montaggio per poterle sperimentare tu stesso o a fine montaggio comunque adesso diciamo che io ho tenuto conto di una serie di cose che potevano incrementare la percezione della sequenza e arricchirla adesso guider ho però il rumoristi per fare le cose che sono fuori campo le cose che non è benissimo c'è un treno che dura venti minuti dice venti minuti di treno sai che palle ah no perché quel treno di tanti volta in volta di momento in momento cambierà dovrà

diventare la successione diversa la notte il treno fa un rumore il giorno ne fa un altro poi in un'altra situazione ne fa un'altra ancora se c'è una musica da allora e all'inizio per esempio la musica che noi abbiamo che piovani ha già fatto e un pianoforte che fa tanta tanta tanta rallenta la torre e il treno che fa tutto tutto cioè sono e perfetto quello allora quando senti che certe cose ti motivano però non può essere tutta per venti minuti così allora bisognerà che di notte

invece sia un ammorbidimento e poi se c'è uno stato d'animo lo stato d'animo va aiutato con una elaborazione del del allora su tutto questo si viene da dire che non c'è mestiere che tenga è un fatto in sound designer che in italia è un'espressione che la gente non ha ancora capito che cazzo sia il suo design è un creativo che ti aiuta a dire io qui ci sento questo senti un po la cosa oppure te la interpreta al punto che dal mio punto di

vista di nativo digitale diciamo no e tutti i discorsi che sono che ho letto sul sull evoluzione del montaggio come linguaggio no vertono sono concentrati sul passaggio dall' analogico al digitale no io vorrei provare ad andare oltre questo diciamo approfittando anche della tua esperienza decennale appunto di sessant'anni di montaggio gpotato a differenza nostra che abbiamo visto solo un'istantanea diciamo hai potuto forse riconoscere in tutti questi anni una traiettoria che ha preso

fare dell' evoluzione del linguaggio cinematografico del montaggio e non solo del passaggio al digitale e magari su dove sta andando su dove potrebbe andare su cosa stai tu e andando a scandagliare interessando t alle alle neuroscienze diciamo guarda le neuroscienze non hanno a che vedere con il montaggio che passa dalla logica digitale perché è un qualche cosa che appartiene appunto alla nostra attitudine elaborativa profonda anzi semmai hanno rubato dalle

nostre possibilità elaborative alcune indicazioni e l'hanno fatta diventare il passo ulteriore dell' analogico diciamo che il cinema si era dato e che va benissimo purché non si dica che quello è il futuro del nostro cervello perché il nostro cervello che semmai il futuro del digitale allora se il digitale deve svilupparsi si potrà sviluppare conoscendo meglio delle nostre attitudini profonde c'è qualcosa che mi disturba nel digitale che non c'è più l'impulso a

prefigurare ha costi troppo facilmente due cose fai una prima un primo abbozzo di di di giunta e poi coltrain modo fai un po' meno di qua un po di più della dodici fotogrammi aspetta ce ne viene levo due ah ecco no così mi sembra che vada bene allora col la pellicola io facevo dei segni sulla pellicola mi prendo i pezzi li mettiamo insieme e poi e poi dovevo immaginare dove avrei voluto tagliare e l'efficacia che vuole stavo cercando nel primo win che ho montato prima della

rivoluzione io mi ricordo con precisione un attacco dove ho fatto dodici dodici giunte diverse dodici attacchi diversi togliendo levando mettendo aggiungendo sottraendo ed erano tanti tagli fisici sulla pellicola con lo scotch sopra era diventata una giunta inguardabile dunque la facilitazione che viene dal digitale non è che io l'ho sentita come un miglioramento del come una facilitazione per chi ha un altro percorso non si può più tornare alla pellicola

però quando io penso un attacco io lo penso con la testa di chi pensava prima il il proprio progetto diciamo però posso dire una cosa e poi ti ti lascio continuare perché prima facevi un esempio della di quando dovevi capire dove inserire il carrellino sul suolo bianco che andavi avanti e indietro nella sequenza avanti indietro avanti indietro finché non trovavi e io li pensavo cioè adesso se uno volesse ma potrebbe provare dal

detto al fatto in ogni punto empiricamente e poi vede come va ma in realtà comunque rimane questa specie di forma mentis e se voi analogica in cui anche adesso che abbiamo la possibilità ci capita non non è che ci viene di provare le cose tanto per no cioè in questi giorni che sto montando su certe sequenze anch'io mi rendo conto che vado avanti indietro avanti indietro e me la rivedo me la rivedo me la rivedo me la rivedo e in maniera quasi alienante finché non si apre una

possibilità come nel tuo caso finché non non è poi la provi cioè in questo caso la tecnologia non ha cambiato davvero inviato io io la ringrazio anche la tecnologia vero curioso tutti noi sappiamo che cosa significa andare in fondo ad una sequenza e poi tornare in testa come ci torni in testa con un click prima andare avanti fino in fondo a un rullo e tornare in testa comportava la metà del tempo di scorrimento naturale di quella cosa perché la moglie o lo

poteva andare solo a doppia velocità e allora tu andavi alla alla fine dei tuoi dieci minuti e dovevi tollerare il fatto che andavi indietro per poter ripartire quel tempo ti serviva il ragionare non solo ma non rivedervi anche magua m nel frattempo andando indietro rivedermi tutto e ti siri elaboravano le cose ma poteva anche succedere una cosa in più che andando indietro tu inter venivi e facevi delle cose perché in qualche modo mentre andavi avanti avevi impreviste o

pensate sono sessanta anni che monti in questi sessanta anni c'è una certezza che ha imparato a beh guarda la cosa più bella che mi ha detto un mio ex allievo che mi ha detto la cosa più bella che tu ci hai dato e il valore del dubbio sono d'accordo sul dubbio noi possiamo costruire le cose infinite perfetto grazie roberto grazie roberto per la generosità per l'entusiasmo montatori anonimi e un podcast di gabriele borghi pierpaolo filomeno e beppe leonetti la sigla è di

sacco chiaf provate montatori anonimi anche su instagram e facebook e su ww montatori anonimi punto it la prima stagione di montatori anonimi si conclude qui grazie a chi ha partecipato e a voi per averci ascoltato e supportato continuate a seguirci per aggiornamenti sulla prossima stagione ho

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